Autorealizzazione

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Haries Cavalier
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Re: Autorealizzazione

Messaggio da Haries Cavalier » 7 agosto 2012, 21:49

Ciao a tutti,

grazie in ritardo ad amore e
a te, panorama ...

Concordo con te su quel che scrivi su questoargomento .
L' uomo non sa riflettere e prefissarsi delle mete quando la sua testa, èimmersa nel Potere e nel Denaro ...
diventa tutto buio, solo che non lo sa all' inizio ...

Le mete non son facili, da raggiungere...

Haries C.

P.S.: così hai letto ciò che ho scritto ...
La gente ha dimenticato l' Arte del saper Ascoltare ma ha imparato in modo crudele a Giudicare senza conoscere chi, gli sta difronte ...

panorama
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Re: Autorealizzazione

Messaggio da panorama » 13 agosto 2012, 8:47

Autorealizzazione/5

Una persona deve cercare di vivere nel luogo dove si trova meglio. Non sono le località ad avere importanza, ma noi, il nostro stato d’animo, il nostro carattere, la nostra capacità di adattarci alle situazioni, alle persone, alle cose. Conta il rapporto che riusciamo a stabilire con noi stessi e con gli altri. Non esiste una città migliore di altre da farcela preferire. E meglio chiedersi come vorrei vivere in determinate città.

Non c’è un luogo che possa riempire il vuoto interiore. Il luogo può aiutare a realizzare i propri ideali, le proprie ambizioni, ad esprimere i sentimenti, ma non può sostituirsi ad essi.

Lo scenografo e scrittore Tonino Guerra scrisse in merito: “ Ho vissuto per più di 30 anni a Roma, godendo i vantaggi e soffrendo i difetti di una grande città. Poi ho fatto la scelta adeguata alla mia età ed ai miei bisogni:tornare in un luogo tranquillo dove fare gli incontri per me più importanti: l’incontro col silenzio,con le foglie, con la pioggia. Sono qui con la mia famiglia, i miei amici. E’ un luogo che mi aiuta a fare le cose che voglio, quelle di cui sono capace, cioè scrivere, disegnare. E’ importante la memoria, ma non come ricordi nostalgici del tempo che fu, ma consapevolezza delle proprie radici nella Valmarecchia, dove mi rivedo bambino mentre corro sotto la pioggia con sulla testa un fazzoletto a quattro nodi. A volte mi dispiace dover morire, ma mi consolo pensando che i segni che tento di lasciare prolungheranno la mia vita nella memoria degli altri. Questo è un lato della mia malinconia, una nostalgia crepuscolare."

Per l'autorealizzazione è necessaria la consapevolezza delle proprie capacità ed avere la volontà di conseguire ciò che si desidera, anche se il contesto ambientale non è favorevole. L'importante è tentare.

panorama
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Re: Autorealizzazione

Messaggio da panorama » 14 agosto 2012, 11:40

Autorealizzazione/6

Per l’autorealizzazione è importante capire chi si è e ciò che si vuole. Conoscere se stessi è la prerogativa per poter risolvere in modo autonomo i problemi, per reagire adeguatamente alle situazioni.

E’ l’individuo che attribuisce significato al contesto reale, ma la percezione è soggettiva, perciò è necessario fare attenzione a non confondere la propria valutazione cognitiva (opinioni, giudizi) con la realtà.

Sovente le circostanze avversano l’individuo e non diventa protagonista della propria vita ma la subisce passivamente. Non poter fare delle scelte,non essere padrone delle proprie azioni può condurre alla depressione, all’apatia.

Ci sono persone timide o inibite che evitano di esporsi, di prendere una posizione per sfiducia nelle proprie potenzialità o capacità. Reprimono i desideri perché pensano di non poterli realizzare; oppure abbandonano gli studi per un lavoro che non piace, pur di ricevere un salario o uno stipendio; rinunciano al vero amore per dar retta agli altri, per non deludere i genitori.

Il sociologo Francesco Alberoni in un suo articolo titolato: “Chi non ha forti passioni avrà una vita incolore” (pubblicato sul Corriere della Sera del 13-9-2010), evidenzia che ci sono persone le quali nel corso della loro vita non cambiano modo di pensare e né tipo di lavoro. Una vita prudente, dove tutto viene tenuto sotto controllo, senza rischi, senza colpi di testa, in cui il bisogno di emozioni e passioni vengono soddisfatti dalla musica in discoteca oppure nel tifo sportivo o politico. Queste persone non sono creative, non vogliono la liberazione dalle inibizioni che imprigionano.

