Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

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Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

Messaggio da IBM Research [Bot] » 29 dicembre 2010, 12:45

Buongiorno,scrivo per la questione del contratto terapeutico che impone il pagamento delle sedute disdette senza 24 ore di preavviso(questo è il caso della mia terapeuta,poi ognuno avrà le sue regole specifiche).Comprendo la base di questo principio, e capisco che il paziente debba essere abituato a rispettare una regolarità e a prendere seriamente l'impegno della terapia ,tuttavia trovo che ci sia in alcuni casi un eccesso riigidità e di venalità nell'applicare questa regola.Una settimana fa circa mi sn svegliata con la febbre alta e ho avvisato la terapeuta che nn sarei potuta il pomeriggio e lei-come immaginavo-mi ha addebitato ugualmente la seduta.Mi sembra chiaro che improvvisi problemi di salute NON SI POSSONO PREVEDERE con 24 ore di anticipo e in questo caso il terapeuta dovrebbe usare flessibilità.INvece ciò che lo guida in questo caso specifico non è il rispetto del setting terapeutico ,ma il GARANTIRSI UNA DATA ENTRATA MENSILE.Infatti mi sono arrabbiata per questo con la mia terapeuta ,ho pagato ma ho fatto presente che per questo abuso potrei interrompere la terapia.Il problema è che il paziente è sempre in una situazione di sudditanza,perchè è fragile,ha bisogno di essere aiutato.quindi nel caso di diverbi il potere è quasi tutto dalla parte del terapeuta e il paziente,per lui, dovrebbe solo ubbidire e pagare.Io al momento non penso di interrompere la terapia,ma disdirò una seduta con 24 h di anticipo in modo da potermi "rivalere" del torto subito,"riprendendomi"i 60 € ,altrimenti conserverei il rancore che si riverserebbe nel rapporto con la mia terapeuta.è vero si può parlare anche di queste cose,nelle sedute,ma alla fine-come è già successo tempo fa ciascuna rimane del suo parere e ribadisce le sue posizioni.
al di là del caso specifico il fattore economico ha un peso nel rapporto col terapeuta , mesi fa avevo problemi a continuare la terapia a causa dei miei nuovi orari di lavoro e di quelli di apertura dell'ambulatoriola mia terapeuta ha insistito fino allo sfinimento perchè facessi i salti mortali per risolverlo (cambiare orario di lavoro?andare-come mi proponeva-nell'altro studio a 30 km da casa mia?) ma l'ha fatto veramente per l'importanza della terapia , per il mio bene o anche/soprattutto per il suo interesse economico?

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francesca
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Messaggio da francesca » 29 dicembre 2010, 18:26

Un ottimo motivo per mandarla a quel paese.
Per cause di forza maggiore.
Non è mica un biglietto d'aereo.

Io non l'avrei pagata, moh?

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Messaggio da CC » 29 dicembre 2010, 22:49

Da ciò che scrivi non riesco a capire se la tua psicoterapeuta è così pessima come credi!
Nel mio caso le regole che avevamo per le sedute a cui io non riuscivo ad andare erano state stabilite in seguito alla manifestazione di un mia precisa sensazione psicologica quindi io condividevo la decisione presa in proposito.
Il rapporto economico era l'ultima delle mie preoccupazioni!

Comunque sia, se tu pensi certe cose della tua psicoterapeuta non credo faccia bene al vostro rapporto e non penso ti basterà recuperare i 60,00 € per risolvere il problema che si è ormai creato tra voi.

Tu ritieni che lei sia più interessata ai soldi che a te, dici che ti ha addirittura condizionata nella scelta di un posto di lavoro.

Non importa se sia davvero così o no, importa il fatto che tu pensi queste cose di lei e se non riesci a chiarire veramente e a convincerti del contrario credo che non andrete molto lontano perchè non avete un buon rapporto, tu non hai fiducia in lei.

