Una gonna...

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Joshua
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Una gonna...

Messaggio da Joshua » 26 ottobre 2008, 1:59

Ecco, l’ho fatto.
Ho seguito il consiglio di Aikiko.
Ho cominciato a scrivere un diario, ma non conoscendo bene il forum non sapevo bene quale fosse la sezione migliore per esporre il mio problema.
Come ho avuto modo di scrivere sul mio diario, la mia passione è l’abbigliamento femminile, ma ho sempre avuto paura di uscire del tutto allo scoperto, anche se l’ho fatto in passato, pur in zone poco frequentate o lontanissime dalla mia. La mia situazione attuale è che mia moglie sa di questa mia passione e, volendomi bene, mi aiuterebbe anche a viverla, ma mi ha detto già che vorrebbe fare di tutto per evitarlo, vorrebbe (giustamente) bastarmi lei, come femminilità…
Tutto nasce dal mio carattere ansioso e timoroso di tutto e di tutti. La gente, il rapporto con la gente mi spaventa. Ho sempre visto le donne, a cominciare da mia madre, come molto aggressive o perlomeno sicure di sé, in confronto all’individuo timidino ed insicuro che sono sempre stato. Questo mi ha portato a tentare di sentirmi “un po’ donna” indossando gonne e tacchi.
Ovviamente le gonne sono solo un aspetto del mio problema più generale che è l’insicurezza derivante da una bassissima autostima. Infatti anche sul lavoro ho sempre avuto problemi, tendo a perdere tempo quando devo fare qualcosa che ritengo troppo pericolosa per le mie ansie e per la mia povera testolina… ed è così che negli ultimi tre anni sono riuscito a farmi mandare via da tre posti di lavoro…
In passato, Aikiko, mi sono rivolto a diversi psicologi. I quali, nonostante le apparenze, hanno fatto un buon lavoro (pensa com'ero prima!). Sono passato attraverso un primo matrimonio, con una donna che non ho mai amato, dal quale sono ovviamente uscito a pezzettini, tramite yoga, psicologi e volontariato sulle ambulanze.
Qualcuno mi dia una mano a diventare adulto…

P.s. avete notato che ho tolto la foto? Non ho neanche il coraggio delle mie azioni... che tristezza...
Ultima modifica di Joshua il 21 gennaio 2009, 21:24, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 27 ottobre 2008, 17:41

Non è molto chiara la sua richiesta, Joshua. "qualcuno mi aiuti a diventare adulto" si può chiedere agli amici, a coloro che ci stanno vicini, a chi ci ama, a un terapeuta, non a un forum... non credo.
Un parere sul suo "problema" può essere una richiesta da forum, oppure (o anche) un desiderio di sentire se anche altri hanno vissuti simili, e/o cosa ne pensano.
Approfitto di questo post di J. per invitare anche gli altri che postano a formulare richieste più esplicite su cosa desiderano: non sempre viene fatto, e questo rende il mio compito più dificile. Nula osta, invece, che altri utenti possano trovare suggestivi i messaggi e dire la loro.
Dr.ssa Eleonora Arduino - psicologa e psicoterapeuta - Torino
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Joshua
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Ho fatto molta confusione...