Creazione ed innovazione passano spesso attraverso una crisi esistenziale ed il cambiamento matura sovente nella sofferenza, nella solitudine.
E’ importante saper rischiare.

Rischia la ragazza che non sopporta di vivere nel piccolo paese in cui si sente prigioniera, si ribella, scappa, ma solo accettando quel rischio dà una svolta alla propria vita.

Rischia lo scienziato che nelle sue ricerche compie delle digressioni, si distacca dagli altri che lo deridono e solo dopo anni ammettono che aveva ragione.

Viene deriso anche il capo politico o religioso che dà inizio ad un movimento collettivo ed offre a gente sfiduciata la forza di ribellarsi, una dignità ed una meta. Ma lui ci riesce perché quella disperazione, quella lacerazione e rivolta l’ha vissuta dentro di sé.

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Re: Autorealizzazione

Messaggio da panorama » 14 agosto 2012, 13:16

No, no, “nun cominciamo”, “dicheno a Roma”. Io non ho viziato nessun giovane.

Pe “indurilli” ? Ci vorrebbe un’altra guerra mondiale e carenza di cibo. Per selezione naturale vivrebbero soltanto i più intraprendenti. :evil: :twisted:

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Re: Autorealizzazione

Messaggio da panorama » 14 agosto 2012, 14:28

amore. ha scritto:Figurati che i giovani d'oggi vanno in crisi pure perché non sanno che facoltà scegliere all'università!!! Sembra una barzelletta ma è la triste realtà... :(
Nel topic “scelta scolastica” (sezione “Forum di consulenza psicologica”) hai scritto:
“perché volersi laureare a tutti i costi? Per andare poi a dire in giro di sentirsi depressi e e frustrati perché non si riesce a trovare un lavoro all'altezza? Se siete così confusi ed indecisi molto probabilmente significa che non siete fatti per lo studio accademico e che non diventerete (a meno che non abbiate molta fortuna) mai ottimi professionisti”;
Molta gente ancora fa la distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Distinzione valida nel passato, quando c’erano tanti operai e contadini analfabeti e pochi dei cosiddetti “intellettuali” che avevano studiato e conseguito il diploma di scuola media superiore o laurea. Ma nel nostro tempo è sbagliato dire che un tecnico di impianti elettronici fa un lavoro manuale mentre l’impiegato ne fa uno intellettuale. Il tecnico affronta problemi che costituiscono una sfida intellettuale, con un sapere che ha acquisito con anni di studio, lavoro ed esperienza. L’impiegato, invece, spesso fa un’attività di routine che necessita solo di adoperare in modo elementare il computer.

Sono tante le famiglie che mantengono i figli all’università per far conseguire loro il cosiddetto “pezzo di carta”. Poi quei giovani ambiscono ad una professione intellettuale, di diventare avvocato, medico, giornalista, conduttore televisivo o altro, ma sono costretti a partecipare in diecimila ad un concorso per cinque posti da vigile urbano o da impiegato statale.

Si fanno corsi universitari non necessari al mondo del lavoro e corsi professionali senza sufficiente base teorica, mentre occorre una formazione che dia un sapere elevato ma applicato ai problemi concreti. Dove impari studiando e lavorando su casi reali, sotto la guida di bravi maestri e sapendo che devi dare un risultato.

Anche nell’ambito della psicologia è importante per i professionisti di questo settore il continuo aggiornamento e la specializzazione, ma ogni new learning deve depositarsi su competenze già acquisite. Invece, si dice, che vi siano “psicosauri” che sembrano considerare l’aggiornamento professionale un elemento di disturbo dell’atemporalità del loro sapere. A loro non garba studiare per modificare le proprie conoscenze, migliorandole, oppure per confermarle, rinforzando le proprie competenze.

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Re: Autorealizzazione

Messaggio da panorama » 22 agosto 2012, 16:15

Autorealizzazione/8

Introspezione per conoscersi.
L’introspezione è un metodo per l’analisi della propria interiorità che affiora nella coscienza e permette di capire i propri desideri e sentimenti.

Chi conosce se stesso orienta le proprie azioni e rinuncia a cose che non lo fanno realizzare.

Chi invece ha difficoltà a capire cosa vuole vive nella rassegnazione, sovrastato dagli eventi, e diventa alienato, sofferente; il corpo inizia a mandare dei segnali d’allarme psicofisici; l’ansia o la depressione aumentano il malessere e le malattie psicosomatiche.