Le "ripicche" e le vendette servono a poco in psicoterapia e tu mi sembri piuttosto "avvelenata" con la tua attuale terapeuta.
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

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Messaggio da IBM Research [Bot] » 30 dicembre 2010, 10:22

caro CC ,la mia psicoterapeuta non è pessima,per altri aspetti mi trovo bene e penso sia giusto continuare ma questi diverbi di carattere logistico creano in me profondo rancore,che persiste a lungo...forse mi sono spiegata male non mi ha condizionata nella scelta del lavoro,è successo semplicemente che per problemi della segreteria dell'ambulatorio io avrei dovuto iniziare la seduta alle 17.00,mentre a causa del mio orario di lavoro nn potevo arrivare prima delle 17.30 così la terapeuta mi ha STRESSATA e colpevolizzata per quasi due mesi ,per lei DOVEVO A TUTTI I COSTI riuscire ad arrivare alle 17.00 ,parlando con il mio capo per modificare un orario che è uguale per tutti e fissato da regolamento scritto oppure in alternativa andare nell'altro suo studio che è a 30 km da casa mia.poi questo problema si è risolto ma abbiamo perso tempo ed energie per discutere sull'orario,anche se sono passati 6 mesi serbo ancora rancore ed hai ragione a dire che è un ostacolo e non aiuta la terapia.

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Messaggio da CC » 30 dicembre 2010, 17:24

Cerco di spiegarmi meglio! :)

Per prima cosa io non posso dirti cosa fare, è ovvio ma lo ribadisco sempre, soprattutto se è la prima volta che scambio post con una persona.

In secondo luogo, il problema che hai con questo tipo di regola o con altre regole relative al setting potresti averlo con qualunque psicoterapeuta (quindi sarebbe inutile per te cambiarla) o forse solo con questa (quindi sarebbe utile per te cambiarla) ma questo lo puoi sapere solo tu.
Lo potrai sapere solo provando ma devi essere tu a decidere se i problemi con la tua psicoterapeuta sono così grandi da prendere la decisione di cambiarla (o addirittura di non andare più in psicoterapia).
Io non sono presente alle vostre sedute e quindi non posso far altro che un discorso generico, in ogni caso non spetta ad altri dirti cosa fare o non fare, solo tu lo puoi sapere.

Personalmente ho avuto problemi con diverse regole del setting analitico ma analizzarli ha fatto parte del processo analitico anche perchè il tipo di problema che veniva fuori la diceva lunga su chi io fossi.
Te lo dico prima di tutto per farti sapere che non sei l'unica ad avere problemi con le regole del setting che sono in un certo senso "imposizioni" da cui lo psicoterapeuta non si sposta.
Con loro se ne può parlare ma a posteriori ti accorgerai che fa parte del loro lavoro rimanere fermi su certi punti.
In certi casi se venissero meno a quelle regole (che devono rispettare anche loro e non soltanto tu) non sarebbero più professionali, la seduta non funzionerebbe, loro non sarebbero in grado di svolgere il loro compito al meglio.

Tu hai mai provato a metterti nei loro panni?
Almeno un pò!

Ovviamente io sto cercando di farti riflettere su alcune cose in generale, se poi la tua psicoterapeuta è una "farabutta" :) interessata solo al denaro è ovvio che non riesci a fidarti di lei fino in fondo.
Insomma gli incompetenti e quelli interessati molto al denaro esistono in ogni professione, non lo sto negando e non voglio difendere la tua per forza però la motivazione alla base della sua richiesta economica potrebbe essere di altra natura.
Io voglio solo cercare di farti riflettere su più aspetti possibili, poi sarai tu col tempo a chiarirti le idee su questo punto.

Per esempio, per quale ragione voleva che arrivassi per forza alle 17:00?
Che motivazione ti ha dato?
Per quale ragione non ti ha potuto spostare la seduta di mezz'ora?
Hai voglia di spiegarci un pò meglio?

