Il fattore economico nella terapia (sedute saltate)

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

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Messaggio da CC » 31 dicembre 2010, 15:20

Aikiko ha scritto:Non mi importa di pagare, mi sembra giusto.
Ti dico di più, non ci andrei più se non dovessi pagare.
Anche a me è capitato di pensare che non sarei mai potuta andare alle sedute senza pagarle perchè mi sarei sentita troppo in debito e troppo in colpa con la psicoterapeuta.

Il mio atteggiamento non è frutto di una bontà innata ma del fatto che fin dal primo momento lei ha dato a me tanto ed io ho cercato di dare altrettanto a lei.
La prima ad essere corretta con me è stata lei, io lo sono stata di conseguenza.
Se estella percepisce la sua psicoterapeuta come poco corretta tende a risponderle di conseguenza credo e forse dovrebbe essere la sua psicoterapeuta a sollevare il discorso piuttosto che ad evitarlo.

Riguardo al fatto di pagare o meno le sedute a cui non si è potuto essere presenti penso che prima di andare avanti con il discorso dovremmo capire quanti psicoterapeuti si fanno pagare comunque e quanti no, insomma se esiste una regola al riguardo e la motivazione alla base di questa regola.
Insomma se esiste qualcosa di oggettivo al riguardo, al di là dei nostri discorsi.
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

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francesca
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Messaggio da francesca » 31 dicembre 2010, 18:22

No no, CC,io ho sentito diversi psy, e sono di opinioni alquanto diverse, in proposito.

Sono molto discordi su tutto, anche perchè la psicologia si è come ramificata in mille correnti diverse, e d'altro canto l'elemento soggettivo diventa oggetto di discussione, a sua volta.

Si va in un ginepraio! :)

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Messaggio da CC » 1 gennaio 2011, 20:22

francesca ha scritto:No no, CC,io ho sentito diversi psy, e sono di opinioni alquanto diverse, in proposito.

Sono molto discordi su tutto, anche perchè la psicologia si è come ramificata in mille correnti diverse, e d'altro canto l'elemento soggettivo diventa oggetto di discussione, a sua volta.

Si va in un ginepraio! :)
Ok, ho capito! :)
Io non conosco altre situazioni al di fuori della mia.
Durante il percorso fatto insieme non ho mai sentito il bisogno di guardare ad altre situazioni nel senso che io sono io, la mia psicoterapeuta è la mia psicoterapeuta, la psicoterapia fatta insieme è "tarata" su noi due, di quello che fanno gli altri chi se ne frega! :D
L'importante è che io veda miglioramenti nella mia situazione.


Personalmente io pagavo anche le sedute a cui non potevo essere presente (eventualità che accadeva raramente).
Questa "esigenza" è nata però da me e non da lei nel senso che all'inizio io non pagavo le sedute a cui non andavo ma vivevo questa situazione con estremo disagio ed irrequietezza.
A me dava molto fastidio l'idea di non sapere cosa lei facesse durante quell'ora che era MIA! L'idea che durante uno spazio MIO lei vedesse un altro paziente mi faceva andare al manicomio. Immagine
Pagare la seduta anche quando non potevo andarci equivaleva per me a garantirmi uno spazio MIO, non so se sono riuscita a spiegarmi.
A quei tempi io ero gelosissima degli altri suoi pazienti, avevo paura che lei preferisse loro a me, ero gelosissima anche di tutte le persone che c'erano nella sua vita privata.
Quando lei non poteva essere presente (eventualità davvero remota) io non pagavo la seduta, quando io non potevo essere presente pagavo lo stesso la seduta nel senso che quello spazio era MIO e basta, me lo ero comprato io da lì all'eternità! Almeno in quell'ora lei era MIA!

Chiaramente sto facendo questo discorso tanto per offrire un punto di vista diverso nella discussione e non perchè io ritenga che estella abbia le mie stesse problematiche o necessità.

Un conto è il modo in cui ci sono arrivata io a pagare le sedute non "consumate", un conto è il modo in cui ci è arrivata lei a cui credo sia stato semplicemente imposto come "usanza della casa".
Insomma nel suo caso la cosa non è collegata e successiva ad un suo "modo di sentirsi".

