::DIARIO:: Davide49

In questa sezione puoi aprire un tuo diario per presentarti scrivendo in modo libero quello che ti ha portato qui e, se ti va, cosa fai nella vita, di dove sei, che passioni/hobby hai, cosa ti attira o ti impaurisce dell'introspezione e della psicoterapia..
Sei comunque libero di sbizzarrirti e presentarti come meglio credi.

Moderatore: Elisa Iaffaldano

Davide49
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::DIARIO:: Davide49

Messaggio da Davide49 » 21 settembre 2006, 21:51

Mi sembra di avere sempre vissuto nello sforzo di compiacere gli altri. Ho 50 anni e scarsa autostima, anche se parecchie persone so che mi stimano sinceramente e me lo dichiarano cordialmente. Sento un forte bisogno di libertà, non di fare pazzie ma di essere me stesso senza paure. Al tempo stesso la temo la libertà, anche la libertà di coscienza, di vivere e pensare con la mia testa e non quella di una autorità da rispettare. Mi sono visto quasi sempre attraverso come mi vedevano gli altri, apprezzandomi solo attraverso l’approvazione altrui: i genitori, mia moglie, la Chiesa. Ho vissuto in una insicurezza che ha ritardato all’infinito l’autonomia, l’energia, l’essere me stesso, la maturità. Mi accorgo che ho passato un’intera vita a cercare di compiacere un’autorità.
Le prime paure, quando ero bambino, vennero da mio padre, mentre mia madre era debole e malinconica; era un ambiente familiare freddo, che mi rese insicuro, con mio padre di cui avevo paura perché stava sempre a urlare senza ragione specie nei fine settimana, erano a volte degli incubi e poi la scuola dove ero un ragazzino timido e insicuro, la docilità ai superiori sul posto di lavoro, le istituzioni, qualunque autorità, i dogmi, gli obblighi della società, poi nel matrimonio, poi la chiesa e i preti che mi hanno spaventato e mi spaventano tuttora con la religione dell’inferno e della colpa (idee di cui non riesco a sbarazzarmi) e del Dio che in sostanza nulla perdona ma tutto ti farà pagare per l’eternità.
Non sentirmi mai davvero all’altezza. Sentirmi sempre osservato e giudicato da tutti, da mio padre, dalla moglie, dai preti, sempre inadeguato, sempre in colpa. Il senso del dovere, la croce da portare senza lamentarsi, la sottomissione dovuta, l’ubbidienza, lla libertà svenduta in cambio delle sicurezze e delle appartenenze, perfino la paura della libertà.
Ora mi sento dentro questa stanchezza, e non è facile scrollarsi di dosso una vita di condizionamenti e di timori. Ma sono anche stanco di sentirmi così timoroso e bloccato, sento quasi con rabbia il bisogno e l’urgenza di essere maggiormente me stesso e non quello che altri vogliono che io sia, il bisogno di affermare che ci sono anch’io, e sento il bisogno di dire dei “no” se occorre, di disubbidire senza sentirmi colpevole per questo. In fondo la mia difficoltà è superare i sensi di colpa e di paura, per trovare la forza di essere serenamente me stesso senza paura del giudizio degli altri, ma soprattutto di Dio e della Chiesa. La fatica di vincere la paura e la necessità di essere pienamente me stesso, specie adesso che è... pomeriggio inoltrato.

(con qualche aggiunta e modifica, questo è un intervento che ho postato nel forum tre mesi fa, ma mi pare che ora possa trovare una sua migliore collocazione qui)

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resident2006
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Messaggio da resident2006 » 2 ottobre 2006, 22:17

Scusami se te lo chiedo: sn un ragazzo di quasi diciotto anni, e mi chiedo come sia possibile arrivare a 50 avendo poca autostima. Cioè, mi domando come, dopo anni di vissuto e una esperienza abbastanza ampia, l'autostima sia poca. Non lo concepisco: credo che l'autostima possa arrivare al massimo ai 25 anni, ma dopo è necessario prendere coscienza di ciò che si è, accantonando il passato e dandosi da fare per il futuro.
Roberta 6 la mia vita... t amo tantissimo... nn potrei + vivere senza d te...

