16 FAQ RIUNITE

In questa sezione puoi ottenere informazioni generali di carattere psicologico dal moderatore o da membri autorizzati, psicologi o psicoterapeuti, dalle Pagine Blu. Gli psicologi possono fornirti tutte le informazioni necessarie per offrire un contributo in merito alla prevenzione del disagio mentale, familiare e sociale ma in nessun caso possono fornire diagnosi o indicazioni sui trattamenti da effettuare.

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16 FAQ RIUNITE

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 13:08

risistemo un po' il forum...
LE FAQ sono piccole mie trattazioni, speso semi/serie, intorno alle questioni più richieste. Hanno avuto migliaia di lettori, non ho fatto il conto preciso ma ci sono state circa 50.000 visite! Segnale di quanto interesse c'è per questi temi.
Per non disperdere gli annunci importanti in tante voci che poi perdono rilievo, le riunisco qui, insieme ai vostri commenti.

QUI L'ELENCO DELLE FAQ:


FAQ 1: a cosa serve uno psi
FAQ 2 - cos'è la consulenza psicologica
FAQ 3 - psichiatri, psicologi,psicoterapeuti ed altri psi
FAQ 3/B - psichiatri e psicoterapia
FAQ 4 - cosa aspettarsi dal primo incontro in psi?
FAQ 5 - posso parlare con lo psi di mio marito/moglie/figli?
FAQ 6 - La psicoterapia non funziona, che fo'?
FAQ 7 - quanto dura la psicoterapia?
FAQ 8 - Empatia, transfert e altre piacevolezze psi
FAQ 9 - terapia di coppia
FAQ 10 - formazione psicologo/psicoterapeuta
FAQ 11 - domande e risposte per chi è in terapia
FAQ 12 - consulenza psicologica sul forum
FAQ 13 - terapia online: alcune osservazioni
FAQ 14: abuso sessuale e violenza. Che fare?
FAQ 15: psico-analisi, psicanalisi, analisi & C.
FAQ 16: cosa aspettarsi da questo forum

ULTERIORI FAQ sono consultabili al mio sito www.eleusi.org
Ultima modifica di Dr.ssa Eleonora Arduino il 19 settembre 2009, 22:55, modificato 11 volte in totale.
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FAQ 1: a cosa serve uno psi?

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 13:16

FAQ 1: a cosa serve uno psi?

Uno psi, secondo me, serve a:
1 - dirti se hai bisogno di uno psi. Non tutti gli psi sono preparati a prendere le cose in questo modo. qualcuno dà per scontanto che se sei lì tu ne abbia per forza bisogno, ma questo non vuol dire che non si possa chiedere: secondo lei, devo fare una psicoterapia? E' facile sentirsi rispondere "e secondo lei?" ma questa non è una presa per il fondelli, può essere l'inizio di una chiarificazione molto proficua. questa si chiama già "consulenza psicologica"
1 - dirti di che psi eventualmente hai bisogno. Anche questo non è scontatissimo che tutti gli psi lo facciano, o perchè credono (erroneamente, secondo me) di essere possessori dell'unica tecnica valida, o perchè non credono che per ogni persona possano essere utili modalità diverse (che è un po' lo stesso). Ho recentemente letto in un sito di una famosa scuola psicoterapeutica "siamo xxx - la più moderna ed efficace forma di psicoterapia". ecco, io se leggessi una cosa così la scarterei a priori...
2 - quando si riesce a stabilire di che lavoro si ha bisogno, si tratta di scegliere uno psicologo, uno psicoterapeuta, uno psichiatra, un sessuologo, un counselr... caspita, è dura! se poi aggiungiamo che si dovrebbe scegliere tra diversi orietnamenti, diventa credo impossibile.. Sono figure diverse e hanno compiti diversi, anche se spesso tendono a fare tutti un po' tutto, il che non credo sia sempre positivo, anche se a certi livelli possibile e magari doveroso.
- condurti in un percorso in cui tu sei protagonista. diffidare di chi promette risultati grandiosi con zero fatica, di solito non è uno psi abilitato. Per i miracoli ci stiamo ancora attrezzando. Nessun percorso psicologico può dare risultati se la persona non cammina da sè. E' come scalare una montagna (o scendere negli abissi, se preferite): ci può essere, a volte ci deve essere una guida, ma sei tu che devi andarci.
- aiutarti nei momenti ingestibili: può essere ricorrendo ai farmaci (o indirizzando a chi li può prescrivere), può essere sostenendo, incoraggiando, consigliando. E' un "pronto soccorso", non può essere l'unico intervento, a meno che il paziente non sia "autosufficiente". Modalità molto delicate da utilizzare, terreno spinoso. Ogni psi si trova a dover decidere di volta in volta. Per "paziente non autosuffciente" intendo una condizione in cui non si può, proprio per struttura, fare da soli. Lo medio dal linguaggio medico, può essere una metafora che illustra bene.

aiutatemi, non mi viene in mente altro in questo momento...
Ultima modifica di Dr.ssa Eleonora Arduino il 7 settembre 2009, 22:35, modificato 2 volte in totale.
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Re: FAQ UNO

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 13:20

REPLICHE A FAQ 1

LITTLE ANNA: Dottoressa,ho bisogno di sapere una cosa e ne approfitto qui:è possibil cancellare dalla memoria avvenimenti accaduti nell'infanzia?La psicoterapia può farli ricordare?E se sì come?
Grazie.

DR.SSA ARDUINO: un linguaggio da Xfiles...Smile dimenticare episodi infantili è normale, "cancellare"... sembra davvero un film di fantascienza. Ricordarli poi può accadere nella misura in cui ci si allena a farlo, nel lavoro psicologico o semplicemente ripensandoci.[/quote]

LITTLE ANNA: Altro che linguaggio da xfiles con risata,c'è veramente poco da scherzare.
La domanda era riferita alla mia situazione,perchè sto cominciando ad avere sensazioni terribili;io parlavo di traumi.Non riesco a dire altro,mi sembra di impazzire al solo pensiero che sia vero,sento come un mostro che si muove dentro di me.Non augurerei a nessuno di provare quello che sto provando io.[/quote]

DR.SSA ARDUINO: Cara Little anna, non intendevo afftto deriderti, sembrava una domanda molto meno personale. In caso di trauma è possibile che si dimentichi per qualche tempo, ma questo non solo nell'infanzia. Magari poi i ricordi riaffiorano a poco a poco. oppure in occasione di qualcosa che viene associato dalla mente a quanto è avvenuto. Se sei cosè terrorizzata, credo che sia molto importante che tu ti rivolga a uno psicologo direttamente, capisco che non te la senta di entrare nel merito in forum per una questione così pesante, e non sarebbe - del resto - neppure una cosa opportuna.
carissimi auguri!
Ultima modifica di Dr.ssa Eleonora Arduino il 7 settembre 2009, 13:59, modificato 1 volta in totale.
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FAQ 2 - cos'è la consulenza psicologica

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 13:39

FAQ 2 - cos'è la consulenza psicologica

è una forma di lavoro psicologico, per attuarla in modo corretto bisogna avere una formazione sufficiente, spesso persino più approfondita di chi fa una certa psicoterapia. Perchè è più facile seguire le orme di quel che si è imparato, proponendo le proprie metodologie (sto parlando degli psi) che tenersi su livelli più ami e generali, come una consulenza richiede.
Non bisogna pensare a una consulenza come a qualcosa che si sostituisce al lavoro psicologico, che risolve in poche frasi o scambi di missive un problema o una condizione di sofferenza: solo un'epoca consumistica come la nostra può indurre questa confusione. Il paragone medico può aiutare: vi fareste curare un cancro per corrispodenza o tramite due consigli? Eppure se qualcuno ve lo promettesse sareste tentati, perchè è umano essere tentati da soluzioni facili e magiche. Però, però, però... pensiamoci.
Maghi e simili, promettono spesso cose molto grandi. E' umano volerci credere, fa leva sulla nostra speranza e sulla tendendenza a rimuovere i problemi. Non riduceteci alla Vanna Marchi della situazione...
Ultima modifica di Dr.ssa Eleonora Arduino il 7 settembre 2009, 14:00, modificato 1 volta in totale.
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REPLICHE A FAQ2

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 13:40

REPLICHE a FAQ 2 - cos'è la consulenza psicologica -

NOVEMBRE: Cosa si intende per "formazione sufficiente"?. La sola laurea in psicologia (+ abilitazione) consente di effettuare consulenze psicologiche?

DR.SSA ARDUINO: Da un punto di vista legale sì, anzi il cosiddetto psicologo clinico (laurea + abilitazione) fa consulenze psicologiche, lo psicoterapeuta (laurea + abilitazione + specializzazione riconosciuta quadriennale) fa terapie.
Tuttavia per mia esperienza personale, ritengo che la consulenza (per esempio quale terapia è più adatta? quale problema è in atto? come conduco la persona a fare le scelte di aiuto più consone?) sia un percorso tanto complesso che è paragonabile a quello terapeutico vero e proprio. Ci vuole molta conoscenza e soprattutto una grande capacità di lettura dei bisogni in poco tempo, una grande capacità di riconoscere le proprie proiezioni, di analizzare il contro-tranfert rapidamente e con certezza, ecc. ecc. (al di là del taglio analitico, il transfert e contro-tranfert esistono comunque, in qualsiasi modo li si voglia chiamare...Smile Quanto meno ci vorrebbero delle specializzazioni ad hoc, un percorso formativo molto mirato, per esempio in counseling, ma attualmente il counseling è considerato formazione SOSTITUTIVA E INFERIORE a quella dello psicologo abilitato e non ULTERIORE, e poi non è sempre così "mirato". (anche se la cosa è in via di definizione)
Difatti so di molti psicologi (abilitati e non specializzati) che si trovano a condurre percorsi di consulenza che finiscono per essere delle vere e proprie terapie, anche se non sono preparati, gioco-forza perchè è molto difficile fare un lavoro con una persona e poi dirle "grazie, è stato bello, adesso vada da un terapeuta abilitato": una relazione così intima non è un mucchio di noccioline che si prende e si butta. e poi, quanto meno, il cliente potrebbe dire "ma non potevo andare subito da uno che mi teneva invece di saltare di qua e di là?"
Non parliamo poi del "povero" "tecnico della psicologia" (o come si chiama) cioè la famosa laurea breve: che farà mai? Finisce per essere come per la medicina: il medico di base, poi lo specialista, poi il più specialista tra gli specialisti... mi sembra che siamo già tutti abbastanza scocciati di questo e non è molto bello riproporlo in un ambito in cui i confini sono ancora più labili.

