La mia esperienza con la psicanalisi

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

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La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da Farfallo » 29 novembre 2012, 17:02

Si è trattato di due anni, poi ho sospeso.

Dopo un anno dall'inizio entrai in una crisi essenzialmente rancorosa e collerica con quella che definisco una perdita progressiva di realismo.
Fatto sta che in novembre questa crisi mi portò alla perdita del lavoro. Poi alla perdita di una vita. Ero sprofondato in una depressione durissima e non mi muovevo più da casa, se non per andare dalla psicanalista. Non ero nemmeno autosufficiente. Senza aiuti esterni non mangiavo. E ormai non avevo quasi più nanche soldi per pagare la professionista, che però non ci vedeva un problema.

Ancor oggi non so a cosa mi sia servito fare analisi.

Anche perché ai primi di febbraio (avevo già tentato il suicidio), la psicanalista mi disse: "vada dal medico" e nulla più. Secondo me sarebbe stato opportuno spiegare più difusamente il concetto e sopratutto dirlo in novembre.

E' una vicenda che ancor oggi mi sconcerta. Cioé come si possa indagare nel profondo la mente, ma non considerare la condizione reale della persona.

E mi domando anche che valore potesse avere l'analisi di una persona che presentava un grave quadro psichiatrico e a rischio immdiato della vita.
:?: :?: :?:
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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da Farfallo » 1 dicembre 2012, 16:00

No, no, per carità! Avevo avuto problemi di salute seri PRIMA della psicanalisi.

A seguito di un fortissimo stress, mi era accaduto in luglio quello che viende difinito in psichiatria "episodio psicotico". Che io traduco in "incontrollata e potente agitazione psicomotoria". Volle dire 1 giorno di ricovero in psichiatria e forte sedazione.

Questo mi spaventò a morte e volevo andare a fondo. Quindi feci un consulto presso una specie di poliambulatorio di discipline psicologiche a Milano e mi consigliarono questa psicanalista. Ma io nemmeno sapevo che lo fosse. Lo dedussi dal fatto di vedere il lettino nel suo studio.

Allora ero totalmente ignorante in materia, ma credo che avessi il diritto di essere ignorante. Ma oggi non ripeterei l'esperienza.

Perché oggi so di essere affetto da disturbo bioplare, che esige un trattamento psichiatrico. Si tratta di un disturbo dell'umore, che balza dalla depressione all'eccitazione più smodata. L'obiettivo di una terapia è di stabilizzare l'umore. Se l'umore è infatti troppo instabile, i pensieri sbalzano in modo tale che la persona non è più in grado di intepretare sensatamente la realtà.
Quindi, se il procedimento psicanalitico consiste nel far riemergere l'inconscio affinchè sia analizzabile in modo cosciente, come può farlo una persona che ha la coscienza fortemente alterata?
Anzi, l'emersione dell'inconscio in un bipolare in stato ipomaniacale, secondo me può spingere la perosna ancor più in mania.

la verità è che non ero trattabile con la psicanalisi.
A questo punto l'avvocato del Diavolo domanderebbe: "ma la psicanalista poteva accorgersi?"
Secondo me si.
Non è difficile.

Ciao
Grazie
FF.
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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da Farfallo » 1 dicembre 2012, 22:50

Certo , anche lo specalista della ASL ci può impiegare parecchio tempo per capire che vi è una depressione (ma se è acuta, lo capisce subito).
Ci può volere di più pre capire che la depressione è bipolare.
Ma lo specialista della ASL ti vede una volta ogni due mesi.
La psicanalista mi vedeva 2 / 3 volte la settimana.

Tutto quel che ho scritto è per avere finalmente (spero) un'dea chiara.

Buona serata a tutti
FF:
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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da Farfallo » 2 dicembre 2012, 14:48

Ma alla fine la domanda è una:

come sia possibile cominciare un trattamento mentale finalizzato al raggiungimento di un maggior benessere e poi stare peggio di prima.
La cosa non è dipesa da me: io mi sono fidato e ho pagato: poco più di 11.000.000 di lire in due anni, nel lontano 1988. Erano come 11.000.000 euro di oggi. :!:
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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da leo » 4 dicembre 2012, 16:10

Erano come 11.000.000 euro di oggi.
Come 11 milioni di euro di oggi?

