la percezione della realtà

In questa sezione puoi ottenere informazioni generali di carattere psicologico dal moderatore o da membri autorizzati, psicologi o psicoterapeuti, dalle Pagine Blu. Gli psicologi possono fornirti tutte le informazioni necessarie per offrire un contributo in merito alla prevenzione del disagio mentale, familiare e sociale ma in nessun caso possono fornire diagnosi o indicazioni sui trattamenti da effettuare.

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francesca
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Messaggio da francesca » 8 novembre 2010, 15:51

La rabbia è quell'aggressività che portiamo dentro?

Diciamo che io sono ambivalente verso la mia aggressività, un po' mi aiuta, io ho sempre pensato, un po' non la riconosco, guardi, a volte si traveste da "paura", in quelle che io chiamo i film , le "paranoie" nel linguaggio comune.

Già riconoscerla è veramente un'operazione difficile.

E' un nemico feroce.
Sa che però che ho sentito alcuni psicologi sostenere che è un sentimento legittimo, umano, no?

Quindi come si concilierebbero le due cose?
Ultima modifica di francesca il 8 novembre 2010, 19:59, modificato 1 volta in totale.

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tersite
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Messaggio da tersite » 8 novembre 2010, 18:53

vi ho letto ma non c'ho capito niente...
io penso che se hai la pancia vuota hai fame, e nessuna tecnica potrà
dirti che la pancia è piena
così se l'ansia ti arriva non si sa da dove e perché
puoi solo ricorrere ad un ansiolitico :o

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 8 novembre 2010, 19:31

tersite ha scritto: se l'ansia ti arriva non si sa da dove e perché
puoi solo ricorrere ad un ansiolitico
un altro pezzetto di verità
anche un consiglio direi
in fondo anche questa è accettazione della realtà
come dire: si sa che si soffre, punto e basta.
siamo chimica, dunque...

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 8 novembre 2010, 19:35

il fatto è che quest'ansia lo sappiamo che ci arriva da dentro
da un rapporto storto con la realtà
da una certa percezione della realtà
quello che lascia indifferente un altro, può sconvolgere me, e viceversa
e si soffre, si soffre
per questo credo che sia importante il discorso di come percepiamo la realtà e come ci rapportiamo ad essa
tocca il nostro soffrire o non soffrire

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francesca
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Messaggio da francesca » 8 novembre 2010, 19:55

Dunque, vediamo se ho capito bene anch'io:
la dottoressa diceva che aveva appena finito di leggere un libro scritto da un terapeuta americano , nel quale si parlavadi una "terza via tra l'esprimere la rabbia e il reprimerla, ispirandosi al pensiero del Dalai Lama in proposito, anche.

E diceva che nel libro si parlava della rabbia come di una questione psichica molto importante.

In pratica la rabbia sembra una forza "distruttiva", se considerata come catarsi, all'occidentale, catarsi come sfogo, forse, liberazione.

Invece c'è un altro modo, un'altra visione, che volevo capire, quella"terza via."

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francesca
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Messaggio da francesca » 8 novembre 2010, 19:58

tersite ha scritto:vi ho letto ma non c'ho capito niente...
io penso che se hai la pancia vuota hai fame, e nessuna tecnica potrà
dirti che la pancia è piena
così se l'ansia ti arriva non si sa da dove e perché
puoi solo ricorrere ad un ansiolitico :o
Questo non lo condivido, gente, allora tutti dallo psichiatra a farsi prescrivere pasticche, scusate.

E la terapia della parola che ci sta a fare?

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francesca
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Messaggio da francesca » 8 novembre 2010, 20:11

Pratiche occidentali di espressione catartica della rabbia

Stupore per.

Il Dalai Lama sosterrebbe che più la richiami, più ti distrugge.

Invece, pratiche di meditazione sull'origine della propria rabbia..uguale valenza Trasformativa.

Sarebbe il famoso "cambiamento" a cui si allude in analisi?

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francesca
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Messaggio da francesca » 8 novembre 2010, 20:34

Il Dalai Lama è una specie di analista! :idea: :o

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novembre
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Messaggio da novembre » 9 novembre 2010, 0:00

tersite ha scritto:così se l'ansia ti arriva non si sa da dove e perché
puoi solo ricorrere ad un ansiolitico :o
Ma non so, non sempre. Io ho imparato altri metodi per evitarlo.. con fatica ed esercizio.
"il passare della morte nel rumore confuso della vita, le gioie insieme alle fitte di dolore, il cuore che invecchia e ringiovanisce all’improvviso..”

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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 9 novembre 2010, 10:34

francesca ha scritto:Dunque, vediamo se ho capito bene anch'io:
la dottoressa diceva che aveva appena finito di leggere un libro scritto da un terapeuta americano , nel quale si parlavadi una "terza via tra l'esprimere la rabbia e il reprimerla, ispirandosi al pensiero del Dalai Lama in proposito, anche.