Ricordo che quando ho preso la patente le lezioni di pratica di guida si pagavano anche se non si poteva essere più presenti (a meno che non venissero disdette talmente tanto tempo prima da permettere all'autoscuola di dare appuntamento ad altre persone durante quell'ora improvvisamente resasi libera).
Avendo a che fare principalmente con 18enni l'autoscuola aveva quella regola soprattutto per tutelarsi da eventuali perditempo o persone poco precise che potevano talvolta cambiare idea all'ultimo minuto spendendo magari i soldi avuti dai genitori per la guida in altro.
Chiaro che si era liberissimi di non concordare con questa regola ed iscriversi ad un'altra autoscuola però lì erano talmente bravi che c'era la fila!

Ho fatto l'esempio dell'autoscuola proprio per dire che una seduta di psicoterapia non ha niente a che vedere con una lezione di guida pratica: nel mio caso il coinvolgimento emotivo con la psicoterapeuta era enorme tanto da rendere questa persona unica ed insostituibile per me, per un certo periodo di tempo lei è stata la mia unica ragione di vita, è stata davvero preziosa.
Il motivo per cui io non saltavo quasi mai la seduta era che mi sentivo talmente bene quando stavo con lei ed aspettavo talmente tanto quel momento durante tutta la settimana che qualunque cosa avessi facevo comunque in modo di incontrarla visto che lei era l'unica "cosa" al mondo in grado di farmi sentire bene.
Spesso mi sono chiesta come facciano certe persone ad avere il coraggio e la voglia di prendersi certe responsabilità.

All'inizio del nostro percorso terapeutico io ho fatto tutta una serie di cose che non si possono fare e osservando la reazione di questa persona al mio comportamento ho potuto capire bene di che pasta fosse fatta.
Tutto ciò che ho fatto, tutti i miei involontari tentativi di manipolarla sotto tutti i punti di vista mi hanno permesso di metterla alla prova e più lei non si faceva infinocchiare da me e più la mia stima nei suoi confronti cresceva.
Più lei mi dimostrava di avere gli attributi e più il nostro rapporto migliorava. Se lei non fosse stata capace di tenermi testa e di essermi "superiore" a me non sarebbe andato bene.
In questo primo periodo in cui io non ho fatto altro che sfidarla e saggiare il terreno ho avuto l'impressione che le interessassero molto di più le immense soddisfazioni che la sua professione può dare che il denaro.
Lei aveva uno studio piuttosto modesto, senza segretaria, senza sala d'attesa, senza telefono fisso e ciò le consentiva di avere tariffe più basse, accessibili un pò a tutte le persone che hanno problemi e vogliono tentare di risolverli attraverso la psicoterapia.
La trovavo "giovane" ed idealista, attentissima ai minimi dettagli e desiderosa di mettersi alla prova nelle situazioni più strane a prescindere da quanto poi io la pagavo.

Dal canto mio mi rendevo perfettamente conto del fatto che questa persona aveva delle spese fisse mensili per il mantenimento di quello studio che rendeva possibili quegli incontri per me indispensabili e l'idea che avesse un'entrata fissa mensile a me non dispiaceva più di tanto ma d'altra parte io le "volevo bene" e certe volte tendevo a mettermi nei suoi panni (per quanto il mio egocentrismo da malata me lo permettesse!)
Forse la pensavo così solo perchè a quei tempi avevo una buona disponibilità economica.
Viste le mie condizioni psico-fisiche la psicoterapia veniva per me al primo posto, era una priorità assoluta e le sedute a cui non riuscivo ad andare nel corso di un anno erano davvero minime.
Io le "volevo bene", mi fidavo, ad ogni cosa ci eravamo arrivate dopo averne parlato a lungo, per un'esigenza più mia che sua.
Quello che voglio dire è che la presenza di questa persona nella mia vita era talmente importante che io non avrei mai compromesso un rapporto così raro e bello per le piccole cose, in questo senso la singola seduta rispetto all'intera psicoterapia non aveva un grandissimo peso ai miei occhi.