Beh dai... vabbe' l'inflazione ma mi sembra un po' esagerato...
"Pago la rimozione/ nessuna reazione
Per questo Lula non vince quasi mai" M.C.

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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da Farfallo » 4 dicembre 2012, 19:11

11.000,000
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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da francesca » 4 dicembre 2012, 20:28

Il problema, Farfallo, secondo me, è che uno cerca una diagnosi, una sicurezza, uno che ti dia sicurezza di ciò che sta facendo e ti dica come sei e cosa sei.
Un analista non è lì per diagnosticare disturbi psichiatrici, è lì per aiutarti a capire te stesso, quindi, o uno è pronto, o uno cerca un'altra cosa, cioè una cura.

Non è che l'analisi non ti è servita a nulla, in fondo sei tu che andavi lì in cerca di qualcosa, il risultato è stato che poi hai scelto un'altra strada.

Il fatto che tu abbia lasciato il lavoro, la depressione, i sintomi e quant'altro, non hanno nulla a che vedere con l'analisi, perchè l'analisi non è una cura, ma un percorso di conoscenza e verso la consapevolezza di sè.

Perchè ci sei andato per tanto tempo, ti chiederebbe chiunque? O non eri capace di scelte consapevoli, e questo si dice ai pazzi, o facevi qualcosa di consapevole e che in quel momento sentivi necessario.
La responsabilità era comunque tua.

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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da Farfallo » 5 dicembre 2012, 14:11

Si, Francesca, ho pensato circa alcune delle cose che hai detto tu.
Ho avuto comprensione anche per la psicanalista, perché per oltre un anno ho vissuto inmodo circa normale. Poi lo psicanalista non fa diagnosi.

Però non può ignorare la condizione oggettiva della persona che va da lui. La psicanalisi non è un Olimpo. Se le condizioni reali della persona peggiornano materialmente, economicamente e di molto, lo psicanalista ha sufficienti conoscenze per capire che ci sono guai concreti.

No è che mi devo sporgere da una finestra con una corda intorno al collo e una pistola in pugno, perché capisca che ci sono priorità che vengono ben prima dell'analisi.

E in ogni caso, mi sono rivolto a lei perché reduce da un ricovero psichiatrico con "episodio psicotico". Io domandai al primo colloquio se potevo capire la ragione. Lei mi disse di si. Questa è stata una scelta irresponsabile, a mio giudizio, perché esisteva una diagnosi medica importante.

Tu dici perché ci sono andato? Non è che alla fine la colpa è mia! Io mi fidavo e credo che avessi il diritto di fidarmi.

Hallo by FF
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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da francesca » 5 dicembre 2012, 14:38

sono stata troppo categorica, secondo me siccome il rapporto con l''analista spesso tende a destabilizzare,a porre degli ostacoli, come del resto però come attenuante accade con il resto del prossimo, se uno è già destabilizzato, un ulteriore perdita di equilibrio non mi sembra il caso di provocarla.

Bisogna vedere, e qui non me intendo, parlo della mia esperienza, se uno è in quel momento adatto a mettersi in gioco ad affrontare una relazione così profonda con una persona nuova, un estraneo, perchè l'analista in fondo è questo. Un perfetto estraneo.

Se uno in quel momento ha bisogno di punti stabili, fermi, non di distruggere completamente il vecchio, andare a scavare tanto su se stessi non mi sembra indicato.

L'analista se ne dovrebbe accorgere se non è il caso, e collaborare eventualmente con altri per una terapia diversa.

Gli psichiatri comunque sono anche psicoterapeuti, quindi ne basta uno a cui affidarsi, è più semplice.

L'episodio psicotico per capirne le ragioni, avrebbe potuto spiegarlo lo psichiatra che per primo ti ha curato, chiedendoglielo, penso avrebbe potuto approndirlo con te, chissà.

