la mia fallimentare esperienza

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

Moderatore: Dr.ssa Maria Pichi

Marta
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Messaggio da Marta » 9 novembre 2010, 23:32

sono restia ad andarci anche perchè so che succederebbero 2 cose : o mi lascio andare e amplifico il malessere per il piacere di sentirmi sostenuta o mi sento una poveretta sfigata che ha bisogno del sostegno!
e poi ormai sono così traumatizzata che qualsiasi psicologo mi mette soggezione, anche quelli che vedo o sento o con cui parlo per altri motivi.
ho paura che mi guardano in faccia e si accorgono di qualcosa che non va!!!
lo psico di prima ha fatto un casino!!! :evil:
per questo sono arrabbiata, perchè mi ha fatto molto spaventare...so che sembra esagerato ma è così! la colpa non è stata del tutto sua però, in parte di internet e di questi stramaledetti forum di disturbati/disadattati che leggevo per curiosità morbosa! ma più facevo psicoterapia, più lo psico diceva "sei così sei cosà", più nominava problemi psicologici, più io controllavo su internet, e alla fine non sapevo più chi ero e ho avuto una bruttissima esperienza su cui sorvolo, che mi ha sconvolta ancora di più e che però mi ha fatto aprire gli occhi!
adesso ho paura di tutti quelli che non sono proprio normali e regolari, che hanno problemi psicologici...mi sento proprio male, mi sento a disagio...mi sono reputata anche io così per un periodo durante la psicoterapia...cioè diversa, deviata, con qualcosa che non andava...mi sono sentita stigmatizzata, e per questo deficitaria....mi sono sentita addosso il peso di questo presunto e inesistente problema per anni! ho avuto paura di avere un problema psicologico e non un semplice disagio esistenziale!
faccio 2 esempi:
1. ragazzo incontrato in un corso, taciturno, mi sembrava timido, io invece sempre aperta, comunicativa ecc... un po strano, particolare, mi disse che non aveva amici(non credevo alle mie orecchie), poi invece scopro che negli ultimi anni aveva avuto "un po di problemi" come disse lui, poi capisco che è sicuramente fobico, agorafobico, sociofobico, un po di tutto, probabilmente con problemi di ansia...e quando lo capisco mi viene la nausea e la voglia di scapparmente da quella scuola...
2. ragazza con problemi alimentari, conosciuta da pochi mesi, si affeziona (ma in genere cerca spesso le persone e la compagnia), mi invita a casa, mi racconta la storia della sua vita e io mi incazzo e mi sento a disagio, anche perchè non ci capisco nulla di queste cose e i suoi ragionamenti e modi di pensare (riguardo cibo e rapporti con gli altri) non sono completamente sani e questo mi spaventa. non sono completamente razionali ecco! io non arrivo a capirla, non riesco a capire il suo punto di vista, ad entrare nella sua ottica! la sua situazione mi spaventa e me ne scappo via! e poi penso "mi si presenta l'opportunità di una nuova amicizia, ma proprio una persona con questo problema mi doveva capitare?" scusate la brutalità della cosa, ma in questo momento avrei bisogno di serenità e leggerezza, non ce la faccio a reggere questa situazione, anche perchè mi dispiace e non posso assolutamente aiutarla ( e nemmeno quelli che la seguono lo sanno fare, a quanto vedo), per cui mi sembra completamente perduta e magari resterà così a vita! la ragazza cmq fa una vita normale, ed è pure più vivace e allegra di me (anche se la depressa sarebbe lei)..mah...comincio a pensare che nel mio caso sia proprio questione di carattere!
ecco, queste situazioni mi fanno paura, e me ne fanno così tanta perchè sono stata molto suggestionata e condizionata, e ho paura di tutto quello che ha a che fare con la mente umana!!!
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Marta
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Messaggio da Marta » 10 novembre 2010, 0:00

posso raccontare un altro po? quando andai dallo psico non ero così preparata come lo sono ora...varie volte ho sbagliato a parlare...solo che lui registrava tutto in un cero modo, come se avesse una deformazione professionale, non so come chiamarla...pensava sempre al peggio...prevedeva futuri crolli pricologici...
andai la prima volta e dissi "non esco mai di casa", qualcosa del genere, ma intendevo "non esco mai di casa in compagnia", quello pensava o che fossi agorafobica o che evitassi le situazioni sociali(socialfobica) invece l'unico problema era che non avevo amici con cui uscire :lol:
dissi "vorrei essere meno ansiosa" e lui mi chiese di scrivergli i sintomi provati e in quali occasioni si manifestavano, ma io intendevo ansia come tratto caratteriale e non come problema psicologico! è stato un fraintendimento che mi è costato caro durante tutto il resto della psicoterapia!
dissi "l'uni per me è una vera ossessione" lui voleva sapere se lo fosse perchè avevo pensieri disturbanti e rituali, ma io intendevo che era una cosa di cui mi volevo liberare!!! intendevo ossessione nel senso comune del termine! 8)
avevo e tutt'ora ho talvolta scatti di rabbia, forse la cosa più importante dal punto di vista psicologico, e lui si allarmò e li chiamò sbalzi di umore
e si azzardava pure a parlare di instabilità ecc... e io giustamente mi preoccupavo :(
secondo lui rischiavo di diventare depressa in futuro, e invece ho resistito sola per 12 anni e non sono mai stata depressa in vita mia, nemmeno dopo la psicoterapia, senza di lui, che diceva che mi faceva galleggiare altrimenti affogavo! dico io, che bisogno c'era di lanciare previsioni così allarmistiche, tipo fine del mondo dei maya?
davvero una psico si preoccupa così tanto o era lui che era esagerato?
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Messaggio da CC » 10 novembre 2010, 20:30

Marta ha scritto:posso raccontare un altro po?
Puoi scrivere quanto vuoi! :)
Tieni però presente che più carne metti al fuoco in una sola volta più io "fatico" a risponderti. :)
Penso che lo farò a rate anche perchè più tempo ho per riflettere su quanto hai scritto meglio è.


Una cosa che mi sembra evidente è che sei piena di contraddizioni (non so se ti riconosci in questa mia opinione).
Personalmente credo che non sia anormale esserlo, è importante però essere consapevoli di quali sono le proprie ambivalenze in modo da poterle vivere con più serenità.