Messaggio da Joshua » 27 ottobre 2008, 20:46

Ho sempre avuto problemi di comunicazione!
Prima di tutto, Dott.ssa Arduino, la ringrazio moltissimo per il suo intervento, l’attendevo con molta ansia, quasi un oracolo!
Devo dire che sono rimasto un po’ deluso, ma lei ha ragione, nella foga di chiedere aiuto ho buttato giù le parole così come mi venivano in mente. Lei sa meglio di me che nelle situazioni di difficoltà si annaspa in maniera disorganica per la paura di affogare… Se si aggiunge che sono nuovo del forum e non so ancora bene come muovermi... ho pasticciato!
Certo, sicuramente la mia richiesta di aiuto era tesa in entrambe le direzioni che lei ha citato: da una parte sollecitavo il parere di un terapeuta, in questo caso lei, ma ero anche alla ricerca di un vissuto da parte di chi sente di trovarsi in una situazione emotiva analoga alla mia. Così come graditissimo può essere il parere di chiunque voglia esprimere la sua opinione per aiutarmi a capire. In questo senso è stato prezioso il contributo datomi da “Aikiko” sul diario che ho aperto nella sezione “diario”.
Volevo chiarire, allo scopo di avere un suo parere, che la mia richiesta d’aiuto è dovuta al fatto che le azioni che mi portano ad indossare abiti femminili mi sembrano tipiche dell’età adolescenziale. Alla mia età ritengo che si dovrebbe aver risolto i propri dubbi: o pratico la mia passione serenamente o me ne sono liberato altrettanto serenamente. So bene che molti uomini, forse tutti noi, hanno dubbi e ansie esistenziali per tutta la vita, ma ciò non è molto consolatorio.
Ho la sensazione che per me sarebbe opportuno un percorso con un terapeuta, ma siccome ciò coinvolgerebbe la mia consorte (che peraltro mi aiuterebbe più che volentieri), e considerato che avendo una figlia quindicenne non siamo del tutto liberi di muoverci, volevo sapere se secondo lei esiste qualche strategia che possa adottare per conto mio, prima di rivolgermi alla psicologa che mi ha già aiutato in occasione del mio primo devastante matrimonio.
Sono disponibile per ogni chiarimento in merito alla mia situazione, anche in forma di messaggi privati, precisando che nella sezione “diario” ho pubblicato alcune delle riflessioni che ho elaborato in questi giorni.
Mi perdoni ancora per la poca chiarezza, attendo un suo preziosissimo parere. Grazie
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Aikiko
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Messaggio da Aikiko » 27 ottobre 2008, 21:23

leggendo un po' quello che hai scritto qui e sul diario, mi è venuto da chiedermi in che modo vorresti coinvolgere tua moglie. Voglio dire, mi sembra che lei abbia accettato pienamente questo lato del tuo carattere visto che state insieme da così tanti anni. Che cosa vorresti che facesse? Farsi vedere al tuo fianco, vestito come più ti piace, in occasione di eventi "pubblici"? A meno che, naturalmente, non ci sia anche un aspetto sessuale della questione che non avete ancora affrontato.
Se ti va di parlarne....
Ciao

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Joshua
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Messaggio da Joshua » 27 ottobre 2008, 21:53

Certo che mi va di parlarne.
Coinvolgere mia moglie era inteso nel senso che se andassi da un terapeuta dovrebbe per forza saperlo... ma la cosa non mi preoccupa, perchè mi vuole molto bene e sa di questa mia tendenza.
Certo, arriverebbe anche ad accompagnarmi in determinate situazioni, purchè assolutamente protette o al sicuro da eventuali incontri di conoscenti. Tra l'altro, devo chiarire che è la mia seconda moglie, è una donna eccezionalmente intelligente (per questo confido nel suo sicuro aiuto in un senso o nell'altro) e siamo insieme da sette anni e sposati da due. Sua figlia mi adora più che se fossi il suo genitore naturale. Sono il suo papà, ed anche se a qualche marito è concesso di depilarsi le gambe, ai papà no! :P
A parte questo, comunque, la mia ferma intenzione è di fare in modo che questi pensieri non siano più un assillo, un blocco per il resto delle mie attività, del mio lavoro: ripeto, o lo pratico serenamente o me ne libero per sempre.
Oltretutto costa. Stasera, proprio stasera, ho acquistato un paio di stivali, tacco medio basso, al ginocchio, ma ho deciso di tenerli lì, per ora, in attesa dei prossimi sviluppi...