E diceva che nel libro si parlava della rabbia come di una questione psichica molto importante.

In pratica la rabbia sembra una forza "distruttiva", se considerata come catarsi, all'occidentale, catarsi come sfogo, forse, liberazione.

Invece c'è un altro modo, un'altra visione, che volevo capire, quella"terza via."
Dunque.. è difficile spiegarsi bene! Il libro è scritto da un terapeuta, ma riporta i suoi colloqui con il Dalai Lama, quindi non è ispirato, ma proprio un resoconto. Ora però sappiamo che anche nei resoconti inevitabilmente si filtra secondo il nostro pensiero, e quindi va sempre preso tutto con attenzione. Non è un libro scritto dal Dalai Lama in persona, tuttavia suppongo che sia sufficientemente fedele al suo pensiero.
E' il pensiero orientale - di cui una summa è il buddismo tibetano, leggi Dalai Lama, che si avvale di influenze di varie filosofie orientali - che è molto diverso dal nostro.
Non è la catarsi in sè che è negativa: se uno vive la rabbia tanto vale che la esprima.
E' il credere che sollecitarla, spingerla, amplificarla al fine catartico che è pericoloso. Naturalmente è un'ipotesi, io stessa ci sto riflettendo.
E' verissimo che la rabbia è un sentimento molto umano, ed è importante - a proposito di cultura - ricordare che noi occidentali e italiani e donne in particolare, abbiamo vissuto secoli di repressione di certi sentimenti molto umani e naturali. e quindi a partire da questo stato è un progresso per molti imparare a riconoscerli, ad esprimerli, a sentirli e a gestirli.
Ma poi... c'è un poi, non è finito lì. Per molte persone può esistere un passo ulteriore che forse è più in linea con quello che dice il Dalai Lama... ma è tutto da considerare soggettivamente
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 9 novembre 2010, 10:39

francesca ha scritto:Pratiche occidentali di espressione catartica della rabbia

Stupore per.

Il Dalai Lama sosterrebbe che più la richiami, più ti distrugge.

Invece, pratiche di meditazione sull'origine della propria rabbia..uguale valenza Trasformativa.

Sarebbe il famoso "cambiamento" a cui si allude in analisi?
qualcosa del genere, sì.
Essere un analista non è riservato agli analisti! è un'abilità che noi impariamo appositamente per formazione (se la impariamo) ma è un'abilità umana anch'essa anche se poco sfruttata. un giorno, quando l'umanità sarà più progredita, non avrà bisogno di psicologi e analisti perchè avremo tutti appreso per noi stessi queste abilità. E ciò già si nota in molti giovani, in molt epersone, in tanti personaggi che esprimono il meglio dell'uomo. Questo, ovviamente, è il mio personale pensiero.
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Sergio67
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Messaggio da Sergio67 » 9 novembre 2010, 11:37

La rabbia è un argomento che mi ha sempre affascinato. Sia perché è la prima emozione che mi sono ritrovato ad affrontare in terapia, ma anche perché l'ho vista in tante persone con cui in questo anno mi è capitato di parlare. Rabbia come espressione del disagio e della sofferenza. Rabbia come espressione delle tensioni interiori, dell'impossibilità di accettare la frustrazione, la vergogna, o sentimenti di colpa, inferiorità e impotenza. Non parlo della rabbia che nasce dallo sdegno e dall'indignazione verso l'ingiustizia, quella che spinge ad agire per un mondo migliore, ma di quella rabbia distruttiva che viene dal senso di separatezza con se stessi.
L'espressione di questa rabbia può avere un senso solo nella misura in cui consente di riconoscere la rabbia stessa. Il riconoscimento è il primo passo necessario per la trasformazione, ma adagiarsi nell'espressione della rabbia come mezzo di liberazione è sbagliato oltre che pericoloso. La rabbia ferisce e distrugge, non solo chi la subisce ma anche chi la prova.
Per questo io credo che né reprimerla né esprimerla sia la soluzione. La soluzione è proprio in quella "terza via", che passa dal riconoscimento e attraverso il lasciar andare arriva a non far insorgere la rabbia stessa.
La "terza via" per me è il lavoro su se stessi, il lavoro sulle cause della rabbia. E' il ritornare finalmente a casa, scoprendo o riscoprendo la possibilità di vivere nell'agio con se stessi. La "terza via" inoltre passa anche per il perdono.
Ho letto recentemente una frase che trovo meravigliosa: "Perdonare vuol dire rinunciare alla possibilità di un passato migliore".

Un'ultima parola a tersite. Se hai l'ansia puoi prendere un ansiolitico. In fondo è vero, siamo chimica. Ma a volte dimentichiamo che il lavoro interiore può portare anche a reali trasformazioni nella chimica del cervello, i cui effetti a mio avviso possono essere molto più intensi, efficaci e duraturi di quelli di qualsiasi farmaco.
Puoi sentirti perso, ma non potrai mai perdere te stesso.

