Psicoterapia si ma poi?

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

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Psicoterapia si ma poi?

Messaggio da CC » 5 novembre 2010, 21:17

Apro questo thread nella speranza di poter condividere con qualcuno i sentimenti che si provano a psicoterapia terminata.
Sentimenti che mutano con il passare del tempo nel senso che ci si può sentire in maniera diversa appena terminata la psicoterapia, un anno dopo, cinque anni dopo e così via!
A me sembra che la psicoterapia e/o la mia psicoterapeuta mi manchino molto; ciò non mi meraviglia affatto nel senso che non mi aspettavo niente di diverso ma mi chiedo se sia così per tutti.
Mi chiedo se sia normale - e se in un certo qual modo faccia parte del "pacchetto" - il fatto che una persona che abbia provato la psicoterapia e il rapporto che si instaura tra psicoterapeuta e paziente non possa più farne a meno o perlomeno non provi una persistente nostalgia al riguardo.
Una psicoterapia non può durare una vita ma è triste pensare che non si vedrà più una persona valida, con cui si è condiviso tanto di se stessi e i momenti più dolorosi della propria esistenza.
Quello che voglio dire è che per certe personalità il problema non è tanto cominciare o andare in psicoterapia quanto smettere. E mi sembra anche abbastanza ovvio che più un soggetto presenta questi problemi e più lo psicoterapeuta cerchi di rimarcare il suo ruolo di medico e non di conoscente, facendo riferimento a tutta una serie di rigide regole.


P.S.
Prima di scrivere questo post ho letto tutti i thread presenti in questa sezione del forum.
Ciò che ho letto mi ha fatto capire che io ho avuto la fortuna di imbattermi in quanto di meglio ci potesse essere sia dal punto di vista professionale che etico ed umano.
Alcune cose che ho letto mi hanno fatto sorridere nel senso che mi sono sembrate comuni a tutti, appartenenti ad una "prassi".
Ci tengo però a dire che non mi sarebbe mai venuto in mente di collegarmi ad un sito come questo nel momento in cui la mia psicoterapia era ancora in atto (mi sarebbe sembrato quasi un tradimento di fiducia nei confronti della mia dottoressa). A volte più sai riguardo al meccanismo della psicoterapia e meno funziona! :(
La mia è solo un'opinione personale - condivisibile o meno - ma credo che rendersi conto della validità di uno psicoterapeuta spetti soltanto al paziente, ed è bene proteggere il rapporto da "incursioni" da parte di terzi che a volte hanno il solo risultato di confondere ancora di più le idee.
Ognuno di noi, nonostante il malessere psicologico, riesce comunque a rendersi conto sia al primo impatto, sia a breve che a lungo termine di chi ha davanti.
Momenti di confusione sono normali nella vita ma di solito un pò di tempo ci aiuta a chiarirci le idee. Io sono una nemica del "tutto e subito" e non credo molto nelle psicoterapie di poche sedute a meno che il problema non sia davvero minimo.
Se la psicoterapia è uno dei modi attraverso il quale conoscere se stessi credo un pò di tempo ci voglia!
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

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minimo
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Messaggio da minimo » 6 novembre 2010, 1:11

Ciao CC innanzitutto complimenti per il tuo percorso. Penso di parlare a nome di molti se ti dico che qui la logica del "tutto e subito" non mi sembra proprio diffusa, anzi. Nelle esperienze di delusione che ho letto non ho trovato atteggiamenti affrettati, e penso che molti di coloro che "atterrano" qui durante una terapia (o subito dopo averla interrotta) è perché stavano in apnea da tanto e troppo tempo. A me sembra (ma posso sbagliare, e soprattutto non riguarda necessariamente il tuo intervento) che ci si marci un po' troppo sul mito del paziente moderno-consumista-voglio-tutto-e-subito... In quanto al fatto che non conoscere i "retroscena" tecnici della terapia gioverebbe alla buona riuscita della stessa, penso che sia una questione relativa. Dipende dalla personalità del paziente, dalla tecnica adottata (alcuni terapeuti giocano volutamente "a carte scoperte" per rendere partecipe il paziente) e poi, soprattutto, dal tempo. Io, che di norma amo documentarmi su tutto, mi ero imposto di non leggere nulla di psicoanalisi e terapie, né di confrontarmi con altri. Ma dopo un anno di stallo e di malessere non ho potuto fare a meno di interrogarmi, e ho incominciato a leggiucchiare e informarmi. Ho fatto bene o male? Diciamo che ho fatto ciò che mi sentivo di fare, che è già un buon successo terapeutico, se questo significa non imporsi un ulteriore, ennesimo imperativo (fare i "bravi bambini" che stanno al gioco e prendono la medicina senza fare troppe domande...).

