16 FAQ RIUNITE

In questa sezione puoi ottenere informazioni generali di carattere psicologico dal moderatore o da membri autorizzati, psicologi o psicoterapeuti, dalle Pagine Blu. Gli psicologi possono fornirti tutte le informazioni necessarie per offrire un contributo in merito alla prevenzione del disagio mentale, familiare e sociale ma in nessun caso possono fornire diagnosi o indicazioni sui trattamenti da effettuare.

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REPLICHE A FAQ 7 - quanto dura la psicoterapia?

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:31

REPLICHE A FAQ 7

BATIK: Avrei una domanda da farLe: perchè bisogna per forza dirsi addio? Perchè dopo anni di terapia non si può restare in contatto telefonico o epistolare con il terapeuta,ma nel momento in cui si decide di interrompere di comune accordo la psicoterapia si deve cessare anche quel rapporto umano e cordiale che si era creato nel tempo?

DR.SSA ARDUINO: francamente non vedo perchè... diciamo che il terapeuta cautela il paziente per l'eventuale necessità di possibili ritorni, mantenendo il giusto distacco, ma ciò non toglie che ci si possa tenere in contatto e nel tempo cambiare il proprio rapporto in uno più "alla pari". Ma ogni situazione va vista a sè, naturalmente
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FAQ 8 - Empatia, transfert e altre piacevolezze psi

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:32

FAQ 8 - Empatia, transfert e altre piacevolezze psi

Sentiamo ormai in uso piuttosto comunemente (soprattutto nei forum a impronta psicologica) usare termini come "empatia", "proiezione", "tranfert e controtransfert", a volte in modo non troppo corretto. Provo a chiarire, usando alcuni schematici "indicatori" che, in quanto schematici, devono essere intesi proprio come stimoli e non certo verità:

- Empatizzare non deve essere confuso con proiettare. L'empatia fa sentire quello che l'altro prova, ma bisogna essere molto "indifferenti" nel senso di amorevolmente distaccati, diversamente semplicemente si attribuisce ad altri questioni proprie che possono avere qualche attinenza con la realtà dell'altro, oppure addirittura per nulla (proiettare). Come distinguere? E' "altissimamente" improbabile che si possa empatizzare con poche righe tra persone sconosciute, e via internet (cioè privi dell'informazione corporea): quindi all'occhio.
- attenzione a non confondere la sensibilità, la capacità empatica con la suscettibilità.Come ditinguere? la suscettibilità scatta sempre sul negativo, perciò si può cominciare cautamente a pensare alla sensibilità quando si è in grado di sentire la gioia e soprattutto la serenità. Prima, all'occhio.
- tranfert e controtransfert sono termini altamente tecnici che hanno un significato piuttosto complesso. Sono propri di un setting terapeutico, non di una relazione quotidiana, tanto meno internettiana. Quindi si può parlare solo di "azioni e reazioni emotive", ma proprio semplice semplice
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REPLICA A FAQ 8

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:37

REPLICA A FAQ 8

QWERTY1965: nn e un problema di empatia ma di nn subire la psicoterapia anche contro volonta anche se" giusta".

ALLEGRA: empatia. bcjkvbkjb .scusate

WOPE: Riguardo all'empatia: mi sembra ci si possa iimmedesimare negli altri anche in assenza ... della presenza fisica ... leggendo ciò che l'altro scrive, esprime di sé.
E' quello che accade quando leggiamo i romanzi; ci immedesimiamo nei personaggi, nei loro sentimenti, no?
La possibilità di immedesimarsi 'correttamente' nei sentimenti altrui è legata anche allo stile di chi scrive, ai particolari che racconta di sé e al modo in cui lo fa.
In ogni caso, per distinguere tra empatia e proiezione, anche nei rapporti faccia a faccia, mi sembra ci sia solo un modo: lasciar esprimere l'altro, esprimersi, confrontarsi, chiarirsi ....

BLACKBIRD: Vorrei ricordare che da recenti scoperte in ambito neurologico è stata comprovata l'esistenza dei "Neuroni mirror"; sono cellule cerebrali che "scaricano" cioè si attivano anche quando si vede un'altra persona compiere un determinato gesto,senza che questo sia compiuto in prima persona... Nelle scimmie funzionavano quando,dopo aver eseguito un compito,vedevano lo stesso essere compiuto da altri (uomini compresi)
Può essere questa nuova scoperta una delle basi per comprendere i meccanismi che ci permettono di metterci nei panni dell'altro?
Può essere che esista una sorta di empatia anche in specie diverse?

[quote"wope"]La possibilità di immedesimarsi 'correttamente' nei sentimenti altrui è legata anche allo stile di chi scrive, ai particolari che racconta di sé e al modo in cui lo fa. [/quote]

Secondo me è vero che una sorta di comprensione dell'altro la si possa avere anche tramite questo mezzo, tuttavia credo che lo scritto sia più cammuffabile e distorcibile nei confronti di un rapporto a tu per tu in cui si aggiungono contributi comunicativi plurimi.
E poi l'empatia si utilizza soltanto per "comprendere l'altro"?

WOPE: Sì, lo scritto è cammuffabile ... infatti non si può mai essere certi di essersi immedesimati in ciò ch eprova la persona, semmai con ciò che ha scritto.
Però penso che le doti empatiche 'immediate', quelle che si basano sull'immediatezza del rapporto con l'altro, a volte siano messe a dura prova dal controllo delle emozioni che caratterizza i comportamenti umani nella società in cui viviamo, almeno in alcuni contesti (es. sul lavoro, in situazioni formali).
Quando le emozioni nel volto e nel corpo dell'altro sono 'congelate', a volte la proiezione di propri vissuti sull'altro, a partire da informazioni di tipo più razionale, può rendere un servigio alla comprensione dell'altro quanto e più dell'empatia, secondo me.

Mi sembra che entrambe, empatia e proiezione, siano meccanismi alla base della comunicazione umana, della comprensione reciproca, della creazione di uno spazio condiviso, intersoggettivo. E' comunque importante imparare a distinguere questi due processi.

NOVEMBRE: Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto:

L'empatia fa sentire quello che l'altro prova, ma bisogna essere molto "indifferenti" nel senso di amorevolmente distaccati, diversamente semplicemente si attribuisce ad altri questioni proprie

E' difficilissimo distinguere l'empatia dalla proiezione. Anche perchè spesso si sente quello che prova l'altro solo nel momento in cui abbiamo vissuto una situazione simile alla sua.
Crediamo che l'altro provi ciò che in quella circostanza abbiamo provato noi e che, quindi, abbia le nostre stesse reazioni. In questo caso, ad esempio, è più facile parlare di "confusione", più che di empatia.
E' difficilissimo essere "amorevolmente distaccati". Anzi, detto così sembra quasi contraddittorio. Mi metto nei panni dell'altro, ma mantengo una certa distanza.
Cosa ne pensate?