Riprendendo il paragone con la scuola guida, ad un'autoscuola può anche capitare di affibbiare all'ultimo minuto un'ora prenotata e poi disdetta ad una delle tante persone che vogliono fare una guida ma non credo proprio che uno psicoterapeuta rimedi all'ultimo minuto un paziente occasionale e/o nuovo e lo inserisca soltanto per quella volta nell'orario assegnato ad un paziente fisso che è in psicoterapia da anni quindi dal punto di vista "logistico" l'autoscuola il compenso per quell'ora lo recupera, lo psicoterapeuta credo di no. Poi non so, forse varia da psicoterapeuta a psicoterapeuta.
Se da un lato la psicoterapia è quanto di più alto ed astratto si possa concepire dall'altro questi professionisti devono sapersi fare i conti, farli quadrare e mandare avanti la "baracca" esattamente come tutti i comuni mortali.
Se io fossi uno psicoterapeuta non so dire come mi comporterei in proposito, credo che dipenda da tanti fattori ma immagino che anche loro abbiano un gran da fare nel tutelarsi dai pazienti che spesso e volentieri non ci stanno tanto con la testa! (Non voglio offendere nessuno ma io quando mi sono rivolta a lei l'ho fatto perchè non ci stavo più con la testa! Ero un'esaurita persa ed una ragazzina immatura vista anche l'età).
A volte chi fa un certo lavoro ha delle ragioni che chi quel lavoro non lo ha mai fatto non capisce.
Naturalmente io comprendo benissimo quanto il paziente sia desideroso di un trattamento "personalizzato", a lui mirato e quanto si aspetti che il terapeuta lo tratti con i guanti visto il suo malessere.
Il paziente si aspetta che lo psicoterapeuta sia assolutamente capace di mettersi nei suoi panni comunque lo psicoterapeuta capace sa quando deve essere conciliante con il paziente e quando non deve esserlo.
A volte il paziente (me compresa) si aspetta che lo psicoterapeuta gli venga incontro su tutto e lo agevoli in tutti i sensi perchè "lui sta male" e il medico no ma lo psicoterapeuta non può fare questo.
Comprendere lo stato d'animo di un paziente è un conto, venirgli incontro su tutto è un altro conto anche perchè il mondo che ci aspetta al di fuori dello studio del terapeuta non ci verrà incontro su tutto.
A volte il terapeuta può essere veramente paragonato ad un "addestratore" che non può essere sempre gentile se vuole davvero "insegnarti" qualcosa.
Ovviamente è lo psicoterapeuta a dover capire in che momento è il paziente: c'è il momento che bisogna solo andargli incontro ma arriva il giorno che questo momento finisce!

Tornando ai 60,00 euro di estella io posso capire che se con quei soldi mi ci volevo comprare un maglione alla fine dell'operazione o avrò in mano il maglione oppure i 60,00 euro con cui avrei dovuto comprarlo però non si può paragonare una seduta di psicoterapia ad un maglione (sempre secondo me).
Nel senso che la psicoterapia ha valore nel suo complesso e per quanto mi riguarda la singola seduta ha importanza marginale.

Ovviamente questa è solo la mia opinione personale, il mio personale modo di vedere che può anche essere sbagliato o troppo ingenuo.
Secondo me comunque la psicoterapia funziona quanto più si riesce a vederla da lati che non sono quello economico.
Pensare che lo psicoterapeuta stia lì per soldi non aiuta e a volte sono i pazienti ad avere questo chiodo fisso, a prescindere dal modo in cui lo psicoterapeuta si comporta (non sto dicendo che questo sia il caso di estella).
Sotto un certo punto di vista la psicoterapia richiede "fede" e spesso il paziente è troppo smaliziato per averla.

Mi dispiace aver scritto così tanto, so che a volte la lunghezza penalizza la comprensione ma in realtà a me sembra di non avere neppure esaurito l'argomento.
Spero si capisca quello che volevo dire.
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Messaggio da Sergio67 » 10 gennaio 2011, 18:32

La regola del "pagare le sedute saltate" è una regola abbastanza generale che serve più a chi paga che non al terapeuta. Non si tratta solo di una questione venale, ma proprio di ricordare a chi va in terapia che si sta prendendo un impegno con se stessi e non con il terapeuta.