Di fatto lo psicologo clinico dovrebbe avere la sola abilitazione diagnostica tramite i test che ha imparato a usare, poi "gira " allo psicoterapeuta, con i problemi di cui sopra. Percorso che mi sembra assai macchinoso.
Tutta questa gradualità di formazioni, poi, potrebbe ancora avere un senso e un'applicazione nelle strutture pubbliche, dove potrebbe essere chiaro: qui si arriva alla diagnosi (psicologo clinico), poi lei se ne vada in terapia. Discutibile, ma con una sua logica. Nello studio privato mi sembra assai "suicida". (per lo psicologo, per non arrivare a dire "omicida" nei confronti dei clienti....)
La confusione nella nostra formazione psicologica italiana è alta, anche perchè c'è una tradizione di studi approfondita che si sta riducendo anche per adeguarsi alle modalità europee e statunitensi che sono molto più approssimative. (avete presente la psicologa di crossing jordan - LA7 - che ha fatto un corso per corrispondenza di tre mesi?). Sarà che in altri paesi le persone sono molto meno abituate a guardarsi dentro e quindi basta poco? chissà.
In fin dei conti, però, quello che succede è che i poveri colleghi di fatto poco preparati si trovano ad affrontare situazioni più grandi di loro e i poveri clienti si trovano a confermare il pregiudizio che "andare dallo psicologo non serve a nulla, o a poco: "per sentirmi dire 'ste cose andavo da mamma" (cito dal vero).
Vedo che gli psicologi (e persino gli psichiatri che sono psicoterapeuti con pochissimi esami di psicologia e 20 casi in supervisione medica, almeno in certe regioni) si rendono ben presto conto di doversi formare molto meglio e molto di più. almeno quelli coscienziosi. E la tutela del cliente in tutta questa confusione? mah...Tanto varrebbe che la legge riconoscesse lo stato delle cose...
ripeto OPINIONI DEL TUTTO PERSONALI (anche se diffuse nella mia categoria)
Ovviamente, tutto questo riguarda la clinica. Sul piano del Lavoro e della Psicologia di Comunità, è molto diverso.

vedi anche:
http://www.unipr.it/arpa/psicolog/new/h ... idotta.htm
Ultima modifica di Dr.ssa Eleonora Arduino il 9 settembre 2009, 17:24, modificato 3 volte in totale.
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FAQ 3 - psichiatri, psicologi,psicoterapeuti ed altri psi

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 13:41

FAQ 3 - psichiatri, psicologi,psicoterapeuti ed altri psi

uno psichiatra è un medico specializzato in psichiatria. uno psicologo è un laureato in psicologia con abilitazione (iscritto all'Albo), uno psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che ha fatto una specializzazione quadriennale in psicoterapia (post-laurea).
Adesso esistono le lauree brevi (tecnico in psicologia, o simili) e i counselor (tre anni di scuola apposita, per psicologi o no...questo è in dubbio).
A parte le inclinazioni e le storie formative e filosofiche di ciascun terapeuta, in linea di massima lo psichiatra si dedica alla malattia mentale grave, spesso si aiuta con i farmaci. Molti psichiatri hanno però fatto una specializzazione in psicoterapia e quindi esercitano anche questa disciplina, con i metodi relativi alla scuola cui hanno aderito. Sono quindi psicoterapeuti.
E' chiaro che chi segue più volentieri un'impostazione di tipo medico (ti curo, ti dò farmaci, hai una patologia mentale) fa bene a rivolgersi a uno psichiatra. Lo psicoterapeuta di formazione psicologica ha un approccio hdiverso, si orienta verso il piano emotivo/relazionale/comportamentale della psiche umana, ma anch'esso secondo i metodi delle scuole di appartenenza, che sono davvero molte.
Lo psicologo "puro e semplice" può dare consulenza, orientare e diagnosticare a certi livelli, ma NON PUO' fare terapie. questo è per legge. Ma il termine "psicologo" spesso viene usato per definire anche uno psicoterapeuta. nel caso, accertarsi chiedendo al professionista di descrivere i suoi titoli.
Il counselor non si sa bene cosa fa (scusate, ma...) cioè, a meglio dire, non si sa bene se fosse necessario creare una figura di questo tipo, ancora più limitata nei suoi compiti. Diciamo che aiuta la persona a focalizzare il problema e indagare con lui le sue risorse di soluzione. Alcuni colloqui chiarificatori possono bastare, a volte.
Diciamo che un'attitudine da counselling sarebbe da acquisirsi in tutte le professioni di aiuto o educative (assistenti sociali, educatori professionali, insegnanti) e che uno psicologo e uno psicoterapeuta dovrebbe averla nella sua dotazione professionale già di per sè. Ma indubbiamente non è sempre così.
Un tecnico della psicologia (o come si chiamerà il detentore di laurea breve) dovrebbe fare alcune cosine che fa lo psicologo - per esempio somministrare test - e poi basta, poi interviene lo psicologo che li interpreta e lo psicoterapetua che ti cura... non è un po' macchinoso? direi di sì. E oso dire che non è sempre per il bene delle persone che si stanno creando tutti questi livelli professionali...
Come scegliere? Molte persone hanno tratto da questa valanga di input l'abitudine di dire "vado da un cognitivo/comportamentale perchè è lui che cura l'ansia" (come è stato affermato a Maurizio Costanzo show, fonte di ogni verità...) oppure "scusi, ma lei è un terapeuta cognitivista post-razionalista?"... sono i frutti un po' paradossali di questa valanga di informazioni troppo superficiali che ci arrivano in forma distorta. Non so dare consigli su come fare. pochissimi, generali, questi:
- assicurarsi che il terapeuta che si ha di fronte abbia i titoli necessari a quello di cui si pensa aver bisogno: psicoterapia, consulto psichiatrico, focalizzazione di un problema, diagnosi... se non si sa, chiedere, chiedere, chiedere senza remore.
- fidarsi dell'istinto più che della ragione: cognitiv/analit/postquielà non ci dice nulla della persona, che invece è l'abilità più grande che un terapeuta mette in realtà in campo.
- accertati i tioli di base, fare un colloquio di conoscenza in cui esporre il problema e chiedere che tipo di lavoro e di necessità il terapeuta individua. In questo primo approccio registrare quanto "ispira" o "non ispira" lavorare con quella persona. Secondo me, ovvio.
Secondo me la nostra più grande abilità è quella di sentire le cose e le persone: fidiamioci di questo (fino a prova contraria, ma fidiamoci), perchè è sempre sulla fiducia che si basa una terapia e quindi se non c'è (anche se potrebbe, anche se il terapeuta è bravissimo, ma non c'è) non può esserci terapia psicologica. ma forse neppure medica, giusto? Very Happy

VEDI ANCHE http://www.ilmiopsicologo.it/pagine/chi ... ogica.aspx

(purtroppo nel riportare le FAQ ho perso il fiel dei commenti, mi dispiace molto erano assai interessanti)
Ultima modifica di Dr.ssa Eleonora Arduino il 9 settembre 2009, 17:24, modificato 3 volte in totale.
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FAQ 3/B - psichiatri e psicoterapia

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 13:44

FAQ 3/B - psichiatri e psicoterapia

Avendo consultato le mie fonti privilegiate (gli amici psichiatri) ho ricevuto una parziale rettifica a quanto affermavo in merito alla psicoterapia fatta da psichiatri:
1. in base alla sanatoria del 1989 i medici (anche psichiatri) che ne hanno fatto domanda (e possedevano i titoli necessari) sono stati iscritti all'elenco degli psicoterapeuti del'Ordine dei medici, quindi possono fare psicoterapia
2. le scuole di specializzazione dell'università possono aver introdotto dei percorsi di studio che sono riconosciuti e quindi consentano di avere l'abilitazione alla psicoterapia.
3. c'è un sacco di confusione perchè pare che alcuni ordini iscrivano gli psichiatri agli elenchi degli psicoterapeuti sena altra specializzazione (v. ordine lombardia), ma non tutti gli ordini? Oppure è una scelta che è cambiata nel tempo? Insomma, esiste una legislazione, ma ha dei punti oscuri introno ai quali possono essere nata scelte differenti.
Non so nulla di certo anche sul contenuto formativo che è previsto, nè che intreccio ci sia con la specializzazione in psichiatria. Insomma, la confusione che c'è nelle persone c'è anche nel mondo psicologico!
Una cosa è certa: esistono le scuole di specializzazione riconosciute dallo Stato (4 anni) che possone essere frequentate da laureati in medicina e/o in psicologia e che fanno una formazione perfettamente ad hoc in ambito psicoterapeutico, pur con orientamenti molto differenti. Le scuole di specializzazione in psichiatria non contemplano solo materie relative alla psicoterapia vera e propria e quindi sono spesso "discusse" a livello del mondo psicoterapeutico (ovviamente soprattutto di indirizzo psicologico e non medico, ma non solo) sull'adeguatezza della preparazione che rilasciano in questo ambito. Infondo si affrontano due tipi di "filosofie" , di modi di intendere la psicoterapia: quella a orientamento "medico" (di solito più riparativa, più orientata verso la malattia) e quella a orientamento psicologico,( di norma più evolutiva, orientata a muoversi verso una prospettiva più che a riparare un presunto malanno). Certo quando è presente una patologia mentale grave, pare logico che lo psichiatra sia più indicato, soprattutto per l'appoggio farmacologico che può essere necessario. Poi, su cosa è "patologia grave" e cosa no...be'... avete qualche anno per discuterne su? Very Happy
Ribadisco, quale mia opinione personale, quanto ho detto in altri 3D: per quanto sia importante essere tutelati dalla legge e non cadere in mano di millantatori (ad esempio, tanti "maghi" si definiscono "psicologi", proprio nella loro pubblicità e questo è senz'altro un "millantato credito" come dice la legge) quello che conta - verificati i requisiti di base dettati dalla legge - è sempre importantissima l'esperienza, la sensibilità, la passione per il proprio lavoro, l'empatia che si sa instaurare e il feeling che nasce tra terapeuta e paziente.
Ultima modifica di Dr.ssa Eleonora Arduino il 9 settembre 2009, 17:24, modificato 4 volte in totale.
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RISPOSTE A FAQ 3/B - PSICHIATRI E PSICOTERAPIA

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 13:47

REPLICHE A FAQ 3/B - psichiatri e psicoterapie

SCHIZOFRENIA: Lo psichiatra può fornire consulenza per qualsiasi tipo di problema, non necessariamente per una diagnosi di patologia mentale "grave".

