Psicoterapia si ma poi?

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

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francesca
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Messaggio da francesca » 19 novembre 2010, 20:38

Ah.
Senz'altro certe cose restano nella stanza dell'analisi, anche perchè come fai a raccontare una terapia, cioè, non rende neanche l'idea.
Comunque se uno lo trova utile.

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CC
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Messaggio da CC » 19 novembre 2010, 20:46

tersite ha scritto:io non ho raccontato niente a nessuno... nemmeno i miei cari
o i miei amici sapevano che ero in terapia, ne cosa dicevamo
era una scelta diciamo così, volta a proteggere l'analisi
Ma la cosa è partita da te o te l'ha suggerita lo psicoterapeuta?
E se te l'ha suggerita lui qual'è stata la ragione?
Sempre se ti va di parlarne! :)
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

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tersite
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Messaggio da tersite » 20 novembre 2010, 14:11

CC la cosa è partita da me, ma anche la psicoterapeuta
(se ben ricordo) mi disse che non ero certo obbligato a raccontare
a mia madre il contenuto delle sedute
Ma IN realtà sono io che ho deciso così, l'analisi doveva rimanere
una cosa mia non perché me ne vergognassi o per timidezza
ma semplicemente non volevo intrusioni...

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francesca
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Messaggio da francesca » 20 novembre 2010, 14:14

Ma perchè tua madre voleva che leraccontassi il contenuto delle sedute?

Io a mia madre manco morta glielo racconterei.

Se non altro per rispetto.

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CC
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Messaggio da CC » 20 novembre 2010, 14:26

tersite ha scritto:CC la cosa è partita da me, ma anche la psicoterapeuta
(se ben ricordo) mi disse che non ero certo obbligato a raccontare
a mia madre il contenuto delle sedute
Ma IN realtà sono io che ho deciso così, l'analisi doveva rimanere
una cosa mia non perché me ne vergognassi o per timidezza
ma semplicemente non volevo intrusioni...
Te l'ho chiesto solo per avere un confronto con la mia situazione! :)
La penso esattamente come te al riguardo.
Sei stato bravo a riuscirci fin dall'inizio!
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Messaggio da francesca » 20 novembre 2010, 14:50

Io invece non sono del tutto d'accordo.

Sì, è una cosa mia, ma di riflesso la vive chi mi vive accanto, però lui è maturo per parlarne e per cogliere quel che vi è di interessante anche per lui.
Insomma, dipende a chi leracconti e come.
Bisogna sia una persona intelligente e aperta.:))

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Messaggio da CC » 20 novembre 2010, 16:56

Penso che siamo tutti diversi e non esiste un modo di essere che va bene per tutti.

Come ho avuto già modo di dire durante il periodo della psicoterapia io non mi sarei mai collegata a questo forum nel senso che la psicoterapia era capace di soddisfare tutti i miei bisogni in proposito.
Per me la cosa ha questo significato ma non per questo deve avere il medesimo significato per altri, ognuno ha un proprio mondo interiore.

Ripeto che sono una persona piuttosto riservata (e anche gli argomenti che si affrontano in terapia lo sono), abituata a non chiedere consiglio su come comportarsi con gli altri quasi temendo di non essere a questo punto completamente se stessa.

I primi tempi mi è capitato di parlare di ciò che accadeva durante le sedute con una mia amica ma l'ho fatto solo perchè lei aveva capito che non volevo Giudizi!
I primi tempi non sapevo se ciò che stavo facendo in terapia avesse o meno qualche utilità e forse parlavo con la mia amica proprio a causa di questa mia insicurezza, quasi a cercare una conferma di ciò che io già pensavo da sola: vale a dire che non stavamo facendo niente di dannoso per me.
A parte questo la psicoterapia è sempre stata una cosa tra me e la psicoterapeuta, forse perchè nel nostro caso il fatto che fosse così era sintomo di fiducia e "appagamento".
Come vedi quello che vale per me non necessariamente vale per te o per altri nel senso che le motivazioni alla base di una stessa azione possono essere diverse.

Io sto cercando di non scrivere post troppo lunghi ma per spiegare bene le cose come stanno ci vogliono un sacco di parole! :)
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Messaggio da francesca » 20 novembre 2010, 18:01

Sì. eh, anche il numero delle parole indica lo stile narrativo! :D

Io amo il "m'illumino d'immenso" :D

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Messaggio da CC » 20 novembre 2010, 18:14

Un tempo non parlavo mai!
Ora non riesco proprio ad esprimere i concetti con poche parole.
Da una cosa passo ad un'altra collegata, con una facilità impressionante!
Troppi anni di libere associazioni di idee mi hanno rovinata! :D
Comunque non è che io non sappia stare in silenzio e ci sono ancora persone con cui non parlo molto perchè non mi interessa.
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Messaggio da francesca » 20 novembre 2010, 18:42

Vi è una cosa sorprendente dell'analisi, è vero: facilita lo sviluppo del linguaggio, la capacità di esprimersi a parole, non ci avevo mai pensato, mi ci hai fatto pensare tu, adesso.
Diciamo che con me ancora non funziona, perchè sono ermetica per natura, a meno che non mi si solleciti un ragionamento più complesso, che richieda maggiore dispendio di energie.
Certamente la dialettica non mi manca, ma preferisco non adoperarla per argomentare su questioni emozionali o personali.
Attualmente lariservo ai problemi pratici e alle riunioni di lavoro.
E' comunque rilevante che è possibile spendere molte parole nel parlare di niente, e poche che sono pregnanti e in sè racchiudono tutto.
Esercizio vano di dialettica. :D :D

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Messaggio da CC » 20 novembre 2010, 19:49

Anche io prima di andare in psicoterapia ero abbastanza priva di questa capacità nel senso che una buona dialettica l'ho sempre avuta ma non rendendomi conto dell'esistenza di un così gran numero di sentimenti (repressi) e delle loro mille sfaccettature non ero certo in grado di parlarne.

