Avete mai provato...

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Eddd
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Re: Avete mai provato...

Messaggio da Eddd » 10 maggio 2013, 15:00

amore ha scritto:Avete mai provato voi quella particolare sensazione di melanconia con la sottile rassegnazione mista a sottile nostalgia nell'improvvisa constatazione che il tempo è passato e avete perso inesorabilmente qualcosa dopo aver combattuto tanto; detto, fatto, affannato... senza ottenere minimamente nulla, a tal punto da farvi pensare con amara quasi certezza: è finita. Finito il sogno, finita la dolcezza, l'entusiasmo; finito un progetto, un affetto, il pensiero, il dedicarsi; finita quella che forse era solo un'illusione, ma non l'avevi capito... Fine. Quella constatazione che non è dolore, ma mestizia, delusione, rimpianto, ripensamento di come si poteva diversamente agire per evitare in qualche modo, o nel modo migliore, quello che si sarebbe voluto evitare? Quella sensazione tipica della sconfitta. Sconfitta che volevi evitare anzi, che non pensavi neppure di dover fronteggiare e che proprio quella stessa istintiva reazione per evitare la sconfitta ti ha fatto piano piano scivolare in essa? Quel tipo di sconfitta che, in fondo, è l'ennesima riprova del proprio fallimento e della propria innata incapacità? Quel guardare in faccia, direttamente negli occhi la propria inesorabile e ripetitiva amara realtà, per destino o per incapacità. L'avete mai provato voi? Io sempre. Diciamo che queste sensazioni sono l'impronta sensoriale del mio destino, le note olfattive, l'andamento musicale di un destino particolare.

Infatti sono l'unica che è rimasta qui sul forum (tu Edd, mi stai solo facendo compagnia e non hai di meglio da fare); l'ultima, come sempre; quella che rimane e spegne le luci e chiude le porte per gli altri. Quella che non suscita pietà alcuna, né ricordo, né nostalgia. Un ibrido, un qualcosa di indefinito che non lascia il segno, che svanisce presto, come tutte le cose inutili. Un soffio di vento, una foglia morta. Silenzio, Vuoto. Buio. Insomma, quella sensazione del mal vivere che fa desiderare la morte allo stesso identico modo come si desidera il sonno quando si è molto stanchi, senza disperazione, solo desiderio finalmente di uscire da un labirinto senza via d'uscita.
Non so se ho reso l'idea.
L'hai resa davvero bene l'idea amore, però non è che non abbia di meglio da fare, più che altro ora sono
meno stressato e riesco a dedicare più tempo al forum :mrgreen:. Ma mi piace frequentare questo forum, se no non verrei proprio (di forum ce ne sono tanti ed ora frequento solo questo). Uno dei motivi principali per cui lo frequento sei tu.
Più che la persona che chiude le porte e spegne le luci, qua sul forum mi sembra che sei quella che apre le porte e accende le luci... Non pensi? Poi ci sono comunque gli altri (francesca, xaxabla e così via), non intervengono spessissimo, ma ci sono.
Sei un "personaggio" di spicco qua, non passi mica inosservata... E' una sensazione tua credo l'idea che passi inosservata, almeno sul forum, nella vita di tutti i giorni non so.

Rispetto al suscitare pietà, chissà, forse è vero che non ne susciti, ma mica poi è così negativa la cosa, vuol dire che le persone che ti conoscono pensano che sei una persona di valore che non va compatita.

A me susciti dispiacere, dispiacere per te, quando stai così giù di morale, non pietà.

Quel che ti posso dire comunque è che anche io spesso in passato ho provato queste sensazioni, però forse è davvero la stanchezza mentale che le fa provare... Ora fortunatamente sono sensazioni che provo più di rado in maniera così esplicita (prima arrivavo anche a pianificare mentalmente le cose), anche se là sotto, sotto la mia solita calma s'agitano gli stessi tuoi fantasmi, ma sono comuni a molte persone.

Rispetto al passato non bisogna pensare in modo controfattuale, conviene non arrovellarsi sulle scelte che si sarebbero potute fare, allora in quelle circostanze, meglio (in base a quel che sapevamo, alla nostra intelligenza e tutto il resto) non potevamo fare, un altro al posto nostro forse avrebbe fatto altro, ma noi non siamo questo altro.

