Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

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francesca
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Messaggio da francesca » 11 gennaio 2011, 20:20

Io non dico che si debbano saltare di proposito, nel caso di Estella però per esempio, la psy gliel'ha messo proprio nel "contratto" come possibilità!: nel caso non venga alla seduta avvisi con almeno 24 ore di anticipo, ( non gliene importa dei motivi).

Questo presuppone che possa, non che debba, fare proprio come le pare e come si sente di fare, soprattutto.

Io per esempio non ce l'ho sto vantaggio, ma non ho neanche limiti di tempo, per cui mi ritengo libera di avvisare mezzo minuto prima, tanto la pago lo stesso.

Però, siccome anche il terapeuta prende l'influenza o si rompe un piede e io non lo obbligo a essere in studio con la febbre e il piedone ingessato per me, ritengo che altrettanto rmi debba lui, salti o non salti, regole e quant'altro.

Ecco questo è un po' il succo di come la penso io.

E allora qui entrano in gioco PER ME, e diventa un fatto soggettivo, come diceva poc'anzi non ricordo chi, la libertà, la scelta, il prendersi ciascuno le proprie responsabilità, quello che credi, quello che non credi, tutti i discorsi che ti portano a capirne i motivi, se uno ci si vuole addentrare, ammesso che sia importante per lui.

Potrebbe essere anche questo il valore terapeutico della seduta saltata.

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CC
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Messaggio da CC » 11 gennaio 2011, 21:51

Ciò che è fondamentale è la buona intesa tra paziente e psicoterapeuta.

estella in questo momento non ha una buona intesa con la sua psicoterapeuta sia per come viene regolamentata la questione delle sedute saltate sia perchè diverse cose durante la psicoterapia le sembrano imposizione.

Nel corso della mia psicoterapia io la sensazione che le cose mi venissero imposte non l'ho avuta mai.
Chiaro che a volte la dottoressa mi chiedeva di fare delle cose nell'ambito della seduta ed io capivo che non potevo dirle no ma si trattava della terapia vera e propria, razionalmente mi rendevo conto che dirle "no" sarebbe equivalso a una mia mancanza di impegno nella psicoterapia stessa, a negare il motivo stesso per cui ci ero andata.

Riguardo al "contratto" tra estella e la sua psicoterapeuta io avevo capito che estella paga solo se non riesce ad avvisare 24 ore prima della seduta e nel caso della febbre (comparsa poche ore prima della seduta) lei si è trovata ovviamente impossibilitata ad avvisare 24 ore prima e quindi ha dovuto pagare.
Forse la psicoterapeuta utilizza lo spazio temporale riservato ad estella per vedere altri pazienti quindi se estella avvisa 24 ore prima la dottoressa ha il tempo di dare quell'ora ad un altro, in caso contrario no e quindi vuole che estella paghi l'ora.

Purtroppo se certe regole proprio non ci piacciono perchè ci fanno pensare che la persona che le applica è sgradevole non ci resta che andare altrove.
Non credo che parlandone (anche fino allo sfinimento) la psicoterapeuta cambierebbe idea, dipende da molte cose che noi non possiamo sapere.
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

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Messaggio da francesca » 11 gennaio 2011, 22:03

Ti chiedo una cosa, Cc, se posso:

secondo è plausibile ed è accettabile che un paziente possa ragionare anche nei termini in cui il suo analista adopera e organizza il proprio lavoro?

No, la porta si apre e si chiude dopo circa quarantacinque minuti.
metti.
Ma SI CHIUDE.

Che il paziente debba anche sottostare ai ricatti dei preavvisi, già per me è sbagliato in partenza: ripeto, dàl'idea dell'analista come di uno che ha da fare il pienone, e riempire il volo charter.

Io non potrei stare a pensare, no ma poverina, c'ha il suo lavoro, se l'organizza, e allora è giusto che gliela paghi lo stesso se non l'avviso in tempo, ecc.
Piuttosto niente, guarda, si fa a naso di volta in volta.

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Messaggio da CC » 12 gennaio 2011, 15:16

Scusami francesca ma non riesco a capire cosa stai cercando di dirmi e quindi non posso neppure risponderti. :)
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Messaggio da francesca » 12 gennaio 2011, 15:57

Può, secondo te il paziente farsi carico anche dei problemi dell'analista, immaginandosi, dall'esterno, che egli/ella abbia da organizzare il proprio lavoro?

Io penso di no.

Se io pago anche le sedute non svolte, è perchè, come dicevi tu, quello spazio è mio, indipendentemente dai problemi dell'analista.

Se invece l'analista ti dà un tot di tempo per decidere di non andare senza pagare, ti mette il suo fardello addosso.