Non è che uno lo ricoverano e poi lo scaraventano fuori subito, per caso, a cercarsi la cura?

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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da Farfallo » 5 dicembre 2012, 22:13

Cara Francesca,

sei equilibarta nei tuoi ragioanmenti e anche prudente.

Sinceramente credo che la psicanalista allora, almeno per il primo anno e mezzo, non ha incontrato in me condizioni particolari. Sarei stato uno come un altro. Al precipitare della situazione, occorreva secondo me un atto di umiltà.
Può essere , come tu dici , che vedesse nella mia crisi acuta il materiale per la sua analisi. Ma se i costi per l'analizzato sono troppo alti, bisognerà pur provare compassione e non pura dottrina professionale.

Oggi sorrido un po' sulla vicenda.
Perché valuto che lo stess Freud fu figlio del Positivismo filosofico in voga a cavallo del '900, per il quale si poteva sapere tutto;

infati Darwin aveva spiegato tutta la natura ( il social darwinismo umano però è sbagliato, non siamo varani o iguane);

Marx aveva spiegato tutta la società (cosa impossibile)

Freud aveva spiegato tutto l'uomo; (ci devo credere?)

Le Corbusier aveva capito tutta la città (è stato un bravissimo architetto, ma un pessimo maestro: seguendo il suo Verbo le nostre città sono divetate più brutte. Hai presente le famigerate Vele di Scampia a Napoli? Ecco, quelle sono un modello lecorbusieriano).

In realtà nessuno può conoscere la totalità di cose così complesse.
L'opera propria di ciascun "Maestro" vale secondo me per il maestro. Le aplicazioni valgono molto meno.
Perché ammetterai che è troppo geniale capire, come nel caso di Freud, completamente l'interiorità di un uomo e poi trovare anche il metodo universale per farlo star meglio.

Si tratterebbe di una competenza totale sull'uomo, mediante la psicanalisi. E il mondo vi si dovrebbe subordinare.
Per esempio all'analizzato finito senza soldi, si usava dire che stava opponendo una "resistenza all'analisi".
Che sarebbe a dire che uno lo fa apposta a diventare povero, pur di non affrontare l'esame analitico di sè stesso.
Mi sembra un concetto spietato.
Spero ch enon sia più in uso.
Ultima modifica di Farfallo il 7 dicembre 2012, 10:15, modificato 2 volte in totale.
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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da Farfallo » 6 dicembre 2012, 12:04

In realtà la psicanalista si accorse del mio cedimento.
Un mese prima della rottura della terapia, sospese il lettino e mi fece sedere di fronte a lei, alla scrivania. Ma non parlò in chiaro, e continuò invece a trattare l'inconscio. Cioè sostanzialmente parlavo solo io, di quello che mi veniva in mente.
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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da francesca » 6 dicembre 2012, 21:12

Farfallo ha scritto:Cara Francesca,

sei equilibarta nei tuoi ragioanmenti e anche prudente.

Sinceramente credo che la psicanalista allora, almeno per il primo anno e mezzo, non ha incontrato in me condizioni particolari. Sarei stato uno come un altro. Al precipitare della situazione, occorreva secondo me un atto di umiltà.
Può essere , come tu dici , che vedesse nella mia crisi acuta il materiale per la sua analisi. Ma se i costi per l'analizzato sono troppo alti, bisognerà pur provare compassione e non pura dottrina professionale.

Oggi sorrido un po' sulla vicenda.
Perché valuto che lo stess Freud fu figlio del Positivismo filosofico in voga a cavallo del '900, per il quale l'uomo poteva sapere tutto;

infati Darwin aveva spiegato tutta la natura ( il social darwinismo umano però è sbagliato, non siamo varani o iguane);

Marx aveva spiegato tutta la società (cosa impossibile)

Freud aveva spiegato tutto l'uomo; (ci devo credere?)

