Fallimento totale: ho bisogno di aiuto!

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Mario79
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Fallimento totale: ho bisogno di aiuto!

Messaggio da Mario79 » 13 aprile 2010, 2:32

Ciao a tutti
Io non so se questo è il posto giusto, ma sto davvero per esplodere e da qualche parte devo sfogarmi. Mi scuso se sarò molto lungo nell’esprimere alcuni concetti, ma sento di dover cominciare davvero dall’inizio. Forse l’unico modo per aprirmi veramente e mettere in chiaro tutto senza timori, visto che qui non ci si “conosce”.

Sono nato circa 31 anni fa a Napoli, figlio unico, dopo 5 anni di “tentativi” da parte dei miei genitori. Mio padre operaio, mia madre impiegata. Della mia infanzia ricordo poco e i ricordi sono sfocati. Ricordo le vacanze al mare con amici e cugini. Ricordo quando mio padre mi portava al giardino zoologico oppure al parco sulle giostre. I ricordi iniziano ad essere più chiari intorno ai 10 anni… ricordo la sera della “caduta” del muro di Berlino, gli omicidi Falcone e Borsellino. Ricordo i miei amici del quartiere e di come venivo spesso preso in giro perché mia madre adorava farmi andare in giro vestito di tutto punto con cardigan e cravatta  che uniti ad un cronico sovrappeso mi facevano sembrare davvero “lo scemo del villaggio”.

Ricordo che mio padre faceva i turni, si svegliava alle 4 di notte per andare a lavoro, e mia madre mi svegliava alle 6 di mattina per mettermi in macchina, accompagnarmi a casa dei nonni, da dove poi andavo a scuola, e andare a lavoro. E questo tutti i giorni. Dall’inizio delle medie poi ho cominciato ad andare a casa dei nonni la domenica sera e a ritornare a casa mia il sabato pomeriggio. In pratica per alcuni anni ho visto di più i miei nonni che i miei genitori, ma li ringrazio per questo perché lo hanno fatto per me, non certo perché si andavano a divertire.

Di quel periodo ricordo anche la scoperta del “proprio corpo”, spesso con gli amici e i cugini ci si toccava e si iniziavano a provare “cose strane”, una volta anche sorpresi da mia zia.

Passano gli anni.. del periodo in cui frequentavo le medie ho pochissimi ricordi, se non come detto appunto prima, il fatto di stare sempre a casa dei mie nonni.

Inizia il liceo e inizio anche a stare a casa da solo. Andavo a scuola la mattina e al ritorno ero solo fino alle 3 del pomeriggio quando tornava mio padre dal turno di notte.
Ancora in quegli anni dell’adolescenza ricordo che inziavo a sentire desiderio per le ragazze, ma ho avuto diversi rapporti anche con ragazzi (ma non completi.. per capirci).
Ero più o meno al terzo o quarto anno di liceo quando conosco una ragazza, Anna, amica di una amica. E’ il mio primo amore. Timido com’ero le scrivo una lettera e alla fine riesco ad avere un bacio e a “fidanzarmi” con lei… ancora sorrido al solo pensiero. Però eravamo piccoli o meglio… io ero esageramente serioso e “pesante” così lei mi lascia. Frequentavamo lo stesso gruppo quindi comunque ci vedevamo e vuoi per le mie pressioni, vuoi perché così doveva andare, non mancavano episodi in cui lei respingeva ogni mia piccola gentilezza in modo crudele come episodi in cui ci scambiavamo decine di lettere piene di parole d’affetto.

Oggi con il senno di poi posso dire che questo è stato il mio primo vero problema. Per anni, circa cinque, sono stato innamorato di lei, sacrificando lacrime, i pochi soldi che avevo, la scuola, solo per stare dietro di lei. Poi forse per un meccanismo di autodifesa lei non si è fatta più vedere e io altrettanto, ho conosciuto una nuova ragazza e qui altri problemi: la mia famiglia era contraria perché la sua famiglia aveva un po’ di problemi e, senza dilungarmi troppo, vi dico che da quel momento ho cominciato a ribellarmi a mia madre. Si litigava ogni giorno, spesso in maniera violenta, ricordo le sue cinghiate o le scarpe che mi tirava e le volte che le ho messo anche io le mani addosso. Alla fine ho ceduto e ho lasciato questa ragazza. Passano altri anni, io sempre più ribelle, inizio a far uso di spinelli ma mia madre lo scopre e anche li lotte continue, mancanza di fiducia etc. Però alla fine ne esco.

