Terapia portami via!

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

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Re: Terapia portami via!

Messaggio da CC » 6 novembre 2010, 16:08

Someone ha scritto:Seppure ora come ora non abbia minimamente voglia di avere a che fare con un altro psicoterapeuta, non riesco a credere che siano tutti come il primo e l' unico (se è anche l' ultimo non saprei ancora dire...) psi da cui sia mai andata.

Premesso che il tipo in questione secondo me non avesse la più pallida idea di come si sente un depresso (non per forza affetto da disturbo depressivo, insomma, uso il termine "depresso" come lo si usa tutti i giorni), perchè ogni beep che gli veniva detto per lui era aramaico, dato che era chiaro che il senso della vita per lui fosse Dio la fede ecc. ecc. Niente in contrario, ma in quanto non credente io e in quanto più legato alla fede che alla psicologia c' era veramente poco feeling tra me e lui.
Secondo: io capisco che lo psi non ha la palla di vetro e capisce le cose al posto nostro ma almeno un minimo, cavoli!! Non sapevo cosa dire perchè non ho un buon contatto con le mie emozioni e i miei sentimenti e in risposta ricevevo una frase tipo: "mi sembra che tu non la vuoi fare questa terapia"...e allora che sarei venuta a fare?? A regalarti le monetine??

Terzo e ultimo: Non si segnava mai niente. Non un taccuino, un foglio, una penna, insomma mai niente. Di conseguenza a volte mi diceva: "fai questa cosa che così poi la settimana prossima la controlliamo" oppure parlavamo di una cosa e poi diceva quando s' era fatto orario: "continuiamo la prossima volta"...ma la volta dopo si era dimenticato ovviamente tutto!! all' inizio cercavo di rinfrescargli la memoria, ma poi, dato che ogni volta dovevamo ripartire da zero, ho lasciato perdere.
Morale della favola: Non mi è servito a niente, ho speso soldi, non mi fido più tanto della psicoterapia, anche se lo vorrei tanto.
Ci sono persone che non si fidano della psicoterapia a priori!
Altre invece provano, si rendono conto che per loro non funziona e stanno peggio di prima perchè sanno di non avere più questa possibilità, insomma hanno una speranza in meno ma gli stessi problemi di prima. È una brutta sensazione.

Penso che se fossi incappata in uno psicologo credente (due cose a parer mio assolutamente in contrasto), che non prendeva appunti e che soprattutto non si ricordava nulla di quanto era stato detto in precedenza avrei interrotto subito.
In certe occasioni ci vuole tempo per capire se un medico è competente o meno, in altre l'incompetenza o la incompatibilità con il paziente vien fuori subito.
Comunque non dovrebbe essere difficile trovare uno psicoterapeuta non credente, che prende appunti e si ricorda le cose da una seduta all'altra, insomma non sono tutti così.
Che non te la senta di riprovare lo capisco e non conosco la gravità dei tuoi problemi comunque qualche professionista serio in giro dovrebbe essere rimasto.
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

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Re: Esperienza

Messaggio da CC » 7 novembre 2010, 19:47

minimo ha scritto:Alle prime sedute "polemiche" la psico ha ascoltato con attenzione ed effettivamente ha dato qualche risposta, sostanzialmente sostenendo che avevo "frainteso". Ma dopo due o tre sedute di questo tipo concludeva invariabilmente dicendo che "lei è molto arrabbiato", "lei è pieno di rabbia", "io penso che lei stia sfogando una rabbia antica" ecc. Il che sarà anche molto interessante (transfert ecc. ecc.) e molto stile psicoanalitico, ma NON è bello per chi si vorrebbe impegnare in un confronto su tematiche che gli stanno a cuore. Alla fine mi sono stancato di parlare con un muro e ho mollato.
Questo per dire che ad esempio nel mio caso parlare e criticare non solo non ha risolto l'empasse, ma ne ha creato uno ancora più insuperabile.
Francesco71 ha scritto:Sai minimo (e non mimmo come ti ho chiamato nell'altro post :) ) chissà perchè ma quando il paziente fa un bilancio, o una "riflessione critica" sulla terapia, il terapeuta non crede (o vuole credere) alla sincerità di questa riflessione e pensa sempre che in fondo ci sia altro, come se di fatto non ci potesse mai interrogare sulla validità del percorso che si sta seguendo.
Anche nel corso della mia psicoterapia ci sono stati episodi analoghi però non c'è stato solo questo, ci sono anche state cose che mi hanno convinta profondamente.

A volte io facevo una domanda e anzichè rispondere la psicoterapeuta era molto più interessata a far emergere cosa ci fosse dietro quella domanda, fatta proprio in quel momento e non in un altro.
Ad altre domande non rispondeva poichè riteneva che col tempo sarei stata io stessa in grado di darmi le risposte.
D'altra parte venne fuori quasi subito che lei non poteva certo dirmi cosa fare ma poteva solo mettermi in condizione (col tempo) di deciderlo io stessa perchè solo io potevo prendere certe decisioni e solo io ne sarei stata responsabile (questa cosa sembra così scontata e banale ma in realtà a me sembra importantissima in una professione delicata come quella dello psicoterapeuta).
Tutto sommato a me non dispiaceva "l'aria che tirava" durante la seduta che è un'aria che non tira da nessuna altra parte.
Voglio dire che se io le rivolgo una domanda e lei anzichè rispondermi vuole arrivare a cosa c'è dietro alla mia domanda a me sembra interessante arrivarci, forse più della domanda o della risposta stessa.
Chiaramente quando c'era qualcosa di particolarmente grave o urgente da discutere il suo atteggiamento era un altro e si arrivava ad una conclusione soddisfacente per entrambe subito.
Io mi sentivo molto seguita e da certi particolari capivo che lei stava facendo molto per comprendere veramente chi ero e poter interagire con me nella maniera più personalizzata e corretta possibile. Le sue continue attenzioni erano evidenti e dimostravano quanto mi capisse.

