con solo tre corde

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con solo tre corde

Messaggio da f » 11 agosto 2010, 19:20

"Il 18 Novembre 1995 Itzhak Perlman, il violinista, salì sul palco per dare un concerto all’Avery Fisher Hall in Lincoln Center a New York City.

Se siete mai stati ad un concerto di Perlman saprete che salire sul palco non è una cosa facile per lui. E’ stato colpito dalla poliomelite da bambino, quindi indossa sostegni ad entrambe le gambe e cammina con l’aiuto di due stampelle.

Vederlo attraversare il palcoscenico un passo alla volta, lentamente e dolorosamente, è davvero qualcosa.
Cammina in maniera penosa e contemporaneamente maestosa sino a raggiungere la sua sedia. Quindi siede lentamente, appoggia le stampelle per terra, toglie i sostegni dalle sue gambe, tira indietro un piede e allunga l’altro in avanti. Poi si piega in avanti, prende il violino, lo poggia sotto al mento e fa cenno al direttore di cominciare a suonare.

Sino a questo momento il pubblico è abituato a questo rituale.
Siedono tranquilli e aspettano che lui segua il suo percorso sul palco sino alla sedia. Rimangono in rispettoso silenzio mentre si toglie i sostegni dalle
gambe. Aspettano sinché non sarà pronto per suonare.
Ma questa volta qualcosa andò storto.

Aveva appena suonato le prime battute quando una delle corde del suo violino si ruppe. Si era sentito perfettamente lo strappo, aveva attraversato la sala come un colpo di pistola. Non poteva esserci equivoco su cosa significasse quel suono. Non poteva esserci equivoco su cosa lui dovesse fare.

Le persone che si trovavano là quella sera pensarono: "Ora si alzerà, si ri inifilerà i sostegni, prenderà le stampelle e si trascinerà sin giù dal palco o per trovare un altro violino o almeno per sostituire la corda di questo."

Ma lui non fece nulla di tutto questo. Invece aspettò un momento, chiuse gli occhi e poi fece segno al direttore di ricominciare. L’orchestra ricominciò e lui riprese a suonare da dove aveva interrotto.

E suonò con tale passione e tale forza e tale purezza come nessuno aveva sentito suonare mai. Naturalmente tutti sanno che è impossibile suonare un pezzo sinfonico con solo tre corde. So che anche voi lo sapete, ma quella notte Itzhak Perlman rifiutò di saperlo. Potevate vederlo modulare, cambiare, ricomporre il pezzo nella sua mente.
A un certo momento sembrava che stesse scordando le corde per trarne nuovi suoni mai prodotti sino ad allora.

Quando ebbe finito ci fu un silenzio irreale in sala. Poi la gente si alzò in piedi applaudendo. Ci fu uno scrosciare di applausi straordinario da ogni angolo dell’auditorium.
Eravamo tutti in piedi, urlando e acclamandolo, facendo tutto quello che potevamo per mostrargli quanto apprezzassimo ciò che aveva fatto.

Lui sorrise, si deterse il sudore dalla fronte, si rialzò dopo essersi inchinato per ottenere silenzio e quindi disse, senza boria ma in tono quieto, pensoso e riverente: "Vedete, qualche volta lo scopo dell’artista è quello di scoprire quanta musica riesca comunque a fare con quanto gli resta".
Un concetto colmo di potere che è rimasto nella mia mente da quando l’ho udito.

E chi può dirlo?
Forse è così che va la vita - non solo per un artista ma per tutti noi. Ecco un uomo che si è preparato per tutta la vita a suonare con un violino a quattro corde e che, improvvisamente, nel bel mezzo di un concerto, si trova con solo tre corde.
Quindi suona con tre corde, e la musica che ha creato quella notte con solo tre corde era più bella, più sacra, più memorabile di quella che ciascuno di noi gli aveva sentito suonare sino a quel momento, quando di corde ne aveva quattro. Quindi forse il nostro scopo in questo mondo in cui viviamo che ci scuote, che cambia velocemente, che è selvaggio, è di fare la nostra musica, prima con ciò che abbiamo e poi, quando non è più possibile, fare musica con ciò che ci rimane."