Marta ha scritto:... ho risolto da sola le incomprensioni con i genitori ...
Io non ho parlato di risolvere le incomprensioni con i genitori.
Facevo riferimento al fatto che prima che me lo facesse notare la psicoterapeuta io non avevo mai fatto caso alle dinamiche interne alla mia famiglia.
Dinamiche proprie della mia famiglia, che non ci sono in altre famiglie, in cui sono stata immersa fin dalla nascita e che hanno sicuramente condizionato lo sviluppo della mia personalità.
La prima volta che la mia psicoterapeuta mi ha fatto notare certi atteggiamenti tipici di mia madre, di mio padre, dei miei fratelli io le ho subito risposto che non mi pareva proprio che fosse così.
Quando vuoi bene a qualcuno fatichi a vederlo per quello che è veramente e certe volte uno non vuole vedere le cose per quello che sono perchè farebbe troppo male!
Esaminare dall'esterno il modo in cui i miei familiari ed io ci relazionavamo è stato sorprendente! Questo perchè io ero allora una persona poco consapevole un pò di tutto.
A volte la psicoterapeuta mi diceva una cosa ed io sentivo che aveva colto nel segno, altre volte non mi pareva proprio che la cosa stesse come la metteva lei ma avevo tutto il tempo per rifletterci sopra e concludere se effettivamente quello che mi aveva fatto notare era così o meno.
Da giovani si è portati a pensare che ciò che accade nella propria famiglia sia assolutamente normale ed accada in tutte le altre famiglie.
Conoscere bene se stessi e i propri familiari permette di prevedere determinate reazioni, di semplificare il modo di relazionarsi.
Quello che noi riusciamo a capire da soli non è quello che possono aiutarci a capire gli altri (soprattutto un professionista valido).
Non ti è mai capitato che un amico, un parente, un libro, un film t'abbiano fatto notare una cosa a cui tu non avevi mai pensato e anche se all'inizio ti sembrava un pò strana col passare dei mesi hai concordato che fosse così?
La mia psicoterapeuta mi ha fatto notare determinati miei modi di pensare, atteggiamenti, modi di pormi agli altri a cui io non avevo mai fatto caso.
C'è voluto tempo per identificarli tutti ma una volta che me ne sono resa conto è stato più facile averne il controllo. Esserne consapevole mi ha aiutato a ridimensionarli e ad impedire che influissero in maniera pesante sulla mia vita.
Marta ha scritto:... ho risolto pure i problemi di autostima ...
La mia è ovviamente una domanda provocatoria e non offensiva: li hai davvero risolti o sei solo convinta di averlo fatto?
Marta ha scritto:.. ma il passato mi tormenta e ho paura del futuro!
La paura del futuro ce l'abbiamo tutti e se non è una cosa patologica riusciamo a convivere con essa.
Con "passato che ti tormenta" non so cosa intendi, e per una questione di rispetto e di privacy non lo voglio sapere ma se senti il bisogno di portare alla luce e rielaborare alcuni avvenimenti del passato credo la psicoterapia sia l'unico mezzo oggi a disposizione per farlo.
Dopo molti anni di psicoterapia io ho avuto la sensazione di avere la mente ordinata, che tutto fosse alla luce del giorno e non ci fosse niente di sepolto di cui ignoravo l'esistenza.
Quando mi sento in un certo modo sono in grado di spiegarmi immediatamente il perchè e questo mi fa sentire molto meglio.
Spero solo che questa chiarezza - che una volta non avevo - duri anche molto tempo dopo che la psicoterapia finisce!
Marta ha scritto:... cioè in pratica avrei tutto, ma non sono felice e soddisfatta!!!
Questo è un mistero che soltanto uno psicoterapeuta con gli attributi può aiutarti a sciogliere!
Credo che allo stato attuale delle cose non ci sia altro che possa aiutarti e se non hai voglia di imbarcarti in una psicoterapia prova almeno ad accettare serenamente il fatto di restare nella confusione in cui stai che è tollerabilissima da quanto mi dici visto che conduci una vita praticamente normale.
Marta ha scritto:"se fai quello che ti dico io sarai piena di amici"
Per quanto riguarda questa frase che il tuo psicoterapeuta ti ha detto non so se tu possa averla fraintesa o meno.
Penso che all'inizio uno psicoterapeuta non possa sbilanciarsi perchè non conosce bene il paziente.
Penso anche che inizialmente non debba mostrarsi nè troppo presuntuoso e sicuro di se stesso nè poco convincente riguardo l'essere in grado di aiutare il paziente.
Il comune buon senso insegna che esiste una giusta via di mezzo.
Marta ha scritto:... se ricomincio tutto daccapo mi sa che passa un altro anno e arrivo ai 27 ...
Intendi dire che la tua aspettativa sulla durata di una eventuale nuova psicoterapia è di un anno di tempo?
In base a che cosa sei portata a pensare che un anno sarebbe sufficiente?
Secondo te è realistico pensare che uno psicoterapeuta possa determinare con esattezza la durata di una psicoterapia prima di cominciarla?
Marta ha scritto:... la psicoterapia è costosa ...
Il fattore economico non è trascurabile!
A volte si decide di non intraprendere la psicoterapia unicamente perchè non si ha la possibilità economica di sostenerla per un periodo che non è neppure tanto definibile a priori.
Marta ha scritto:... i miei genitori già mi pagano l'uni privata e altre cose, e sarebbero costretti a sborsare di nuovo per qualcosa che a entrambi non piace poi tanto ...
Ti capisco perfettamente.
Ti dico però che prima di tutto devi essere tu a decidere se vuoi o non vuoi andare in psicoterapia cercando di farti influenzare da altri meno possibile.
A questo proposito il massimo sarebbe se la psicoterapia te la pagassi con i tuoi soldi.
Se paghi la psicoterapia con i tuoi soldi sicuramente ti impegnerai al massimo, se pagata da altri c'è il rischio che tu vada alla seduta solo per "scaldare il banco"!
Se paghi con i tuoi soldi riuscirai a proteggere la tua analisi dalle intromissioni degli altri molto di più.
In ogni cosa ci si sente molto più liberi se i soldi sono solo i nostri!
So che ora stai studiando e la possibilità di pagare l'analisi tutta da sola non ce l'hai, ti facevo tutto questo discorso soltanto perchè arriverà il giorno che lavorerai e sarai economicamente indipendente. A quel punto sarai libera da tanti vincoli che forse oggi ti condizionano più di quanto tu non creda e potrai decidere con maggiore facilità.
Marta ha scritto:... sono molto scettica sulla reale utilità nel mio caso, visto che non ho un problema specifico, niente di visibile esternamente e niente che possa fare preoccupare gli altri, e il sostegno settimanale non so a cosa mi servirebbe, visto che non devo affrontare nulla e non ho sintomi...
Leggendo queste parole mi vien da dirti che se le cose stanno veramente così il dubbio non te lo dovresti proprio porre.
È chiaro che non hai bisogno della psicoterapia e che il tuo malessere è quello generale che affligge un pò tutte le persone con un minimo di intelligenza visti i tempi che corrono!
Tu ti definiresti una persona pessimista oppure ottimista?
Marta ha scritto:... ho paura di confrontarmi di nuovo con uno psico...
Anche se non avrai mai più a che fare con uno psicoterapeuta per il resto della tua esistenza è bene che tu superi il disagio nei confronti di queste figure.
Marta ha scritto:... perchè mi verrebbero dubbi, paranoie, preoccupazioni continue ...
Credo sia normale.
Se non vuoi passare attraverso tutto questo non andare in psicoterapia.
Non stai così male da doverci andare per forza!
Marta ha scritto:... e perchè ho paura di essere di nuovo catalogata, cioè messa in una categoria (2 anni fa ho fatto parte di quella "persone con problemi relazionali" oppure "fobici sociali")
A questo proposito non so cosa dire perchè io non sono stata inserita in nessuna categoria!
La gran parte delle cose che la psicoterapeuta mi ha detto mi sono sembrate giuste subito, altre dopo mesi, altre mai!
Nel mio caso non ho ritenuto opportuno interrompere la terapia perchè ciò che non mi convinceva e da cui non mi sentivo rappresentata mi sembrava veramente minimo.
Marta ha scritto:... quello di prima non mi comprendeva e sinceramente non mi comprendo nemmeno io quindi come potrebbe capirmi una qualsiasi altra persona?