Ah, Aikiko... Grazie! :wink:
Ultima modifica di Joshua il 1 novembre 2008, 1:13, modificato 1 volta in totale.
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verità
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Messaggio da verità » 28 ottobre 2008, 8:24

La dottoressa ci consigliva chiarezza e concentrazione e possiamo provarci...
Joshua, mi sembra che tu vorresti anche poter indossare gonne e tacchi con l'approvazione (in segno di non sofferenza) di famiglia e magari anche di società.
Potrei anche sbagliarmi, perchè mi capita di proiettare su altri il mio pensiero.
Per esempio io vorrei trovare l'amore extraconiugale senza far soffrire nessuno e magari facendo capire a tutto il mondo che si può impostare diversamente il concetto di famiglia allargata.
Nel tuo caso l'impresa sembra difficile, forse ancor più che nel mio (o forse no?), ma chi ha detto che tu sia infantile per questo?
In quello che dici c'è diversità, inconsueto, ma nulla, davvero nulla di negativo, se volessimo essere obiettivi. Forse l'unico rischio starebbe nell'incapacità di comprensione della società: qualcuno, questo sì purtroppo, potrebbe prendere in giro te e la tua famiglia, ma non è detto che questo sia un motivo di resa. Forse cercare gli ambienti giusti o trovare l'intelligenza per inserirsi gradualmente e artisticamente......
Spero di non essere banale: hai mai pensato al teatro per poterti vestire da donna?
Ahh però: il teatro non dovresti vederlo come compromesso ma come un inizio e un piacere, altrimenti credo che non funzionerebbe....

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Joshua
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Messaggio da Joshua » 28 ottobre 2008, 21:39

Mentre rileggevo le parole di "verità" (la verità colpisce sempre... :D ), mi si è aperto, ma è inutile chiedersi cosa lo abbia fatto scattare, un cassettino della memoria. Un residuo dei miei quattro anni di terapia, che forse avevo rimosso.
Nel mio particolare comportamento ci sono molte componenti.
C’è sicuramente un benessere psicofisico, un piacere nel sentire il mio corpo e la freschezza delle mie gambe lisce e morbide, sensazione piacevole, ma senza dubbio la più superficiale e probabilmente più effetto che causa.
C’è la ragione a cui ho accennato all’esordio: ritenendo le donne più forti e più sicure di me, cerco di assumere qualche caratteristica femminile (e la gonna ne è la più forte, o forse la più facile da praticare), da cui poter “assorbire” energia, in qualche modo.
C’è un aspetto, però, più sottile e sfuggente, ma credo indicativo. Nel mio vissuto con le gonne, ho sempre cercato di mostrarmi ad una o più donne, mentre mi è sempre riuscito sgradevole mostrarmi agli uomini. Se per quanto riguarda gli uomini sembra facile ipotizzare una paura di sentirsi giudicati (e condannati), il fatto di mostrarmi alle donne implica la mia quasi totale incapacità di fronteggiarle o semplicemente di rapportarmi con loro. È come se il mio inconscio dicesse “credi di essere superiore solo perché puoi indossare una gonna? Eh, no, cara, guarda, posso farlo anche io!”.
Ma, anche senza metterla sul conflittuale, è semplicemente un modo per avvicinarle, per “sentire” come loro. Insomma, in sostanza io indosserei le gonne solo per le donne. E da ciò risulta chiaro che non ho ancora capito “cosa” sono le donne… :cry:
Ovviamente comprendere questo meccanismo, ammesso che sia corretto, non significa averlo eliminato, anzi, come abbiamo visto lavora dentro di me con una forza inesauribile.
Qualcuno può dirmi cosa ne pensa?
Inoltre, c’è qualche maschietto che sta leggendo che prova o addirittura mette in pratica, come me, ciò che sto provando io?
Alla Dott.ssa Arduino chiedo se questo mio particolare comportamento debba essere affrontato con una terapia, oppure se possa “incanalarlo” mantenendolo su binari di legalità e morale comune, per ottenerne benessere, invece che disagio (l'idea del teatro è niente male...).
Grazie
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verità
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Messaggio da verità » 28 ottobre 2008, 23:50