L’alienazione indica il disagio dell’individuo nell’ambiente economico-sociale o culturale in cui vive.

Il lemma alienazione deriva dall'aggettivo latino alienus e questo dal pronome indefinito "alius" (=altro) . Il termine fa riferimento all’individuo che si sente estraneo al lavoro che svolge od altro.

Spesso i desideri dell’individuo sono subordinati alle condizioni socioculturali ed economiche, dalla scelta del tipo di scuola al tipo di lavoro che capita.

Chi sceglie seleziona. Più si discrimina il mondo esterno in base alle proprie caratteristiche, più ci si auto realizza.

Negli anni dell’adolescenza l’individuo acquisisce la capacità di valutare la propria realtà interiore ed esteriore. Elabora gli stimoli provenienti dall'esterno, li confronta con le proprie idee, valori, convinzioni ed attua il suo comportamento.

La persona matura utilizza la riflessione quotidiana per migliorare l’organizzazione della propria vita.

Si può definire “matura” la persona che ha come punto di riferimento se stesso, in una prospettiva di transizione e di continua trasformazione.

L’elaborazione delle esperienze vissute, il percorso per diventare responsabile delle proprie azioni, consente di scegliere valutando realisticamente le varie opportunità. I compromessi sono considerati come momento di crescita, perché considerano le sollecitazioni esterne ed i propri limiti.

L’adulto accetta i propri limiti, non si illude e non si fa ingannare dai sogni ad occhi aperti.

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Re: Autorealizzazione

Messaggio da panorama » 28 agosto 2012, 9:25

Autorealizzazione/9

Prendiamo coscienza del nostro vivere nei momenti di crisi che ci invitano a riflettere su cosa abbiamo fatto e cosa intendiamo fare nel presente e nel futuro per superare le difficoltà, per autorealizzarci, se possibile.

A posteriori è facile giudicare una situazione e trovare delle alternative per cambiare alcuni atteggiamenti, per non soffrire, per non avere disturbi psicologici, psicosomatici o comportamentali, per non inficiare le relazioni sociali, l’efficienza lavorativa o scolastica.

E’ importante l’autocomprensione, chiedersi: cos’è importante per me ? Chi è in conflitto con se stesso vive questo dilemma e rischia di perdere l’orientamento nella selezione delle priorità, dei bisogni da gratificare, specie se non ha aspettative, la fiducia nelle proprie capacità. E subentrano la noia e la tristezza. La crisi esistenziale può causare la depressione, l’isolamento, la chiusura affettiva.

Chi ha difficoltà ad organizzarsi la vita spesso è incapace di scegliere. La persona è attratta da più cose ed esita nel decidere quale sia la migliore, come nel paradosso dell’asino di “Buridano”: “Un asino affamato ed assetato era accovacciato tra due uguali cumuli di fieno, vicino ad ogni cumulo c’era un secchio d’acqua; l’asino non sapeva cosa scegliere, nell’incertezza rimase fermo e morì.”

La vita costringe a fare delle scelte, in particolare affettive e lavorative. Scegliere significa essere liberi di valutare. Non ha senso rimproverarsi di aver fatto una determinata scelta in passato che oggi consideriamo sbagliata. Ci sono circostanze che necessitano di una valutazione istantanea, per conseguenza ciò che è importante un giorno poi non lo è più.

Gli eventi, piccoli e grandi, siano essi positivi o negativi, rappresentano il vissuto quotidiano. L’elaborazione di questo vissuto costituisce la nostra esperienza; la sua valutazione ci permette di definirla positiva o negativa.

L'esperienza comprende la conoscenza di un evento o fenomeno, perciò è “conoscenza a posteriori”, empirica. Non è esente dagli errori provocati dalla percezione, ma serve per agire con cautela dopo la necessaria riflessione.

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Re: Autorealizzazione

Messaggio da panorama » 29 agosto 2012, 11:38

Autorealizzazione/10

La famiglia, gli amori, il lavoro, l’ambiente, hanno un ruolo importante, possono condizionare in modo positivo o negativo le potenzialità dell'individuo, gli atteggiamenti e le motivazioni ad agire.

L’esperienza può servire come insegnamento, come parametro per affrontare i problemi e cercare soluzioni ottimali.

