io vorrei un figlio ma lei non ne vuole sapere

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Albertine
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Messaggio da Albertine » 3 settembre 2010, 21:19

a me sembra che, quali che siano i motivi, lei in questo momento della vita non ha il desiderio di diventare madre. Tu non ti senti capito ed ascoltato, e questo può essere un altro problema... perché potrebbe ascoltarti e venirti incontro, ma continuerebbe a non desiderare un figlio con te. E non si mette al mondo una creatura per far contento qualcun altro, anche se lo si ama.

Certo, magari tra una settimana, un mese, un anno potrebbe cambiare idea, ma come si fa a dirlo? Vuoi comprendere le sue ragioni per cercare di smontarle e, magari, convincerla?

Forse la vera domanda puoi farla a te stesso: ti interessa proseguire una relazione con una persona che non sposa un tuo progetto di vita? Una che comanda a bacchetta facendoti sentire uno zerbino? Che lavora il minimo indispensabile, e si toglie i vizi con i soldi guadagnati da te? Così immatura da non volere un figlio per non perdere lo status di "cocca" di casa? Che mente dicendo di non prendere la pillola, e non ti dice niente di lei e della sua vita... tanto che se va dallo psicologo te ne accorgi solo quando ti presenta il conto da scaricare.

Ha ragione Omy: è così che la presenti. Ma forse è solo la rabbia che ti fa parlare.
La reazione della tua ragazza all'argomento figli mi sembra l'esplosione di qualcosa di più profondo, una mancanza di comunicazione e condivisione nella vostra coppia. E' forse questo che va capito ed affrontato, prima di pensare ad un qualsiasi progetto insieme.
polly03 io forse (anche se con molti dubbi) ci tornei pure da un dottore ma non credo lei lo voglia. secondo lei le cose stanno bene cosi. e non vuole cambiarle. io so sole che voglio un figlio adesso. più passa il tempo e più c'è il rischio che nasce malato. e poi io voglio fare il padre mica il nonno.
Hai mai pensato di tornarci tu, da solo, per parlargli dei tuoi dubbi?
[/quote]

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 3 settembre 2010, 22:52

lori77 ha scritto:
volevo chiedervi un'altra cosa. conoscete altra gente che si è trovata nella mia stessa situazione? come hanno risolto? cos'hanno fatto?
ogni caso è a sè, e solo i diretti interessati sanno davvero come stanno le cose sotto ogni punto di vista,
comunque personalmente conosco due casi.
una coppia insieme da parecchi anni, poi sposata, lui desiderava un figlio, lei assolutamente no.
l'altro caso, una coppia sposata, lei voleva figli, lui no, e solo dopo il matrimonio lui ha detto a lei che non ne voleva.

in entrambi i casi i coniugi hanno divorziato presto.
Ultima modifica di Davide49 il 3 settembre 2010, 23:43, modificato 1 volta in totale.

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 3 settembre 2010, 23:22

lori77 ha scritto: io vorrei solo che mi aiutasse a capire il perchè di questa sua scelta
ma non è "una scelta"!!!

io posso scegliere se seguire o no un mio orientamento, posso scegliere se coltivarlo o meno, posso anche pensare come sarebbe bello non averlo o averne un altro, ma non posso scegliere di desiderare o non desiderare cose che riguardano gli aspetti essenziali, fondamentali di me, il mio fondamentale progetto di vita (parliamo di cose serie, la vocazione di una persona)

se uno sente gioia all'idea di sposarsi o di fare il prete o di restare single, non è una scelta, come qualcosa che si decide a tavolino, valutati tutti gli argomenti pro o contro.
è un orientamento interiore, è una vocazione.
tu senti una vocazione alla paternità, lei no.
tu senti gioia all'idea di essere genitore, lei non la sente.
tu ti senti orientato ad avere un figlio/a, lei si sente orientata a non averne.