Certo, poi va applicata con giudizio. Anche a me è capitato di ammalarmi a ridosso della seduta e il mio psi in quel caso non mi ha fatto pagare. Però ogni caso va visto a se. Io non avevo mai saltato una seduta se non per motivi di lavoro noti con largo anticipo. E poi forse il mio psi mi ha visto sufficientemente motivato da sapere che se non fossi stato veramente troppo male sarei andato.

Cara estella, saltando una seduta solo per "riprenderti" i 60 euro, a chi gioverà? chi ne avrà il maggior danno? forse la tua psi non avrà i 60 euro per andare una sera a teatro, ma tu cosa perderai? Come ti ha già detto in precedenza CC, ti sei chiesta perché ti ha fatto pagare lo stesso? Ti sei chiesta quanto sei veramente motivata a seguire la terapia e quanto questo è visibile agli occhi della tua psi? Ti sei chiesta quanta fiducia hai nella tua psi?

Anche io credo che invece di saltare la seduta faresti molto meglio a chiarirti apertamente con lei, spiegando i motivi della tua delusione e chiedendole di spiegarti i motivi della sua "ottusità" di fronte a una evidente causa di forza maggiore.

Portarti dietro la sfiducia e il rancore non ti sarà di grande aiuto.
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Messaggio da CC » 10 gennaio 2011, 20:49

Sergio67 ha scritto:La regola del "pagare le sedute saltate" è una regola abbastanza generale che serve più a chi paga che non al terapeuta.
Non si tratta solo di una questione venale, ma proprio di ricordare a chi va in terapia che si sta prendendo un impegno con se stessi e non con il terapeuta.
Un pò come quando il terapeuta ti dice che l'analisi va pagata con i tuoi soldi e non con quelli degli altri.
Questo fa si che il paziente non vada alla seduta tanto per "scaldare il lettino".
Insomma questa osservazione è di aiuto al paziente che a volte non si rende conto o è troppo preso dalla "dipendenza" e non tanto allo psicoterapeuta che se fosse un profittatore non starebbe a guardare da dove provengono i soldi ma se li prenderebbe e basta.
La mia psicoterapeuta mi ha fatto notare molte cose che io non vedevo da sola e che andavano certamente a mio e non a suo favore.
Penso che quando uno psicoterapeuta se ne approfitta la cosa a lungo andare gli ritorna indietro come un boomerang nel senso che il paziente non è stupido e in un rapporto come quello che si crea durante una psicoterapia ci si rende conto abbastanza facilmente se il dare ed il ricevere sono in pari.
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Messaggio da francesca » 11 gennaio 2011, 13:00

Ma questa psicologa le ha fatto pagare la seduta saltata causa febbre!

Voi andate OT, tutti bellissimi e idealissimi ragionamenti, ma che questa psy ragiona come Brunetta quando leva la giornata di lavoro, la "presenza", ai lavoratori malati, non lo sottolinea nessuno?

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Messaggio da Aikiko » 11 gennaio 2011, 15:12

francesca ha scritto:Ma questa psicologa le ha fatto pagare la seduta saltata causa febbre!

Voi andate OT, tutti bellissimi e idealissimi ragionamenti, ma che questa psy ragiona come Brunetta quando leva la giornata di lavoro, la "presenza", ai lavoratori malati, non lo sottolinea nessuno?
Certo Francesca, hai perfettamente ragione nel senso che se la racconti così è logico che chiunque penserebbe che la terapeuta di Estella è una bella paracula (se mi passi il termine) che fa questo lavoro solo per profitto e si potrebbe consigliarle solo di lasciarla perdere e di trovare qualcuno più professionale.
A me però è sembrato che Estella chiedesse un "secondo sguardo", cioè un'opinione su quello che le era capitato però valutato all'interno di un percorso analitico, da parte di persone che stanno facendo un percorso simile. Se davvero non avesse avuto dubbi sul fatto che la sua analista voleva solo rubarle i soldi, forse avrebbe abbandonato direttamente la terapia senza scrivere questo tread.

