IDEALE DELL'IO

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Moderatore: Dr.ssa Eleonora Arduino

blackbird
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IDEALE DELL'IO

Messaggio da blackbird » 7 marzo 2007, 2:15

Quante volte lo scostamento tra il nostro essere ed il nostro essere ideale diventa fonte di malattia?
In fondo ognuno di noi stessi ha un ideale a cui perseguire, epuure se la cosa penetra in profondità diventa sorgente di dolori ineffabili...
Quello che i nostri genitori ci inculcano fin da bambini,anche solo per meglio direzionarci nelle scelte più consone ad una vita "Normale", quanto possono alla lunga diventare la stessa sorgente dei nostri scheletri futuri?
E se la differenza fosse insormontabile?

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LEFTFIELD
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Messaggio da LEFTFIELD » 7 marzo 2007, 2:20

non posso aggiungere nulla a quello che hai scritto .

trovo le tue parole molto commoventi .. e mi ci rivedo .
in questo scollamento..

blackbird
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Messaggio da blackbird » 7 marzo 2007, 2:35

Leftfield! Non commuoverti! (che fai commuovere anche me!)
Non credere alle parole che scrivo...So del tuo stato(leggo i post)...
Ti dico soltanto che una persona che si fa mille domande,come tu fai, e deve educare un figlio, non può altro che migliorare il rapporto che ha con lui... Il tuo stato di ricerca della verità sarà fonte di ricchezza in tuo figlio, il quale non avrà un padre sicuro di sè, ma un essere umano che riconosce la coesistenza del bemne e del male, dellka fragilità e dellla forza...Avrei voluto avere genitori così!
Kisses

wope

Messaggio da wope » 7 marzo 2007, 9:41

Credo che lo scostamento tra essere ed essere ideale sia insormontabile, per definizione: 'ideale' è solo un'idea che si ha in mente, non è realtà concretamente tangibile. La realtà concreta è ciò che siamo e facciamo ... e non è semplicissimo comprenderlo ...

Di solito guardiamo noi stessi attraverso il filtro delle nostre idee e dei nostri stati d'animo... facilmente anche l'immagine che abbiamo di noi stessi è un'immagine infedele di ciò che siamo, a volte lontanissima da quella ideale. E' la percezione di un abisso tra immagine di sé e ideale che fa soffrire. Anche la percezione della distanza è condizionata dallo stato d'animo. E così a volte diventiamo giudici inflessibili di noi stessi, e ci lasciamo sommergere da sensi di colpa e vergogna ...

Se questa è una malattia, nella mia famiglia siamo tutti malati ... io però non credo sia una malattia, credo sia un modo di essere, una forma mentis, che una volta compresa si può governare ...
Ultima modifica di wope il 7 marzo 2007, 15:56, modificato 1 volta in totale.

GiuliaTess
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Messaggio da GiuliaTess » 7 marzo 2007, 14:17

l'ideale come ideale... e l'ideale come coscienza... un obiettivo da raggiungere può essere positivo, ma costringerci ad essere come vorremmo, o (peggio!) come vorrebbero gli altri...
Io in questi giorni sto capendo che i miei bisogni sono più importanti delle regole imposta da una falsa società o da quello che idealmente dovrei essere..
E così "disabilitato il comando della coscienza" vivo proprio meglio!! :D
Aiutare gli altri è un po' come aiutare noi stessi

blackbird
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Messaggio da blackbird » 7 marzo 2007, 16:58

A volote l'ideale si confonde e si mischia con quello che proviene dalla nostra cultura, tramandata lungo le generazioni, con quello che avremmo voluto essere e le imposizioni dell'esterno non ce l'hanno permesso.
Non credo ci si debba focalizzare all'etimologia della parola, è qulcosa di intriso di artefatti psicologici...
Comunque l'ideale è realmente irraggiungibile e la malattia sta nell'essere umani,cioè viventi con un mondo di relatività...
Anche il passare del tempo lo si avverte in base alle condizioni in cui viene vissuto. Anche la vista ci manda un immagine dipendente dal sistema che ci permette di ottenerla...La mancanza di assoluto è l'unica certezza!

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ilaria
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Messaggio da ilaria » 7 marzo 2007, 18:51

dire che l'ideale dell'io è una malattia non è un po' come tarpare le ali a un sogno? e per vivere non si deve essere utopistici, almeno un po'?
in fin dei conti abbiamo noi stessi una volta soltanto nella vita, e non è giusto nutrire speranze a riguardo?

altrimenti io mi metto qui, nell'angolino, e mi guardo per quel che realmente sono: un ammasso di cellule in deperimento, mi prendo una rivoltella e la finisco qui. :? :lol:

oh certo poi è importante che il contenuto di quell'ideale sia roba mia, e non importata da condizionamenti vari.