...chissà da quale trauma della nostra infanzia, o dell'infanzia del mondo, ci viene tutta questa paura dell'altro?
Paura che a volte diventa anche amore.
A proposito di tuffi nel passato, anche a me è capitato di indossare cravatte per avvicinare di più gli uomini. Non è servito e questo la dice lunga su quanta debolezza contraddistingue anche quelle che colpiscono duro come la verità....
Ti leggerò nel prosieguo della tua ricerca, che spero sia ben supportata anche dagli argonauti...

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Messaggio da Dr.ssa Eleonora Arduino » 30 ottobre 2008, 12:55

Caro Joshua, spero di non essere davvero un oracolo, non glielo consiglio! :) penso che se lei ha già fatto alcuni anni di terapia, avrà affrontato abbastanza la cosa, cosa la spinge ancora ad avere questo dubbio?
Nel merito non ho molto da dire: per me se non si fa male a nessuno non sussite alcun male. Intendo con "male" una sofferenza indotta dai propri pregiudizi, ma un male "oggettivo", nel senso di danno conclamato alla persona, anche questa una dicitura parziale e tutta da discutere. Comunque, farne teatro non è affatto una cattiva idea, sì.
I condizionamenti culturali, le credenze e le norme più o meno scritte esistono, e chi è portatore di una discrepanza rispetto a quanto correntemente si pensa, ha sempre la difficoltà di non essere capito e accettato, quindi non può aspettarselo. Può certo desiderarlo, ed operare in qualche modo per cercare di cambiare la mentalità corrente: è sempre e comunque una fatica e un costo, e non è strano.
A proposito delle relazioni extra-coniugali, direi che è invece più complesso del diritto al travestitismo (si chiama così...) perchè intervengono i sentimenti e le relazioni di altre persone, e quindi il tema del "far male a qualcuno" è più delicato, ed è più difficile generalizzare.
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Messaggio da Joshua » 1 novembre 2008, 1:41

Dr.ssa Eleonora Arduino ha scritto:Caro Joshua, penso che se lei ha già fatto alcuni anni di terapia, avrà affrontato abbastanza la cosa, cosa la spinge ancora ad avere questo dubbio?
I condizionamenti culturali, le credenze e le norme più o meno scritte esistono, e chi è portatore di una discrepanza rispetto a quanto correntemente si pensa, ha sempre la difficoltà di non essere capito e accettato, quindi non può aspettarselo. Può certo desiderarlo, ed operare in qualche modo per cercare di cambiare la mentalità corrente: è sempre e comunque una fatica e un costo, e non è strano.
Non ho una risposta precisa alla sua domanda, ma, per quanto convinto che lei invece la sappia, e anche meglio di me, proverò a spiegarmelo.
Premettendo che la mia terapia risale al periodo della mia separazione, dal '97 al 2001, in cui ho messo in discussione questo e molti altri aspetti della mia contorta personalità, aiutato anche dallo yoga, anzi il tantra, e dal volantariato sulle ambulanze, sono tuttora autista del 118.
Sono una persona estremamente insicura, il mio "motto perpetuo" è: "ma chi, io?"
Essendo totalmente sprovvisto di fiducia nei miei mezzi, capita sovente (quotidianamente) che io sia intimorito dai casi della vita e dalle persone che incontro. Questo mi porta, come tutti fanno, a cercare dei rifugi, delle tane dove potermi sentire più a mio agio.
Come lei ben sa, questi meccanismi sono inconsci: c'è chi gioca a carte, chi fa parapendio, chi frequenta night club, chi corre in auto e si schianta, ognuno "evade" dalla realtà con i mezzi che il suo inconscio conosce meglio, anche se la ragione glielo sconsiglia. Chi scommette sa che il suo stipendio potrebbe non bastargli, eppure continua... la dipendenza non viene solo dalle sostanze chimiche o dal gioco.
Il mio maledetto inconscio sa che le scariche di adrenalina più forti mi arrivano dal mettere le gonne in pubblico e soprattutto sa ormai come metterlo in pratica; è l'unico mezzo che conosce e non c'è parapendio che regga il confronto.
E allora, tornando a quello che dicevo all'inizio, quando la vita mi terrorizza io ricorro all'unica forma di energia che conosco: sentirmi donna, almeno un po'. Ed in questo periodo sono molto terrorizzato dalla vita in ufficio, soprattutto da una persona, un responsabile a cui sto antipatico, che, guarda caso, è DONNA! :wink:
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Messaggio da Aikiko » 2 novembre 2008, 19:47