In quegli anni ne sono successe tante: ho cominciato a rubare in casa… collane, gioielli di famiglia… e a vendermeli nei negozi che acquistavano oro… non ricordo neanche perché… per avere soldi per comprarmi computer, giochi e per mangiare schifezze, negando sempre davanti all’evidenza e alle giuste accuse dei miei genitori. Con un amico avevo trovato un lavoro per l’estate e ho rubato anche li in cassa centinaia e centinaia di migliaia di lire, ma non ho idea di come li ho spesi, davvero non lo ricordo. Per fortuna non ho più rubato nulla.

Inizia il mio periodo nero con i sentimenti: mi innamoro come una pera cotta di qualsiasi ragazza che mi faccia un sorriso dolce o una gentilezza. E ovviamente vengo rifiutato da tutte, anche perché dopo una dieta fatta nel periodo “Anna” in cui ero diventato un figurino, iniziavo a ingrassare di nuovo.

Passano ancora gli anni, inizio l’università ma non va bene, ho parecchi problemi nella materia che ho scelto, anche se mi piaceva, e dopo 2 anni decido di cambiare facoltà. Avevo più o meno 20 anni. Dopo pochi giorni nella nuova facoltà vengo chiamato per un colloquio in una grossa azienda e vengo assunto. Già al primo giorno di lavoro avevo il conto corrente con -300.000 lire perché andai a comprarmi uno dei primi cellulari… e da quel giorno ho iniziato a fare debiti su debiti comprando roba costosa e inutile.

Da alcuni anni sono fidanzato con una ragazza e all’inizio ci sto bene. Un giorno però vedo Anna in treno e il cuore mi sale in gola, torno a casa piangendo e vado a rileggere le nostre lettere e a riguardare le nostre foto. Passano mesi e anche se dentro di me capisco che con quella ragazza ci stavo solo per abitudine e forse per non restare solo, non riesco a lasciarla, cosa che però avviene un paio di anni dopo.

Non so cosa mi succede in quel periodo ma quando sento che la mia azienda sta aprendo una filiale a Roma, decido di propormi… senza neanche dirlo ai miei genitori. Gli dico solo che ho 10 milioni di debiti e loro, dopo essersi ovviamente incazzati a morte, mi aiutano.
Parto per Roma nella speranza non so di cosa, era il 2002. All’inizio sono felice, esco con gli amici, faccio gli orari che mi pare, cene, feste… tanto nessuno mi controllava e nessuno poteva dirmi niente. Non chiamo più nessuno dei vecchi amici, neanche quelli con cui mi confidavo su tutto, sparisco completamente. Passa qualche anno. I miei debiti aumentano.. mi piace circondarmi di computer, tecnolgia, elettrodomestici per la casa in affitto con altre due persone, inizio a fare debiti per ripagare i debiti.

Da questo momento inizia quello che io oggi, guardando al passato, definisco la fase “del robot”. Inizio a vivere alla giornata, senza uno scopo preciso. Vado a lavoro perché ci devo andare. Parlo poco e niente con le persone e inizio a vivere il mio tempo libero davanti al computer e davanti alla televisione. Quei pochi amici che mi ero fatto inizio a perderli uno ad uno, perché non ho nessuna voglia di sentirli o di stare con loro, ho voglia solo di stare da solo. I miei due coinquilini alla fine se ne vanno con le loro ragazze ora mogli e io resto solo. Siamo arrivati alla fine del 2008. Inizia per me un periodo di forte crisi. Su Facebook, per caso, ritrovo Anna. E’ possibile rimanere “innamorati” di una persona dopo 10 anni? Inizio a scrivergli, inizio a piangere, inizio a sentirmi uno schifo come tanti anni fa. Lei mi fa capire che ho bisogno di aiuto se dopo tanto tempo non riesco a dimenticarla…. Ci metto, con dolore, una pietra sopra, ma quando penso a lei anche oggi sento un gran vuoto.

Comunque ogni sera appena entro in macchina dopo il lavoro comincio a piangere come un bambino, sentendo che la mia vita è fallita: ho allontanato tutti quelli che mi stavano vicini, mi sono sommerso di debiti, ho distrutto la mia salute ingrassando a dismisura e facendomi venire il diabete, torno a casa la sera e sono solo con il mio computer. E basta. Preso dallo sconforto più totale chiamo mia madre, confessandole tutto. Lei piange più di me e cerca di confortarmi ma io mi sento fallito e non ho voglia di fare nulla.