WOPE: Forse la proiezione coinvolge il pensiero - anche in modo inconsapevole - piu' massicciamente dell'empatia.

Infatti novembre scrive:

Citazione:
Crediamo che l'altro provi ciò che in quella circostanza abbiamo provato noi e che, quindi, abbia le nostre stesse reazioni. In questo caso, ad esempio, è più facile parlare di "confusione", più che di empatia.

Penso che invece l'empatia permetta di 'sentire' un'emozione in sintonia con l'altro anche a partire da elementi piu' immediati, percettivi, sguardo, tono di voce, postura, cioe' a partire da elementi di comunicazione non verbale (che secondo me, in senso piu' o meno lato, ci sono anche nel linguaggio scritto).

Non so fino a che punto sia concretamente possibile distinguere nettamente i due fenomeni con la semplice osservazione di se stessi.
Comunque per accertarsi di cio' che prova o vive l'altro forse e' meglio parlarsi, almeno nella vita di tutti i giorni...

Sull'amorevole distacco ... eh! Mi viene da chiedere alla dottoressa: "E come si fa a capire quando c'e' amorevole distacco?" Forse quando si e' rilassati e si hanno pochi pensieri per la testa, cosicche' pur nel distacco si puo' essere in contatto piu' immediato con l'Altro?

DR.SSA ARDUINO: wope ha scritto:
Sull'amorevole distacco ... eh! Mi viene da chiedere alla dottoressa: "E come si fa a capire quando c'e' amorevole distacco?" Forse quando si e' rilassati e si hanno pochi pensieri per la testa, cosicche' pur nel distacco si puo' essere in contatto piu' immediato con l'Altro?

quando c'è serenità nel cuore pur sentendo una calda partecipazione... semplice quanto difficili

LITTLE ANNA: Ultimamente il mio psi mi dice che se non dovesse più vedermi non cambierebbe niente per lui;questo mi fa star malissimo,perchè mi rendo conto che è una relazione non alla pari:io provo tanto e lui niente. Forse vuole che io mi stacchi emotivamente da lui,non so,a me fa solo male,perchè mi viene spontaneo questo ragionamento:se lui non si è affezionato per niente a me vuol dire che io non riuscirei a far affezionare a me nessuno...come riesce ad interessarsi a me e nello stesso tempo a rimanere così distaccato?Sembre umanamente difficile.

DR.SSA ARDUINO: "amoreveole" e "distacco" sembrano in contraddizione ma non lo sono...

TERSITE: little anna ha scritto:
...se lui non si è affezionato per niente a me vuol dire che io non riuscirei a far affezionare a me nessuno...

perche' mai? la psicoterapia la vedrei piu' come un cammino, lo psicoterapeuta come uno sherpa che ti guida all'interno di te stessa , rimaresti attaccata tutta la vita al maestro delle elementari? Io penso di no!

ALLEGRA: empatia significa identificarsi con un altro individuo, capire cosa prova altro nel proprio interiore, cioè nell'es, senza però provare la stessa emozione, per questo motivo in psicoterapia sembra che il paziente non viene capito dal psicotepeuta. secondo me è questa l'empatia.
In psicoanalisi, benché ogni scuola o orientamento della medesima abbia un suo punto di vista più o meno simile nella teoria e nella conseguenze pratiche della gestione del transfert, si può dire in generale che tale meccanismo naturale viene utilizzato, o comunque dovrebbe essere utilizzato, da colui che è posto nella relazione nel ruolo dell'analista, a fini terapeutici ovvero per portare avanti e infine a compimento il processo psicoanalitico.

Il transfert è praticamente una normale proiezione che può essere positiva (transfert positivo), con connotazioni di stima, affetto, amore per il partner della relazione, oppure avere una valenza negativa (transfert negativo) quando le emozioni che vengono messe in gioco dal transfert sono per lo più di competitività, invidia, gelosia, aggressività.

Quando si tratta della relazione tra analizzato e analista per lo più nel linguaggio che descrive questo tipo di relazione viene comunemente usato il termine di transfert al posto di quello di proiezione.

La relazione tra analista e analizzato è infatti paragonabile a una qualsiasi storia d'amore, dove forze di attrazione e anche forze di repulsione hanno modo di dispiegarsi. Sta alla capacità dell'analista e alla buona volontà dell'analizzato saperle gestire nel migliore dei modi.

In questo gioco di forze emotive affettive anche l'analista è pienamente coinvolto, si parla infatti nel gergo proprio di questa nuova disciplina, di controtransfert per intendere la reazione immediata emotiva e affettiva al trasfert del paziente da parte di chi dovrebbe sostenere la funzione analitica ed è quì che l'analista che sa il suo mestiere può mettere in atto le sue capacità che consistono fondamentalmente nel riuscire a prendere distanza dal suo stesso immediato sentire il transfert del paziente.

Questa capacità non è richiesta al paziente proprio per il suo essere nel ruolo di paziente, ma la sua emancipazione da questo ruolo avviene proprio nella misura in cui anch'egli apprende dall'esempio e quindi dalla conoscenza dell'analista a prendere distanza da questo suo immediato sentire che produce il transfert.

L'azione dell'analista in questo modo oltre a testimoniare la potenza del metodo analitico e della funzione analitica conduce a dissoluzione la dipendenza del paziente dall'analista come figura autoritaria sia pure solo conoscitiva che era stata indotta da un transfert non risolto o non del tutto risolto nella vita quotidiana dove come si sa la dipendenza per lo più viene valutata modalità normale del relazionarsi umano in quanto appunto fa norma.inventore geniale è stato Freud.

AGIADA: Gentile dott.ssa,
lei dice che :"tranfert e controtransfert sono termini altamente tecnici che hanno un significato piuttosto complesso. Sono propri di un setting terapeutico, non di una relazione quotidiana, tanto meno internettiana. Quindi si può parlare solo di "azioni e reazioni emotive", ma proprio semplice semplice".
Il mio compagno ha avuto un episodio tempo fa che oggi lui definisce un "transfert" per una persona alla quale confidava il dolore perchè la sua ex lo aveva lasciato e alla quale raccontava particolari importanti di quella relazione. Lui sostiene di avere avuto un transfert per questa persona perchè si era convinto che questa donna fosse sia fisicamente che come personalità uguale alla ex (però uguale alla ex come se la ricordava all'inizio del loro rapporto e non come era diventata nel corso degli anni). Ha capito di avere avuto un transfert quando a distanza di mesi ha rivisto questa donna e ha capito che non aveva nulla di simile caratterialmente alla ex ragazza e inoltre fisicamente ha trovato questa donna completamente insignificante (non è il suo tipo) e ancora oggi si chiede come ha potuto anche dichiararsi a questa donna ed è contento che questa donna lo respinse, perchè ora sa che non si stava dichiarando a lei ma alla ex che vedeva in lei.

