problema a relazionarsi

In questa sezione puoi ottenere informazioni generali di carattere psicologico dal moderatore o da membri autorizzati, psicologi o psicoterapeuti, dalle Pagine Blu. Gli psicologi possono fornirti tutte le informazioni necessarie per offrire un contributo in merito alla prevenzione del disagio mentale, familiare e sociale ma in nessun caso possono fornire diagnosi o indicazioni sui trattamenti da effettuare.

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sgumma3
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problema a relazionarsi

Messaggio da sgumma3 » 2 ottobre 2010, 10:55

buongiorno ecco il mio problema:
Ho 28 anni, un lavoro, pratico karate da circa un anno, conosco persone ma non ho amici o perlomeno ne avevo. Sono sempre stato un tipo chiuso ed insicuro, già dai tempi della scuola ero ogetto di scherno e definito ''lo sfigato'' della situazione. Poi le cose sono cambiate quando all' età di 21 anni ho conosciuto quasi per caso 3 persone che sono diventati i miei amici. ho quindi iniziato ad uscire e scoprire il mondo, a fare serate in locali, qualche giorno al mare etc.. Il tempo mi ha migliorato ed aperto insegnandomi a fregarmene di più del giudizio altrui, eccezione fatta nel rapporto con le ragazze per cui forse un dodicenne ha più esperienze di me. Nel corso del tempo i miei amici storici si solo allontanati: 1 conosciuto una ragazza non si fà piu sentire da una vita, l'altro esce con mia sorella lo vedo poco e poi lui non esce quasi mai senza morosa, l'altro che ancora frequento convive e c'è raramente. Per cui io mi sono passato l' estate appena trascorsa in casa in quanto questo mio amico mi continua a dire ''tanto le cose miglioreranno, ci facciamo una serata, ho voglia di uscire'' salvo poi andare in ferie con lamorosa, uscire al sabato pomeriggio con la morosa, la sera non può sempre e si capisce il perchè, dovevamo andare in ferie 3/4 giorni ma ha avuto problemi con il lavoro... La mia situazione in definitiva è questa: visto che a 20 anni per tanti motivi non facevo certe cose vorrei farle adesso tipo: andare allo stadio, andare al mare, andare in piscina, uscire acena, andare nei locali, etc.. ho tante idee ma poi causa mancanza di amici e mia forse timidezza o non lo sò cos' altro non posso.
Concludendo non ho amici, non riesco a capire dove sbaglio perchè le persone che conosco tramite il lavoro etc. mi dicano usciamo ci facciamo una cena etc. le donne mi mettono a disagio specie se mi piacciono, non riesco neanche ad avvicinarle per paura di essere giudicato e di sentirmi inadeguato(diciamo che non ho avuto neanche rapporti di sesso in quanto non mi piace il sesso mercenario). Ce da dire che nei tempi che uscivo con questo mio amico inconsciamente mi sono attacato a lui perchè mi trovavo in sintonia con lui, mi divertivo, mi aveva ''svegliato'' ed ho lasciato perdere altre situazioni magari anche comportandomi male con le persone, forse adessso ne pago le conseguenze. Anche perche le rare volte che ho cercato di inserirmi in una nuova situazione magari chiamando un mio collega e facendo il rufiano perchè avevo la serata buca ero sempre un pesce fuor d'acqua.
Se uno fà una serata con gente nuova e questi si trovano bene ti dovrebbero richiamare per una nuova uscita! ecco sarà colpa del mio carattere, ma non è mai successo.
Scusate la lunghezza del messaggio ma vorrei avere un consiglio....
Ora la mia giornata è questa: lavoro, casa karate lu/ve, venerdì sera casa sabato sera casa ogni tanto uscita con il mio amico che convive... (anni 30) domenica casa oppure nelle ferie o nei pomerigi vuoti esco da SOLO e vado o all ipermercato o da mia zia o giro così tanto da far passare due ore...
Così NON PUò andare avanti datemi un consiglio perchè sono stufo!!!!!!!!!
Ringrazio in anticipo per la lettura ed il consiglio.
Buongiorno.

