Punto Zero

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artepovera
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Punto Zero

Messaggio da artepovera » 8 giugno 2012, 15:21

salve.
abbiamo una relazione da circa sette anni. entrambi sposati e con figli (io 50, lei 44 anni). due anni dopo l'inizio di questo nostro rapporto lei si scopre incinta di una bambina che oggi ha quasi cinque anni.
non potendo diversamente, si decide di andare avanti con la gravidanza. mi chiedeva perciò (ma non potevo in altra maniera altrimenti doveva abortire) di rinunciare a mia figlia e questo per garantire serenità alla sua famiglia e naturalmente anche alla mia (ma io ero già quasi in idea di separazione quindi non avrei avuto alcun problema a dichiararla e di conseguenza come ci dicevamo ad andarcene a vivere insieme, ma comprendevo che i guai sarebbero stati soprattutto i suoi).
sta di fatto che rinuncio, certo che - avvalendomi proprio di una sua spontanea affermazione - un giorno ne avrei goduto io pure, come - mi diceva - era giusto che accadesse.
lei dunque simula col suo (ignaro) marito. la nostra relazione va avanti quasi tranquillamente fino alla nascita della bimba. da questo momento, vuoi i maggiori impegni di mamma ma soprattutto il marito che diventa più presente, i nostri spazi si assottigliano fin quasi a ridursi sempre più spesso solo a veloci incontri e giusto per qualche chiacchiera.
il nostro proposito era sempre stato quello di attendere la crescita dei nostri figli per chiudere con i nostri rispettivi coniugi per cui, essendo lei non ancora in regime di separazione, mi chiede di attendere.
la mia attesa dura qualche anno. intanto la bimba cresce e mi è possibile incontrarla solo fino a quando non acquisisce la parola dopo di che sono costretto a rinunciare. quindi anche questa occasione di ritrovarci in presenza della bimba si perde.
lei intanto crea i presupposti per costringere suo marito a chiedere di separarsi, e lo fa rifiutando ogni contatto fisico, scegliendo di dormire in letti separati, cambiando dunque diverse sue/loro abitudini.
dopo poco il marito, stanco probabilmente di questa sua maniera di comportarsi, chiede di separarsi garantendole la casa,i figli e quanto la legge garantirà in regime di separazione consensuale.
era il momento che lei (ma era per entrambi avendolo desiderato) attendeva da qualche anno.
la separazione avrebbe assicurato ad entrambi una maggiore libertà. io avevo sempre proposto che un giorno ci saremmo ritrovati ma ognuno in alloggi diversi e questo per non creare disagi ai suoi ragazzi.
sembrava tutto andare per il meglio quando invece lei inspiegabilmente rifiuta la proposta di separazione del marito.
mi pare ovvio che vedo tutto crollare, con lei che mi ribadisce di dover rimanere col marito per il bene dei figli che, afferma, hanno ancora necessità del padre.
le nostre discussioni, con me che però le propongo non di separarsi ma di continuare a tenere la nostra relazione, si fanno più accese, animate, fino a scoppiare in veri e proprio rinfacci (mai violenti, sia ben inteso). un comportamento mai tenuto prima, anzi un rapporto sempre estremamente rispettoso da parte di tutti e due. ma stavolta salta l'inibizione, con lei che mi accusa di cose inverosimili e assurde, riferimenti che appaiono chiaramente dei pretesti e che la "autorizzano" così a chiudermi letteralmente tutte le sue porte.
spariscono pertanto i nostri contatti, i nostri (sporadici) incontri, ma soprattutto il rispetto reciproco e tutta quella complicità che ci aveva reso una coppia perfetta.
ancora adesso siamo distanti, anche se un pò meno rispetto a ieri, ma temo che si sia fossilizzata sulla sua decisione, quella cioè di chiudere.
intanto io vivo la mia separazione e sono anzi prossimo al divorzio (gennaio) mentre lei se ne sta nel suo "castello" a godersi (pure se so che sta malissimo) quello che si è costruito (ma veramente abbiamo costruito).
io ho minacciato, preso dalla rabbia, di far venire fuori la nostra relazione, tenendo però fuori la bambina.
almeno se si deve "morire" di dispiacere per ciò che si va a perdere (stima dei figli soprattutto e dei nostri genitori, religiosissimi. ma anche delle persone che ci stanno intorno, nonchè i coniugi), si "muore" in due, come Sansone con tutti i Filistei.
ovvio che tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare e che non vorrò (vorrei) fare nulla di tutto questo, ma dopo quanto mi sta facendo letteralmente passare questo tipo di "strigliata" vorrei proprio dargliela, almeno così ce la ricordiamo per tutta la vita.
purtroppo io non riesco per nulla a digerire questo che considero come un tradimento nel tradimento.

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