DR.SSA ARDUINO: preferirei chiamarlo "proiezione". Poi, se si vuole usare il termine, nessuno può impedirlo! Smile in questo caso può essere abbastanza corretto, in altri molto meno
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FAQ 9 - terapia di coppia

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:38

FAQ 9 - terapia di coppia

Premetto che non sono una grande esperta, anche se mi è capitato di seguire con successo diverse coppie.
A parte le diverse tecniche che si possono utilizzare, la valenza più grande della terapia è quella di favorire una comunicazione tra le due persone (spesso in crisi o in conflitto: diversamente perchè andrebbero in terapia?) che le aiuti a superare la crisi IN QUALCHE MODO. Il che significa, non necessariamente riconciliandosi o separandosi, ma chiarendo lo stato della loro unione e le possibilità che ci sono di rinnovarla. Una crisi infatti è sempre un'occasione di rinnovamento, sia che porti a una separazione sia che porti a una nuova fase del rapporto.
E' abbastanza raro che le coppie riescano a comunicare per tutta la vita in modo profondo e fluido, su se stessi e sui propri bisogni come famiglia e come singoli. Intervengono vari eventi e necessità che possono ostacolare la comunicazione e quindi il non detto, la mancanza di ascolto e comprensione (nel senso proprio di chiarificazione, non di tolleranza) portando inevitabilmente a una crisi, che spesso si manifesta con un innamoramento per un'altra persona. Non vale viceversa, cioè non è detto che ogni innamoramento per un'altra persona indichi una crisi nella coppia, al di là del fatto che possa "metterla in crisi" visto i valori di monogamia e di fedeltà cui facciamo riferimento.
Vista la rarità di una comunicazione adeguata, l'aiuto di un esperto può essere molto fruttuoso.
Praticamente la terapia vede compresenti nelel sedute i due partner, sempre o a fasi alterne, e il terapeuta ha la funzione di far emergere le ragioni, i bisogni e i vissuti di entrambi, aiutando l'ascolto e la chiarificazione. E' assolutamente necessario che ENTRAMBI desiderino mettersi in gioco in questo modo comune, e vogliano investire in questo senso per il proprio benessere. RIPETO non necessariamente per rimettersi insieme, anche se questa può essere facilmente l'aspettativa di una delle due parti ed anche la resistenza dell'altra parte. Insomma, come per ogni terapia, si tratta di far emergere e poi accettare la realtà, qualunque essa sia, trovando il modo migliore per gestirla.
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REPLICA A FAQ9

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:39

REPLICA A FAQ 9

TILLY: Gent.ma Dott.ssa Arduino,

scrivo per chiederle un consiglio.
Sono sposata da 5 anni e mezzo, da quasi uno siamo diventati genitori di uno splendido bimbo.
Mio marito ed io siamo molto innamorati l'uno dell'altro e sono pochissimi i motivi di lite derivanti da nostre incomprensioni caratteriali.
Purtroppo però fin dall'inizio del nostro rapporto i nostri problemi sono "dovuti" a discorsi e discussioni legati alla sua famiglia di origine. Più il tempo passa e più le cose si stanno complicando.
Premetto che io ho un carattere apparentemente "forte, irruento e pessimista " mentre lui è sicuramente più pacifico, sereno e ottimista.
Tra di noi c'è un rapporto alla pari, quando c'è qualcosa che non va se ne parla, discutiamo, se abbiamo qualcosa da dire non ci facciamo problemi, a volte anche con toni accesi.
Con la sua famiglia di origine lui non ha lo stesso rapporto "paritario". Loro possono permettersi di dire e fare di tutto, contro di lui e contro la sottoscritta, ma lui non reagisce minimamente, si fa mettere i pieidi in testa sempre e comunque. Purtroppo io non sopporto questo fatto e se per diversi anni ho sopportato, ingoiato, litigato adesso non ho più la voglia nè le forze. Ormai ho un sentimento di odio nei loro confronti, ho tentato più volte di non pensarci, di passarci sopra, di ignorarli, ma ora non ci riesco più. Il solo loro pensiero mi disturba tanto da pensare di avere una leggera forma depressiva. Piango spesso, e anche quando loro non sono direttamente interessati ormai ricollego il negativo a loro.
Crede che possa essere necessaria qualche seduta? non voglio che diventi un problema ancora più di quello che già è. la ringrazio anticipatamente per l'aiuto. T.

DR.SSA ARDUINO: è molto difficile per un terapeuta che crede nel suo lavoro non consigliare sedute sempre c e comunque! Smile tuttavia se è un problema che va avanti già da un po', se le sembra di aver già tentato un po' di tutto, mi sembra che sia opportuno chiedere un consulto: è anche un segnale per suo marito che la cosa per lei si fa davvero seria. La presenza di un mediatore esterno può essere sempre molto utile, soprattutto quando non c'è alcun sospetto di pazialità nei confronti di nessuno.

MAJA: Buongiorno Dott.ssa.
Ho una storia contorta, vent'anni con mio marito, figli. Nessuna altra esperienza con altri uomini. 35 anni io, 37 lui.
Arriva l'amante...come Lei gia' ben sa, tutto diventa un inferno: Il marito fa schifo, la casa fa schifo, la vita fa schifo...c'e' solo l'altro uomo!!
L'altro uomo, un anno di clandestinita', e' tutto cio' che desidero da un uomo. L'opposto di mio marito.
Mio marito mi ama follemente, ci sono solo io e ci saro' per tutta la vita.
Lui non mi sta piu' bene, ho scoperto cos'e' che voglio da un uomo. Lui non me lo dara' mai, e' fatto cosi, ci conosciamo da troppo e so che non cambiera'...
Non voglio separarmi per andare con l'amante. Lui e' la conferma che il l'amore per mio marito era finito da tempo. Ho pero' capito che non posso stare con un uomo, per altri 40 anni forse.., solo per affetto, amicizia, compassione.
Vorrei un consiglio su come affrontare l'argomento, far capire il mio stato d'animo, le mie aspettative, ad un uomo che ha vissuto alla mia ombra, che non sa fare nulla senza me, per oltre vent'anni.
Vorrei non farlo soffrire e fargli capire che la vita deve andare avanti...
Grazie.
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FAQ 10 - FORMAZIONE PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:41

