aumento della sofferenza causa terapia, voi come la gestite?

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

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lookingfortenderness
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aumento della sofferenza causa terapia, voi come la gestite?

Messaggio da lookingfortenderness » 22 ottobre 2011, 12:37

Intanto un buongiorno a tutto il forum :)
scrivo qui perché non sapevo quale sezione fosse meglio ma visto che quello che vorrei condividere riguarda la terapia (ancora in corso) forse qui non è poi così sbagliato.

Ho iniziato la mia psicoterapia a Dicembre scorso, subito dopo aver dato l'esame di Stato in Psicologia..l'esame è andato bene comunque, quindi non è quello il motivo dell'inizio della terapia :D ..a parte le battute..Ho iniziato la terapia in uno dei momenti più tristi della mia vita..stavo male e avevo bisogno di aiuto; volevo -e voglio tuttora- capire il perché di tanti miei comportamenti, dei miei stati d'animo, delle mia paure..vorrei vivere senza queste, vorrei saper gestire meglio le situazioni e soprattutto le relazioni, vorrei essere più sicura di me e delle potenzialità che, in fondo, so di avere.

E' passato quasi un annetto dall'inizio della terapia e credo che qualche piccolo miglioramento si inizi ad intravede..è dura però..e se oggi scrivo qua è per condividere una riflessione e sapere cosa ne pensate: fondamentalmente mi rendo conto che invece di star meglio sto peggio di prima. Mi domando il perché. Cerco di darmi delle risposte e mi dico "è sicuramente colpa della terapia", ma so che non si tratta di colpa, piuttosto di merito. So che in fondo se sto così è perché mi faccio più domande, mi guardo più dentro e guardarsi dentro fa male molto spesso..ora sono un po' più consapevole della mia vita, del mio passato, delle mie emozioni, dei miei errori e delle mie incapacità in alcuni settori della mia esistenza....in realtà sono tutte cose che in fondo ho sempre saputo ma, diciamo, averle tutte insieme e davanti agli occhi di continuo è dura.

Io mi sono data questa risposta per spiegarmi l'aumento della mia sofferenza nonostante l'inizio della terapia, voi cosa ne pensate? Anche voi avete attraversato o state attraversando questo aumento di sofferenza proprio in conseguenza della terapia?? e come lo affrontate? come reagite? come fate in modo di sfruttare questa sofferenza per crescere e migliorare?

L'altro motivo per cui scrivo è per condividere con voi una difficoltà che ho quando sono sola con me stessa, quindi escludendo il giorno di terapia..diciamo durante l'autoanalisi dei 6 gg su 7 rimanenti..

Alle volte mi basta pochissimo perché un pensiero inneschi la fase down..è finita, parte il circolo vizioso..inizio ad analizzare il pensiero che mi è venuto, analizzo le cose che sono successe e che me l'hanno fatto fare, analizzo le situazioni, le persone con cui sono entrata in relazione..noto i miei comportamenti, i miei errori, le mie mancanze, i miei lati negativi insomma..e non riesco a bloccare questa spirale..l'analisi quindi diventa un circolo vizioso di soli pensieri negativi e pessimisti..da una parte penso che dovrei distrarmi, fare altro, smettere di pensare insomma...poi mi dico "cavolo, sei una psicologa, proprio tu vuoi smettere di pensare?? "..quindi decido che è giusto pensare, che è giusto farsi certi pensieri e porsi certe domande, che in fondo il farlo mi aiuta a conoscermi meglio...accadde sempre però che le risposte che mi do non fanno che deprimermi ancora di più insomma.