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Davide49
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Messaggio da Davide49 » 9 novembre 2010, 13:52

Sergio67 ha scritto: Se hai l'ansia puoi prendere un ansiolitico. In fondo è vero, siamo chimica. Ma a volte dimentichiamo che il lavoro interiore può portare anche a reali trasformazioni nella chimica del cervello, i cui effetti a mio avviso possono essere molto più intensi, efficaci e duraturi di quelli di qualsiasi farmaco.
concordo sostanzialmente con sergio.
se sto male prendo un ansiolitico per lenire o prevenire il dolore.
ma vorrei risolvere il problema alla radice.

per quanto mi riguarda, credo a percorsi brevi di psicoterapia, brevi e distanziati nel tempo, credo nei gruppi di autoaiuto. il grosso, secondo me, lo devi fare da "solo" (in realtà c'è spesso qualcuno che ti può essere di aiuto). e le parole che usi secondo me hanno un'influenza maggiore di quanto pensiamo. io credo che un certo uso della parola ti possa aiutare a ritrovartti o possa contribuire in misura notevolissima a portare all'autodistruzione, letteramente.

credo che non abbiamo sempre capito la forza della parolak, anche quella che diciamo a noi stessi.
credo che spesso non ci rendiamo conto del potere delle parole, anche come chiave di lettura della realtà, e quindi strumento fra noi e la realtà stessa.

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francesca
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Messaggio da francesca » 9 novembre 2010, 15:45

percorsi brevi e distanziati nel tempo..

Praticamente il contrario di un'analisi.

Cioè, intanto, vediamo.

Fare da "solo":il grosso lo fai effettivamente da solo, tra una seduta e l'altra, l'analista forse accompagna, però non glielo dire perchè ti analizzerà subito l'affermazione.

Vorrei risolvere il problema alla radice: ti analizzerà anche questo.

Lo ribatti, ti dirà che è il tuo modo, quello di ribattere, e se non ribatti nulla, perchè ci sono discorsi sui quali veramente non vi è da dire nulla, e te ne lamenti, ti dirà che vuoi sempre ribattere! :D

E così via... :) Di conversazione in conversazione.

Certo farlo da soli, è un'impresa disperata! :)

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Dr.ssa Eleonora Arduino
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 9 novembre 2010, 18:03

francesca ha scritto:percorsi brevi e distanziati nel tempo..

Praticamente il contrario di un'analisi.

Cioè, intanto, vediamo.

Fare da "solo":il grosso lo fai effettivamente da solo, tra una seduta e l'altra, l'analista forse accompagna, però non glielo dire perchè ti analizzerà subito l'affermazione.

Vorrei risolvere il problema alla radice: ti analizzerà anche questo.

Lo ribatti, ti dirà che è il tuo modo, quello di ribattere, e se non ribatti nulla, perchè ci sono discorsi sui quali veramente non vi è da dire nulla, e te ne lamenti, ti dirà che vuoi sempre ribattere! :D

E così via... :) Di conversazione in conversazione.

Certo farlo da soli, è un'impresa disperata! :)
qualche problema con l'analista? un buon segno. Nessun problema? un buon segno. :D un analista di scuola freudiana ti dirà che c'è sempre del peggio in agguato. Uno di scuola junghiana che c'è sempre del meglio. Entrambi comunque hanno il compito istituzionale di rovesciare sempre i punti di vista, perchè infine l'allenamento è quello. In analisi non si cercano conferme, ma si scardinano convinzioni, è questa la scommessa.
Non che vada sempre bene per tutti e per qualsiasi cosa.

Per Davide: una terapia breve? dipende a chi e per che cosa. Non certo per problematiche profonde dalle cause ramificate. Auto mutuo aiuto? Naturalmente sì, quanto mai, ed anche lavoro da soli, certo. Anche in analisi il lavoro è sempre del paziente, l'analista lo accompagna. Non credo che alcun analista lo neghi ma è vero che, se sei in analisi, l'analista ti analizzerà questa affermazione: è pagato per questo! Quello che è difficile in analisi è comprendere che tipo di lavoro si sta facendo, e non è possibile spiegarlo perchè per quanto si faccia non è comprensibile con la mente razionale. E' come spiegare il sapore della pera a chi non l'ha mai mangiata. Spesso le analisi durano anni perchè il paziente fatica a capire cosa si sta facendo e quindi ad utilizzarlo. L'analista cerca disperatamente di farglielo intendere tramite "provocazioni" e metafore e spesso scatta quel click che fa entrare nel lavoro, ma a volte no o non così presto.

Consiglierei a Davide una terapia analitica e a francesca una terapia breve, sicchè possano serenamente tornare alal propria prediletta terapia avendo compreso, per differenza.
Ma forse anche questa è una provocazione... :D:D
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