Quello che volevo dire è che leggendo i vari thread sembrerebbe che le psicoterapie e soprattutto gli psicoterapeuti siano tutti uguali e la differenza tra una psicoterapia andata bene ed una andata male sta solo nella ingenuità e nella mansuetudine del paziente più o meno disposto a bersi qualsiasi sciocchezza e più o meno portato a pensare continuamente al fatto che il suo psicoterapeuta sta lì solo per soldi.
Credo che la chiave sia proprio quanto il terapeuta riesca ad essere convincente con ogni singolo e diverso paziente che si trova davanti.
Penso che al paziente interessi sentire (al di là di ogni possibile recita) di stare realmente a cuore al terapista, che questi mostri competenza e capacità di poterlo aiutare realmente, che appaia (al di là di ogni possibile recita) più vocato e appassionato alla professione che ai proventi che essa è in grado di procurargli.
In sostanza quando lo psicoterapeuta ci convince e diventa un punto di riferimento solido in un momento particolarmente difficile della nostra vita eventuali episodi che credo ci siano in tutte le terapie restano piccoli dettagli a margine.
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Re: Esperienza

Messaggio da CC » 8 novembre 2010, 21:25

CC ha scritto:Chiaramente quando c'era qualcosa di particolarmente grave o urgente da discutere il suo atteggiamento era un altro e si arrivava ad una conclusione soddisfacente per entrambe subito.
Rileggendo i miei interventi mi viene sempre di ampliarli. Immagine

Quando ho cominciato la psicoterapia io non ero sostanzialmente in grado di sostenerla dal punto di vista psicologico.
In un certo senso la psicoterapeuta ha passato i primi anni ad "addestrarmi" (si fa per dire!).
Per spiegare la situazione mi viene da dire che è come se quando io mi fossi rivolta a lei ero allo stato "liquido" piuttosto che "solido".
Ero impalpabile, evanescente, inafferrabile, dolorosamente intoccabile (nel senso che qualunque cosa, anche la più sciocca mi faceva troppo male) e in questo senso sarei stata una grandissima stupida a pretendere che lei risolvesse in tempi brevi.
In quelle condizioni non ero certo in grado di affrontare la vita e altro non m'è restato da fare che provare con la psicoterapia nel senso che quando il problema è mentale con che cosa altro si dovrebbe provare?
Io ero assolutamente contraria all'assunzione di farmaci da parte di una persona così giovane e fortunatamente la mia psicoterapeuta ha concordato, per motivi forse diversi dai miei ma ha concordato!
Io mi sentivo profondamente male e quando nel corso del primo appuntamento lei accennò alla possibilità di poche sedute io pensai che lei non aveva capito chi aveva davanti (cosa di cui si rese conto nel corso delle prime sedute).
Pensai dentro di me che non volevo poche sedute, avevo la sensazione di avere davvero tanto da tirar fuori, cose che non avevo mai detto a nessuno e che stavano lì dentro a tormentarmi da anni!

I primi anni lei ha dovuto "mettere in sicurezza " il "luogo" in cui ci incontravamo (che io attaccavo in maniera immateriale e inconsapevole quanto e come potevo) e soprattutto me.
Ha dovuto rendermi abbastanza solida da poter accettare la realtà per quella che era e tutte quelle cose di cui c'era bisogno che mi rendessi conto.
Mi ha insegnato anche qualche "trucchetto" (si fa per dire!) per potermi districare nell'ambito della psicoterapia e della mia complessa interiorità, meccanismi che una volta scoperti mi sono sempre stati utili nella vita.
A volte non riesci ad eliminare del tutto un tuo atteggiamento ma se sei consapevole di averlo è tutta un'altra cosa. :)
Ovviamente tutto questo è stato mirato ed individuale e se non avesse capito chi ero non sarebbe stata neppure in grado di trovare una via d'accesso e guadagnarsi lentamente la mia fiducia.

Quello che ricordo è che quando lo riteneva opportuno lei stabiliva un nuovo obiettivo che io dovevo raggiungere e nonostante io fossi sempre molto atterrita e convinta di non poterci riuscire lei non proponeva mai cose che risultassero troppo pesanti o impossibili da raggiungere per me.
Sapendo bene che è solo grazie al successo nelle imprese reali che si acquisisce fiducia in se stessi e si passa via via a compiti più difficoltosi credo che lei proponesse qualcosa soltanto quando era veramente sicura che io, pur con molto sforzo, potessi riuscire.
Naturalmente aveva la pazienza di aspettare tutto il tempo di cui io avevo bisogno ed era capace di incoraggiarmi (cosa assolutamente nuova per me), sapendo quali corde andare a toccare e in che modo propormi le cose.
Io trovavo i suoi modi molto piacevoli, così come tutto ciò che la riguardava (la sua persona, il suo studio, tutto quello che i miei occhi potevano vedere).
Nonostante tutti i miei dubbi e le mie paure (sto ancora male - se non peggio - perchè non è ancora giunto il momento di star meglio o perchè questa terapia è inutile e sbagliata?) io ho sempre avuto la sensazione che noi ci stessimo muovendo anche se quasi impercettibilmente viste le mie condizioni. Spesso le dicevo che forse non sarei riuscita a raggiungere un certo traguardo nonostante la psicoterapia ma senza ero certa che non ce l'avrei fatta.
Nonostante non mi sia stato facile entrare in relazione con lei nella giusta maniera (e credo di non essere mai riuscita a farlo al 100%) che un qualche tipo di legame c'era l'ho sentito dopo poco che abbiamo cominciato la terapia.
Quello che facevo insieme a lei, anche se inizialmente molto pasticciato, mi sembrava senz'altro meglio che non far nulla ma non avevo certo la sicurezza che sarebbe servito a farmi stare bene nè mi rendevo conto di dove mi avrebbe portata.
Io sono dovuta partire davvero dalle piccole cose nel senso che non riuscivo a reggere neppure il setting. C'è voluto un bel pò di tempo solo per imparare a reggere quello senza sentirmi "perseguitata" o prendere le normali regole della psicoterapia come un qualcosa di personale fatto contro di me! (Anche questo credo di non essere mai riuscita a farlo appieno ma non c'è paragone tra allora ed adesso!)
Io non reggevo l'idea che la seduta avesse una scadenza temporale differente dalle mie esigenze (se io quel giorno sentivo il bisogno di parlare per tre ore di fila perchè mai dopo un'ora dovevo smettere?)
Non reggevo l'idea di non poter vedere la terapeuta al di fuori delle sedute o comunque quando lo desideravo o ne avevo bisogno.
A tal proposito le ho fatto un paio di cose che non so come abbia potuto impedirsi di uccidermi! :)
Il tempo tra una seduta e l'altra mi sembrava infinito, l'interruzione per le vacanze estive, natalizie, pasquali davvero intollerabile! Quando lei non c'era mi mancava l'aria e c'è voluto parecchio tempo prima che potessi uscire da questa situazione.
Per me ogni elemento del setting era indice del fatto che a lei non importasse niente di me e dei miei bisogni. È evidente che il mio rapporto con le regole fosse piuttosto disastroso (oggi non è perfetto ma non c'è paragone!)