Che qualcuno possa arrivare a comprenderti non è impossibile!
Gli psicoterapeuti non sono tutti uguali.
Le persone non sono tutte uguali.
Non vorrei che tu avessi la tendenza a considerarti più "anormale" di quanto in realtà sei.
Marta ha scritto:... non so quali siano le cause del malessere, io continuo la mia vita mantenendo tutti gli impegni e facendo ciò che mi pare e piace, ma non sono mai contenta, ormai sono quasi 4 anni, e ho provato a fare veramente di tutto.
La sensazione che descrivi è più diffusa di quanto tu non creda.
Molte persone hanno apparentemente tutto (marito, figli, buon lavoro, soldi, casa, amici) ma non sono felici.
Vivere comporta il continuo scendere a compromessi, le inevitabili delusioni, cose che non vanno come noi avremmo voluto, cose che non ci va di fare.
Avere una perfetta conoscenza di se stessi secondo me aiuta ma non per questo tutti devono andare in analisi, come hai detto giustamente tu ci si va quando si sta davvero male!
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

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Messaggio da CC » 10 novembre 2010, 22:23

CC ha scritto:
Marta ha scritto:... ho risolto pure i problemi di autostima ...
La mia è ovviamente una domanda provocatoria e non offensiva: li hai davvero risolti o sei solo convinta di averlo fatto?
A proposito di questa mia precedente affermazione vorrei aggiungere una cosa.
Si dice che in psicoterapia lo psicoterapeuta mostri al paziente la sua parte inconscia, di cui non si rende conto.
Se prendiamo questa affermazione per vera c'è dunque da dire che una persona da sola non è in grado di guardare nel suo inconscio con chiarezza.
Quando lo psicoterapeuta mostra al paziente ciò che c'è nel suo inconscio il paziente può dire che non è vero, può spaventarsi e provare sentimenti penosi.
Tutto questo non è un gioco e se non si è profondamente motivati e convinti forse è meglio non smuovere le acque! Per alcune persone non è necessario nè obbligatorio.

P.S.
Agli altri due post che hai scritto cerco di rispondere domani! :)
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Messaggio da Marta » 10 novembre 2010, 23:02

ma infatti, cara CC, qaundo andai dallo psico il periodo brutto che avevo passato volgeva al tremine, l'uni l'avevo già lasciata e mi ero trovata un lavoretto...ma lui vide che ero sola da ben 10 anni e immaginò che chissà quale grave problema di socializzazione avessi!!! ovviamente mi confuse e scombussolò ancora di più e mi fece distorcere completamente la realtà...mi creai un sacco di problemi, tutto divenne più pesante, mi vennero un sacco di paranoie...ho letto che uno può andare in terapia per un problema e poi possono uscirne fuori altri 100...e io pensavo che nel mio caso fosse così, che non mi accorgessi di alcune difficoltà che avevo, di alcuni comportamenti ecc...ma non potevo non accorgermi se provavo ansia imbarazzo o vergogna! lui diceva che ero molto ansiosa e io pensavo che i miei atteggiamenti e le mie reazioni fossero propri di una persona molto ansiosa, poi leggevo siti e forum e mi rendevo conto che l'ansia come problema psicologico è un altra cosa!!!!! e non mi trovavo più!!! stessa cosa dicasi per l'ansia sociale!!!! ho creduto x mesi di avere un disturbo comportamentale, caratteriale o quello che era...leggevo che era di origine ansiosa, ma come facevo ad averlo se non avevo problemi di ansia??? dopo 6 mesi lo psico era ancora convinto che non fossi tranquilla nel relazionarmi con gli altri, dopo 10 mesi mi diceva ancora "non dirmi che non provi ansia quando sei assieme agli altri?" e spiegò pure la mia mancanza di amici raccontando la teoria dell'occhio esterno o come si chiama, quella della focalizzazione dell'attenzione su di sè durante le situazioni sociali...MA CHE C'ENTRA CON GLI AMICI? ...per non parlare del fatto che secondo lui non avevo ben sviluppate le social skills e quindi ero un po imbranata, ma non è assolutamente vero!!! si era creata nella sua testa un immagine di me che non corrispondeva alla realtà, l'immagine di un impedita relazionale, ma la cosa grave è che anche io avevo iniziato a vedermi così, in modo distorto!!! e ho pure rischiato di assumere il ruolo della fobica a causa di una terribile suggestione!!! :(
cmq se andrò da uno psico sarà per far smentire tutto, per avere la conferma che non ho alcun tipo di problema e per riparare i danni che il vecchio psico mi ha procurato!
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Messaggio da tersite » 11 novembre 2010, 19:08

Marta ma che tipo di psicoterapeuta era?
A quale scuola o quale metodo seguiva?
Dico così Perché io ho raccontato dei miei problemi di relazione
sopratutto con le donne... relazioni inesistenti voglio dire :shock:
ma la psi si è ben guardata da dirmi che ero così o cosà
anzi una sua frase che ricordo spesso era " tutto è possibile"
ha sempre cercato di vedere le cose con ottimismo

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Messaggio da Marta » 12 novembre 2010, 0:00

era uno psico molto drammatico :shock:
si lasciava troppo prendere dalla foga, non so come dire...si notava quando si preoccupava o si arrabbiava, era molto umano, ma troppo tendente al peggio, addirittura prevedeva x il mio futuro una depressione nera e diceva che ero troppo grave e lui non era in grado di aiutarmi!!! e grazie!!! cercava di aggiustare una persona che era già perfettamente integra! ecco perchè non riusciva a trovare il bandolo della matassa!!!
mi diceva "tu hai un ansiaaa" e io ovviamente da ignorante in materia ci credevo, come chiunque avrebbe fatto!!! ma non ne sapevo niente di ansia!!! solo che leggendo siti e forum vedevo persone con i più svariati sintomi fisici, fobie, impedimenti, evitamenti, e niente di tutto ciò mi è mai appartenuto!!! quindi non capivo...sapevo che caratterialmente ero ansiosa, ma non ho mai avuto in vita mia manifestazioni ansiose o evitamenti!!! all'inizio della psicoterapia mi chiese in quali particolari occasioni provassi ansia e con che sintomi! sai cosa uscì? qualche esame uni e un colloqui di lavoro!!! ahahahah! con un po di tremore di mani e batticuore. e io pensai "ma quale ansia, ma quali sintomi!" ....qualche mese dopo mi disse che ero terrorizzata, che avevo paura (già mi aveva giudicata fobica sociale :cry: ) e mi fece sentire un caso clinico e quasi una malata! una persona affetta da un DISTURBO di origine ansiosa :cry: chissà da quanto tempo e di cui incredibilmente non mi ero mai accorta! nemmeno di avere l'ansia mi ero mai accorta :lol:
non ho mai avuto in tutta la mia vita pensieri tipo "mi giudicheranno così e cosà", mai avuti evitamenti, mai avuta ansia anticipatoria mesi prima di un evento, mai avuto disagio a stare in mezzo alle persone, mai sopportata con disagio o ansia una situazione sociale, mai avuta riproposizione nella mia mente di disastri sociali, mai avuti sintomi fisici, mai avuti comportamenti protettivi, mai avuta attenzione su di me e non sul contesto durante occasioni sociali, mai avuto blocco di parola o di pensiero, mai avuta eccessiva vergogna o imbarazzo, mai avuta timidezza patologica, mai avuta difficoltà a parlare con sconosciuti, con persone autorevoli, con persone del sesso opposto ecc..., non mi sono mai sentita al centro dell'attenzione e con tutti gli occhi puntati addosso....
io non avevo amici e BASTA!
era uno psicoterapeuta familiare, laureato con max dei voti e con esperienza quindicinnale, molto conosciuto e pubblicizzato!
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Messaggio da CC » 13 novembre 2010, 21:02

