Un amore non impossibile e forse malsano

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.Danilo
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Iscritto il: 14 luglio 2016, 11:21

Un amore non impossibile e forse malsano

Messaggio da .Danilo » 14 luglio 2016, 17:15

Forse non dovrei lasciarmi andare così, ma tentare di trovare una soluzione, una prospettiva nuova e utile. Ma sento il bisogno di una parola, di un consiglio, che mi aiuti a comprendere, a capire e ad agire. Non deve essere esperto: è sufficiente sapere come voi avreste affrontato il problema, se vi va.

La storia di cui vi parlo è in verità una storia mai cominciata, ma che probabilmente sarebbe potuta essere, e può forse essere ancora, una esperienza unica ed irripetibile. E' cominciato all'università: all'inizio, forse in cerca di affetto, scherzavo, ridevo, mi godevo la mia giovinezza con le persone che mi stavano intorno, ma special modo con una mia amica. Ho subito capito che qualcosa non andava in me, perché la mia attenzione verso di lei era troppo viva, troppo esigente, e tendente spesso a conferirle delle caratteristiche della sua personalità come inequivocabili, per quanto solo supposte. Ma non è stata lei l'oggetto del mio amore: quel che era si trattava solo di un preludio a qualcosa di peggio. Mi sono infatti follemente innamorato di una persona dalla quale posso dire di aver scorto una particolare luce. Armonia, gioia, sensibilità, empatia, sono le cose che più mi hanno fatto impazzire di lei, e queste non si evincevano solo dal suo modo di parlare, di esprimersi: trasparivano dai piccoli movimenti, dalla delicatezza e dall'interesse dimostrato dal suo portamento, ma soprattutto dai suoi occhi. E da parte sua c'è subito stata simpatia nei miei confronti, per quanto all'inizio porgessi una inspiegabile indifferenza verso di lei, come se, la sua sicurezza non ostentata, anticipasse un suo cattivo carattere. Invece è stata sin da subito dolce, accarezzandomi con il suo sguardo. Ed allora cosa poteva mai trattenermi dal tentare di parlarle, di frequentarla? Così timidamente ho provato a scriverle, a parlarle. Come sempre è giunta una angoscia terribile, come se avessi una grande paura nei suoi confronti: ma per una volta sentivo che davvero valeva la pena rischiare. Così ho rischiato. Sentivo che ogni parte di me si ribellava a questa decisione. Sentivo il bisogno di lei, ma l'istinto era quello di respingerla, prima ancora che potesse nascere qualcosa. Inconsapevolmente dicevo cose che avrei detto, mi sono comportato come davvero una persona immatura e infantile ai suoi occhi, solo per mostrarle quanto fossi inetto per lei. Ma ancora, questo non era cosciente: accadeva e basta, per quanto cercassi di rimediare. Eppure lei non se ne curava, e mi considerava molto. Abbiamo passato del tempo insieme; poco, ma pur sempre insieme. Poi però scoprii che quello che sembrava evidente in realtà non lo era: io non la interessavo; o meglio, non più che di un amico. Le sue attenzioni verso un altro, che tanto ricambiava, mi ha colpito, e per fortuna iniziavo a reagire bene, ad accettarlo: dopotutto l'altro mi sembrava una brava persona e le avrebbe dato molto. Eppure, un giorno, ci dice che ha un ragazzo. Lui lo sapeva già, io no. Troppe cose non quadravano: i suoi atteggiamenti erano troppo ambigui. “Forse vuole allontanare l'altro che l'ha stancata e vuole diventare mio amico per conoscerci: una frequentazione spassionata”, penso io. Qualche giorno dopo cosa accade? Che seduti sul prato in un parco, li colgo abbracciati. Lei dice di smetterla, ma sembra non ribellarsi. Sembra quasi che scherzi dal tono della voce. Io preferisco non guardare, non vedere che in realtà si sta facendo corteggiare proprio davanti a me. E chi ero io per dire che le cose non dovevano andare così? Un ragazzo depresso, pieno di problemi, che fa finta di essere felice: ecco la sua alternativa. Ma poi realizzo, comprendo: è questo che vuole. Vuole essere inseguita, vuole che ci scontriamo per lei. E' una persona insulsa che si prende gioco di noi. E come a farsi attendere, ricevo la conferma al suo commento all'altro:”sei superficiale. Lui non è d'accordo perché è molto più intelligente di te”. Allora esplodo. Porto l'altro contro di lei, e inizio a cambiare tono, a insinuare quanto sia poco seria, e quanto questo povero idiota, che dovrebbe essere “intelligente”, si lascia fregare da “un'anima pia” che si offre al migliore offerente. Si