Io avevo la forte impressione che lei preferisse avere uno studio un pò più modesto pur di poter proporre tariffe contenute ed accessibili un pò a tutte le persone che soffrono.
In verità dopo un pò il rapporto era diventato tale che avrebbe potuto anche portarmi a fare la seduta in un porcile :) e a me sarebbe andata bene lo stesso. Non è il luogo che conta ma i sentimenti.
Mi sembrava abbastanza evidente di essermi imbattuta in una di quelle persone (come sono anche io del resto) che tengono più alla soddisfazione che certe situazioni possono dare che al denaro.
Non si può certo dire che noi due fossimo identiche ma mi sembrava che alcune cose in comune le avessimo.

Nel corso del tempo mi sono sempre resa conto del fatto che ricordare nei minimi dettagli certe fasi della mia psicoterapia mi fa sempre un gran bene! :)
Non soltanto perchè mi rendo conto di quanta strada ho fatto ma anche perchè ricordare che questa persona abbia fatto così tanto per me mi provoca sensazioni intense e piacevoli. Non credo che potrò mai dimenticare le emozioni legate a quegli avvenimenti e spero vivamente che questi ricordi non si cancellino mai dalla mia mente.
Non sono poi così insignificante se una così si è data tanto da fare per me!
E se proprio gli dobbiamo trovare un'utilità l'ammirazione che provo per questa persona ha fatto da traino e quindi è importante!
Mi rammarica un pò il fatto di non essere riuscita sempre a dimostrarle tutto il bene che pensavo di lei ma questa è un'altra storia di cui parlerò magari un'altra volta.

P.S.
Spero che le cose che scrivo possano essere di aiuto a qualcun'altro oltre che a me stessa.
Tutto ciò che ho letto in questa sezione del forum mi è stato molto utile.
Mi rendo conto di non essere capace di essere breve ma ciò di cui parlo è talmente importante per me che merita tutte le parole che servono.
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Aikiko
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Messaggio da Aikiko » 8 novembre 2010, 22:34

Grazie CC, avevo proprio bisogno di sentir dire da qualcuno che tutto questo percorso (e anche il mio al momento mi sembra molto "pasticciato") può portare davvero a qualcosa.

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Messaggio da CC » 9 novembre 2010, 16:24

Prego! :)

Sono contenta che il mio intervento ti abbia dato speranza, confrontarsi è utile però preferirei che tenessi anche presente che ogni percorso è a se!
Per come la vedo io il mio percorso ha avuto molto senso, ha sciolto molti nodi (e credo che ciò sia sotto gli occhi di tutti) ma questo non significa purtroppo che tu dal tuo trarrai il mio stesso beneficio (ovviamente te lo auguro!) :)
Voglio solo precisare che io non posso saperlo e che illudere qualcuno è l'ultima cosa che voglio fare.
La mia è stata una terapia ottima ma non perfetta, non sono riuscita ad ottenere tutto ma molto. Credo dipenda anche un pò dalle aspettative di ogni singolo paziente.
Ti faccio un esempio stupido: io sono sempre stata una persona "musona". Credo di essere nata così e che determinati eventi negativi nel corso della mia infanzia abbiano contribuito ad accrescere questa predisposizione.
Ti posso dire che a terapia finita io non sono diventata un'allegrona!
Ho sempre un modo piuttosto grave e pesante di prendere le cose ma niente a che vedere con prima! A un certo punto - e grazie a mille esperienze - si cresce e tutto viene ridimensionato!
Io non mi sono mai aspettata che la terapia mi cambiasse carattere, mi rendesse completamente diversa da quella che ero, cosa che magari mi sarebbe anche dispiaciuta perchè alcune cose di me mi piacevano così come erano e non volevo cambiarle (e ti garantisco che se tu non vuoi cambiare una cosa di te nessuno psicoterapeuta riuscirà mai a cambiarla).
Per quanto riguarda la riuscita della terapia, nel mio caso hanno contato tanto anche i "sentimenti" che provavo nei confronti della psicoterapeuta che come ripeto sono stati una grande molla che mi ha aiutato - non subito - a rialzarmi da terra!
Io non vedevo l'ora di andare alla seduta e i primi anni non ne ho saltata neppure una, ci sono andata con la febbre, con la neve, con il diluvio, con lo sciopero dei mezzi, a tutti i costi!!! Che io sappia non tutti i pazienti si sentono così "attratti".