Io non posso dirti amore "la vita vale la pena di essere vissuta" dato che nemmeno io sono sempre così convinto dell'assolutezza di questo asserto, però posso dirti che alcune delle cose che affermi di te stessa sono solo impressioni negative tue che non è detto che corrispondano alla realtà dei fatti.

Ciao amore
Ultima modifica di Eddd il 11 maggio 2013, 0:18, modificato 1 volta in totale.
La nostra vita contiene tutti i mali della tragedia, mentre noi non riusciamo neppure a conservare la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

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Re: Avete mai provato...

Messaggio da xaxabla » 10 maggio 2013, 16:55

amore ha scritto:Avete mai provato voi quella particolare sensazione di melanconia con la sottile rassegnazione mista a sottile nostalgia nell'improvvisa constatazione che il tempo è passato e avete perso inesorabilmente qualcosa dopo aver combattuto tanto; detto, fatto, affannato... senza ottenere minimamente nulla, a tal punto da farvi pensare con amara quasi certezza: è finita. Finito il sogno, finita la dolcezza, l'entusiasmo; finito un progetto, un affetto, il pensiero, il dedicarsi; finita quella che forse era solo un'illusione, ma non l'avevi capito... Fine. Quella constatazione che non è dolore, ma mestizia, delusione, rimpianto, ripensamento di come si poteva diversamente agire per evitare in qualche modo, o nel modo migliore, quello che si sarebbe voluto evitare? Quella sensazione tipica della sconfitta. Sconfitta che volevi evitare anzi, che non pensavi neppure di dover fronteggiare e che proprio quella stessa istintiva reazione per evitare la sconfitta ti ha fatto piano piano scivolare in essa? Quel tipo di sconfitta che, in fondo, è l'ennesima riprova del proprio fallimento e della propria innata incapacità? Quel guardare in faccia, direttamente negli occhi la propria inesorabile e ripetitiva amara realtà, per destino o per incapacità. L'avete mai provato voi? Io sempre. Diciamo che queste sensazioni sono l'impronta sensoriale del mio destino, le note olfattive, l'andamento musicale di un destino particolare.
Bellissima questa immagine , hai dipinto perfettamente come ci si sente per la fine di qualcosa , anche io l'ho provato , anche io sempre accompagnata da una sottile malinconia che non mi lascia mai ..ma è li' pronta a farsi viva quando meno te lo aspetti. Hai descritto molto bene come ci si sente per la fine di qualcosa , ma non voglio pensare che questa fine sia riferita a questo forum...la vita non è qui amore, la vita è fuori, questa è una piccola parte, di chi di tanto in tanto si affaccia e scrive...sapendo di trovare prima di tutto un luogo dove poter esprimere ciò che si sente.La vita è quando spegniamo il pc e ci confrontiamo con tutti i problemi che la vita ci scodella giorno per giorno . Non pensare al fallimento..alla fine perchè sappi, che ogni fine è il preludio ad una nascita di qualcosa...non sarà oggi..non sara' domani..ma nascerà.
Poi perchè pensare in maniera cosi' negativa? ha ragione Edd quando dice che tu piu' che spegnerle le luci le accendi, potrei dire che sei una delle colonne portanti qui dentro , ma come nella vita anche nei forum ci sono i momenti di stanchezza, ma questo non deve farti pensare ad un tuo fallimento..bisogna reagire e come nella vita quando si finisce con il viso per terra , dopo il primo attimo di sgomento, ci si asciuga le lacrime si soffia il naso e ci si rialza..ed a testa alta si ricomincia a camminare, perchè ricorda amore che malgrado tutto la vita merita di essere vissuta . :D

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Re: Avete mai provato...

Messaggio da francesca » 10 maggio 2013, 18:45

Intanto c'è un errore di fondo: sono l'unica.( che sono rimasta qui sul forum).

Questa è un'illazione: sono l'unica. L'unica e irripetibile, speciale, particolare.

Io non voglio stare qui a fare le note allo scritto, non voglio fare Luigi Russo dei "Personaggi dei Promessi sposi", stupende chiose letterarie, ma intanto commento.