...ma come si fa a pensare in modo non dannoso, ma proficuo per la propria crescita?? ..mi guardo dentro, capisco certe cose di me..le analizzo, ne analizzo i motivi, i perché..ho più consapevolezza, questo sì, ..ma poi?? come faccio a bloccare e a invertire questo circolo di pensieri negativi che mi deprimono, così che possa diventare un circolo virtuoso e possa aiutarmi a crescere e migliorare??

ecco la seconda domanda che pongo a tutti voi: che cosa vi permette di star meglio, di crescere, di accettare le cose che capite di voi grazie alla terapia MA SOPRATTUTTO NEI MOMENTI DI ASSENZA DEL TERAPEUTA (quando siete soli con voi stessi insomma, e non c'è un Altro che possa aiutarvi in quel momento a vedere le cose diversamente) e di iniziare a cambiarle e cambiare in meglio voi stessi?? questa domanda vale 1 milione di dollari..ma in fondo vuole essere solo uno spunto di riflessione per iniziare una discussione :)

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Sergio67
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Re: aumento della sofferenza causa terapia, voi come la gest

Messaggio da Sergio67 » 23 ottobre 2011, 9:53

Ti rispondo con una domanda: cosa è il "pensiero"?

Potrà anche essere giusto porsi certe domande, ma come fai a sapere che sia giusto rispondere o che le risposte siano giuste?
Ecco, la mia strategia è ricordarsi che i pensieri sono solo pensieri, un prodotto della mia mente e non sono necessariamente la realtà. Per smettere di pensare non devi pensare di smettee, sarebbe solo un altro pensiero. Nella mia esperienza personale funziona molto meglio ricollegarsi con il momento presente: "sono qui, cosa posso fare adesso?"

Per fare quasto ognuno deve trovare la sua strada, io ho trovato un grande aiuto nella meditazione. Chissà, magari potrebbe funzionare anche per te.
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lookingfortenderness
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Re: aumento della sofferenza causa terapia, voi come la gest

Messaggio da lookingfortenderness » 23 ottobre 2011, 13:36

Ciao Sergio, e grazie per la risposta.

Stavo riflettendo su ciò che hai scritto sul pensiero come prodotto della mente. Sicuramente il pensiero è un prodotto della mente, ma al tempo stesso mi viene da pensare che la mente è prodotta dalla realtà -oggettiva e soggettiva-, dalla storia di ognuno di noi, da ciò che ci è accaduto e tuttora ci accade, dalle esperienze e dalle emozioni che abbiamo vissuto e da come gli altri ci hanno permesso o meno di viverle, di decodificarle, di farle nostre...se così non fosse avremmo tutti una mente simile e pensieri simili. Se io faccio certi pensieri credo sia perché, nel bene o nel male, la mia vita, le mie esperienze, i miei vissuti, le mie relazioni hanno fatto in modo che la mia mente si formasse in un certo modo e arrivasse a formulare i pensieri in un certo modo...

il problema è che diventa difficile ora modificare la mia mente in modo da iniziare a farle fare pensieri diversi.. è difficile quando non sono di fronte alla mia terapeuta, lei in qualche modo mi permette di iniziare a intravedere modi diversi di pensare, mi permette di sperimentare punti di vista alternativi..ma quando sono da sola basta davvero poco per perdere di vista questa piccola capacità che ho appreso di "pensare diversamente"..e torno a cadere nel circolo vizioso.

Sul fatto di sapere se sia giusto o meno rispondersi alle domande che ci si fa penso che questo tentativo di capire sia l'unica cosa che alla fin fine piano piano ci permette di iniziare a cambiare. Sul fatto che le risposte che ognuno si da siano giuste..beh su quello ti direi che ognuno si da le sue risposte, che gli derivano -come dicevi tu- dalla sua mente..quindi non credo si possa parlare di risposte giuste o sbagliate.

Apprezzo molto il consiglio di "ritorno al qui ed ora" nei momenti in cui si è immersi in questo vortice di pensieri distruttivi, pessimistici e disfuzionali; alle volte però è difficile perché il qui ed ora si impregna subito della negatività di questi pensieri e diventa esso stesso fonte di ulteriori pensieri negativi. Il "cosa posso fare ora?" mi piace molto come consiglio perché mi da la forza di mettermi in gioco, mi spinge a dirmi 'ok, sono così e cosà, penso così e cosà per questo e quel motivo..ma ora mi devo ingegnare per evolvere da questa situazione..in cosa posso cambiare??'..si, credo sia molto stimolante concentrarmi sul cosa posso fare ora, dopo che mi sono data certe risposte...credo che farò così :) no so se con la meditazione o meno..ma mi concentrerò su questo! Grazie