Per ora mi fermo qui, preferisco scrivere tanti post brevi piuttosto che uno lunghissimo.
Magari la prossima volta sarò un pò meno generica e farò qualche esempio pratico.
estella ha scritto:caro CC ...
Sono una donna! :)
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Messaggio da IBM Research [Bot] » 30 dicembre 2010, 17:47

cara CC le tue osservazioni sono giuste ed equilibrate,metti in luce il l'aspetto dell'IMPOSIZIONE che a me dà particolarmente fastidio non in quanto responsabilizzazione e rispetto dell'impegno preso nel seguire il percorso(e in qst posso capire il punto di vista del terapeuta),ma nella SUDDITANZA che a volte sembra imposta al paziente, x esempio a giugno ho disdetto una seduta con il dovuto anticipo per un impegno sopraggiunto e la volta dopo,mi sono sentita rimproverare come una bambina dell'asilo dalla maestra,in questo sembra che il terapeuta sia il giudice supremo e che il paziente debba cospargersi il capo di cenere e rendere conto anche dei suoi impegni....il discorso dell'orario delle sedute era banalissimo e solo di tipo pratico,poichè la segreteria dell'ambulatorio chiudeva alle 18 e per quell'ora la seduta doveva essere conclusa,però da questo problema pratico la terapeuta ha tratto conseguenze teoriche ,come se la mia impossibilità a cambiare il mio orario di lavoro fosse segno di uno scarso interesse nella terapia e scarsa motivazione nel proseguire..poi il problema si è risolto perchè,x altri motivi,ha cambiato ambulatorio,ma lo stress e la pesantezza di quei due mesi di discussioni mi è ancora rimasto addosso

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Messaggio da IBM Research [Bot] » 30 dicembre 2010, 17:59

in quell'episodio quando mi aveva rimproverata per la seduta disdetta anche se con il dovuto anticipo mi è di nuovo venuto il dubbio:lo fa per la serietà e continuità del percorso o per la perdita economica?idem quando per il famoso problema dell'orario c'era il rischio che smettessi di andare...avere questo dubbio è naturale ed è difficile avere risposta univoca..tuttavia a volte hai il sospetto che la DIPENDENZA al terapeuta faccia comodo e che PLASMARE la volontà del paziente(uso dei termini un pò eccessivi)sia un modo per tenerselo stretto come CLIENTE

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Messaggio da CC » 30 dicembre 2010, 19:39

estella ha scritto:cara CC le tue osservazioni sono giuste ed equilibrate,metti in luce il l'aspetto dell'IMPOSIZIONE che a me dà particolarmente fastidio non in quanto responsabilizzazione e rispetto dell'impegno preso nel seguire il percorso(e in qst posso capire il punto di vista del terapeuta),ma nella SUDDITANZA che a volte sembra imposta al paziente, x esempio a giugno ho disdetto una seduta con il dovuto anticipo per un impegno sopraggiunto e la volta dopo,mi sono sentita rimproverare come una bambina dell'asilo dalla maestra,in questo sembra che il terapeuta sia il giudice supremo e che il paziente debba cospargersi il capo di cenere e rendere conto anche dei suoi impegni....il discorso dell'orario delle sedute era banalissimo e solo di tipo pratico,poichè la segreteria dell'ambulatorio chiudeva alle 18 e per quell'ora la seduta doveva essere conclusa,però da questo problema pratico la terapeuta ha tratto conseguenze teoriche ,come se la mia impossibilità a cambiare il mio orario di lavoro fosse segno di uno scarso interesse nella terapia e scarsa motivazione nel proseguire..poi il problema si è risolto perchè,x altri motivi,ha cambiato ambulatorio,ma lo stress e la pesantezza di quei due mesi di discussioni mi è ancora rimasto addosso
Quello che volevo dire io è che spesso e volentieri dicevo scherzando alla mia psicoterapeuta che la psicoterapia non è una democrazia! :)
Mi rendevo perfettamente conto che dal punto di vista logico certe cose andavano fatte così e basta (non mi sto riferendo al discorso economico ma ad altro), mi rendevo conto che spettava a lei proporre certe cose e che io non potessi tanto rispondere di no.
Questo è un aspetto della psicoterapia che o riesci ad accettare oppure la psicoterapia non fa per te.
Non voglio essere categorica e dirti che devi lasciare o che è tutto nero o tutto bianco però tendenzialmente è così: meno riesci a tener presente il lato economico e più avrai un buon rapporto con lei e la terapia riuscirà.
In psicoterapia medico e paziente non hanno lo stesso ruolo, come in molte altre situazioni del resto.
Forse questa sensazione di sudditanza che provi, col tempo ti passerà.