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Messaggio da CC » 6 novembre 2010, 14:48

minimo ha scritto:Penso di parlare a nome di molti se ti dico che qui la logica del "tutto e subito" non mi sembra proprio diffusa, anzi.
Ciao minimo! :)
Il riferimento al "tutto e subito" era nei miei confronti nel senso che appena sono andata in terapia io volevo dei risultati.
Personalmente sono arrivata alla psicoterapia quando ero proprio al limite, stavo davvero male e per di più le cose da "guardare" erano davvero molte nel mio caso.
Mettici il fatto che una seduta dura solo 45 minuti ed è solitamente settimanale, mettici il fatto che nel mio caso ci ho messo un pò di tempo per entrare in sintonia con la mia psicoterapeuta e capirai come nel mio caso fosse impossibile ottenere risultati a breve termine. Anche perchè caratterialmente io non sono mai stata il tipo di persona che prende e fa, ho sempre avuto tempi lunghi.
Io c'avevo un casino dentro, senza rendermene conto all'inizio ho messo in campo una serie di resistenze davvero forti che hanno ritardato molto il lavoro su me stessa anche perchè inizialmente ero davvero poco serena.
Io mi rendevo conto di stare così male e di compiere tutta una serie di azioni che non avrei voluto compiere (compulsioni) che mi sono perfino meravigliata che la psicoterapeuta volesse prendersi una simile responsabilità. Sotto questo punto di vista l'ho ammirata da subito perchè in realtà per me è sempre stato un problema prendermi delle responsabilità.
Ovviamente non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo la stessa quantità di problemi o di eventi del passato da rielaborare, non tutti ci rivolgiamo ad uno psicoterapeuta arrivati al limite! E quindi ci sono magari casi in cui è possibile vedere risultati presto, non è mia intenzione generalizzare ma parlando di me stessa riesco a dire le cose poco alla volta.
Nel mio caso ricordo di essere stata addirittura peggio i primi tempi della terapia e credo fosse normale volendo affrontare certe questioni che prima neppure vedevo ma ripeto che ogni caso è a se ed io non posso certo parlare per gli altri o per tutti!

minimo ha scritto:Ma dopo un anno di stallo e di malessere non ho potuto fare a meno di interrogarmi, e ho incominciato a leggiucchiare e informarmi. Ho fatto bene o male? Diciamo che ho fatto ciò che mi sentivo di fare, che è già un buon successo terapeutico, se questo significa non imporsi un ulteriore, ennesimo imperativo (fare i "bravi bambini" che stanno al gioco e prendono la medicina senza fare troppe domande...).
Hai fatto bene a fare ciò che ti sentivi di fare. :)
Io però non ho mai visto la questione in questi termini:"fare i bravi bambini che stanno al gioco e prendono la medicina senza fare troppe domande".
La mia psicoterapeuta non ha voluto che assumessi farmaci e se intendevi in senso figurato io non ho fatto niente - soprattutto i primi tempi - senza farle prima mille domande ed ascoltare le risposte da lei. Tanto se non ci si fida il meccanismo non scatta e in un certo senso non si va da nessuna parte.

Personalmente quando ho un problema di salute fisico o psichico evito di consultare internet perchè sono il tipo di persona che si attribuisce qualsiasi malattia di cui legge.
Ritengo di non avere la competenza necessaria per districarmi in certe materie, ritengo internet un luogo virtuale attendibile solo fino ad un certo punto. Ho già palesato le mie perplessità riguardo al fatto di parlare di psicoterapia all'interno di un forum!
Quando ho un problema di salute fisico o psichico preferisco affidarmi ad un buon professionista ma non sto consigliando ad altri di fare come me, sto semplicemente raccontando la mia esperienza personale.
Ai giorni nostri i medici che mi sembrano competenti sono davvero pochi ma quando ne individuo uno tendo a fidarmi, mi rendo conto che il medico sa cose che io non so e mi affido a lui.
Internet mi confonde e basta, non ho mezzi per stabilire l'affidabilità di qualcuno che non conosco di persona, al limite se un'amica o un parente ha avuto in passato il mio stesso problema di salute li consulto volentieri però quando si tratta di problemi psicologici anzichè fisici sono molto più riservata e una volta entrata in relazione con lo psicoterapeuta ed avere raggiunto un rapporto di fiducia non mi piace molto parlare con terze persone di ciò che a parer mio dovrebbe rimanere tra noi. Preciso che questo vale quando si è arrivati ad avere un rapporto di fiducia con lo psicoterapeuta, inizialmente è normale avere dei dubbi su tutto, porsi delle domande e parlare magari con terzi ma per quanto ero confusa ed influenzabile io i primi tempi ricordo che parlare con terzi di quanto accadeva durante la seduta non mi ha fatto altro che male.

P.S.
Faccio un esempio terra terra.
Durante gli anni di psicoterapia io ho avuto modo di vedere, settimana dopo settimana, come si comportava la mia psicoterapeuta.
Alcune cose mi sono sembrate giuste subito, altre mi sembravano strane all'inizio ma il tempo mi ha dimostrato che erano giuste.
Oltre a capire che per quanto non fosse infallibile questa persona aveva spesso ragione la cosa che m'è sembrata veramente evidente è che io non sono capace di fare quello che fa lei e che tra la cerchia di persone che conosco poche o forse nessuna sa fare quello che ha fatto lei.
Nelle mie condizioni io avevo davvero poche alternative alla psicoterapia e per quanto potesse sembrarmi dura o per quanti dubbi potessi avere altro non ho potuto fare che tentare e cercare di mettercela tutta.
Col tempo mi sono resa conto che per il tipo di problema che avevo io ci voleva per forza quel tipo di professionista; un familiare, un amico, un conoscente non sarebbero serviti a nulla nel mio caso.
Io avevo bisogno di qualcuno di neutrale, di esterno, capace di creare un posto "protetto" in cui io potessi tirar fuori tutta me stessa e soprattutto capace di non lasciarsi travolgere da me (che all'inizio ero un'inconsapevole quanto incallita manipolatrice) e dal mio vissuto.
Il mio è un parere da paziente però io la competenza nella mia psicoterapeuta ce l'ho vista, sapeva il fatto suo, sapeva quello che faceva e io l'ammiro anche perchè il suo mi sembra uno dei lavori più complicati del mondo, ancor più di quello dei medici che si occupano del corpo.
Non è che dal primo incontro io mi sia potuta rendere conto della sua competenza, al primo appuntamento mi ha fatto una buona impressione ma ho potuto capire davvero poco di lei.
Dubbi ne ho avuti tanti i primi tempi ma nelle condizioni in cui stavo non potevo starmene così senza fare nulla e non mi veniva in mente nessuna altra cosa da fare se non una psicoterapia.
Ovviamente ho scelto io di andarci, diverso sarebbe stato se io non avessi voluto e mi ci avessero costretta.
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Messaggio da CC » 6 novembre 2010, 21:59