FAQ 10 - Formazione psicologo-psicoterapeuta

Sempre per dirimere la questione psicoterapeuta psichiatra e psicoteraèpeuta psicologo, comincio a descrivere a grandissime linee la formazione di uno psicoterapeuta/psicologo. Sulla parte medica cercherò di informarmi meglio. Scusate comunque la grande semplificazione, inevitabile in poche righe.
- laurea in psicologia: secondo l'indirizzo dell'Università presso la quale ci si laurea, può esserci un'impronta più cognitiva (Padova) o più psicodinamica (Torino - Roma). Si fanno esami di varie psicologie (generale, evolutiva, cognitiva, di comunità, psicodinamica, ecc), si fanno EPG (espereinze guidate pratiche) in laboratori, ricerche e gruppi. 3 anni + 2 di specializzazione che danno differenti competenze: del lavoro, di comuinità, clinica, ecc. Tesina triennio + tesi specialistica. Tirocinio durante e post laurea. Master di specializzazione tematica (per esempio psicologia dell'adolescenza)
- esame di stato: abilita alla professione di psicologo. Piuttosto complesso, rivede approfonditamente la preparazione in merito con esercitazioni e valutazioni sulla conoscenza di strumenti anche diagnostici e di ricerca
- scuola di specializzazione: 4 anni post-laurea, riconosciuta dal Ministero. Ce n'è di molti indirizzi, anche a questo punto si sceglie un'impronta cognitivo/comportamentale, sistemica, gestaltica, psciodinamica in genere, ecc. ecc. (vedi wikipedia). Nel corso di questi studi per l'area psicodinamica è pervisto: approfondimenti teorici (vari esami) e tesi finale su situazioni cliniche, discussioni casi, analisi personale (almeno 2 anni), tirocinio presso strutture pubbliche e private che fanno psicoterapia di almeno 6 mesi. E' obbligatorio portare casi in supervisione alla quale sono dedicate un monte ore da 50 a 100 ore nel quadriennio, supervisione strutturata con docenti della scuola a loro volta psicoterapeuti e didatti abilitati.

(NON CI SONO REPLICHE)
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FAQ 11 - domande e risposte per chi è in terapia

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:42

FAQ 11 - domande e risposte per chi è in terapia

Quando si è in psicoterapia è naturale che nascano molte domande e a volte non si ha il coraggio di porle al terapeuta oppure si vuole sentire altre voci. Ma questa, in genere, non è una prassi molto positiva (soprattutto se la terapia è analitica) ed è assolutamente negativa se non si riporta al terapeuta la notizia di aver posto queste domande in altra sede. Si può creare un'interferenza, una distorsione del lavoro, a volte molto pesante soprattutto in certe fasi della terapia e del transfert.
Questo dovrebbe spiegare una certa resistenza di noi psi a rispondere dettagliatamente alle domande poste: potrebbe davvero essere negativo per la persona che le pone, un'interferenza che può disturbare la psicoterapia.

una frequentatrice del forum mi scrive:

Riprendo un pò le Sue parole e Le pongo alcune domande:
1) Perchè quando nascono molte domande durante la psicoterapia a volte non si ha il coraggio di porle al terapeuta oppure si vuole sentire altre voci? Perchè si ha quindi il desiderio di scrivere ad Altri le proprie emozioni - sensazioni?
2) Potrebbe chirirmi meglio perchè questa, in genere, non è una prassi molto positiva ed è assolutamente negativa se non si riporta al terapeuta la notizia di aver posto queste domande in altra sede?
Questa cosa mi interessa molto. Vede, ero quasi tentata di parlarLe di me o di esporLe alcuni dubbi e domande ma poi mi sono trattenuta dal farlo perchè ho pensato: "Sto forse tradendo la mia psicoterapeuta? Parlare con Altri di quanto è avvenuto in una determinata seduta di psicoterapia è tradire l'Altro (cioè il terapeuta)?".
Il tradimento che cos'è? Cosa vuol dire per esempio tradire l'Altro all'interno di una relazione amicale oppure lavorativa?
Forse Le ho posto troppe domande. Spero tuttavia che Lei abbia il tempo e la pazienza di rispondermi. In attesa di una Sua risposta, La ringrazio anticipatamente.

RISPOSTA:

non si tratta di un tradimento, ma di un possibile, inconscio "attacco alla terapia". Parlo in termini di psicoterapia analitiche, ma certi meccanismi valgono per tutti.
Una terapia ha bisogno di confidenza e di fiducia, se non si riesce a fare domande, a dire tutto, anche i proprio dubbi, c'è una carenza di fiducia e di confidenza... niente di terribile, ma fa riflettere comunque: se non parlo con chi pago pure per farlo, perchè non lo faccio del tutto? domanda da riportare magari al terapeuta stesso...Smile
Forse si sente il bisogno di domandare ad altri per verificare anche la nostra fiducia, è giusto, ma ha davvero più credito una persona, anche se esperta, che non sa nulla di te, non ha lavorato con te, a cui si fa una domanda a bruciapelo? Non c'è il rischio che ci confonda le idee ancora di più, insinuando magari dubbi che non hanno un fondamento?
Infine, in una terapia la cosa davvero più viva e utile, non è quello che si va a raccontare, ma proprio quello che succede NEL rapporto terapeutico: tranfert e controtransfert, si dice in termini tecnici. L'analisi del transfert significa in breve il lavoro su quanto il paziente prova, vive e agisce nei confronti proprio del terapeuta e la risposta emotiva del terapeuta stesso è il controtranfert. è la cosa più viva e utile, perchè quando ci si racconta si filtra inevitabilemente, ma quando si tocca con mano, si vive direttamente, allora è un'altra verità... più profonda... per farmi capire, un paragone: una cosa è parlare d'amore un'altra è farlo.
Anche aver bisogno di fare domande ad altri è una cosa che sta succedendo nella terapia: perchè ad altri? a che scopo? per quale meccanismo? questo fatto sta succedendo proprio tra noi, tra me terapeuta e te paziente, tra noi due propriamente. Bellissimo, utilissimo poterne parlare.
perchè è inevitabile che in un rapporto significativo come la terapia esprimiamo noi stessi, perciò se possiamo guardare insieme quello che avviene qui, tra noi, guardiamo la tua vita proprio nella sua viva verità: e allora sì, che serve! A volte difficile, certo, ma caspita se serve!
Come in ogni rapporto importante possiamo avere remore, timori ad essere così espliciti, paura di ferire, di aggredire, di essere inopportuni, ecc. ecc. Ma è una terapia, deve reggere a queste questioni, se no che terapia è?
Quindi, in terapia, liberi di essere, ci mancherebbe, anzi è utile essere ed esprimere. Ma non privare il terapeuta degli strumenti per lavorare è inficiare il proprio stesso sforzo: perciò farlo, ok, ma parlarne è importante.
Che poi questo sia usato del tutto dal terapeuta, be'... di solito sì, di certo in terapie psicodinamiche dove la formazione del terapeuta prevede proprio come principe il lavoro su tranfert e contro-transfert; comunque utile in tutte.
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REPLICA A FAQ 11