arrabbia, reagisce male, e va via. Solo dopo ho capito che forse avevo preso per vera quella che era solo una buona supposizione. Ritorno da lei, la porto da parte, e senza neanche tanto sentimento, le spiego la situazione: lei mi ha deluso. Sentivo di aver trovato una persona unica al mondo, qualcosa che cercavo da tempo; una persona sensibile, romantica, un animo artista. Lei piange, e questo mi lascia stupito. Non la vedo negli occhi, perché è voltata verso il muro, ma la voce le trema, e si tiene il volto tra le mani. “Cosa penserai di me?”, “tu non mi conosci”, “io non sono fatta così”. Le chiedo allora scusa, cerco di consolarla dicendo che sono stati gli eventi, la loro casualità, e in parte il suo atteggiamento troppo aperto che ha portato a questo. Passa del tempo, ma poi, nei giorni successivi, è lei questa volta a contattarmi. Mi dice che spera che tra noi ci sia una amicizia bellissima. Parliamo, ridiamo. Eppure lei sembra ancora arrabbiata, ancora stressata. Alle volte mi guarda mentre sono distratto, sempre con aria di rimprovero. Penso allora che forse la soffoco, che le sto troppo addosso, per cui mi allontano. Ma nulla cambia, eccetto che fa lo stesso anche lei, rivolgendomi tuttavia il suo rancore nascosto. Faccio allora tutto quello che posso: le scrivo, mi allontano, la ignoro, le sorrido, tento quanto meno di non opprimerla, ma è sempre giù. Prima sorrideva, e ora è sempre giù. Ed io impazzisco con lei. Perché quando lei non c'è, quando la sento lontana, anche adesso, provo una profonda angoscia, una terribile ansia che mi opprime. Così ho capito che non potevo sopportare l'amicizia: non ci riuscivo. Stavo male, avevo perso amici, conoscenti: tutto quanto. Ormai nulla importava, e dai successi all'inizio dell'anno, una serie di grandi fallimenti: distrazioni, perlopiù, sia a casa che al momento di fare gli esami. E allora ho fatto quanto di più maturo credevo ci fosse da fare: chiudere ogni rapporto. L'ho definitivamente ignorata. Alle volte mi lanciava sguardi di interesse, ma in seguito si è accorta che non la consideravo più. Ancora mi guardava, prima adirata, poi con occhi tristi. Un giorno, prima che andasse via, senza una ragione le ho detto “grazie” con un sorriso e gli occhi incantati. Ho pensato infatti che volesse solo staccarmi da lei, non farmi soffrire e aiutarmi, per guadagnarsi l'amicizia con me: la persona che, per lei, è diversa da tutti gli altri; profonda e intelligente. E' perché sono in gamba, dice lei, che all'inizio voleva conoscermi. La cosa più sconcertante di tutto questo? Che queste cose sono accadute quasi 8 mesi fa. Durante tutto questo periodo il ricordo di lei mi ha perseguitato. Ogni mattina, ogni sera, e spesso anche il pomeriggio non faccio altro che pensarla. Pensare a quello che sarebbe potuto essere, a quello che mi sono perso. Al suo sguardo, al suo viso. Non c'è niente che mi importi di più della sua felicità, della sua gioia. Sembra avermi dimenticato, e questo, se da una parte mi fa sorridere, dall'altra mi fa sentire incredibilmente solo. Passo questa estate disegnando, suonando la chitarra, facendo qualsiasi cosa che sia creativo, pur di dissipare questa energia che mi uccide e che mi attira verso di lei. E a volte funziona: a volte rimane solo la mancanza ed il ricordo, ma ogni impiego non mi sembra altro che un rimpiazzo di qualcosa di prezioso che non voglio perdere. Ed è per questo che fatico a lasciarla andare. Infatti quel che ho continuamente tentato di fare è estinguere questa ansia che percepisco quando entro in contatto con lei e lei sparisce. Perché se non ci può essere più dell'amicizia, e non è detto che sia così, allora l'amicizia va bene, se mi permette di godere ancora del suo sorriso. Ma questa sua felicità la voglio preservare, non estinguere. Ed è per questo che non le parlo più: perché è difficile nascondere questa sofferenza, e la mia oppressione ne è stata la conferma. Così sono ora colto da un dubbio insolvibile: questo amore è malato o è amore vero? Cosa provo? Paura di soffrire per il suo giudizio, o i recessi di un amore mai avuto in tenera età? Non lo so e sto facendo i salti mortali per capirlo. Perché non voglio perderla. Perché sento il bisogno del suo amore. Perché ho paura che diventi un fantasma del passato. Non voglio che sia il mio passato. Voglio che sia parte della mia vita. Voglio almeno l'amicizia. Ma non so come eliminare questa angoscia.

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