matrimonio maturo

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Moderatore: Dr.ssa Eleonora Arduino

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novembre
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matrimonio maturo

Messaggio da novembre » 27 gennaio 2008, 20:40

E' ormai abbastanza noto che i matrimoni durano poco, i dati lo confermano. Man mano che il tempo passa c'è un notevole incremento del numero dei divorzi.
Sfogliando il dizionario di psicologia [Galimberti], mi sono soffermata sulla voce "matrimonio". Ne riporto alcuni stralci:

<< Dal punto di vista psicologico, il matrimonio si inserisce nel processo dell'evoluzione psichica considerata sotto il profilo dell'individuazione e della coesione che sono in un rapporto inversamente proporzionale, per cui a una diminuzione di coesione corrisponde un aumento di individuazione. Quando l'individuazione ha raggiunto un sufficiente livello di maturità e non è più semplice separazione reattiva dagli altri, e quando la coesione si è evoluta da bisogno simbiotico a bisogno dell'altro in quanto altro, allora si creano le condizioni di mutualità che, secondo la definzione di Erikson, è una relazione in cui i membri dipendono l'uno dall'altro per lo sviluppo delle rispettive potenzialità
A questo livello, osserva Bertini, la mutualità contempla la dipendenza tra due persone indipendenti, dove l'una ha bisogno dell'altra non per la soddisfazione dei propri bisogni, ma per crescere attraverso l'esperienza con l'altro.



Trovo che sia estremamente difficile che si creino le condizioni affinchè il matrimonio risuliti 'maturo', ovvero dove non vi sia nè coesione simbiotica, nè totale indipendenza.
Altro che corsi pre-matrimoniali di un anno (ho sentito la proposta, almeno nella mia città), qua ci vuole una psicoterapia per tutti prima di sposarsi!! :lol: :lol: [/i]
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doomgeneration
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Messaggio da doomgeneration » 27 gennaio 2008, 21:27

Brava Novembre......... sulla terapia, sono convinta che chi la intraprende soprattutto in giovane età (e se ovviamente la terapia ha i suoi frutti), ha più possibilità di avvicinarsi a un rapporto "sano" con un partner...diciamo che è un "vantaggio" in più...

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Batik
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Messaggio da Batik » 28 gennaio 2008, 12:46

no comment

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novembre
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Messaggio da novembre » 28 gennaio 2008, 13:21

Batik ha scritto:no comment
"no comment" è già un commento!

Detto ciò.. credo che questo discorso possa essere esteso anche alle 'semplici' coppie, non ancora sposate.
Il confine tra indipendenza "sana" e indipendenza totale, intesa come egocentrismo e chiusura nei confronti dell'altro, è molto sottile.
Come fare a riconoscerla? Come raggiungerla?
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Lala
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Messaggio da Lala » 28 gennaio 2008, 13:43

Io l'ho sempre pensato. prima di sposarsi bisogna fare psicoterapia e un bel percorso..poi c'è gente che vive anche così, senza porsi prpblemi...ma che cavolo di rapporto è?
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doomgeneration
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Messaggio da doomgeneration » 28 gennaio 2008, 14:11

non è detto che tutti per stare bene debbano fare terapia... ma che sicuramente un percorso importante come una terapia è un vantaggio in più che si ha sia nei confronti di se stessi e delle proprie potenzialità sia nei confronti degli altri perché ci permette di rapportarci a loro con questo "bagaglio" in più di conoscenza interiore...

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tersite
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Messaggio da tersite » 28 gennaio 2008, 14:33

qui state medicalizzando tutto ... :roll:

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novembre
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Messaggio da novembre » 29 gennaio 2008, 12:16

tersite ha scritto:qui state medicalizzando tutto ... :roll:
Perchè? Mi sembra si stia riflettendo, non medicalizzando.
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Eddd
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Messaggio da Eddd » 29 gennaio 2008, 15:47