Ho utilizzato il termine "pasticciato" non in riferimento alla psicoterapeuta che aveva le idee ben chiare sul da farsi*** ma alla maniera in cui io inizialmente facevo le cose che lei mi chiedeva di fare.
All'inizio i miei erano dei veri e propri sgorbi e lei pazientemente li accettava così come erano e aspettava che settimana dopo settimana migliorassi.
Che piccoli progressi ce ne fossero era evidente a me e a lei e questo ha fatto si che io fossi interessata ad andare avanti tuttavia non avevo la più pallida idea se ciò che stavamo facendo sarebbe servito a qualcosa.
In un certo senso il mio è stato un salto nel buio, un voler tentare a tutti i costi di migliorare la mia situazione attraverso un mezzo come la psicoterapia piuttosto che con altri mezzi che facevo anche fatica ad individuare.
Mia madre mi voleva portare a Lourdes :lol: ma ti dico francamente che visto il modo in cui sono fatta non solo mi sono rifiutata categoricamente di andarci ma credo che non avrebbe funzionato. A me sembrava evidente di avere dei problemi che non sarebbe certo stata una giornata a Lourdes a risolvere! :)
Mia madre voleva che stessi bene subito e non riuscivo a farle capire che secondo me questa cosa era impossibile. Sarò noiosa ma il passare del tempo aiuta in moltissime cose! Non si può escludere che a volte sia il tempo stesso a risolvere e non la psicoterapia che nel frattempo ti ha però tenuto compagnia! (Male non fa insomma!)
Se una persona ha fede in Dio e attraverso questa fede riesce a stare bene io sono contenta per lei, non ho niente da contestare, nessuna intenzione di dire agli altri che devono vivere come me, secondo le mie convinzioni.
Visto il mio background culturale e il mio modo di pensare quando è arrivata la crisi non ho potuto far altro che pensare alla psicoterapia e mentre la facevo ed ero piena di dubbi riguardo alla sua efficacia sono andata avanti perchè non vedevo cosa altro avrei potuto fare!
Io avevo la ferma convinzione che non fare nulla sarebbe stato di gran lunga peggio che fare la psicoterapia anche se mi pareva di non farcela e di essere una vera frana!
I primi anni di psicoterapia sono stati molto più che frustranti! E soprattutto io non avevo la più pallida idea di dove saremmo andate a parare!
Alcuni pazienti non riescono ad adattarsi ai meccanismi della psicoterapia, evidentemente si tratta di una cosa che non fa per loro, cosa di cui non possono far altro che prendere atto!
Anche io all'inizio ho rischiato di prendere una posizione che avrebbe portato all'innalzamento di un muro tra me e la psicoterapeuta e quando lei me lo ha fatto notare io ho cercato di modificare il mio modo di vedere le cose pur di poter entrare in relazione con lei e ricevere l'aiuto di cui avevo bisogno e che avevo chiesto proprio a lei e non ad altri. Non so se mi sono spiegata!
Certe cose della psicoterapia un paziente le deve accettare altrimenti non si va da nessuna parte ed io volevo così tanto che funzionasse che mi sono sforzata di modificare quell'atteggiamento che avrebbe potuto portarmi ad alzare un muro che poi non sarebbe più stato possibile abbattere. Arrivata a quel punto altro non avrei potuto fare che interrompere ma io non vedevo alternativa alla psicoterapia quindi ho stretto i denti, ho cercato di fare del mio meglio e di andare avanti!

Non ricordo il momento preciso in cui ho cominciato a stare meglio, a un certo punto certe cose spariscono o si affievoliscono e tu non te ne sei nemmeno resa conto presa com'eri ad affrontare altri problemi che venivano dopo. Ciò che non tenevi sotto controllo riesci a tenerlo sotto controllo!
A volte la psicoterapia ti permette di fare cose che prima non riuscivi assolutamente a fare e sono poi queste cose (e non la psicoterapia che ti ha permesso di arrivare a loro) che ti fanno stare meglio. Per quel che ho potuto vedere a farti stare meglio è una miscela di fattori che comprende anche la psicoterapia. Io l'ho sempre vista come una opportunità in più che purtroppo non tutti possono permettersi.
Considera però che spesso queste cose (un lavoro, un fidanzato, amiche) arrivano ma magari anni dopo se ne vanno e naturalmente nel momento in cui certe cose le perdi la psicoterapia dovrebbe averti resa nel frattempo molto più forte e capace di reagire!
A volte si pensa di essere finalmente cambiati solo perchè nella nostra vita sono accadute accidentalmente certe cose. Si scopre poi dopo molti anni che non siamo cambiati affatto o al limite siamo cambiati in superficie e non nel profondo. Ciò che è capitato nelle nostre vite ci ha fatto pensare che fossimo cambiati ma siamo sempre gli stessi (con l'aggravante che siamo più vecchi), il nostro modo di reagire di fronte a un certo avvenimento è sempre lo stesso.
Insomma vedere sempre le cose per quello che veramente sono è faticoso e impossibile e credo nessun essere umano lo voglia!

Quando mi sono rivolta alla mia psicoterapeuta mi sentivo molto sola, non avevo molto altro oltre a lei e alla terapia. So che non era una situazione ottimale ma purtroppo stavo così.
Lei una volta mi disse che durante la psicoterapia non potevo parlare tutto il tempo di me, di lei e della psicoterapia. Io al di fuori del suo studio avrei dovuto avere tutta una serie di cose di cui parlare con lei.
Al tempo stesso però fu presto evidente che nelle condizioni mentali in cui stavo il passaggio all'atto non era la migliore cosa che potessi fare.
I miei atti al di fuori dello studio della terapeuta sembravano tutti volti a minare la psicoterapia che sembravo così convinta di voler fare o comunque, in generale, ciò che facevo sembrava più controproducente che il contrario.
Il mio modo di agire era purtroppo condizionato dal desiderio di stare bene subito, più presto possibile, dal desiderio di ottenere subito tutte quelle cose che volevo, io agivo in un periodo in cui ero divorata dall'ansia e dalla tristezza e i risultati erano semplicemente terribili!
A questo punto lei mi consigliò di non passare all'atto finchè non avessi avuto un quadro più chiaro della situazione generale e faticosamente e dopo molto tempo io arrivai a guardare tutta un serie di cose, chiarirmi le idee e soltanto dopo magari agire. Chiaramente ho "perso" alcuni anni della mia vita ma ero davvero fuori gioco, in quelle condizioni dove volevo andare?
In un'altra fase della mia lunga terapia lei mi fece notare che mi trovavo nella fase esattamente opposta nel senso che non agivo più, parlavo delle cose nel suo studio ma al di fuori di esso non mi davo da fare per realizzarle.
Quando dico che la psicoterapia non è tutta rose e fiori intendo questo.
È difficile trovare l'equilibrio nella vita come nella psicoterapia nel senso che è difficile realizzare l'equilibrio dentro di noi.
Se qualcuno mi prospettasse l'idea di rivivere tutta la mia psicoterapia mi sentirei male nel senso che è stato tanto bello, utile ed interessante ma anche tanto brutto, un periodo pieno di incertezza, senza sapere chi fossi, senza concludere molto nella vita reale. I miei familiari erano preoccupati e mi stavano pure un pò con il fiato sul collo, ero dipendente affettivamente dalla psicoterapeuta e dalla psicoterapia, ero depressa!
Ovviamente tutto questo in momenti diversi, la mia è stata una terapia lunga e contraddistinta da diverse fasi.