Sono abituata a chiosare, chiosiamo.

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Re: Avete mai provato...

Messaggio da francesca » 10 maggio 2013, 18:48

Ennesima riprova del proprio fallimento.

In che cosa? Il poeta/poetessa, spieghi il proprio sentire e che cosa intende per fallimento, con particolare riferimento al concetto di successo come concetto opposto in generale e riguardo alle sue personali aspettative.

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Eddd
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Re: Avete mai provato...

Messaggio da Eddd » 13 maggio 2013, 14:26

Una notte che mi sentivo come te amore, girovagando in rete, ho trovato questo testo, certo sono parole, però in un qualche modo è riuscito ad acquietarmi per un po'.
Il nostro bisogno di consolazione

Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa. Non ho ereditato né un dio né un punto fermo sulla terra da cui poter attirare l’attenzione di un dio. Non ho ereditato nemmeno il ben celato furore dello scettico, il gusto del deserto del razionalista o l’ardente innocenza dell’ateo. Non oso dunque gettare pietre sulla donna che crede in cose di cui io dubito o sull’uomo che venera il suo dubbio come se non fosse anch’esso circondato dalle tenebre. Quelle pietre colpirebbero me stesso, perché di una cosa sono convinto: che il bisogno di consolazione che ha l’uomo non può essere soddisfatto.
Io stesso sono a caccia di consolazione come un cacciatore lo è di selvaggina. Là dove la vedo baluginare nel bosco, sparo. Spesso il mio tiro va a vuoto, ma qualche volta una preda cade ai miei piedi. Poiché so che la consolazione ha la durata di un alito di vento nella chioma di un albero, mi affretto a impossessarmi della mia vittima.
Cosa stringo allora tra le mie braccia?
Poiché sono solo: una donna amata o un infelice compagno di strada. Poiché sono un poeta: un arco di parole che tendo sentendomi pervadere di gioia e di spavento. Poiché sono un prigioniero: un improvviso spiraglio di libertà. Poiché sono minacciato dalla morte: un animale caldo e vivo, un cuore che batte irridente. Poiché sono minacciato dal mare: uno scoglio d’inamovibile granito.
Vi sono però anche consolazioni che vengono a me come ospiti non invitati e riempiono la mia stanza di bisbigli volgari: io sono il tuo desiderio – amale tutte! Io sono il tuo talento – abusa di me come di te stesso! Io sono l’amore per il godimento – solo i bramosi vivono! Io sono la tua solitudine – disprezza gli esseri umani! Io sono la nostalgia della morte – recidi!
In equilibrio su un asse sottile, vedo la mia vita minacciata da due forze: da un lato dalle bocche avide dell’eccesso, dall’altro dall’amarezza avara che si nutre di se stessa. Ma io mi rifiuto di scegliere tra l’orgia e l’ascesi, anche se il prezzo dev’essere un tormento continuo. A me non basta sapere che ogni cosa può essere scusata in nome della legge del servo arbitrio. Ciò che cerco non è una scusa per la mia vita, ma il contrario di una scusa: l’espiazione. Mi coglie infine il pensiero che qualsiasi consolazione la quale non tenga conto della mia libertà è ingannevole, non è che l’immagine riflessa della mia disperazione. Quando infatti la mia disperazione dice: abbandonati allo sconforto, perché il giorno è racchiuso tra due notti, la falsa consolazione urla: spera, perché la notte è racchiusa tra due giorni.
L’uomo non ha però bisogno di una consolazione che sia un gioco di parole, ma di una consolazione che illumini. E chi desidera essere malvagio, vale a dire un uomo che agisce come se tutte le azioni fossero difendibili, dovrebbe almeno avere la bontà di accorgersi quando è riuscito nel suo scopo.
Nessuno è in grado di enumerare tutti i casi in cui la consolazione è una necessità. Nessuno sa quando cala l’oscurità, e la vita non è un problema che possa essere risolto dividendo la luce per la tenebra e i giorni per le notti, è invece un viaggio pieno d’imprevisti tra luoghi inesistenti. Posso per esempio camminare sulla spiaggia e all’improvviso sentire la spaventosa sfida dell’eternità alla mia esistenza nell’incessante movimento del mare e nell’inarrestabile fuga del vento. Cos’è allora il tempo se non una consolazione perché niente d’umano può essere perenne? E che consolazione miserabile, da arricchire solo gli svizzeri!
Posso starmene seduto davanti al fuoco nella più sicura delle stanze e, all’improvviso, sentire la morte che mi accerchia. È nel fuoco, in tutti gli oggetti taglienti che mi stanno intorno, nel peso del tetto e nella massa delle pareti, è nell’acqua, nella neve, nel calore e nel mio sangue. Cos’è allora la sicurezza dell’uomo se non una consolazione perché la morte è prossima alla vita? E che povera consolazione, che riesce solo a ricordarci ciò che vorrebbe farci dimenticare!