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Lala
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Messaggio da Lala » 2 ottobre 2006, 22:45

in questi diari non è prevista risposta degli utenti.hanno come unica finalità la presentazione dell'utente che ha aperto il topic.è consigliabile che i componenti del forum ne aprano uno loro per presentarsi e presentare i propri problemi o la propria provenienza.qualsiasi commento o domanda andrà fatto in pm.
Grazie

Elisa Iaffaldano
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Messaggio da Elisa Iaffaldano » 3 ottobre 2006, 10:36

Lala ha scritto:in questi diari non è prevista risposta degli utenti.hanno come unica finalità la presentazione dell'utente che ha aperto il topic.è consigliabile che i componenti del forum ne aprano uno loro per presentarsi e presentare i propri problemi o la propria provenienza.qualsiasi commento o domanda andrà fatto in pm.
Grazie
Grazie lala dell'aiuto ma lascia che sia io a decidere cosa è In o OFF topic.
;)
Piccoli commenti sono anche concessi, qui come in tutti gli altri topic, ma il commento di resident non mi sembra molto pertinente più che altro.
L'età e l'autostima non vanno necessariamente di pari passo e di certo non si può attaccare e criticare la mancanza di autostima di una persona.
Resident ti chiedo di portare un po' più di rispetto per le emozioni e i racconti degli altri. Siamo uomini, non macchine...
Grazie!!
Elisa Iaffaldano
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Davide49
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Messaggio da Davide49 » 31 dicembre 2006, 11:03

buoni propositi per il 2007

essere sempre di più me stesso
essere sempre più limpido nelle relazioni con gli altri
liberarmi dai condizionamenti, paure, sensi di colpa
avere un rapporto con la Chiesa che non mi castri
giungere finalmente a una visione più vera di Dio
amare Dio e avere più fiducia in Lui

ce n'è fino al 2027, altro che 2007....

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allegra
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Messaggio da allegra » 13 gennaio 2007, 14:24

in bocca a lupo. con affetto allegra :wink:

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 24 gennaio 2007, 11:35

amare
amare
amare
amare
amare
amare
amare

è tutto lì

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 31 gennaio 2007, 22:04

raccolgo e inserisco qui delle riflessioni che ho postato in un'altra discussione.

….l'iceberg che c'è sotto..... i rapporti (con i genitori, col partner, con Dio, nel lavoro, in famiglia.... ) basati su sensi di colpa

ci sono persone che sanno sempre volgere le cose in maniera tale da non fare mai autocritica e volgere sempre le "colpe" sugli altri, anche quando non sono gli altri ad avere sbagliato gesti o parole.

E ci sono persone che invece tendono a ricercare sempre in se stesse la colpa, l'errore, il limite, il torto, e stanno malissimo anche per una cosa da niente, da neno di niente, in una sproporzione assurda fra il senso di colpa esagerato e la coscienza realistica di una colpa vera e seria, fra il fatto accaduto (di cui appunto possono anche non avere nessuna colpa) e il proprio disagio interiore.

Complici genitori, matrimonio e preti appartengo purtroppo alla seconda categoria.

da tempo mi sono accorto che i miei sensi di colpa religiosi hanno la loro radice nell'educazioone rigida e poco affettiva che ho avuto in famiglia: ubbidire, ubbidire, ubbidire.
Se non ubbidisci non sei un bravo bambino.
Se non fai il bravo bambino, la mamma e il papà si arrabbiano con te.
E sei troppo piccolo per capire che se anche si arrabbiano ti amano lo stesso.
Se anche non ti baciano ti amano lo stesso.
Si arrabbiano con te, e tu stai male, ti senti solo, insicuro, spaventato.

Diventi un adolescente insicuro.
Un giovane insicuro, con bassa autostima.
Un uomo insicuro, facile ai sensi di colpa. E pensi che pure Dio si arrabbia con te e ti castigherà (e lo triovi pure giusto, anche se non capisci il perché).