Marta
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Messaggio da Marta » 2 ottobre 2010, 16:12

sai che ti dico? che non avere amici non vuol dire avere problemi a relazionarsi. prima la pensavo anche io così...
nel tuo caso mi sembra anche che hai perso gli amici per motivi non dipendenti da te, se avessi avuto davvero problemi a relazionarti non avresti avuto nemmeno questi 3 amici.
se non hai problemi a chiacchierare e a stare con i colleghi e i conoscenti non ti dovresti preoccupare, se la tua timidezza non è paralizzante non ti dovresti preoccupare e non ti devi preoccupare nemmeno se non puoi uscire per locali o andare in vacanza, queste sono cose che non posso fare nemmeno io, ma fotunatamente il modo per uscire in compagnia, anche se poche volte all'anno, lo trovo sempre, e me lo faccio bastare, perchè non posso pretendere e ottenere di più e mi sembra inutile sbattere i piedi a terra per la rabbia, non serve a nulla.
per il problema delle ragazze dovresti fare qualcosa invece, ti dovresti buttare visto che ormai hai 30 anni!!!
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 3 ottobre 2010, 19:58

forse c'è qualche problema di relazione, invece... restringere così il proprio campo dia micizie porta inevitabilmente alla solitudine perchè gli amici hanno la loro vita sentimetnale, il loro lavoro e quindi il rapporto può variare molto con il tempo. Mi cheido se lei riesce ad essere più propositivo, a fare dei passi verso gli altri anzichè aspettare che siano loro a chiamarla. Per "altri" intendo persone diverse dai suoi tre amici "storici". IL problema ocn le ragazze potrebbe avere la stessa causa, con l'aggravante che il rapporto amoroso può essere ancora più delicato dal punto di vista dell'ansia che suscita.
A 28 anni non credo che si possa fare amicizia "sul nulla" come da ragazzi: è bene trovare una situazione (sport, associazione, cultura, imepgno sociale, ecc.) che faccia icnotnrare persone con gli stessi interessi sui quali basare una consocenza da approfondire. Non riesce a tessere legami per esempio nella sua palestra di karate? Per fare amicizia bisogna andare verso gli altri e non aspettare ceh siano loro a raggiungerci, provare interesse, curuiosità per la vitra e gli interessi altrui, essere disponibili a fare esperienze insieme anche se non sempre sono entusiasmati... insomma essere meno concentrati su se stessi e sulle proprie paure e "lasciarsi andare". Non che sia facile, ma diversamente il risultato non può cambiare. Ci provi!
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sgumma3
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grazie per la risposta

Messaggio da sgumma3 » 4 ottobre 2010, 14:32

purtroppo nella mia palestra di karate siamo in pochi e nessuno palapabile perchè c' è chi è sposato, supera i 40, ha 15 anni etc, e non vorrei cambiare in quanto mi trovo benissimo con tutti e con il maestro.
Vorrei però sapere se secondo Lei ho bisogno di un consulto psicologico presso uno specialista della mia città perchè comunque ho interazioni con le altre persone, ma forse sbaglio approccio e poi anche in un contesto nuovo vengo fuori con il tempo, ho diciamo sempre il freno a mano tirato per paura di fare una brutta impressione. alcune volte in mezzo a molta gente tipo centro commerciale mi sento a disagio. Avevo pensato anche di provare con il volontariato, oppure con altre attività ma anche lì mi sentirei a disagio in mezzo a gente nuova.
Forse la stò annoiando ma è il gatto che si morde la coda
Grazie ancora per l'attenzione.

Marta
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Messaggio da Marta » 4 ottobre 2010, 16:57

stavo cercando di sdrammatizzare!!! più uno si fissa sui presunti problemi che ha peggio è, almeno per me è stato così! per questo mi chiedo "quando, in quali casi si può parlare di problemi relazionali veri e propri?" è logico che una persona che non ha amici deve avere per forza qualche problema nelle relazioni sociali, ed è vero che anche io, come forse ha fatto sgumma, non mi sono mai avvicinata per prima agli altri, non ho mai preso inziative e da adolescente mi sono chiusa, anche se del tutto involontariamente! ma non ho mai avuto consapevolezza di provare disagio o ansia nello stare tra gli altri, cioè non me ne sono mai accorta, cioè non ho mai evitato volontariamente situazioni sociali o di compagnia! e non mi sono mai sentita a disagio in mezzo a gente nuova o in posti con molta gente, anzi!!! mi è sempre piaciuto stare in compagnia e fare gruppo, per esempio con i compagni di scuola! ho avuto varie frequentazioni e un breve fidanzamento, mi hanno giudicata addirittura socievole e nei posti che frequento mi conoscono in molti e alcuni anche abbastanza bene, cioè non mi nascondo, mi faccio conoscere, ho dei buoni rapporti, ma non ho legami stretti!!! ho gli stessi problemi di sgumma o no?
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 4 ottobre 2010, 23:18