Per il resto posso solo dirti che se davvero la tua psicoterapeuta ti rimprovera come una maestra farebbe con una bambina dell'asilo c'è qualcosa che non va in questa psicoterapeuta.

Se invece lei non ti rimprovera ma tu prendi ciò che ti dice come un rimprovero allora è un altro paio di maniche.
Io ho la tendenza a prendere tutto ciò che mi si dice come un rimprovero, ormai questa cosa la vedo benissimo e cerco di renderla il più possibile inefficace.
Nel tuo caso non so quale delle due ipotesi sia ma se è la prima dovresti dirle che non ha il diritto di trattarti così e sentire cosa ti risponde.

Sentirsi come una che deve cospargersi il capo di cenere o rendere conto dei propri impegni non è giusto.
Ti dirò, io i primissimi tempi mi sentivo come un cane in fase di addestramento.
Nel mio caso però il fatto che io mi sentissi in questo modo non dipendeva dal suo modo di comportarsi che a me sembrava appropriato per il mio tipo di problema ma da me.
Io gliel'ho anche detto ma non perchè volevo che lei smettesse di fare ciò che stava facendo, capivo che visti i miei problemi era normale che mi sentissi così, ad un certo punto poi non mi ci sono più sentita ma perchè sono cambiata io non perchè è cambiata lei o il suo modo di fare.
Quel determinato scalino lo dovevo salire io, non lei che stava benissimo.
Ero io a sentirmi strana in una situazione normalissima e ho capito che volevo lavorarci sopra fino ad arrivare al punto in cui io mi sarei sentita normale in una situazione normalissima.
C'è anche da dire che a volte le terapie che vengono messe in atto da questi professionisti disturbano il paziente ma questi non può far altro che accettarle con lo scopo di migliorare.

Comunque da ciò che dici non mi sembra che stai messa male come stavo io quando ho cominciato quindi i miei esempi prendili con il beneficio del dubbio.
Volevo soltanto dire che la sensazione di sudditanza che nel presente ti sembra così pesante potrebbe col tempo affievolirsi o sparire. Come potrebbe permanere perchè magari non dipende da un tuo problema ma da un effettivo modo sbagliato di comportarsi e di porsi della terapeuta.
A questo punto valuta tu se nonostante questi difetti che trovi in lei vuoi rimanere per i suoi pregi oppure no.
Capisco che le discussioni che hai avuto in passato con lei abbiano lasciato degli strascichi, spero che un giorno riuscirete a chiarirvi del tutto o ad accettare che su questa cosa avete punti di vista diversi.

Riguardo all'orario se da una parte capisco che la psicoterapeuta non potesse certo modificarlo per te dall'altra non credo fosse necessario vederci uno scarso interesse da parte tua.
Personalmente sulla maggioranza delle cose concordavo con lei, su poche cose non concordavo ma questo non ci ha impedito di creare un legame forte.
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Messaggio da francesca » 30 dicembre 2010, 19:51

Care Estella e Cc,
La psicoterapia è prima di tutto un rapporto di lavoro, con un professionista.
Vi sono cose che esulano dai nostri dubbi, no?

Bisogna separare quello che il terapeuta e il paziente si dicono in seduta, dal chiamiamolo così, rispetto del paziente come persona che usufruisce di una prestazione professionale e che ha una vita sua privata.

Quindi, la febbre alta non ha niente a che vedere col contratto e con le regole.

E che ci mancherebbe che uno si annullasse per analizzarsi.

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Messaggio da CC » 30 dicembre 2010, 20:09

estella ha scritto:in quell'episodio quando mi aveva rimproverata per la seduta disdetta anche se con il dovuto anticipo mi è di nuovo venuto il dubbio:lo fa per la serietà e continuità del percorso o per la perdita economica?idem quando per il famoso problema dell'orario c'era il rischio che smettessi di andare...avere questo dubbio è naturale ed è difficile avere risposta univoca..tuttavia a volte hai il sospetto che la DIPENDENZA al terapeuta faccia comodo e che PLASMARE la volontà del paziente(uso dei termini un pò eccessivi)sia un modo per tenerselo stretto come CLIENTE
Un pò tutti si domandano queste cose prima o poi (io piuttosto poi).
A volte sono gli stessi psicoterapeuti a sollevare certe questioni perchè loro conoscono molto bene le "accuse" più comuni che gli vengono rivolte.