E trasferisci, riattualizzi questa insicurezza nel tuo rapporto con la vita intera, nel lavoro, con la Chiesa, nei rapporti affettivi (dove hai sempre paura dei distacchi, di restare solo)

Ci vuole una vita per sbarazzarsi di certi ingombranti papà e mamme che ci portiamo dentro.
Generalizzo, ovvviamente, ma in definitiva credo che dietro tante nostre paure, sensi di colpe, disagi, ci siano proprio loro.

personalmente credo che la cosa più saggia da fare sarebbe prendere i sensi di colpa e buttarli fuori dalla finestra possibilmente fracassando i vetri...
una cosa che io non so ancora fare.
Ma credo fortemente che sarebbe la cosa più saggia.

una certa educazione ci rovina la gioia di vivere....
bisogna saper perdonare i genitori, fanno quello che possono anche loro. E lo dobbiamo a loro se possiamo vivere questa avventura su questo mondo.

ma al tempo stesso conquistare quell'autonomia, quella vera, quella dentro, che mette decisamente da parte i sensi di colpa infondati ed esagerati (che sono cosa ben diversa dalla coscienza di avere commesso una colpa vera) che noi ci portiamo dietro.

... noi... "quelli che devono comunque essere sempre bravi e buoni" come ha scritto gran bene Ivy in un'altra discussione....

una fatica per la quale si arriva a mangiarsi il proprio stomaco piuttosto che sgomitare un po' per far valere le proprie giuste esigenze legate alla fame....

non dico che vorrei diventare aggressivo e ingiusto, ma insomma non mettere sempre me stesso sotto la dittatura delle regole, dell'ubbidienza, dell'autodisciplina, della bontà sempre sottomessa e ubbidiente....

almeno non sentirmi in colpa per il fatto di non sentirmi in colpa quelle rare volte che la coscienza non mi rimprovera (tante volte nella mia religione ho sentito dire che dobbiamo sempre sentirci in colpa.

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 31 gennaio 2007, 22:07

Il mio primo intervento nel forum (giugno 2006) fu questo:

Paura di Dio e dell’inferno
nel Forum consulenza psicologica

"Ho decso di intervenire in questo forum per dire il mio problema e chiedere aiuto. Può darsi che il mio problema sia più di tipo spirituale che psicologico, e che quindi richieda l’intervento del prete o del teologo, ma i colloqui con sacerdoti non sono mai bastati a risolverlo; in secondo luogo credo che le questioni spirituali e religiose abbiano sempre risonanze e conseguenze psicologiche fortissime.
Dunque scrivo per avere qualche consiglio che mi possa aiutare e ringrazio se vorrà rispondermi, o chiunque altro vorrà farlo. Mi piacerebbe avere un confronto con altre persone.

Ho 50 anni. Da 25 anni sono cattolico praticante, sono impegnato in parrocchia, frequento ambienti cattolici, ma da diversi anni mi rendo conto che sento il peso della paura di Dio, del senso di colpa determinato da un certo tipo di educazione (autoeducazione) cattolica, e dalla conseguente paura del castigo divino e dell’inferno, dal timore di non vivere conformemente alle prescrizioni della Chiesa (è meglio dire: preti, vescovi, papi, insegnamento tradizionale) e dunque venire punito da Dio.