caro sgumma, i problemi sono quelli che noi percepiamo come tali, e quindi se lei non sta bene in questa situazione significa che qualcosa bisogna cambiare. In questo senso un aiuto psicologico può servire, non so quanto sia necessario perchè non sono in grado di valutare, ma diciamo che è necessario quanto si sente di non riuscire da soli a cambiare, a progredire e modificarsi. in senso corrente non avere rapporti amicali e affettivi significativi a 28 anni può essere valutato come non normale, qualcosa di cui prendersi cura seriamente. Tuttavia se chi vive la situazione sta bene così non va necessariamente "curato". Però mi sembra che lei non stia bene così, quindi mi sembra opportuno fare qualcosa di determinante perchè a 16 anni si può aspettare la l'adolescenza faccia il suo corso e modifichi da sè la situazione, ma a 28 c'è differenza.
Lo stesso discorso può rispondere al questito di Marta.
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Marta
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Messaggio da Marta » 6 ottobre 2010, 19:45

infatti dottoressa lei ha perfettamente ragione! qualunque psicologo davanti ad una situazione del genere consiglierebbe di inziare un percorso....cosa che io ho già fatto, ma senza alcun risultato per quanto riguarda amicizie o fidanzato! per tutto il resto invece me la sono cavata e ma la cavo ancora! :D
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Marta
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Messaggio da Marta » 9 ottobre 2010, 0:45

da quando ho iniziato la psicoterapia sono diventata un ansiosa sociale con blocco emotivo, ansia e sbalzi di umore e lo sono stata per 10 mesi buoni, poi una volta finita la terapia ho avuto conseguenze allucinanti, veri e propri blocchi, esagerazione dell'apatia e dell'inerzia, e ho avuto per un po di mesi la "paura di avere problemi relazionali". ho avuto anche una brutta conseguenza a livello sociale! mi era stato detto che avevo un vero e proprio disturbo psicologico e ho rischiato di esserne condizionata a tal punto da immedesimarmi nel disturbo! adesso non ci penso più, non ho più paura di avere "problemi relazionali" e problemi di alcun tipo, so di non aver mai avuto timidezza patologica ne ansia ne blocchi ne paura e vivo molto meglio! ma per liberarmi di tutto questo ci ho messo secoli! perciò lo psico va anche bene ma non bisogna drammatizzare e poi bisogna contestualizzare, non ridurre tutto a categoria, a problema clinico! x esempio non hai amici=hai ansia nello stare con gli altri! e se uno non ha amici e non ha ansia cos'ha? :evil:
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 10 ottobre 2010, 22:03

Cara Marta, come già le abbiamo detto in molti nel suo lungo tread sulla psicoterapia interrotta, non è la psicoterapia ad averle procurato i suoi disturbi, se mai li ha messi in evidenza. E prova ne è il suo rapporto contraddittorio con il suo terapeuta che accusa di incompetenza e tuttavia cerca disperatamente. Può darsi che la terapia avesse iniziato a portare delle modificazioni, dei movimenti interiori che però sono stati rifiutati e non hanno potuto superare le difese. E' possibilissimo che ci siano psicologi poco competenti e terapie fallimentari, ma in questo caso non rimane un legame così forte di odio/amore. Tale legame sarebbe - con buona approssimazione - indice di una terapia che stava funzionando e non viceversa...
Lei attribuisce alla terapia i suoi disturbi, ma se è andata in terapia doveva pur avere dei disturbi precedenti, diversamente non credo che ci sarebbe andata, giusto? :)
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 10 ottobre 2010, 23:56

a scuola elementare si imparava a memoria :D tenera e retorica però... da pensarci su...

