Come comportarsi con chi ha problemi di droga??

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an85
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Come comportarsi con chi ha problemi di droga??

Messaggio da an85 » 19 settembre 2009, 14:15

Scrivo per la prima volta in questo forum perchè ho urgente bisogno di aiuto, soprattutto di una persona competente in questo campo.
Vi anticipo che il post sarà lungo, perchè vorrei spiegare bene la situazione.
Ad aprile ho conosciuto un ragazzo della mia stessa età (24 anni), con il quale si è instaurato da subito un rapporto speciale e con il quale è scappato, spesso, qualche bacio.
Sono sempre stata bene con lui, l'ho sempre capito senza il bisogno che mi parlasse (è una persona molto chiusa, che difficilmente esprime i propri sentimenti), per questo ho cercato di avvicinarmi a lui in modo molto cauto. Circa 3 mesi fa ha iniziato ad aprirsi un po' con me, raccontandomi che, in passato, ha avuto problemi di droga e non si sentiva di iniziare una relazione seria perchè era uscito dalla comunità solo pochi mesi prima (dicembre 2008).
Io ho accettato la situazione e abbiamo deciso di restare solo amici. Abbiamo fatto le vacanze separati, ma quando ci siamo rivisti è successo nuovamente qualcosa tra noi.
Adesso usciamo nella stessa compagnia di amici, ma non stiamo insieme; tre settimane fa mi ha detto che è molto preso di me, ma che adesso non è il momento per lui di avere una relazione, che ha troppe cose da sistemare, che non vuole addossarmi i suoi problemi. Lì per lì non capivo, perchè credo che, se una persona prova dei sentimenti per un'altra, questo tipo di ragionamento non lo dovrebbe fare.
Ultimamente, però, ho capito che il suo problema non è superato... da amici in comune ho scoperto che ha fatto di nuovo uso di cocaina, anche se lui non voleva che lo sapessi.
Ieri ho scoperto delle cose che hanno dato un senso ai suoi discorsi: dopo essere uscito dalla comunità, si è sempre rifiutato di prendere il metadone, per cui, ogni 3 mesi, ha una ricaduta pesante e ricomincia a fare uso di droga.
Da un certo periodo di tempo sta andando dallo psicologo insieme alla famiglia, poi dovrà fare un anno da solo e, in tutto questo periodo, non può assolutamente avere delle relazioni, perchè andrebbero a intaccare il suo percorso.
Io non sono una persona che lo opprime, anzi: voglio dargli tutto il tempo che gli serve per risolvere questo problema, dandogli semplicemente affetto e una persona con cui, se vorrà, potrà parlare.
Mi chiedo, però, se c'è qualcosa di importante che dovrei fare o non fare, per non destabilizzarlo. Lui è una persona molto fragile, che facilmente si fa condizionare e ha un terribile paura del giudizio degli altri.
Nonostante tutti mi dicano che devo stargli lontano, che devo togliermelo dalla testa, io voglio seguire il mio cuore, anche se so perfettamente che mi sto mettendo in una situazione non facile.
Avete qualche consiglio da darmi? Tengo moltissimo a questo ragazzo e so che lui, anche se si frena, tiene a me.

Grazie a tutti in anticipo.

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Lala
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Messaggio da Lala » 19 settembre 2009, 15:42

Attenzione alla sindrome da crocerossina.
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an85
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Messaggio da an85 » 19 settembre 2009, 16:02

Questa è una cosa che mi dicono tutti, ma io non voglio salvarlo. So benissimo che deve partire da lui la volontà di uscirne... ma è anche vero che al cuor non si comanda.
Non voglio salvarlo, ripeto, ma solo aiutarlo ed evitare di fare danni...

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Lala
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Messaggio da Lala » 19 settembre 2009, 19:40

Ma perché lo vuoi aiutare?Sei una volontaria nel campo della droga?Questa è la sindrome da crocerossina:tu stai male e io col mio amore ti salverò. Certo, sai bene che deve partire da lui, ma secondo me questa storia già parte con basi fragilissime.
pensa prima a te.Lui ne uscirà da solo.quando sarà fuori pericolo ne potrete riparlare.Questo forse è ciò che farei io.Oltre a chiedermi perché mi attrae uno così destabilizzato.
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Dr.ssa Eleonora Arduino
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 19 settembre 2009, 22:54