CC ha scritto:Agli altri due post che hai scritto cerco di rispondere domani! :)
Ciao Marta, scusa se non ho ancora risposto, lo farò!
Ci metto tanto tempo perchè vorrei cercare di dirti qualcosa di interessante e non la prima scemenza che mi viene in mente.
Spesso ho bisogno di metabolizzare le cose a lungo e mi piace scrivere quando veramente me lo sento e sono "ispirata"!
Spero ti sarà chiaro che il mio tardare nel rispondere è sintomo del fatto che tengo a te e non il contrario. Insomma io vorrei solo dare il meglio e al tempo stesso non mancare di rispetto a nessuno in un forum di questo tipo.
Buona serata e buona domenica! :)
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Messaggio da CC » 15 novembre 2010, 21:11

Marta ha scritto:Sono restia ad andarci anche perchè so che succederebbero 2 cose : o mi lascio andare e amplifico il malessere per il piacere di sentirmi sostenuta o mi sento una poveretta sfigata che ha bisogno del sostegno!
Non sono d'accordo sulla frase "o mi lascio andare e amplifico il malessere per il piacere di sentirmi sostenuta" nel senso che credo che in psicoterapia il malessere inizialmente si accentui perchè viene messo sotto una specie di lente d'ingrandimento, viene messo a fuoco, viene portato in superficie, il paziente lo riconosce come suo e spesso lo risolve.
Non credo che il tuo piacere di sentirti sostenuta c'entri qualcosa con l'amplificazione del malessere che secondo te sei tu stessa a provocare.
Esiste anche un piacere di andare in psicoterapia e una volta provato non è facile stare senza però questo è un altro discorso, arriva il giorno che ci si separa e il paziente lo tollera, magari avrà sempre nostalgia ma riesce a vivere senza. Arriva anche il giorno in cui ti stufi della psicoterapia!
Riguardo al fatto di sentirsi "sfigati" perchè si va in psicoterapia scusa ma neanche ti rispondo! :)
Il concetto di "sfigato" che regna sovrano nella nostra attuale società soprattutto tra i giovanissimi non lo condivido sotto nessun aspetto e non mi va di stare qui a parlarne.

Marta ha scritto:e poi ormai sono così traumatizzata che qualsiasi psicologo mi mette soggezione, anche quelli che vedo o sento o con cui parlo per altri motivi.
ho paura che mi guardano in faccia e si accorgono di qualcosa che non va!!! lo psico di prima ha fatto un casino!!! :evil:
Non credo che nessuno psicologo possa guardarti in faccia e capire cosa hai, non è così che funziona, non sono maghi!
L'idea di avere qualcosa che non va è tua e non loro, non so se ce l'avevi già prima di andare in psicoterapia (credo di si perchè sennò non ci saresti andata) o se ti è venuta dopo ma il pensiero di avere qualcosa che non va è tuo e ce l'hai ancora oggi!
Credo di poter dire che sia normale che uno psicologo mette soggezione anche perchè a volte siamo noi a caricare di significati nostri queste persone!
Qualche volta capita anche che durante la psicoterapia sembrano leggerti nel pensiero ma non è così, sono solo ben addestrati e tu paziente troppo poco lucido per renderti conto di certi dettagli (soprattutto all'inizio).
Una volta la mia capì una cosa che io avevo pensato ma non avevo avuto il coraggio di dire, rosicai così tanto che le chiesi come diavolo avesse fatto a capirlo e lei in quell'occasione me lo spiegò ed io pensai che non era poi così straordinario il modo in cui lei lo aveva capito e riuscii a "divinizzarla" un pò meno!
A me sembrava normale dire tutto alla mia psicoterapeuta (se non lo fai con loro con chi altri dovresti farlo?) però a volte era imbarazzante ciò che avevo da dire, mi vergognavo e soltanto col passare del tempo sono riuscita a parlare proprio di tutto quello che volevo.
Devo dire che questa parte della psicoterapia non mi manca! :)
Sarebbe bello se tu riuscissi a risolvere i problemi che ormai si sono venuti a creare con queste figure.

Marta ha scritto:per questo sono arrabbiata, perchè mi ha fatto molto spaventare...so che sembra esagerato ma è così!
la colpa non è stata del tutto sua però, in parte di internet e di questi stramaledetti forum di disturbati/disadattati che leggevo per curiosità morbosa!
Mi fa piacere che tu sia così onesta con te stessa (la prima qualità necessaria alla buona riuscita di una psicoterapia) da riconoscere che quanto ti è accaduto durante la tua prima psicoterapia non è stata soltanto colpa del terapeuta ma anche tua! :)
Come ho avuto già modo di scrivere io sono riuscita a lavorare veramente su me stessa soltanto nel momento in cui sono riuscita a fare in modo di lasciare tutto e tutti fuori dalla seduta!
All'inizio ho fatto e detto un sacco di cose che sono state assolutamente di intralcio alla psicoterapia e credo di averlo fatto proprio perchè ero troppo spaventata all'idea di guardare quello che c'era da guardare!
I primi anni di psicoterapia io li ho sprecati a fare un gran casino!
Essere in terapia con uno psicoterapeuta e contemporaneamente consultare continuamente internet sull'argomento non è indice di grande fiducia nello psicoterapeuta e soprattutto incasina la relazione, tu ti riempi di ansia e quando vai alla seduta non riesci a fare niente!
Anzichè parlare dei tuoi problemi finisci a parlare delle cose che hai letto su internet e che ti hanno spaventata e la seduta finisce subito!
Se uno riesce a trovare la persona giusta, ad averne fiducia e a fare in modo che in quella "stanza" (fisica e psichica) ci siano soltanto paziente e terapeuta è la cosa migliore!

Marta ha scritto: ma più facevo psicoterapia, più lo psico diceva "sei così sei cosà", più nominava problemi psicologici, più io controllavo su internet, e alla fine non sapevo più chi ero e ho avuto una bruttissima esperienza su cui sorvolo, che mi ha sconvolta ancora di più e che però mi ha fatto aprire gli occhi!
Su questo punto non ho molto da dire perchè io non ti conosco personalmente e non conosco il tuo psicoterapeuta.
Se ti può essere utile io non sono mai stata inquadrata in nessuna categoria dalla mia psicoterapeuta ma preciso che nel mio caso non c'è mai stato neppure il bisogno di ricorrere agli psicofarmaci.
L'ansia che avevo sono ruscita a dominarla da sola e quindi non doveva essere una cosa proprio incontrollabile! O forse non è questo il punto, il fatto è che io non volevo assolutamente ricorrere ai farmaci perchè ero molto giovane e temevo gli effetti collaterali (primo tra tutti il fatto di sentirsi "addormentati") e la mia psicoterapeuta voleva che restassi più lucida possibile per fare assieme a lei il lavoro che c'era da fare e che a detta sua sicuramente mi avrebbe fatto stare meglio.
Insomma secondo lei la cura giusta per me era (almeno inizialmente) un pò più di consapevolezza e questo fa pensare che mi ritenesse una ragazza normalissima con alcuni problemi tipici della sua età e qualche problema individuale in aggiunta.
Non dico che il primo giorno lei abbia fatto la "diagnosi" giusta perchè in psicoterapia ci vuole tempo per conoscersi e raccontarsi però man mano che le sedute passavano avrà senz'altro corretto il tiro e confermato o meno la sua prima impressione.