Comunque mi aiuta, chiamandomi ogni sera, cercando di non farmi sentire così depresso. Ma anche li, nella disperazione e nella prostrazione più totale, ho mentito. Mi ha chiesto quanti debiti avessi. Le ho detto 20.000 € e invece ne avevo 50.000€. Non so il perché, mi è venuto naturale mentirle, non dirgli tutto. Mi ha aiutato, ha ripagato tutti i miei debiti facendo sacrifici (i miei sono pensionati…). Quando il periodo nero è passato però, rendendomene conto ma senza pensare alle conseguenze, ho ricominciato. Ho detto che non stavo facendo più debiti quando invece di mese in mese prendevo soldi dalle carte rateali.. e pensare che mia madre ogni giorno mi diceva “se hai bisogno, chiedi! Non usare le carte!!!” e io rispondevo “Tranquilla! Non sono mica stupido! Ci sono cascato una volta, non faccio lo stesso errore!”. E tutto questo nonostante loro ogni mese mi inviavano qualcosa per andare avanti e io continuavo a comprare cose per la casa, a spendere i soldi in roba inutile o in rapporti con “escort” in cui non ho mai cercato il sesso ma qualcuno che mi desse la sensazione di non essere solo.


Veniamo ai giorni nostri: tutto inizia qualche mese fa quando mi rendo conto che ormai non ce la faccio più a pagare i debiti. 650€ di affito, 270€ di cessione del quinto, 250€ di carta rateale e 200€ di altra carta rateale. Totale 1370€ al mese, da uno stipendio di 1400€ circa. Ecco che, messo davanti alla cruda realtà, ho ricominciato con la solita storia: a sentire la mia vita fallita.
Ho 31 anni, sono solo quando i miei coetanei hanno moglie e figli, sono malato e senza neanche 1 centesimo da parte anzi.. con circa 30.000€ di debiti da pagare. Passo le serate davanti al computer riempiendomi di schifezze e continuando ad ingrassare nonostante sappia che mi fa male. Vado a letto piangendo e dicendomi: “Se durante la notte dovessi sentirmi male, morirò. E morirò da solo. Perché qui in casa non c’è nessuno, nessuno sentirebbe la mia “assenza” prima di 4-5 giorni, con i vicini non ho rapporti e non ho nessuno che mi chiami tutti i giorni”

E il pensiero mi terrorizza. Non mi fa dormire. Prendo sonno per disperazione verso le cinque ma alle otto devo svegliarmi per andare a lavoro. A volte riesco ad alzarmi ma molto spesso faccio tardi, per giorni non faccio la doccia o sto con la barba incolta, arrivo a lavoro mi prendo la ramanzina del capo perché ho fatto tardi e passo tutta la giornata a sperare che finisca presto, trascinandomi tutto il tempo, per tornare a casa e sedermi davanti al pc a non fare nulla se non pensare di continuo che non ho uno scopo nella vita.. non riesco a capire PERCHE’ sono vivo. E mi maledico di continuo per quando ho deciso di trasferirmi, ora che vorrei stare vicino ai miei genitori e ai miei amici di un tempo, ma la mia azienda mi nega il trasferimento a Napoli. Spesso mi fermo a pensare a quando ero a casa, ai miei vecchi amici, alle cose belle che facevo, e piango come un bambino.

Il mio problema è che mi rendo conto “di avere un problema”.. non so se con le bugie o con i soldi. O con tutti e due e forse anche con altro. Sono solo, vorrei parlare con qualcuno ma mi vergogno di me stesso. Avevo promesso a me stesso che non ci sarei ricascato e invece eccomi qui, al punto di partenza, rischiando questa volta di fare la fine del ragazzo che grida “Al lupo” e nessuno gli crede.

Per la prima volta in vita mia un paio di giorni fa, mentre ero in macchina ho iniziato a pensare: basterebbe non frenare alla prossima curva, e tutto sarebbe risolto. E’ stato un pensiero di un secondo, ma mi ha messo il terrore di me stesso. Ho il terrore che oltre ad un figlio fallito, a i miei genitori dia anche un figlio morto. Non ho mai detto loro che gli voglio bene, ne loro l’hanno mai detto a me, ma se non ci fossero stati loro probabilmente io oggi non sarei qui.