***
Riguardo al fatto che lei avesse le idee così chiare sul da farsi forse non era poi così difficile come credevo io comprendere che cosa la psicoterapia potesse fare per una persona con i miei problemi.
Quello che voglio dire è che nella primissima fase (e non solo) lei m'è sembrata grandiosa, l'avrei seguita in capo al mondo (in senso figurato) ma oggi come oggi mi chiedo se la mia situazione mi sembrasse così difficile e disperata soltanto perchè io la guardavo da dentro mentre lei la guardava da fuori e forse per chiunque guardi da fuori (tanto più per un professionista) certe cose che a noi sfuggono appaiono lampanti!
Ovviamente una volta che il terapeuta riesce ad inquadrare correttamente l'intera situazione stabilire cosa è giusto fare è un ulteriore passo attraverso il quale il terapeuta dimostra o meno il suo valore (che dovrà continuare a dimostrare per tutta la durata del percorso nel senso che nessuno può "vivere di rendita"!)
Quello che tento con molta difficoltà di dire è che credo che a volte ci sia una differenza abissale tra come il paziente percepisce se stesso e come viene percepito dallo psicoterapeuta (lo dico in senso buono non per intendere che il medico non abbia capito nulla).
In questo senso il paziente - che non è al massimo delle sue facoltà mentali - può avere pensieri forse ingenui, può sottovalutare o sopravvalutare ma riuscirà comunque a rendersi conto se le cose che lo psicoterapeuta dice lo rappresentino con esattezza o meno. Allo stesso modo riuscirà anche a capire se ciò che lo psicoterapeuta consiglia di fare sia opportuno o meno.
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Messaggio da CC » 10 novembre 2010, 17:28

CC ha scritto:Sono contenta che il mio intervento ti abbia dato speranza, confrontarsi è utile però preferirei che tenessi anche presente che ogni percorso è a se!
Per come la vedo io il mio percorso ha avuto molto senso, ha sciolto molti nodi (e credo che ciò sia sotto gli occhi di tutti) ma questo non significa purtroppo che tu dal tuo trarrai il mio stesso beneficio (ovviamente te lo auguro!) :)
Voglio solo precisare che io non posso saperlo e che illudere qualcuno è l'ultima cosa che voglio fare.
@ Aikiko:
Mi rendo perfettamente conto di quanto sia stata infelice questa mia frase!
E non volendo partire con il piede sbagliato specifico ulteriormente che non è mia intenzione essere offensiva, scoraggiante o di malaugurio! :(
Nel caso in cui ti trovassi in uno stato mentale di prostrazione (io non posso saperlo visto che non ti conosco) credo di doverti la massima chiarezza possibile ed evitare di intristirti inutilmente.
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Francesco71
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Re: Esperienza

Messaggio da Francesco71 » 11 dicembre 2010, 17:00

CC ha scritto:D'altra parte venne fuori quasi subito che lei non poteva certo dirmi cosa fare ma poteva solo mettermi in condizione (col tempo) di deciderlo io stessa perchè solo io potevo prendere certe decisioni e solo io ne sarei stata responsabile (questa cosa sembra così scontata e banale ma in realtà a me sembra importantissima in una professione delicata come quella dello psicoterapeuta).
Sicuramente siamo noi pazienti che dobbiamo prendere le decisioni riguardanti la nostra vita, e non si deve pretendere che sia il terapeuta a prenderle per noi.
Nel mio caso sono rimasto molto perplesso dal fatto che i miei terapeuti (parlo al plurale perchè era una terapia di gruppo) non hanno voluto, insieme a me, valutare (appunto insieme) i risultati di una terapia durata ben 4 anni e mezzo, come se la valutazione non facesse parte del loro lavoro. Poi scrivendo su questo forum ho scoperto che in psicoterapia ci sono scuole di pensiero che addirittura rifiutano a priori il discorso della valutazione. Questo loro atteggiamento mi ha in un certo senso offeso perchè da una frase detta mi sono sentito trattare come un bambino scemo che vuole che qualcuno gli dica cosa fare (se lasciare o meno la terapia), quando io, dopo una difficile riflessione durata più di un anno, avevo finalmente preso la mia decisione (di lasciare), e mi sembrava giusto parlarne con chi mi aveva avuto in cura per così tanto tempo, renderli in qualche modo partecipi. Quindi sono rimasto male, perchè mi aspettavo una partecipazione, almeno da un punto di vista umano, che invece non c'è assolutamente stata.

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Messaggio da CC » 12 dicembre 2010, 17:20

Francesco71 ha scritto:Quando ho preso la dolorosa decisione di abbandonare la terapia di gruppo che stavo seguendo da ben 4 anni e passa, se avessi saputo come avrebbero reagito i 2 terapeuti che mi avevano in cura non glielo avrei nemmeno detto. Premetto che il mio abbandono era tutt'altro che inaspettato visto che già da un anno avevo chiaramente detto che stavo facendo una specie di bilancio o riflessione critica su questa esperienza purtroppo non positiva per me nel senso che non avevo mai sentito che questa terapia fosse un valido strumento di aiuto, forse per il tipo di terapia in sè, forse perchè non c'era una comunicazione ottimale tra me e i terapeuti, fatto sta che mi sentivo come se andassi sempre più giù lentamente ma costantemente e, soprattutto, senza che la terapia mi aiutasse a capirne il perchè.
Sicuramente però la freddezza e il netto prendere le distanze dal fallimento della terapia che hanno manifestato i terapeuti, in particolare la terapeuta, mi ha lasciato completamente di sasso. Anche perchè per prendere le distanze questa persona ha coinvolto la figura di un'altra terapeuta con la quale avevo fatto un precedente ciclo di terapia individuale prima di entrare nel gruppo. La frase finale è stata: "Forse Francesco dimentica che la decisione di fare il gruppo l'ha presa lui con un'altra persona" detta con tono seccato e con la chiara gestualità di chi vuole chiamarsi fuori e prendere in tutti i modi le distanze. L'ho veramente vissuta come una specie di tradimento finale, perchè è vero che prima di fare il gruppo avevo fatto una terapia individuale con un'altra terapeuta e che sicuramente da lei è partita l'idea di fare la terapia di gruppo, ma prima di entrare effettivamente nel gruppo avevo avuto diversi colloqui individuali con la terapeuta del gruppo, e ricordo nitidamente frasi come: "Questi incontri non servono solo affinchè io impari a muovere le fila della sua storia, in quanto non ultima io devo valutare e decidere se lei è adatto a fare il gruppo". Peccato che quando la terapia è fallita, abbia sentito l'esigenza di parlare in modo completamente diverso.
Francesco71 ha scritto:Innanzitutto grazie per le vostre risposte.
Si ci sono rimasto effettivamente troppo male per come mi è stato parlato a 2 minuti di orologio dal termine di un cammino lungo 4 anni e passa, probabilmente mi sono come sentito preso in giro all'ultimo minuto. Che una terapia possa non andare bene è un fatto che ci può sempre stare, nessuno mi ha dato all'iinizio la sicurezza che sarebbe servita, ma parlare in questo modo ha fatto si che andassi via senza avere più un briciolo di stima per i terapeuti; mentre credo che una terapia può anche andare male ma si dovrebbe comunque mantenere una stima reciproca.
Molto probabilmente ci ho messo troppo a farmi la domanda cruciale se avesse senso continuare o meno. E' una domanda importante che bisogna porsi nè troppo presto ma nemmeno troppo tardi come ho fatto io.
Ho aperto questa discussione perchè vorrei tanto capire cosa passava per la mente della terapeuta per uscirsene in quel modo: forse una gran voglia di prendere le distanze dal fallimento della terapia, come a voler sottilineare che quel fallimento non la riguardava in alcun modo e che era solamente un mio fallimento personale, forse voleva dire che se era stato un errore fare la terapia di gruppo non era un errore che aveva fatto lei ma bensì la sua collega che mi aveva avuto in cura precedentemente (contraddicendo tra l'altro il modo con cui aveva parlato inizialmente) e che quindi lei non aveva deciso niente ed era stata praticamente solo un'esecutrice passiva di una decisione presa da altri. Sono stato buttato in prima linea nell'aver deciso di fare il gruppo, quando io non sapevo nemmeno cosa fosse la terapia di gruppo e quindi come potevo decidere io che quella era la terapia giusta per me? Infatti come ho letto su questo forum il paziente porta il suo disagio, ma è ovviamente il terapeuta che decide il mezzo con cui agire.
Posso dire che questa dottoressa mi ha dato in diverse occasioni l'impressione di avere un ego professionale molto grande, di credersi cioè molto brava, ed infatti è molto conosciuta e apprezzata dai colleghi come psicodrammista, ma questo non l'aiuta di certo quando le cose non vanno bene come nel mio caso.