Marta ha scritto:adesso ho paura di tutti quelli che non sono proprio normali e regolari, che hanno problemi psicologici...mi sento proprio male, mi sento a disagio...mi sono reputata anche io così per un periodo durante la psicoterapia...cioè diversa, deviata, con qualcosa che non andava...mi sono sentita stigmatizzata, e per questo deficitaria....mi sono sentita addosso il peso di questo presunto e inesistente problema per anni! ho avuto paura di avere un problema psicologico e non un semplice disagio esistenziale!
faccio 2 esempi:
1. ragazzo incontrato in un corso, taciturno, mi sembrava timido, io invece sempre aperta, comunicativa ecc... un po strano, particolare, mi disse che non aveva amici(non credevo alle mie orecchie), poi invece scopro che negli ultimi anni aveva avuto "un po di problemi" come disse lui, poi capisco che è sicuramente fobico, agorafobico, sociofobico, un po di tutto, probabilmente con problemi di ansia...e quando lo capisco mi viene la nausea e la voglia di scapparmente da quella scuola...
2. ragazza con problemi alimentari, conosciuta da pochi mesi, si affeziona (ma in genere cerca spesso le persone e la compagnia), mi invita a casa, mi racconta la storia della sua vita e io mi incazzo e mi sento a disagio, anche perchè non ci capisco nulla di queste cose e i suoi ragionamenti e modi di pensare (riguardo cibo e rapporti con gli altri) non sono completamente sani e questo mi spaventa. non sono completamente razionali ecco! io non arrivo a capirla, non riesco a capire il suo punto di vista, ad entrare nella sua ottica! la sua situazione mi spaventa e me ne scappo via! e poi penso "mi si presenta l'opportunità di una nuova amicizia, ma proprio una persona con questo problema mi doveva capitare?" scusate la brutalità della cosa, ma in questo momento avrei bisogno di serenità e leggerezza, non ce la faccio a reggere questa situazione, anche perchè mi dispiace e non posso assolutamente aiutarla ( e nemmeno quelli che la seguono lo sanno fare, a quanto vedo), per cui mi sembra completamente perduta e magari resterà così a vita! la ragazza cmq fa una vita normale, ed è pure più vivace e allegra di me (anche se la depressa sarebbe lei)..mah...comincio a pensare che nel mio caso sia proprio questione di carattere!
ecco, queste situazioni mi fanno paura, e me ne fanno così tanta perchè sono stata molto suggestionata e condizionata, e ho paura di tutto quello che ha a che fare con la mente umana!!!
Sei sicura che la paura di cui parli non ce l'avessi già prima?
Io ho sempre avuto paura di relazionarmi con persone con problemi mentali e quando sono arrivata in psicoterapia una delle prime cose che ho fatto è stato ammirare una persona che questa paura non l'aveva!

Sei sicura che sia stata la psicoterapia a suggestionarti così tanto perchè per quella che è stata la mia esperienza posso dirti che quello che nel corso della psicoterapia si vede amplificato è parte di te, non diventi così a causa della psicoterapia.
Io sono una persona suggestionabile, qualunque cosa sento dire comincio a preoccuparmi anzichè fare come certe persone a cui viene naturale farsi scivolare addosso tutto ciò che sentono o che gli altri dicono di loro.
C'è chi si fa tanto suggestionare dalle attuali previsioni degli scienziati sul clima del nostro pianeta e chi afferma con sicurezza che si tratta di tutte sciocchezze e soprattutto di previsioni!
Io ero una persona suggestionabile prima di andare in analisi ed essa non ha fatto altro che amplificare questa mia situazione. Io ne ho preso coscienza e ho cercato di fare quello che potevo per risolvere questo mio "problema".
Che le cose si amplifichino credo sia un effetto collaterale della psicoterapia o un normale processo, se vuoi andare in psicoterapia devi essere pronto ad accettare questa eventualità.
Non è colpa dello psicoterapeuta che non è capace o della psicoterapia.
Che poi il tuo psicoterapeuta fosse un'incapace è possibile ma io non posso valutarlo da questa sede, questo è ciò che tu affermi a gran voce e continui a ripetere nel forum a distanza di mesi dalla conclusione della terapia! (Come mai continui a ripeterlo? Per il tuo bene te lo sei mai chiesto?)
Posso solo dirti che psicoterapeuti incapaci ne esistono - come in tutte le professioni del resto - ma non sono tutti così.
Esistono persone più giuste e meno giuste per noi e i medici non fanno eccezione visto che sono persone.
Se con il tuo primo fidanzato è andata male tu rinunci per sempre ad avere un fidanzato o provi con altri ragazzi?
Non ti voglio convincere a tornare in psicoterapia, se non ci vuoi tornare io ti capisco perchè non è una passeggiata, può darsi che tu non ne abbia alcun bisogno, le mie sono solo considerazioni generiche che potrebbero valere per chiunque legga questo thread, non solo per te.
L'impressione che dai su questo forum - o meglio quella che hai dato a me - è che tu la psicoterapia la voglia sia fare che non fare!
Come ho già detto avere ambivalenze del genere è normale, prenderne consapevolezza è il primo passo ed aiuta a sentirsi meglio, risolverle o meno è più difficile e non sempre ci si riesce perchè una persona che al tempo stesso vuole e non vuole una stessa cosa è destinata a rimanere per metà scontenta qualunque scelta faccia!

A proposito delle persone che ti è capitato di incontrare ti dico che non cè niente di male se ti circondi di persone che possano influire su di te in maniera positiva.
Nella vita non bisogna essere disumani con nessuno ma bisogna pur riconoscere i propri limiti e pensare a cos'è che farebbe bene a noi.
Quando mi sono rivolta alla psicoterapeuta io mi trovavo in un momento della vita in cui ero rimasta sola, a parte i miei familiari non avevo nessuno ma si sa che la famiglia non basta e certe esperienze vanno fatte con i coetanei!
Piano piano sono riuscita a farmi delle nuove amicizie, tutte persone che non si conoscevano tra loro e che io non incontravo mai tutte insieme (insomma non erano amiche in comune ma tutte conosciute in ambienti diversi).
Tutte queste persone che ho conosciuto stavano tutte meglio di me.
Io mi sentivo depressa, vedevo tutto nero, avevo problemi che loro non avevano. Se io fossi uscita con persone che si sentivano esattamente come mi sentivo io non credo che mi avrebbe giovato!
Ho frequentato persone che stavano bene, che potevano portarmi verso il loro stato di benessere, con cui ho passato ore di svago, che avevano molto da darmi e sinceramente non mi sono sentita in colpa per questo perchè mi era abbastanza chiaro che in quel momento ero io ad avere bisogno di aiuto e in quelle condizioni non potevo certo permettermi il lusso di essere io quella che aiutava chi stava peggio di lei.
Non mi è mai passato neanche per l'anticamera del cervello di pensare agli altri, non l'ho proprio contemplata come possibilità e pertanto non mi sono mai sentita in colpa.
Se la mia psicoterapeuta era in grado di interagire con persone con problemi psicologici a vario titolo io non lo ero e questo mio limite non mi dava nessun fastidio.
Tieni pure conto del fatto che oggi è più difficile di ieri incontrare persone serie con cui stabilire una relazione di amicizia, o meglio le persone preoccupate e tristi secondo me sono un pò aumentate e quindi incontrare persone positive e ottimiste è difficile e tu in questo non c'entri nulla!
Chiaro che la presenza di certe persone nella nostra vita rende possibili cose che da soli non raggiungeremo mai!