CC ha scritto:Ho già palesato le mie perplessità riguardo al fatto di parlare di psicoterapia all'interno di un forum!
Rileggendo il mio intervento precedente mi è sembrato utile - ai fini di una maggiore comprensione - ampliare un pò questo concetto.
La prima cosa che mi viene in mente è che qualcuno si potrebbe divertire a scrivere in questo forum cose completamente false. Ho letto da qualche parte che alcune persone si iscrivono nei forum per gioco, assumendo delle identità o un genere sessuale che non corrispondono a quelli reali.

Altri potrebbero mancare di oggettività nel senso che chi è coinvolto in una psicoterapia spesso pecca in soggettività (lo dico per esperienza personale) e parlando a terzi della propria psicoterapia potrebbe darne una visione in parte falsata (in positivo o in negativo).

Io prendo tutto ciò che leggo in questo forum molto seriamente ma al tempo stesso con "le pinze" perchè un forum è un terreno scivoloso per parlare di una cosa astratta come la psicoterapia che è astratta già mentre la si pratica figuriamoci trattata su un forum in cui tutti possono dire tutto e il contrario di tutto senza "prove" tangibili.
Il fatto stesso che in questa sezione compaiano più pareri negativi che positivi sulla psicoterapia non è indice di niente visto che potrebbe benissimo darsi che non tutti quelli a cui la psicoterapia è andata bene vengono a scriverlo in questo forum!

Parlando della mia psicoterapia io potrei mentire (a che pro direte voi?) o per meglio dire potrei omettere qualche aspetto (per una questione di privacy), potrei ricordare male qualche particolare se devo parlare dell'inizio quando ero in uno stato piuttosto brutto.

La cosa principale è che la psicoterapia si fa in due (e spetta ad entrambi cercare di far funzionare le cose al meglio) ma in questo forum sono solo io paziente a parlare, non c'è un contraddittorio con la mia ex terapista.
Non sto dicendo che dovrebbe esserci ma soltanto che l'esperienza - al di fuori della psicoterapia - mi ha insegnato che prima di "giudicare" bisognerebbe sentire entrambe le campane.
Io posso accusare la mia psicoterapeuta di aver fatto un qualcosa che magari lei non ha mai fatto, che io ho frainteso, insomma le psicoterapie sono un argomento complesso, "ambiguo". Sarà capitato a tutti di fraintendere le parole del terapista e di dover tornare sull'argomento per chiarirsi nella seduta successiva.

Le psicoterapie possono anche durare anni e nel corso di questi anni si attraversano diverse fasi in cui terapeuta e paziente non sempre fanno le stesse cose. Nel mio caso all'inizio lei ascoltava ed io provavo un gran piacere nel parlare liberamente e nell'essere ascoltata con tanta pazienza poi ci sono state altre fasi. Non si può rendere la ricchezza di una terapia su un forum.
Se durano molto tempo può anche capitare che i due soggetti interessati cambino e possano provare una reciproca stima per la gran parte del tempo ma non per tutto il tempo.
Voglio solo dire che nonostante io mi reputi molto fortunata ad avere casualmente incontrato una terapista che mi è andata bene, la terapia non è tutta rose e fiori, ci sono momenti di contrasto, di incomprensione, di allontanamento, di riavvicinamento, periodi morti e in certi momenti quasi ci si accapiglia! In definitiva si tratta di un rapporto tra due comuni mortali.

Non voglio offendere nessuno ma io prendo molto sul serio ciò che è accaduto tra la mia psicoterapeuta e me perchè appartiene alla sfera reale, prendo molto meno sul serio le "chiacchiere" che si possono fare su un forum a proposito di un argomento estremamente serio e complesso su cui non si dovrebbe mai scherzare per non confondere le idee a chi legge. In realtà chi legge un'idea vera e propria sulla psicoterapia se la può fare soltanto provando ad andarci e insistendo finchè non trova la persona più giusta per lui.