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minimo
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Re: aumento della sofferenza causa terapia, voi come la gest

Messaggio da minimo » 23 ottobre 2011, 16:57

Vorrei dare il mio piccolo contributo al dibattito, che mi interessa. Sullo star peggio in terapia bisognerebbe conoscere il caso specifico, perché nulla vieta che saresti stata peggio anche senza psicoterapia! Tuttavia se guardo il mio personalissimo caso (tre anni in analisi e sono stato sempre peggio), mi chiedo se non sia il caso (e mi rispondo: sì, lo è) di fare un passo indietro e considerare utile e opportuna una terapia solo nella misura in cui ti fa stare meglio. Quando ho incominciato a peggiorare in terapia e a percepire i messaggi e la presenza del terapeuta come invasivi e persecutori ho deciso di tenere duro e portare tutto quanto in seduta. Ne è risultato un braccio di ferro in cui ho progressivamente perso sonno, tranquillità e salute. Non è detto che sia anche il tuo caso, intendiamoci! Ma mi spaventa la prospettiva, tanto in voga nella nostra cultura, per cui "se fa male, significa che fa bene". Ci vuole davvero poco per far star peggio chi già soffre! Quindi non mi pare un criterio da adottare, per quanto le circostanze ci inducano talvolta a trovare spiegazioni affascinanti del tipo: "ha toccato i miei nuclei profondi", "ha messo in discussione ciò su cui reggevo il mio fragile equilbrio disfunzionale" ecc. ecc. Sono tutte metafore la cui verità deve essere valutata alla luce di un solo possibile criterio: se questo mi fa star meglio (in qualsiasi senso) o no.

In quanto alle parole di Sergio, mi ci trovo anche io e lo ringrazio per il suo intervento. Con qualche cautela però. Anch'io, come lookingfortenderness (bel nick!) sono piuttosto cauto nel definire cesure tra pensiero e "realtà": il nostro pensiero non è soltanto reale a pieno titolo, ma è anche il luogo dove quella "realtà" prende forma e attraverso cui, in ultima analisi, esiste. Quindi la prima realtà da amare e apprezzare (accettare) è proprio il nostro pensiero: la nostra risorsa più preziosa (perché unica), il demiurgo della "realtà" stessa e quindi non un nemico che ci allontana da essa. Impariamo a fortificare il nostro pensiero, ad amarlo e coltivarlo, a perdonarlo per ogni caduta e a raffinarlo per ottenere tutto ciò che ci è possibile. Penso che sia questo il compito, difficilissimo ma almeno realistico e informato da un chiaro obiettivo, di qualsiasi terapia.

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Sergio67
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Re: aumento della sofferenza causa terapia, voi come la gest

Messaggio da Sergio67 » 23 ottobre 2011, 21:47

Per carità, non ho nulla contro il pensiero, anzi.
Credo sia innegabile che senza il pensiero non saremmo esseri umani. Allo stesso tempo però questa nostra preziosissima risorsa può a volte essere il nostro peggior nemico.
Minimo, tu dici: "il nostro pensiero non è soltanto reale a pieno titolo, ma è anche il luogo dove quella "realtà" prende forma e attraverso cui, in ultima analisi, esiste".
Il pensiero è certamente reale, ed ti seguo nel pensare che è il luogo in cui la nostra personale realtà esiste. Ma la domanda che ne segue è se la nostra personale realtà, la nostra interpretazione della realtà è davvero l'unica possibile o se non è invece possibile rapportarsi col mondo esterno in modo diverso.
E' questo che intendo dicendo che i pensieri sono "solo" pensieri. I pensieri hanno la tendenza a imporsi come "ciò che è", ma non sono necessariamente la realtà. Possiamo imparare a non fermarci al primo pensiero che ci passa per la testa e a vedere il pensiero non come qualcosa di granitico e definitivo, ma come un processo della mente. Non come "ciò che siamo" ma come "ciò che ci consente di essere". La capacità di pensare ci rende speciali, ma questo non fa di ogni pensiero un pensiero speciale.
Per fare un esempio e non restare in un discorso troppo astratto, a me è capitato spesso di pensare "non ce la farò mai". Ecco, questo è proprio uno di quei pensieri di cui parlavo. Se ascolti unicamente quel pensiero, se lo prendi per "verità", rischi di crederci. Se invece riesci a vederlo come "solo un pensiero", hai la possibilità di scegliere se tenerlo o scartarlo a seconda che tu lo ritenga utile o meno. Hai la possibilità di sganciarti da quel pensiero e ripartire, di pensare un pensiero nuovo, magari un "non so se ci riuscirò, ma ci posso provare".
Ci vuole tempo per imparare a farlo, molto tempo, pazienza e impegno e in questo aiuta tornare al momento presente, ma non è certo l'unico modo.