QUESTO é ciò che contesterei a QUELLA TERAPEUTA.

Inoltre, ammesso e non concesso che io mi mettessi nei suoi panni, ella dovrebbe fare altrettanto, e quindi porre una condizione significa fregarsene del prossimo e considerare la relazione paziente-terapeuta alla stregua di un qualsiasi rapporto, appunto, professionale, ed è in contraddizione con quanto voi affermavate. :)

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Messaggio da CC » 12 gennaio 2011, 20:48

francesca ha scritto:Può, secondo te il paziente farsi carico anche dei problemi dell'analista, immaginandosi, dall'esterno, che egli/ella abbia da organizzare il proprio lavoro?
No.
Nel mio caso le regole sono servite proprio a fare in modo che io mi creassi meno ansia possibile oltre a quella che avevo già di mio.
Alcune regole erano senz'altro generiche, altre credo mirate al mio specifico caso.
La mia psicoterapeuta faceva in modo che il centro dell'analisi fossi io, non lei.
Soltanto gli ultimi tempi della terapia e soprattutto dopo che questa è terminata io ho cominciato a pensare a lei come ad una persona con delle esigenze ma per la gran parte del tempo ho pensato più che altro a me stessa perchè io stavo malissimo e lei certamente stava meglio di me!

francesca ha scritto:Se io pago anche le sedute non svolte, è perchè, come dicevi tu, quello spazio è mio, indipendentemente dai problemi dell'analista.
Se invece l'analista ti dà un tot di tempo per decidere di non andare senza pagare, ti mette il suo fardello addosso.
QUESTO é ciò che contesterei a QUELLA TERAPEUTA.
Non riesco a mettermi del tutto in questa situazione ma penso che tu abbia ragione.
La mia psicoterapeuta ed io abbiamo esaminato le varie possibilità e sinceramente è venuto fuori che la cosa che faceva stare più tranquilla me era pagare tutte le sedute.
Probabilmente questa cosa delle 24 ore crea confusione, ansia ed una cattiva immagine della terapeuta.

Tu pensi che estella preferirebbe pagare sempre e comunque le sedute a cui non riesce ad andare?
A prescindere dal motivo per cui non ci va e da quanto tempo prima della seduta avvisa?
Io penso che lei vorrebbe semplicemente non pagare le sedute a cui non riesce ad andare, qualunque sia il motivo ed il tempo di preavviso.
Il motivo che la porta a scontrarsi con la sua psicoterapeuta mi sembra questo.
A questo punto entrano in gioco tanti fattori che noi non conosciamo.

Come ripeto, io all'inizio non pagavo le più uniche che rare sedute a cui non potevo essere presente ma questo mi creava talmente tanto malessere che pagare sempre e comunque uno spazio che consideravo MIO mi ha fatto sentire enormemente meglio.
Qualcuno penserà che io sia una cretina ma spesso e volentieri nella vita e nella psicoterapia ci si sente meglio interiormente se facciamo la cosa che è giusta per noi (non per gli altri e non per tutti) a prescindere da quanto ci costi farla.
Non sempre la scelta che ci conviene di più dal punto di vista materiale è quella che ci fa stare sereni.
A volte chi commette un crimine si sente bene soltanto quando lo confessa anche se è ovvio che per evitare la pena non deve confessare.
A volte per risparmiare soldi si decide di andare a vivere a casa della propria suocera ma appare ben presto evidente che i soldi risparmiati non valgono quanto l'indipendenza ed il poter stare con il proprio marito in una casa solo nostra.
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Messaggio da francesca » 13 gennaio 2011, 15:12

Ma tu ci sei arrivata prima, molto prima, a discutere e a capire cos'era meglio per te.

Nel mio caso c'è stato uno scontro mortale, sulle sedute saltate, io ancor oggi preferirei non pagare, anche perchè mi è stato ribadito che si tratta di un rapporto di lavoro, per cui allora cambiamo regime.

Il mio lavoro lo dirigo io, e allora anche il mio lo dirigo io.

C'ho da discutere ancora, anzi questa discussione mi ha dato dei nuovi spunti, io non demordo, se capita li sfrutto, non mi è ancora venuta l'influenza, ma l'aspetto al varco.
:)

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Messaggio da CC » 13 gennaio 2011, 20:52

Te l'ho detto, io all'inizio non pagavo le sedute a cui non andavo anche perchè la mia psicoterapeuta non aveva dubbi sul fatto che avrei fatto di tutto per essere presente.
A seguito di un mio tormento interiore di cui ho ovviamente parlato in terapia abbiamo deciso di comune accordo che io mi sarei riservata quello spazio pagandolo e il mio tormento in proposito è svanito.
Io sono contenta di non essermi rovinata il rapporto con la terapeuta a causa del denaro che pende come una spada di Damocle sulla psicoterapia. :)
Riguardo a te spero che riuscirai ad ottenere quello che vuoi.
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Re: Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

Messaggio da rocco » 17 febbraio 2011, 10:53

IBM Research [Bot] ha scritto:Buongiorno,scrivo per la questione del contratto terapeutico che impone il pagamento delle sedute disdette senza 24 ore di preavviso
Intervengo un po' tardi a questa interessante discussione, ma desidero dire la mia.