Come iniziare ? Cominciando ad escludere i comportamenti ed i pensieri che conducono all’insuccesso, alle sofferenze. Diventare consapevoli delle dinamiche che portano al fallimento è la prima tappa per evitare la loro ripetizione. Il secondo passo è capire perché si reagisce sempre allo stesso modo: per fare contenti gli altri ?, perché si teme che gli altri si possano sentire offesi ? perché si è insicuri ?, perché si è incapaci di accettare le osservazioni altrui ? perché si è troppo orgogliosi ? Tutti questi ipotetici motivi sono l’origine di problemi psicologici/comportamentali che offrono l’insoddisfazione.

E' importante non farsi condizionare dagli altri, occorre agire come “Il gabbiano Jonathan Livingston”,le cui gesta sono narrate dallo scrittore Richard Bach. Col copia ed incolla vi faccio leggere il commento al libro che ne fece Giulia nel primo post della seconda pagina del suo diario (pag. 2 dell’indice) perché attinente con l’autorealizzazione e per onorare la memoria di quella ragazza.

"Questo libro parla della voglia di lottare, di ottenere ciò in cui si crede, e che spesso invece, per paura di fallire o di essere giudicati, non tentiamo neppure di intraprendere. Al di là del testo, che può sembrare in un primo momento fin troppo semplice e forse elementare, narra, infatti, la storia di un gabbiano che scopre la bellezza di librarsi nel cielo, a differenza dei suoi compagni, ai quali interessa solo poter volare per procurarsi il cibo, si cela il significato profondo della vita: la ricerca della libertà.
Quella libertà alla quale tante persone ambiscono, quella libertà per la quale tanti individui sono costretti a lottare, ma soprattutto quella libertà che ti rende unico.

Il piccolo e anticonformista Gabbiano Jonathan riesce ad intravedere una nuova via da poter seguire, una via che lo allontana dalla banalità e dal vuoto del suo precedente stile di vita, e comprende che oltre che del cibo un gabbiano vive "della luce e del calore del sole, vive del soffio del vento, delle onde spumeggianti del mare e della freschezza dell'aria...". Jonathan desidera solo poter volare, compiendo così quel gesto considerato tanto inutile, e far partecipi della sua gioia anche i suoi amici, facendo captare loro la sua pienezza, la sua meravigliosa scoperta di quanto sia importante e bello poter e saper volare: ma questi non lo capiranno, accecati da quei valori materiali nei quali intravedono l'unica ragione di vita, e soprattutto fermati dal timore di cambiare, arrivando persino a cacciarlo dallo stormo, vedendolo come una sorta di minaccia. Ma è proprio l'enorme forza di volontà di Jonathan che prevale su tutti gli ottusi preconcetti dei suoi simili: egli continua a volare, e a gioire delle nuove emozioni che riesce a percepire.

Ma Jonathan non è un ribelle: è solo un giovane gabbiano che compie ciò che "sente" di dover fare, seguendo il suo istinto, la sua mente, il suo cuore, anche se spesso questo comporta a dover fare scelte sofferte, che comunque dimostrano il coraggio delle proprie azioni. Lo stesso Bach, autore del libro, dedica la sua opera al "vero gabbiano Jonathan, che vive nel profondo di tutti noi". Dovremmo tutti avere il coraggio di certe azioni, senza il timore di non riuscire nel nostro intento o di rimanerne delusi. Solo così, aprendo gli occhi, riusciremo a vedere, o comunque percepire, tutte quelle cose che ci faranno sentire finalmente vivi, e saremo capaci di far volare lontano quel gabbiano che è celato nel nostro cuore.

Il sentimento di libertà è presente in tutto il racconto. Bach riesce, con un linguaggio estremamente semplice, a trasferire al lettore quelle emozioni che lui, come autore, e il Gabbiano, come protagonista, possono aver provato. E' pur vero che il sentimento di libertà unito ad un pizzico di trasgressione, catturano sempre l'interesse del lettore. Quando poi tutto viene condito con un buon linguaggio, il successo può considerarsi assicurato. L'ambiente in cui si svolge la vicenda e' un po' insolito, ma il lettore riesce ad immedesimarsi nei personaggi e vive, attraverso la propria immaginazione una grande avventura, e rimane affascinato, viene trasportato con animo e corpo dal Gabbiano Jonathan Livingston, vive le sue stesse avventure di aria pura, di libertà e di entusiasmo."


ciao Giulia.

