Guerra e cibo

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Beveline
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Guerra e cibo

Messaggio da Beveline » 29 gennaio 2013, 0:05

Buonasera a tutti.
Sono una ragazza di 22 anni e non ricordo un solo periodo della mia vita in cui ho avuto un rapporto sereno con il cibo. Sono sempre stata consapevole di questo, ma ciò che mi frenava nel chiedere aiuto era il fatto che non mi riconoscevo nei due più comuni disturbi dell'alimentazione (anoressia, bulimia) e che non sapevo ( e non so tuttora) se si tratta di un disturbo vero e proprio. Così vi spiego meglio la mia esperienza.
Sono sempre stata una bambina mangiona, a cui piaceva mangiare ( e anche molto) e mostravo già da piccola un atteggiamento quasi compulsivo verso il cibo: poteva capitare che, tornata da scuola, pranzavo e, non soddisfatta del pranzo, mi facevo di nascosto panini alla nutella o al formaggio. Ero grassottella a quell'età e la situazione cambiò nel periodo tra la terza media e il primo liceo. Infatti, stanca di vedermi così grassa iniziai una dieta di due settimane (la mia esigenza di vedermi magra credo non dipendeva molto da cose dette da altri, ma era solo mia: io ho iniziato la dieta perchè io non mi piacevo). Quella dieta era abbastanza drastica (zero carboidrati, zero sale, zero dolci) e dopo le due settimane persi abbastanza peso. Iniziai a piacermi di più ma fu a quel punto che iniziò il problema: come continuare a mangiare per perdere un altro pò di peso? È da circa dieci anni che mi impongo di mangiare frutta, verdura, che controllo tutto ciò che mangio (valore calorico) che mi rimprovero se mangio quello che non dovrei e mi sento in colpa, che se non faccio l'attività fisica che mi sono programmata mi sento un peso enorme. Anche se c'è stato un breve periodo in cui ho perso molto peso, in generale sono sempre stata normopeso e la mia alimentazione è abbastanza sana (fatta eccezione per i periodi estivi, durante i quali vado in vacanza e li vedo come occasioni per poter mangiare il meno possibile, quindi in due settimane posso arrivare a perdere anche 3-4 chili). Ho seguito varie diete ma erano inutili perchè terminate quelle il mio problema restava il 'mangiare nervoso': sono soddisfatta i giorni in cui mangio pochissimo, ma appena esco dal mio 'programma' e mangio qualcosa di 'troppo' (capita quasi sempre con il pane mentre studio) tolgo i freni inibitori e mangio di tutto (ed è difficile fermarmi perchè quasi mai raggiungo il senso di sazietà) senza però espellere, come se per quel giorno ormai avessi fallito e quindi, fallito per fallito, preferisco fallire bene mangiando il più possibile. È come se avessi una fame atavica che mi porto dietro da anni.
Inoltre è come se provassi un senso di invidia (soprattutto nei confronti di mia madre) verso le persone che magari durante un pasto mangiano meno di me: mi sento frustrata se mangiano meno di me e quindi devo essere sempre io quella che mangia di meno. Altre volte mi capita anche di vedere cose che mi proibisco di mangiare (cioccolatini, merendine) e li 'spappolo' con le mani: senza toglierli dall'involucro, li distruggo e sento l'odore, come se questo mi appagasse.

Quello che più mi ha tentato a chiedere consiglio è stato l'insorgere, negli ultimi due anni, di una sensazione di ansia asfissiante che mi prende a intervalli ( e può durare da un giorno a più settimane consecutive) ed è veramente ingestibile. In questi momenti Tendo a sentirmi il polso, perchè ascolto che il battito è troppo forte, ho paura che a breve mi verrà un infarto o che capiterà qualcosa di brutto anche alle persone che mi sono vicine. (questa ansia sparisce inspiegabilmente durante i giorni che passo con il mio ragazzo).

Quello che ora voglio chiedere (anche se so di non essere stata molto chiara perchè ho scritto tutto di getto e credo di aver tralasciato molte cose) è se il mio atteggiamento può essere fatto rientrare nei disturbi dell'alimentazione e, soprattutto, se e in che modo questa ansia può essere collegata al mio rapporto con il cibo.
In attesa di risposta, vi e mi ringrazio (per aver trovato il coraggio, per la prima volta, di parlare di tutto questo)

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Dr.ssa Eleonora Arduino
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Re: Guerra e cibo

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 29 gennaio 2013, 16:58

nessuna forma di psicoterapia? mi sembra indispensabile anche per chiarire i suoi dubbi all'interno di un setting adatto. E' bene che lei ricorra a un consulto, quanto meno, con uno psicoterapeuta adeguatamente formato in una situazione di incontro di persona, in modo da potere agevolmente valutare la sua storia e i suoi disturbi, in modo da consigliarle il da farsi.
Dr.ssa Eleonora Arduino - psicologa e psicoterapeuta - Torino
moderatore dei forum "consulenza psicologica"
www.eleonoraarduino.it

Beveline
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Re: Guerra e cibo

Messaggio da Beveline » 29 gennaio 2013, 19:17

No, fino ad ora mai. I miei genitori, anche se sono stati sempre perfettamente consapevoli del problema, hanno sempre cercato di credere e di farmi credere che comunque non fosse un qualcosa di così ingestibile. Ma ora che sto crescendo e comunque mi sto informando e creando delle idee a riguardo, ho capito che si può stare meglio di come sto, quindi provvederò presto a rivolgermi a chi di dovere.

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