(tra parentesi, in una situazione di contrasto così teso su un aspetto importantissimo di un progetto di vita di coppia, se penso ai due casi simili che conosco, e di cui ho detto nel precedente post, secondo me è meglio che non siate ancora sposati - ma questa è solo una mia opinione)

tu desideri un figlio, ma non hai "scelto di desiderare" un figlio.

può darsi che un giorno possa sentirla (sono frequenti oggi i casi di donne che avvertono un desiderio di maternità quasi al limite dell'età, è un argomento studiato) ma ora non lo sente, ed è con questo dato che devi confrontarti per decidere della tua vita personale, affettiva, del tuo futuro.

in questa discussione sono state scritte cose assai profonde, che denotano un'attenzione verso di te davvero forte, come tu stesso hai rilevato, ma credo che tante questioni (la reginetta, lo zerbino, la natura giusta o ingiusta, i regali, le cene, i suoceri, lo shopping, le caratteristiche della famiglia di origine, i regali, la cena pronta, il part time, l'essere troppo buoni, la rabbia, la maturità o meno, la necessità di tenere aperto il dialogo, l'aiuto psicoterapeutico, ecc ecc ecc mille altre cose) siano questioni significative sì, tantissimo, ma in un certo senso anche assai marginali rispetto alla questione centrale.

posso capire che tu ti senta "imbrogliato" da lei, perché fin dall'inizio della convivenza lei sapeva che tu desideravi un figlio (e tu sapevi che lei non lo desiderava?) e credo che la rabbia sia oggi inevitabile, ma credo che si debba guardare a qualcosa di più essenziale, il presente.

va guardato il centro della discussione, e al centro io trovo alcune affermazioni essenziali nettissime

"mi si è gettata al collo. vuole stare con me. ma ha ribadito che il figlio non lo vuole".
"lei non sente il desiderio di diventare mamma"
"ha detto che se per caso dovesse rimanere incinta va ad abortire"

è con queste essenzialità che devi confrontarti,
magari un giorno potrebbe maturare un diverso orientamento (e secondo me - "dice che si sente ancora una ragazzina. a 33 anni dice che non si sente ancora pronta" può essere significativo quel "ancora"- verso i 40 sarà più probabile che possibile).
ma chi lo può sapere con certezza? e tu hai bisogno di certezze adesso

ti puoi chiedere le ragioni di questo suo orientamento interiore, ma non è una scelta.
e proprio perché non è una scelta, credo che sia sbagliato, anzi ptenzialmente pericoloso (per lei stessa, per il bimbo/a, e dunque anche per la tua stessa vita) cercare di convincerla a fare qualcosa verso cui non si sente interiormente portata.
come se si volesse costringere qualcuno a fare il prete o a sposarsi controvoglia. ne deriverebbero danni per tutti.

tu puoi chiederti perché lei non voglia essere madre, come forse lei si chiede perché tu desideri invece così tanto ad essere padre, ma pensare che si tratti di "scelte" secondo me è un errore di fondo che non aiuta a comprendere l'altro.

penso davvero che tu sia in una grande sofferenza, perché questa situazione ti coinvolge nelle maggiori profondità del tuo essere, cerchi l'integrazione e il completamento fra due amori da fondere assieme, e invece stai vivendo una lacerazione dolorosa, che ti viene imposta, fra due amori:
l'amore sincero verso di lei per sempre, e l'amore altrettanto sincero che vorresti poter donare per sempre a un figlio
e splendidamente dici: a un figlio o figlia che voglio avere proprio con la donna che amo, non con una donna qualsiasi, segno questo che metti al primo posto un forte senso di coppia, che per te si esprime e si completa poi nella genitorialità, è questa la tua vocazione, la tua gioia.