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Re: Autorealizzazione

Messaggio da Haries Cavalier » 30 agosto 2012, 20:40

Buona sera a tutti quanti,

panorama,

hai scelto un ottimo esempio per far capire i concetti di :"Autorealizzazione/10".
Anch' io ho letto quel libro e quel personaggio, Jonathan Livingston è uno dei mie preferiti della mia preadolescenza ...
Lui sì, la sua storia fa capire ciò che esprimi, nel capitolo 10 di questo Post ...
ma quanti bambini, poi diventati adulti o, come me che, stanno crescendo, capiscono questa storia ed altre, simili ?!Penso pochi e mi ritengo fortunata, che il primo mesaggio di questo scrittore l' ho captato quando aveevo 12-13 anni ...
ed ora forse, ho capito cosa essenzialmente racchiude questa Storia : Autorealizzazione, Amicizia, Libertà e Fatica perchè c' è anche questa, per
ottenere ciò che si vuole dalla vita e per, far capire che Essere Se Stessi, nè vale la pena anche se, qualche uno ti gurda in modo strano o, ti emargina come è capitato a me e
al, gabbiano Jonathan Livingston !

Spero di non aver scritto scemenze ...

Haries C.
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Re: Autorealizzazione

Messaggio da panorama » 13 settembre 2012, 0:30

Autorealizzazione/11

Il Libero arbitrio è il concetto filosofico e teologico secondo il quale ogni persona è libera di fare le sue scelte, conciliando la libertà individuale con la società.

Spesso pensiamo di avere scelto liberamente, poi riflettendo ci accorgiamo di aver seguito impulsi di cui non eravamo ben coscienti. In questo caso è libero arbitrio o la scelta è condizionata dai tratti caratteriali, dalle esperienze, dalle motivazioni ?

La motivazione è la spinta interiore (bisogni e desideri) che attiva l’individuo all’azione, lo sollecita e l’orienta per raggiungere il traguardo che si prefigge.

La spinta motivazionale viene innescata ogni qual volta l'individuo avverte un bisogno, uno squilibrio tra una situazione attuale ed una meta desiderata, afferma lo psicologo Abraham Maslow nel suo libro “Motivazione e personalità”. L’autore espone la sua teoria sulla gerarchia dei bisogni umani, da quelli più in basso (originati da bisogni primari - fisiologici) a quelli più alto, fino a giungere all’autorealizzazione, se possibile. Infatti sono poche le persone che riescono a realizzarsi come desiderano. Molte altre “sprecano” la propria vita ed il tempo a disposizione. Non considerano….

“Il Valore del Tempo”

Per capire il valore di un anno,
chiedi ad uno studente che è stato bocciato.

Per capire il valore di un mese,
chiedi ad una madre che ha avuto il parto prematuro.

Per capire il valore di una settimana,
chiedi all’editore di una rivista settimanale.

Per capire il valore di un’ora,
chiedi agli innamorati che attendono d’incontrarsi.

Per capire il valore di un minuto,
chiedi a chi ha perso il treno.

Per capire il valore di un secondo,
chiedi a chi ha appena evitato un incidente.

Per capire il valore di un centesimo di secondo,
chiedi ad un atleta che ha vinto solo la medaglia d’argento.

Il tempo ha un grande valore.
Condividilo con chi ti ama e diventerà ancora più importante.


(questo aforisma viene da alcuni attribuitoal poeta francese Arthur Rimbaud, 1854–1891)

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Re: Autorealizzazione

Messaggio da panorama » 27 settembre 2012, 15:38

Autorealizzazione/12
Concludo il topic con questo post.

La spinta motivazionale attiva l’individuo a soddisfare o ridurre uno stato di bisogno.

Tutte le motivazioni, siano esse biologiche (p.es. ricerca del cibo) o psicologico-affettive, implicano sempre la mobilitazione di una quantità più o meno grande di energia per il conseguimento di uno scopo (bisogni-desideri).

Il comportamento motivato è caratterizzato da tre fattori:

mobilitazione di energia (se è molta, la motivazione è molto forte);

persistenza (se c'è reiterazione, nonostante sforzi e insuccessi, la motivazione è molto intensa);

variabilità (lo scopo non raggiunto, può esserlo modificando il comportamento o i mezzi).

Per la soluzione di disagi o per superare incertezze nell'autorealizzazione può essere utile un counsellor, però è importante sapere ciò che si vuole. Il coach può aiutare nello sviluppo una strategia finalizzata a raggiungere nel miglior modo la meta, oppure a concentrarsi su ciò che si considera importante.

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