Ogni paziente si da le proprie risposte al riguardo perchè molto dipende da come è fatto il paziente e altrettanto da come è fatto lo psicoterapeuta, insomma non esiste una risposta valida per tutti visto che ogni persona è diversa dalle altre.
C'è anche chi cerca di non pensare a questo aspetto perchè troppo interessato ad altri della terapia.

Come ti ho già detto il modo in cui tu vedi questa cosa influisce sulla tua psicoterapia e credo sia solo questo che devi tenere presente.

Tutte le cose che stai scrivendo in questo forum a lei gliele hai dette?
Riesci a parlare con lei di tutto?
Quando parlate la senti eccessivamente costrittiva (del tipo:"è così e basta! È così perchè lo dico io!").
È molto importante che tu ne parli con lei.
È molto importante che lei riesca a "convincerti" della necessità di una cosa, spiegandotela fino allo sfinimento se necessario.
Se tu non concordi e non riconosci nel profondo che è giusto fare in un certo modo non farete molta strada.
I tuoi dubbi potrebbero sciogliersi in un senso o nell'altro approfondendo la questione con lei (ma in caso negativo saresti pronta a lasciarla per un altro terapeuta?).
Devi solo capire se ti va di affrontare questo argomento con lei in questo momento.
E se non ti va capire perchè non ti va!
Sembri molto arrabbiata e la psicoterapia non dovrebbe produrre nuova rabbia ma al limite tirare fuori quella che avevi già.

Io con la mia non avevo un rapporto così conflittuale all'inizio ma certo stavo così male che a certe questioni neanche ci pensavo, non vivevo le cose come le stai vivendo tu ma non so cosa significhi questo.
Noi abbiamo subito creato un legame affettivo forte ma forse questo è dipeso dal buon modo in cui si è posta. Da lei, da me, da tutte e due, non lo so.
Spero di non confonderti con i miei discorsi e di non farti più male che bene.
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Messaggio da CC » 30 dicembre 2010, 21:28

francesca ha scritto:Care Estella e Cc,
La psicoterapia è prima di tutto un rapporto di lavoro, con un professionista.
Vi sono cose che esulano dai nostri dubbi, no?

Bisogna separare quello che il terapeuta e il paziente si dicono in seduta, dal chiamiamolo così, rispetto del paziente come persona che usufruisce di una prestazione professionale e che ha una vita sua privata.

Quindi, la febbre alta non ha niente a che vedere col contratto e con le regole.

E che ci mancherebbe che uno si annullasse per analizzarsi.
Non la vedo proprio come la vedi tu. :)
Dire che "la psicoterapia è prima di tutto un rapporto di lavoro con un professionista" è una definizione piuttosto squallida e riduttiva del rapporto psicoterapeuta/paziente (ed anche della capacità di certi psicoterapeuti).
Dire che la seduta è "una prestazione professionale" idem.

Annullarsi per fare l'analisi no, rispetto del paziente e della sua vita privata si però credo che prima di cominciare a fare questo discorso dovremmo conoscere un pò meglio le varie "correnti di pensiero" al riguardo nel senso che non credo che il discorso del pagamento delle sedute mancate sia uguale per tutti.

Il lato economico della psicoterapia è quello di cui mi piace parlare di meno!
Nel mio caso la psicoterapia ha "fatto miracoli" e questo secondo me non ha prezzo! (Per tutto il resto c'è Master Card! :))
Non è quantificabile il corrispettivo in denaro di quello che è stato il rapporto tra la mia psicoterapeuta e me. Quello che è riuscita a darmi con gli anni non è misurabile in denaro.
Non so se sono riuscita a spiegarmi ma avevo dei problemi talmente gravi che sono davvero felice che lei sia riuscita a farci qualcosa.
Certe volte non trovi ciò di cui hai bisogno neppure a pagarlo oro nel senso che non sempre i soldi risolvono le questioni.
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Messaggio da francesca » 30 dicembre 2010, 22:32

Il pagamento delle sedute saltate è effettivamente un discorso.