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Dr.ssa Eleonora Arduino
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 4 settembre 2010, 2:15

Caro Lory, lei ha dato avvio a una discussioen molto ricca e interessante, per questo la ringraziamo.
Tuttavia ho notato che non c'è stata molta voce che stesse dalla sua parte, che mostrasse davvero di comprendere le sue ragioni. E' una situazione curiosa, direi interessante. Forse reagiamo così davanti alla rabbia, cerchiamo di calmarla? oppure tendiamo a schierarci sempra da una delle parti in conflitto e non possiamo accogliere anche l'altra?
Tra voi c'è un evidente differenza di esigenze, di vedute forse. Se c'è "stronzaggine" è quando si inganna il partner facendogli credere qualcosa di diverso da quello che si vive davvero, ma questo non è sempre una scelta strategica, a volte si crede di poter rispondere ai desideri dell'altro ma al momento buono si capisce che non è così. Forse questa è in breve la posizione della sua ragazza.
Invece lei, lory, desidera una famiglia con i figli e si sente deprivato. Può darsi che la sua ragazza pensi di poter essere pronta tra qualche anno, può darsi che sia davvero troppo spaventata dall'idea della responsabilità e del cambiamento e non lo sarà mai. Di certo questo conflitto si è acutizzato in modo eccessivo ed ora spinge entrambi a reagire violentemente. Nel valutare le parole e i gesti dell'altro bisogna mettere in conto questa esasperazione che forse fa esagerare entrambi.
E' vero, non si può obbligare qualcuno a desiderare quello che non desidera e non è "mostruoso" o anormale che una donna non desideri di avere figli. Tuttavia non si può obbligare qualcuno a frustrare i propri desideri e quindi non vi resta che separarvi... a meno che ciascuno - ma proprio ciascuno, non solo lory - non sia così maturo da dare all'altro il tempo e i modi di cui ha bisogno, mediando con i propri, se c'è uno spiraglio di possibilità di farlo senza tradire troppo i propri bisogni. Non esite, in una coppia, la possibilità di risolvere un conflitto se ENTRAMBI non muovono dalla propria posizione in modo sincero e autentico.
Ci sono molte circostanze nella vita di coppia in cui si possono presentare situazioni analoghe: un figlio, ma anche un cambio di casa, di lavoro, di stile di vita... la mediazione non è facile e deve essere autentica, si accetta sempre di perdere qualcosa anche di importante in nome di qualcosa che lo è ancora di più. Ma si deve avere la sensazione di essere entrambi investiti in questa rinuncia, non uno solo, diversamente la coppia non può reggere, e quindi tanto vale separarsi subito.
Si dirà che sul desiderio del figlio non si può mediare: o c'è o non c'è. Ma non è così, si tratterebbe di accettare di capire davvero che basi ha, anzichè difendersi dietro i diritti. E' giusto che fare un figlio sia una gioia, ma aspettare di volerlo serenamente non è sempre una soluzione, è bene capire se ci sono dei problemi che frenano questo desiderio, oppure è qualcosa che non corrisponde alla propria natura. A 33 anni non si tratta di maturare ma di scegliere da che parte si vuole stare, conoscendo bene se stessi e le proprie autentiche predisposizioni; in questo lory potrebbe aiutare la ragazza a capirsi e tranquillizzare i suoi timori, se ci sono, non con la condanna ma con la collaborazione concreta. Ma anche la ragazza dovrebbe porsi la domanda: come saniamo questo conflitto? anzichè semplicemente rivendicare i suoi pur giusti diritti.
Perchè la ragazza è arrivata all'inganno dell'anticoncezionale preso in segreto? ci sarebbe molto da scoprire. E perchè non può prendere in alcuna considerazione vera la richiesta di Lory? anche questa è una domanda importante.
Dr.ssa Eleonora Arduino - psicologa e psicoterapeuta - Torino
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Davide49
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Messaggio da Davide49 » 4 settembre 2010, 8:32

Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto: Tuttavia ho notato che non c'è stata molta voce che stesse dalla sua parte, che mostrasse davvero di comprendere le sue ragioni.
beh, non direi. soprattutto Sergio67 ha mostrato una attenzione, una volontà di capire Lori77, un equilibrio e un desiderio di portare un serio contributo a mio avviso assolutamente non comuni. una voce sola dorse, ma di sicuro "molta voce". (e anch'io nel mio piccolo). chiusa parentesi.