mi è piacuta molto la prima risposta di Lala: attenzione alla sindrome da crocerossima. Che, aggiungo, ha la caratteristica di non riconoscersi.
Spesso le persone che ricorrono alla droga sono sensibili e fragili, il che rende il rapporto con loro spesso affascinante e coinvolgente.
Però la droga è un'amante esclusiva e come tale non consente vita e relazioni normali. Perciò è importantissimo prima di intraprendere qualsiasi rapporto uscirne completamente, che significa riuscire ad evitare le ricadute.
Non c'è amicizia, non c'è amore, non c'è famiglia, non c'è nulla per le persone immerse nella tossicodipendenza. Per quanto si possa nasconderlo, la vita passa dal consumo alla ricerca della prossima dose da consumare. Quindi l'unico aiuto che si può dar loro è costruire le situazioni adatte a farli uscire, evitando qualsiasi altro tipo di implicazioni.
Se lei prova affetto o di più per questo ragazzo, fa bene a sospendere ogni contatto e ogni coinvolgimento, semplicemente aspettando che sia davvero libero da questa terribile schiavitù, e conservando il suo amore per la persona che ora è occultata dalla droga.
Ricordiamo le perfette parole del bravissimo De Andrè nel Cantico dei drogati: "ho licenziato Dio, gettato via un amore, per costruirmi il vuoto nell'anima e nel cuore". Questa è la realtà prevalente che impedisce qualsiasi altra cosa, e non è bene lasciarsi convincere del contrario nè dall'altro nè da noi stessi, pena un grande danno per entrambi.
Dr.ssa Eleonora Arduino - psicologa e psicoterapeuta - Torino
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an85
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Messaggio da an85 » 20 settembre 2009, 14:51

@Lala: non sono una volontaria nel campo della droga, lo voglio aiutare perchè provo dei sentimenti per questo ragazzo e lui li prova per me. Cosa dovrei fare? Dirgli "arrangiati, ci rivediamo quando stai bene"? Per come sono fatta io non esiste una cosa del genere, i problemi si affrontano o, in questo caso, io voglio essere in un angolino vicino a lui mentre lui risolve il suo. Per quanto riguarda cosa mi attrae in una "persona così destabilizzata" io mi sono legata a lui prima che avesse la ricaduta, "abbandonarlo" mi sembra una grande forma di egoismo.


@Dr.essa Arduino: sono consapevole del fatto che ora, per lui, non ci sia nulla al di fuori della droga... è terribile ammetterlo, ma è così. Mi conferma, quindi, che stargli accanto senza litigare, per esempio, o evitargli momenti di nervosismo può essere utile? Io e miei amici ci siamo messi d'accordo con la famiglia e nessuno di noi lo lascia solo o gli presta dei soldi (lo fanno uscire con i soldi contati per evitare che vada a spenderli chissà dove). Quando mi accompagna a casa avviso la sorella, in modo che sappia che dopo mezz'oretta dovrebbe rientrare, per il resto mi limito a parlare con lui, considerato che sono l'unica persona con cui si apre un po'.

Grazie per le risposte a entrambe.

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Lala
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Messaggio da Lala » 20 settembre 2009, 16:23

Ma al tuo bene chi ci pensa?Ora forse tene importa poco perché sei all'inizio, ma rischi di grosso che lui, vedendoti sempre al suo fianco, si approfitti di te in modo subdolo. Come dice la dottoressa la droga è un'amante esclusiva. Tu ora vedi tutto il bene diquesto ragazzo che purtropo però non è solo. In lui c'è, forte, l'altra componente. Sì, dovresti lasciarlo stare e aspettare che sia guarito.
Non a caso i ragazzi in comunità sono esclusi dal loro mondo ordinario proprio per evitare l'instaurarsi di strani meccanismi.
Per confidarsi ha la psicoterapia.
Veramente, ha bisogno di un po' di deserto prima di ricostruirsi di nuovo lentamente a nuova vita
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Dr.ssa Eleonora Arduino
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 20 settembre 2009, 20:07