Non so cosa fare, mi sento perso, senza possibilità di uscirne. Non voglio andare di nuovo dai miei genitori e dirgli che sono di nuovo sottosopra, sarebbe spezzargli il cuore. Ma sento che ho bisogno di qualcuno, qualcuno che mi possa ascoltare, che mi possa guidare, che mi possa aiutare a mantener fede alle mie promesse, a controllare il mio operato, a capire cosa mi è successo… in che parte della mia vita si è spezzato quel filo della “normalità”, e a risolverlo.

I miei problemi sono talmente tanti che non so neanche da dove cominciare. Qualcuno mi aiuti!

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ricciolina
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Messaggio da ricciolina » 13 aprile 2010, 17:57

Non voglio andare di nuovo dai miei genitori e dirgli che sono di nuovo sottosopra, sarebbe spezzargli il cuore.

per spezzargli il cuore basta che perseveri in quello che fai, perchè lo sai che se non dici la verità non puoi saltarci fuori.
scommetto che il loro unico desiderio sia quello di vederti sereno, e se per arrivare alla serenità devi vuotare il sacco fallo.
ti capiranno
certo non sarà facile e neppure bello, ma sono le sole persone al mondo che ti amano e non smetteranno perchè ci sono ancora 30.000 € di debiti...

torna a casa
fanculo roma
e lasciati aiutare fino in fondo.

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Sergio67
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Iscritto il: 26 febbraio 2009, 15:23

Messaggio da Sergio67 » 16 aprile 2010, 16:22

Caro Mario,

da quello che scrivi si capisce tutta la tua sofferenza. La sofferenza di una profonda solitudine.
A volte succede. Succede che le persone che ci sono vicine, nel tentativo di dare quello che a loro è mancato, non riescano a darci quello di cui magari avremmo avuto bisogno.
A volte succede che sentiamo, nel profondo della nostra anima di non stare realmente vivendo, e di cercare continuamente conferme all'esterno di noi. Lo dici tu stesso: le "escort", gli oggetti, gli stessi debiti. Per non parlare dell'idea di farla finita.

Ora non ti voglio illudere. Non esiste una soluzione "indolore" alle tue difficoltà. Per quanto la possiamo desiderare, non è così che la vita funziona. Ma la buona notizia è che almeno la soluzione esiste.

"Tornare a casa" può essere un modo per iniziare, ma capisco anche che tu possa essere riluttante a lasciare il tuo stipendio, soprattutto in questa situazione.

La prima cosa che devi fare è darti tempo. Anche se vorremmo spazzare via i problemi in una notte, devi ascoltare quella voce nel profondo della tua anima che sa che questo non è possibile. Ci vorrà tempo. Tempo, pazienza, gentilezza e impegno.

Accettare il fatto che l'obiettivo non è risolvere il problema domani stesso, ma con un orizzonte temporale più ampio è molto importante, perchè ti consente di affrontare un problema per volta. Di non dire "da domani cambio vita". E di ripiombare nella disperazione o nella convinzione del fallimento al primo incidente di percorso.
L'atteggiamento "domani smetto", "da domani non ci ricasco più", non funziona perché ti sottopone a uno stress che è troppo difficile sopportare. L'obiettivo certo deve essere "smettere", ma devi darti tempo. Mettere in questi obiettivi un impegno gentile, un piccolo impegno quotidiano, giorno dopo giorno. E considerare che le abutidini di una vita, le consuetudini, gli schemi mentali, sono lenti a cambiare. Se avrai qualche altro incidente di percorso, non ti condannare, prendilo per quel che è, un incidente di percorso.

Comincia dalle piccole cose. La vita è fatta delle scelte che facciamo ogni istante. Le scelte del passato, giuste o sbagliate, non ci condannano o ci premiano per tutta la vita. Le scelte vanno rinnovate di continuo. E ogni istante è buono per compiere una scelta "giusta".
Ieri non hai fatto la doccia? e allora? Ora, oggi, in questo momento, puoi farla. Non è "inutile".
Non chiederti PERCHE' sei vivo. Vivi e basta. Senti la vita in te. Non so in che zona di Roma vivi, ma se puoi, invece di metterti davanti al computer, vai a fare una passeggiata. Senza una destinazioni, solo con l'intenzione di camminare. Ascolta il tuo corpo. Non hai bisogno di altro, non hai bisogno degli altri per capire che esisti.

