Seri problemi di socialità

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Moderatore: Dr.ssa Eleonora Arduino

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TheMatchstickman
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Seri problemi di socialità

Messaggio da TheMatchstickman » 28 febbraio 2016, 15:40

Buongiorno, dopo molto tempo mi sono deciso a chiedere un consulto psicologico, almeno online; mi scuso fin da ora per il post molto lungo, che spero mi serva anche da sfogo.
Ho ventisette anni, sono figlio unico e i miei genitori, due professionisti molto apprezzati nei rispettivi campi, non mi hanno mai fatto mancare nulla, né materialmente né - a loro modo e con le loro imperfezioni - affettivamente. Mi sono laureato tre anni e mezzo fa - con un po' di ritardo - e dopo qualche sacrificio e parecchie umiliazioni sono riuscito, a Dicembre 2015, a ottenere un posto fisso in un'azienda solida e ben strutturata.
Il mio problema è, in senso esteso, la socialità. Tanto per cominciare, sono single da ben quattro anni - se escludiamo qualche flirt insignificante, il che è a mio parere decisamente non normale per una persona della mia età. Non ci ho mai saputo fare con l'altro sesso, ma da qualche tempo la situazione è diventata allarmante: non riesco in nessun modo ad approcciarmi, neanche per una banale prima conoscenza, neanche per un saluto e nemmeno se è l'altra persona - rarissimamente - a fare il primo passo con me. Fuggo via. Quando mi trovo in uno spazio affollato e vedo una ragazza in grado di colpirmi, anziché sfruttare l'occasione per farmi avanti e conoscerla, mi chiudo a riccio e resto imbambolato a guardarla finché addirittura i miei intenti non vengono equivocati e finisco col passare forse per un maniaco: col senno di poi mi rendo conto di quanto questo sia infantile, ma non riesco a controllarlo, è come se una catena mi stritolasse e mi impedisse di muovermi. Questo blocco mi porta a distruggere un sacco di opportunità, e naturalmente la cosa si è via via allargata ai rapporti interpersonali di ogni tipo: non ho amici né veri né presunti, non posso contare su nessuno, nel finesettimana esco sempre da solo e spesso mi capita di osservare da lontano gli altri che si divertono, che ridono... E mi sento impotente, relegato in un angolo - letteralmente e non. Sono anni che non ho una conversazione brillante con un altro essere umano, ammesso che ne sia ancora capace. Nelle poche occasioni in cui qualcuno cerca di coinvolgermi in qualcosa di piacevole o divertente, o semplicemente cerca di conoscermi meglio, lo respingo e non di rado lo ferisco anche con parole brutali. Inutile dirlo, intorno mi sono fatto terra bruciata. Fino a un paio di anni fa ero anche molto sovrappeso e trasandato; alla fine del 2014, per cercare di dare una scossa alla situazione, sono dimagrito di 15 Kg., ho cambiato look e iniziato a spendere montagne di soldi in vestiti, sperando di migliorare la situazione; quando però mi sono accorto che la mia vita sociale non migliorava affatto, ho ricominciato a trascurarmi come prima. Non riesco a guardarmi allo specchio senza provare ribrezzo per la mia faccia, mi trovo orrendo e la cosa più grave in assoluto è che sento di non valere nulla come persona.
Sul lavoro, dal punto di vista puramente professionale, le cose non vanno male - il problema, anche in questo caso, sono le relazioni. Il mio carattere ansioso e introverso non è certo un buon punto di partenza, ma le cose precipitano quando ricevo una critica, anche se è piccola e costruttiva: anziché incassarla o farne tesoro, mi deprimo tremendamente e mi chiudo nel mutismo anche per giorni. Nonostante gli sforzi, non riesco a scindere la parte professionale - da cui sono ossessionato, sempre alla ricerca della perfezione massima proprio per la paura di essere ripreso se per caso non sono impeccabile - da quella personale, lasciando che si contaminino fra loro; a oggi, dopo quasi un anno di lavoro nella stessa società, non ho legato con nessuno. Mi è arrivata anche voce che qualcuno stia iniziando a domandarsi se io sia appunto "del tutto registrato".
Sta di fatto che mi sento un incompetente, ho sempre paura di fallire, di non piacere, di essere deriso; e questo ovviamente è terreno fertile per i più smaliziati, che si divertono a punzecchiarmi proprio perché sanno che me la prenderò a morte e sprofonderò per la vergogna. La mia vita è sempre andata in questo modo, sin dai tempi della scuola in cui i bulli mi tormentavano e io me ne stavo lì, buono buono, a subire; nel mio presente, ormai, non mi fido più di nessuno e sono sempre propenso a credere che ci sia tutta una macchinazione collettiva per spassarsela alle mie spalle. Non sento di avere alcuna reale qualità: le mie inclinazioni piuttosto "creative" - e quindi, per loro natura, dallo scarso tornaconto concreto - come la musica, la scrittura e le lingue, contrastano in modo lacerante con la mia assenza quasi totale di senso pratico; per intenderci, mi manca il "fai-da-te", non so usare un cacciavite, non so aggiustare nulla, sono un pessimo guidatore (pur avendo la patente), ho imparato ad andare in bicicletta molto tardi, e via dicendo. Vengo spesso preso in giro o addirittura rimproverato - anche dai miei, come se fossi ancora un bambino - perché sono molto goffo e maldestro, perché faccio cadere tutto, rompo oggetti, sbatto contro gli spigoli eccetera... Sono arrivato a pensare di aver persino problemi motori e di non avere percezione dello spazio, cosa che mi imbarazza moltissimo e mi spinge ancor di più a isolarmi. Anziché valorizzare le passioni che ho, davanti a gente nuova preferisco nasconderle.
Ma il lato forse più strano, più incomprensibile di tutti è quello delle contraddizioni che mi porto dentro: mi piacerebbe tanto trovare una compagna - anche perché ormai mi sento vicino ai trenta e il tempo fugge -, ma la mia visione della coppia è del tutto platonica e non adatta a questi tempi. Il sesso mi disgusta e mi spaventa, e sapendo che dovrebbe per forza essere parte di un eventuale rapporto mi pongo già un freno dall'inizio; poi però vedo per strada qualche coppia felice e mi sento rodere dall'invidia, perché vorrei scoprire anche io cosa significhi essere amati. E ancora - la mia asocialità mi paralizza e mi fa soffrire ma, quando sono per conto mio e riesco a ritagliarmi dei momenti per me, penso puntualmente quanto sia piacevole non rendere conto a nessuno di ciò che si fa e di non avere scocciatori a ronzarmi intorno. E magari, un paio di ore dopo, devo mordermi le labbra per non piangere al pensiero di quanto io sia solo al mondo.
Insomma, per concludere, mi sento disperso nella marea. Ci sarebbe molto altro da dire, ma non voglio dilungarmi oltre né fare aggiunte, a meno che non mi sia chiesto... Spero che qualche esperto su questo sito possa dare una risposta almeno parziale agli interrogativi che non mi danno pace. Vi prego di darmi un segno, perché ogni secondo di più la mia vita sembra un grande buco nero, un incubo senza fine.
Grazie in anticipo.

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Dr.ssa Eleonora Arduino
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Re: Seri problemi di socialità

Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 19 marzo 2016, 1:03

impossibile per me leggere post così lunghi, mi dispiace... per non essere costratta semplicemente a non rispondere, lo paleso a lei come a tutti.
Forse un consulto di persona è più indicato...
Dr.ssa Eleonora Arduino - psicologa e psicoterapeuta - Torino
moderatore dei forum "consulenza psicologica"
www.eleonoraarduino.it

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