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 4 settembre 2010, 8:44

Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto: Può darsi che la sua ragazza pensi di poter essere pronta tra qualche anno, può darsi che sia davvero troppo spaventata dall'idea della responsabilità e del cambiamento e non lo sarà mai. Di certo questo conflitto si è acutizzato in modo eccessivo ed ora spinge entrambi a reagire violentemente. Nel valutare le parole e i gesti dell'altro bisogna mettere in conto questa esasperazione che forse fa esagerare entrambi.
E' vero, non si può obbligare qualcuno a desiderare quello che non desidera e non è "mostruoso" o anormale che una donna non desideri di avere figli. Tuttavia non si può obbligare qualcuno a frustrare i propri desideri e quindi non vi resta che separarvi... a meno che ciascuno - ma proprio ciascuno, non solo lory - non sia così maturo da dare all'altro il tempo e i modi di cui ha bisogno, mediando con i propri, se c'è uno spiraglio di possibilità di farlo senza tradire troppo i propri bisogni. Non esite, in una coppia, la possibilità di risolvere un conflitto se ENTRAMBI non muovono dalla propria posizione in modo sincero e autentico.

si deve avere la sensazione di essere entrambi investiti in questa rinuncia, non uno solo, diversamente la coppia non può reggere, e quindi tanto vale separarsi subito.
Si dirà che sul desiderio del figlio non si può mediare: o c'è o non c'è. Ma non è così, si tratterebbe di accettare di capire davvero che basi ha, anzichè difendersi dietro i diritti. E' giusto che fare un figlio sia una gioia, ma aspettare di volerlo serenamente non è sempre una soluzione, è bene capire se ci sono dei problemi che frenano questo desiderio, oppure è qualcosa che non corrisponde alla propria natura.

Ma anche la ragazza dovrebbe porsi la domanda: come saniamo questo conflitto? anzichè semplicemente rivendicare i suoi pur giusti diritti.

sono assolutamente d'accordo.

e riguardo a
"Può darsi che la sua ragazza pensi di poter essere pronta tra qualche anno",
posso sbagliare ma quasi quasi qualcosa ci scommetterei. :)

aggiungerei quindi: prendersi un po' di tempo.
questo secondo me è essenziale.
un tempo adeguato, può essere un anno, due, tre, certi cambiamenti sono un processo che richiede tempo, non un fatto che accade nello spazio di una settimana o tre mesi,
(conosco persone che a 20 anni avevano già un figlio, ma conosco anche uomini che il proprio bisogno di paternità hanno potuto realizzarlo a 45-50 anni. L'importante è realizzarlo con una persona che ami davvero)
darsi del tempo. singolarmente e come coppia.
attendere che possa passare decantare questo momento di esasperazione (in cui la rabbia può anche portare a vedere dei limiti ed errori altrui maggiori di quelli che sono), ma che sia un'attesa dinamica e costruttiva, non passiva statica e superficiale, piena di comunicazione serena ma vera, di ascolto profondo di se stessi e dell'altro, consapevoli entrambi sia chge potrebbe venire il momento in cui decidere consapevolmente se restare ancora insieme o no, consapevoli del proprio diritto a realizzarsi secondo la propria natura e i propri bisogni.