L’inferno, il fuoco eterno, la tortura eterna, a cui l’uomo si condanna col peccato…. io ho paura anche solo a pronunciarla, questa parola: “inferno”.
Ragiono e mi dico che non posso credere in una “verità di fede” che mi trasmette un volto sfigurato di Dio. E’ un Dio mostruoso, non un Dio giusto, un Dio feroce e vendicativo, inferiore perfino all’uomo nella capacità di perdonare, un Dio terrificante e spaventoso che punisce uomini e donne con fuoco e fiamme per l’eternità, un Dio pazzescamente al di sotto dei peggiori sistemi carcerari della terra, un Dio infinitamente meno pietoso e compassionevole dell’uomo. Come posso credere in una cosiddetta verità di fede che per me è violentissima, disumana, atroce e ingiusta che mostra un Dio non giusto ma vendicativo, che sferra in nome della giustizia una punizione che è in realtà la crudeltà vendicativa più efferata ed inimmaginabile? E noi, noi che per quanto siamo induriti di cuore ci sentiamo alla fine scattare nel cuore la pietà per chi è caduto, perché siamo uomini, fosse anche il peggiore dei criminali, chi di noi potrebbe essere felice per l’eternità sapendo che tanti soffrono e soffriranno per l’eternità? Non ci scatterebbe forse nel cuore la pietà? O devo immaginare un paradiso talmente felice di sè e di Dio da scordare la pietà per chi è caduto? Non posso accettare un simile volto sconvolgente e sfigurato di un Dio che si è invece rivelato in Gesù Cristo! Non posso amarlo! Non mi si può dire che è “verità di fede” un volto di Dio che mi porta solo ad avere paura di Lui, mi porta lontano dalla nostra fede, non ad amarlo, non ad essere felice di essere un cristiano!

Preferirei parlare del paradiso anziché dell'inferno. Purtroppo preti prediche e libri cattolici scelti assai male mi hanno insegnato più la paura dell'inferno che la gioia del paradiso, un cristianesimo della paura e non della gioia. E l'imprinting spirituale è rimasto e mi ha segnato. Vivo nella paura dell’Inferno e del giudizio di Dio. Ho in mente tanti, tantissimi, infiniti discorsi di preti o libri che ho avuto la sfortuna di incontrare e la stupidità di ascoltare e leggere, veri terroristi psicologici e manipolatori delle coscienze, desiderosi di dominare le persone e la società controllando la sessualità altrui, che mi hanno trasmesso nient’altro che sensi di colpa e paura, non la gioia di essere cristiano ma la paura.
Sono arrivato a dovermi sentire in colpa, e quindi a sentire paura del castigo, anche per azioni o comportamenti per i quali nella mia coscienza non sento un rimprovero morale.
Invidio quei cristiani che hanno un’autonomia di giudizio e di comportamento che io non ho e forse non avrò mai. La Chiesa mi ha dato molto ma mi ha anche chiesto molto.
Non tutto il mondo cattolico è così, ma io sono venuto a contatto con un certo cattolicesimo terroristico, l’ho assorbito irresponsabilmente, e ora faccio fatica non solo a vivere una vita normale ma anche a considerare Dio per quello che è, cioè Amore e Misericordia, non il Giudice che emette condanne alla morte eterna. Dio mi hanno insegnato a temerlo più che ad amarlo.

Ho fatto lo sbaglio madornale di ascoltare voci sbagliate, in passato, e ora liberarsene è dura, ma ci provo, mi arrabbio, e non sono più disposto a dare sempre ragione a certi solo perché sono preti o vescovi, perché sono certo che Cristo mi vuole libero e vero, me stesso, non un uomo spaventato da loro e dalle loro parole
Ma la paura di Dio resta, e mi fa vivere male come cristiano e come uomo".

- - - - -


Devo dire che non mi ritrovo più del tutto nel mio post iniziale, nel senso che questi otto mesi sono stati lunghi e fecondi, e parecchie cose sono cambiate. Lo devo anche a questo lungo confronto, e ad alcune persone meravigliose che tale discussione mi fa fatto conoscere qui nel forum e con le quali ho potuto entrare in un dialogo profondo che va al di là del forum e che per me assai importante.
In sintesi direi che molte domande restano aperte, ma è cambiato il mio tono e soprattutto il mio stato d'animo, non mi sento più così arrabbiato, la rabbia era probabilmente un passaggio obbligato ma è passata. Tante, tantissime cose sono ancora da risolvere, ma sento un po' più di chiarezza e di pace in me. E, se oso dire, ho l'impressione che cresca e maturi il mio amore verso Dio, verso la Chiesa e forse anche verso la gente (un po' meno verso me stesso... faccio sempre molta fatica a perdonarmi).
Mi stanno aiutando un nuovo dialogo con alcuni sacerdoti, i consigli di alcuni utenti di questo forum, il parziale distacco dai miei precedenti gruppi di preghiera, la frequentazione di un gruppo bliblico più aperto, il dialogo spirituale con alcune persone del forum.