DR.SSA ARDUINO: forse sono stata poco chiara: in termini di lgge 56/89 che istituiva l'albo degli psicologi e gli elenchi degli psicoterapeuti, gli psichiatri NON sono automaticamente abilitati a fare psicoterapia. La consulenza è una dicitura generica, ed è comunque un'altra cosa.
tuttavia, le scelte dei singoli ordini regionali dei medici hanno fatto sì che venisse riconosciuta agli psichiatri la possibilità di iscrizione agli elenchi degli psicoterapeuti, poichè l'iscrizione a detti elenchi è fatta dagli Ordini. Per gli psicologi ci vuole una laurea in psicologia e una scuola quadriennale di specializzazione riconosciuta in psicoterapia (a parte sanatorie transitorie). Gli psichiatri, oggettivamente, non hanno una formazione molto ampia sul piano psicologico, a parte quella che si creano sul campo o frequentando a loro volta scuole specifiche (come molti miei amici psichiatri hanno fatto). Sull'abilitazione legale a fare psicoterapia c'è una certa confusione, e scelte diverse degli ordini dei medici regionali, che io stessa non sono riuscita a dirimere.
si deduce che uno psichiatra NON è oggettivamente formato per la psicoterapia in base alla sua sola specializzazione, al di là delle scelte legali del suo Ordine. Un orientamento medico ritiene, infondo, che qualche esame in psicologie basti ad essere psicoterapeuti, un orientamento umanistico/psicologico no. Ma legalmente bisogna essere iscritti agli elenchi, e questo è un dato di fondo, competenza oggettiva a parte che è una questione, infine, di scelte personali.
Ma la tutela dell'utente? La tutela prevede che il terapeuta a cui ci si rivolge abbia "psicoterapeuta" tra i suoi titoli e questo avviene perchè l'Ordine gli riconosce o meno il titolo, alle condizioni di cui sopra. La reale, approfondita formazione rimane (di conseguenza) non così certa per uno psichiatra.

SCHIZOFRENIA: Guardi, le dirò che io, facente parte dell'ordine della Lombardia, sarò abilitato alla psicoterapia. Così mi è stato detto dai medici presso i quali svolgo tirocinio di psichiatria.
La formazione psicoterapica ci viene data comunque dai medici presso cui svolgiamo tirocinio.

DR.SSA ARDUINO: si, ero a conoscenza delle scelte dell'Ordine della Lombardia, quel che non è chiaro è se vale per tutti gli Ordini, poichè la questione è controversa. Come dicevo, l'impostazione medica è molto diversa da quella psicologica e fare tirocinio da un medico significa, evidentemente, seguire una certa linea. Francamente, se si mette a paragone la formazione psicologica di un medico/pischiatra e di uno psicologo/psicoterapeuta balza all'occhio quanto sono differenti e se ne possono trarre le proprie deduzioni.
Le sarei grata se volesse collaborare con un post sulla formazione dello psichiatra (esami, tirocini dove e di cosa, ecc). Grazie mille!

SCHIZOFERNIA: Quando ne avrò il tempo, sarò felice di contribuire. La ringrazio per la proposta.

ALLEGRA: cosa significa che uno psichiatra non può fare psicoterapia e invece uno psicoterapeuta si? oppure entrabi possono farlo? scusate sto male non ci capisco più niente. aiutemi vi prego. non mi lasciate qui. ho paura. scusate.

DR.SSA ARDUINO: riassumo molto brevemente:
psicologi e psichiatri possono fare psicoterapia SE SONO RICONOSCIUTI come psicoterapeuti. Esiste un elenco presso i rispettivi ordini professionali a cui si viene iscritti secondo i criteri necessari (per esempio la formazione riconosciuta).
Quindi, sia psicologi che psichiatri SONO psicoterapeuti se sono iscritti a questi elenchi e quindi possono fare psicoterapia.
ciao allegra!

DR.SSA ARDUINO: schizofrenia ha scritto:
Quindi, dal momento che oggi lo psichiatra viene automaticamente iscritto agli elenchi degli psicoterapeuti, io sarò, fra non molto, uno psicoterapeuta.
Perché allegra stai male se parliamo di questo? Sei forse una psicoterapeuta o una psichiatra? O sei in cura da uno psicologo o da uno psichiatra?
Che diagnosi è? Che farmaci ti ha prescritto? (se è uno psichiatra)? Che tipo di psicoterapia sta praticando? (psicoanalitica, cognitivo-comportamentale, ecc.)
perciso - spero per l'ultima volta - NON E' CHIARO se tutti gli ordini dei medici si muovono allo stesso modo per l'iscrizione degli psichiatri agli elenchi degli psicoterapeuti. So che questo vale per l'Ordine della Lombardia. Se qualcuno ha notizie CERTE in merito, è pregato di riferire. ancora grazie.
in merito a queste domande è necessario aprire un post a parte, questo argomento è una FAQ.
Cancellerò i messaggi non inerenti

SCHIZOFRENIA: "GAZZETTA UFFICIALE N. 242 SERIE GENERALE DEL 16.10.1998
DECRETO RETTORALE 28 settembre 1998.

SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICHIATRIA

Art. 199. La scuola di specializzazione in psichiatria, istituita presso l'Università degli studi di Brescia, risponde alle norme generali delle scuole di specializzazione dell'area medica.
Art. 200. La scuola ha lo scopo di formare medici specialisti in psichiatria.
Art. 201. La scuola rilascia il titolo di specialista in psichiatria.
Art. 202. Il corso ha la durata di 4 anni, con sede amministrativa presso il dipartimento materno infantile e tecnologie biomediche.
Art. 203. Concorrono al funzionamento della scuola le strutture della facoltà di medicina e chirurgia e quelle del Servizio sanitario nazionale individuate nei protocolli d'intesa di cui all'art. 6, comma 2, del decreto legislativo n. 502/1992 ed il relativo personale universitario appartenente ai Settori scientifico-disciplinari di cui alla tabella A e quello dirigente del Servizio sanitario nazionale delle corrispondenti aree funzionari e discipline.
Art. 204. Fatti salvi i criteri generali per la regolamentazione degli accessi, previsti dalle norme vigenti, ed in base alle risorse umane e finanziarie ed alle strutture ed attrezzature disponibili, la scuola e, in grado di accettare un numero massimo di iscritti determinato in 12 per ciascun anno di corso, per un totale di 48 specializzandi.
Art. 205. Sono ammessi al concorso di ammissione alla scuola i laureati in medicina e chirurgia. Sono altresì ammessi al concorso coloro che siano in possesso di un titolo di studio conseguito presso università straniere e ritenuto equipollente dalle competenti autorità accademiche italiane.

Tabella A - Aree di addestramento professionalizzante e relativi settori scientifico-disciplinari.

A - Area di psichiatria biologica e neuropsicofarmacologia.
Obiettivi: conoscenza della anatomofisiologia delle strutture nervose correlate con i processi psichici; conoscenza dei correlati biochimici, fisiologici, endocrinologici e strutturali delle sindromi psichiatriche; conoscenza dei concetti di gene e di trasmissione genetica in rapporto alle malattie mentali, acquisizione dei principali metodi di ricerca genetica in psichiatria; conoscenza delle malattie neurologiche con espressività clinica di tipo psichiatrico; conoscenza della classe di appartenenza, dello spettro di azione, dei meccanismi di azione, della cinetica, delle indicazioni, delle controindicazioni, degli effetti indesiderati, della tossicità delle sindromi da sospensione e dell'impiego clinico degli psicofarmaci; conoscenza delle altre terapie biologiche; uso di personal computer e di strumenti di comunicazione con banche dati remote e applicazione della statistica alla ricerca in psichiatria.
Settori: E06A fisiologia umana, E07X farmacologia, F11A psichiatria, F11B neurologia, E05B biochimica clinica, F03X genetica medica, F07E endocrinologia, F01X statistica medica, F18X diagnostica per immagini e radioterapia.

B - Area di psicopatologia e metodologia psichiatrica.
Obiettivo: possedere un corretto corredo psicopatologico sulle varie forme di patologia mentale, interpretare adeguatamente profili diagnostica differenziali, nonché orientare razionalmente all'indicazione e alla verifica delle terapie; essere in grado di effettuare psicodiagnosi strumentali attraverso la corretta applicazione di tests psicologici, neuropsicologici e scale di valutazione di comune impiego in psichiatria.
Settori: F11A psichiatria.

C - Area di psichiatria clinica.
Obiettivo: conoscere le caratteristiche eziopatogenetiche, cliniche e prognostiche delle malattie psichiatriche, comprese quelle in età infanto-adolescenziale, geriatrica, le malattie psicosomatiche e gli indirizzi di gestione clinica e di presa in carico; dimostrare di possedere le competenze tecniche e metodologiche per trattare i vari quadri clinici, incluse le situazioni di crisi e di psichiatria di consultazione e di collegamento. Conoscenza dell'uso integrato delle diverse terapie psichiatriche.
Settori: F11A psichiatria, E07X farmacologia.

D - Area di psicoterapia.
Obiettivo: conoscenza della psicologia generale ed evolutiva, delle basi teoriche e delle tecniche delle varie forme di psicoterapia individuale, familiare e di gruppo e acquisizione degli strumenti per l'esercizio di una specifica forma strutturale di psicoterapia.
Settori: F11A psichiatria.
E - Area di psichiatria sociale.
Obiettivo: conoscenza dei correlati sociali della patologia mentale, dei principi di igiene mentale, degli aspetti etici e giuridici riguardanti il rapporto con il paziente, la responsabilità professionale, l'attività peritale, gli accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori, le basi della ricerca epidemiologica e le diverse metodiche riabilitative e risocializzanti in psichiatria.
Settori: F11A psichiatria, F22B medicina legale, F16B medicina fisica e riabilitativa."

Osservate la lettera D. E' tratto dal sito dell'Università degli studi di Brescia. Ma leggete bene tutti i criteri; vedrete che ho ragione io. Per informazioni, http://www.unibs.it/on-line/med/Home/Of ... lo983.html. Cliccate su "statuto della scuola" e leggete il tutto.