Continuare a fare della bella musica con solo tre corde invece di quattro. Poiché non possiamo più fare musica con tutto ciò che abbiamo, poiché questo non è più possibile, sfido ciascuno di voi oggi a continuare a farla ugualmente con ciò che vi è rimasto.

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sincerità
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Messaggio da sincerità » 15 agosto 2010, 20:41

Difficile scrivere qualcosa che non sembri "minore" dopo parole così belle.
Ma a proposito di sentirsi tanto piccoli di fronte alle difficoltà dell'esistere, volevo testimoniare anch'io il mio momento di adesione alla sfida/vita: vuol dire che suonerò anche con meno di tre corde :D
Fu Verità!

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con un braccio solo

Messaggio da f » 17 agosto 2010, 2:08

Paul Wittgenstein (Vienna, 11 maggio 1887 – New York, 3 marzo 1961)

Immagine

Perse il braccio destro durante la Prima Guerra Mondiale. Durante la convalescenza decise di continuare a suonare il pianoforte, anche usando solo l'unico braccio rimasto.
E così fece.
Al termine del conflitto riprese a dare concerti esibendosi in riduzioni per sola mano sinistra. Molti grandi compositori scrissero per lui musica che potesse eseguire: Benjamin Britten, Paul Hindemith, Erich Wolfgang Korngold, Franz Schmidt e Richard Strauss...
E Maurice Ravel, scrisse per lui il meraviglioso Concerto per pianoforte per la mano sinistra.

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 17 agosto 2010, 7:59

che testimonianza e che esempio incredibili di vita, di coraggio, in definitiva di amore.

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con un tendine rotto

Messaggio da f » 19 agosto 2010, 2:50

Miracolosamente incolume dopo 5 traslochi, ho ritrovato in un cassetto una pagina di Repubblica, del 6 gennaio 1999.
Ricordavo di averla conservata, ma stava dentro a un libro e l'avevo persa di vista.
E' l'ultimo addio a Michel Petrucciani.
Riporto alcuni estratti dall'articolo, che mi colpirono moltissimo all'epoca (avevo 22 anni) e che continuano a colpirmi anche adesso.

"E' stata la musica a salvarlo dal ghetto in cui l'handicap avrebbe potuto confinarlo: la musica, ma anche una volontà di ferro, un ottimismo eretto a regola di vita, un gusto accanito per il lavoro che lo induceva a non risparmiarsi mai.
...
Era sempre stato così: tenace, volitivo, pronto a raccogliere la sfida. Per vent'anni si è fatto strada grazie a una morale d'acciaio, a una capacità di lavoro impressionante.
...
Durante un concerto in Italia, le mani lo tradirono, l'improvvisa rottura di un tendine gli paralizzò il dito mignolo e lui riuscì a continuare a suonare utilizzando gli altri tendini della mano"


Immagine

Al di là del valore artistico del Petrucciani jazzista, indiscutibile e universalmente noto, mi preme ricordare la straordinarietà della sua forza vitale, l'urgenza espressiva, il bisogno 'fisico' (di mani e tendini, e stomaco, e cuore) della tastiera ... in un uomo che comunque oggettivamente soffriva di dolori atroci e costanti.
Ricordo che in una intervista gli chiesero di cosa avesse paura; disse: della morte, e il giornalista sorpreso: della morte? non del dolore? Petruche rispose: no, il dolore mi accompagna sempre. E il giornalista: ma .. anche adesso? Sì, certo anche adesso, alle braccia, alle spalle.. rispose lui.

Sposato due volte, lascia tre figli, uno dei quali è affetto a sua volta da nanismo: <<Ci siamo resi conto prima della nascita che avrebbe avuto questa malattia. Abbiamo scelto di tenerlo per due ragioni: per non rinnegare me stesso, e perchè sono convinto che qualsiasi vita valga sempre la pena di essere vissuta>>.