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Messaggio da Sergio67 » 11 gennaio 2011, 16:03

Non a caso ho parlato di "ottusità", e non a caso ho messo le virgolette.
Tanto per essere chiari, nessuno ha preso in considerazione l'ipotesi che, agli occhi della psi, la malattia potesse essere "finta"?

Sono abbastanza convinto che anche gli psi sbagliano e probabilmente questo è uno dei casi. Inoltre non mi permetterei mai di giudicare le modalità con cui estella vive la sua terapia, solo richiamavo l'attenzione sul fatto che la psi avrà avuto le sue motivazioni e che tali motivazioni potrebbero non essere semplicemente "fare soldi". Che magari era convinta, a torto o a ragione, che fosse nell'interesse di estella.

Dico però che assumere monoliticamente che voleva solo "battere cassa", anche se è una ipotesi certamente possibile, non aiuta nessuno, meno che meno estella. Ritengo che chiarire le proprie emozioni, esprimere il proprio disappunto all'interno della terapia, accettando la possibilità che la propria interpretazione della realtà non è necessariamente la realtà stessa sarebbe molto più utile che "recuperare" 60 Euro e trascinarsi dietro sfiducia e rancore.

Perchè invece di questo sono abbastanza sicuro, se il punto non viene chiarito, la sfiducia resterà lì, recupero o non recupero.
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Messaggio da francesca » 11 gennaio 2011, 16:03


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Messaggio da francesca » 11 gennaio 2011, 16:11

Sergio67 ha scritto:Non a caso ho parlato di "ottusità", e non a caso ho messo le virgolette.
Tanto per essere chiari, nessuno ha preso in considerazione l'ipotesi che, agli occhi della psi, la malattia potesse essere "finta"?

Sono abbastanza convinto che anche gli psi sbagliano e probabilmente questo è uno dei casi. Inoltre non mi permetterei mai di giudicare le modalità con cui estella vive la sua terapia, solo richiamavo l'attenzione sul fatto che la psi avrà avuto le sue motivazioni e che tali motivazioni potrebbero non essere semplicemente "fare soldi". Che magari era convinta, a torto o a ragione, che fosse nell'interesse di estella.

Dico però che assumere monoliticamente che voleva solo "battere cassa", anche se è una ipotesi certamente possibile, non aiuta nessuno, meno che meno estella. Ritengo che chiarire le proprie emozioni, esprimere il proprio disappunto all'interno della terapia, accettando la possibilità che la propria interpretazione della realtà non è necessariamente la realtà stessa sarebbe molto più utile che "recuperare" 60 Euro e trascinarsi dietro sfiducia e rancore.

Perchè invece di questo sono abbastanza sicuro, se il punto non viene chiarito, la sfiducia resterà lì, recupero o non recupero.
Beh, c'è un po' l'abitudine dei pazienti in terapia a voler fare i bimbi "bravi" e ad assecondare i terapeuti come fossero semidei.

In questo caso io penso che Estella faccia proprio bene a fare il suo interesse e recuperare i suoi soldi, prima.

E sta ai terapeuti far sì che i pazienti si fidino di loro, mica ai pazienti.

Anche opinioni un po' drastiche come le mie possono aiutare, al limite, ognuno ne farà un uso appropriato, ovviamente, Sergio:)

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Messaggio da francesca » 11 gennaio 2011, 16:21

Malattia "FINTA?!" agli occhi della psy?

Per loro sono TUTTE "finte", discorsi, Sergio.

Rospi in gola, tossi isteriche, orticarie nervose, gastriti psicosomatiche, e allora se si va sulle "fantasie" dei terapeuti in seduta, aboliamo il dottore di base! :D

Anche tu ti sei dato allo stile Brunetta? :P

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Messaggio da Sergio67 » 11 gennaio 2011, 16:59

Nel link che hai postato, nell'ultima pagina, c'è un bell'intervento a sostegno del pagamento delle sedute saltate.