Le Corbusier aveva capito tutta la città (è stato un bravissimo architetto, ma un pessimo maestro: seguendo il suo Verbo le nostre città sono divetate più brutte. Hai presente le famigerate Vele di Scampia a Napoli? Ecco, quelle sono un modello lecorbusieriano).

In realtà nessuno può conoscere la totalità di cose così complesse.
L'opera propria di ciascun "Maestro" vale secondo me per il maestro. Le aplicazioni valgono molto meno.
Perché ammetterai che è troppo geniale capire, come nel caso di Freud, completamente l'interiorità di un uomo e poi trovare anche il metodo universale per farlo star meglio.

Si tratterebbe di una competenza totale sull'uomo, mediante la psicanalisi. E il mondo vi si dovrebbe subordinare.
Per esempio all'analizzato finito senza soldi, si usava dire che stava opponendo una "resistenza all'analisi".
Che sarebbe a dire che uno lo fa apposta a diventare povero, pur di non affrontare l'esame analitico di sè stesso.
Mi sembra un concetto spietato.
Spero che non sia più in uso.
Quest'ultima cosa mi sembra molto semplificata, ho letto spesso di questo, mi sembrano un po' leggende metropolitane, rispetto a quello che ho visto io.
Innanzitutto, la parola "resistenza" non appartiene al colloquio tra paziente e analista, credo, è un concetto teorico che non riguarda la seduta.

Sarebbe un analista buffo, da film, quello che dice in seduta " lei sta opponendo ecc, ecc"

Per ciò che ho constatato, la seduta è semplicemente un colloquio a due, non c'è spazio per altro, c'è un tentativo da parte di due persone,tra le quali una è impegnata ad ascoltare, (quindi non è che uno parli da solo), di interpretare ciò che accade e di capire meglio cosa ci sta passando per la testa, ma neanche sempre.

E spesso per la testa passano le cose più strane,più singolari, questo è interessante, cose che possiamo renderci conto come non appartengano al mondo della realtà, ma a quello della fantasia, sono cose che possiamo scoprire, riflettendoci e ragionandoci su, non avere riscontri obiettivi.

Quindi, ricapitolando, l'analisi ti porta sì a scavare in un mondo irreale, quello dell'inconscio,ma l'obiettivo è decodificarlo per aiutarci a tornare coi piedi per terra, perchè spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo irrazionali, ecco.

Precipitare nella depressione e perdere il lavoro, non può essere attribuito all'analisi in sè, come causa, semplicemente perchè non c'è nesso causale tra il tentare di interpretare i "fantasmi" le fantasie che ci attraversano, e non riuscire a vivere la nostra vita normale, quotidiana, l'operazione che stiamo facendo è volta alla consapevolezza, e non vedo perchè ci si dovrebbe deprimere sapendo meglio come siamo.

Si va in analisi apposta, per uscire più consapevoli di quando siamo entrati, è questo che destabilizza, all'inizio, ma destabilizza perchè rendersi conto che spesso vediamo le cose tutte a modo nostro, ci facciamo problemi su problemi, abbiamo un cervello che lavora anche troppo :), ti spiazza.

A quel punto tocca scegliere come vedere, eh.

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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da Farfallo » 7 dicembre 2012, 10:42

francesca ha scritto:
Farfallo ha scritto:Che sarebbe a dire che uno lo fa apposta a diventare povero, pur di non affrontare l'esame analitico di sè stesso.
Mi sembra un concetto spietato.
Spero che non sia più in uso.
Quest'ultima cosa mi sembra molto semplificata, ho letto spesso di questo, mi sembrano un po' leggende metropolitane, rispetto a quello che ho visto io.
Innanzitutto, la parola "resistenza" non appartiene al colloquio tra paziente e analista, credo, è un concetto teorico che non riguarda la seduta.