Secondo me bisognerebbe puntare ad un rapporto in cui si è più felici (ogni persona perciò potrebbe puntare a qualcosa di estremamente diverso) e non ad un rapporto "maturo", magari una relazione di coppia "matura" per questo o quello psicoterapeuta risulta estremamente insoddisfacente per qualcuno.
Il concetto di maturità è abbastanza relativo e questo è un termine imbevuto di un bel po' di moralismo. Io osservo molto il comportamento umano ed alcuni termini morali vengono usati per persuadere qualcuno a comportarsi nel modo desiderato da qualcun altro: per convincere qualcuno a non fare qualcosa che vi infastidisce provate a dirgli "dai non fare il bambino", questo atteggiamento spesso fa presa (soprattutto sui bambini e le persone che non sono riuscite ancora ad afferrarlo). Ogni persona dovrebbe chiedersi cosa davvero è meglio per lei e non cercare di soddisfare le idee riguardo alla maturità che hanno gli altri, poi ovviamente potrà anche farlo nel momento in cui avrà compreso che è davvero questo quello che desidera fare.
Non siamo mica identici e secondo me queste idee sono imbevute di moralismo, il punto di vista morale ovviamente di chi scrive.
Si sta insieme per dei motivi (li potete chiamare anche bisogni), ma comunque ci sono questi motivi.
Su una enciclopedia di psicologia seria bisognerebbe cercare soltanto di definire cos'è il matrimonio, osservando che tipo di pratica è ed è stata per gli esseri umani, e non cosa questo dovrebbe essere (per questo o quell'altro autore).
E' come se un ricercatore che studia il comportamento delle scimmie inserisse in un suo libro anche come desidererebbe che le scimmie si comportassero.

doomgeneration
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Messaggio da doomgeneration » 29 gennaio 2008, 15:51

a che tipo di morale ti riferisci?

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Eddd
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Messaggio da Eddd » 29 gennaio 2008, 16:19

Alcuni di voi non hanno nemmeno messo in discussione se sia per voi auspicabile (e se lo desiderate) davvero raggiungere quel tipo di "maturità" matrimoniale su descritta.
Basta aggiungere ad un certo tipo di comportamento che questo è "maturo" ed ecco che automaticamente è scattato in molti il desiderio di conformarsi a questo, proponendo anche di seguire una certa psicoterapia.
Tu doomgeneration hai scritto
sulla terapia, sono convinta che chi la intraprende soprattutto in giovane età (e se ovviamente la terapia ha i suoi frutti), ha più possibilità di avvicinarsi a un rapporto "sano" con un partner...diciamo che è un "vantaggio" in più...
vantaggio per chi? "rapporto sano" per chi? Per ognuno un "rapporto sano" può essere qualcosa di estremamente diverso. Nel testo citato da novembre viene indicata una situazione specifica che qualcuno potrebbe anche non voler affatto raggiungere. E' difficile riuscire a fare diverse cose, ma non per questo ognuno di noi dovrebbe per forza desiderare di riuscire a raggiungerle.

doomgeneration
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Messaggio da doomgeneration » 29 gennaio 2008, 16:30

Non credo tu riesca a cogliere il succo della questione. Questo lo deduco dai tuoi continui esempi che non centrano niente, dalle tue teorie basate sul confronto non ho capito di che cosa... insomma non credo che tu riesca ad afferrare il concetto di cui parliamo, a questo punto.
Io ho capito subito cosa intende Novembre, quando parlo di rapporto sano lei sa che cosa vuol dire e lo sa chiunque si sia trovato in relazioni "sbagliate" o che non lo facevano sentire "bene", "felice", che è ciò a cui almeno personalmente aspiro, cioè un rapporto di coppia sano dove non ci sono giochetti di potere o mezzi termini, dove due persone si vengono incontro e sono disposte ad accettare i loro limiti e a comprendere quelli dell'altro. La psicoterapia, per chi ha difficoltà di questo tipo, è un ottimo aiuto per esplorare le proprie potenzialità, avere una visione esterna delle cose, capire quando i nostri comportamenti ci fanno soffrire o fanno soffrire gli altri e riuscire a modificare certe abitudini sbagliate che non permettono a una persona di vivere serenamente e la fanno rimanere in un perenne conflitto sia interiore sia col mondo esterno. Cosa c'è in tutto ciò di non auspicabile?
Fammi un esempio allora di cosa è un rapporto di coppia sano. noi stiamo discutendo traendo spunto dalla nostra esperienza, se tu vuoi portare la tua ben venga.

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Eddd
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Messaggio da Eddd » 29 gennaio 2008, 18:21

Secondo me è proprio il concetto di "rapporto di coppia sano" che è relativo, ogni soggetto avrà una sua idea in merito, non posso farti alcun esempio perché per ognuno potrebbe essere qualcosa di diverso. In passato gli psicoanalisti volevano curare anche gli omosessuali perché avevano un'idea di salute psico-erotico-affettiva diversa.
Posso dirti cosa desidererei io da un rapporto di coppia erotico-affettivo ma non ho teorie generali in merito, la prima cosa che mi viene in mente è che per me dovrebbe essere una donna e non un uomo :) e almeno per ora dovrebbe come minimo attrarmi sessualmente. Poi comunque doomgeneration hai ragione, ci sono delle frasi riportate sopra che sono davvero incomprensibili per me...
Quando l'individuazione ha raggiunto un sufficiente livello di maturità e non è più semplice separazione reattiva dagli altri, e quando la coesione si è evoluta da bisogno simbiotico a bisogno dell'altro in quanto altro
Ma che significa "bisogno dell'altro in quanto altro"?