Premesso che, ad oggi, ritengo più corretto il discorso della "causa di forza maggiore" (magari un giorno cambierò idea), il mio argomento non è sulla correttezza o meno della regola, ma sul fatto che si assuma come unico parametro di giudizio il "battere cassa" e sul pericolo di confondere la realtà con la propria interpretazione della realtà.

Giusta o sbagliata che sia la regola, decidere autonomamente cosa sta pensando un'altra persona, o quale fosse il reale significato delle sue parole, nella mia esperienza personale, non porta quasi mai a risultati positivi.

Tornando al discorso del recupero dei soldi, il mio argomento è che mentire (perché inventare un impegno inesistente è una bugia bella e buona) sia qualcosa che non aiuta Estella, anzi, alla lunga probabilmente avrà esattamente l'effetto opposto di prolungare la terapia (spendendo quindi di più, visto che l'argomento principale sembrano essere i soldi) perché riporta la terapia "un po' più indietro" e sarà un'altro episodio della propria vita con il quale confrontarsi. Inoltre lascia l'argomento in sospeso: cosa succederà alla prossima malattia?
Anche io concordo che Estella dovrebbe fare il suo interesse, solo che non riesco proprio a capire in che modo questo dovrebbe coincidere con il salto di una seduta...
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Messaggio da francesca » 11 gennaio 2011, 17:56

E' evidente, più che evidente, che anche le sedute saltate hanno un valore terapeutico... :roll:

Te hai letto solo che vanno pagate. :o ( Un BELL'intervento a sostegno del PAGAMENTO ecc)

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Messaggio da CC » 11 gennaio 2011, 19:01

Io penso che a proposito dell'argomento di questa discussione non ci siano persone che hanno ragione e persone che hanno torto nel senso che bisogna guardare caso per caso, la cosa è soggettiva.

Nel mio caso pagavo le sedute a cui non potevo andare perchè avevo bisogno che quello spazio fosse mio e lei non lo concedesse ad altri pazienti.
Non è stata una sua imposizione e non era possibile recuperare la seduta in mezzo alla settimana sia per problemi miei che suoi.

Nel mio caso poco importava il motivo per cui non si è potuti andare alla seduta o il preavviso con cui lo si è comunicato.
Sotto questo punto di vista io non avevo neppure occasione di confondermi riguardo al fatto che lei fosse "buona" o "cattiva" a seconda del motivo per cui io saltavo la seduta (mi riferisco a quanto letto cliccando sul link postato da francesca ed in particolar modo a questo: Purtroppo può avvenire di peggio: ad una mia amica in terapia, l'analista ha fatto pagare la seduta, anche se avvertito telefonicamente dalla paziente che non poteva arrivare perchè il papà era morto improvvisamente da 1 ora.

Quando era lei a non poter venire la seduta non la pagavo, mi avvisava con il maggior preavviso possibile perchè sapeva quanto mi faceva star male il fatto che la seduta non avesse luogo.
Non sono mai stata avvisata all'ultimo minuto, lei era lì per me e trannè rarissime assenze l'ho sempre trovata al suo posto nel giorno e nell'orario stabilito.
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Messaggio da Sergio67 » 11 gennaio 2011, 19:32

Infatti, non credo che il discorso del pagare le sedute saltate possa avere una risposta unica e assoluta. L'intervento mi è piaciuto perché portava una serie di motivazioni non banali sull'argomento, argomenti sui quali si può essere o meno d'accordo (e ripeto, io non sono d'accordo) ma che mostrano la possibilità di un punto di vista differente e non basato sul banale "l'unica cosa che mi interessa di te è che mi paghi". Ripeto per l'ennesima volta che sono contrario all'idea del "mi paghi sempre e comunque"

Posto che però non sono io lo psi di Estella, e che invece la sua psi sembra essere orientata in tal senso, ribadisco che secondo me è più importante parlare della seconda parte della questione, ovvero l'idea di "recuperare" i soldi.
A parte dare soddisfazione alla propria indignazione momentanea, che altri motivi ci sarebbero per saltare di proposito una seduta? E davvero sarebbe un comportamento utile? Quale beneficio se ne ricaverebbe?
Francesca, tu che sostieni questa tesi, riesci a spiegarmelo?
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