Posso riempire tutti i miei fogli bianchi con le più belle combinazioni di parole che sorgono nel mio cervello. Siccome desidero assicurarmi che la mia vita non sia priva di senso e che io non sia solo sulla terra, raccolgo le parole in un libro e ne faccio dono al mondo. Il mondo mi dà in cambio dei soldi, la fama e il silenzio. Ma che m’importa dei soldi, che m’importa di contribuire a rendere più grande e perfetta la letteratura? L’unica cosa che m’importa è quella che non ottengo mai: l’assicurazione che le mie parole hanno toccato il cuore del mondo. Cos’è allora il mio talento se non una consolazione per la mia solitudine? Ma che consolazione spaventosa, che riesce solo a farmi vivere la solitudine con intensità cinque volte maggiore!
Posso vedere la libertà incarnata in un animale che attraversa veloce una radura e sentire una voce che sussurra: vivi semplicemente, prendi ciò che desideri e non temere le leggi! Ma cos’è questo buon consiglio se non una consolazione perché la libertà non esiste? E che consolazione spietata, per chi comprende che occorrono milioni di anni a un essere umano per trasformarsi in lucertola!
Posso infine scoprire che questa terra è una fossa comune in cui Salomone, Ofelia e Himmler riposano fianco a fianco. Posso trarne l’insegnamento che il crudele e l’infelice muoiono la stessa morte del saggio, e che la morte può quindi apparire una consolazione per una vita sprecata. Che orribile consolazione, però, per chi nella vita vorrebbe vedere una consolazione alla morte!
Non possiedo una filosofia in cui potermi muovere come l’uccello nell’aria e il pesce nell’acqua. Tutto quello che possiedo è un duello, e questo duello viene combattuto in ogni istante della mia vita tra le false consolazioni, che solo accrescono l’impotenza e rendono più profonda la mia disperazione, e le vere consolazioni, che mi guidano a una temporanea liberazione. Dovrei forse dire: la vera consolazione, perché a rigore non c’è per me che una sola vera consolazione, e questa mi dice che sono un uomo libero, un individuo inviolabile, una persona sovrana entro i miei limiti.
Ma la libertà ha inizio con la schiavitù e la sovranità con la soggezione. Il più sicuro indizio della mia mancanza di libertà è il mio timore di vivere. L’inconfutabile segno della mia libertà è che il timore arretra e lascia spazio alla calma gioia dell’indipendenza. Sembra che io abbia bisogno della dipendenza per provare infine la consolazione d’essere un uomo libero, e questo è sicuramente vero. Alla luce delle mie azioni mi rendo conto che tutta la mia vita sembra avere per scopo quello di procurare delle pietre da attaccarmi al collo. Ciò che potrebbe darmi la libertà mi dà schiavitù e pietre al posto del pane.
Uomini diversi hanno padroni diversi. Io, per esempio, sono a tal punto schiavo del mio talento che non ho il coraggio di farne uso per timore d’averlo perso. Sono poi così schiavo del mio nome da non osare quasi scrivere una riga per paura di arrecargli danno. E quando infine sopravviene la depressione, sono schiavo anche di quella. Il mio più grande desiderio diventa quello di trattenerla, il mio più grande piacere è sentire che il mio unico valore stava in ciò che credo di aver perduto: la capacità di spremere bellezza dalla mia disperazione, dal mio disgusto e dalle mie debolezze. Con gioia amara voglio vedere le mie case crollare e me stesso sepolto nell’oblio. Ma la depressione ha sette scatole, e nella settima sono riposti un coltello, una lametta da barba, un veleno, un’acqua profonda e un salto da una grande altezza. Finisco per essere schiavo di tutti questi strumenti di morte. Mi seguono come cani, o sono io a seguirli come un cane. E mi pare di capire che il suicidio è l’unica prova della libertà umana.
Ma da una direzione di cui ancora non ho idea si avvicina il miracolo della liberazione. Può accadere sulla spiaggia, e la stessa eternità che poco fa ha suscitato la mia paura è ora testimone della mia nascita alla libertà. In cosa consiste dunque questo miracolo? Semplicemente nella scoperta improvvisa che nessuno, nessuna potenza e nessun essere umano, ha il diritto di esigere da me tanto da far dileguare la mia voglia di vivere. Perché se non esiste questa voglia, cosa può esistere allora?
Dal momento che mi trovo sulla riva del mare, dal mare posso imparare. Nessuno ha il diritto di pretendere dal mare che sorregga tutte le imbarcazioni o di esigere dal vento che riempia costantemente tutte le vele. Così nessuno ha il diritto di pretendere da me che la mia vita divenga una prigionia al servizio di certe funzioni. Non il dovere prima di tutto, ma prima di tutto la vita! Come ogni essere umano, devo avere diritto a dei momenti in cui posso farmi da parte e sentire di non essere solo un elemento di una massa chiamata popolazione terrestre, ma di essere un’unità che agisce autonomamente.
