Terapia portami via!

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

Moderatore: Dr.ssa Maria Pichi

Someone
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Terapia portami via!

Messaggio da Someone » 23 febbraio 2010, 19:57

Seppure ora come ora non abbia minimamente voglia di avere a che fare con un altro psicoterapeuta, non riesco a credere che siano tutti come il primo e l' unico (se è anche l' ultimo non saprei ancora dire...) psi da cui sia mai andata.
Premesso che il tipo in questione secondo me non avesse la più pallida idea di come si sente un depresso (non per forza affetto da disturbo depressivo, insomma, uso il termine "depresso" come lo si usa tutti i giorni), perchè ogni beep che gli veniva detto per lui era aramaico, dato che era chiaro che il senso della vita per lui fosse Dio la fede ecc. ecc. Niente in contrario, ma in quanto non credente io e in quanto più legato alla fede che alla psicologia c' era veramente poco feeling tra me e lui.
Secondo: io capisco che lo psi non ha la palla di vetro e capisce le cose al posto nostro ma almeno un minimo, cavoli!! Non sapevo cosa dire perchè non ho un buon contatto con le mie emozioni e i miei sentimenti e in risposta ricevevo una frase tipo: "mi sembra che tu non la vuoi fare questa terapia"...e allora che sarei venuta a fare?? A regalarti le monetine??
Terzo e ultimo: Non si segnava mai niente. Non un taccuino, un foglio, una penna, insomma mai niente. Di conseguenza a volte mi diceva: "fai questa cosa che così poi la settimana prossima la controlliamo" oppure parlavamo di una cosa e poi diceva quando s' era fatto orario: "continuiamo la prossima volta"...ma la volta dopo si era dimenticato ovviamente tutto!! all' inizio cercavo di rinfrescargli la memoria, ma poi, dato che ogni volta dovevamo ripartire da zero, ho lasciato perdere.
Morale della favola: Non mi è servito a niente, ho speso soldi, non mi fido più tanto della psicoterapia, anche se lo vorrei tanto.

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Aikiko
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Messaggio da Aikiko » 25 febbraio 2010, 15:03

E' difficile che sia buona la prima, in ogni campo. Il mondo della psicologia è così vasto che quasi tutti quelli che hanno iniziato un percorso psicoterapeutico hanno dovuto cambiare uno o più psicologi. Per me è andata bene al secondo tentativo e sono contenta di non essermi arresa.
Prova, se ancora senti il bisogno di una terapia continua a cercare. Mi rendo conto che è un notevole dispendio di energie e di soldi però, secondo me, alla fine ne vale la pena.

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tersite
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Messaggio da tersite » 11 marzo 2010, 21:08

mi fa piacere per te aikiko che hai trovato il terapista giusto :)
per quanto riguarda Someone , mi piacerebbe sapere che tipo di terapista fosse e a che scuola appartenesse
era iscritto a qualche associazione tipo SPI o junghiani

Someone
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Messaggio da Someone » 8 aprile 2010, 0:03

tersite ha scritto:mi fa piacere per te aikiko che hai trovato il terapista giusto :)
per quanto riguarda Someone , mi piacerebbe sapere che tipo di terapista fosse e a che scuola appartenesse
era iscritto a qualche associazione tipo SPI o junghiani
che io ricordi Gestalt e qualcos' altro...non so dirti di meglio, glielo chiesi tanto tempo fa...dimenticato....

Francesco71
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Re: Terapia portami via!

Messaggio da Francesco71 » 1 maggio 2010, 20:22

Someone ha scritto: dato che era chiaro che il senso della vita per lui fosse Dio la fede ecc. ecc. Niente in contrario, ma in quanto non credente io e in quanto più legato alla fede che alla psicologia c' era veramente poco feeling tra me e lui.
Beh se la soluzione è Dio, allora quale sarebbe dovuto essere il fine della terapia? Quello di avvicinarti a Dio?
Spero almeno che non abbia usato la sua posizione per influenzarti con le sue convinzioni personali che per quanto lecite devono rimanere fuori dal suo lavoro. Credo lo dica anche il codice deontologico.

Dott.a M.Pichi
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Messaggio da Dott.a M.Pichi » 5 maggio 2010, 12:05

Hai fatto male, Someone, a lasciar perdere. Intendo dire che in terapia va detto tutto quello che si pensa e, in particolar modo, le cose che non ci piacciono o non ci convincono o non ci fanno sentire bene.
E non solo non è inutile dire esplicitamente al proprio terapeuta "io sento che lei non ha idea di come io mi senta" ma anzi, può essere l'avvio di una relazione diversa e più forte di quella vissuta fino a quel momento.