"Ci vuole così poco a farsi voler bene, una parola buona detta quando conviene, un po' di gentilezza, una sola carezza, un semplice sorriso che ci baleni in viso. Il cuore sempre aperto per ognuno che viene: ci vuole così poco a farsi voler bene." (Angiolo Silvio Novaro)
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tersite
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Messaggio da tersite » 11 ottobre 2010, 12:47

magari fosse così dottoressa :)
anch'io ho problemi a relazionarmi con gli altri... paradossalmente il web ha fatto da surrogato di una vita sociale
ha messo in mostra il vero tersite che è un carattere allegro e scherzoso
ma la realtà quella no non è cambiata, anch'io come Marta ho fatto psicoterapia per due anni...
poi ho smesso più perché non potevo più permettermelo che per i risultati che erano modesti

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francesca
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Messaggio da francesca » 11 ottobre 2010, 17:06

Ma la dottoressa Arduino vi sta dicendo da mesi, se non mi sbaglio, che se a distanza di tempo siete ancora a pensare alla vostra terapia fallita o meno, vuol dire che ci siete ancora attaccati.

io non lo so perchè, lo saprete voi.

quindi, o vi mettete il cuore in pace, o ritornate a fare la terapia interrotta, o vi cercate un altro terapeuta, è inutile che scriviate qui per buttare il veleno sulle terapie in generale. ( Questo è per Marta, soprattutto) Oh :D

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Messaggio da Marta » 11 ottobre 2010, 23:24

Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto:Cara Marta, come già le abbiamo detto in molti nel suo lungo tread sulla psicoterapia interrotta, non è la psicoterapia ad averle procurato i suoi disturbi, se mai li ha messi in evidenza. E prova ne è il suo rapporto contraddittorio con il suo terapeuta che accusa di incompetenza e tuttavia cerca disperatamente. Può darsi che la terapia avesse iniziato a portare delle modificazioni, dei movimenti interiori che però sono stati rifiutati e non hanno potuto superare le difese. E' possibilissimo che ci siano psicologi poco competenti e terapie fallimentari, ma in questo caso non rimane un legame così forte di odio/amore. Tale legame sarebbe - con buona approssimazione - indice di una terapia che stava funzionando e non viceversa...
Lei attribuisce alla terapia i suoi disturbi, ma se è andata in terapia doveva pur avere dei disturbi precedenti, diversamente non credo che ci sarebbe andata, giusto? :)
ci sono andata perchè vivevo una situazione di solitudine da 10 anni! ma non avevo nessun sintomo, nessun disturbo, nessun problema specifico, e tutte quelle cose che sono venute fuori nello studio dello psico sono eccessive ed esageratamente drammatiche e serie, e gravi!!!! l'idea di persona che si era fatto lo psico non corrisponde a me! quella persona non sono io!!! non sono mai stata così!!!!
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 11 ottobre 2010, 23:25

oh là..:D
diciamo che la situazione di Marta e di Tersite mi sembrano molto diverse, a sensazione. Per Marta c'è un legame fortissimo che poteva essere un buon campo su cui innestare l'azione terapeutica, ma che qualche resistenza feroce l'ha impedito "costringendo" il terapeuta a gettare la spugna.
Per tersite... non so, non ho mai sentito molto "eros" nel suo modo di parlare della terapia, così come di parlare della sua vita. Per eros ovviamente non intendo un qualche innamormento sessual/affettivo ma partecipazione, passione, attrazione... eros, appunto.
Mi scuso con entrambi per l'inevitabile superficialità del mio parere.