Joshua ha scritto:E allora, tornando a quello che dicevo all'inizio, quando la vita mi terrorizza io ricorro all'unica forma di energia che conosco: sentirmi donna, almeno un po'.
Non hai mai pensato ad un modo "alternativo" per sentirti donna?
Al di là della dimensione teatrale che è, effettivamente, un'ottima idea, forse ci sono altre manifestazioni esteriori meno appariscenti che potresti adottare nella vita di tutti i giorni per avere le stesse soddisfazioni con minor imbarazzo. Non so, per esempio un paio di orecchini o anche lo smalto alle unghie magari non rosso fuoco ma in un colore un po' discreto :wink:
Ciao

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Messaggio da Joshua » 3 novembre 2008, 20:02

Sì che ci ho pensato, ma avrebbe lo stesso effetto, non credi?
Pensa se un giorno andassi in ufficio con lo smalto sulle unghie (è sempre stata una mia passione, lo smalto...), anche un colore "sobrio", non vistoso. Per quanto discreto non impedirebbe a chi lo nota battute, sorrisetti maligni o peggio delazioni ai superiori. E allora, tanto vale mettersi la gonna, almeno mi diverto del tutto...
Mi fai venire in mente che c'è stato un periodo (breve, una decina di giorni, mi pare di ricordare, qualche anno fa) in cui portavo l'unghia del mignolo più lunga delle altre, ben curata e con lo smalto chiaro, quello perlato... solo uno dei mignoli. Ricordo che se ne accorse una collega, che tra l'altro mi piaceva, e la cosa la divertì, non restò particolarmente sconvolta...
Ciao
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Messaggio da Aikiko » 4 novembre 2008, 19:06

Non credo che delle unghie laccate avrebbero lo stesso effetto dirompente di un uomo che calza stivali al polpaccio con tanto di tacco e una bella gonna al ginocchio :wink: Certo tutto dipende dal tipo di lavoro che fai, se stai in un ufficio è difficile che passi inosservata una cravatta frivola, figuriamoci il resto.
Com'è pesante vivere, a volte.

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Messaggio da Joshua » 4 novembre 2008, 23:45

Aikiko ha scritto:
Com'è pesante vivere, a volte.
Eh, già.
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Messaggio da Joshua » 4 novembre 2008, 23:54

Sì, lavoro in ufficio.
Notano persino quando cambio giacca oppure no.
Non passa inosservato NIENTE...!
Oltretutto l'ambiente è molto molto formale, non tollerano neanche che ci si rimbocchi le maniche della camicia.
Mentre parlo (cioè scrivo), mi viene in mente che potrebbe essere questa una delle cause del mio desiderio di evadere... la repressione!!
Mah!
Grazie, comunque, mi ha fatto molto bene parlarne, in questi giorni, anche se speravo in un confronto più coinvolgente con la dott.ssa Arduino. Ma sono riuscito lo stesso, grazie alle tue battute (e quelle di "verità"), ad accendere un lumicino nel buio che avevo intorno quando ho scoperto questo forum.
Ciao
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