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:44

REPLICA A FAQ 11

TERSITE: io ho riportato una (quasi) intera chat alla mia terapista
l'avevo salvata come file di txt
per farla breve si era instaurata fra me e la chatter (una donna) a suo dire psicologa una stretta confidenza ... al tl punto che mi chiedevo se avesse dei reali interessi x me (che come saprete non ho rapporti col genere femminile)
insomma questa chatter attaccava la mia analista dicendo che si inventava le cose su di lei... visto che metteva in dubbio che esistesse un fidanzato (questo nel reale)
io cmq alla mia analista non ho nascosto nulla ...strano lapsus avevo scritto 'nascolto' Shocked
capisco di non essere stato correttissimo, ma la giustificazione era che i miei rapporti col femminile sono purtroppo solo virtuali
aggiungo che poi ho riportato in chat (a parole questa volta) la reazione peraltro misurata dell'analista e la mia 'amica' è andata ovviamente su tutte le furie
non vi chiedo di dirmi se ho fatto la cosa giusta... ma solo una testimonianza la mia Smile

DR.SSA ARDUINO: e di questa dinamica ha parlato con la sua analista? Very Happy sembra una battuta, però la trovo una domanda interessante e congrua a questo post come arricchimento

TERSITE: si' certo dottoressa ne ho parlato con l'analista di questa dinamica...
anzi mi son limitato a leggere integralmente la chat fra me e la chatter
con le mie risposte a volte non proprio gentili nei confronti dell'analista
tipo : -tanto siete tutta una cricca voi psicologi-
la mia psic (anzi ex-psic xchè ho interrotto l'analisi...ma questa è un'altra storia) è rimasta imperturbabile e sorridente come al solito
non so com'è ma sorride sempre , molto dolce e 'materna' direi
quanto mi manca uffa! Magari mi decido prima o poi a raccontare perchè ho iniziato e posto fine all'analisi...

AIKIKO: tersite ha scritto:
Magari mi decido prima o poi a raccontare perchè ho iniziato e posto fine all'analisi...

Si dai, a me interesserebbe molto

DR.SSA ARDUINO: in effetti credo che interesserebbe molte persone, me compresa Smile consiglierei solo l'apertura di un post a parte
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FAQ 12 - consulenza psicologica sul forum

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:46

FAQ 12 - consulenza psicologica sul forum

Questo è un forum chiamato "consulenza psicologica" e promette il parere di uno psicologo di Pagine Blu alle questioni che gli utenti pongono. In merito sento necessario fare alcune precisazioni relative al comportamento dei moderatori:

- dare un parere non vuol dire fare consulenza, nel senso tecnico del termine, cioè un percorso approfondito e personalizzato su un problema o addiritttura sulla persona in senso più ampio. Non sarebbe possibile per motivi di tempo, ma soprattutto per motivi di correttezza. Bisogna infatti entrare in un dialogo possibile anche in base alla conoscenza della persona e del problema, che si approfondisce man mano che si lavora in condizioni (setting) ben più strutturate, protette e garantite. Sarebbe un tipo di intervento psicologico che qui NON SI PUO' dare, il mezzo stesso (lo scritto, la sede pubblica, ecc.) non lo consente.

- pensare (o sperare, si sa, è umano...) che in poche frasi qualche "esperto" possa dare una soluzione è comprensibile ma impossibile. Se ci pensate è anche un po' auto-svalutante: ma chè, siamo così babbei che uno sconosciuto risolve in 2 parole quello che noi non riusciamo a risolvere da anni? eh no...

- ricevere un'opinione, seppure parziale e generica, tuttavia, a volte può essere importante e utile, perciò facciamo questo servizio (volontario, ricordiamocelo...) e contiamo soprattutto sulla mobilitazione dello scambio tra utenti: mettere in comune la propria esperienza sì, invece, che è fondamentale!

- è molto importante ricordare che MAI E IN NESSUN CASO si entra qui in un rapporto terapeutico. Le persone vengono trattate semplicemente per come si pongono e le risposte sono "letterali", cioè: niente interpretazioni (neppure velate o insinuate); niente riguardi o modi di esprimersi che si userebbero invece in sede terapeutica; niente comportamenti condizionati da eventuali questioni o problematiche che si possono "indovinare" ma non sono palesate. Insomma, un rapporto normale tra persone normali che mettono a disposizione quel che sanno e pensano, nel rispetto reciproco. Proprio come si richiede agli utenti.

Spero che queste precisazioni servano a spazzare il campo da una serie di richieste (sia nel merito che nei comportamenti) che mi sento spesso fare in modo più o meno esplicito.

Tutto ciò riguarda i moderatori. Gli utenti, naturalmente, possono fare tutto quello che vogliono, sempre nei limiti del rispetto e dell'educazione.
Grazie per l'attenzione!


(NON CI SONO REPLICHE)
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FAQ 13 - terapia online: alcune osservazioni

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:49

FAQ 13 - terapia online: alcune osservazioni

riporto il link ad una discussione interessante in merito, e la mia risposta:
http://argonauti.it/forum/viewtopic.php?p=42957#42957

