Dare del "Lei" in terapia.

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

Moderatore: Dr.ssa Maria Pichi

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Messaggio da psbot [Picsearch] » 2 gennaio 2011, 18:57

E' chiaro, è chiaro :) Spero vivamente di non dover interrompere la terapia perchè non credo di avere altre possibilità. Come ho già detto, abito in un piccolo paese e gli psicoterapeuti più vicini stanno a 30 km. L'unica è lei. Mi sembra una brava persona, ma non vorrei sbagliarmi. :wink: Tornando al rispetto... Be', credo che una persona che abbia scelto questo mestiere meriti il maggior rispetto possibile!

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Messaggio da CC » 2 gennaio 2011, 19:39

Cristina Yang92 ha scritto:Be', credo che una persona che abbia scelto questo mestiere meriti il maggior rispetto possibile!
Anche io la penso così.
Ti auguro il meglio! :)
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

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Aikiko
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Messaggio da Aikiko » 3 gennaio 2011, 23:20

Cara Cristina, davvero sembra molto singolare che la tua psicoterapeuta sia anche il tuo medico... Forse nella terapia cognitiva questa cosa non è un ostacolo. Io sono in analisi da un po' e sono così coinvolta che vedere la mia analista in un contesto diverso dal setting mi manderebbe fuori di testa più di quello che sono già :D Anche avere la possibilità di conoscere dettagli della sua vita privata non la vedo come una buona cosa. Però ripeto, forse si tratta di terapie di tipo completamente diverso.
In bocca al lupo.

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Messaggio da psbot [Picsearch] » 4 gennaio 2011, 0:55

Effettivamente non è un'analisi così approfondita come possono essere le altre. Spero sia davvero così. Non vorrei dubitare :) (Anche se, ripeto, altri terapeuti mi hanno confermato che non è una buona cosa).

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Messaggio da CC » 4 gennaio 2011, 14:37

Abitando a Roma io non avevo mai riflettuto sulla situazione di un piccolo paese sotto questo punto di vista.

Farsi 30 km all'andata e 30 al ritorno ogni volta che c'è una seduta non è una cosa proprio comoda soprattutto perchè non si tratta di un unico episodio ma di appuntamenti settimanali o anche più frequenti.

Se ci si trova bene potrebbe tenere questa Dottoressa come psicoterapeuta ma cambiare il medico della mutua, il problema è se non ci si trova bene.
Adattarsi oggi ma ritrovarsi tra qualche anno a pensare di aver sbagliato tutto non è una bella situazione.
L'ultima spiaggia è cercare qualcuno a 30 km di distanza ma tutte queste cose solo "Cristina Yang92" può deciderle, non prima di aver capito se con questa Dottoressa ci si trova bene o male.

Ti piace "Grey's anatomy"? :)
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Messaggio da psbot [Picsearch] » 4 gennaio 2011, 18:15

CC ha scritto:Farsi 30 km all'andata e 30 al ritorno ogni volta che c'è una seduta non è una cosa proprio comoda soprattutto perchè non si tratta di un unico episodio ma di appuntamenti settimanali o anche più frequenti.
Senza contare che mi ruberebbe non poco tempo allo studio :? Comunque sì, sono appassionata. Ho scelto come nick Cristina Yang perchè voglio fare medicina e mi rappresenta con la sua grinta, con la sua motivazione ecc 8)

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Messaggio da CC » 5 gennaio 2011, 16:32

Cristina Yang92 ha scritto:Ho scelto come nick Cristina Yang perchè voglio fare medicina e mi rappresenta con la sua grinta, con la sua motivazione ecc 8)
In effetti è un personaggio molto interessante dal punto di vista professionale. :)


Mi è venuta in mente una cosa, la scrivo ma non so se potrà esserti utile.

I primi tempi che andavo in psicoterapia io ho combinato un pò di casini! :D
Sono riuscita ad ottenere un paio di informazioni piuttosto importanti che riguardavano la vita privata della mia psicoterapeuta perchè io non riuscivo a reggere per niente il fatto di non dover sapere nulla di lei o di non poterla sentire o vedere tutte le volte che ne avevo bisogno o voglia.
Ho dovuto lavorare a lungo per raggiungere uno "stato ideale" e finalmente cominciare la vera e propria analisi.

Il fatto che io fossi a conoscenza di queste informazioni (il mio errore insomma) non ci ha impedito di andare avanti con la terapia e di rendere - a lungo andare - queste informazioni insignificanti per me.
La maniera in cui siamo riuscite a contenere l'errore è stata portarlo all'interno della terapia, parlarne lungamente e profondamente.
Fortunatamente per me io alla mia psicoterapeuta dicevo tutto quindi nel momento in cui commettevo certi errori perchè non potevo fare a meno di farlo gliene parlavo senza omettere nulla alla prima seduta utile.
Nella gran confusione che avevo in testa riuscivo ancora a distinguere cosa fosse normale da cosa non lo fosse, ero io la prima a rendermi conto che certi miei comportamenti non erano normali, volevo debellarli, volevo tornare ad avere il pieno controllo di me stessa, fare la cosa secondo me giusta e affinchè tutto questo potesse accadere ritenevo di dover essere completamente sincera con la mia psicoterapeuta, a prescindere da quanto mi costasse!