Io posso soltanto dirti qual'è stata la mia esperienza, nella speranza che le mie parole possano offrirti uno spunto di riflessione!

La mia terapia è durata tantissimi anni e ad un certo punto io mi sono un pò adagiata.
Sembrava che non avessi più molta voglia di lavorare su me stessa, di impegnarmi all'esterno dello studio della psicoterapeuta per conseguire dei risultati, dei cambiamenti in certi specifici campi.

Tutto questo lei me lo ha fatto notare, sottolineando il fatto che visto che io non ero più così agguerrita come un tempo (nei confronti dei miei problemi e di quei comportamenti che non mi portavano da nessuna parte) era un pò come se lei mi stesse rubando i soldi (parole sue queste), come se io la pagassi per non raggiungere poi risultati.
Secondo me sottolineare questa cosa non è soltanto onesto ma aiuta anche a cautelarsi da futuri guai.

Credo che a un certo punto la voglia di lavorare su me stessa sia venuta meno (perchè avevo raggiunto un livello di benessere per me accettabile) e il fatto di andare all'appuntamento settimanale con la terapia fosse più una questione di abitudine, la paura di non poter star bene senza, il non voler affrontare il doloroso distacco da una persona importante con cui ho condiviso moltissimo, per molti anni.

A farmi notare tutto questo è stata come sempre lei e riguardo agli obiettivi non raggiunti (e al fatto che io non avessi più tutta questa voglia di impegnarmi) lei ha attribuito la responsabilità a me, non ad una intrinseca e costituzionale inefficacia della funzione analitica o all'improvviso sopraggiungere di una sua incapacità professionale.
Sentirsi dire tutto questo è doloroso (come la gran parte delle cose che ti senti dire in psicoterapia) e non ci si rimane bene ma onestamente ho concordato con lei sul fatto che per numerosi anni la terapia ha funzionato e dato i suoi frutti mentre da un pò di tempo a questa parte non era più così, io non avevo più tutta quella voglia di combattere o forse più di quello che avevo ottenuto non potevo ottenere.
Nel mio caso non mi è sembrato che la psicoterapeuta liquidasse brevemente la questione attribuendo la "colpa" di ciò che non è andato a me soltanto per discolpare se stessa e per non dare adito a tutta una serie di questioni che sarebbero potute nascere in quel caso.
Noi ci siamo sempre prese il giusto tempo per ogni cosa e di "colpa" non se ne è mai parlato perchè uno le cose che fa non le fa certo di proposito, non è una questione di volontà.
A me sembrava chiarissimo il fatto che certi obiettivi non li abbiamo raggiunti perchè io ho fatto veramente di tutto per non raggiungerli e se una persona non si vuole sforzare di cambiare una cosa di se stessa non c'è percorso analitico o analista che tenga!

La mia terapia e il mio contatto con la psicoterapeuta sono stati talmenti lunghi che io ho potuto ben vedere quanto lei fosse capace e quanto una psicoterapia possa aiutare perchè per anni i risultati ci sono stati e comunque essere consapevoli di un qualcosa piuttosto che completamente all'oscuro è già un notevole passo avanti.

Credo che il periodo conclusivo dell'analisi non sia bello per nessuno però io non mi sento di giudicare una persona o un percorso fatto solo in base al modo in cui si è concluso, non posso giudicare un percorso durato anni dagli ultimi mesi e nella vita reale se ho avuto una splendida amicizia con una persona per dieci anni ma poi purtroppo la cosa si è conclusa in malo modo non do importanza solo alla conclusione ma anche a tutto il bello che c'è stato prima.
La natura umana è tale che tende a ricordare più le cose negative che quelle positive però spesso questi due aspetti sono le due facce di un'unica medaglia.
Attualmente ho un'amica molto triste perchè il suo vecchio pastore tedesco si è ammalato e sta morendo.
Immagino che si tratti di un momento terribile per lei ma dovrebbe anche cercare di ricordare tutti gli anni felici che ha passato quando il cane era giovane e sano.
Avrebbe potuto scegliere di non prendere mai un cane ma in questo caso non avrebbe vissuto nè il brutto momento che sta vivendo nè quelli belli che sono stati di gran lunga più numerosi.

