Giochi in società: un'altra persona.

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Gryfid.13
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Giochi in società: un'altra persona.

Messaggio da Gryfid.13 » 4 aprile 2013, 13:16

Salve, mi sono appena iscritto, un saluto a tutti :)

Passo subito a delineare quello che da ieri mi tempesta la mente: perché quando gioco con gli amici/parenti a giochi di società o a carte (tipo briscola, burraco, cc. non giochi a puntate o con soldi in palio tipo poker, dove arrabbiarsi per una perdita è una possibile conseguenza dell'aver "perso" materialmente qualcosa) mi "trasformo"?

Voglio dare più dettagli possibili per aiutarvi ad aiutarmi:

sono un ragazzo di 21 anni, figlio unico, che sin da piccolo accettava poco le sconfitte nel gioco. Iniziai tennis all'età di 10 anni e feci agonismo fino ai 16/17. Senza eccedere in modestia, ero discretamente bravo e puntavamo in alto, almeno io e mio padre [sicuramente questo è un elemento essenziale per questa analisi], mentre mia madre al contrario mi "osteggiava", in quanto odia lo sport fatto per motivi lontani al divertimento [motivo nobile, ma anche qui probabilmente gestito male, in quanto svariate volte mi sono ritrovato a dirle di come mi sentissi "male" per il fatto che non mi appoggiasse, anche se dentro si sentiva felice per il fatto che io lo fossi, si mostrava contraria "per il mio bene"; ma questo tipo di coscienza non si ha durante la prima adolescenza]
Smisi per vari motivi (schiena compresa), ma principalmente perché ero quello che chiamano in ambito sportivo "testa calda", oltre che molto sensibile - indi poco adatto all'epoca per reagire a sconfitte di gioco senza dare in escandescenza.
Negli anni successivi ho maturato al riguardo una seria coscienza e ho cercato di migliorarmi il più possibile cercando di convertire il gioco in puro divertimento. Pensavo di esservi riuscito sin quando non ho notato di aver risolto il problema solo con l'introduzione del "disinteresse nel vincere",quindi passando da un eccesso all'altro, indi ho rimesso in discussione il tutto ed ho cercato un equilibrio.

Equilibrio che pensavo d'aver trovato, almeno sino a quando poco tempo fa mi sono ritrovato a giocare a carte con dei miei amici in un torneo organizzato "alla buona" per passare un pomeriggio in allegria.

Premetto che il tutto era accompagnato da alcune birrette (io ne ho bevuta una soltanto, quindi non mi sento di nascondermi dietro a questo, anzi, se c'è una cosa che l'alcool fa è quella di tirar fuori, non certo di creare).

Dall'inizio del gioco mi sono sentito pervadere d'una sensazione "d'onnipotenza", se così vogliamo chiamarla, mentre quello che vedevano gli altri (a detta loro, ma posso confermare la cosa per le sensazioni che provavo) era: occhi di ghiaccio, espressione del viso degna d'un aguzzino in una partita di poker con in palio una lampada dei desideri e anche una certa "maleducazione" di gioco [intendiamoci non male parole, ma brutalità nei modi, nei gesti, negli sguardi persino]. Inoltre inizio a vincere, alla 4^ partita vinta di seguito mi sento imbattibile - senza considerare minimamente il mio partner che giocava in coppia con me, è tutto merito mio, penso - ed ecco che arriva la batosta, perdo la prima, la 2^ e così via il torneo. Inutile dire che a quel punto la mia ragazza, la quale avevo piuttosto "indignato" con quel comportamento [anche lei è stata "rivale al gioco" e non mi sono risparmiato neanche con lei], mi riporta alla realtà... senso di disagio e di colpa pervadono ora la mia mente... guardando gli altri che già mi avevano "perdonato", sorvolando il tutto, mi sdraio su di una sedia a dondolo e mi addormento, triste.