Però però, bisogna pur fare dei distinguo, ne convieni?

Se il terapeuta mi rimanda la seduta cinque minuti prima?
Siamo alla pari.

A me il lato economico, e anche il discorso del rispetto reciproco, sembra importante.

Cioè, da un lato abbiamo la "domanda", che è il sintomo, dall'altro che cosa?

E' giusto che teniamo qualcosa, secondo me, all'esterno, perchè sì, il rapporto col terapeuta dà quel che può dare, ma uno degli scopi è camminare con le proprie gambe, essere responsabili di se stessi, per cui tutto fa.

:)

E' vero, non è che il fatto di pagarli significhi esercitare un potere, anzi, ci ricorda molto di quel che è, ci tiene ancorati alla realtà.

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Messaggio da Aikiko » 30 dicembre 2010, 23:22

Cara Estella, hai sollevato una questione davvero spinosa... Vista da chi non fa e non ha mai fatto psicoterapia sembra davvero che queste persone siano terribilmente venali. Io sono in analisi da ormai tre anni e i miei amici rimarcano sempre e solo questo aspetto. Si sprecano le battute su quello che si è potuta comprare con tutti i soldi che le ho dato...

Quando ci sei dentro è diverso. Almeno per me è diverso. Non mi importa di pagare, mi sembra giusto. Ti dico di più, non ci andrei più se non dovessi pagare. Dice bene CC, la psicoterapia non è una democrazia, il rapporto è estremamente squilibrato e "loro" hanno la maggior parte del "potere" ed è giusto così a patto che sappiano davvero fare il loro mestiere. Pagare io l'ho sempre inteso come qualcosa che va a mio vantaggio, un modo di mantenere la giusta distanza, un modo per non sentirsi completamente in balia di qualcuno che mi suscita sentimenti sempre diversi e ingestibili. Pagare mi serve per mantenermi con i piedi per terra, per ricordarmi che questa persona non è mia amica e non mi ascolta perché mi vuole bene (o almeno, non solo...) ma perché abbiamo un contratto.

Certo uno non può sapere in anticipo quando si ammalerà e davvero vista dall'esterno sembra una prevaricazione. Ma lei cosa ha detto quando hai prospettato di interrompere la terapia per questo presunto sopruso?
Io ho saltato pochissime sedute, ho fatto in modo di ammalarmi durante le sue vacanze :wink: ma sono convinta che se mi succedesse di sentirmi male all'improvviso il giorno di una seduta lei non mi farebbe pagare. Sono convinta di questo perché io voglio andare alle sedute e lei lo sa. Forse la tua ha qualche dubbio in proposito e interpreta ogni tua assenza come una fuga dalla terapia.

Non sono d'accordo con Francesca, non si può separare niente in analisi, Almeno per me, e me ne sono resa conto in questo ultimo anno, tutto quello che porto in quella stanza ha a che fare con il rapporto che si è creato con la mia analista. Quello che decido di dire, o di non dire, è sempre una conseguenza di quello che ci siamo dette o non dette la seduta precedente.

Comunque soltanto tu Estella puoi sapere se questa terapia fa per te e se davvero la tua psi sta facendo il suo lavoro in modo corretto.
Una curiosità: da quanto tempo sei in terapia?

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Messaggio da francesca » 31 dicembre 2010, 0:09

Molto interessante questa vostra visione.
Vorrei però aggiungere o meglio precisare un'altra cosa: vedere il rapporto come professionale, non è svilirlo e ridurlo, o renderlo squallido, ma dargli un valore, al contrario, proprio perchè non si tratta di un amico o di una persona qualunque.

Certo che la relazione è asimmetrica, ma solo in seduta, mi sembra, e avrà senz'altro la sua funzione.

Al di fuori i rapporti sono sempre molto formali, per fortuna, e proprio una "forma" corretta a me personalmente rende più chiare le cose.