Quando ho iniziato la terapia una delle prime cose che la doc mi disse, è che avrei pagato anche le sedute cui non avrei potuto partecipare, indipendentemente dal preavviso. Al massimo, se e quando e possibile e cioè senza alcuna garanzia e da stabilire con congruo preavviso, avrei potuto recuperare l'ora nell'arco però della stessa settimana.

I motivi di questa (secondo me, assurda) regola, sono:
quell'ora è mia e nessun altro occuperà mai quel tempo e quello spazio, perciò ne ho la responsabilità anche se l'assenza non è imputabile a mia libera scelta (come nel caso della malattia), e la doc per poter garantire tutto questo non può rimetterci economicamente.
Insomma: non pago solo la seduta, pago un impegno in quell'ora.
Inoltre il paziente deve essere ben consapevole che quesll'impegno non deve essere soggetto a improvvise variazioni di umore.

In parte sono certamente d'accordo, però devo ammettere che quando arriva (ad esempio) l'influenza e non c'è tanta scelta, il discorso è diverso.
Diciamo che avrei preferito un po' più di elasticità. Oltretutto le terapie psico analitiche sono lunghette, santo cielo può capitare di ammalarsi e perchè no? Anche programmare una vacanza!
E' vero: avrei potuto contrattare o contestare ma non l'ho fatto, perchè psicologicamente non ero nelle condizioni per farlo.

Tirando le somme trovo questa scelta un seppur piccolo abuso nei confronti di pazienti particolarmente vulnerabili.
Perchè devo dirlo: se il mio ginecologo/ortopedico/dentista ecc. ecc. ecc. avesse adottato la stessa politca, avrei cambiato medico.
Con l'analista è un po' diverso e loro comunque un bel po' ci giocano su. Alla faccia della deontolgia........

Sandra

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Re: Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

Messaggio da Merak » 24 febbraio 2011, 10:56

Credo che in ogni tipo di rapporto, affinchè si possa definire un rapporto positivo, debba esserci una naturale elasticità e una naturale volontà di venirsi incontro da parte di entrambi i componenti. La rigidità che ho letto in queste pagine a mio parere ostacola la fluidità della relazione, qualunque essa sia.

Se la definizione e/o accettazione delle regole porta con sè "scontri mortali" significa che qualcosa in quel rapporto non quadra. Significa inevitabilmente che almeno uno dei due componenti sta sulle scatole all'altro, e a mio modesto parere la vedo dura riuscire ad aprirsi con qualcuno che ci sta (o a cui stiamo) sulle scatole.

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Re: Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

Messaggio da minimo » 5 marzo 2011, 12:00

La mia era una terapia psicodinamica di ispirazione "freudiana" (coì diceva la psico). Le sedute saltate non si pagavano in caso di congruo preavviso (almeno una settimana). A me poi non è mai capitato di saltarne alcuna, ma sicuramente questa disponibilità mi faceva piacere, anzi la consideravo dovuta perché penso che anche gli analisti stessi pretendano giustamente la stessa elasticità con altri professionisti (idraulico, dentista, avvocato ecc.) in caso di appuntamenti di lavoro.

Aggiungo che la psico, accennando una volta a questo tema, mi disse che lei "non riusciva" ad applicare la regola delle sedute saltate e a pretendere il pagamento di una prestazione non erogata. Che era un suo "limite" che lei accettava di buon grado. Qualsiasi cosa voglia dire, penso che i pazienti lo considerino tutt'altro che un limite, ma un punto a favore del professionista.

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Re: Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

Messaggio da CC » 5 marzo 2011, 14:36

minimo ha scritto:La mia era una terapia psicodinamica di ispirazione "freudiana" (coì diceva la psico). Le sedute saltate non si pagavano in caso di congruo preavviso (almeno una settimana). A me poi non è mai capitato di saltarne alcuna, ma sicuramente questa disponibilità mi faceva piacere, anzi la consideravo dovuta perché penso che anche gli analisti stessi pretendano giustamente la stessa elasticità con altri professionisti (idraulico, dentista, avvocato ecc.) in caso di appuntamenti di lavoro.