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 1 febbraio 2007, 22:54

sensi di colpa che non danno tregua
senso del peccato e idea negativa di me
paura di vivere
paura di Dio
e più ci penso, più mi sento sbagliato.

La sola via d'uscita è l'amore.
Amare.
Perdonare.
Sentirmi amato da un amore più grande.

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 2 febbraio 2007, 13:49

C'è chi perdona sempre se stesso e mai gli altri.
A me succede il contrario.
A volte la cosa più difficile è perdonare se stessi.
Quando vivi col senso di colpa attaccatto alla pelle, è difficile.
Ma parlarne troppo non aiuta.
Siamo i nostri pensieri ma siamo anche le parole che usiamo.
I nostri pensieri determinano le nostre parole.
Ma è vero anche che le nostre parole possono aiutarci a modificare un po' i nostri pensieri.
Comincio a pensare che dirsi sempre colpevoli non faccia gran bene.
Cominciare, magari anche solo a parole, a rispettarsi un po' di più.

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 8 febbraio 2007, 12:34

detesto
il mio autocontrollo
la mia mancanza di aggressività
il mio carattere pacifico
la mia mancanza di sane arrabbiature
diventa tutto aggressività contro me stesso.
il mio carattere sempre pacifico con gli altri finisce per diventare una forma del farmi male
(in fondo l'esplosione di rabbia dell'anno scorso con la Chiesa era anche un segno di salute)

meglio arrabbiati che tristi

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 10 febbraio 2007, 18:02

Tocca anche ai figli staccarsi interiormente e diventare autonomi.
Tra parentesi, ho sempre interpretato in questo senso Genesi 2,24 "l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre".
"Abbandonarli" non tanto nel senso di andar via da casa, ma soprattutto nell'imparare a staccarsi dal padre e dalla madre che sono dentro di noi, dalle loro regole che abbiamo interiorizzate, dalla loro impostazione di vita che è stata trasmessa a noi amorevolmente e autoritariamente al tempo stesso, dal modello di uomo o donna che essi, volontariamente o involontariamente, hanno costruito in noi, per imparare a realizzare un nostro modello, che deve essere nostro davvero, il solo nostro, per essere dunque autentici e unici, essere noi stessi.
Il problema è la ricerca urgente dell'affermazione di sè, e prima ancora una ricerca di sè, che sia libera dai condizionamenti, amorevoli ma anche al tempo stesso profondamente autoritari, del modello genitoriale e capisco quanto possa essere difficile realizzare tutto questo dopo una lunga pressione "educativa" che anziché puntare all'autonomia del figlio lo ha letteralmente impostato e predeterminato all'ubbidienza, alla docilità a un modello, alla sottomissione nei confronti delle regole esterne a sè.
Certo è vero quello che "i figli devono diventare prima o poi artefici di se stessi, pagandone i costi in ogni senso", diciamo che questo processo, che è naturale, diventa molto più impegnativo, più faticoso e spesso infinitamente più lungo quando in famiglia siamo stati strutturati più all'ubbidienza che alla libertà.

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 10 febbraio 2007, 18:09

spesso è proprio la parte più sincera di noi, quella di cui ci fidiamo meno, quella che ascoltiamo meno. Ci crediamo tanto sinceri e spontanei, e invece ci fidiamo solo dei nostri ragionamenti e delle nostre costruzioni mentali.
E non ascoltiamo la pancia.
Abbiamo paura ma ci fidiamo solo delle nostre paure.

…quello splendido verso di De Andre:
“senza la mia paura, mi fido poco”.

Davide49
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Messaggio da Davide49 » 10 febbraio 2007, 18:15

Si racconta che il rabbino Rabbi Sussja in punto di morte abbia esclamato: "Nel mondo futuro Dio non mi chiederà: Perché non sei stato come Mosè? Ma mi chiederà invece: Perché non sei stato Sussja?".

(Martin Buber, Il cammino dellì'uomo, secondo l'insegnamento chassidico, Edizioni Comunità di Bose)

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