P.S.
Spero che il tono dei miei post non ti sembri presuntuoso.
Ho più volte specificato che io non ho la verità in tasca e che non essendo un'addetta ai lavori le mie sono solo le considerazioni di una ex paziente!
Le scrivo in questa sezione del forum nella speranza che siano utili a qualcuno e per sottolineare che non esistono solo cattive psicoterapie però se trovi i miei toni irritanti mi fermo perchè io non sono una psicoterapeuta e quindi non ho nessun diritto!
Spesso la mia psicoterapeuta mi diceva cose che mi facevano arrabbiare.
Spesso mi diceva cose che io prendevo come rimproveri ma non erano tali.
Viverli in quel modo faceva si che io diminuissi l'efficacia di quanto lei mi diceva, credo non sia poi così raro che tra terapeuta e paziente si inneschi un problema di comunicazione tale che porti a capire fischi per fiaschi .
Le nostre tendenze spesso diventano una vera e proprie difesa durante l'analisi al fine di non vedere quello che dovremmo e prima di rendersi conto del fatto che mettiamo in atto certi meccanismi e di riuscire ad indebolirli passa un sacco di tempo.
Quello che voglio dire è che certe volte se vuoi veramente aiutare una persona le devi dire anche cose spiacevoli o che lei non vorrebbe sentirsi dire, indorare la pillola non serve a niente, dire una mezza verità neppure, pensare una cosa e dirne un'altra neanche.
Per questa ragione io ho cercato di scrivere quello che penso ma quello che devi tenere sempre presente è che io non sono nessuno, quello che dico può essere sbagliato dalla "A" alla "Z" quindi se ti riconosci in una delle cose che ho detto - e da ciò puoi trarre qualche beneficio - bene altrimenti lascia che ti scivolino addosso, che da un orecchio ti entrino e dall'altro ti escano! :D
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

Marta
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Messaggio da Marta » 15 novembre 2010, 22:17

ma sei stata da una psicanalista? quanto tempo o quanti anni ci sei stata?
hai ragione, sono ambivalente :D da una parte vorrei chiaririmi tutti i dubbi una volta per tutte, dall'altra mi sento troppo bene per telefonare di nuovo a uno psicoterapeuta...con che motivazione ci andrei? anche io, come te, penso, non avevo un problema specifico, il problema era tutta la mia vita e una condizione di solitudine che mi trascinavo da anni!!! ma lo psico collegò questa condizione ad un problema psicopatologico vero e proprio, anche se diceva che di patologico non avevo nulla!!! diceva che ero molto ansiosa, in effetti sono una persona fondamentalmente ansiosa, ma questo non mi è mai stato di ostacolo e non è mai stato un problema, difatti riesco a fare esami con profitto, posso fare ogni genere di lavoro, non ho problemi con estranei,non evito nulla e sono in grado di poter fare qualsiasi cosa, cioè non ho paura di nulla!!! e anche io mi sentivo depressa quando ci andai, ma ovviamente non lo ero davvero, ero solo demoralizzata, sconfortata, scoraggiata...cose così! avevo un malessere esistenziale generale! invece lui dopo 2 mesi cacciò fuori questo problema, facendomi credere di essere affetta da quello! era il suo modo di lavorare, dare un nome ai problemi che gli venivano presentati! anche per quanto riguarda gli sbalzi di umore, chiamava così gli scatti di rabbia che molto sporadicamente (e solo quando qualcuno o qualcosa mi facevano arrabbiare) mi venivano, poche volte all'anno, e che non condizionavano ne la mia vita ne il lavoro ne i rapporti familiari e sociali, tanto erano rari!!! e poi diceva "starai peggio di prima" "diventerai instabile" ma come si fa a prevedere se una persona rischia di ammalarsi davvero? dipende da caratteristiche innate di pesonalità, dalla resistenza personale e dalla genetica! se uno non ha una predisposizione non si ammalerà mai!!! in verità io mi considero forte resistentissima tenace e combattiva! infatti mi sono risollevata e ho ricominciato tutto daccapo 10 volte, ho superato di tutto negli ultimi anni, al 90% ho fatto da sola, un 10% mi ha aiutato anche lo psico!!!! questo vuol dire che sono in grado di risollevarmi da sola, che ho un limite di sopportazione elevatissimo, vuol dire che so sfruttare le mie risorse!!! quindi a che mi servirebbe andare di nuovo da uno psico se sono in grado di cavarmela da sola senza alcun tipo di sostegno morale e sociale?
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Marta
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Messaggio da Marta » 15 novembre 2010, 22:33

è come se lo psico avesse fatto l'addizione "persona ansiosa + solitudine sociale = ansia sociale" è questo che non mi convince :(
la mia solitudine derivava da una visione delle cose e degli altri che avevo, non da evitamenti, ansia e paure.
infatti non mi sono mai isolata in vita mia, non ho mai provato ansia o disagio nello stare in compagnia! su questo non ci sono dubbi che HA SBAGLIATO! e con molta faciloneria anche!!! non ho mai avuto problemi a fare amicizia e socializzare con compagni di scuola e università! l'unico mio problema è stato sempre trovare persone che diventassero amici vere e propri, quelli con cui si esce con cui ci si confida con cui si scambiano i regali! non sono mai entrata in una comitiva semplicemente perchè nessuno mi ha mai invitata ad entrarci, non perchè sia stata isolata o non mi sia integrata! non ho mai avuto problemi di timidezza patologica o ansia patologica! allora come facevo ad essere socialfobica? il fatto grave è che io, completamente suggestionata e traumatizzata, mi riconoscevo in quello che leggevo su internet, nella descrizione del disturbo e in quello che scrivevano sui forum! e poi pensavo che semmai mi avessero inserito in una terapia di gruppo con chi sarei finita??? con quelli che non riescono a entrare nei negozi, ad approcciare persone del sesso opposto, a socializzare con gli altri? con questa gente qua? ma io non ero una di loro!!! eppure lo psico diceva "le persone come te.." e chi erano? le persone con problemi relazionali! :(
per questo sono così arrabbiata!
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Messaggio da CC » 15 novembre 2010, 22:48

Ho capito che sei arrabbiata ma non credi sia giunto il momento di buttarti tutto questo alle spalle? Di andare avanti. Di credere che professionisti diversi da quello che hai incontrato tu possano esistere?
So quanto è difficile lasciarsi certe esperienze alle spalle, so che in alcuni casi neppure ci si riesce del tutto ma è quello che bisognerebbe cercare di fare.
Bisogna voltare pagina!

Tu che utilità ci trovi nel continuare ad esternare la tua rabbia in questo forum?

Perchè ti colleghi a questo forum?
Perchè ci scrivi?