Che si ha bisogno dell'altra persona in quanto è proprio quella persona particolare là? E' insostituibile per noi? O il secondo '"altro" della frase significa che abbiamo bisogno dell'altro in quanto è distinto da noi? Se tu hai capito e vi siete capite spiegamelo, spiegatemelo cosa significa.
Io anche non avendo afferrato il senso di tutto il discorso, criticavo solo l'idea che si potesse stabilire cosa sia un "rapporto matrimoniale sano" o "maturo" per tutti. E' come cercare di stabilire se dato un oggetto qualsiasi, questo si muove o no, bisogna indicare anche qualcos'altro rispetto al quale l'oggetto dovrebbe muoversi per rendere davvero sensata la domanda.
Come si vorrebbe diventare o essere lo decide ognuno per sé, e secondo me non esiste alcuno sviluppo naturalmente sano (anche nei rapporti di coppia), ma soltanto sviluppi che ci fanno stare meglio o peggio secondo il nostro personale punto di vista.

doomgeneration
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Messaggio da doomgeneration » 30 gennaio 2008, 12:50

No allora, hai ragione sul fatto che il bene è relativo e ognuno si può gestire la vita come vuole, tuttavia in un rapporto di coppia ci sono alcune cose che vanno bene in senso oggettivo, altre che vanno male in senso oggettivo, ma non perché dietro ci sia una particolare morale, ma perché si può dedurre dall'umore di ciascuno dei partner molto semplicemente.. ad esempio, due che si trattano male ma hanno bisogno uno dell'altro, questo non è amore nel senso di volere il bene della persona, amarla per com'è e accettare anche i suoi difetti, ma è dipendenza affettiva..ossia comportamenti che vengono messi in atto dai partner (es. ripicche, ricatti affettivi...) che sono funzionali a tenere legato l'altro, facendolo sentire in colpa se non fa quello che vuole quell'altro, e viceversa. Molto spesso questi comportamenti non sono evidenti subito ma basta andare a vedere bene e si scoprono queste dinamiche "sotterranee", dinamiche che magari vengono applicate anche alle altre persone che non sono il partner, perché dietro c'è probabilmente una persona insicura di sé che ha bisogno di dipendere da qualcuno... capisci? La coesione in una coppia non deve essere bisogno simbiotico, cioè bisogno estremo dell'altro altrimenti non riusciamo a fare niente, come se si fosse 1 persona sola anziché 2. La coesione "sana" è quella che permette ai partner di stare insieme ma riuscire a mantenere anche una certa indipendenza, quindi i propri spazi, le proprie amicizie, i propri hobby, senza che per forza debbano includere anche l'altro partner. Ti sembrerà strano ma prova a guardare le coppie che conosci, vedrai che ci sono molte persone che si comportano così e alla fine la coppia che non riesce a mantenere una certa indipendenza fra i partner prima o poi "scoppia", perché il partner non può essere la fonte della soddisfazione di tutti i nostri bisogni, non è giusto, non può risolvere tutti i nostri problemi. Per questo si dice "accettare l'altro in quanto altro"... capito un po'?

Merak
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Messaggio da Merak » 30 gennaio 2008, 13:55

Per definire un sano rapporto di coppia (per ciò che è per me ovviamente) mi è venuto di fare un parallelismo un po' strano (che ho già citato altrove e che riporto).

L'amore (la coppia) per me è un viaggio. Un viaggio da fare in due, ognuno col proprio zainetto. Nel mio zainetto c'è tutto l'occorrente che penso mi possa servire durante il viaggio, ma siccome so dal principio che quel viaggio non lo farò da sola, mi sono ricordata di portare con me anche qualcosa che forse servirà più al mio accompagnatore.

Il mio zainetto è mio, e solo mio, ma contiene anche qualcosa di preparato apposta per Lui.
Un panino in più, con le olive che a Lui piacciono tanto, una bottiglietta di birra, e anche il caffè, che io non berrò perchè a me non piace, ma lo porto dietro lo stesso perchè so che a lui farà piacere berne un sorso lungo il cammino.
Così come so per certo che anche nel suo zainetto ci sono tutte le sue cose che gli possono servire, ma c'è anche qualcosa da condividere con me, o portata solo per me.

E durante il viaggio ci piacerà aprire ognuno il proprio zainetto e condividerne i contenuti. In questo senso è, per me, "fusione". Ma ognuno con lo zainetto suo.

Per riallacciarmi al discorso di Doom, quindi, quando dice "accettare l'altro in quanto altro", io direi...: "arricchirmi mediante l'altro, mediante le diversità dell'altro".

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