lori77
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Messaggio da lori77 » 4 settembre 2010, 19:28

sono davvero confuso. so che devo darmi tempo. in fondo ho altra scelta? io non voglio rinunciare a lei. la amo. in tutti questi anni nei suoi confronti non si è mai spenta la passione. la quotidianità non ha mai preso il sopravvento. ogni giorno è speciale. cosi come se quella prima era solo una vaga idea ora sta diventando un desiderio pulsante. non voglio rinunciare all'idea di un figlio. non riesco a togliermi dalla testa l'idea di lei con un pancione. o mentre allatta il bambino. se fosse un maschio vorrei fosse come me ma se fosse una bambina... un piccolo bocciolo di rosa. bellissima come la mia compagnia.
questa notte ho fatto un sogno bruttissimo. io avevo tra le braccia mio figlio. era piccolissimo con mani e piedi paffuti. me lo tenevo sempre nel marsupio. gli davo il latte. lo cullavo. ma non riuscivo mai a vedere i suoi occhi. come se non ci fossero. ma io ero felice lo stesso. poi mentre ero a casa torna la mia compagna. si mette a urlare. mi chiede di chi è il bambino. urla ancora e dice che il bambino non esiste. deve sparire. allora il bambino comincia a diventare rosso e si cominciano a formare delle crepe sul suo corpicino. il bambino si sgretola e va in frantumi come la polvere. io comincio a disperarmi. sono agitato. provo a parlare ma non mi esce la voce. mi sento un dolore fortissimo alla gola. e mi sveglio di colpo.
da questa mattina sono di malumore e confuso. non so chi scegliere e non voglio rinunciare a nessuno dei due. ma so che se continuo a lottare su un fronte va a finire che o perdo la mia compagna. o perdo la possibilità di avere il figlio. lei da un dottore non ci vuole tornare. nè da sola e nè con me. io posso anche andarci da solo ma comunque resta il problema. lei il figlio non lo vuole, punto e basta. a me la cosa però un po' fa rabbia perchè se per caso il figlio non potessimo averlo magari mi arrenderei. oppure valuterei attentamente la vera possibilità di adottarlo. oppure mi separerei a malincuore da lei. ma se nemmeno ci proviamo, come facciamo a saperlo? in questi ultimi due anni da quando in me si è intensificata ancora di più la voglia di diventare padre non ci abbiamo mai provato. lei mi ha sempre illuso. non è mai stato sesso libero perchè lei ha sempre preso la pillola. senza mai fare interruzioni. lei è sempre stata evidentemente attenta a fare in modo che non potessere rimanere incinta.

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novembre
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Messaggio da novembre » 5 settembre 2010, 13:01

Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto: Forse reagiamo così davanti alla rabbia, cerchiamo di calmarla? .
Già già, è vero.. :roll:

Calmare la rabbia, consolare la tristezza.. come se ci fosse qualcosa di sbagliato nell'esprimere delle emozioni "negative", che poi negative non sono..
Forse il problema non è di chi sente quelle emozioni, ma di chi non riesce ad ascoltare..

Fine della riflessione :)
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francesca
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Messaggio da francesca » 5 settembre 2010, 13:05

Ma, senti, se una donna con un uomo non ci vuole avere figli, io mi interrogherei..

E quando il figlio lo vuole l'uomo, mi chiederei molto di più.

Non è tanto comune, ecco.

E' una ragione per indagare meglio.

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Messaggio da Omy » 6 settembre 2010, 12:41

Lori,
io qui sto continuando a vedere che continui ad essere focalizzato unicamente sulla questione figlio.
Torno a ripeterti che secondo me è sbagliato.
Lo so che è il tema del tuo post e in questo momento un tuo desiderio, ed è giusto che per la tua felicità, lavori per ottenerlo.
Ma non ora.
Non ci dimentichiamo una cosa, la tua compagna, ha fatto e detto cose che sono fortemente in contrasto con le tue, venendo addirittura meno al rapporto di fiducia tra voi.
Qui non si parla di filosofia. (è o non è il momento, giovane o vecchia, immatura o meno.)
Qui si parla e si cerca di dare una mano a te, a te che scrivi chiedendo aiuto, quindi vorrei rassicurarti sul fatto che tendenzialmente siamo dalla tua parte, seppur ognuno a suo personale modo di esprimerla forse.
Qui si parla di come una fidanzata decida di rifiutare un bel giorno di avere un figlio con te.
Dopo dieci anni che state insieme, deduco che tu conosca e abbia trovato affinità intellettuali oltre che fisiche con lei.
Diciamo che se intendo bene, eri convinto che lei come te, fosse dell'idea di avere dei figli un giorno. Se ne parla, si sogna, si scherza, ma intanto si saggia il terreno, il che è anche un modo di conoscere l'altra persona.
Tutto nella normalità.
È così?