Questo sito mi sembra aver già messo in chiaro la sua posizione al riguardo tuttavia io ci tenevo a comunicare quale fosse la mia.
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Messaggio da minimo » 7 novembre 2010, 1:11

Cara CC! Ti ringrazio per la tua lunga e articolata risposta. Leggendola, mi sono ancora di più convinto che la psicoterapia è davvero un esercizio "al limite", dove cioè il soffio di vento che separa il successo dal disastro è nell'ordine dell'imponderabile. Mi spiego. Nel tuo compendio di esperienza terapeutica mi sono riconosciuto profondamente: gli alti e i bassi, gli allontanamenti e le riconciliazioni, le asimmetrie, le fasi ecc. Ma io dopo due anni ho mollato perché stavo ancora male, e gli sforzi (devo ammettere titanici) della terapeuta erano per me causa ulteriore di malessere e apprensione. Perché? Boh. Sarebbe andata meglio se avessi perseverato? Ancora boh. Andrà meglio con il prossimo psicologo? Boh al cubo, magari ve lo farò sapere su questo forum. E a proposito. E' verissimo che ciò che si trova su internet va preso con le pinze, ma è altrettanto vero che si tratta di realtà - complessa e da decodificare, filtrare ecc. come tutte le realtà che si rispettino. Non mi sembra proprio che ci sia malafede su queste pagine, ma al contrario che le esperienze negative siano una richiesta di aiuto - che evidentemente, e per motivi quelli sì troppo complessi da riportare e analizzare qui, non ha trovato risposta nella stanza di analisi. Bisogna poi ricordarsi che ciò che vero nel momento in cui è stato scritto, non è mai vero per sempre. In ogni caso, tra i fattori di disturbo di una terapia psicologica, non me la sentirei di mettere al primo posto le esperienze e opinioni di emeriti sconosciuti su internet (ben altra cosa amici e parenti, educazione, resistenze antiche e moderne ecc. ecc.).

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Messaggio da francesca » 7 novembre 2010, 16:15

Io ho sentito dire da molti terapeuti che della propria terapia si può parlare con chiunque, ci mancherebbe.
Non è mica un tabù, è chiaro che uno ne parla in famiglia, con le persone, care, amici, di quello di cui si sente di parlare.
Se poi dei pareri vari, se ne fa un'idea sua più ampia, senza farsi condizionare, è indice di maturità, intelligenza, ecc.

Il problema è più per l'interlocutore: il difficile è dare pareri costruttivi.

Quindi..

quanto all'ambiente "protetto", certo, è ovvio che qui la gente non è mica psi, quindi può dire ciò che vuole.

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Messaggio da CC » 7 novembre 2010, 17:37

minimo ha scritto:Cara CC! Ti ringrazio per la tua lunga e articolata risposta.
Caro minimo, :)
sono io che ringrazio te visto che mi stai dando la possibilità di dare vita ad un dialogo piuttosto che a un monologo!
Riguardo al fatto che la mia risposta sia lunga e articolata purtroppo sono piuttosto prolissa e ho la tendenza ad analizzare tutto, l'avevo già molti anni prima di andare in psicoterapia, l'ho sempre avuta!

minimo ha scritto:Leggendola, mi sono ancora di più convinto che la psicoterapia è davvero un esercizio "al limite", dove cioè il soffio di vento che separa il successo dal disastro è nell'ordine dell'imponderabile.
Come ho già avuto modo di dire stiamo parlando di mente e non di corpo. Quando si tratta della mente tutto diventa più astratto e complesso.
Considera che ognuno di noi è unico e a questo punto ogni psicoterapia è unica e diversa dalle altre. Quello che è andato bene per me potrebbe non andar bene per un altro (non stiamo parlando di un'aspirina).
Alla luce della mia esperienza personale di psicoterapia non mi sento di consigliare niente a nessuno perchè non ha nessun senso visto che siamo tutti diversi.
Nella vita ognuno trova la propria strada da solo e quella strada è adatta magari solo a lui. A meno che non ci siano evidenti problemi nessuno ha il diritto di intromettersi nella nostra vita e nelle nostre scelte.
La scelta di andare in psicoterapia e di restarci per un certo numero di anni è stata mia, nonostante tutte le difficoltà io ero fortemente attratta da questa pratica e non credo proprio che qualcuno dovesse permettersi di dirmi di non fare una cosa che io desideravo fare.
In sostanza ognuno di noi è padrone di se stesso, anche nei periodi di disagio psicologico, e giuste o sbagliate che siano, le nostre scelte siamo soltanto noi a doverle compiere, è così che deve essere.
Può darsi che l'unica differenza tra te e me è che io questa cosa l'ho fortemente voluta! E può darsi che qualcuno giudicando il mio percorso avrebbe da dire che non ne è valsa la pena. Il fatto è che devo essere io a stabilire se ne sia valsa la pena o meno e soprattutto il fatto è che la psicoterapia è un qualcosa troppo soggetto alle opinioni, trattandosi di mente è un processo molto più intangibile di quelli fisici e quindi tutti possono dire tutto però questo si sa anche prima di cominciarla una psicoterapia.

minimo ha scritto:Ma io dopo due anni ho mollato perché stavo ancora male, e gli sforzi (devo ammettere titanici) della terapeuta erano per me causa ulteriore di malessere e apprensione.