Non so se le mie riflessioni ti possono aiutare, a volte è più questione di vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto che altro.
Spesso in psicoterapia ci si fraintende, non si riesce a comprendere del tutto ciò che lo psicoterapeuta ci sta dicendo perchè i nostri abituali schemi mentali fanno in modo che ci arrivi distorto.
A me capitava e fortunatamente avevo la seduta successiva per chiarire e capire cosa aveva voluto dire veramente, a volte mi capita anche in famiglia di prendere un discorso che stanno facendo per quello che non è, quando poi io dico come l'ho inteso loro mi dicono che non è ciò che volevano dire loro, ormai lo sappiamo tutti e questo ci facilita le cose.
Certo non è detto che le mie riflessioni ti aiutino, se non sono indiscreta vorrei sapere cosa hai fatto dopo l'interruzione di questa terapia di gruppo e soprattutto come stai adesso! :)


P.S.
Riguardo al fatto che gli psicoterapeuti siano sempre così cauti con il paziente quando questi parla di interrompere è abbastanza comprensibile nel senso che loro ci vedono in una maniera molto diversa da come ci vediamo noi.
Nel corso della mia terapia si è parlato spesso di interrompere, non tanto perchè lo volessi io (che non lo volevo affatto) ma quanto perchè lei sottolineava spesso che le cose si stavano mettendo in una maniera tale che saremmo poi state costrette ad interrompere.
I suoi erano avvertimenti per evitare incidenti di percorso che avrebbero determinato l'interruzione della terapia prima che io potessi raggiungere dei risultati.
Col passare degli anni lei mi diceva cose diverse, non è che era come un disco che ripeteva sempre le stesse cose!
La prima volta che si parlò di interruzione o di passare da due sedute a settimana ad una lei disse che non ero pronta, diverso tempo dopo mi disse che secondo lei ero pronta a passare ad una sola seduta a settimana, arrivò poi il giorno che mi disse che - nonostante non avessi raggiunto tutti i traguardi che avrei dovuto - secondo lei per l'interruzione definitiva ero pronta.
Non credo che quando uno psicoterapeuta dice che non è ancora arrivato il momento di interrompere lo faccia sempre e comunque per soldi!
Sicuramente esistono gli psicoterapeuti così però la mia non mi è sembrata una di queste.
Mi è sembrata sempre molto onesta e professionale tant'è che certe cose che io neppure vedevo le ha sollevate lei! A me è sembrata integerrima rispetto a quelle regole analitiche che col tempo ho imparato a conoscere.
Come in qualsiasi altra professione credo che la disonestà gli tornerebbe indietro come un boomerang!
Probabilmente le tue psicoterapeute ci sono rimaste male quando hai palesato il fatto che volevi interrompere la terapia perchè non la trovavi utile.
Magari loro erano di parere contrario e forse per non fare apparire al resto del gruppo quella terapia come inefficace ti hanno trattato come se fossi tu quello sbagliato!
Non lo so perchè io non ho mai fatto una terapia di gruppo nè ho preso mai farmaci nè ho mai avuto più di una psicoterapeuta.
Credo che il fatto che tu ne abbia avuta più di una contemporaneamente complichi molto le cose. Io non avrei mai potuto averne più di una nè fare una terapia di gruppo, sarebbe stato deleterio al massimo per me.
Chiaramente uno psicoterapeuta dovrebbe essere perfettamente in grado di individuare le sue emozioni e tenerle per sè ma forse quando non condividono l'interruzione non possono fare a meno di palesarlo proprio in virtù della responsabilità che si assumono se poi il paziente dovesse stare peggio.
In un certo qual modo dovrebbe risultare chiaro a tutti quali sono le responsabilità del paziente e quali quelle del terapeuta ma la psicoterapia è tale che è molto difficile tracciare un confine! Comunque io non credo che sia d'aiuto dire che il paziente non ha mai nessuna responsabilità e che il terapeuta le abbia tutte, dipende!
Insomma credo sia una questione molto delicata e ricca di sfaccettature, io mi fermo qui perchè ho scritto fin troppo, magari riprendiamo il discorso in un altro momento, se ti va!
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

Marta
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Messaggio da Marta » 12 dicembre 2010, 19:13

scusa CC ma su questo fatto di non essere pronta(a interrompere, ridurre le sedute ecc...) dico la mia! cosa poteva mai succedere se interrompevi 2 anni prima o passavi prima a 1 sola seduta a settimana? sai cosa disse a me lo psico melodrammatico? che non ero ancora pronta ad avere amici, e quindi x questo dovevo fare psicoterapia ! invece sai cos'è cambiato durante e dopo la psicoterapia? niente! ho avuto il primo ragazzo 7 mesi dopo la conclusione(è capitato ma poteva succedere prima durante 3 anni dopo), ho qualche amico da ottobre (avuti a cu....), per il resto ho fatto tutto da me, ripresa dell'uni, voti alti, lavoretti da 4 soldi, cioè mi sono fatta il mazzo, mentre lui diceva, mentre io sganciavo 60 euro alla settimana, "non sono in grado, sei troppo grave!"!!!!
io sono anche partita con timidezza e insicurezza e dopo pochi mesi avevo un disturbo di origine ansiosa, e sbalzi di umore e rischiavo la depressione!!!! sono diventata una persona affetta da un disturbo psicologico e con instabilità umorale!!! ma tutte queste cose sai cosa sono? sono interpretazioni soggettive dello psico viziate da pregiudizi e preconcetti! ogni singolo episodio era valutato e analizzato nell'ottica del problema psicologico o psicopatologico! per questo il nervosismo caratteriale può diventare "crisi di rabbia" e solitudine sociale=ansia sociale!
io piano piano ho iniziato a percorrere una strada, senza alcun aiuto o sostegno, mentre quando ero seguita da lui non facevo assolutamente nulla, mi sentivo una poveretta affetta da problemi psicologici, che avrebbe potuto stare anche più male di come stava, e alla quale, appunto perchè aveva questi problemi, era concesso di non rischiare nulla e di fare l'apatica! quando sono riuscita a uscire dal "pensarmi malata o disturbata o disadattata" ho ripreso a vivere!
sembra che sto esagerando, ma ti giuro non è così! io penso che se non si ha una malattia grave, sintomi fisici o invalidanti, incapacità nel fare alcune cose, non è poi così assolutamente necessario, indispensabile e vitale andare 1 volta a sett da uno psico x anni! si prova per un po di tempo, poi se non si ottengono risultati o si va da un altro o si fa da soli! io ho potuto andarmene via dopo 1 anno perchè stavo con uno psico che aveva esaurito il suo lavoro, che faceva psicoterapie di 1 anno, 1 anno e mezzo, ma se fossi andata da uno psicocanalista, mi avrebbe tenuta ancora, e forse si sarebbe preso anche una parte del merito del "ragazzo, dei 30 all'uni e degli amici"! invece è tutto merito mio!!! in fondo non ero così grave, non avevo ansia oltre il normale, e non ero fobica sociale!!! io LO SAPEVO GIA', fu lo psico a mettermi il dubbio, a farmi venire un sacco di paranoie, e io assecondai la sua diagnosi assumendo un ruolo, dando enorme importanza a tutti gli episodi che potessero confermare quello che sosteneva, e immedesimandomi in ciò che leggevo su internet!!!
comunque adesso per me va tutto bene!!!! ho fatto mille cose, superato 3000 difficoltà e ottenuto 500 vittorie in 1 anno e mezzo e senza l'aiuto di nessuno!!! invece in 16 mesi di psicoterapia non ho fatto assolutamente nulla!!! perciò dico che se si è in una situazione di stallo da troppo tempo è inutile perseverare e spendere soldi, meglio tentare di fare qualcosa DA SOLI, e non adagiarsi in una presunta incapacità e impossibilità di vivere la propria vita senza il sostegno di uno psico!!!
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Messaggio da francesca » 13 dicembre 2010, 15:59