DR.SSA ARDUINO: Non credo di aver detto che non avesse ragione, ho solo chiesto che, per favore, ci descrivesse l'iter formativo di uno psichiatra in ambito psicoterapeutico, visto che le notizie sono le più disparate. Ora, grazie per averci fornito l'indirizzo di cui sopra, in cui si legge che (per l'Università di Brescia, che non è detto sia uguale per tutte le altre, ahimè) l'obiettivo è:
D - Area di psicoterapia.
Obiettivo: conoscenza della psicologia generale ed evolutiva, delle basi teoriche e delle tecniche delle varie forme di psicoterapia individuale, familiare e di gruppo e acquisizione degli strumenti per l'esercizio di una specifica forma strutturale di psicoterapia.
Settori: F11A psichiatria.

e (cosa fondamentale) si raggiunge così così:
- aver seguito, nel corso dell'intero quadriennio, almeno 20 casi in psicoterapia con supervisione;
mentre le altre incombenze formative agiscono sul piano squisitamente medico/psichiatrico

Spero di aver colto tutto con obiettività, diversamente mi corregga. Questa formazione è confrontabile con la preparazione di uno psicoterapeuta di origine psicologica (vedi FAQ relativa)
Grazie per aver contribuito alla chiarezza che - per qualche strano caso - nessuno psichiatra si offre mai di approfondire. Forse non lo si ritiene così necessario...

ALLEGRA: grazie per queste precisazioni che sono utile per coloro che sono poco informate, ma ritengo meglio di farmi aiutare da tutti sia medici sia individui sbandati. in questa realtà siamo tutti feriti, traumatizzati e nel corso della vita troviamo delle difficoltà che vanno affrontate perchè è questa la vita. qualcuno trova la spiegazione della vita attraverso l' etica,la morale o la razionalità. l'importante è vivere bene con se stessi e con gli altri. l'uomo è un anima sociale e soffre quando è solo, perciò ha bisogno sempre di contatti umani, soprattutto l'individuo chimato con un vecchio termine "pazzo". scusate per aver parlato di un altro argomento, però comunque è sempre riferito a dottori che ancora credono che la maggior di noi non è in grado di farcela, però con il loro aiuto concreto e non con la superficialità che hanno nei servi pubblici possiamo realizzare il sogno di stare bene. scusate

SCHIZOFRENIA: E' esatto, dottoressa. Io stesso ho preso in psicoterapia solo 19 casi, mentre uno lo sto seguendo (quello del bambino di cui ho parlato nel topic "donnne o uomini", "DIG e psicoterapia"), quindi mi ci vorrà ancora del tempo per essere un vero psichiatra. Comunque confido nella buona riuscita del caso che seguo.
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FAQ 4 - cosa aspettarsi dal primo incontro in psi?

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 22:02

FAQ 4 - cosa aspettarsi dal primo incontro in psi?

proprio come un incontro d'amore: ci si può aspettare di sentirsi bene o male, di essere attratti o respinti, di essere presi da passione ma non desiderare un seguito, di essere indifferenti ma spinti a seguitare per qualche motivo.
Affrontare il primo approccio come un incontro di possibile amore: con curiosità, con disponibilità, ma anche con i sensi tutti ben desti. Esprimere se stessi con autenticità, parlare del proprio problema con abbandono è un presupposto utile, ma un professionista sa leggere dietro l'imbarazzo e le paure, quindi non temere se tremano le gambe. Ma, come in amore, essere disposti all'incontro è condizione sine qua non: se non c'è, nulla è possibile.
Ci si può aspettare tutto, e credo si debba seguire l'istinto al di là dei titoli e degli intenti metodologici. Un po' come in amore, tutto al di là del colore dei capelli o del fisico più o meno aitante.
Per integrazione, vedi FAQ 3 IN QUESTO FORUM e http://argonauti.it/forum/viewtopic.php?t=1086
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FAQ 4 - cosa aspettarsi dal primo incontro in psi?

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 22:15

REPLICHE A FAQ 4 - cosa aspettarsi dal primo incontro in psi?

NUVOLA: ci si può aspettare che lo psi che hai scelto ti sbadiglia davanti dopo pochi minuti che sei entrato?
ci si può aspettare che lo psi che hai scelto osservi la finestra per la maggior parte del tempo della tua seduta?
ci si può aspettare che lo psi che hai scelto utilizzi 15 dei 45 minuti a tua disposizione per trovare un buchetto nella sua agenda per il prossimo appuntamento?

questo per la prima seduta ... se dopo questo trattamento tale psi avrò conferma del prossimo, il tuo problema è il masochismo !!!!

IVY: se fissa la finestra è magari per non fissarti dritto negli occhi...alcuni potrebbero esserne intomoriti a volte.
Quanto fissi un estraneo negli occhi?

LALA: beh ci sono anche altre cose da guardare però... come muove le mani il paziente,come sta seduto,dove guarda.Io ad es non la guaro quasi mai alla mia psico ma lei mi osserva molto Embarassed

TERSITE: Lala ha scritto:
beh ci sono anche altre cose da guardare però... come muove le mani il paziente,come sta seduto,dove guarda.Io ad es non la guaro quasi mai alla mia psico ma lei mi osserva molto Embarassed


timidona? lo sai che mi ero fatto una idea diversa di te... leggendo alcune tue risposte ho visto come sbagliavo Smile scusate l'OT

x la dott. Arduino l'esempio "come l'amore " non sono proprio in grado di capirlo non avendone esperienza alcuna, immagino voglia dire che bisogna piacersi avere fin da subito un buon feeling ...
Purtroppo anche a me e' capitata un'esperienza con uno psicoanalista che sbadigliava, rispondeva al telefono durante la "seduta" e sopratutto non c'era affatto feeling , ; ho rinunciato a proseguire dopo poche sedute , ma questo anni e anni fa magari ora se comincio davvero (???) sara' diverso

ILARIA: uhmm, la faccenda degli sbadigli è capitata anche a me, dà un fastidio...

IVY: Lo sbadiglio può essere anche un modo per rilassarsi... il telefono invece non lo tollero proprio!!

FRANCESCA: Secondo me lo sbadiglio è una tecnica.. non so a che serve, ma se lo fanno tutti...

ILARIA: o forse siamo noi che associamo lo sbadiglio a un nostro effetto noioso su di loro, magari non c'entra..
o forse è una tecnica per vedere se associamo il loro sbadiglio al fatto che noi ci riteniamo noiosi Wink
o forse siamo noiosi e dobbiamo farcene una ragione Laughing Laughing

TERSITE: ah!ah! puo' darsi non ci avevo pensato , almeno che tu non sia ironica...
a me da un'idea di disinteresse a quello che sto dicendo , ma come io vengo da te mi confido , apro i miei cassetti piu' reconditi e tu sbadigli? Shocked

ILARIA: tersite ha scritto:
ah!ah! puo' darsi non ci avevo pensato , almeno che tu non sia ironica...
a me da un'idea di disinteresse a quello che sto dicendo , ma come io vengo da te mi confido , apro i miei cassetti piu' reconditi e tu sbadigli? Shocked

sì,sì, pure a me...
io poi aggiungo: io lo so che sono la paziente più pallosa che ha tra le scatole, sicuramente con altri si diverte di più , le mie sono sempre le solite storie ecc.ecc.
uddiu stiamo depistando la faq della dott...

LULLINA: 1)analista :mi guardava come fossi un estraterreste...
2)analiista:aveva l'aria piu depressa di me e la stessa aria "questa è matta"
3) mi ha guardato subito come un essere umano che soffriva e dopo qualche parola ci siamo piaciuti ...
due essere umani che si incontravano ,
sapete la frase che mi è piaciuta '?(cito piu o meno quello che ricordo)
io: la lei pensa che riusciro a stare bene a guarire, lei mi crede??
lui:non si puo non crederle è talmente autentico il suo dolore, è una lunga strada che faremo insieme vediamo dove porta...
ecco un analista...
cosa non deve fare mai un analista'?
starsene come un totem mentre tu parli dei tuoi dolori e saperti stoppare quando rischi di uscire di testa per il troppo dolore, ma con dolcezza...
farti sentire che ti è vicino....

DR.SSA ARDUINO: tersite ha scritto:
Purtroppo anche a me e' capitata un'esperienza con uno psicoanalista che sbadigliava, rispondeva al telefono durante la "seduta" e sopratutto non c'era affatto feeling , ; ho rinunciato a proseguire dopo poche sedute , ma questo anni e anni fa magari ora se comincio davvero (???) sara' diverso Exclamation

Perchè, hanno sbadigliato tutti quelli da cui sei andata? Shocked mica tutti gli amori funzionano...appunto. Se non si tenta con altri, come per gli amori, forse vuol dire che non si vuole veramente trovare.

ILARIA: Mi veniva in mente un'altra cosa però, o forse sono io che sono rassegnata: ma arrivo a pensare che non si può pretendere più di tanto dagli esseri umani.

In effetti perchè non pensare che a uno psi non possa scappare uno sbadiglio o che non possa avere la giornata che gli squilla il telefono o che è distratto per qualche suo cruccio?Non mi sento nemmeno di tirare troppo in ballo la faccenda dei soldi: forse che noi tutti quando lavoriamo rendiamo sempre al massimo, siamo sempre impeccabili e ci guadagniamo sempre tutti i soldi che ci danno?

Perchè pensare all' "amore" o pensare che l'analista debba prendersi così a cuore la mia causa? Non si rischia di rimanere poi delusi? Non basta che mi possa aiutare,che mi presti ascolto e mi aiuti a riflettere su di me,che mi aiuti a trovare il bandolo della mia matassa,che investa del suo tempo a riannodare i miei fili..
Noi siamo importanti soprattutto per noi stessi ed è grasso che cola se troviamo qualcuno con cui ce la intendiamo abbastanza per poterci aprire e confidare...

Non è un'illusione sperare di trovare "L'Analista?Non è l'idea antica di ritornare in un porto sicuro che tanto non c'è?

Tutto questo forse però vale più come considerazione sul lungo periodo piuttosto che sul primo colloquio...

