...e se io NON amo la psic? :)

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Moderatore: Dr.ssa Eleonora Arduino

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Dr.ssa Eleonora Arduino
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 26 gennaio 2009, 16:19

Marta ha scritto: a che mi serve lo psico se non riesco a realizzarmi?
se non riesco a vivere?
ho bisogno di cambiamenti concreti...lavoro...persone con cui stare....il ragazzo...non delle chiacchiere dello psico!!!
quelle non mi fanno sentire meglio!!!
:cry: :cry: :cry: :cry: :cry:
Naturalmente lo psico non può sostituire la vita, questo è un equivoco che prima o poi bisogna rettificare, a dirlo sembra ovvio ma se si riflette sulle proprie aspettative salvifiche profonde e spesso inconfessate, risulta più chiaro. Un "aiuto per..." non è la sostituzione di...
Semmai serve proprio a capire che bisogna buttarsi nella vita, giocarsi e osare, e accettare ogni inevitabile caduta; non certo a creare un mondo utopisticamente perfetto in cui rifugiarsi.
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Marta
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Messaggio da Marta » 29 gennaio 2009, 19:17

giusto, ma io ho delle difficoltà oggettive, oltre che soggettive!
per esempio difficoltà a trovare lavoro sia per mancanza di lavoro sia per mancanza di qualifiche professionali!
visto che il benessere emotivo dipende anche dalla sicurezza e stabilità che si ha e visto che nelle questioni pratiche lo psi non mi può aiutare non capisco che senso abbia continuare ad andarci!
mica non voglio lavorare e mi devo sbloccare!!! voglio lavorare eccome ma non trovo(x ora) lavoro!
lo psico si è ridotto, negli ultimi tempi, a suggerirmi come campare meglio, come fare questa cosa quà e come fare quell'altra cosa là!
tutto questo dover fare mi da pressione, nervosismo, e mi rende ancora più incerta e insicura delle mie scelte!
voglio decidere della mia vita in piena autonomia, c'è troppa intromissione da parte dello psico, cosa assolutamente non accettabile!
mi ha fatto rinunciare ad alcune cose, mi ha fatto incazzare perchè vedo i suoi consigli illuminati e illuminanti e le mie scelte mi appaiono ancora più sbagliate o affrettate! e questo mi toglie quel po di sicurezza acquisita e mi sfiducia perchè non mi sento in grado nemmeno di affrontare la mia vita!
la questione non è affatto semplice, perciò pensavo di abbandonarlo per schiarirmi le idee e decidere senza condizionamenti!
faccio bene?
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doomgeneration
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Messaggio da doomgeneration » 29 gennaio 2009, 21:59

Forse hai bisogno di una psicoterapia analitica. Probabilmente hai scelto lo psicologo sbagliato

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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 29 gennaio 2009, 23:15

mi rendo conto di quanto sia diffuso tra i colleghi cedere alla tentazione di consigliare, avviare, sollecitare e seguire. Anche tra chi è di scuola analitica, e se non lo è tanto più. A volte dipende dalla giovane età dei pazienti, più spesso dai pazienti stessi che suscitano la risposta, salvo poi non volerla veramente; a volte il rapporto si modifica nel tempo, per cui se inizialmente una sorta di counseling comportamentale era adeguato, poi non lo è più, anzi diventa disfunzionale. Ma bisogna essere davvero preparati a gestire queste situazioni terapeutiche difficili e non lasciarsi ingannare dalle apparenze e dalle abitudini relazionali acquisite.
Io credo che se la terapia segna il passo, se è stata molto buona ma non lo è più, ed è passato un certo tempo (ad esempio, ma solo a titolo di puro esempio, un paio d'anni) bisogna porsi seriamente la domanda se è il caso di concludere, o eventualmetne cambiare terapeuta. Perchè nessuno è dio e può essere esaustivo di tutte le necessità di una persona, neppure a livello terapeutico.
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little anna
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Messaggio da little anna » 30 gennaio 2009, 1:14

Un bravo terapeuta non dovrebbe, in linea di massima, dire al soggetto cosa fare o decidere per lui/lei; deve, puttosto, insegnare al paziente a prendersi cura di sè e a sapersi gestire nelle situazioni. Questo è il vero tesoro.
Anch'io all'inizio facevo alla mia donna terapeuta domande del tipo: "Cosa faccio? Che mi consiglia?" Ora non lo faccio più; in compenso, notando che è una donna che si sa gestire, in gamba, il mio istinto è quello quasi di impossessarmene, di appropriarmene, perchè vorrei arrivare alla sua autonomia e sicurezza. Questo comporta fasi in cui ho forte ostilità nei suoi confronti (perchè la invidio) e fasi (come adesso) in cui sono innamorata follemente di lei (perchè vorrei appropriarmi, tramite lei, delle capacità che non ho mai avuto).

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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 30 gennaio 2009, 1:44

si chiama transfert e spesso comporta una visione alterata dalla persona/terapeuta. Si dice che la terapia è finita proprio quando queste proiezioni vengono "ritirate", in pratica quando il paziente comprende cosa sono e le risolve in base ai dati di realtà.
Comunque fa parte del processo terapeutico ed è bene attraversarlo.
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lelewriter
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Messaggio da lelewriter » 4 febbraio 2009, 0:03

Ma come può essere utile odiare il proprio psi? Voglio dire...se c'è davvero tutta questa ostilità, come può questa cosa far bene alla terapia?

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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 4 febbraio 2009, 0:59

il fatto è che non si odia proprio lo psi, si proietta su di lui il proprio odio per altre figure o eventi della vita, evocati dal rapporto in terapia. Quando dicevo "ritirare le proiezioni" significa appunto rendersi conto di cosa c'è alla base di questo' "odio": l'odio viene superato e il terapeuta ritorna ad essere la persona che è, e non più l'oggetto della terapia, così la terapia è conclusa, ha raggiunto il suo scopo. Non è l'odio che fa bene, ma il fatto che emerge, si riattualizza e diventa possibile superarlo.
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Marta
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Messaggio da Marta » 4 febbraio 2009, 22:36

con lo psico non ho ne un rapporto di odio ne uno di amore, semplicemente non riesco ad avere con lui una buona relazione terapeutica, perciò la terapia non va come dovrebbe!
non riesco ad affidarmi completamente a lui, ad avere fiducia!
comunque le questioni esposte sopra le ho risolte.
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