Aggiungo che la psico, accennando una volta a questo tema, mi disse che lei "non riusciva" ad applicare la regola delle sedute saltate e a pretendere il pagamento di una prestazione non erogata. Che era un suo "limite" che lei accettava di buon grado. Qualsiasi cosa voglia dire, penso che i pazienti lo considerino tutt'altro che un limite, ma un punto a favore del professionista.
Oltre all'onestà della tua psicoterapeuta mi preme rilevare che il rapporto che si instaura tra psicoterapeuta e paziente non ha nulla a che vedere con quello cliente-libero professionista del genere Avvocato, Dentista o Idraulico. Almeno io la vedo così poi è chiaro che non tutti abbiamo la stessa visione delle cose. :)
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Re: Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

Messaggio da francesca » 5 marzo 2011, 16:28

Merak ha scritto:Credo che in ogni tipo di rapporto, affinchè si possa definire un rapporto positivo, debba esserci una naturale elasticità e una naturale volontà di venirsi incontro da parte di entrambi i componenti. La rigidità che ho letto in queste pagine a mio parere ostacola la fluidità della relazione, qualunque essa sia.

Se la definizione e/o accettazione delle regole porta con sè "scontri mortali" significa che qualcosa in quel rapporto non quadra. Significa inevitabilmente che almeno uno dei due componenti sta sulle scatole all'altro, e a mio modesto parere la vedo dura riuscire ad aprirsi con qualcuno che ci sta (o a cui stiamo) sulle scatole.
Ma in psicoterapia tutto è fattore di crescita positiva, anche gli scontri mortali, perchè vi transita ogni tipo di emozione, e per fortuna che è così...:)
non è vero che in amore è tutto rose e fiori.:))
Sai, la rigidità può essere una tua proiezione:)))

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Re: Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

Messaggio da Merak » 6 marzo 2011, 10:37

Credo sia una forzatura voler a tutti i costi interpretare come "crescita positiva" i continui scontri mortali, come li definisce la nostra amica che vive il disagio, e mi sembra ancora di più una forzatura paragonare questo tipo di rapporto analista-paziente con l'amore (in amore non si pretende niente, e quando è sincero è gratuito).
Al massimo, quando si è fortunati, può nascere affetto e stima reciproca.

All'estremo opposto, mi pare difficile paragonare la prestazione di uno psicologo con quella di un idraulico... C'è da sostituire il rubinetto signò, ricevuta fiscale? 100 euro, arrivederci e grazie, e se sei fortunato lo rivedi fra 3-4 anni se ti si rompe lo scaldabagno.

Credo, molto più semplicemente e senza necessariamente cercare dietrologie in tutto, che nel caso trattato in queste pagine non si sia instaurato quel feeling che a parer mio è assolutamente necessario per la buona riuscita della terapia (banalmente, con alcune persone ci si sta sulle scatole e stop).

In ogni caso, tutto può essere una nostra proiezione, qualsiasi cosa scriviamo, diciamo , sentiamo, percepiamo, io però queste le chiamo opinioni...

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Re: Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

Messaggio da minimo » 7 marzo 2011, 12:26

CC ha scritto:Oltre all'onestà della tua psicoterapeuta mi preme rilevare che il rapporto che si instaura tra psicoterapeuta e paziente non ha nulla a che vedere con quello cliente-libero professionista del genere Avvocato, Dentista o Idraulico. Almeno io la vedo così poi è chiaro che non tutti abbiamo la stessa visione delle cose. :)
Naturalmente si tratta di rapporti professionali ben diversi. Come del resto l'avvocato è ben diverso dall'idraulico, che è ben diverso dal medico ecc. Ma anche se ammettessimo che la psicoterapia fa categoria a sé e si contrappone nella sostanza all'intero gruppo degli altri professionisti, non vedo come tutto questo giustificherebbe la regola delle sedute saltate. Anzi! A me sembra proprio che i rapporti umani e professionali caratterizzati da maggiore intensità e intimità, ma soprattutto FIDUCIA, sono di norma quelli in cui si ricorre di meno alle rigidità contrattuali. Di solito ci tuteliamo quando non conosciamo o non ci fidiamo abbastanza della controparte.

Se vogliamo chiamare le cose con il loro nome, questo è un privilegio che alcuni psicologi si arrogano. Se poi è accettato dal paziente, nulla da dire (in fondo le fregature che ci becchiamo quasi tutti i giorni da banche, commercianti, artigiani, politici ecc. sono ben peggio). Ma se questo privilegio mina la fiducia del cliente, irrigidirsi per mantenerlo mi sembra un ulteriore piccolo suicidio della psicoanalisi.

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