RISPOSTA:
la psicoterapia online è una possibilità molto controversa. Sono in corso studi sempre più articolati per capirne le potenzialità, ma attualmente è tendenzialmente ritenuta impossibile, e di conseguenza vietato ricorrervi per i professionisti che la conducono. Io direi che è impossibile trasferire un metodo da un setting (cioè organizzazione del rapporto, metodologia, ecc:) a un altro (per esempio dal "reale" al "virtuale"), quel che bisognerebbe meglio capire sono le possibilità di un rapporto terapeutico online. La stessa cosa vale per la consulenza, dipende da cosa si intende con questo nome.(vedi FAQ in proposito su questo forum).
Nel merito poi della questione denaro il decreto Bersani ha liberalizzato le tariffe, quindi anche i minimi che l'Ordine degli psicologi stabiliva (ad esempio per il piemonte era di 50 euro per le sedute individuali, mi pare) sono saltati, col risultato che molti colleghi neoabilitati conducono psicoterapie a costi contenuti (intorno ai 30/40 euro a seduta), magari investendo nella propria supervisione. I terapeuti di più esperienza si attestano di solito tra i 50 e i 100 euro a seduta, di media, dipende anche dalla frequenza delle sedute (solitamente ci si atteste sulla seduta settimanale, salvo situazioni di emergenza o particolari).
So per certo che le tariffe degli psichiatri sono di media superiori a quelle degli psicoterapeuti di formazione psicologica. Non entro nel merito per non alimentare polemiche.
Infine non sono poche le ASl che offrono psicoterapie, magari non a lungo periodo, ma lo fanno. In quel caso si tratta di un ticket (che io sappia intorno ai 20/30 euro a seduta). A questi livelli non può permettersi una psicoterapia chi è disoccupato senza aiuti o sotto-occupato, i pensionati con introiti minimi, i ragazzi molto giovani (se non pagano i genitori). Costa meno che andare in discoteca regolarmente, non parliamo poi se in disco si compra anche "qualcosa". Infinitamente meno del dentista. Più o meno come una vacanza lunga in un anno. Un po' di più che andare in palestra. Più o meno come le cure estetiche regolari. Più o meno come un master post-universitario annuale. Infine rientrano nelle spese mediche e quindi detraibili dalle tasse (farsi fare fattura regolare).
Allora diventa chiaro che si tratta di capire quanto ci si crede, quanto si è disposti ad investire, magari con qualche sacrificio.

Proseguo, a risposta degli altri interventi: la differenza non è esattamente come "tra vedere o scrivere a un amico": via e-mail è proprio impossibile utilizzare quegli elementi metodologici che sono spesso fondamentali in una terapia, così come ora la conosciamo, e neppure via chat. Si riflette con più possibilismo sull'uso delle videoconnessioni.

Per concludere: se uno non può permettersi una psicoterapia non è detto che online paghi meno. Infatti è molto più faticoso e lungo procedere per iscritto o via chat, quindi il tempo che un terapeuta deve impiegare è superiore. Di conseguenza - quando gli studi e le prassi saranno consolidate - la mia previsione è che online costi DI PIU' non di meno. Mi basta vedere quanto tempo dedico al forum... Smile
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REPLICA A FAQ 13

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:50

REPLICA A FAQ 13

ALLEGRA: l'abbraccio a me fa male, ma io preferisco una psicoterapia con un individuo vero e non virtuale. tutte le emozioni scompaiono davanti a una macchina che risponde alle problematiche dei vari individui. la psicotepia on-line per me sarà inefficace ma non perchè gli psicoterapeuti non sono bravi, ma perchè diventa una interazione fredda, senza più il calore di un essere umano vero. per me non è un risparmio preferire la psicoterapia in internet invece di andare da una persona vera. già si spende tanto per collegarsi, soprattutto nel mio paese perchè manca adsl. le interazione interpersonali sono mille volte meglio delle interazioni virtuali via chat. anche nel rapporto paziente e dottore nella psicoterapia.

TERSITE: tema interessantissimo Smile
ringrazio la dott. Arduino per questa faq...
dico la mia , ovviamente non sono uno psicoterapeuta, e non posso valutare la potenzialita' di una psicoterapia online Question
rimango molto scettico per una infinita' di fattori ad es. e' facile "fingersi" quello che non si e' dietro ad uno schermo , cosa che vis-a-vis e' certo piu' difficile
Poi c'e' il discorso che faceva Allegra , sul rapporto umano , anche se ho delle esperienze bellissime di amicizie virtuali , qualcuna diventata anche "di ciccia" Wink
quello che non mi convince e' l'interazione umana fatta anche di parole , posture, sguardi ... etc che mancano assolutamente nell'online ;
se ci fate caso ormai il famoso "lettino" in psicoanalisi e' in disuso e si ci si racconta guardandosi negli occhi ed e' forse l'aspetto che preferisco , paradossalmente, perche' tanti hanno paura di fare entrare l'altro nella nostra mente , strano io ho solo paura di me stesso Laughing
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FAQ 14: abuso sessuale e violenza. Che fare?

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:51

FAQ 14: abuso sessuale e violenza. Che fare?

ogni tanto compaiono timidi post, flash drammatici e tremendi sulla realtà dell'abuso sessuale, anche sui bambini. Condivido una riflessione. La voce degli abusati è flebile ma tonante nella mente e nel cuore di chi ha subito, come un grido silenzioso, strozzato in gola dalla vergogna e dal dolore. Gli abusati sono sostanzialmente soli. Perchè non riescono a parlare, e perchè al di là di una sentita quanto generica solidarietà, molto facilmente ci si allontana mentalmente da questi orrori, prendendo quasi le distanze. Come per i problemi più scottanti: l'omosessualità, la violenza razziale, la violenza domestica, l'usura in ambito economico, la mafia e i suoi orrori. E chissà quant'altro ci verrebbe in mente a pensarci.
La prima cosa che è necessario perseguire è la possibilità di parlarne, di uscire allo scoperto. Il "coming out" , termine in uso in ambito omosessuale, riguarda ogni genere di segreto e di "vergogna".
invito a leggere il post qui linkato:
http://argonauti.it/forum/viewtopic.php?t=4897
e a contribuire con segnalazioni di risorse pubbliche e private cui poter ricorrere con sicurezza.
E' ben accetto anche segnalare realtà con l'indicazione del luogo geografico in cui agiscono e come poterle reperire.
Collaboriamo tutti per aiutare chi è imbavagliato dal suo stesso dolore che continua ad abusare di lui.
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REPLICA A FAQ 14

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:53

REPLICA A FAQ 14

DARKGIRL: è vero...farsi avanti è difficile se non, a volte, quasi impossibile...
perchè ank ese sai di non essere sola, alla fine ti ci senti!!! ma penso anche che con un pò di coraggio si riesca a fare tutto...purtroppo però, almeno per quanto riguarda me, faccio parte dei codardi...
ora vado...mi sembra di aver già detto troppo...buonaserata a tutti..

MANTAPSICO: Salve vorrei porle il seguente quesito: "passo x passo come bisogna intervenire nel caso di un sospetto abuso sessuale? Cosa cambia se si tratta di uno psicologo del SSN o se si tratta di uno psicologo privato?Grazie

DR.SSA ARDUINO: non è chiaro cosa intende per "passo passo": legalmente? psicologicamente?