Sul fatto che tu abbia mollato non ho nulla da dire perchè non spetta a me dire qualcosa.
Ti posso però dire che nel mio caso anche io stavo ancora male dopo due anni.
Prima di tutto bisogna vedere quanto sei "grave" quando cominci la terapia.
Poi bisogna vedere quanto ci metti per cominciare davvero a lavorare su te stesso, io i primi anni li ho trascorsi a prepararmi, a spianare la strada e a posteriori ti posso garantire che a fare ostruzionismo ero io e non lei. A parole io dicevo di voler vedere le cose per quello che realmente erano ma in pratica facevo tutto trannè che questo, confondendo parecchio le acque. Ero molto frustrata da tutto questo ma che potevo fare? Non ci riuscivo e non abbiamo potuto far altro che aspettare che un pò tutto maturasse.
Infine voglio dire che nel mio caso i primi anni di analisi sono stata addirittura peggio di come stavo quando ho cominciato. A rigor di logica questa cosa è abbastanza normale però nessuno di noi ci pensa.
Io stessa mi sono presentata in terapia pretendendo che la psicoterapeuta mi facesse stare bene subito e lei mi ha molto tranquillamente ed onestamente risposto che sarebbe stato un percorso doloroso.
Io stavo molto male, non potevo permettermi di non fare nulla, ho pensato che soffrire per soffrire forse valeva la pena di provare a migliorare la mia situazione piuttosto che non fare nulla. Considera pure che io mi sono sentita strana e diversa fin da quando ero una bambina e ho sempre sognato di poter un giorno chiarirmi le idee su me stessa in analisi. La psicologia è una branca che mi ha sempre attratta e dovendomi rivolgere ad una psicoterapeuta per via di un pesante malessere ho pensato che questa occasione andasse sfruttata a pieno.
Quando tornavo a casa dalle sedute e mia madre mi diceva:"smettila di andarci perchè quando torni da lì mi sembra che stai addirittura peggio" io mi innervosivo da morire e rispondevo a mia madre che non era la psicoterapia a farmi stare male, io stavo male già prima e andandoci stavo provando almeno a risolvere le cose.
Effettivamente quando cominci non sai assolutamente a cosa stai andando realmente incontro nè puoi sapere se funzionerà, quando funzionerà, in che percentuale funzionerà.
E se non funziona è difficile stabilire obiettivamente se la responsabilità sia del paziente o dello psicoterapeuta. In un certo senso è perfino difficile definire il concetto di psicoterapia riuscita.
A volte penso che non è che psichiatri, psicologi e psicoterapeuti siano "cattivi" ma è che hanno a che fare con una materia davvero spinosa, inafferrabile, soggettiva e proprio per questo devono difendersi molto più di altre categorie da un gran numero di accuse e calunnie talvolta ingiustificate.
Io posso solo dire che a un certo punto ho stabilito una relazione davvero forte con la mia psicoterapeuta che comunque percepivo come una persona diversa da tutte quelle che conoscevo, una persona "impermeabile" (fondamentale, insostituibile, forte, idealista, onesta) a cui io mi sono potuta appoggiare fortunatamente durante tutto il cammino (se fosse morta durante quegli anni non so cosa avrei fatto).
Credo che molto dipenda dalla relazione forte che si stabilisce tra paziente e terapeuta ma d'altro canto in tutte le attività della mia vita sono sempre state le persone con cui mi trovavo bene le leve che mi hanno spinto ad alzarmi dal letto la mattina per andare a scuola, al lavoro, ecc. ecc. Non vedo perchè la psicoterapia dovrebbe fare eccezione e non dovrebbe essere quindi proprio la persona con cui la fai l'elemento centrale.
Quello che volevo dire è che ai tempi che furono io ero veramente disperata e probabilmente ho intrapreso e perseverato nell'analisi soltanto perchè non potevo fare altrimenti. Se i miei problemi fossero stati più leggeri magari anche io avrei interrotto dopo un pò soprattutto se avessi avuto la sensazione di stare peggiorando anzichè migliorando in virtù di un miglioramento più grande che sarebbe dovuto ipoteticamente esserci dopo ma chissà quando.
Se le sedute fossero state solo spiacevoli forse avrei mollato ma erano anche tanto belle.
Credo che abbia anche molta importanza l'età, il tempo libero, la disponibilità economica, la percezione che si ha del proprio problema. Io sapevo che qualcosa di tangibile su cui lavorare c'era e che non si trattava solo di un generico malessere e malumore.

minimo ha scritto:Sarebbe andata meglio se avessi perseverato?
Questo non può saperlo nessuno, neppure tu.
Comunque credo che varebbe la pena di approfondire il fatto che gli sforzi "titanici" della terapeuta erano per te fonte di ulteriore malessere.

minimo ha scritto:Andrà meglio con il prossimo psicologo?
Magari ve lo farò sapere su questo forum.
Anche questo non può saperlo nessuno, comunque credo che sarebbe interessante se ci aggiornassi su eventuali sviluppi, anche lontani nel tempo perchè quando una persona legge un thread può beneficiare di una discussione anche se avvenuta molti anni prima e anche quando gli utenti che l'abbiano animata hanno abbandonato il forum.

minimo ha scritto:E a proposito. E' verissimo che ciò che si trova su internet va preso con le pinze, ma è altrettanto vero che si tratta di realtà - complessa e da decodificare, filtrare ecc. come tutte le realtà che si rispettino.
Non mi sembra proprio che ci sia malafede su queste pagine, ma al contrario che le esperienze negative siano una richiesta di aiuto - che evidentemente, e per motivi quelli sì troppo complessi da riportare e analizzare qui, non ha trovato risposta nella stanza di analisi.