Poi succede qualcosa.
Perchè qualcosa succede.
Lei cambia idea.
Alcune idee, di quelle che chiamiamo false convinzioni, sono così radicate dentro di noi al punto di influire sul comportamento.
Che è quello che è successo.

Lei ha cambiato idea in merito, arrivando al punto di sabotare di nascosto l'impresa.
Io non so, ma fossi in te, pesterei il pedale del freno proprio qui.
Non mi interessa più piangere perchè non ho un figlio, la cosa che mi interessa ora è:
Lei ha cambiato idea.

Qui non dobbiamo fare un processo ad una donna.
Stabilire se è immatura, se è viziata, se frequenta amiche che la allontanano dall'essere mamma un giorno, o se scopre che ha paura che l'essere incinta la porti ad ingrassare, non avere più tempo per lei e i suoi divertimenti.
Cadiamo anche noi nel circolo delle false credenze.

Ci convinciamo che una cosa vada così a causa della superficie che mostra.

Torno col piede sul freno.
Lei ha cambiato idea.

Lori, vorrei che provassi, se vuoi, (ovviamente) anche a ruota libera, a trovare degli spunti su di lei, su di te, su di voi che possano fornire informazioni e tracciare delle ipotesi sul perchè.
Perchè, lei possa aver cambiato idea.

Io mi concentrerei su questo.
Mi piace ripartire da dove ci si ferma e rinascere da dove ci si credeva morti...

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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 6 settembre 2010, 16:11

Davide49 ha scritto: beh, non direi. soprattutto Sergio67 ha mostrato una attenzione, una volontà di capire Lori77, un equilibrio e un desiderio di portare un serio contributo a mio avviso assolutamente non comuni. una voce sola forse, ma di sicuro "molta voce". (e anch'io nel mio piccolo). chiusa parentesi.
Naturalmente sì. Poche voci non è nessuna voce. Una sola o due voci possono avere molto più peso di 22, certo. Era una considerazione generale sull'impressione che fa il post, con le debite (e notevoli) eccezioni.

Una cosa che colpisce è che tutti (tutti? forse.. ora non ricordo) pensano che non si tratti di una scelta, ma di qualcosa che sgorga spontaneo e quindi che si voglia o non si voglia un figlio, la situazione è irreparabile. Si può cercare di capire, di mediare, di aspettare, ma non si può usare le volontà.
Su questa affermazione vorrei soffermare la vostra attenzione. Facciamo un film:
una persona pensa di volere un figlio, poi quando dal pensare si dovrebbe passare all'agire, "scopre" di non volerlo, oppure semplicemente ne scopre la differenza.
un'altra persona pensa di volere un figlio. Magari quando l'avrà scoprirà che era solo un'idea, un costrutto artificiale (come il bambino del sogno di lory). E con questo non voglio dire che sia così per lory e la sua ragazza, nessuno può saperlo, è un esempio.
riflessione: quello che pensiamo e quello che è, può essere molto diverso.
Naturalmente può, non è detto che sia così, anche se spesso lo verifichiamo se ripensiamo alla nostra vita passata.