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 19 agosto 2010, 8:16

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grazie di questi tuoi post
aiutano a rimettere certe cose personali al loro giusto posto, a dargli il giusto peso e non oltre, e a vedere la realtà personale sotto un'altra luce. o almeno, per quanto mi riguarda, mi portano a questo

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Messaggio da f » 19 agosto 2010, 12:55

Ciao Davide,
anche a me leggere queste storie ha suscitato riflessioni simili alle tue, perciò ho deciso di postarle qui sperando che potessero essere messaggi positivi.
Me ne dai conferma, e di questo ti ringrazio molto.
f.

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con solo il silenzio

Messaggio da f » 9 settembre 2010, 2:15

Il talento è ciò che gli uomini possiedono. Il genio è ciò che possiede gli uomini.
Ludwig van Beethoven era posseduto.
Uomo dall’ego smisurato, notoriamente umorale e primo artista in senso moderno (grazie a lui – o per colpa sua – lo stereotipo dell’artista ribelle e sregolato)
Beethoven, nella sua vita, passò l’inferno.

Il nonno di Beethoven era un musicista, il padre invece era un alcolizzato violento e brutale che non riuscì mai a diventare nessuno e sfogò le sue frustrazioni e ambizioni sul figlio. Volle insegnargli il pianoforte perché sognava di arricchirsi portandolo in tournee, come un novello Mozart.

Le sue lezioni erano di una violenza inaudita; se il bambino sbagliava un fraseggio veniva malmenato, rinchiuso in cantina. La notte veniva svegliato dal padre, rincasato ubriaco, e costretto a suonare.
Fu un vero e proprio miracolo che Beethoven non si sia allontanato dalla musica. Probabilmente questo suo amore gli ha permesso di superare tutto il resto.
Egli comunque sconterà a lungo l’infanzia infelice e “nel suo subconscio rimase sempre la convinzione che il mondo fosse un luogo pericoloso, poiché troppo presto aveva imparato che è difficile fidarsi delle persone”.

Salto un po’ di vicissitudini e arrivo direttamente a Vienna 1792, città nella quale Beethoven diviene il pianista e compositore più famoso del periodo.
Musicalmente è una rivoluzione sconvolgente come quella francese.

Ma, non ancora trentenne e proprio quando le cose stavano andando benone, comincia il fastidioso ronzio nelle orecchie. Sarà il principio della sordità.
Beethoven ne inizia a prendere coscienza e ne è terrorizzato; la perdita dell’udito rende ancora peggiore il suo famoso brutto carattere tanto da renderlo manesco e estremamente volubile.
Molti dei suoi amici e mecenati si allontanano da lui, spiazzati dai violenti attacchi di rabbia; ma egli è troppo orgoglioso per confidare loro il suo tormento.

Mentre la sua vita sociale va a rotoli (venne anche arrestato per vagabondaggio, poiché le guardie non riconobbero il grande maestro nell’individuo sudicio e trasandato che vagava per la città) la sua energia creativa sembra invece impennarsi.
Da molto tempo aveva abbandonato il pianoforte, perché non riusciva più ad ascoltarsi, e quindi tutto il suo tempo era impegnato nella composizione.
Con l’orecchio appoggiato sul coperchio del pianoforte per sentire almeno qualche suono, egli continuava a scrivere, anzi a trascrivere il suo mondo interiore nella partitura.
Il caos, la furia ... tutto si riflette nei manoscritti autografi di Beethoven: egli trascendeva la sua rabbia attraverso la musica.
E non solo: a margine della partitura della delicata sinfonia Pastorale, egli scrive che questa deve suonare come le cose che non sentirà mai più, come il canto degli uccelli, e il vento.

Dell’ultima sera di Beethoven su questa terra, si dice che si fosse scatenata una feroce tempesta.
“Egli alzò il pugno verso il fulmine che fendeva le nubi, e crollò sul letto.
Il più celebre compositore di tutti i tempi era morto.”

Cosa significa quel pugno che Beethoven solleva alla fine della vita? Credo che significasse: ho ancora energia.
Ma l’energia si consuma in quell’ultimo gesto.
Ed è un perfetto simbolo, un’espressione. Un attimo beethoveniano.