Qualche tempo fa una mia conoscente mi ha detto che suo fratello ha trovato un nuovo lavoro.
La nuova ditta per cui lavora ha un forum che risulta davvero poco movimentato, a questo punto è stato chiesto ai dipendenti di animare questo forum ma i tapini lo fanno assumendo identità diverse da quelle reali.
Il fratello della mia conoscente ha assunto l'identità di una donna incinta, la mia conoscente si è iscritta al forum solo per aiutare il fratello e ha detto che qualche scemenza da scrivere l'avrebbe trovata.
Io non so se questa storia sia vera e non sto dicendo che questo forum sia così dico soltanto che dopo aver sentito diversi racconti sono diventata più diffidente nei confronti dei forum in cui non hai effettivamente la possibilità di verificare la reale identità e vita privata di una persona.
A qualunque forum io abbia preso parte l'ho sempre fatto con impegno e serietà e visto che qui ci troviamo in un forum di Psicologia che è un argomento delicato e collegato alla sofferenza psichica delle persone penso che l'onestà sia doverosa.
Certo è che quando sento certe storie mi vien da chiedermi perchè mi impegno tanto in un forum!

minimo ha scritto:Bisogna poi ricordarsi che ciò che vero nel momento in cui è stato scritto, non è mai vero per sempre.
Sono assolutamente d'accordo con te.
In via più generale non si può esser sicuri di niente nella vita nel senso che una cosa che oggi ci può sembrare in un modo tra qualche tempo potrebbe sembrarci molto diversa.

minimo ha scritto:In ogni caso, tra i fattori di disturbo di una terapia psicologica, non me la sentirei di mettere al primo posto le esperienze e opinioni di emeriti sconosciuti su internet (ben altra cosa amici e parenti, educazione, resistenze antiche e moderne ecc. ecc.).
Non era mia intenzione dire che tu ti fidassi ciecamente di emeriti sconosciuti "incontrati" su internet (su cui si fanno talvolta anche incontri interessanti), cercavo solo di far comprendere il più possibile il mio punto di vista al riguardo.
La sofferenza psichica è una cosa "sacra" e tutto ciò che ruota intorno ad essa viene da me trattato con il massimo rispetto e la massima onestà.
I miei interventi in questo forum saranno improntati su questo e sulla massima obiettività possibile anche perchè le persone non vanno illuse, a parte la difesa della mia privacy nulla mi vieta di essere sincera.

Se qualcuno venisse da me a chiedermi un consiglio riguardo alla possibilità di cominciare o meno una psicoterapia io non penso proprio che gli consiglierei senza esitazioni di cominciarla proprio perchè so di cosa stiamo parlando.
Farei il possibile affinchè questa persona possa farsi un quadro più chiaro possibile della situazione portando la mia esperienza ma facendo anche presente che non necessariamente la sua psicoterapia e il suo psicoterapeuta debbano somigliare alla mia, sotto nessun punto di vista.
Insomma non la sconsiglierei ma farei presente che non è una passeggiata e se il soggetto non ne avesse bisogno io sarei di gran lunga più felice.
La psicoterapia mi sembra una di quelle cose che non sai mai dove andrà a parare, non la puoi definire e progettare prima di cominciarla, quando cominci non hai certezze su cosa accadrà in futuro quindi dare un consiglio è difficile e più che dire un "si" o un "no" (dopotutto non spetta a me soprattutto visto quanto è importante la decisione) cercherei solo di offrire gli strumenti affinchè il soggetto prenda la decisione da solo.
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Messaggio da CC » 7 novembre 2010, 18:29

francesca ha scritto:Io ho sentito dire da molti terapeuti che della propria terapia si può parlare con chiunque, ci mancherebbe.
Non è mica un tabù, è chiaro che uno ne parla in famiglia, con le persone, care, amici, di quello di cui si sente di parlare.
Se poi dei pareri vari, se ne fa un'idea sua più ampia, senza farsi condizionare, è indice di maturità, intelligenza, ecc.
Il problema è più per l'interlocutore: il difficile è dare pareri costruttivi.
Quindi..
Non era mia intenzione sostenere che ciò che accade durante le sedute è tabù e non va riferito a nessuno.
Il mio è un problema di riservatezza nel senso che quasi mai parlo delle conversazioni avute con una persona (un'amica per esempio) con terzi.
Sono riservata nella vita e mi veniva da essere riservata anche nella psicoterapia sia perchè riguarda argomenti davvero privati ed intimi sia perchè mi faceva piacere gestire la mia relazione con la psicoterapeuta da sola, senza aver bisogno che altri mi consigliassero come comportarmi o cosa dire ad una persona con cui bisogna essere più che mai se stessi.
C'è anche da dire che la mia famiglia non era del tutto d'accordo sul fatto che io andassi da una psicoterapeuta quindi di parlare con loro di ciò che lei mi diceva per sentirmi subito dire che aveva detto delle sciocchezze (e che dovevo smettere di andarci) non mi era molto d'aiuto soprattutto nel primo periodo in cui dovevo ancora farmi un'opinione su di lei.
In quel periodo soffrivo molto, ero confusa e fragile tuttavia se la psicoterapeuta diceva sciocchezze o meno volevo essere io a stabilirlo secondo il mio modo di pensare e non parlarne con la mia famiglia mi rendeva il compito un pochino più facile in un momento per me davvero difficile in cui le mie facoltà mentali non erano proprio al massimo.
Riguardo al fatto di parlarne con amici non capitava molto spesso e francamente non ne sentivo il bisogno.
Durante la seduta parlavo di tutto e di tutti, quando stavo fuori facevo la mia vita e non mi veniva di parlare della psicoterapia che io ho sempre vissuto come un argomento strettamente privato.