Solo in questi momenti posso essere libero davanti a tutte quelle consapevolezze sulla vita che mi hanno prima portato alla disperazione. Posso riconoscere che il mare e il vento non potranno che sopravvivermi, e che l’eternità non si cura di me. Ma chi mi chiede di curarmi dell’eternità? La mia vita è breve solo se la colloco sul patibolo del calcolo del tempo. Le possibilità della mia vita sono limitate solo se faccio il conto della quantità di parole o di libri che avrò il tempo di produrre prima della mia morte. Ma chi mi chiede di fare questo conto? Il tempo è una falsa misura per la vita. Il tempo è in fondo uno strumento di misura privo di valore, perché tocca esclusivamente le mura esterne della mia vita.
Ma tutto quel che mi accade di importante, tutto quel che conferisce alla mia vita il suo contenuto meraviglioso – l’incontro con una persona amata, una carezza sulla pelle, un aiuto nel bisogno, il chiaro di luna, una gita in barca sul mare, la gioia che dà un bambino, il brivido di fronte alla bellezza – tutto questo si svolge totalmente al di fuori del tempo. Che io incontri la bellezza per un secondo o per cent’anni è del tutto indifferente. Non solo la beatitudine si trova al di fuori del tempo, ma essa nega anche ogni relazione tra il tempo e la vita.
Depongo dunque il fardello del tempo dalle mie spalle e, con esso, quello delle prestazioni che da me si pretendono. La mia vita non è qualcosa che si debba misurare. Né il salto del capriolo né il sorgere del sole sono delle prestazioni. E nemmeno una vita umana è una prestazione, ma uno svilupparsi e ampliarsi verso la perfezione. E ciò che è perfetto non dà prestazioni, opera nella quiete. È privo di senso sostenere che il mare esiste per sorreggere flotte e delfini. Lo fa, certo, mantenendo però la sua libertà. Ed è altrettanto privo di senso affermare che l’uomo esiste per qualcos’altro che non sia il vivere. Certo, egli alimenta macchine o scrive libri, ma potrebbe fare qualsiasi altra cosa. L’essenziale è che faccia quel che fa mantenendo la propria libertà e con la chiara coscienza di avere in sé – come ogni altro della creazione – il proprio fine. Egli riposa in se stesso come una pietra sulla sabbia.
Posso anche essere libero dinanzi al potere della morte. Certo, non potrò mai liberarmi dal pensiero che la morte segue i miei passi, e tanto meno negare la sua realtà. Ma posso ridurre la minaccia fino ad annullarla non ancorando la mia vita a punti d’appoggio tanto precari come il tempo e la fama.
Non è invece in mio potere restare costantemente rivolto verso il mare e confrontare la sua libertà con la mia. Verrà il tempo in cui dovrò volgermi verso la terra e affrontare gli organizzatori della mia oppressione. Sarò allora costretto a riconoscere che l’uomo dà alla propria vita delle forme che, almeno in apparenza, sono più forti di lui. Con tutta la mia libertà appena conquistata non mi è possibile spezzarle, posso solo lamentarmi sotto il loro peso. Posso però distinguere, tra le richieste che pesano sull’uomo, quali sono irragionevoli e quali ineludibili. Un tipo di libertà, mi rendo conto, è perduto per sempre o per lungo tempo. Parlo di quella libertà che deriva dal privilegio d’essere padrone del proprio elemento. Il pesce ha il suo elemento, l’uccello ha il suo, l’animale di terra il suo. L’uomo invece si muove in questi elementi correndo tutti i rischi dell’intruso. Ancora Thoreau aveva la foresta di Walden, ma dov’è adesso la foresta in cui l’uomo possa dimostrare che è possibile vivere in libertà, al di fuori delle norme irrigidite della società?
Sono costretto a rispondere: in nessun luogo. Se voglio vivere in libertà, dev’essere – per ora – all’interno di queste forme. Il mondo è dunque più forte di me. Al suo potere non ho altro da opporre che me stesso – il che, d’altra parte, non è poco. Finché infatti non mi lascio sopraffare, sono anch’io una potenza. E la mia potenza è temibile finché ho il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo, perché chi costruisce prigioni s’esprime meno bene di chi costruisce la libertà. Ma la mia potenza sarà illimitata il giorno in cui avrò solo il mio silenzio per difendere la mia inviolabilità, perché non esiste ascia capace di intaccare un silenzio vivente.
Questa è la mia unica consolazione. So che le ricadute nella disperazione saranno molte e profonde, ma il ricordo del miracolo della liberazione mi sostiene come un’ala verso una meta vertiginosa: una consolazione più bella di una consolazione e più grande di una filosofia, vale a dire una ragione di vita.

