la percezione della realtà

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Davide49
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la percezione della realtà

Messaggio da Davide49 » 3 novembre 2010, 17:03

se non si può modificare come si vorrebbe, la realtà va accettata, punto e basta.
mica facile, spesso. per niente.
ma non accettarla vuol dire andare incontro a ulteriore dolore.
in fondo il problema non è (solo) la situazione in sè, ma l'umore e come la si vive.
siamo noi... ancora una volta....
i pensieri che elaboriamo... le parole che usiamo...
pensieri e parole sono espressioni di noi, ma anche strategie per noi.

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Sergio67
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Messaggio da Sergio67 » 3 novembre 2010, 17:29

"È come se un arciere, dopo aver colpito un uomo con una freccia, lo colpisse ancora con una seconda freccia. Sicché quell’uomo patirà il dolore di due ferite. Lo stesso accade all’ignorante, che soffre a causa di due dolori, quello fisico e quello mentale."

A volte non possiamo evitare la prima freccia, ma non accettando la realtà siamo noi stessi a tirarci addosso la seconda freccia...
Puoi sentirti perso, ma non potrai mai perdere te stesso.

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Davide49
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Messaggio da Davide49 » 3 novembre 2010, 18:19

osservazione giustissima.

e aggiungo l'importanza delle parole che usiamo.
io credo che ci possiamo condizionare nel bene o nel male con le parole.
esempio banalissimo: se continuo a dirmi "Soffro, soffro, soffro... oddio quanto soffro... srto male... sto male... non sono mai stato così male..." soffrirò di più.
questo non per dire che dobbiamo illuderci e affermare di stare benone quando siamo invece nel dolore.
ma credo che l'uso di continue espressioni di dolore rafforzi il dolore stesso, e in qualche modo ci porta a "ravvoltolarci" in esso continuamente.
parole diverse non ci aiuterebbero ad alleviare il dolore? parole dette a noi stessi... una specie di autoterapia delle parole (quando possibile e non patetica o illusoria)

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Sergio67
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Messaggio da Sergio67 » 3 novembre 2010, 18:36

Ringrazio ma non sono parole mie :).

Ma secondo me più che con le parole (che vengono dalla testa) è con l'apertura del cuore. Vale a dire permetterci di sentire il dolore quando incontriamo il dolore.

Quando diciamo "Soffro, soffro, soffro... oddio quanto soffro" in realtà stiamo dicendo "Quanto non voglio soffrire così, quanto non voglio soffrire così". Ed è questa la seconda freccia, perché in realtà STIAMO soffrendo...

Se invece riuscissimo a dirci con il cuore "Va tutto bene, sto solo soffrendo", potremmo prenderci cura in modo attivo del nostro dolore...

ma come hai detto all'inizio, non è per niente facile. E' una cosa che va imparata :).
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Davide49
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Messaggio da Davide49 » 3 novembre 2010, 21:01

quindi, se ho capito bene, stai dicendo che l'accettazione del fatto di soffrire attenua un poco il soffrire stesso, in fondo loriconosco come una parte di me.
come dire: non c'è la sofferenza, ci sono io sofferente, e io devo amarmi anche quando sono sofferente.

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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 4 novembre 2010, 0:38

credo che il confine tra consolarsi falsamente e consolarsi effettivamente sia sottile, apaprentemente, ma di fatto abissale.
Non è illusorio cercare dentro di sè quel seme di gioia che - magari sepolto - è ancora vivo. E innaffiarlo e farlo crescere e fiorire, sicchè la sofferenza sià, sì, accettata, ma anche sciolta come l'acqua si vaporizza al sole.
E poi, come dice Sergio, "va tutto bene, sto solo soffrendo" è davvero un talismano prezioso.
Infine, il nosto cervello è anche un muscolo: se lo alleniamo a vedere nero continuerà. e viceversa.
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Sergio67
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Messaggio da Sergio67 » 4 novembre 2010, 11:41

Davide49 ha scritto:quindi, se ho capito bene, stai dicendo che l'accettazione del fatto di soffrire attenua un poco il soffrire stesso, in fondo loriconosco come una parte di me.
come dire: non c'è la sofferenza, ci sono io sofferente, e io devo amarmi anche quando sono sofferente.
Sì, più o meno è così. Anche se più che di attenuazione parlerei di trasformazione e più che di un "io sofferente" userei frasi come "c'è sofferenza in me".
Soprattutto quest'ultima distinzione è sottile ma importante. Perché dire "io sofferente" può far pensare che tu sei solo sofferenza, e questo pensiero può essere molto difficile. Ma quando dici che c'è sofferenza in te dai spazio al fatto che in te può esserci anche altro, in particolare quel seme di gioia di cui parla la nostra amata Dott. Arduino.

Quanto all'attenuazione del dolore è dovuta al fatto che, in riferimento alle frecce, stai "togliendo" la seconda freccia, rimanendo solamente con la tua sofferenza primaria. E questo ha alcune conseguenze importanti, la prima è dovuta al fatto che a volte la "seconda freccia, la sofferenza che ci creiamo da soli, è addirittura più dolorosa del dolore stesso, e la seconda è che, accettando il dolore possiamo permetterci di prendercene cura, possiamo intraprendere azioni benefiche a contrasto della sofferenza.