TERSITE: Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto:
tersite ha scritto:
Purtroppo anche a me e' capitata un'esperienza con uno psicoanalista che sbadigliava, rispondeva al telefono durante la "seduta" e sopratutto non c'era affatto feeling , ; ho rinunciato a proseguire dopo poche sedute , ma questo anni e anni fa magari ora se comincio davvero (???) sara' diverso Exclamation


Perchè, hanno sbadigliato tutti quelli da cui sei andata? Shocked mica tutti gli amori funzionano...appunto. Se non si tenta con altri, come per gli amori, forse vuol dire che non si vuole veramente trovare.


Lei e' come al solito gentilissima Smile
a parte il fatto che sono un LUI e non una lei Wink
E' stata la prima ed ultima volta (per ora...) con uno psicoanalista , mentre con uno psicologo CIM e' durato per parecchi mesi , ma questo come detto parecchi anni fa...
E non parli di amore a me! E come raccontare ad un pinguino le bellezze dei tropici vi guarderebbe con occhi sbarrati Laughing
buona giornata

LULLINA: allora sono fortunata ho trovato un grande analista Wink
e comunque un conto è essere stanchi un conta è guardarti come una matta se gli dici che tuo padre era un pedofilo è cosi cosi strano???
certo che ha volte è stanco lo capisco , come lo noto se non sta bene....
è certamente dotato di una grossa sensibilita, requisito per me fondamentale per essere analista....

DR.SSA ARDUINO: ilaria ha scritto:
Perchè pensare all' "amore" o pensare che l'analista debba prendersi così a cuore la mia causa? Non si rischia di rimanere poi delusi? Non basta che mi possa aiutare,che mi presti ascolto e mi aiuti a riflettere su di me,che mi aiuti a trovare il bandolo della mia matassa,che investa del suo tempo a riannodare i miei fili..


be'... questo E' amore... non vuol dire che si sveni per te, ma interesse, attenzione, dedizione, se autentici (e se non dfossero autentici non potrebbero funzionare), anche se pagati, SONO amore. Diciamo che paghi il fatto che lui stia lì a lavorare con te, ma come lo fa non può essere che per amore.

Per Tersite: ops... la desinenza "e" mi ha ingannata anche se certo non è come la "a". Ma è il Tersite dell'Iliade?

sullo sbadiglio:
è capitato anche a me, una volta mi sono persino addormentata ma il fatto che ho fatto un sogno che poi ho raccontato alla paziente ha salvato la seduta...Very Happy
ok, è shockante, quando facevo la paziente il mio analista ogni tanto si addormentava. Ma siccome era una terapia di gruppo (in quel momento) potevo sempre pensare che non fosse del tutto a causa mia... credo che sia una cosa abbastanza difusa e può avere molti motivi:
- l'analista è stanco morto, magari ha passato la notte a pensare a te. Soluzione: parlane con lui
- l'analista è stanco del suo lavoro: narcolessia da rifiuto. Non è colpa tua. Soluzione: parlane con lui
- l'analista si annoia: può essere anche che tu sia noioso, ma allora è un'ottima occasione per vedere che effetto si può fare agli altri (l'analista è uno dei tanti). della serie "in amore e in analisi tutto è permesso" e tutto è utile, aggiungo. Soluzione: parlane con lui
- l'analista "passa ad altra dimensione", si incanta, va in una specie di trance che sembra un addormentamento (ma in quel caso non sbadiglia): i tuoi contenuti archetipici sono così potenti da ipnotizzare. E' possibile, oppure lo pensi perchè sei affetto da megalomania. Soluzione: parlane con lui.
- l'analista non riesce ad entare in empatia con te: ahia. Soluzione: non è solo perchè si addormenta che lo si può sospettare, meglio parlarne con lui.
scherzarci su non vuol dire menzogna....Smile

ALLEGRA: Invece la mia esperienza è questa:
io non riesco a guardare negli occhi nessuno, neanche il mio più grande tesoro, amore perché sono stata ripetutamente picchiata. La mia psicoterapeuta più volte mi diceva di guardarla negli occhi, ma io avevo paura, così lei mi prendeva le mani, ma io mi allontanavo, lei mi sussurrava che non stava succedendo niente, che stavo solo parlando con lei.
E’ sempre così nelle sedute, però adesso ho imparato a guardarla negli occhi, lei me l’ha insegnato, io ho appresso. E’ stato il mio livello mentale ma anche affettivo ed emozionale a riuscire ad avere un contatto con lei. Grazie allegra,

TERSITE: X la dott Arduino si' tersite e' proprio quello dell'Iliade un nick non a caso...


X Allegra mi spiace... immagino che ti picchiava fosse un uomo, mi vergogno a volte di appartenere a questo sesso Embarassed
un bacino Smile

ILARIA: io voglio davvero ringraziare la dott. perchè è sempre così accurata nelle risposte e dedita alla sezione che è davvero un piacere bazzicare in questo spazio.

DR.SSA ARDUINO: ringrazio tutti per i complimenti, ma attenzione che qwerty non ci trovi troppo melensi...

ALLEGRA: non ho compreso l'intervento della dr.ssa, comunque grazie per il suo contributo. per tersite non ti vergnonare di essere uomo, Dio ci ha fatto uomo e donna, inoltre non tutti abbiamo la fortuna di incontrare persone con equilibrio mentale adeguato, ma non è nemmeno colpa loro perchè possibilmente hanno avuto dei traumi irrisolti. non ti preoccupare per me. ricorda nessuno è cattivo ma sono le situazioni che si vengono a creare. con affetto allegra

IVY: allegra ha scritto:
io non riesco a guardare negli occhi nessuno, neanche il mio più grande tesoro, amore perché sono stata ripetutamente picchiata. La mia psicoterapeuta più volte mi diceva di guardarla negli occhi, ma io avevo paura, così lei mi prendeva le mani, ma io mi allontanavo, lei mi sussurrava che non stava succedendo niente, che stavo solo parlando con lei.

Un po' ti capisco, allegra. Anche a me capita, quando sto parlando di me stessa, quando sto toccando punti difficili di me, guardare negli occhi l'altra persona. Forse non sono io che ho paura dell'altro, ma ho paura che l'altro veda me, ho paura di mostrarmi, ...anche se in parte lo sto già facendo.

Personalmente se la dott mi prendesse le mani la subirei come una forzatura, lei fa bene a chiederti di guardarla pure perchè di lei ti puoi fidare, non ti farà del male, ...ma prenderti le mani, quando già stai cercando di "scappare" mi pare un po' una costrizione.

Ciao!

TERSITE: allegra ha scritto:
non ho compreso l'intervento della dr.ssa, comunque grazie per il suo contributo. per tersite non ti vergnonare di essere uomo, Dio ci ha fatto uomo e donna, inoltre non tutti abbiamo la fortuna di incontrare persone con equilibrio mentale adeguato, ma non è nemmeno colpa loro perchè possibilmente hanno avuto dei traumi irrisolti. non ti preoccupare per me. ricorda nessuno è cattivo ma sono le situazioni che si vengono a creare. con affetto allegra
Wink

Sei dolcissima te lo volevo dire... Smile
cmq intendevo dire che mi vergogno per CERTI uomini, mica tutti !
Sei troppo buona a credere che nessuno e' cattivo, ma sono i traumi etc... etc... esiste anche la crudelta' purtroppo !
E non c'e' solo la violenza fisica , ma anche quella psicologica sottile , che forse e' persino peggiore.
Ma dai cerchiamo di essere ottimisti... sono sicuro che qualsiasi problema tu abbia lo risolverai !
ciao

TERSITE: Citazione:
sullo sbadiglio:
è capitato anche a me, una volta mi sono persino addormentata ma il fatto che ho fatto un sogno che poi ho raccontato alla paziente ha salvato la seduta...Very Happy
ok, è shockante, quando facevo la paziente il mio analista ogni tanto si addormentava. Ma siccome era una terapia di gruppo (in quel momento) potevo sempre pensare che non fosse del tutto a causa mia... credo che sia una cosa abbastanza difusa e può avere molti motivi:
- l'analista è stanco morto, magari ha passato la notte a pensare a te. Soluzione: parlane con lui
- l'analista è stanco del suo lavoro: narcolessia da rifiuto. Non è colpa tua. Soluzione: parlane con lui
- l'analista si annoia: può essere anche che tu sia noioso, ma allora è un'ottima occasione per vedere che effetto si può fare agli altri (l'analista è uno dei tanti). della serie "in amore e in analisi tutto è permesso" e tutto è utile, aggiungo. Soluzione: parlane con lui
- l'analista "passa ad altra dimensione", si incanta, va in una specie di trance che sembra un addormentamento (ma in quel caso non sbadiglia): i tuoi contenuti archetipici sono così potenti da ipnotizzare. E' possibile, oppure lo pensi perchè sei affetto da megalomania. Soluzione: parlane con lui.
- l'analista non riesce ad entare in empatia con te: ahia. Soluzione: non è solo perchè si addormenta che lo si può sospettare, meglio parlarne con lui.
scherzarci su non vuol dire menzogna....Smile

speriamo che l'analista sia una donna e si sia innamorata di me Laughing
skerzo dottoressa ... lei e' molto simpatica e le sue risposte interessanti
ne terro' conto se caso mai mi decido a ritentare

ALLEGRA: grazie a tuuti voi per la vostra gentilezza.
un abbraccio allegra

IVY: ivy ha scritto:
quando sto parlando di me stessa, quando sto toccando punti difficili di me, guardare negli occhi l'altra persona. Forse non sono io che ho paura dell'altro, ma ho paura che l'altro veda me, ho paura di mostrarmi, ...anche se in parte lo sto già facendo.


E tu allegra, che ne pensi?
La dott. ti ha mai chiesto perchè non la guardi?

ALLEGRA: Non sono affari tuoi, non voglio che tocchi la mia dottoressa, che l’ha critichi perché una brava terapista. Scusami per questo tono, ma non tollero un atteggiamento così aggressivo nei confronti della mia terapista. Non voglio che si ripeti questa cosa. Com’è lavora la mia psicoterapeuta non ti interessa, non sono fatti che ti riguardano. Io so che lei lo fa per il mio bene e poi la parte piccola della mia anima si sente confortata dalle sue mani. Ok? Scusami, ma io mi arrabbio quando qualcuno mi tocca una persona molto cara per me. Confused Confused Confused Confused

IVY: Ma guarda che io non stavo criticando in malo modo la tua dottoressa. Parlavo in modo abbastanza generico, non di paziente e dott.
Hai forse frainteso. Embarassed Rolling Eyes Question
Siccome mi è successo, volevo solo sapere se avevi discusso della cosa con lei per sapere che significato darle. Tutto qui.