Con qualunque psy, ti farebbe questo effetto, perchè le psicoterapie ci mettono in discussione e ci fanno pensare.
Hai fatto bene a lasciar perdere, sono convinta che è stata la scelta giusta per te, da quel che leggo.

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Messaggio da CC » 13 dicembre 2010, 16:12

Marta ha scritto:scusa CC ma su questo fatto di non essere pronta (a interrompere, ridurre le sedute ecc...) dico la mia!
Accomodati pure, ci mancherebbe altro! :)

Marta ha scritto:Cosa poteva mai succedere se interrompevi 2 anni prima o passavi prima a 1 sola seduta a settimana?

Marta non siamo tutti uguali! :)
Io ho parlato della mia esperienza sperando che Francesco71 potesse trarne beneficio.
Dal momento che raccontava di quanto si fosse sentito male per il comportamento delle sue psicoterapeute quando ha deciso di interrompere una terapia di gruppo da cui sentiva di non star traendo beneficio io ho provato a fargli vedere le cose da più prospettive diverse!
Cosa poteva succedere a me se avessi interrotto due anni prima o se fossi passata prima ad una sola seduta a settimana non lo so ma il fatto è che io non lo volevo e che ormai il passato è passato!
A volte non si è pronti nel senso che si è nel pieno del discorso (e magari della dipendenza affettiva) quindi se non ci sono impedimenti oggettivi sarebbe meglio non smettere o non diminuire la frequenza delle sedute proprio in quel particolare momento ma in seguito.
Se uno interrompe nel momento sbagliato, nel pieno del percorso, quando determinate cose sono state risvegliate ma non ancora risolte ed archiviate definitivamente potrebbe anche stare male.
Il paziente se ne accorge se sta nel vivo della situazione o se ciò che c'era da fare è ormai stato fatto!
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Messaggio da francesca » 13 dicembre 2010, 16:20

Sì, ma se uno ha sempre l'atteggiamento da bastian contrario nei confronti di quel che dice lo psy, o chiunque altro, come fa ad accettare un'interpretazione qualunque?
E' impossibile! :)

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Messaggio da CC » 13 dicembre 2010, 18:42

francesca ha scritto:Sì, ma se uno ha sempre l'atteggiamento da bastian contrario nei confronti di quel che dice lo psy, o chiunque altro, come fa ad accettare un'interpretazione qualunque?
E' impossibile! :)
Con questa frase ti rivolgi a me o a Marta?
Perchè su questa cosa io la penso esattamente come te, non mi pare di aver mai detto il contrario! :)
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Messaggio da francesca » 13 dicembre 2010, 19:12

Nè a te nè a Marta, domanda generale naturalmente!
Avanti c'è posto!

A parte tutto, l'impressione me l'ha data Marta, di un dialogo tra sordi.

Lei porta avanti il suo discorso, noi il nostro, e..niente..mi sembra che lei abbia ancora in mente le interpretazioni del suo psy, che, tra l'altro, mi sembra di aver inteso, potrebbe averla lasciata per ragioni di SALUTE!, il che non sarebbe cosa da poco!

mettendosi nei panni di uno che ha problemi di salute, niente, che altro ci sarebbe da dire?

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Messaggio da CC » 13 dicembre 2010, 20:19

francesca ha scritto:... che, tra l'altro, mi sembra di aver inteso, potrebbe averla lasciata per ragioni di SALUTE!
Guarda questo lo può dire solo Marta, io ho rinunciato a capire come stanno veramente le cose tra Marta ed il suo ex-psicoterapeuta perchè Marta dice una volta una cosa e una volta il contrario della stessa!
Provare delle ambivalenze è normale però bisognerebbe essere capaci di decifrarle e dominarle al punto da dare all'esterno una sola versione dei fatti.
Più che dominarci le ambivalenze andrebbero dominate!

So quanto sia difficile comunicare bene nel corso di una psicoterapia ma bisogna sforzarsi di farlo perchè se paziente e psicoterapeuta non concordano su nulla non si va da nessuna parte!
Una volta mi ricordo che è successa una cosa ed io dicevo che dipendeva da lei e lei che dipendeva da me, per me è stato un momento infernale: alternavo momenti della giornata in cui mi sembrava chiarissimo che ciò che era accaduto era una conseguenza delle mie azioni (che io non avevo previsto solo perchè ho sempre faticato a tenere i piedi per terra) a momenti in cui mi sentivo "perseguitata" perchè mi sembrava che lei fosse durissima con me.
Ci ho messo mesi per uscire da questa "dicotomia" nel senso che man mano che il tempo passava la situazione mi sembrava sempre più chiara e il rompicapo andava via via risolvendosi.
Responsabilità da parte mia ce ne erano senz'altro ma appena lei me lo ha fatto notare io mi sono arrabbiata e le ho risposto che non era vero!
Succede pure questo ma in via generale io ho sempre accolto abbastanza bene ciò che mi ha detto, prendendolo in considerazione e riflettendoci sopra.
Ciò che dicono spesso è un piccolo seme che germoglia nel tempo, a volte dopo molto tempo! :D
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