Purtroppo non sempre è possibile, diciamo così, siccome non sono onnipotenti, hanno i loro limiti! :D

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Re: Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

Messaggio da CC » 31 dicembre 2010, 14:22

Oggi non ho molto tempo per scrivere perchè devo fare la mia parte nella preparazione della cena di questa sera! :)
Tornerò sull'argomento nei prossimi giorni comunque una cosa la volevo dire subito.
estella ha scritto:Io al momento non penso di interrompere la terapia,ma disdirò una seduta con 24 h di anticipo in modo da potermi "rivalere" del torto subito,"riprendendomi"i 60 € ,altrimenti conserverei il rancore che si riverserebbe nel rapporto con la mia terapeuta.è vero si può parlare anche di queste cose,nelle sedute,ma alla fine-come è già successo tempo fa ciascuna rimane del suo parere e ribadisce le sue posizioni.
Ripensando alle tue parole mi è venuto da fare il paragone con la mia situazione.
Per prima cosa io non avrei saltato una seduta neanche morta! :)
Io stavo talmente bene con lei e aspettavo talmente tanto quel momento per tutta la settimana che non avrei mai e poi mai saltato di proposito una seduta soltanto per riprendermi € 60,00 (la cifra è indicativa perchè io pagavo meno).
Quello che si creava quando noi due stavamo insieme non aveva prezzo.
Non c'era nessuna cosa che avrei potuto comprare o fare con € 60,00 che valesse più di quei 45 minuti passati con la mia psicoterapeuta.

Tra noi c'era un rapporto di grande lealtà, se io avessi saltato una seduta con l'unico scopo di riprendermi i soldi lei se ne sarebbe accorta subito e avrebbe voluto che ne parlassimo, dopotutto io non ero andata in analisi apposta per parlarne?

Il bel rapporto che c'era tra noi prevedeva il fatto che si parlasse di tutto quindi io non mi sarei mai sognata di passare all'atto anzichè parlarne, non le avrei mai fatto un pezzo simile! Mi sarei sentita addirittura in colpa a trattarla così!

Io la stimavo molto, i primi tempi lei ha fatto davvero di tutto per me e aveva la mia piena fiducia, mi sembrava una persona poco interessata ai soldi, molto dedita alla sua professione, mi ha salvato la vita.

Non sto dicendo che per estella debba essere uguale, volevo solo portare nella discussione un punto di vista diverso come ha fatto Aikiko.
Mi sembra evidente che estella non ha lo stesso rapporto che avevo io con la mia e quindi tutto viene inquadrato in una visuale molto diversa.
Non so dire se a causa di un effettivo modo di fare troppo venale di questa psicoterapeuta o se a causa di un modo di pensare di estella molto smaliziato nei confronti della psicoterapia in generale.

Per quanto mi riguarda io avevo messo in preventivo il fatto che avrei speso una certa cifra al mese per la psicoterapia.
Riprendermi i soldi di una seduta non fatta non avrebbe inciso poi molto nel mio bilancio complessivo nel senso che rispetto a ciò che c'era in ballo il prezzo di una singola seduta per me aveva la stessa importanza di un "bruscolino"!
Voglio dire che i soldi per fare una psicoterapia o ce li hai o non ce li hai, non credo abbia molta importanza la singola seduta dal punto di vista economico e non dal punto di vista del principio.
Molto dipende da quanto si sta male, da qual'è il rischio che si corre, da quante e quali sono le cose che non riusciamo a fare normalmente come tutti gli altri. La psicoterapia assume più o meno valore a seconda della gravità dei nostri disturbi e la cosa più importante, che ti permette di non stare tanto a guardare il lato economico è che funzioni!

estella ha scritto:Infatti mi sono arrabbiata per questo con la mia terapeuta ,ho pagato ma ho fatto presente che per questo abuso potrei interrompere la terapia.
Quando hai fatto presente tutto questo alla terapeuta lei cosa ha risposto?
La rabbia, il rancore, il fatto che tu consideri questo suo modo di fare un abuso sono cose che continuerai a portarti dietro.
Riprenderti i 60,00 euro non cancellerà questo tuo modo di vivere la cosa che ti porterai dietro per tutta la durata della terapia.
Ci sono persone che durante la psicoterapia tutto questo non lo pensano.
Io non so se questo problema è da attribuire a lei, a te o ad entrambe, so solo che dovresti cercare di risolverlo davvero, andando a fondo, quando sarai pronta e te la sentirai di affrontare questa cosa.
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

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