Amica manipolatrice: come superare l'allontanamento?

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D88
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Iscritto il: 2 settembre 2018, 1:02

Amica manipolatrice: come superare l'allontanamento?

Messaggio da D88 » 2 settembre 2018, 2:13

Vi racconto la mia storia più brevemente possibile. Molti anni fa conobbi una ragazza all'università e di lì a poco diventammo inseparabili. Un'amicizia durata sei anni. Praticamente eravamo sorelle. Piano piano negli anni mi resi conto, però, che quando stavo con lei mi sentivo spossata, negativa, debole, insicura. Mi sentivo la sua spalla nella vita: si confidava con me e si appoggiava a me per qualsiasi problema, mi chiamava a qualsiasi ora e stavamo al telefono ore tanto che mi era impossibile riattaccare e ci vedevamo praticamente tutti i giorni e, se per qualche motivo io non potevo, dovevo darle mille giustificazioni per evitare che ci rimanesse male. I suoi dolori variavano: fidanzati, amici, genitori, salute. In ogni caso lei non ascoltava nessun consiglio, sembrava che volesse semplicemente vomitare negatività senza sosta. Con gli altri invece era allegra, solare, positiva, carismatica. Un'attrice comica. Spesso insieme agli amici mi sentivo derisa da lei, come se dovesse sempre sminuirmi, ma con dolcezza e ingenuità (nient'altro che maschere). Rivelava cose di me, scherzando sempre con aria un po' svampita e distratta. Mi accorsi che parlava male di molte persone (a suo dire non con cattiveria) e poi era grande amica di queste ultime. Rivelava segreti degli altri, di ogni tipo. Grazie a lei conobbi quello che adesso è il mio compagno, un suo vecchio e caro amico per cui mi è stato sempre più difficile allontanarmi da lei. Cominciammo a intrecciare sempre più amici in comune, fino a diventare una famiglia. Col tempo la cosa mi procurò enorme disagio psicologico: non riuscivo ad allontanarmene per paura di perdere tutti gli amici che, inevitabilmente, pendevano sempre dalle sue labbra, dalle sue esigenze che erano sempre al di sopra di tutto (alcune serie, altre meno). Se qualcuno si interessava a me, lei lo sminuiva dicendo che era brutto, stupido, ecc. Ma tutto era condito da bontà e gesti di premura, perciò passavo dal disorientamento alla calma. Ebbi un primo episodio di depressione e ansia, attacchi di panico (per sei mesi). Un periodo in cui le chiesi tregua, le chiesi di allontanarci perché avevo bisogno di me stessa e non riuscivo a starle vicina. Episodio che mi rinfacciò con cattiveria per gli anni a seguire, dandomi dell'egoista. Con lei dovevo litigare a modo suo, coi suoi tempi, rispettando sempre le sue debolezze. Con lei non potevo essere liberamente la persona che sono. La svolta avvenne dopo sei anni di amicizia, quando scattò qualcosa in me: i miei si separarono e la cosa mi sconvolse, caddi in uno stato di angoscia profonda, durante il quale mi chiusi in me stessa. Mi accusò di essere egoista e di non renderla partecipe della mia vita. Ma in realtà i miei problemi non erano importanti tanto quanto i suoi. Le parlai allora schiettamente dicendole che non la stimavo e la sua presenza per me era soffocante. Sembrò capire, ma niente. Mesi dopo continuai a provare un profondo stato d'ansia, accanto a lei mi sentivo morire. Non provavo che rabbia, rancore, amarezza. Provai ad allontanarmi piano piano ma vidi che la cosa non funzionava e che lei si agitava e insisteva per sapere cosa non andasse e allora le parlai. Le dissi che la nostra amicizia era finita, non mi sentivo più sua amica e non la sentivo amica. Le dissi che non aveva senso continuare perché io, nonostante l'affetto, non riuscivo più a sostenere questo rapporto (praticamente lasciai una fidanzata!). Lei cadde dalle nuvole, pianse, non capì. Inutile dirvi che ho perso tutti gli amici. Silenziosamente mi allontanai e nessuno mi cercò mai. Mi restò soltanto un'amica che come me aveva già intuito il tipo di persona che avevamo davanti e un'altra amica che, nonostante pensasse le mie stesse cose, oggi continua ad esserle amica, soggiogata dai suoi giochetti mentali. Liberatomi di lei, mi sono sentita un'altra. È stato come tornare in vita, libera di esistere. Ma oggi, tre anni dopo, soffro ancora da cani perché non sono più riuscita ad avere un'amica (lei è piena di amiche nuove e vecchie), io non riesco più. Mi sento ansiosa, mi sento insicura. Lei mi ha cambiata irrimediabilmente. So che non dice nulla su di me, perché quasi nessuno sa perché abbiamo interrotto ogni rapporto. Quei pochi che sanno, sanno che io di punto in bianco l'ho abbandonata. Combatto ogni giorno contro i miei mostri, con il timore di essere io stessa un mostro. Cerco di ricordare a me stessa come mi sentivo ma non riesco ancora ad accettare il fatto che io sia rimasta sola, mentre lei, falsa e manipolatrice sia circondata di gente che la adora, perché lei vive di questo e costruisce con cura la rete dei seguaci. Ho trent'anni e mi sento come quando ne avevo 14: insicura, timida. Quando penso a lei o mi capita di incontrarla o di vedere sue foto nei social mi prende malissimo, un'ansia irrefrenabile che dura giorni. Ci sono periodi in cui mi ossessiono pensando alla sua vita. Anche se sono felice di non frequentarla più, in un certo senso la sua esistenza mi manipola ancora. Cosa posso fare? Come posso vivere diversamente questo disagio?

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