Credo che la nostra mente sia la nostra più grande risorsa ma credo anche che bisogna fare attenzione a non confondere ciò che siamo con ciò che pensiamo.

Quanto al discorso della sofferenza in psicoterapia, sono d'accordo con te che bisogna valutare caso per caso, e non faccio fatica a credere che una terapia che non funziona possa essere peggio di nessuna terapia, ma nel caso specifico a me sembra che, da come ne parla, la terapia di cui parliamo stia complessivamente aiutando lookingfortenderness. Il fatto che sia maggiormente consapevole dei suoi comportamenti, sebbene può essere doloroso, è un passo necessario per riuscire nella trasformazione auspicata. In poche parole, se non sai dove sei non puoi sapere dove stai andando.
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minimo
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Re: aumento della sofferenza causa terapia, voi come la gest

Messaggio da minimo » 24 ottobre 2011, 9:02

Caro Sergio, io penso (!) che diciamo le stesse cose, ma in lingue diverse. Sono sempre dell'avviso che il pensiero non sia solo un'interpretazione, ma esso sia la nostra realtà: cioé la realtà tout-court, perché altre realtà non sono date fuori dalla "prigione" del soggetto che conosce. Questo ovviamente non significa però che si tratti di un pezzo di granito immutabile e incontestabile. Anzi! Noi possiamo cambiare il nostro pensiero: cioé possiamo cambiare la realtà, pur naturalmente nei limiti che ci sono dati in natura (materia, mortalità ecc.) e nei limiti intrinsechi del pensiero stesso (che in fin dei conti sono sempre materiali, essendo il cervello un organo).

Quando dici "non ce la posso fare" stai dicendo una cosa reale, perché effettivamente non ce la fai. Non c'è nessuna violazione di realtà in quella frase. Se invece hai la forza (ed è difficile, hai perfettamente ragione) di sostituire quel pensiero con un altro più aperto e positivo, non trovo esatto dire che sei più realistico, ma piuttosto che stai cambiando la realtà: cioè ce la fai, o quanto meno ce la puoi fare, sempre nel solco del suddetto limite. Cambiare il pensiero è cambiare la realtà. Le psicologie di norma scelgono una formulazione più teologica, che è quella di accettare (non cambiare) la realtà attraverso il pensiero, il che è plausibile se si postula che la realtà è tutto-meno-ciò-che-sta-nella-mia-mente. Per mia esperienza trovo che questa formulazione sia problematica con le vittime di traumi, cioè con chi ha conosciuto l'Inaccettabile a un grado tale da costituire un limite invalicabile del proprio pensiero. In questa prospettiva è meglio intervenire sulla capacità del pensiero di cambiare la propria realtà oggi (qui ti seguo alla grande), non solo accettando ma valorizzandone il limite, piuttosto che considerarlo come l'anello debole su cui intervenire per adattarci a una realtà esterna da "digerire" nella sua granitica oggettività e nel suo contrasto insanabile con le fughe "irreali" del pensiero.

Vedi però che questa non è materia di psicologia e io penso non debba esserlo, se non in premessa. In quanto a lookinfortenderness, io le auguro di trovare presto un po' di serenità. Non è impossibile, anche se le vie per arrivarci (o tornarci) possono essere le più impreviste ed eterodosse.