DR.SSA ARDUINO: allegra, ... qui nessuno vuole insultare nessuno, almeno non mi sembra. Era un'opinione, non sentirti così offesa. Capisco che ci sono punti dolenti, ma non perdiamo la lucidità, ok? un caro abbraccio

ALLEGRA: Scusate, ho infranteso, però siccome è un argomento molto delicato non voglio parlarne. Ho solo trasmesso una mia esperienza. Mi scuso con tutto il mio cuore. Con affetto allegra

IVY: Probabilmente ti incazzerai per ciò che scriverò, ma prova a pensare che prima o poi arriverà il giorno in cui non potrai più rifugiarti in scuse e nel passato, dovrai necessariamente prendere atto della vita e delle esperienze fatte e dirti "ok, si riparte, senza scappare, senza nascondersi".
A volte il confine tra sofferenza e vittimismo è molto poco visibile.
Che ne pensate?

ALLEGRA: cara ivy il tuo intervento è rivolto a me? scusami per messaggio di prima. ho ricordato una persona molto cara che ho conosciuto qua sul forum. le volevo raccontare che è tutto cambiato dalla prima volta che abbiamo parlato. adesso però ho di nuovo le crisi, dormo male la notte, la mattina voglio stare a letto quando mi trovo a casa, ma spesso vado a lezione, però ho sempre mal di testa. non riesco più a studiare. tutto andava bene fino a natale e poi di nuovo le nuove paure. cara dr.ssa mi spiace questo non centri con l'argomento.

TERSITE: primi approcci con una analista junghiana
1) parliamo un po' di tutto , sorridiamo c'e' feeling questo mi piace Wink

2) le porto i miei sogni e e gli interpretiamo insieme, strano ma spesso gli do la medesima interpretazione... altre volte no ma mi apre gli occhi

3) le ho portato una foto di come ero da bambino ... mi e' sembrata sorpresa , ma era un modo per far cadere le "difese"

4) credo che ha centrato subito "i miei problemi" purtroppo non mi dice nulla di nuovo " il forte legame con mia madre" etc...
comunque si va avanti e' una discesa nella parte oscura tersite

WELYYY: Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto:
tersite ha scritto:
Purtroppo anche a me e' capitata un'esperienza con uno psicoanalista che sbadigliava, rispondeva al telefono durante la "seduta" e sopratutto non c'era affatto feeling , ; ho rinunciato a proseguire dopo poche sedute , ma questo anni e anni fa magari ora se comincio davvero (???) sara' diverso Exclamation
Perchè, hanno sbadigliato tutti quelli da cui sei andata? Shocked mica tutti gli amori funzionano...appunto. Se non si tenta con altri, come per gli amori, forse vuol dire che non si vuole veramente trovare.

chiedo scusa ma questa mi sembra una sciocchezza. ma quale amore? Io lo pago questo qui per starmi a sentire ed ESIGO che lo faccia!!! Altro che incontro d'amorosi sensi. Non frequento psicoterapeuti ma se uno di costoro osasse sbadigliarmi in faccia lo prenderei a calci prima di andarmene!!!

tersite ha scritto:
credo che ha centrato subito "i miei problemi" purtroppo non mi dice nulla di nuovo " il forte legame con mia madre" etc...
e allora a che serve?

TERSITE: fai conto che e' un cammino un percorso...
purtroppo non ho risposte CERTE da darti
non so dove mi portera' questa cosa
non so se riusciro' a cambiare veramente... il carattere si cambia o e' acquisito fin da bambino?
questa sarebbe una bella domanda da fare ad un/a psicologa

WELYYY: ilaria ha scritto:

In effetti perchè non pensare che a uno psi non possa scappare uno sbadiglio o che non possa avere la giornata che gli squilla il telefono o che è distratto per qualche suo cruccio?Non mi sento nemmeno di tirare troppo in ballo la faccenda dei soldi: forse che noi tutti quando lavoriamo rendiamo sempre al massimo, siamo sempre impeccabili e ci guadagniamo sempre tutti i soldi che ci danno?

Perchè pensare all' "amore" o pensare che l'analista debba prendersi così a cuore la mia causa? Non si rischia di rimanere poi delusi? Non basta che mi possa aiutare,che mi presti ascolto e mi aiuti a riflettere su di me,che mi aiuti a trovare il bandolo della mia matassa,che investa del suo tempo a riannodare i miei fili..
Noi siamo importanti soprattutto per noi stessi ed è grasso che cola se troviamo qualcuno con cui ce la intendiamo abbastanza per poterci aprire e confidare...
...
in un certo senso sono d'accordo con te. Come si fa ad attendersi da una persona che si interessa a noi per danaro che ci comprenda intimamente o che ci prenda davvero a cuore? Mutatis mutandis è come l'amore mercenario. Si può pretendere una prestazione ma non un interessamento personale. Io sinceramente preferisco tenermi tutto per me piuttosto che vuotare il sacco con qualcuno che mi asclta per soldi e che ogni volta che gli parlo magari intimamente si dice ("pensa te", "poveraccio", "che palle", "devo fare la spesa", "che giornata d'inferno, questo qui è il peggio di tutti" o cose simili!). O forse non se lo dice ma il dubbio che lo faccia rimane perchè mi sta ascoltando per danaro, lo fa per lavoro.

LALA: Ma lo psico NON deve interessarsi a livello personale altrimenti nn potrebbe analizzarti.è uno specialista che vede là dove il paziente non vede.è una luce su delle ombre.certo,ce ne sono di incapaci,come in tutti i lavori,anke d grande responsabilità.io sono stata aiutata tanto dalla mia psico,che Dio la benedica Embarassed e nn siamo amiche nè ci vogliamo "bene" nel senso di rapporto stretto di amicizia ad es.eppure mi ha aiutato.e gratuitamente,PENSA TE.

ABC: Eh. In effetti anch'io avrei il timore di welyyy... Infatti, se mai mi capitasse di andare da uno psicoterapeuta, credo sarei molto cauta nell'instaurare un rapporto personale... io ti parlo, tu mi ascolti, mi fai diagnosi mi dai consigli professionali e tutto, magari instauriamo pure un buon clima di cortesia, ma fine.

WELYYY: Lala ha scritto:
Ma lo psico NON deve interessarsi a livello personale altrimenti nn potrebbe analizzarti.è uno specialista che vede là dove il paziente non vede.è una luce su delle ombre.certo,ce ne sono di incapaci,come in tutti i lavori,anke d grande responsabilità.io sono stata aiutata tanto dalla mia psico,che Dio la benedica Embarassed e nn siamo amiche nè ci vogliamo "bene" nel senso di rapporto stretto di amicizia ad es.eppure mi ha aiutato.e gratuitamente,PENSA TE.


ma vedi non è il discorso in sè di farsi pagare che dà fastidio. Figurati, è un lavoro, ed è giusto farsi pagare. A mettermi a disagio è l'idea di dover palesare qualcosa di intimo di me ad un qualcuno NON CONOSCO e che mi osserva e mi ascolta asetticamente come su un ideale tavolo anatomico senza che da parte sua ci sia alcun interesse personale ed umano. Insomma io i fatti miei li condivido con chi voglio io e solo se dall'altra parte c'è qualcuno che è in grado si instaurare con me una relazione che non sia d'interesse venale (perchè alla fine di questo si tratta). Insomma se a qualcuno non dà fastidio farsi ascoltare a pagamento che vada pure dallo psicologo a raccontargli i fatti propri. Solo in quel caso ne trarrà giovamento. Io la vedo così.

LALA: a volte non ci si vuole andare anche xkè non ci si vuole mettere in discussione.bisogna avere due palle così per andarci,o stare molto male,o entrambe le cose.

WELYYY: Lala ha scritto:
a volte non ci si vuole andare anche xkè non ci si vuole mettere in discussione.bisogna avere due palle così per andarci,o stare molto male,o entrambe le cose.
io non ci vado perchè non mi va di raccontargli i fatti miei. punto.

LALA: o perché non ti serve.se fossi disperato ci andresti,ne sono sicura.

TERSITE: welyyy ha scritto:

ma vedi non è il discorso in sè di farsi pagare che dà fastidio. Figurati, è un lavoro, ed è giusto farsi pagare. A mettermi a disagio è l'idea di dover palesare qualcosa di intimo di me ad un qualcuno NON CONOSCO e che mi osserva e mi ascolta asetticamente come su un ideale tavolo anatomico senza che da parte sua ci sia alcun interesse personale ed umano. Insomma io i fatti miei li condivido con chi voglio io e solo se dall'altra parte c'è qualcuno che è in grado si instaurare con me una relazione che non sia d'interesse venale (perchè alla fine di questo si tratta). Insomma se a qualcuno non dà fastidio farsi ascoltare a pagamento che vada pure dallo psicologo a raccontargli i fatti propri. Solo in quel caso ne trarrà giovamento. Io la vedo così.

in effetti weely non e' facile ... raccontare ad un estraneo
le tue cose piu' intime Shocked
si dice generalmente la cosa piu' difficile e' varcare "quella soglia"
poi una volta fatto, tutto diventa piu' semplice di come si credeva...
beh e' sbagliato il difficile non e' varcare la soglia, il difficile e' continuare , ogni giorno c'e' un muro da abbattere , una resistenza da superare... ma vedo che vado avanti Very Happy
la psicoanalista non e' un'amica e nemmeno tua sorella o tua madre (meno male in questo caso!)
ma un tecnico che ti porta a scoprire te stesso , cosa c'e' che ti ha bloccato ... una sorta di Virgilio che ti fa scendere nel tuo inferno personale


P.S: spero di non averti terrorizzato troppo Laughing
io mi diverto pure dalla psic spesso rido di gusto
anche quando parlo delle "mie nevrosi"
a volte sono triste , altre imbarazzato
non e' facile ... prova ma di che hai paura? di te stesso?
con affetto tersite

WELYYY: ti ringrazio Tersite, ma io NON HO BISOGNO DELLO PSICOLOGO. Non ne sento la necessità. Non ho paura di nulla mi dà proprio fastidio l'idea di andare da un "tecnico" a farmi aggiustare l'anima come se stessimo parlando di qualche diodo al silicone da cambiare. Mi dispiace. Non condivido proprio questa impostazione metodologica. Mi dà un senso di ipocrisia. ma a questo "tecnico" a cui io racconto i miei patemi che glie ne importa in fondo in fondo di me? Niente. Quando ha finito con me ed ha preso la parcella attacca con un altro. Come una catena di "smontaggio". No, davvero. Non lo reputo un percorso adatto a me. Probabilmente litigherei anche con lo psicologo

DR.SSA ARDUINO: stiamo "strisciando" verso gli OT. Naturale, tuttavia vi invito ad aprire un post sulle "opinioni ed esperienze in psicoterapia", diversamente questa FAQ diventa un'altra cosa! salutoni
inserito argomento opinioni ed esperienze in psicoterapia
http://argonauti.it/forum/viewtopic.php?t=4335
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FAQ 5 - posso parlare con lo psi di mio marito/moglie/figli?