Il fatto che tu vivi in un piccolo paese in cui c'è una sola psicoterapeuta ti porterà sicuramente a sapere delle cose di lei, questo non è molto funzionale alla terapia ma se parli con lei di tutte le cose che sai sul suo conto, dicendo esattamente tutto ciò che ti viene in mente, senza nascondere nulla di ciò che ti passa per la testa alla terapeuta, certi fatti diventano occasione di fare l'analisi esattamente come tutti gli altri.
Almeno nella mia esperienza è stato così, poi non so come siano le terapie degli altri.
In un certo senso è lei che ti deve "guidare" e tu che ti devi affidare a lei, per questo all'inizio del thread sottolineavo il fatto che la terapia la devi fare con lei e non con noi. Si tratta di un qualcosa che dovete costruire voi due insieme quindi conta molto il modo in cui lei è fatta (dal punto di vista professionale intendo perchè gli psicoterapeuti capaci la loro personalità la tengono a bada e al di fuori del contesto analitico, si addestrano per anni per arrivare a questo).
Capirai solo facendola questa esperienza.
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Messaggio da psbot [Picsearch] » 5 gennaio 2011, 17:20

Oddio, non vorrei parlarle delle voci che girano o del fatto che l'ho vista con la compagna :shock: :oops: Credo che si troverebbe in imbarazzo anche lei! :wink: Ma tu hai fatto una diversa psicoterapia? (Se posso). Nella cognitivo-comportamentale c'è un rapporto meno profondo con il terapeuta, credo. (Forse non s'instaura il transfert. E lo spero vivamente).

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Messaggio da CC » 5 gennaio 2011, 19:44

Io non so che tipo di psicoterapia ho fatto ma senz'altro non è la cognitivo-comportamentale che nel mio caso sarebbe servita a poco.

Scusami ma vista la mia esperienza sono portata a pensare che non esista un tipo di psicoterapia in cui si evita di dire allo psicoterapeuta tutto ciò che ci passa per la testa mentre siamo nel suo studio con lui (e nel mio caso la figura della psicoterapeuta era talmente centrale che spesso parlavo di lei) .
Sono portata a pensare che non esista un tipo di psicoterapia in cui non si deve essere completamente sinceri con la psicoterapeuta ma prima di tutto con se stessi, tralasciando il comprensibile imbarazzo.
Questo non significa che le mie idee siano "giuste" o facciano al caso di tutti e forse ti sto davvero solo confondendo le idee.
Sarà lei a dire come devi comportarti, peccato che le vacanze natalizie siano arrivate ad interrompere la tua psicoterapia dopo sole due settimane dall'inizio lasciandoti molte curiosità.

Riguardo al transfert non so dirti se esistano psicoterapie in cui non si instaura nel senso che sono ignorante in materia.
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Messaggio da psbot [Picsearch] » 5 gennaio 2011, 22:54

Mi spaventa un po'. Ho paura di diventare dipendenete da lei :( Magari ti aggiornerò sulle prossime sedute.

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Messaggio da CC » 5 gennaio 2011, 23:38

Ti consiglio di non "fasciarti la testa prima di essertela rotta" perchè magari quello che ti ho descritto io non ha niente a che vedere con la tua situazione. :)

Sul fatto di aggiornarmi sulle prossime sedute penso che dovresti farlo soltanto se ti senti di farlo e se questa cosa torna utile a te, insomma non mi devi niente, quello che hai voglia o non hai voglia di scrivere in questo forum lo sai soltanto tu.
Qualunque cosa fai falla per te stessa non per gli altri! :)
Ognuno ha il suo personale concetto di discrezione con cui non si scherza.
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Messaggio da psbot [Picsearch] » 5 gennaio 2011, 23:41

Speriamo in bene. :? Probabilmente mi tornerà utile :wink:

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DIAMANDA
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Messaggio da DIAMANDA » 8 gennaio 2011, 18:40

il "lei" un professionista lo deve mantenere perchè deve esser ben chiara la posizione del terapeuta e del paziente. Il tu presuppone un legame più intimo e non può essere usato a meno di andare a incorrere in rischi particolari nell'analisi.
Si deve pensare all'analista e paziente un pò come al professore e allievo, la distanza pedagogica che un professore deve mantenere è per lo stesso motivo di quella psicologica che un analista deve mantenere.
E' una questione di "up e down" e i due livelli non devono essere mai abbandonati altrimenti si rischia che la terapia fallisca.
m'illumina il buio.

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Messaggio da psbot [Picsearch] » 9 gennaio 2011, 18:03

E' quello che immaginavo. Però, molti psicoterapeuti, danno del "Tu" tranquillamente, anche in analisi più profonde della Cognitivo- comportamentale. Comunque ormai, ci sto facendo l'abitudine. Credo fosse solo un primo spaesamento.

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