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Re: Avete mai provato...

Messaggio da francesca » 13 maggio 2013, 14:39

Quando il bullo ti aggredisce, think you're a good person, he has a problem, not you :D

It isn't your fault. :)

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Re: Avete mai provato...

Messaggio da Eddd » 14 maggio 2013, 20:54

amore ha scritto:Ecco, al massimo ho ricevuto risposte contenenti citazioni, come hai fatto ora Edd, ed inizialmente era Panorama che al mio primo post colmo di disperazione, mi rispose sì, ma con citazioni. Questo ho ricevuto in cambio.
Amore ho provato a rispondere con parole mie, ci ho tentato, ma non sono un poeta o uno scrittore e nemmeno uno psicoterapeuta, ti ho detto comunque quel che pensavo davvero. Ho scovato quello scritto in un momento difficile per me, ed in qualche modo mi è stato di aiuto, solo per questo l'ho proposto. Mi dispiace che questa cosa ti abbia fatto un così brutto effetto :?... A saperlo non lo postavo.
Spero comunque che un po' meglio stai, se la situazione dovesse peggiorare, fai pure ricorso ad uno psichiatra, usa gli psicofarmaci, prova qualsiasi cosa pensi potrebbe farti star meglio.
Io non dico che si riceve nella misura in cui si dà, lo vedo tutti i giorni, certe persone con moltissimi sforzi riescono a mettere insieme qualcosa, ma in genere non vengono ripagate in base agli sforzi fatti, ma in base al prodotto finale, ossia al tornaconto sociale, purtroppo la vita mi sembra davvero regolata così, l'economia globale non segue le regole dell'economia soggettiva.
Se senti di dare troppo, forse amore dovresti provare ad autoproteggerti, così non resti frustrata, dai di meno oppure cerca di dare solo a persone disposte ad offrire di più in base a quel che ricevono, non è possibile che sei la sola ad esser fatta così.
Lo so sembra una cosa da ragionieri o economisti, ma le energie secondo me bisogna cercare di investirle senza arrivare a dissanguarsi (anche se apparentemente si pensa di avere la possibilità di fare tante cose, non è giusto farle se poi si rimane senza energie e frustratissimi) se ci sono altri disposti a darti qualcosa (che ritieni buono e di valore in cambio) ti impegni e fai quel che ti va davvero di fare (così ti senti libera), se no niente (sia pure intervenire nel forum, se ne hai voglia e sei motivata internamente lo fai, se lo senti come un dovere gravoso, rispetto alle tue possibilità contenitive, non fare proprio nulla). Non devi mica divenire tu un agnello sacrificale! Non sarebbe giusto. Che hai tanto da dare te lo abbiamo detto, però nel dare non arrivare a sacrificarti, non farlo più se questo ti fa sentire così male.
Citando il testo di prima (ti prego, non tirarmi nulla appresso :mrgreen:)
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Ciao, a presto
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Re: Avete mai provato...