bella l'immagine del deserto che serve a ricostruirsi... è proprio così. Ne abbiamo bisogno tutti, ed è più evidente quando il problema è più grande.
Non dico che bisogna abbandonare chi vive questo drammatico e vischioso problema: dico che bisogna essere molto equilibrati e distaccati per star loro vicini, e questo di solito non è possibile a chi è in una relazione affettiva (come una fidanzata o la famiglia, o persino gli stessi amici). Non possiamo sapere quanto sarà inutile o addirittura dannoso, non a priori, ma c'è da aspettarsi dinamiche davvero complesse, di così difficile gestione che l'idea di astenersi è la soluzione più oculata che di solito è bene tenere.
La dinamica più difficile da gestire è quella della menzogna. Chiunque - e ripeto CHIUNQUE - abbia un problema serio tende a proteggersi e quindi prima o poi si trova a mentire: a se stesso, per primo, e poi agli altri. Nella droga questo problema è il più forte - forse - che amici e amanti si trovano a gestire: promesse mai mantenute, strumentalizzazioni, illusioni, manipolazioni tese a mantenere lo status quo, anche se una parte della persona non vorrebbe farle, ma finisce per esserci invischiato. Siccome l'amore si basa sulla fiducia, questi comportamenti finiscono per far soffrire moltissimo, anche chi li mette in atto.
Da cui l'azione terapeutica del "deserto". La cosa migliore sarebbe che queste persone avessero vicino qualcuno che vuole loro bene, ma non è implicato in relazioni affettive dirette: da cui le comunità, gli educatori, i terapeuti. E' impossibile fare il mestiere di educatore o di psicologo se non si amano i propri assistiti, ma è un amore senza aspettative e senza implicazioni personali, e per questo "guarisce". Anche questo amore non è esente dalle umani imperfezioni, ovvio, e quindi trova in sè sentimenti a volte pesanti e negativi, ma riesce a "lavorarli" proprio nella misura in cui non ci sono coinvolgimenti nella vita quotidiana personale (da cui si comprende perchè i terapeuti non dovrebebro avere alcun rapporto personale con i loro pazienti: tipo "andiamo al cinema insieme" e simili, a meno che non si tratti di un'azione professionale, come capita agli educatori, ad esempio): cioè la relazione va mantenuta "asimmetrica" come si dice in gergo, non alla pari quindi, pur contenendo in sè la cura e l'attenzione propria dell'amore. Per definizione, un rapporto amoroso o di amicizia E' alla pari e quindi di difficilissima gestione corretta, in questi casi.
In quanto a "l'ho conosciuto quando ancora non era ricaduto nella droga" questo non risponde alla pertinente domanda di Lala perchè finchè si "ricade" non si è davvero usciti. E' come un fumatore che dice di aver smesso di fumare... fino alla prossima sigaretta, seppure riesce a resistere per un po'. Il che fa parte della "cucche" che ci raccontiamo quando facciamo fatica a cambiare. Il che è umanissimo e comprensibile, ma falso: la verità e l'amore (che poi vanno a braccetto) sono gli agenti davvero terapeutici.
Per quanto riguarda la droga, in particolare (ma, ripeto, solo perchè è più eclatante) cadere nella trappola della seduzione disperata di chi fa fatica ad abbandonarla è facilissimo ed assai nocivo prima di tutto per la persona che ha il problema. Il che, ancora, come per tutti i problemi.
Quindi? sono solitamente più utili gli amici che i fidanzati e i familiari, perchè di solito meno coinvolti: un drogato non va evitato e condannato, ma il rapporto non può essere vissuto come si fa "normalmente", con fiducia, reciprocità e dialogo: la "bestia" è sempre presente e bisogna tenerne conto. Questo può guastare molto i rapporti quotidiani e "normali", da cui la necessità del deserto.
Qual è quindi il consiglio per lei? Nessuno, ovviamente. Non si tratta di lasciarlo a se stesso o meno, come indicazione rigida, se sanno collaborare gli amici sono preziosi, ma lo sanno fare? Ognuno saprà di volta in volta cosa fare, ma lo saprà se tiene ben presente tutte queste implicazioni, le conosce e le sa maneggiare: si sente in grado di tenerle sempre presente? Sa conoscersi così bene da saper distinguere tra richieste e necessità sue e quelle di lui? sa riconoscere in sè la differenza tra amore e compiacenza, tra capacità di dare e desiderio di ricevere? sa distinguere quel che è bene per lui e quel che è bene per sè, che non sempre sono la stessa cosa? Faccia al suo ragazzo il dono della verità amorevole, lei per prima, e per donarla bisogna conoscerla prima in sè.
Dr.ssa Eleonora Arduino - psicologa e psicoterapeuta - Torino
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Amie
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Messaggio da Amie » 22 novembre 2009, 20:13

...
Ultima modifica di Amie il 25 novembre 2009, 9:02, modificato 1 volta in totale.