Non è una sensazione che capita spesso, piuttosto una percentuale minima, tipo lo 1% delle volte, ma quando capita, oltre a mettere a disagio tutti, rischio di ferire chiunque cerchi di darmi una scrollata. Ovviamente divengo anche elemento di disturbo in quel microcosmo di società. L'ira cui mi porta questa sensazione è smorzata solo dal rimorso d'aver ferito chi amo.

Ed è in nome di queste persone che sono qui a chiedere il vostro aiuto, oggi ho 21 anni e sono in grado di evitare tali comportamenti, ma poiché in ambito lavorativo perdere e vincere sono variabili da me accettate parimenti, voglio capire perché al gioco, con persone con cui stringo legami di amicizia o conoscenza o magari anche d'amore, mi arrischio nel non accettare le sconfitte.

Un infinito grazie a chi avrà la forza di leggere tutto ciò e magari di consigliarmi.

P.S: pratico anche - da poco - basket, noto gioco di squadra e le sconfitte non mi toccano, anzi cerco sempre d'imparare da esse. Questo disagio avviene quando i giochi sono "da tavolo" o... forse è un caso.

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francesca
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Re: Giochi in società: un'altra persona.

Messaggio da francesca » 6 aprile 2013, 14:45

non è che si diventa un'altra persona, quando si gioca a carte, secondo me.

Si ritorna quello che si è :)

Esce il lato senza inibizioni, la natura, l'aggressività, la voglia di imporsi, di sopprimere l'altra persona :)

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francesca
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Re: Giochi in società: un'altra persona.

Messaggio da francesca » 7 aprile 2013, 14:04

Oh? :)

il divertente del giocare a carte è proprio quello, è bello anche giocare a coppia, quando vinci,s'intende.

Poi sai, c'è chi ha il cosiddetto "kulo", kulo sfacciato, ci sono quelli con la memoria lunga, che si ricordano tutte le carte passate, :D poi ci sono quelli che ti tirano il mazzo addosso, quelli del posacenere pieno, è tutto un rito :mrgreen:

Poi, sai, all'una le due di notte, belli affumicati, l'autocontrollo è utopia :mrgreen:

Gryfid.13
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Re: Giochi in società: un'altra persona.

Messaggio da Gryfid.13 » 8 aprile 2013, 3:23

Innanzitutto grazie per aver letto il mio lungo post e scusate se rispondo ora (ero fuori questo weekend).

Ok le inibizioni, ma se poi qualcuno si ferisce perché si va giu' pesante?

Ho cercato di pensare che il gioco vero e proprio e la vita normale siano distaccati tra loro (una specie di "a carnevale ogni scherzo vale") ma non è così, almeno non per le persone mie care... e forse se io fossi dall'altra parte me ne risentirei anch'io... Riguardo l'autocontrollo... poiché quello di cui parlo è un fuoco che arde dentro e "accende" la voglia di supremazia, effettivamente non vedo come il "controllarsi" aiuti alla base. Mi spiego: non credo che l'astinenza per un dipendente sia la soluzione, quanto piuttosto, la soluzione del motivo che causa dipendenza, lo è.

In situazioni limite ci potrebbe stare (all'una/due, ecc.), ma in normali situazioni dove lo scopo è divertirsi tutti insieme - anche se un torneo che prevede vincitori e vinti - soprattutto con amici, parenti e/o conoscenti, non mi va giu'!

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Dr.ssa Eleonora Arduino
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Re: Giochi in società: un'altra persona.

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 11 aprile 2013, 0:22

mi sembra ci sia un forte bisogno di rivalsa e di affermazione, che nel gioco di "sdogana", con la scusa che "è solo un gioco". Chi si comporta così nei giochi relazionali (quelli da tavolo lo sono più dello sport) spesso ha delle grandi frustrazioni più o meno consapevoli. Spesso... non sempre e per forza. E' solo una pista.
Dr.ssa Eleonora Arduino - psicologa e psicoterapeuta - Torino
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