Messaggio da francesca » 15 maggio 2013, 14:25

non credo che abbiamo una sensibilità maggiore,ma minore, credo che non riuscendo a capire gli altri, almeno io, non essendo empatici, il mondo ci risulti ostile.
Cioè per me è il problema contrario.

credo che chi ha meno problemi relazionali, con il mondo, sia una persona molto semplice interiormente, tende a semplificare le cose, non ad analizzarle nei particolari, credo che abbia una comprensione globale.

Un semplice "volevo vedere se hai bisogno di qualcosa" è venuto fuori da mio figlio a sua nonna, e mio figlio è un bambino classificato autistico dai canoni tradizionali. ha una mente non ipocrita, è "diverso", in confronto a me complicata lui è un angelo, è scevro da cerebralismi, innocente riguardo alle emozioni.

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Re: Avete mai provato...

Messaggio da francesca » 15 maggio 2013, 15:10

ogni mente funziona in modo diverso.
Il problema è accettare e accoglliere questa diversità.

Poichè la mente non è un computer, che dà risposte predefinite e matematiche alle nostre domande, ma dà risposte nuove, creative, l'unica soluzione è rielaborare i dati e rispettare una Regola: ognuno è unico.

Non vi sono DSM, non vi sono regole, esistono non regole, ma descrizioni di standard. ognuno sorprende rispetto a uno standard, e va accettato, senza ipocrisie.

Ipo significa uguale, nessuno è uguale a uno standard.

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Re: Avete mai provato...

Messaggio da francesca » 15 maggio 2013, 15:14

Io non sono quello che la tua mente immagina ch'io sia. :D

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Re: Avete mai provato...

Messaggio da Eddd » 15 maggio 2013, 18:53

amore ha scritto:Però a volte divento, non volendo, cattiva o troppo egoista e non mi accorgo o apprezzo poco ciò che gratuitamente ricevo: le vostre risposte ! Con citazioni o meno, son sempre risposte finalizzate a tranquillizzare, consolare; è pur sempre del tempo speso e dedicato a me, e di questo vi ringrazio tutti quanti. A cominciare da Panorama, perché l'anno scorso c'era soltanto lui a rispondermi, un pò anche Davide49 e nessun altro, e se non mi avessero calcolato loro probabilmente non mi avrebbe risposto più nessuno. In seguito arrivarono gli altri: Francesca, poi tu Edd e qualcun altro, e ci siete ancora. Chissà, probabilmente noi che continuiamo a rispondere abbiamo una sensibilità maggiore rispetto a quelli che non rispondono, no vi pare? O forse siamo i più infelici, di un'infelicità inconsolabile tale che nessun discorso, o parola o frase potrà placare le nostre tormentate anime ? O forse, non abbiamo trovato di meglio altrove.
Come dice francesca è vero che siamo tutti un po' diversi, ma fortunatamente siamo anche tutti un po' simili :mrgreen:. C'è un margine di condivisione, la possibilità di capire, capire anche in parte come ti senti, visto che periodicamente capita anche a me, in passato molto più spesso.
Poi comunque se tu fossi stata una persona che sta sempre di buon umore, mai arrabbiata, di quelle che dicono che si risolve sempre tutto, è probabile che saresti stata antipaticissima :).
Il pensiero positivo mi sta sulle scatole, anche perché in genere lo adotta chi non ha alcun bisogno d'esser consolato, e ci credo che funziona :mrgreen:.
Restarci però tantissimo in questi stati fa troppo male, in un modo o nell'altro dobbiamo provare a tirarti fuori magari con un abbraccione virtuale :)
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xaxabla
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Re: Avete mai provato...