e quindi? e quindi, secondo me, è bene fare attenzione alle convinzioni troppo ferree, soprattutto quando qualcosa di noi si rifiuta di metterle in discussione. E poi, infine, possiamo scegliere. Sì, possiamo, contro ogni convinzione: possiamo anche scegliere di fare un figlio, di farci prete, di vivere senza troppe emozioni divertenti e appassionanti, di vivere con qualcuno che non ci fa impazzire, di seguire invece la passione più sconvolgente. Possiamo. Dipende perchè si fanno le scelte e quanto riusciamo ad adattarci ad esse per amore: per amore di noi o di qualcun altro, dipende.
Insomma, come dire: non sempre sappiamo distinguere tra la pancia e il cuore; "va dove ti porta il cuore" non dovrebbe essere confuso con "va dove ti porta la pancia". Opinione personale.
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Messaggio da novembre » 6 settembre 2010, 20:03

Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto:
e quindi? e quindi, secondo me, è bene fare attenzione alle convinzioni troppo ferree, soprattutto quando qualcosa di noi si rifiuta di metterle in discussione.
si si, sono d'accordissimo
E poi, infine, possiamo scegliere. Sì, possiamo, contro ogni convinzione: possiamo anche scegliere di fare un figlio, di farci prete, di vivere senza troppe emozioni divertenti e appassionanti, di vivere con qualcuno che non ci fa impazzire, di seguire invece la passione più sconvolgente
Non riesco a capire bene cosa intenda per "scelta".. [/quote]
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 6 settembre 2010, 20:37

oh, una cosa molto semplice: "sì - no" "lo faccio - non lo faccio"... semplicissima... come mai ha dei dubbi? le sembra impossibile?
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Messaggio da francesca » 6 settembre 2010, 20:56

Diciamo così: viviamo da esseri umani in un dualismo imperfetto.

Tra il seguire le proprie convinzioni rischiando che siano basate su falsi presupposti, oppure rinunciarvi completamente privandosi di qualunque motivazione e diventando più apatici...

Forse come il fine del saggio è raggiungere lo "stato di grazia" (oddio, lo raggiungi anche quando ti sei sbronzato bene bene, peccato che dopo stai male da cani) così ognuno di noi potrebbe seguire le proprie convinzioni con beneficio d'inventario, ossia senza illudersi.


Bah, sembra un discorso alla Catalano..

Mah, 'un sono mica tanto convinta di quello che ho scritto... :D

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Messaggio da Davide49 » 6 settembre 2010, 21:40

Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto: E poi, infine, possiamo scegliere. Sì, possiamo, contro ogni convinzione: possiamo anche scegliere di fare un figlio, di farci prete, di vivere senza troppe emozioni divertenti e appassionanti, di vivere con qualcuno che non ci fa impazzire, di seguire invece la passione più sconvolgente. Possiamo.
ma certo che possiamo!
sono figlio di una religione cristiana che mette al centro, fra le cose essenziali, proprio il libero arbitrio, quindi si figuri se non ammetto che possiamo scegliere.
possiamo scegliere anche di farci preti senza gioia, di fare figli senza gioia, di sposarci senza amore, di fare un lavoro che non ci piace, siamo liberi anche di farci del male da soli (e quante quante quante volte ciò accade).
e quello che a un'altra persona dà angoscia, a me può benissimo datre gioia. ma proprio per questo...
io credo che, in fondo, dentro di sè esista il criterio, la coscienza della gioia. Uno lo sente se prova gioia o no all'idea di fare/essere una certa cosa. Io credo che questa gioia "spontanea" (le virgolette perché tale gioia spontanea è al tempo stesso figlia di tutto un vissuto) non sia una scelta decisa da noi. Magari voluta, desiderata, aspettata, coltivata, attesa ma non "scelta!".
insomma insisto: secondo me, nella parte più profonda del nostro Sè, non si "sceglie" il desiderio, il sentimento della gioia all'idea di fare un figlio. Semmai prende forma (magari anche a 40 o 45 anni), o non prende forma.

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