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 22:25

FAQ 5 - posso parlare con lo psi di mio marito/moglie/figli?

Con un adulto (ma anche con un ragazzo, entro certi limiti) un terapeuta non lavora per rieducarlo, di solito, ma percorre una strada con lui di ricerca di consapevolezza e di cambiamento. Almeno questo si intende quando si parla di analisi e di analista. A volte parenti e amici vogliono sapere, capire, avere consigli di comportament, è normale. Non è che debbano farsi i fatti propri, assolutamente. Anzi, confrontarsi con un esperto può aiutare a capire meglio le dinamiche che sono in atto, perchè nessuno è un'isola e quello che mette in campo in una relazione è per forza condizionato da coloro con i quali è in relazione. Infatti si può notare quanto si cambia secondo le persone con cui si sta, entro certi limiti ovviamente. Non credo che nessun terapeuta serio potrebbe però consigliare un comportamento, ma aiutare a vedere le cose in modo più ampio, esattamente come si sta facendo (penso, se si tratta di analisi appunto) con il paziente stesso. Perciò si può tranquillamente proteggere lo spazio di riservatezza e di segreto che è così essenziale in un'analisi, evitando di parlare con i parenti e soprattutto di farlo in separata sede. Si metta nei panni di lui: come può aprirsi liberamente se sa che il suo analista parla anche con la compagna? Qualsiasi cosa si dicano (e se non si è presenti si possono fare mille fantasie) , emotivamente lo si può sentire uno spazio non più privato ma invaso e quindi non usarlo più al meglio. E' preferibile chiedere consulenza a un altro psicologo, anzi meglio, per i motivi che ho spiegato. Il fatto è che spesso, più o meno consciamente, i parenti vogliono "far sentire la loro" nella speranza che il terapeuta sposi il loro punto di vista e "ricostruisca" la persona come fa piacere a loro. Non dico che sia sempre così, ma è comunque un'eventualità umanamente comprensibile da cui il terapeuta deve proteggere lo spazio di lavoro, per il buon proseguimento del lavoro stesso.
Diciamo anche che quando una persona è in analisi, soprattutto per un problema che si manifesta nella coppia, è fortemente auspicabile che anche l'altro polo faccia un percorso di riflessione, proprio per vedere non tanto come trattare il "malato" ma quali componenti ciascuno mette in campo per ottenere quel risultato.
In ogni caso si tenga conto che qui non è possibile entrare nel merito della specificità dei singoli casi e quindi queste mie riflessioni sono puramente uno stimolo.
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REPLICHE A FAQ 5

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 22:27

REPLICHE A FAQ 5

JACK STEREO: di seguito riporto stralci di un articolo che ho trovato in rete in cui ritrovo buona parte della situazione che stiamo vivendo (al di là del fatto che sia riferito alla BDP)

"Capita sovente che siano i familiari a richiedere un intervento per i propri figli oppure un sostegno per se stessi al fine di fronteggiare nel modo più utile la situazione familiare che può, in molti casi, rivelarsi gravemente disturbata.
E' cioè possibile, per uno o più familiari di un paziente con diagnosi di disturbo borderline di personalità, iniziare un percorso psicologico di sostegno che può produrre cambiamenti all'interno del sistema e produrre effetti terapeutici in modo "indiretto". Questo perché, dal punto di vista della psicologia emotocognitiva, essendo un approccio di tipo sistemico, esiste qualcosa nel sistema globale in cui è inserito il paziente che, nel suo tentativo di attivarsi per aiutare a risolvere la situazione, può portare a perseverare in alcuni atteggiamenti e comportamenti che, pur se funzionali in alcuni momenti, potrebbero rivelarsi proprio quelli che non permettono di sbloccare la situazione. Questo perché paziente e famiglia sono invischiati entrambi nel problema ed i tentativi di risolverlo che non hanno prodotto l'effetto sperato spesso contribuiscono ad aggravare la situazione ovvero la famiglia del paziente con diagnosi di BPD è uno specifico sistema di riferimento i cui costituenti sono stati "costretti" ad organizzarsi per far fronte al problema ma, col tempo, l'organizzazione ha trovato un suo equilibrio disfunzionale da cui ci si sente schiacciati. Lo psicologo, quale risorsa esterna, valuterà il sistema riorganizzandone le risorse in modo che siano più funzionali al miglioramento delle condizioni di vita del sistema e quindi dei propri costituenti.

La famiglia del paziente borderline spesso chiede allo psicologo esperto in organizzazione borderline di personalità cosa concretamente può fare per risolvere la situazione del proprio familiare. Lo psicologo esperto può indicare in modo molto concreto e pragmatico quali comportamenti specifici in relazione a specifiche situazioni la famiglia può adottare per gestire la situazione disfunzionale nel tentativo di produrre un cambiamento.
Il percorso di sostegno psicologico ha come obiettivo quello di fornire soluzioni adeguate per impedire al sistema di irrigidirsi su posizioni disfunzionali.
Il sostegno psicologico e la prevenzione in psicologia per quanto concerne l'intervento con il paziente o la famiglia del paziente borderline è più efficace quanto più è precoce, ovvero prima che la famiglia entri in quello stato psicologico di pessimismo, rinuncia, insoddisfazione. I segnali come i frequenti litigi, l'escalation di rabbia, fino ai casi in cui si arriva a forti sentimenti di colpa o di incapacità di trovare soluzioni per aiutare il proprio familiare, sono indici che ci permettono già all'inizio di questi comportamenti di chiedere un intervento psicologico di sostegno.

[cut]

Spesso, per tentare di aiutare un proprio familiare con diagnosi di disturbo borderline, si rinuncia a se stessi, alle proprie attività, si dimenticano anche i propri problemi perché sembra che l'unico problema sia il nostro familiare. Tutta la nostra vita, tutta la vita della famiglia inizia a girare intorno al paziente che, come sappiamo, utilizzerà sempre atteggiamenti di tipo manipolatorio per gestire l'ambiente e gli altri. Comportamenti che possono arrivare a veri e propri sintomi gravemente disfunzionali come i tentativi di suicidio o la minaccia di suicidio, i comportamenti autolesivi come i taglietti su braccia e gambe, le condotte bulimiche di abbuffate e vomito oppure il rifiuto del cibo, le idee di morte, l'adesione a gruppi settari o l'isolamento.

[cut]

La famiglia di un paziente borderline si trova a fronteggiare continui cambi di posizione, frequenti alterazioni dell'umore (da una forma depressiva, pessimistica alla rabbia o all'euforia rabbiosa), l'ira improvvisa e le minacce. Ad ogni apparente miglioramento corrisponde quasi sempre una ricaduta. Un momento sembra che tutto vada bene ed il giorno dopo, ma a volte soltanto poche ore o pochi minuti dopo accade esattamente l'opposto. Una situazione estremamente complicata che, un non esperto, difficilmente può riuscire a fronteggiare soprattutto quando è inserito nello stesso contesto del paziente."

l'articolo intero:
http://www.psyreview.org/articoli2004/2 ... llo-01.htm

lei cosa ne pensa?

DR.SSA ARDUINO: una patologia borderline è una cosa particolare, come altre patologie mentali quali la schizofrenia. così come è diverso per un'età molto giovane. In ogni caso una terapia sistemica prevede la compresenza di tutto il nucleo, così come una terapia di coppia. Diverso sono consigli o informazioni dati in separata sede e soprattutto segretamente ai familiari. In ogni caso, lascerei certametne al terapeuta il compito di risponderle, naturalmente solo lui insieme a voi ha il polso reale della situazione.
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FAQ 6 - La psicoterapia non funziona, che fo'?

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 22:33

FAQ 6 - La psicoterapia non funziona, che fo'?

"Ho l'impressione che la psicoterapia non mi stia servendo a nulla. Cosa posso fare?"
questa una FAQ che mi è stata proposta.
Vediamo.
Capitano spesso momenti in cui ci si sente scoraggiati ed anche piuttosto arrabbiati col proprio terapeuta, si ha l'impressione che non serva, che le aspettative per cui si è andati in psicoterapia risultino disattese. Innanzi tutto bisognerebbe ripensare, appunto, a quelle motivazioni: sono realistiche? Sono adeguate? sono addirittura auspicabili? Perchè la psicoterapia non è un supermercato in cui si va a comprare quello che si vuole, tanto lì c'è tutto. E' un percorso spesso lungo e difficile alla ricerca di se stessi, della propria autenticità e del superamento di quello che ci ostacola. Non è una beauty farm dell'anima a cui ricorrere per avere la psiche che è più di moda e imparare a fare com'è più di successo. Il nostro essere si ribella a questo. Certo la sofferenza che si portano dietro i mali dell'anima è speso insopportabile ed è giusto sperare di superarla. Ma è importante capire che a volte deriva proprio dalla pretesa di essere fatti in un certo modo, di sapersi comportare così e cosà, come detta la cultura, l'ambiente o le nostre stesse utopie. Non abbiamo questo potere, non possiamo andare contro natura, ma possiamo scoprire chi siamo e perchè siamo qui, cosa possiamo aspettarci dgli altri e da noi stessi, il che non è affatto poco.
Ogni problema poi va visto a sè, non pretendo di elencarli qui. Ma se ci pensiamo, spesso sono il risultato di un certo modo di pensare e di pensarci, e quindi il discorso ci riconduce almeno in parte a quanto dicevo.
Che fare, comunque? L'unica cosa davero sensata è parlarne col terapeuta: questo apre un dialogo che ci darà indicazioni, in un modo o in un altro. Che ci convincerà a seguitare o ad abbandonare: come dicevo in altri post, la terapia è come un amore, con una certa persona può funzionare o meno e bisogna saper resistere se è il caso, ma anche abbandonare se proprio non va. Magari per un altro amore. Ma stare attenti che non sia solo una fuga irresponsabile da tutti gli amori...
Ricordo che le FAQ di questo forum sono un po' particolari, vogliono comunque essere un dialogo aperto al contributo di tutti (se no mi aprivo la mia rubrica personale, non vi pare?
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REPLICHE A FAQ6