ALLEGRA: Io da piccola sono stata più volte picchiata dalle mie educatrici del mio orfanotrofio, oggi a volte mi appaiono queste immagini nel mio presente. Mentre scrivo queste cose mi sento uno schifo.
Crying or Very sad
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FAQ 15: psico-analisi, psicanalisi, analisi & C.

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:54

FAQ 15: psico-analisi, psicanalisi, analisi & C.

spesso mi viene richiesto richiesto la differenza tra le varie scuole terapeutiche ed anceh l'uso più o meno corretto dei termini che si sentono pronunciare da persone e terapeuti. Rispondo riportanto quanto detto nelal discussione qui svolta: http://argonauti.it/forum/viewtopic.php?p=55968#55968
in questo modo:


Ci sono termini che ormai sono entrati nell'uso corrente, anche se hanno assunto significati a volte molto diversi. Un esempio è "psicologo" che spesso viene usato come sinonimo di psicoterapeuta. Anche "analisi" è uno di questi. Ad essere proprio corretti "analisi" andrebbe riferito alle terapia psicodinamiche (quanto meno), cioè quell'area terapeutica che "indaga il profondo", utilizzando anche i messaggi dell'inconscio, a fronte dell'area che si orienta intorno all'io cosciente (come la terapia cognitivo-comportamentale, o gestaltica pura, ecc.). Andando più in profondità sarebbe da distinguere psico-analisa da analisi, da psicologia individuale, l'una riferita all'orientamente freudiano, l'altra junghiano, la terza adleriano (i tre grandi iniziatori, due "figli ribelli" di Freud, il padre). Tradizionalmente l'orientamento freudiano usa il lettino e un rapporto più "silenzioso" da parte del terapeuta, l'altra il vis-a-vis e una modalità più partecipata. Ma queste categorie (io dico per fortuna) sono ormai molto più elastiche ed ogni singolo terapeuta articola e diversifica la sua formazione, spesso usando più tecniche secondo la situazione, il carattere e la domanda del paziente. Alcuni terapeuti considerano importante la predisposizione del paziente, e valutano che una tecnica potrebbe essere più adatta di un'altra, applicandola se possono o inviando ad altri colleghi. Succede, checchè se ne pensi. Naturalmente ci sono i terapeuti più "ortodossi", e altri più eclettici, altri ancora tentano addirittura delle integrazioni al punto che è nata la "psicoterapia integrata" che ricerca commistioni tra varie scuole. Insomma... una bella jungla, sì. Anche tra le due grandi aree (del profondo e dell'io) ci sono ormai molte "contaminazioni" più o meno corrette e più o meno funzionali. E' anche per questo che, se interpellata, consiglio di valutare la qualità della relazione, personale e unica, che si stabilisce col terapeuta più che la sua scuola e la sua metodologia. Senza per questo trascurare titoli e formazione.
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REPLICA A FAQ 15

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 8 settembre 2009, 18:59

REPLICA A FAQ 15

TERSITE: non so se si poteva rispondere...
ma nella mia esperienza con una psic junghiana il feeling e' stato molto importante credo che nn avrei continuato se avessi avuto Freud in persona
ma non ci fosse stata empatia da parte sua

DR.SSA ARDUINO: be', adesso non mettiamoci tutti a camminare sulle uova...Very HappyVery HappyVery Happy:
se un 3d è aperto certo che si può rispondere. Vale sempre cercare di non essere OT, ma a grandissime linee!
mi chiedevo (andando un po' OT) come si concilia questa sua affermazione con quanto ha appena scritto sul post "la dr.ssa Arduino...." di Batik, intendo i dubbi sulla terapia

TERSITE: beh innanzi tutto mi scuso, quando vado OT e' che sono disordinato...
e spesso non faccio troppo caso al 3d dove scrivo Shocked
per i dubbi sulla terapia : nn vedo la contraddizione ! il feeling c'e' altrimenti nn avrei continuato ... i risultati invece stentono a esserci
mi sembrano cose diverse o no?
c'e' la parte onirica che viene fuori (e questa e' una novita' per me )
magari ho troppa fretta non so... ma mi riprometto di fare un bilancio ad una anno dall'inizio dell'analisi dovrebbe s essere marzo inoltrato

PS: mi rendo conto che il mio post dovrebbe essere spostato nel thread "la psicoterapia non funziona che faccio? "

DR.SSA ARDUINO: capisco... è che io tendo a confondere una buona relazione con un risultato sicuro, perchè questa è la mia esperienza. Certo, dipende dal risultato che uno si attende. Io parlo soprattutto di una trasformazione, un allargamento di vedute, un'acquisizione di strumenti per procedere da soli e una modificazione reale nella vita e nei rapporti. Un dialogo più stretto con se stessi (le parti inconsce da cui l'analisi dei sogni, ma anche il mondo emotivo e di sensazione spesso vissuto inconsapevolemente,) che porta sempre nuove possibilità. Che cosa poi una persona "ne fa" è molto personale. L'analisi non si occupa di rimettere i sintomi, ma di agire alle cause per far sì che i "sintomi", cioè quello che le persone vivono come problema, vengano trasformati e risolti di conseguenza.
Essendo un lavoro molto in profondità, ha i suoi tempi. la mia esperienza non ha mai visto un risultato soddisfacente prima di due anni. Ma, ripeto, è del tutto indicativo. Non arriverei comunque al dialogo della sua firma...Very Happy

TERSITE: Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto:
capisco... è che io tendo a confondere una buona relazione con un risultato sicuro, perchè questa è la mia esperienza. Certo, dipende dal risultato che uno si attende. Io parlo soprattutto di una trasformazione, un allargamento di vedute, un'acquisizione di strumenti per procedere da soli e una modificazione reale nella vita e nei rapporti.
beh... quello ancora nn c'e' ....sopratutto nei rapporti con gli altri sono come prima (almeno cosi' mi pare)
avevo intrapreso l'analisi a causa dei miei rapporti con le donne -o dovrei dire meglio non rapporti - ma mi pare che li' sono messo peggio di prima!
ma mi accorgo che sto scivolando in OT e mi autocensuro Very Happy

DR.SSA ARDUINO: tersite ha scritto:
ma mi accorgo che sto scivolando in OT e mi autocensuro Very Happy

be', potremmo vederla come cerco di fare sempre: stiamo parlando della psicanalisi, non è OT, e potrebbe nascere un discorso intorno a quanto influisce nei rapporti semtimentali un lavoro cosi. Un paio di repliche vanno bene, se il discorso si sviluppa su altro discorso, passiamo a un altro 3D.
per quanto qualcuno non ci creda, non ho mai desiderato tagliare le discussioni, anzi. Smile
grazie, tersite per la gradevole ironia e per la collaborazione, a lei come ad altri.