Sarebbe un analista buffo, da film, quello che dice in seduta " lei sta opponendo ecc, ecc"


Precipitare nella depressione e perdere il lavoro, non può essere attribuito all'analisi in sè, come causa, semplicemente perchè non c'è nesso causale tra il tentare di interpretare i "fantasmi" le fantasie che ci attraversano, e non riuscire a vivere la nostra vita normale, quotidiana, l'operazione che stiamo facendo è volta alla consapevolezza, e non vedo perchè ci si dovrebbe deprimere sapendo meglio come siamo.
Ciao Francesca,

perché ritieni che la difficoltà a pagare non sia considerata una "resistenza?". In realtà, per quel che lessi, tutti gli analizzati oppongono delle resistenze alla penetrazione dell'analisi. Lo avevo anche letto su un manuale che i soldi possono diventare una resistenza. Certo, questa inetrpretazione volge a favore dell'analista. :D
In ogni caso, il procedimento per associazione di idee, proprio perché è del tuttto libero e privo di obblighi di spiegazioni o coerenza, permette all'analizzato di abbassare la guardia. Infatti, se parla di magherite, di nuvole, di pulcini, della nonna, del primo giorno di scuola, di un sogno, del mare, ecc... gli sembra che non stia dicendo nulla d'impegnativo su di sè. In questo modo fa emergere il suo inconscio, senza il timore di scoprirsi. Poi comunque dubito che le interepretazioni possano essere sempre infallibili.

Certo che perdere il lavoro finire in depressione non dovrebbe trovar motivo nella psicanalisi (ma ho qualche riserva). Ma è certo che , se l'analizato va in depressione e perde il lavoro, lo psicanalista non può andare avanti lo stesso, come se nulla fosse accaduto.
Non basta avere la propria disciplina, bisogna avere il buon senso degli uomini:
capisci che se inizio una fisioterpia di riabilitazione per le gambe, ma il fisiatra si accorge che il braccio sinistro mi pesa e mi fa male, mi spedisce dal cardiologo. Non è che dice: "beh, io devo curare le gambe, di tutto il resto che m'importa? Non è affar mio".
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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da Farfallo » 7 dicembre 2012, 10:47

amore ha scritto: Quindi, se io sono già povera, vuol dire che non ho nessuna intenzione di iniziare una psicoanalisi o una psicoterapia ? :lol:
[/quote]

Beh, non è proprio così.
Però, sarebbe interessante sapere con la tua premessa circa la povertà, chi ti prenderebbe ugualmente in analisi e chi no.
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Re: La mia esperienza con la psicanalisi

Messaggio da francesca » 7 dicembre 2012, 15:40

sono d'accordo con farfallo, sì, l'analista moderno dovrebbe sempre integrare con altre metodologie, e sapere quando è necessario anche, del resto, se è arrivato fin lì, gli approcci li conosce tutti, o li dovrebbe conoscere tutti, e intervenire in modo diverso a seconda, anche sui sintomi.

Dare anche consigli, suggerire tecniche mentali, strategie, suggerire libri da leggere, curare il modo di relazionarsi.

In teoria dovrebbe attuare tutto quanto è lo scibile della psicoterapia, perchè mentre è facile che uno psicologo cognitivo.comportamentale non sappia fare terapia psicodinamica, è più improbabile che un analista non conosca le tecniche dei comportamentali, sono più facili, sono tecniche, appunto, ora posso dire una cavolata, ma questa è la mia impressione.

dovrebbe essere flessibile e cambiare approccio in itinere, passando dall'uno all'altro a seconda delle necessità del paziente, ma sai, bisognerà essere parecchio bravi, e immagino che le cantonate le prendano spesso.

Però però, ti chiederei una cosa, cioè, per capire cos'è successo tra te e la tua analista, bisognerebbe tu ripercorressi tutte le tappe dell'analisi, immagino tu l'abbia già fatto con quelli che ti hanno avuto in cura dopo, sennò ti resta il dubbio che sia stata lei un'incapace, potrebbe essere, perchè no, ma potrebbe essere che qualcos'altro non abbia funzionato, sai, era una donna, poteva rappresentare chiunque,tra uomo e donna,per esempio, è più difficile, magari ti saresti trovato meglio con un uomo, avresti avuto magari un rapporto diverso e più fiducia, che so.

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