Provo a fare qualche esempio. Mentre stai tagliando il pane ti fai un bel taglio sulla mano. La ferita è certamente dolorosa e avresti volentieri evitato, ma ormai è successo. Allora cominci a ripeterti che sei "il solito imbranato", che adesso ti farà male la mano... tutta la possibile gamma di pensieri che nascono dal fatto che non vuoi accettare il dolore fisico del taglio e mentale dell'errore. E intanto la mano sanguina. E magari ci metti il cerotto sopra con rabbia, e magari neanche ti disinfetti perché vuoi solo "dimenticare" quello che è successo. E magari la ferita si infetta pure...
Se fai così, ti chiedo, quanta sofferenza hai aggiunto? Se invece accogli la tua sofferenza con gentilezza e comprensione puoi permetterti di prenderti cura della tua ferita con un'attenzione gentile. Con lo stesso amore con cui una madre cura un figlio. Certo che il taglio fa male, ma puoi sopportarlo in modo diverso, perchè hai dato spazio anche a pensieri positivi, di cura e amore.
Certo, un taglio è piccola cosa rispetto a certi dolori dell'anima, ma il principio resta. E con l'allenamento è possibile imparare ad applicare l'accettazione a dolori via via più "dolorosi" :).
Puoi sentirti perso, ma non potrai mai perdere te stesso.

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Davide49
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Messaggio da Davide49 » 4 novembre 2010, 15:39

Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto:
il nosto cervello è anche un muscolo: se lo alleniamo a vedere nero continuerà. e viceversa.
bellissimo

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 4 novembre 2010, 15:40

Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto:
Non è illusorio cercare dentro di sè quel seme di gioia che - magari sepolto - è ancora vivo. E innaffiarlo e farlo crescere e fiorire, sicchè la sofferenza sià, sì, accettata, ma anche sciolta come l'acqua si vaporizza al sole.
anche questo

Marta
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Messaggio da Marta » 4 novembre 2010, 22:24

posso chiedere una cosa? non so se c'entra molto... come si fa a togliersi da dentro la sofferenza passata? visto che questa ha lasciato segni e cicatrici che non andranno mai via come si fa a cancellarle definitivamente? le sofferenze passate(o presenti) possono compromettere per sempre la visione delle cose, la percezione della realtà? io non riesco a togliermi il passato da dentro e più ne parlo per liberarmi più è peggio, più ne scrivo più è peggio, se faccio finta di niente ci penso comunque! come si fa a resettare il pensiero? c'è un modo? tutto quello che ho passato mi influenza, mi fa sempre rabbia, non c'è niente che lo possa cancellare...
come faccio a togliere tutto da mezzo? non ce la faccio più :cry:
ho una paura enorme del futuro, il passato mi condiziona, non riesco a vivere il presente in modo spensierato!!! ho dato fondo a tutte le energie, non ne ho proprio più :cry:
chiedo umilmente aiuto perchè non ce la faccio :cry:
TAEDIUM VITAE

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francesca
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Messaggio da francesca » 5 novembre 2010, 12:29

Davide49 ha scritto:
Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto:
Non è illusorio cercare dentro di sè quel seme di gioia che - magari sepolto - è ancora vivo. E innaffiarlo e farlo crescere e fiorire, sicchè la sofferenza sià, sì, accettata, ma anche sciolta come l'acqua si vaporizza al sole.
Questa la mettiamo tra le frasi tipiche degli analisti :D

infatti gli analisti hanno sempre ragione! :D:D:D:D:D

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 5 novembre 2010, 15:32

francesca ha scritto:
Davide49 ha scritto:
Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto:
Non è illusorio cercare dentro di sè quel seme di gioia che - magari sepolto - è ancora vivo. E innaffiarlo e farlo crescere e fiorire, sicchè la sofferenza sià, sì, accettata, ma anche sciolta come l'acqua si vaporizza al sole.
Questa la mettiamo tra le frasi tipiche degli analisti :D

eppure io credo che sia vero,
che dentro di noi ci sia una risorsa, una speciale,
e che dobbiamo trovarla, coltivarla.
è quella la risposta

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 5 novembre 2010, 15:34

a volte il dolore non è altro che un rivelamento di sè, di qualcosa di noi che non va
un contatto col nostro Sè più profondo
un messaggio che ci arriva dalla parte sommersa del nostro iceberg, quella che facciamo più fatica a cogliere, ad accettare
lo dobbiamo ascoltare....
un messaggio che il nostro Sè ci manda
anche se a volte è così difficile da interpretare

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francesca
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Messaggio da francesca » 5 novembre 2010, 15:40

m-m, Davide49. :)

rispondessi così a questi discorsi in seduta, sarei poetessa, io rispondo col silenzio, invece, e son poetessa lo stesso. :)

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 5 novembre 2010, 21:08

beata te che ci sei arrivata.
io il silenzio lo vedo come un grande punto d'arrivo, non di partenza.
ho sempre pensato che, invece di tacere e pensare prima di parlare, si debba parlare molto prima di poter tacere.

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