Francesco71
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Messaggio da Francesco71 » 14 maggio 2010, 12:47

Dott.a M.Pichi ha scritto:E non solo non è inutile dire esplicitamente al proprio terapeuta "io sento che lei non ha idea di come io mi senta" ma anzi, può essere l'avvio di una relazione diversa e più forte di quella vissuta fino a quel momento.
Beh dire ad un terpaueta, che fa del capire gli stati d'animo il suo lavoro, che con capisce come si sente il suo paziente non è sicuramente una cosa facile da dire, può essere anche intesa come una dichiarazione esplicita di sfiducia, come dire "per me non sai fare il tuo mestiere", e un po' è inevitabile anche pensarlo, come credo l'abbia pensato Someone e come l'ho pensato io in un'esperienza simile. Poi non è detto che il terapeuta prenda così "sportivamente" una comunicazione di questo tipo, potrebbe sentirsi colpito dal punto di vista professionale e reagire male (o apparentemente bene ma in realtà male), come potrebbe, come sottolinea lei, reagire in modo positivo dando il via ad una relazione migliore, dipende moltissimo dai casi e dalle persone.

Dott.a M.Pichi
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Messaggio da Dott.a M.Pichi » 14 maggio 2010, 13:52

Francesco71, in fondo è proprio quello che avete pensato, ossia che il terapeuta non sapesse fare il suo mestiere e allora perchè non dirlo? Non reclamate mai quando acquistate qualcosa che non risponde alle vostre aspettative? Non credo e poi la sua ultima frase (l'ipotesi che potrebbe non prendere "sportivamente" certe crtiche) ribadisce la sua totale sfiducia in persone che, al contrario della maggior parte della gente, leggono le critiche come segnali che l'alleanza terapeutica non sta funzionando come dovrebbe.
Il non parlare è responsabilità unica del paziente e solo rare volte è il terapeuta a "non saper fare il suo mestiere"; molto più spesso il paziente si serve del silenzio per trovare una scusa razionale per interrompere la terapia.

Francesco71
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Messaggio da Francesco71 » 15 maggio 2010, 12:44

Dott.a M.Pichi ha scritto:e poi la sua ultima frase (l'ipotesi che potrebbe non prendere "sportivamente" certe crtiche) ribadisce la sua totale sfiducia in persone che, al contrario della maggior parte della gente, leggono le critiche come segnali che l'alleanza terapeutica non sta funzionando come dovrebbe.
Sfortunatamente nell'esperienza che ho vissuto io, le cose sono andate diversamente, e per rimettere un po' a posto le cose ho dovuto presentare una denuncia alla commissione deontologica dell'ordine degli psicologi e ne avrei fatto volentieri a meno. Potessi tornare indietro, andrei via senza dire assolutamente niente, lasciando tutto sottointeso visto che gli stessi terapeuti si erano "lamentati" del fatto che dicessi troppo: "nulla deve restare sottointeso, non si deve poter dire che non l'hai detto". Inoltre avrei evitato degli strascichi necessari e anche utili, ma pur sempre dolorosi.
Ci terrei poi, visto il tono non molto comprensivo della sua risposta, a specificare che la mia totale sfiducia non nasce da un preconcetto inventato o astratto, ma appunto da un'esperienza negativa che ho vissuto in prima persona, sulla mia pelle.
In questa sezione del forum dove lei ha scelto o accettato di essere moderatrice, scrivono soprattutto persone che hanno avuto esperienze deludenti, quindi questo fastidio che lei in alcuni casi manifesta non mi sembra molto opportuno nè rispettoso delle esperienze altrui.
Ultima modifica di Francesco71 il 16 maggio 2010, 11:54, modificato 2 volte in totale.

rabbiosa
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Messaggio da rabbiosa » 15 maggio 2010, 22:16