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Messaggio da f » 25 settembre 2010, 16:36

Quercia spezzata (Da Il canto degli alberi di Hermann Hesse)

Come ti hanno, albero, spezzato,
Come stai dritto nella tua stranianza!
Mille volte hai sopportato
Finchè furono in te tenacia e volontà!
Io ti somiglio, con le mie ferite,
Non ho tradito la vita offesa
E ogni giorno dalle asprezze subite
Alzo ancora la fronte nella luce.
Quanto c'era in me di dolce e delicato
Il mondo l'ha ferito a morte,
Ma la mia natura è indistruttibile,
Sono appagato, soddisfatto,
Paziente metto nuove foglie
Sul ramo spezzato mille volte,
e a dispetto del dolore resto
Innamorato in questo pazzo mondo

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Messaggio da Davide49 » 25 settembre 2010, 23:58

splendida
mette coraggio

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Messaggio da f » 5 febbraio 2011, 17:44

Un uccello azzurro

nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire
ma con lui sono inflessibile,
gli dico: rimani dentro, non voglio
che nessuno ti
veda.

nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire
ma io gli verso addosso whisky e aspiro
il fumo delle sigarette
e le puttane e i baristi
e i commessi del droghiere
non sanno che
lì dentro
c'è lui

nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire
ma io con lui sono inflessibile,
gli dico:
rimani giù, mi vuoi fare andar fuori
di testa?
vuoi mandare all'aria tutto il mio
lavoro?
vuoi far saltare le vendite dei miei libri in
Europa?

nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire
ma io sono troppo furbo, lo lascio uscire
solo di notte qualche volta
quando dormono tutti.
gli dico: lo so che ci sei,
non essere
triste

poi lo rimetto a posto,
ma lui lì dentro un pochino
canta, mica l'ho fatto davvero
morire,
dormiamo insieme
così col nostro
patto segreto
ed è così grazioso da
far piangere
un uomo, ma io non
piango, e
voi?

(Charles Bukowski)

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Re: con solo tre corde

Messaggio da Davide49 » 5 febbraio 2011, 23:17

... per ringraziare....
... i 50 anni di "Take Five"...

http://www.youtube.com/watch?v=BwNrmYRiX_o

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Re: con solo tre corde

Messaggio da Davide49 » 5 febbraio 2011, 23:35


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Messaggio da f » 8 febbraio 2011, 22:47

Con solo 3 corde si può suonare un concerto, come fece Perlman.
E con un braccio solo... sì, si può ancora suonare, come Wittgenstein.
Con un tendine rotto lo spettacolo continua, ci insegna Petrucciani e con solo il silenzio si può scrivere ancora, vedi Beethoven.
La mia natura è indistruttibile, dice la quercia di Hesse.
Tutto ciò mette coraggio e dà un po' la forza per affrontare anche i propri guai (forse)...

Tuttavia a volte fa bene anche mollare un po'.

E quest'aria è l'ideale, perchè è bellissima, e struggente:
http://www.youtube.com/watch?v=vhpD5JbChPQ

"Lascia ch'io pianga", dal Rinaldo di G.F.Händel.
Canta la splendida Cecilia Bartoli.

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Re:

Messaggio da f » 21 marzo 2011, 14:40

Oggi ripensavo a Beethoven.
Tutto il mondo ha sentito le sue sinfonie, tranne lui.
Noi piccoli compositori non ci abbiama mai riflettuto abbastanza.

...
Io personalmente sono innamorata di Mozart e non di Beethoven, perchè preferisco l'amoralità alla moralità.
Beethoven sentiva di avere una missione, come Prometeo che ruba il fuoco agli dei per far evolvere l'umanità.
La musica di Beethoven è il fuoco di Prometeo: un dono votato alla crescita dell'Uomo.
E' indice di una spiritualità così grande da trascendere le religioni, anche se c'è un principio della cristianità che gli appartiene totalmente: l'uomo non è perfetto ma perfettibile .

Non amo Beethoven alla follia, ma mi inchino di fronte alla statura dell'Uomo e naturalmente del Compositore.
Probabilmente nessun altro fu così grande e sicuramente nessuno meglio di lui ci ha insegnato cosa significa inseguire un ideale ad ogni costo.

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