francesca ha scritto:quanto all'ambiente "protetto", certo, è ovvio che qui la gente non è mica psi, quindi può dire ciò che vuole.
Scusami ma non ho capito!
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

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francesca
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Messaggio da francesca » 7 novembre 2010, 19:44

Che un forum non è un ambiente "protetto", nel senso che gli psicologi danno a questo termine, ma ciò non toglie che vi scriva gente comune, non necessariamente mistificatori o imbroglioni.
Io per esempio, vi ho sempre parlato liberamente della mia terapia, nei forum, e devo dire che ciò mi ha aiutato moltissimo! :)

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CC
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Messaggio da CC » 7 novembre 2010, 19:50

Ora ho capito! :)
Grazie.
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

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minimo
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Messaggio da minimo » 8 novembre 2010, 0:49

CC ha scritto:Se le sedute fossero state solo spiacevoli forse avrei mollato ma erano anche tanto belle.
Mi sa che qui c'è la chiave di tutto. Soffrire va bene, ma ci deve essere dell'altro - il bello, interessante, stimolante, misterioso, insomma ciascuno ci metta il suo...: qualcosa che compensi la sofferenza probabilmente necessaria per staccarsi dalla maschera di sè.

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CC
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Messaggio da CC » 8 novembre 2010, 16:55

Mi pare che tu abbia molto intelligentemente centrato la questione. :)

A questo proposito vorrei fare una ulteriore riflessione che esula un pò dal discorso principale.

Da bambina mi sono ammalata di leucemia, i medici mi hanno curata con i mezzi a disposizione a quei tempi e fortunatamente per me sono riusciti a guarirmi.
Le cure sono state estremamente dolorose, è risaputo che le terapie per la cura dei tumori sono devastanti ma in quel caso nè io nè i miei familiari ci siamo preoccupati di quanto fosse dolorosa la cura, ci siamo concentrati solo sui risultati.
Con questo non intendo dire che un medico non debba preoccuparsi di far soffrire meno possibile un paziente, anzi! Un medico è tanto più bravo quanto più riesce a fare questo!
Sto solo dicendo che nel caso di quella malattia organica non è stata data tanta importanza a quanto fosse dolorosa la cura ma al fatto che funzionasse (in quel caso in tempi certamente brevi perchè la malattia non ti lascia tutto questo tempo).
A tutti (o quasi) viene spontaneo curare una malattia organica ma sono ancora moltissime le persone che non considerano alla stessa stregua la malattia o il disagio psichico (quasi fosse un'invenzione non diagnosticabile del paziente).
In conclusione volevo soltanto dire che il fatto che la "medicina sia amara" è noto a tutti e che vista la mia precedente malattia quando la psicoterapeuta mi ha comunicato che sarebbe stato un percorso doloroso non sono rimasta sorpresa più di tanto.
Ovviamente non sono masochista prova ne sia il fatto che quando mi sono sentita meglio ho naturalmente preteso che tutto questo dolore finisse e che i toni fossero decisamente più leggeri.
In altre parole - nella mia esperienza personale - posso dire di aver dato veramente tanto nel momento in cui mi sentivo seriamente in pericolo ma poi mi sono inevitabilmente rilassata! Non si può dare il massimo sempre!
Se io non fossi stata veramente male non credo che mi sarei imbarcata in un percorso così impegnativo qual'è quello di una psicoterapia fatta veramente bene. Che poi a dirla tutta non è che io sono stata così brava da farla alla perfezione, alcune cose sono riuscita a farle meglio altre peggio ma la cosa importante è che non sto più come stavo e spero tanto per me di non ricadere mai più in quello stato d'animo, mi auguro vivamente che certe conquiste fatte durante la psicoterapia siano permanenti.
Solo gli anni a venire potranno confermare o meno questa cosa, la vita e la mente di una persona sono in continuo movimento e la psicoterapia opera in questo contesto: mobile e non fisso.
Se è vero che col passare degli anni si diventa più capaci di far fronte a certi problemi è anche vero che essi diventano sempre di più e sempre più complessi e pesanti: le due cose vanno di pari passo.
Guardando la cosa da questo punto di vista sono efficaci le psicoterapie? In particolar modo quelle che durano anni ed anni? Sicuramente la cosa varia da paziente a paziente!


P.S.
CC ha scritto:Quando tornavo a casa dalle sedute e mia madre mi diceva:"smettila di andarci perchè quando torni da lì mi sembra che stai addirittura peggio" ...
Quando ero malata di leucemia e tornavo da una seduta di chemioterapia o di un qualsiasi altro trattamento non stavo certo bene!
Anche in quel caso la terapia mirava ad un miglioramento finale, anche in quel caso nessuno mi ha potuto garantire prima che avrebbe funzionato, anche in quel caso nessuno può garantire che una volta guariti un altro e diverso tumore non torni anni dopo.
Obiettivamente e per certi versi io mi sono posta nei confronti della psicoterapia in una maniera forse diversa da come fanno i più.
Se è vero che, come in qualsiasi altra professione, esistono psicoterapeuti incompetenti, esauriti, che hanno sbagliato lavoro, che sono più interessati al denaro che alla immensa ed esclusiva soddisfazione che la loro professione può dargli è anche vero che esistono pazienti (l'ho fatto anche io in diversi momenti) che si pongono in maniera sbagliata nei confronti della psicoterapia e dello psicoterapeuta, che hanno aspettative falsate ed eccessive. Cerchiamo molto obiettivamente di dare "un colpo alla botte e uno al cerchio" tenendo anche presente che, cosa accade una volta andati in psicoterapia lo si scopre solo dopo esserci andati quindi un cambiamento di idee da parte del paziente è possibile.