Il modo in cui riesco a parlare di me stessa oggi è molto cambiato rispetto al passato ma questa capacità di rappresentare agli altri il mio mondo interiore che da un pò di anni a questa parte mi sembra abbastanza chiaro, vale per il mio mondo interiore non per quello degli altri che io non vedo e non conosco.
Credo che l'argomento su cui riuscirei ad essere più esauriente sia proprio il modo in cui "funziono"! :)

Anni fa ero un pò fredda, usavo parole importanti e poco comuni comprendendone il contenuto molto più dal punto di vista razionale che emotivo, un pò come una che le cose le ha studiate ma non le ha vissute, come una che non è entrata veramente in quelle parole.
La psicoterapia mi ha aiutato sia a guardare tutti questi stati emozionali - e a scoprire cosa c'era dietro - che a scegliere le parole adeguate per parlarne (anche se non sempre sei in vena e ti viene la parola più giusta!)

A me la psicoterapia non è mai sembrato un esercizio vano di dialettica, nè da parte mia nè da parte della psicoterapeuta nel senso che - quando abbiamo ingranato - ogni parola era carica di significato e di emozione (non sempre positiva) in quel contesto, non so se succede anche a te!

L'esercizio vano di dialettica esiste un pò in tutti i settori ma si fa presto a "smascherarlo", così come ci si accorge abbastanza facilmente quando una persona ha entrambe le cose ben miscelate: ottima dialettica ma anche qualcosa di intenso e di importante da dire.
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Elaine*
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Re:

Messaggio da Elaine* » 25 novembre 2011, 10:11

minimo ha scritto:
CC ha scritto:
minimo ha scritto:Sarebbe andata meglio se avessi perseverato?
Questo non può saperlo nessuno, neppure tu.
Comunque credo che varebbe la pena di approfondire il fatto che gli sforzi "titanici" della terapeuta erano per te fonte di ulteriore malessere.
Sai, non so se anche a te è successo, ma il mio problema è che mi sentivo (e in parte mi sento ancora) perseguitato dalle parole, interpretazioni, prescrizioni ecc. dell'analista. Per me erano diventate un demone interiore che mi umiliava, mi tormentava e mi squalificava tutte le volte in cui stavo male. Una voce cattiva, insomma. So benissimo che la psico non era affatto cattiva, anzi era buona e premurosa con me. So anche che queste cose accadono e che sono (aperte virgolette) foriere di intuizioni importanti (chiuse virgolette). Ma sta di fatto che non riuscivo più a dormire di notte, avevo smesso di credere in me stesso e di rispettarmi. Ero una larva gonfia di angoscia. Ne ho parlato a lungo in analisi, ma evidentemente non è servito. Alla fine ho deciso di che così non andava bene. Inizierò un'altra analisi, sperando a poco a poco di scaricare tutto il veleno che ho caricato nella prima.

Ciao Minimo
In che senso prescrizioni? Ma l'analisi non era un metodo "non direttivo" ? Credevo fosse così. Le prescrizioni comunque secondo me sono il male, almeno con me è stato così, anche perché onestamente mi sono sembrate delle gran cavolate!

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minimo
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Re: Psicoterapia si ma poi?

Messaggio da minimo » 1 dicembre 2011, 1:30

Ciao cara. E' passato un sacco di tempo da quando ho scritto quel messaggio ma mi ci riconosco ancora. Io non penso proprio che esistano psicoterapie "non direttive". Certo, se ti aspetti che ti dicano di sposarti con il tale o di cambiare lavoro, quello non te lo diranno mai. Ma sui sentimenti è gioco forza che ci siano direttive, a volte più chiare a volte più subdole. Il che è assolutamente direttivo ma implica anche un giudizio: non etico, ovvio, ma di sanità (non buono vs. cattivo, ma sano vs. patologico/disfunzionale ecc.). Penso che questo sia inevitabile e non necessariamente un male. Ma nel caso dell'analisi, se non "senti" nella direzione del terapeuta allora è un gran pasticcio: perché sei resistente, non sei pronto, non capisci ma capirai, soffri perché il tuo inconscio ha paura della guarigione... e tante altre scemenze irresponsabili che ti fanno sentire in guerra con te stesso, escluso da un beneficio per colpa tua e insomma corrodono la tua fiducia nei tuoi giudizi e nelle tue risorse. E' una colpevolizzazione che può portare a conseguenze molto gravi. Posso testimoniare che, se le cose prendono questa piega, il gioco diventa pericoloso.

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