a volte mi sono chiesta se il fatto di aver toppato degli obiettivi era perchè erano idealizzazioni o perchè ero io azzavorrata da qualcosa che non mi ha fatto spiccare dritta il volo visto che altri sono arrivati laddove io ho toppato.
Immagine uh?
"la situazione è grave, ma non seria"- groucho marx-

blackbird
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Messaggio da blackbird » 8 marzo 2007, 21:46

dire che l'ideale dell'io è una malattia non è un po' come tarpare le ali a un sogno? e per vivere non si deve essere utopistici, almeno un po'?
Il problema è che è tutto utopistico! Nel senso che vivere è in reltà vivere parzialmente perchè nessuno ha la certezza che questo o quello sia vero...
E' proprio il confronto con quello che i propri mezzi ci prmettono di essere a creare il profondo dilemmma tra la realtà e la supposizione di realtà...
In mezzo a queste ultime due cose ci può stare tutto quello che è immaginabile, ma non è ancora tutto!
Qualche tempo fa ho scoperto che nel cervello c'è un numero incredibile ma numerabile di connessioni sinaptiche...Stupendo,forse... LA domanda è che se sono così finite anche i pensieri lo sono, anche l'uomo lo è,anche l'irrazionalità... Allora è stupendo,sì,ma FINITO! E finito si sente l'uomo perchè condizionato!
Ultima modifica di blackbird il 8 marzo 2007, 22:10, modificato 1 volta in totale.

blackbird
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Messaggio da blackbird » 8 marzo 2007, 21:51

a volte mi sono chiesta se il fatto di aver toppato degli obiettivi era perchè erano idealizzazioni o perchè ero io azzavorrata da qualcosa che non mi ha fatto spiccare dritta il volo visto che altri sono arrivati laddove io ho toppato.
Purttroppo il nostro esistere dipende da noi solo parzialmente.
E' multifattoriale come multifattoriale è una malattia!
Sarei propensa a proporti la "Teoria del caso", ma anche qui non se ne tirerebbe fuori un ragno dal buco...
Ti dico solo: RITENTA! Perchè anche solo una briciola di pane al posto giusto potrebbe fare in modo che tu riesca...O fallisca...

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ilaria
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Messaggio da ilaria » 8 marzo 2007, 23:32

blackbird ha scritto:
dire che l'ideale dell'io è una malattia non è un po' come tarpare le ali a un sogno? e per vivere non si deve essere utopistici, almeno un po'?
Il problema è che è tutto utopistico! Nel senso che vivere è in reltà vivere parzialmente perchè nessuno ha la certezza che questo o quello sia vero...
E' proprio il confronto con quello che i propri mezzi ci prmettono di essere a creare il profondo dilemmma tra la realtà e la supposizione di realtà...


In mezzo a queste ultime due cose ci può stare tutto quello che è immaginabile, ma non è ancora tutto!.
io mi sono convinta che la realtà sia un'allucinazione...più o meno condivisa
Immagine uh?
"la situazione è grave, ma non seria"- groucho marx-

blackbird
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Messaggio da blackbird » 9 marzo 2007, 0:21

Ilaria,come facciamo? :(
Allucinazioni?
Chiodo scaccia chiodo...

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LEFTFIELD
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Messaggio da LEFTFIELD » 9 marzo 2007, 1:01

io mi sono convinta che la realtà sia un'allucinazione...più o meno condivisa[/quote]


vero ..

wope

Messaggio da wope » 9 marzo 2007, 17:32

Io penso che la realtà esista, non credo sia solo un'allucinazione, il prodotto di una mente che la pensa...anche se, ovviamente, la mente può modificare la realtà, consapevolmente o inconsapevolmente.

Però è difficile conoscere la realtà. La conosciamo solo attraverso i nostri sensi limitati e le nostre rappresentazioni.
Rappresentazioni. Preferisco chiamarle così, perché in genere per allucinazione si intende una rappresentazione molto 'lontana' dalla realtà (e chi prende le misure? mah ..)

E certo. Più è 'condivisa' la rappresentazione, meno c'è il rischio di essere presi per pazzi! Naturalmente quello di pazzia è un concetto del tutto relativo, culturalmente definito.

E per condividere e rendere condivisibile, c'è solo un modo : comunicare. Anche la realtà soggettiva apparentemente più bizzarra, condivisa con qualcuno disponibile a capire, può avere un senso.

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LEFTFIELD
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Messaggio da LEFTFIELD » 9 marzo 2007, 18:05

era una battuta . certo che esiste la realtà ..

esiste tanto è vero che io sono matto perchè non la percepisco per quello che è ..

la dispercezione pero' potrebbe essere un fenomeno molto piu' ampio e sottile e diffuso di quello che immaginiamo ..

wope

Messaggio da wope » 9 marzo 2007, 18:28

:D Ci sono filosofi che hanno affermato che la realtà, la cosa in sé, non esiste proprio! E' un punto di vista, indimostrabile quanto il mio ... ma mi premeva sottolineare che la penso diversamente!

Sì, la dispercezione è diffusa. Succede quando si è molto stressati.

:D In ufficio da me è tutta una dispercezione (in senso lato) ...c'è gente che giura e spergiura che le proprie teorie sono supportate da cose scritte nei documenti ufficiali ... che letti attentamente, dicono tutt'altro.

Così come è molto comune avere convinzioni che, almeno all'apparenza, non hanno alcun fondamento nei fatti 'obiettivi' (cioè ampiamente condivisi dagli altri).

Ogni persona che conosco molto bene ha o ha avuto almeno una convinzione 'delirante' (dal mio punto di vista), su se stessa o sul mondo. Cioè una convinzione che io non condivido o non condividevo affatto.

Naturalmente io ho le mie, che qualcun altro definirà così, 'deliranti'.

Chi può misurare la distanza dall'inconoscibile "realtà dei fatti"?

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