P.P.S.
Chiunque ha lavorato sa che tutti commettiamo degli errori, tutti abbiamo delle giornate storte o dei periodi decisamente no e nonostante siamo pagati (bene o male) per compiere il nostro lavoro a volte non lo svolgiamo in maniera perfetta.
Come recita il famoso proverbio:"solo chi non lavora non sbaglia!".
L'unico motivo per cui ci si scaglia spietatamente contro i medici quando sbagliano è che un loro errore può costare la vita o la salute del paziente mentre in altre professioni l'errore commesso resta sempre relativamente grave.
Ogni professione comporta un diverso grado di responsabilità e pertanto anche di guadagno, l'intenzionale disonestà può oggi celarsi dietro qualunque lavoratore purtroppo.
Io non me la sentirei mai di prendermi la responsabilità della vita di altri esseri umani ma fortunatamente c'è chi se la sente e idealmente queste persone hanno tutta la mia ammirazione.
Ovvio che quando - spesso e volentieri ai giorni nostri - incontro un medico incompetente o poco serio e scrupoloso me ne rendo conto subito, mi infurio, prendo immediatamente le distanze e vado alla disperata ricerca di qualcuno di meglio!
L'incompetenza - in qualsiasi campo - mi fa venire il sangue al cervello! Non la tollero prima di tutto in me stessa!
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Messaggio da minimo » 13 novembre 2010, 13:29

CC ha scritto:
minimo ha scritto:Sarebbe andata meglio se avessi perseverato?
Questo non può saperlo nessuno, neppure tu.
Comunque credo che varebbe la pena di approfondire il fatto che gli sforzi "titanici" della terapeuta erano per te fonte di ulteriore malessere.
Sai, non so se anche a te è successo, ma il mio problema è che mi sentivo (e in parte mi sento ancora) perseguitato dalle parole, interpretazioni, prescrizioni ecc. dell'analista. Per me erano diventate un demone interiore che mi umiliava, mi tormentava e mi squalificava tutte le volte in cui stavo male. Una voce cattiva, insomma. So benissimo che la psico non era affatto cattiva, anzi era buona e premurosa con me. So anche che queste cose accadono e che sono (aperte virgolette) foriere di intuizioni importanti (chiuse virgolette). Ma sta di fatto che non riuscivo più a dormire di notte, avevo smesso di credere in me stesso e di rispettarmi. Ero una larva gonfia di angoscia. Ne ho parlato a lungo in analisi, ma evidentemente non è servito. Alla fine ho deciso di che così non andava bene. Inizierò un'altra analisi, sperando a poco a poco di scaricare tutto il veleno che ho caricato nella prima.

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Messaggio da CC » 13 novembre 2010, 20:49

Scusami ma non sono certa di aver capito, hai deciso di cominciare una nuova psicoterapia? Di qui a poco?

Non sei la prima persona che in questa sezione del forum scrive che tornerebbe in psicoterapia una seconda volta soltanto per rimediare ai danni provocati dalla prima!
Questa affermazione mi addolora molto perchè non posso credere che una psicoterapia o uno psicoterapeuta possano fare più danno che beneficio. :(
Non è che non lo posso credere, ci credo ma mi sembra una cosa veramente assurda!
Immagino comunque che tornare in psicoterapia per te significherebbe sia risolvere i problemi che sentivi di avere in precedenza che quelli provocati dalla prima psicoterapia.

Riguardo a come ti sentivi durante la tua prima psicoterapia mi è difficile dirti - alla luce della mia esperienza di psicoterapia - se facesse parte integrante della psicoterapia in quanto tale o se si è trattato di qualcosa che non è andato.
Se andrai in psicoterapia una seconda volta potrai capire se si trattava dell'una o dell'altra cosa.
Per ora mi fermo qui ma non è escluso che io torni a scrivere qualcosa in proposito nei giorni a venire.
Ti auguro un buon fine settimana! :)
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tersite
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Messaggio da tersite » 19 novembre 2010, 20:04

francesca ha scritto:Io ho sentito dire da molti terapeuti che della propria terapia si può parlare con chiunque, ci mancherebbe.
Non è mica un tabù, è chiaro che uno ne parla in famiglia, con le persone, care, amici, di quello di cui si sente di parlare.
Se poi dei pareri vari, se ne fa un'idea sua più ampia, senza farsi condizionare, è indice di maturità, intelligenza, ecc.

Il problema è più per l'interlocutore: il difficile è dare pareri costruttivi.

Quindi..

quanto all'ambiente "protetto", certo, è ovvio che qui la gente non è mica psi, quindi può dire ciò che vuole.
io non ho raccontato niente a nessuno... nemmeno i miei cari
o i miei amici sapevano che ero in terapia, ne cosa dicevamo
era una scelta diciamo così, volta a proteggere l'analisi

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