an85
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Messaggio da an85 » 22 novembre 2009, 21:48

Ciao Amie,
mi ritrovo proprio io a risponderti per prima e ho deciso di farlo perchè so quanto sia utile avere un confronto con chi, in qualche modo, ha il tuo stesso problema (o quasi). Ti premetto, però, che lo faccio anche per darti un'alternativa possibile su come può finire questa storia. So che ora tu speri di leggere "stagli accanto, insieme ce la farete" ecc...
Lo speravo anche io quando ho aperto questo post. Nessuno me l'ha mai detto, ma io, testarda come sono, ho seguito il mio cuore.
Il risultato è che, ad oggi, la mia storia con questo ragazzo è finita... per decisione mia.
Ti spiego: abbiamo continuato a frequentarci fino a un mesetto fa, lui ha continuato a fare uso di droga, nonostante non me lo confessasse. Io, però, lo sapevo e me ne accorgevo anche dai suoi atteggiamenti. Era completamente fuori asse, faceva cose che non erano proprio da lui. La più grave? Ha fatto il cretino con un'altra (che conosco, perchè amica della sorella), sotto il mio naso, dopo aver preso sicuramente qualcosa (era sparito mezz'oretta e poi, appena tornato, la prima cosa che ha fatto è stata quella di "soffiarsi" il naso - o ha finto di soffiarlo per coprire il vero motivo).
Non ti dico come sono stata quella sera e quella notte, penso che tu possa immaginare.
Pochi giorni dopo ho deciso, in accordo con un'amica, di metterlo alle strette. Gli ho mandato un sms per dirgli che sapevo tutto, del suo problema e di ciò che cercava di nascondermi. Gli ho detto che avrebbe dovuto prendere dei provvedimenti, chiedere aiuto, ma che doveva partire da lui e che io non avrei fatto più nulla. Inizialmente ha negato, poi ha ammesso di avere questo problema, ma che non voleva parlarne con me.
Gli ho detto "addio" (metaforico, ovviamente), non perchè non mi interessi nulla di lui, ma perchè davvero deve capire che si deve aiutare da solo.
Sono passate tre settimane da quell'sms, non si è più fatto vedere, anche se alcuni amici lo hanno sentito. Sta uscendo con un altro amico, che, guarda caso, fa uso di droga. Loro hanno provato a chiamarlo, a chiedergli di uscire con noi. La risposta è sempre la stessa: "Ti faccio sapere", oppure, "Ci sarò" e poi trova una scusa per non presentarsi.

Non ti consiglio di lasciarlo, io sono stata la prima a non ascoltare i consigli dei miei amici, ciò che ti consiglio è di capire quali sono i tuoi limiti... e lo devi capire subito.
Io mi sono buttata in questa storia perchè ero certa al 100% che non sarei caduta, che sarei rimasta in piedi e non mi sarei fatta sopraffare dal suo problema. Così è stato.
Io sto bene, a volte mi viene da pensare che non si meritasse la mia sensibilità, ma so anche che era diventata una persona che io non riconoscevo più. Quella roba ti cambia caratterialmente.
Sono serena perchè ho agito con il cuore, ma ho saputo fermarmi quando ho capito che, effettivamente, non potevo fare nulla.
Provaci se vuoi, ma fallo solo ed esclusivamente se sei sicura al 200% di uscirne completamente in piedi. Non smetterei mai di ripetertelo.
Se ti senti che potresti uscirne a pezzi, allora lascia perdere.
Te lo dico con il cuore. Ascolta le parole di una persona che è stata sulla tua stessa barca.
In bocca al lupo.

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Dr.ssa Eleonora Arduino
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 23 novembre 2009, 20:26

non ho altro da aggiungere ad uno scritto così sincero e toccante... e così preciso. La dipendenza da droghe (e l'alcool E' una droga, della quale si parla molto meno ma colpisce molto di più) è davvero una brutta bestia, molto difficile. L'inconcludenza, l'inaffidabilità, l'elusività e la sfuggenza delle persone che vivono questo dramma è una caratteristica comune, logica conseguenza dello stato di dipendenza. Detto questo, ciascuno fa i suoi tentativi e le sue esperienze, ed è inevitabile: non si può decidere in base al consiglio di un altro.
Ultima modifica di Dr.ssa Eleonora Arduino il 23 novembre 2009, 23:29, modificato 1 volta in totale.
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Amie
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Messaggio da Amie » 23 novembre 2009, 22:40

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