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Re: aumento della sofferenza causa terapia, voi come la gest

Messaggio da lookingfortenderness » 24 ottobre 2011, 23:33

Ringrazio entrambi per le risposte =)

ho finito ora di leggerle tipo 5 volte di seguito e volevo dirvi cosa mi ha colpito di quello che avete scritto:

Della prima risposta di minimo mi è piaciuta molto la frase:

"impariamo a fortificare il nostro pensiero, ad amarlo e coltivarlo, a perdonarlo per ogni caduta e a raffinarlo per ottenere tutto ciò che ci è possibile. Penso che sia questo il compito, difficilissimo ma almeno realistico e informato da un chiaro obiettivo, di qualsiasi terapia"

...ecco, il mio pensiero a volte è debole, influenzabile dalle circostanze, dalle paure e insicurezze, è bloccato e non evolve...il verbo "rafforzare" mi piace perché rende proprio l'idea che il nostro pensiero non sia sbagliato ma che sia debole a volte e vada quindi rinforzato, così da poter diventare un pensiero forte, quello funzionale a farci stare bene...in fondo dobbiamo imparare ad avere rispetto per i nostri pensieri, ad amarli (come dice minimo appunto) e a coltivarli (e il verbo coltivare mi evoca proprio l'immagine di una piantina che cresce..non c'è immagine più bella per esprimere la crescita e lo sviluppo in meglio di qualsiasi cosa :) ), e anche il saperli perdonare fa parte del rispetto che dobbiamo loro: ogni pensiero è parte di noi..se non iniziamo ad amarci in tutto e per tutto, e quindi anche nel modo di pensare e di cadere nel pensare, non potremo mai avere davvero la possibilità di cambiare in meglio..e questo a prescindere dalla terapia.

Per quanto riguarda il discorso: "psicoterapia sì solo se fa stare meglio", mi trovo a concordare con Sergio; mi ha colpito molto la sua frase "se non sai dove sei non puoi sapere dove stai andando"..ha colto bene il senso che volevo dare e cioè che questa sofferenza, che sembra farmi stare peggio ora, in realtà è la base per poter progredire..io la chiamo sofferenza fisiologica =) e come dice la mia terapeuta..la terapia è sofferenza in fondo..se così non fosse sarebbe da mettere in dubbio il concetto di terapia...poi, per inciso, io credo che la differenza tra questa sofferenza fisiologica e quella che potevo sperimentare in passato stia nel fatto che questa la considero una sofferenza "consapevole"...in sostanza: in passato stavo male ma non sapevo il perché..così rendo semplice il concetto :) )

Della risposta di Sergio, oltre a concordare sull'utilità di questa sofferenza e quindi sull'utilità di questa terapia, mi è piaciuta la riflessione sull'unicità o meno della nostra interpretazione della realtà; io credo, come dice Sergio, che sia possibile rapportarsi col mondo esterno in modo diverso***(vedi sotto) e ciò è infatti quello che per esempio ci succede in terapia quando ci apriamo, grazie al terapeuta, a prospettive e visioni nuove, in definita ad un modo di pensare nuovo, quindi a pensieri nuovi, diversi. Quello che io considero difficile è il riuscire a farlo quando siamo soli..ma credo che pian piano si impari a vedere la realtà con occhi nuovi e quindi a pensare in modo nuovo, funzionale al nostro benessere*(vedi sotto)...è l'interpretazione della realtà, quindi, che pian piano si modifica, o meglio il nostro modo di vivere la nostra realtà..da qui pensieri più adattati alla realtà che ci circonda**(vedi ancora sotto).


Della seconda risposta di minimo, invece, mi trovo a non concordare con la frase "credo che il pensiero non sia solo un'interpretazione, ma esso sia la nostra realtà"..perché credo che la nostra realtà e la nostra interpretazione della realtà si equivalgano, e quindi il nostro pensiero è la nostra realtà, ed è la nostra interpretazione di questa; ognuno ha la sua realtà perché ognuno ha la sua interpretazione di questa...e ognuno ha i suoi pensieri in virtù della sua personale interpretazione...con ciò non intendo dire però che c'è chi ha l'interpretazione corretta e chi no..ma solo che c'è chi sta bene con la sua interpretazione, con la sua realtà, e chi invece ci sta male (se ho avuto un'esistenza difficile, dolorosa, e quindi la mia realtà e la mia interpretazione di questa è dolorosa, mi porta sofferenza, la conseguenza sarà quella di avere un pensiero doloroso, un modo di pensare che mi porta dolore-->ergo...l'esigenza di cambiare la realtà (magari attraverso una psicoterapia) e grazie a questo si potrà cambiare di conseguenza l'interpretazione di questa....oddio forse mi sto contraddicendo con quanto ho scritto su...perché effettivamente non avevo valutato il fattore "cambio di realtà" introdotto dalla terapia (come da qualsiasi altra esperienza correttiva, mi viene da aggiungere); in effetti così ha avrebbe tutto più senso:

poniamo che: terapia=realtà positiva (nuova) per il pz
se la realtà di ognuno=all'interpretazione della propria realtà=proprio modo di pensare
allora -->realtà positiva portata dalla terapia=interpretazione "positiva" della realtà=modo di pensare "positivo", che non reca sofferenza

-->realtà positiva=interpretazione positiva=pensiero positivo olè (come sono ossessiva!! :) )

quindi alla fine più che l'interpretazione della realtà, a cambiare dev'essere la realtà!!!!!!!!!!!!!! heeheheheh (ovvio che il discorso è molto più complesso perché se fosse così facile basterebbe cambiare aria, allontanarsi dalle cose negative per cambiare realtà e vivere sereni..purtroppo così non è e la realtà dolorosa del passato ce la portiamo sempre dietro..ma pian piano ce ne possiamo liberare proprio grazie al confronto con una nuova realtà =))

ditemi che ne pensate...io non sono abituata a questi ragionamenti così meta, di solito sono molto più pratica :oops:

*(perché quando siamo soli, siamo soli con la nostra vecchia realtà, e non siamo in contatto con una nuova realtà positiva quale per es, la terapia!!! ecco!!! ora fila tutto :D )

**(eh già: se ci circonda una nuova realtà, più positiva, anche il nostro pensiero non potrà che essere consono a tale realtà e quindi più positivo :D )

***(perchè fondamentalmente cambia il mondo esterno..)

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minimo
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Re: aumento della sofferenza causa terapia, voi come la gest

Messaggio da minimo » 25 ottobre 2011, 11:37

Ciao L4T. Vorrei ri-premettere che, appunto, il dibattito è "meta", come dici tu, ossia almeno per quanto mi riguarda è la ricerca della formulazione migliore e non di una verità, che del resto non compete al discorso psicologico. Quindi personalmente trovo poco interessante sapere come-stanno-veramente-le-cose, ma piuttosto quali messaggi ci possano far stare meglio. Se dietro l'angolo di una terapia dolorosa vedi affacciarsi la luce, allora buttati avanti a testa bassa, ma dire che "la terapia è sofferenza" per me è una formulazione non buona. L'idea che il dolore consapevolmente vissuto fortifichi e faccia crescere è antica quanto l'uomo e si trova in tutte le religioni e i folklori del mondo. E' sicuramente consolatorio per chi ha assaggiato il dolore vero e traumatico e probabilmente ci rende persone migliori, ma la realtà (proprio lei!) è più complessa (dipende dai casi e dall'intensità del dolore ecc.) e al tempo stesso più terra-terra: il bene ci far star bene, il male ci fa stare male. E la nostra storia di sofferenza è lì a dimostrarcelo.

Anche sulla forza della consapevolezza ho qualche riserva, ma immagino dipenda molto dalle attitudini e dal carattere di ognuno.

Ammetto infine di avere fatto un po' fatica a seguire le tue equazioni su realtà e pensiero :) e non ho trovato il passaggio in cui non concordi con la mia prospettiva. Ma non è importante. Ciò che conta è trovare la formulazione migliore: cioè quella buona, quella che ci sorride e ci accompagna, ci accarezza e ci incoraggia. Il mondo è come lo pensiamo, anzi è ciò che pensiamo. Il male che ci è stato ficcato in testa con il trauma disturba la quiete e ci mette continuamente in agitazione, gettando ombre di morte sul nostro mondo interiore (cioè sul mondo). E' inutile osservarlo: bisogna fargli la guerra e cacciarlo da questo regno. Che da tanti anni aspetta un po' di pace.

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