Tutte le domande che ti ho posto finora nei miei post non sono per me.
Non mi devi rispondere, io non mi voglio impicciare.
Spero solo che fartele e risponderti ti possa essere d'aiuto anche se cercherai le soluzioni da sola.
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Marta
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Messaggio da Marta » 16 novembre 2010, 0:48

ho avuto delle conseguenze brutte, una confusione terribile durata mesi e ho passato anni con la PAURA di avere problemi relazionali!!! di avere un deficit!!! lo psico mi ha fatto sentire come un impedita relazionale!!! ha rischiato di rovinarmi 1 anno di vita!!! e io ho rischiato di calarmi realmente nella parte tanto ne ero suggestionata!!! mi sono bloccata, demoralizzata ancora di più!!! come ti sentiresti tu se ti dicessero, anche se in modo implicito, che hai un disturbo? diceva che questa "cosa" non aveva niente di patologico, era solo un problema comportamentale o qualcosa del genere, diceva che avevo comportamenti non funzionali e io non capivo dove sbagliavo! e mentre lui mi etichettava e catalogava e categorizzava i miei disagi e drammatizzava tutto e prevedeva crolli psicologici e diceva che il mio caso era troppo grave io lavoravo tranquillamente in un ufficio e avevo rapporti normalissimi e anche belli con tutti e lavoravo pure con una psicologa che mi propose di fare un corso di counseling :( , ovviamente sta psicologa non notò niente di strano in me e nessun modo di relazionarsi inadeguato o timoroso!!! x questo non ci capivo più niente!!! non ero abbattuta, non era ansiosa, non ero fobica, non ero timida...ero solo nervosa, polemica, insofferente, e "particolare", ma ero perfettamente integrata, interagivo normalmente e facevo amicizia!!! lui mi diceva che avevo problemi a socializzare, all'ufficio non avevo alcun problema ma ero sciolta e disinvolta, e intanto mi riconoscevo in quello che leggevo su internet, distorcendo completamete la realtà dell'ufficio!!! io volevo solo essere aiutata a CAPIRE! non che mi dicesse "è così perchè hai questo problema qua" oppure "non sei ancora pronta x avere amici" :shock: ho letto tanti casi su internet...gente che ha l'ansia, che non riesce ad andare all'uni o a lavoro, che non riesce a parlare...io non sono mai stata così!!! ho subito danni, mi sono bloccata x 1 anno, non facendo + niente, non prendendo iniziative, perchè avevo paura che questo problema INESISTENTE mi condizionasse la vita, mi mettesse in difficoltà! lo psico mi fece credere che per me fosse quasi un impresa avere amici senza il suo aiuto!!! così pensai che avrei avuto enormi difficoltà a farmi amici! quindi invece di infondermi speranza mi segò proprio le gambe...se leggi i miei post te ne rendi conto!!! parevo un caso disperato 1 mese prima del termine della psicoterapia, 1 mese dopo mi accorsi di non avere nulla e di non aver mai avuto nulla!!! di tutto quello che mi era stato detto mi rimaneva solo l'insicurezza che è una parte del mio carattere! :(
cmq mi sono fissata con lo psico x un motivo in particolare, perchè purtroppo non sono mai riuscita a chiarire a voce queste cose, mi sono tenuta tutto dentro e ho fatto finta di nulla x anni, x questo non riesco a liberarmi di questa cosa!!! nn è stato possibile parlarne con il diretto interessato quando molti mesi fai lo ricontattai, e non so se è ancoa possibile!!! non voglio più avere paura di avere qualche problema...questa paura mi è nata nell'infanzia a seguito di una specie di trauma ed è stata risvegliata dallo psico! non voglio più avere paura di avere qualcosa che non va!!! sono costretta a ripetermi mentalmente un sacco di volte che sono perfettamente normale :(
lo so che ne ho bisogno, lo so :(
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Messaggio da CC » 16 novembre 2010, 17:12

Marta ha scritto:quando andai dallo psico non ero così preparata come lo sono ora...
Marta ha scritto:varie volte ho sbagliato a parlare...solo che lui registrava tutto in un cero modo, come se avesse una deformazione professionale, non so come chiamarla...pensava sempre al peggio...prevedeva futuri crolli pricologici...
Marta ha scritto:andai la prima volta e dissi "non esco mai di casa", qualcosa del genere, ma intendevo "non esco mai di casa in compagnia", quello pensava o che fossi agorafobica o che evitassi le situazioni sociali(socialfobica) invece l'unico problema era che non avevo amici con cui uscire :lol:
Marta ha scritto:dissi "vorrei essere meno ansiosa" e lui mi chiese di scrivergli i sintomi provati e in quali occasioni si manifestavano, ma io intendevo ansia come tratto caratteriale e non come problema psicologico! è stato un fraintendimento che mi è costato caro durante tutto il resto della psicoterapia!
Marta ha scritto:dissi "l'uni per me è una vera ossessione" lui voleva sapere se lo fosse perchè avevo pensieri disturbanti e rituali, ma io intendevo che era una cosa di cui mi volevo liberare!!! intendevo ossessione nel senso comune del termine! 8)
Marta ha scritto:avevo e tutt'ora ho talvolta scatti di rabbia, forse la cosa più importante dal punto di vista psicologico, e lui si allarmò e li chiamò sbalzi di umore
e si azzardava pure a parlare di instabilità ecc... e io giustamente mi preoccupavo :(

Marta ha scritto:secondo lui rischiavo di diventare depressa in futuro, e invece ho resistito sola per 12 anni e non sono mai stata depressa in vita mia, nemmeno dopo la psicoterapia, senza di lui, che diceva che mi faceva galleggiare altrimenti affogavo! dico io, che bisogno c'era di lanciare previsioni così allarmistiche, tipo fine del mondo dei maya?
davvero una psico si preoccupa così tanto o era lui che era esagerato?
Io non ero con te e lo psicoterapeuta durante le sedute quindi non posso dirti più di tanto su di lui e sul suo modo di fare come non posso sapere come ti comportavi tu durante le sedute.
Quando io sono andata dalla psicoterapeuta le ho spiegato a parole il motivo per cui volevo andare in psicoterapia, le ho descritto il mio senso di malessere e probabilmente anche i motivi a cui, secondo me, era legato.
Io sono andata lì con la convinzione di essere da manicomio e lei - dopo qualche seduta - ha ridimensionato la cosa dicendo che non solo non ero pazza ma i miei problemi erano da mettere in relazione alla mia età.
Quello che voleva dire lei (e che io ho capito col tempo e non subito) è che se i miei problemi li avesse lamentati un cinquantenne sarebbe stato grave ma visto che li lamentava un'adolescente non erano poi così rari o gravi.
Se da una parte la psicoterapeuta ha ridimensionato la mia situazione rispetto a quanto avessi fatto io dall'altra io ho avuto la sensazione che lei inquadrasse il mio problema in un ambito più vasto di quanto non avessi fatto io. (Sono due cose diverse, non so se sono riuscita a farlo capire).
Io sono andata da lei e le ho descritto a parole ciò che secondo me non andava nella mia vita, ciò che mi rendeva infelice, le cose che avrei voluto fare ma non riuscivo a fare.
A quello che dicevo io lei ci ha subito visto dietro altre cose che a me lì per lì sono sembrate strane, dentro di me ho pensato:"che c'entra quello che sto dicendo io con quello che sta dicendo lei?".
Questo non trovarmi subito d'accordo con lei a proposito di certe cose non ci ha impedito di andare avanti perchè come ho già detto diverse volte io ho avuto l'impressione che questa persona cogliesse nel segno e mi capisse per la gran parte delle cose quindi se c'era una cosa su cui io proprio non concordavo con lei ero liberissima di dirlo e comunque non sono andata via per quell'unica cosa.
Quando io ho cominciato la psicoterapia attraverso le mie parole è come se avessi portato alla psicoterapeuta la "punta dell'iceberg", io vedevo solo la parte che emerge dal mare, lei forse vedeva anche parte di quello che c'era sotto l'acqua.
Non credi che sia normale che un professionista che ha studiato per anni (e continua ad aggiornarsi per il resto della sua vita) inquadri ciò che gli racconti in un contesto più ampio di quanto non faresti tu paziente?
Comunque col tempo mi sono resa conto che i collegamenti che aveva fatto lei, le cause che ci aveva visto dietro a certe cose che io lamentavo non erano così campate in aria!
Comunque durante tutta la psicoterapia io ero libera di avere delle idee mie e di non concordare con lei, non ero succube!
Secondo me è possibile che lo psicoterapeuta ti inquadri (soprattutto all'inizio) in una situazione che ha studiato su un manuale ma quella è solo la partenza, man mano che si va avanti il paziente viene fuori e lo psicoterapeuta si allontana sempre più dal manuale ed entra sempre più nel personale mondo interiore del paziente che si trova davanti.
Certo delle basi da cui partire credo le debba avere, altrimenti come fa a svolgere il suo lavoro?