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 7 settembre 2009, 22:35

REPLICHE A FAQ 6

LULLINA: be è anche vero che bisogna trovare la terapia, ma sopratutto il terapista che fa per noi...
percio se propio non va va cambiato Wink

ROSAROSA: Cara dottoressa, mi scuso se parlo di questo argomento in due messaggi ma vorrei chiedere sia il Suo parere che quello del dottor Legacci. A giugno è morto improvvisamente il mio psicologo. Era un analista ad indirizzo fenomenologico. Mi sono sentita completamente spaesata. In pochi mesi lui mi aveva aiutata tantissimo: all'improvviso, mi sono ritrovata sola e persa. Ho parlato con un suo collaboratore che mi ha dato alcuni nomi; ho visto due psicologi in particolare, e ne ho scelto uno. Ora ci vado da settembre.
Con questa persona ho un rapporto altalenante. Quando parla tante volte non lo capisco, non mi riconosco nelle sue interpretazioni, mentre quando l’altro mi interpretava un sogno mi sembrava che illuminasse, sentivo di fare un passettino in avanti, ero entusiasta di scoprire qualcosa di me. Come se mi abbracciassi, mi riconoscessi. Invece con questa nuova persona non c’è la stessa sintonia. Spesso le cose che dice mi sembrano banali, lontane da me. A volte mi pare che parlare con lui mi faccia bene, mi sembra di essere un pochino più forte e consapevole; altre volte invece ho l’impressione di essere circa al punto di prima, e ho paura di perdere anche i progressi che avevo fatto con il terapeuta che ora non c’è più. Non so se dargli e darmi altro tempo, oppure cambiare. Ho paura di sbagliare. E’difficile pensare di ricominciare dall’inizio con un’altra persona ancora. Come trovare lo psicologo adatto? In realtà ho in mente un paio di nomi (se vuole glieli dico), ma saranno quelli giusti? E se non mi trovassi bene con nessuno, perché in realtà dentro di me ho idealizzato il primo terapeuta e non concedo la mia fiducia ad altri? E se fosse solo questione di tempo, di avere un po’di pazienza prima di vedere qualche risultato? Però vorrà dire qualcosa, se non sento empatia con questa persona... A volte mi pare proprio che non mi capisca. Quanto tempo bisogna andare da un terapeuta per capire se è la persona che ci può aiutare? Spero in una Sua risposta, ho davvero bisogno di un consiglio…

DR.SSA ARDUINO: cara rosarosa, certamente non mi è possibile dirle qualcosa di assolutamente giusto, posso riferire qualche impressione, qualche pensiero in merito, ed altri colleghi potranno aggiungere le loro impressioni. E' certo una domanda difficile quella che lei pone. La prima cosa che mi viene in mente è che una terapia "profonda" come quella analitica genera un rapporto molto intenso. Come spesso dico, è proprio come un amore. Non c'entra l'attrazione sessuale (anche se a volte si provano di questi sentimenti, e la cosa non deve spaventare finchè non è messa in pratica), parlo di amore come eros, come senso di comunicazione profonda. Non è sempre presente e sempre intenso, ma se c'è si sente e ha spessore. Quindi lei è presumibilmente a lutto, ha perso una persona molto importante, ed è a lutto letteralmente e in modo più grande poichè il suo terapeuta è proprio andato via da questo mondo. Non si superano i lutti in quattro e quattr'otto e altrettanto con difficoltà si "sostituisce" un amore con un altro. Ma si può, succede proprio come per una vedovanza di riuscire a superare il dolore, la perdita, la nostalgia, i confronti che inevitabilmente si fanno per riuscire a vedere che si tratta di due cose differenti: l'una è finita nostro malgrado e rimpiangerla non porta da nessuna parte (anche se è più che comprensibile), l'altra nasce, e riuscire a viverla come un'altra cosa che, in quanto tale, può darci persino qualcosa di più, di diverso e stimolante, è difficile. Anche il nuovo terapeuta è alle prese con questo suo lutto (spero che lo sappia, credo di sì... semmai non lo sapesse diventerebbe urgentissimo metterlo al corrente) e con i problemi che comporta. Anche il terapeuta è una persona e rende meglio se è a sua volta "amato", accettato e non messo continuamente a confronto. Siamo preparati ad affrontare questo, e quindi ce la caviamo benino, di solito, ma finchè lei non lo accetta pienamente come una nuova possibilità, nessun terapeuta renderà al meglio perchè lei, seppure non volutamente, farà barriera e non lo lascerà arrivare del tutto al suo cuore. Quindi, non ha alcuna importanza che lei mi dica i nomi dei colleghi che vorrebbe interpellare (e comunque non sarei certo in grado di giudicare), perchè si trattasse pure di Jung (sono junghiana...) non saprebbe fare meglio del suo attuale analista. E quindi credo che prima di tutto lei debba lavorare su questo lutto e quando lo avrà superato sarà più lucida per valutare eventuali incompatibilità. Ma per ora penso che il problema sia accettare di prendere quel che le si offre anzichè rimpiangere chi non c'è più. Ed è un percorso, irto e importante anche questo. Tanta, tanta comprensione da parte mia

ROSAROSA: Grazie dottoressa, ho riflettuto tanto sulle sue parole. E'vero, una parte di me è in lutto. Mi mancano le sue parole, la capacità che aveva di rassicurarmi, il modo in cui mi sentivo, tremante e scombussolata come dopo un'operazione a cuore aperto, emozionata come se stessi mettendo piede sulla luna, quando uscivo dal suo studio. Mi domando quanto dovrò aspettare per poter decidere. Dice che il mio nuovo analista non potrebbe essere più bravo di così; lo deduce da qualcosa che ho scritto?A volte le sue interpretazioni mi sembrano proprio banali, lontane da me; e poi è anziano, avrà 65 anni, e ho paura che muoia anche lui. D'altra parte, però, non si possono mai sapere queste cose... il mio dottore aveva appena compiuto i 50, e in due secondi se n'è andato lo stesso. Come potrò capire di aver superato questo dolore, e di avere la lucidità per decidere e la disponibilità ad accettare di dare a un altro le chiavi del mio cuore? Grazie ancora per avermi ascoltata

DR.SSA ARDUINO: mah... penso che sia quasi un paradosso: si capisce di aver superato .. quando si è superato. Finché si è dentro non si vede la soluzione, e penso che questo valga per molte situazioni. Diciamo che si pouò, più concretamente, procedere per piccoli passi. Il primo è senz'altro parlarne con lui. Se questo "smove le acque" sia proprie che del terapeuta, allora si sente un progresso e si può accettare di andare avanti. Se invece non succede può darsi che non possa funzionare, magari non adesso, magari come per un lutto bisogna piangere un po' prima di iniziare una nuova storia. Questo lo si fa comunque, anche andando in terapia da un altro c'è un periodo passato a piangere il lutto, cosa che si manifesta non solo con il pianto vero e proprio ma anche con la "resistenza" a lavorare con l'altro.
Consideri che non può proprio pensare di avere una replica del suo precedente terapeuta, non può pensare che col nuovo si ripeteranno prima o poi le stesse senzazini e risultati. Se riesce a prendere il buono che c'è , diverso ma altretanto importante, allora va tutto bene. Ma finchè aspetta che "lui torni" aspetterà invano. Valuti cosa le dà il nuovo percorso. Dico che il suo analista attuale è il meglio che c'è perchè in queste condizioni è difficile che qualcuno possa davevro dare se stesso. Le ripeto: la prima chiave è parlarne con lui. auguroni!

FRANCESCO 71: mah... penso che sia quasi un paradosso: si capisce di aver superato .. quando si è superato. Finché si è dentro non si vede la soluzione, e penso che questo valga per molte situazioni. Diciamo che si pouò, più concretamente, procedere per piccoli passi. Il primo è senz'altro parlarne con lui. Se questo "smove le acque" sia proprie che del terapeuta, allora si sente un progresso e si può accettare di andare avanti. Se invece non succede può darsi che non possa funzionare, magari non adesso, magari come per un lutto bisogna piangere un po' prima di iniziare una nuova storia. Questo lo si fa comunque, anche andando in terapia da un altro c'è un periodo passato a piangere il lutto, cosa che si manifesta non solo con il pianto vero e proprio ma anche con la "resistenza" a lavorare con l'altro.
Consideri che non può proprio pensare di avere una replica del suo precedente terapeuta, non può pensare che col nuovo si ripeteranno prima o poi le stesse senzazini e risultati. Se riesce a prendere il buono che c'è , diverso ma altretanto importante, allora va tutto bene. Ma finchè aspetta che "lui torni" aspetterà invano. Valuti cosa le dà il nuovo percorso. Dico che il suo analista attuale è il meglio che c'è perchè in queste condizioni è difficile che qualcuno possa davevro dare se stesso. Le ripeto: la prima chiave è parlarne con lui. auguroni!
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FAQ 7 - quanto dura la psicoterapia?

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:29

FAQ 7 - quanto dura la psicoterapia?

Domanda ricorrente, anche questa. Non mi dilungo, ma invito a leggere qui:
http://argonauti.it/forum/viewtopic.php?t=3584
dove sostanzialmente dico:
i tempi della terapia... dipende dalla terapia (anche) perchè ci sono terapie che per definizione sono brevi e focalizzate e quindi terminano perchè sono concepite con un termine se non proprio prestabilito, quasi. Se invece per termine si intedende il momento in cui è avvenuto un cambiamento significativo (non necessariamente una risoluzione, ma un cambiamento che la avvii),allora chiaramente i tempi non sono prevedibili perchè - a differenza delle cure mediche fisiche - la partecipazione del cliente è molto alta e quindi dipende più da lui che dal terapeuta.
La regola d'oro che vale sempre e comunque è: domande di questo tipo vanno fatte al proprio terapeuta, il quale innanzi tutto potrà spiegare meglio di che metodo si avvale, e soprattutto potrà lavorare insieme alla persona sui motivi profondi di questa domanda, che non sono per nulla scollegati dalle problematiche per cui si è in terapia.
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