Ciao,
Francesco con quale motivazione hai denunciato il terapeuta all'ordine, se ti va di dirlo?
Anch'io ho avuto un'esperienza disastrosa e per me rovinosa con uno psichiatra che faceva psicoterapia senza aver aver frequentato alcuna scuola (dceva che aveva imparato sul campo, nei manicomi...). Ora, ancora non capisco come uno che è solo psichiatra possa fare terapia.
A parte questo la mia storia è questa: fu lui che mi "prese a cuore" un pò di anni fa nei corridoi di una struttura pubblica, dove ero andata per attacchi di panico. Poi iniziò una psicoterapia (disse che ne avevo bisogno e questo è vero) ma era un pò particolare; per certi versi proiettavo in lui una fgura maschile buona ma lui continava a essere ai miei occhi un uomo cattivo, e spesso mi faceva male la sua mancanza di rispetto e il fatto che finisse sempre per sottolineare la sua grandiosità e parlare della sua vita da libertino(per nulla morale per me) come un vanto e qualcosa da emulare.
Questo suo modo di fare mi ha portato ad odiarlo perchè lui non redimeva il suo genere, tutt'altro essendo ai miei occhi sempre più uguale al cattivo...per mesi non andai più da lui perchè stava uscendo fuori tutto l'odio accumulato negli anni per quel'essere mostruoso che avevo chiuso in una gabbia dentro il petto. Dopo mesi in cui stavo per uscire fuori di testa sono riuscita a parlarne con la mia psicologa e dopo un mese avevo il bisogno di tornare da lui (nella mia mente avevo bisogno che lui si redimesse), l'ho fatto, (il fatto che non ero più andata per mesi senza dire niente si vedeva che aveva ferito il suo orgoglio) e quando sputai fuori la cosa tremando lui mi chiese se era vero e di pensarci su. Questa cosa per me fu uno squarcio al petto e quando la seconda volta tornai disse che da tecnico non credeva a quello che avevo detto. Ma come si poteva permettere? Da allora ho solo desoderio di vendetta, di ucciderlo...e dire che avevo tanta fiducia in lui, troppa, e lui era il nemico...io voglio giustizia

Francesco71
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Messaggio da Francesco71 » 16 maggio 2010, 11:40

Ciao Rabbiosa, ho presentato la denuncia per il comportamento, dal mio punto di vista assolutamente poco corretto, che le persone che mi avevano in cura (erano 2 perchè era una terapia di gruppo) hanno tenuto nel momento che ho comunicato la mia intenzione (peraltro già da tempo annunciata) di abbandonare la terapia. A differenza di quanto detto dalla moderatrice, infatti, nel mio caso i terapeuti hanno reagito in modo aggressivo a delle cose che ho detto, coinvolgendo tra l'altro la figura di un'altra terapeuta con la quale avevo seguito un precedente ciclo di terapia individuale, che non c'entrava assolutamente niente.
Ovviamente è molto difficile giudicare persone il cui lavoro si basa sulla parola, cioè sull'immateriale: in pratica la commissione deontologica deve scegliere a chi credere e nella stragrande maggioranza dei casi viene creduto il terapeuta (su 111 denuncie tra il 2000 e il 2002, l'ordine del Lazio ha preso provvedimenti in solo 4 casi). Comunque dalla mia esperienza ti posso dire che è stato utile e i terapeuti hanno ammesso nelle loro memorie difensive la possibilità di non aver gestito al meglio la parte finale del mio percorso terapeutico. In ogni caso presentando una denuncia crei un precedente e metti un freno a un certo tipo di comportamenti: credo, anzi sono strasicuro, che i miei ex-terapeuti si siano in seguito ben guardati dal parlare con qualcun altro nello stesso modo con cui hanno fatto con me. Certo, persentare una denuncia rappresenta sempre uno strascico doloroso di un'esperienza che si protrae visto che la commissione ha tempi di risposta lunghissimi, e se uno sente che riesce meglio a lasciarsi tutto alle spalle e a voltare pagina senza fare niente, allora va bene anche lasciare perdere.

Francesco71
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Messaggio da Francesco71 » 5 settembre 2010, 15:09

Dott.a M.Pichi ha scritto:Il non parlare è responsabilità unica del paziente
Mi sembra un punto di vista un po' troppo di parte. Il terapeuta in quanto tale non può non avere la sensibilità necessaria a capire che la comunicazione con il paziente non è buona, o che questo non si fida pienamente. Non dico che sia responsabile del non parlare del paziente, ma la sua respionsabilità professionale risiede nel rendersi conto e soprattutto nell'affrontare di petto e in tempi ragionevoli una situazione di questo tipo.

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minimo
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Esperienza

Messaggio da minimo » 6 settembre 2010, 12:25

Dott.a M.Pichi ha scritto:Il non parlare è responsabilità unica del paziente e solo rare volte è il terapeuta a "non saper fare il suo mestiere"; molto più spesso il paziente si serve del silenzio per trovare una scusa razionale per interrompere la terapia.
Dott.ssa Picchi spero non se ne abbia se osservo che i suoi interventi su questo thread mi sembrano un po' troppo improntati all'apologia. Un terapeuta che tira fuori la propria fede religiosa nel setting non mi pare molto ben disposto verso l'individuazione del paziente (questo lo dico da cattolico). E sul fatto che siano rari quelli che "non sanno fare il loro mestiere" possiamo anche essere d'accordo in termini di postulato (né io né lei possiamo saperlo). Resta però il fatto che le psicoterapie sono ad alta incidenza di fallimento, e ricondurre tutti questi fallimenti o quasi a responsabilità del paziente è un arbitrio non supportato da dati, ma nemmeno dal buon senso.