Ti faccio un esempio di altra natura.
Tempo fa sono andata dal mio medico di famiglia e gli ho detto che sentivo un freddo allucinante anche d'estate, anche al sole, anche quando faceva caldo, insomma non mi riconoscevo più perchè io ero sempre stata freddolosa ma non a quel livello.
Lui ha subito detto che la sensazione di freddo può essere un problema legato alla tiroide e mi ha prescritto tutta una serie di analisi del sangue, comprese quelle per la tiroide.
Io dentro di me ho pensato:"questo è scemo! Cosa cavolo c'entra la tiroide col freddo! Sarà un problema reumatico!".
Le analisi del sangue hanno evidenziato che un piccolo problema alla tiroide c'era, l'ecografia pure ma riguardo alla cura che mi è stata proposta io ero scettica e quindi ho voluto sentire diversi endocrinologi prima di prendere una decisione.
Quello che voglio dire è che quando un medico ti dice una cosa tu puoi benissimo non essere convinta, a quel punto lo fai presente al medico, fermi tutta la baracca, ti prendi del tempo, consulti molti altri professionisti e poi prendi la tua decisione.
Se consulti dieci medici diversi probabilmente cinque ti diranno una cosa e cinque il contrario di quella cosa quindi sei sempre tu poi a dover decidere visto che la vita è tua e con quelle scelte ci devi convivere tu per il resto della tua vita, non loro.
Ci saranno sicuramente medici che ti ispirano più fiducia di altri ma poi molto dipende anche dal tuo modo di pensare.
In questa storia che ti ho raccontato si evince prima di tutto il fatto che spesso il paziente ha l'impressione che il medico dica delle sciocchezze e non ci capisca nulla (ma a quel punto prende e va da un altro medico).
Si evince anche che spesso il medico ha ragione e il paziente che non sa nulla di endocrinologia torto.
Si evince infine che in determinati ambiti esistono analisi del sangue, ecografie, tac, risonanze magnetiche che convincono lo scettico paziente dell'esistenza di un problema mentre in psicoterapia non esiste nulla del genere.
Ovviamente poi la prova che il medico ci abbia preso è che il paziente torni a stare bene ma questo non accade nell'immediato e quindi i primi tempi il paziente si fida un pò alla cieca, va un pò a sensazioni!

La mia attuale endocrinologa fin dal primo giorno ha sempre usato il condizionale: "potrebbe essere che certi sintomi dipendono dalla tiroide..., potrebbe essere che la minuscola formazione pseudonodulare regredisca con la cura".
Mi ha fatto presente che le ghiandole del nostro corpo sono imprevedibili, che allo stesso farmaco ogni persona reagisce in modo diverso e che quindi lei non poteva dirmi prima come sarebbe evoluta la cosa.
L'unica "certezza" che ha saputo darmi è che non curandomi, la tiroide sarebbe potuta peggiorare e a quel punto non me la sarei più cavata con l'ecografia una volta l'anno e con gli esami del sangue ogni sei mesi ma con procedure molto più invasive come l'ago aspirato o la scintigrafia.
Dopo tutti i medici che ho sentito (che hanno detto tutti la stessa cosa) la scelta se curarmi o meno è stata mia. Può anche darsi che non curandomi la tiroide sarebbe rimasta allo stesso livello di ora per anni ma io come posso saperlo? Per me vivere con un simile dubbio era impensabile quindi ho cominciato la cura e se ho sbagliato o no forse non lo saprò mai. Io non potevo stare con una simile "spada di Damocle" sulla testa, questo non esclude che altri l'avrebbero fatto!
Oggi come oggi in fatto di tiroide sono arrivati a questo punto, magari tra anni faranno altre scoperte e cambierà tutto ma oggi ciò che abbiamo a disposizione è questo.
Forse sbaglierò ma i medici presuntuosi, che sanno tutto loro e che ti garantiscono tutta un serie di cose a me non sono mai piaciuti.
Preferisco molto di più una endocrinologa come la mia che su certe questioni mi è sembrata infinitamente più onesta e che finora sembra averci preso (cosa che io non sapevo però quando ho cominciato).
Ognuno di noi è fatto in maniera diversa e per risolvere i propri problemi ha bisogno di un professionista diverso, adatto proprio a lui.
Chiaro che il mio percorso non è ancora terminato quindi tra un anno io potrei pensare "peste e corna" dell'endocrinologa di cui oggi sto parlando bene e dire che ha sbagliato tutto. È la vita! :)
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Messaggio da Marta » 16 novembre 2010, 18:34

lo psicoterapeuta non ha mai smentito la sua ipotesi inziale, continuando ogni tanto a cacciare fuori cose che c'entravano con questo disturbo e sostenendo la sua tesi x almeno 10 MESI...lui diceva "sei così" io cercavo su internet leggevo 30 siti che parlavano di questo problema e in almeno 10 mi ritrovavo...ero fobica anche io...leggevo forum e su 10 forumisti in 3 o 4 mi riconoscevo...ero fobica anche io...e tutto questo mentre nelle relazioni sociali e nella vita di tutti i giorni non avevo alcun problema :cry: credevo di avere difficoltà a telefonare ad estranei, a fare colloqui di lavoro, ad avere rapporti sociali solo perchè lui diceva che avevo questo problema e io leggevo che persone con questo problema avevano tali difficoltà...era solo una credenza non la realtà...divenne tragedia la telefonata all'estraneo, invece poi mi accorsi di essere sciolta(l'imbarazzo dov'era?) divenne tragedia il colloquio di lavoro, non riuscivo più ad andare all'ufficio postale, divenni ipercontrollata, mi preoccupavo se 1 giorno invece di 20 parole ne dicevo 19...tutto questo è durato circa un anno, forse anche di più!
all'inizio della psicoterapia lo psico diceva che ero terrorizzata, dopo 1 anno mi disse che io non mi facevo avanti con gli altri perchè avevo paura del rifiuto!!! io pensavo "ma come? 1 anno fa ero terrorizzata, invece ora si tratta solo di paura del rifiuto?" ma allora che bisogno c'era di dire tutte quelle sciochezze...sono passata dall'avere senso di inadeguatezza, all'essere affetta da un disturbo, all'aver semplicemente paura del rifiuto, cioè alla mia vera paura, quella di non essere accettata!!! e c'era bisogno di scomodare l'ansia, la vergogna, l'imbarazzo, l'ansia sociale, la troppa timidezza, gli sbalzi di umore, i pensieri disfunzionali, i comportamenti disfunzionali, la paura, la teoria dell'occhio esterno??? per sentirmi dire, dopo qualche mese "adesso sei + sciolta e disinvolta" !!! ma allora che bisogno c'era di andare a pescare un disturbo se mi bastava solo diventare + spigliata o cominciare a prendere l'iniziativa?
scusate se ripeto sempre le stesse cose...giuro che la smetto!!!!
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