La vita non è mai un fallimento a meno che non la consideriamo tale. L'unico successo che conta è riuscire a vivere la propria vita, anche solo per un istante. Il resto non conta. Comincia da te stesso.
Ai debiti ci penserai tra qualche giorno...
Puoi sentirti perso, ma non potrai mai perdere te stesso.

Facilitatore gruppo AMA "Sbilànciati!" su AMAEleusi (cercateci)

Guida Autorizzata Pagine Blu (ma non sono psicologo)

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Dr.ssa Eleonora Arduino
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Iscritto il: 2 novembre 2005, 0:28
Località: Torino

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 17 aprile 2010, 0:32

Posso aggiungere che c'è sempre una grandissima risorsa di uscita da qualsiasi problema personale: ampliare lo sguardo. Verso gli altri, verso il resto del mondo, verso le sofferenze e i bisogni altrui, uscendo dal circolo vizioso dell'auto-commiserazione e della preoccupazione su di sè. Non c'è modo di abbattere i pensieri negativi, si può solo sostituirli con pensieri positivi. Non si può combattere un comportamento, si può solo sostituirlo con un altro migliore. Con pazienza e con gentilezza, come le hanno detto.
Si sente molta solitudine e molta fragilità in lei, nonostante lei riconosca il bene dei suoi genitori, è come se una parte di lei si sentisse privato di affetto e abbia cercato compensazione negli oggetti e nel cibo. Solo una terapia psicologica potrebbe scoprire come è successo, ma a parte questo la soluzione esiste, ma bisogna smettere di lottare contro; perseguendo altro pian piano le trasformazioni profonde avvengono. Non sono i sensi di colpa e i buoni propositi sempre disattesi (per forza...) a risolvere le situazioni che hanno preso un circolo vizioso, anzi.. Provi a fare qualcosa di veramente nuovo, in special modo qualcosa per qualcun altro... e poi venga a raccontarci cosa succede! l'aspettiamo. :)
Dr.ssa Eleonora Arduino - psicologa e psicoterapeuta - Torino
moderatore dei forum "consulenza psicologica"
www.eleonoraarduino.it

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Lucy van Pelt84
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Iscritto il: 30 aprile 2009, 23:36

Messaggio da Lucy van Pelt84 » 17 aprile 2010, 19:51

Ciao,ti consiglio anch'io di fare un passetto alla volta,vedi quello che di buono puoi prendere,come ti hanno detto,fai anche una passeggiata,quattro chiacchiere con qualcuno,pure con una scusa banale,magari anche con i tuoi colleghi..e ogni volta poniti 1piccolo obiettivo..Ciao :wink:
Lucy84

Albertine
Messaggi: 47
Iscritto il: 21 luglio 2008, 20:30

Messaggio da Albertine » 17 aprile 2010, 23:21

molte vite sono piene di cadute, annaspamenti, piccoli e grandi fallimenti. Non saprei come evitarli, non saprei nemmeno se sarebbe più giusta e bella una vita "pianificabile"... ma questo è un altro discorso.

Siamo sempre soli nel nostro dolore, ma circondati da persone che nel loro intimo sperimentano a loro volta la stessa disperazione, le stesse ansie.

A volte ci ritroviamo imprigionati in gabbie di bugie, che costruiamo sapientemente durante gli anni per nascondere al mondo quei lati di noi che proprio non riusciamo a buttare giù.

Così facendo ci puniamo doppiamente. Non solo patiamo i dolori e le frustrazioni che la vita ci riserva, ma scegliamo di viverceli nella clandestinità, rinunciando alla consolazione più grande che un essere umano possa trovare... la condivisione con gli altri.

Non vergognarti dei debiti, delle bugie, di essere solo, di esserti lasciato andare. Succede, succede a tanti.

Può darsi che adesso tu non riesca a risolvere i tuoi problemi, perché sei abbattuto, stanco, solo. Forse in questo momento hai bisogno di affidarti a qualcuno, un familiare, un medico, una persona con cui sfogarti, che ti aiuti a recuperare fiducia.
Non lasciare che il senso di colpa annebbi il tuo futuro. La vita è davvero quello che scrive Sergio: anche un solo istante!

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