Comunque, sulla responsabilità del paziente di parlare, criticare e protestare, posso portare la mia piccolissima esperienza. Dopo circa un anno e mezzo di terapia mi sono trovato fondamentalmente critico e in disaccordo con molte posizioni ideali, atteggiamenti e strategie mentali della terapeuta da cui ero in cura. Non ne ho fatto un pretesto per abbandonare ma mi sono impegnato a tirare fuori tutto, ripromettendomi di essere il più chiaro ed esaustivo possibile per far capire le mie posizioni e le mie perplessità alla psicoanalista. Questo "lavoro" di elaborazione su ciò che per me non andava mi impegnava parecchio anche tra una seduta e l'altra.

Alle prime sedute "polemiche" la psico ha ascoltato con attenzione ed effettivamente ha dato qualche risposta, sostanzialmente sostenendo che avevo "frainteso". Ma dopo due o tre sedute di questo tipo concludeva invariabilmente dicendo che "lei è molto arrabbiato", "lei è pieno di rabbia", "io penso che lei stia sfogando una rabbia antica" ecc. Il che sarà anche molto interessante (transfert ecc. ecc.) e molto stile psicoanalitico, ma NON è bello per chi si vorrebbe impegnare in un confronto su tematiche che gli stanno a cuore. Alla fine mi sono stancato di parlare con un muro e ho mollato.

Questo per dire che ad esempio nel mio caso parlare e criticare non solo non ha risolto l'empasse, ma ne ha creato uno ancora più insuperabile.

Francesco71
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Re: Esperienza

Messaggio da Francesco71 » 6 settembre 2010, 18:45

minimo ha scritto: Comunque, sulla responsabilità del paziente di parlare, criticare e protestare, posso portare la mia piccolissima esperienza. Dopo circa un anno e mezzo di terapia mi sono trovato fondamentalmente critico e in disaccordo con molte posizioni ideali, atteggiamenti e strategie mentali della terapeuta da cui ero in cura. Non ne ho fatto un pretesto per abbandonare ma mi sono impegnato a tirare fuori tutto, ripromettendomi di essere il più chiaro ed esaustivo possibile per far capire le mie posizioni e le mie perplessità alla psicoanalista. Questo "lavoro" di elaborazione su ciò che per me non andava mi impegnava parecchio anche tra una seduta e l'altra.

Alle prime sedute "polemiche" la psico ha ascoltato con attenzione ed effettivamente ha dato qualche risposta, sostanzialmente sostenendo che avevo "frainteso". Ma dopo due o tre sedute di questo tipo concludeva invariabilmente dicendo che "lei è molto arrabbiato", "lei è pieno di rabbia", "io penso che lei stia sfogando una rabbia antica" ecc. Il che sarà anche molto interessante (transfert ecc. ecc.) e molto stile psicoanalitico, ma NON è bello per chi si vorrebbe impegnare in un confronto su tematiche che gli stanno a cuore. Alla fine mi sono stancato di parlare con un muro e ho mollato.

Questo per dire che ad esempio nel mio caso parlare e criticare non solo non ha risolto l'empasse, ma ne ha creato uno ancora più insuperabile.
Sai minimo (e non mimmo come ti ho chiamato nell'altro post :) ) chissà perchè ma quando il paziente fa un bilancio, o una "riflessione critica" sulla terapia, il terapeuta non crede (o vuole credere) alla sincerità di questa riflessione e pensa sempre che in fondo ci sia altro, come se di fatto non ci potesse mai interrogare sulla validità del percorso che si sta seguendo. Ricordo che nel mio gruppo di psicoterapia c'era una ragazza che un giorno iniziò la seduta facendo presente determinate perplessità sul continuare la stessa, ma poi la terapeuta alle osservazioni commentò semplicemente che quello che stava dicendo del gruppo in realtà si doveva dire della sua famiglia. Ok, mi sta pure bene, però di fatto passa sempre il messaggio che tutte le volte che provi ad interrogarti sul continuare la terapia c'è sistematicamente altro che non va, sei arrabbiato, ecc. come se tale riflessione dovesse essere soffocata sul nascere, o fosse non sincera per partito preso.

Francesco71
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Messaggio da Francesco71 » 6 settembre 2010, 18:51

Dott.a M.Pichi ha scritto: Non reclamate mai quando acquistate qualcosa che non risponde alle vostre aspettative? Non credo
Non è solo un fatto economico, la terapia che seguivo io era in un cim e spendevo solo i soldi del ticket, ma sono rimasto ugualmente deluso.

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