EDDD: Un ragazzo che studiava psicologia mi ha detto che la psicoanalisi non è in realtà una psicoterapia, ma una specie di sistema per conoscersi meglio.
Io sono sempre più confuso Rolling Eyes...
La cosa che mi chiedo è perché in un forum che tratta di temi psicologici risulta così complicato riuscire ad avere informazioni riguardo a buoni testi di riferimento per poter approfondire le proprie conoscenze.
Ad esempio per capire meglio cosa sono le terapie psicodinamiche è possibile mai che non esista assolutamente nulla di stampato in lingua italiana e che sia in commercio per potersi orientare?
Appunto perché è una giungla dottoressa Arduino non pensa che un utente che vuol capirci qualcosa per orientarsi non può basarsi soltanto su qualche messaggio indicativo? Non è meglio fornire anche il titolo di qualche testo?
Ho posto anche una domanda in due sezioni diverse per avere informazioni specifiche sul disturbo ossessivo compulsivo che non era così generica, ma nessuno mi ha indicato alcun libro.
Perché risulta così complicato avere informazioni? Ho sbagliato io a formulare la domanda? Rolling Eyes

FRANCESCA: [quote="Dr.ssa Eleonora Arduino"]capisco... è che io tendo a confondere una buona relazione con un risultato sicuro, perchè questa è la mia esperienza.

Mi scusi, dottoressa, potrebbe approfondire questo discorso o reinviare a dove è già stato affrontato eventualmente in questo forum?

Cosa si intende per buona relazione e, se questa non fosse tale, chi è che stabilisce che magari si sta perdendo tempo ed è il caso di smettere?

DR.SSA ARDUINO: potrebbe rileggere gli ultimi 3d sulla psicoterapia, e le faq, credo che l'argomento sia stato affrontato. Se poi le resta qualche dubbio, lo riprendiamo.

FRANCESCA: Vede , dottoressa, quando dalle sedute si esce con la netta impressione che l'altro ti voglia distruggere, dato che ciò provoca non dico tanta, ma una certa sofferenza, i dubbi vengono, eccome.
Se qui la figura dello psicoterapeuta viene tratteggiata in un chiaroscuro molto rassicurante, direi..... nel reale, per la mia esperienza, è stata tutt'altra cosa.
Per questo chiedevo com'era una buona relazione.
A casa mia è fatta con ingredienti diversi da quelli che trovo in seduta.
E come cuochi siamo in due, eh?, non si dica che cucino da sola.
Qui mi fermo.
Alla domanda chi lo stabilisce mi sono già data la risposta: il paziente.
Credo di aver capito poco o niente della psicoterapia, per fortuna.
Però credo di essere arrivata alla saggia conclusione di rimanere come sono, con i miei dubbi semplici e le risposte banali.
Mi sono conosciuta quanto basta.

DR.SSA ARDUINO: non posso certo dire nulla di sensato in merito, poichè non conosco la vicenda. Molto in generale, e a titolo di stimolo, posso dire questo:
una buona relazione terapeutica non è quasi mai come "quella di casa propria", o che desidereremmo. Nel senso che non è sempre accogliente, sempre tranquilla, anzi. Spesso si scatenano conflitti, scontenti, disagi. Soprattuto se si tratta di un lavoro psicodinamico, che va nel profondo, che deve - appunto - scardinare (o distruggere?) modi di vedere, blocchi, abiti mentali e comportamentali. Del resto si va in terapia perchè qualcosa di noi non ci sembra "funzionare bene", quindi va spesso modificato. Ora, non posso negare che un terapeuta, essendo anche una persona, può sbagliare e può avere a sua volta dei problemi non completamente coscienti, che possono farlo "reagire" anzichè mantenere il distacco analitico. E, ripeto, succede che molte scuole terapeutiche, che non sono di impronta psicodinamica, non danno neppure una formazione in tal senso, cioè non si occupano di dotare il terapeuta della sua analisi personale che serve poi, in sede di cura, a mantenere un atteggiamento funzionale alla terapia.
Per questo consiglio sempre di porre la questione al terapeuta, e vederla con lui: ne possono nascere comprensioni inaspettate.
Ma, infine, come lei dice, l'ultima decisione la prende paziente: e come se no? nessuno può costringerlo... ed anche il suo sentire è sovrano. Che sia una questione di resistenze inamovibili, che sia una ragione dettata da un "neo" del terapeuta, infine il risultato non cambia: non funziona, e quindi va interrotta.
PERO', però, però: e insisto, e prego di tenere presente, non non prima di averci lavorato su col terapeuta, perchè almeno ci si dia la possibilità di comprendere da dove arriva questa disarmonia, e quindi fare un grande passo avanti se si riesce a superare, anche col tempo.

GIULIA: Eddd ha scritto:
La cosa che mi chiedo è perché in un forum che tratta di temi psicologici risulta così complicato riuscire ad avere informazioni riguardo a buoni testi di riferimento per poter approfondire le proprie conoscenze.
Ad esempio per capire meglio cosa sono le terapie psicodinamiche è possibile mai che non esista assolutamente nulla di stampato in lingua italiana e che sia in commercio per potersi orientare?
Appunto perché è una giungla dottoressa Arduino non pensa che un utente che vuol capirci qualcosa per orientarsi non può basarsi soltanto su qualche messaggio indicativo? Non è meglio fornire anche il titolo di qualche testo? Rolling Eyes


Mi permetto di postare qualche titolo, cosi magari Edd può chiarirsi i suoi dubbi...

- Daniela Bolelli (2001) Le psicoterapie psicoanalitiche nelle istituzioni. Ed. Franco Angeli
- Riccardo Zerbetto (2007) Fondamenti comuni e diversità di approccio in psicoterapia. Ed. Franco Angeli
- Cancrini Luigi (2004) Guida alla psicoterapia. Editori Riuniti
- Cionini L. (2001) Psicoterapie. Modelli a confronto. Ed. Carocci
- Gulotta Guglielmo; Del Castello Emanuele (1998) Psicologia della psicoterapia. Ed. Bollati Boringhieri
- Dumont Frank; Corsini Raymond (2003) Psicoterapie a confronto. Ed. McGraw-Hill
- Morel Corinne (1998) Il manuale delle psicoterapie. Ed. Hobby & Work Publishing

Buona lettura Eddd...
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