Messaggio da xaxabla » 16 maggio 2013, 14:55

amore ha scritto: Quanto son belle le tue risposte Edd ! :D
Invece quelle di Francesca, come quelle di tutte (o quasi) le donne: complicate e fredde. Ecco perché in fondo amo gli uomini, e spesso li preferisco alle donne. Anche se ti vuole prendere in giro un uomo, ti dà volente o meno, la possibilità di capirlo, le donne no, sono subdole e in definitiva più cattive ... come me :) L'uomo è fondamentalmente più schietto, più sincero, anche se a volte meno fedele nel rapporto di coppia. L'uomo è più leale. Almeno questo ho rilevato nel mio rapporto con gli uomini, forse perché sono donna, non so; raramente ho trovavo vere amiche, ma ho ricevuto più aiuti, più comprensione dagli uomini in generale.
A cominciare dagli insegnanti a scuola, dalle medie in poi, erano le prof. le più cattive, i prof no, mi aiutavano.
Grazie anche alla mia discreta avvenenza fisica anche quando qualche volta mi capita di salire su un autobus e ho scordato il biglietto a casa, non mi fanno mica la multa i controlori ... :) ma il più delle volte dicono: Eh va bè, signorina, per questa volta... Oppurre, un mezzo sorriso e passano avanti. Oppure quando sto molto lontana dalla fermata dell'autobus, alcuni autisti mi aspettano per farmi salire senza che io faccia segno di aspettare :D e la cosa a volte mi mette in imbarazzo :) Ma, sono amabili gli uomini :D
mai saputo che gli uomini sono cosi'....mannaggia...ma allora sono proprio una cozza :( !!!!

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ondamarina
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Re: Avete mai provato...

Messaggio da ondamarina » 16 maggio 2013, 17:29

buonasera a chi legge, sono arrivata su questo forum facendo altre ricerche ed ho iniziato a leggere le vostre discussioni, sono rimasta molto colpita dalle parole di amore perché ha espresso parola dopo parola le stesse sensazioni che in questo momento provo anche io nei confronti del prossimo ed ha manifestato in modo molto chiaro la sua delusione, quella tipica di chi si spende molto per gli altri ma che quando si guarda intorno per cercare una mano tesa trova soltanto il vuoto assoluto.....non c'è nessuno! Tutti spariti...! Ma quale buco nero li avrà inghiottiti tutti quanti?
Io mi sono iscritta perché volevo che amore sapesse che le sue parole non sono cadute nel vuoto ma sono arrivate forti e cristalline nell'animo di una come me che si è imbattuta qui per caso e forse anche di altre persone che hanno letto. Non dovrei neanche intromettermi nella vostra discussione ma non sono riuscita a farne a meno e spero di non avervi infastiditi, comunque sono qui ben trovati a tutti.

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francesca
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Re: Avete mai provato...

Messaggio da francesca » 21 maggio 2013, 13:18

sì è vero, sono sincera e leale, però so anche giocare scorretto se voglio, dipende se voglio ottenere qualcosa, e mi serve giocare di traverso, allora tutti i mezzi sono leciti, soprattutto se cerco alleati in qualcosa.o se qualcun altro mi ha fatto qualcosa e io c'ho da neutralizzarlo.

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francesca
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Re: Avete mai provato...

Messaggio da francesca » 21 maggio 2013, 20:10

anche gli uomini sono cattivi, solo che sono anche violenti e aggressivi, e quando lo fanno contro le donne, perchè ci sono quelli vigliacchi, sarebbero da ammazzare tutti quanti.
Il becerismo di certi maschi è spaventoso, l'aggressività pericolosa, la rozzezza impressionante: scimmie, niente di più :)

Certo genere maschile è al livello scimpanzè.

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