Quando scattano grandi sentimenti transferali la terapia ha una buona possibilità: questo non signifca che riesca comunque, ci vuole sempre la partecipazione attiva del paziente. Se non scattano... mah... può essere che la relazione tra quelle due specifiche persone non sia molto riuscita, può essere che la persona in realtà non sia recettiva a una terapia, può essere che un metodo differente porterebbe maggiori risultati... difficile da dire a priori.
I molti metodi che oggi troviamo "sul mercato" psicoterapeutico sono un'arma a doppio taglio: da una parte illudono che possa essere una questione esclusivamente di forme, di tecniche. Per esempio la favola che la terapia cognitivo-comportamentale sia più adatta per i disturbi d'ansia... o sia migliore perchè più breve... o sia migliore in assoluto come si legge in certi siti di dubbio gusto... affermazioni superficiali per non dire troppo strumentali. Dall'altra le molte offerte consentono alle persone di trovare un mezzo che può essere più adatto di un altro, ma A LORO, non al loro problema. E questo mi sembra invece più verosimile.
Per cui, può essere un bene ricorrere ad altri terapeuti quando non si hanno i risultati sperati, ma attenzione a non cadere in una specie di girandola migratoria che nasconde solo una forte resistenza al cambiamento.
CIOE': se non si vuole cambiare non c'è terapeuta che tenga, e per volere non intendo la scelta della ragione, ma quella delle emozioni e delle parti meno consce. Però - specie per Tersite - prima di auto/denunciarsi incapaci di terapia varrebbe la pensa di provare qualche metodo altro, ma molto diverso da quello provato.
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 11 ottobre 2010, 23:27

Marta ha scritto:ci sono andata perchè vivevo una situazione di solitudine da 10 anni! ma non avevo nessun sintomo, nessun disturbo, nessun problema specifico, e tutte quelle cose che sono venute fuori nello studio dello psico sono eccessive ed esageratamente drammatiche e serie, e gravi!!!! l'idea di persona che si era fatto lo psico non corrisponde a me! quella persona non sono io!!! non sono mai stata così!!!!
be'.. una situazione di solitudine da 10 anni per lo più in giovane età, mi sembra la conseguenza di uno stato interiore quanto meno da prendere in considerazione attentamente, forse davvero "drammatico e serio, e grave". Non è che si è soli perchè il mondo è cattivo... seppure il mondo sia anche cattivo, ma non solo. Vedi poesia soprascritta.
Se poi l'idea dello psico non era corrispondente - cosa che può essere benissimo - si può dibattere, modificare, comprovare in altro modo, prenderla come un punto di partenza e non come una sentenza. Infine che importanza ha? si lavora su quanto si vive e succede, l'etichetta è sempre parziale e menzognera e dovrebbe essere un elemento trascurabile. Posso anche comprendere che ci si senta incompresi se "diagnosticati" in modo errato, e quindi va bene cercare un altro terapeuta. Tuttavia devo notare che i suoi post danno l'idea proprio di una persona ansiosa e con una certa dose di dipendenza affettiva già delicata.
Per esempio: evitamento sociale non è solo scappare via urlando o in preda al panico da ogni situazione sociale. E' anche non coltivare rapporti profondi, avere comportamenti altalenanti di vicinanza/lontananza dalle persone, reagire con rabbie improvvise e immotivate, sentire di "stare bene così" quando si è soli (salvo poi disperarsi un giorno o due dopo)... insomma ci sono modi insidiosi e articolati di dare forma al proprio evitamento, purtroppo la mente è molto "creativa" nel moltiplicare le trappole in cui rinchiudersi.
Questo non per aggiungere diagnosi alla diagnosi, e tanto più in modo così grezzo, ma solo per dire che forse il collega non è poi andato tanto fuori strada come lei vorrebbe convincersi. Forse, ovviamente. E - ovviamente forse - può darsi che lei stia cercando di sentirsi meno "malata" e più forte di quanto la terapia l'abbia indotta a credere, ma invece sia più fragile e in difficoltà di quanto voglia razionalmente ammettere; e questo soprattutto quando lo psico l'ha "lasciata" cosa che genera sempre in tutti noi la sindrome di "la volpe e l'uva" come amo definire. (vedi favola di Fedro)
Detto tutto ciò, ribadisco che una relazione si fa in due, e quindi anche il suo psico avrà le sue responsabilità nel non aver saputo trovare la via per raggiungerla, tenendo però conto del fatto che nessuno ci raggiunge se non lo vogliamo anche noi.
Mi scusi la superficialità, tuttavia i molti post cui si riferisce francesca mi hanno sollecitata in questo modo.
Ultima modifica di Dr.ssa Eleonora Arduino il 11 ottobre 2010, 23:46, modificato 1 volta in totale.
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