Ciao a tutti. Esperienzie psicoterapeutiche

La psicoterapia è un’esperienza alla quale si ripensa quasi sempre con sentimenti di gratitudine ma a volte anche con rabbia e con delusione ma pochi sono i dati reali in nostro possesso. Vuoi collaborare aiutandoci a lavorare sempre meglio e a correggere i nostri eventuali errori? Raccontaci la tua esperienza in questo apposito spazio a tua disposizione.

Moderatore: Dr.ssa Maria Pichi

Dott.a M.Pichi
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Messaggio da Dott.a M.Pichi » 13 settembre 2009, 13:02

Anche se con molto ritardo vorrei esprimere ora il mio parere su questo argomento perchè penso possa essere utile a tutti coloro che, in futuro, potrebbero trovarsi in analoghe situazioni.
La psicoterapia è sostanzialmente una relazione tra due persone: il terapeuta e il cliente o paziente come preferite chiamarlo.Il terapeuta deve essere onesto e quindi non dovrebbe mai mentire sulla modalità dell'approccio; anzi, dovrebbe spiegarlo al meglio. Il paziente, però, da parte sua, non deve vivere la relazione terapeutica in uno stato di soggezione. Intendo dire che se è vero, anzi verissimo, che a volte la persona mostra insofferenza proprio quando ci si sta avvicinando ad un tema scomodo (e quindi entrano in campo le difese) è anche vero che ognuno dovrebbe non solo essere consapevole del lavoro che vuole fare su di sè (e Braveheart84 lo era) ma anche di rivolgersi al professionista giusto per quel lavoro. Come non entro in un ristorante italiano, messicano, arabo o altro se voglio mangiare giapponese così se voglio affrontare la parte "profonda" di me vado da un terapeuta ad indirizzo psicoanalitico e da nessun altro.
Il problema grave di molti - ma non è questo il caso - è che spesso si decide di iniziare una terapia senza conoscere nemmeno la differenza fondamentale tra uno psicologo (che NON è abilitato a fare psicoterapia), uno psicoterapeuta (che fa psicoterapia ma può avere indirizzi completamente diversi tutti approfondibili su internet e che non prescrive farmaci) e il medico-psicoterapeuta o lo psichiatra-psicoterapeuta (per i quali vale quanto detto sopra per gli indirizzi e che prescrive anche farmaci). Sorvolo ovviamente su tutte quelle figure professionali che pur non rientrando in nessuna delle quattro citate e celandosi sotto le diciture più varie, portano avanti colloqui (che però, per il numero e il tempo diventano delle pseudo-terapie) in modo del tutto arbitrario tanto da poter essere condannati per esercizio abusivo della professione di psicologo.
Infine, vorrei "sfatare" un pregiudizio che, nonostante le cose siano molto cambiate rispetto a un secolo fa sembra duro a morire. Una psicoanalisi può durare a lungo, è vero, anche anni, ma questo vale per qualunque psicoterapia perchè dipende da dove si è partiti e dai risultati perchè se uno dopo un anno di terapia non ne vede allora è legittimo che si chieda se è il caso di proseguire. Di contro, una psicoterapia psicoanalitica che si focalizzi su un particolare campo o difficoltà (non dimentichiamo che con uno psicoanalista è esclusivamente il paziente a scegliere sempre ciò di cui vuole parlare) può durare anche solo uno o due anni con ottimi risultati.
Se nell'ambito psicoanalitico la terapia a volte è lunga non è tanto perchè tutti gli psicoanalisti vogliono tenersi stretti i pazienti (il ricambio è stimolante anche per il terapeuta) ma perchè spesso è la persona che dopo aver sperimentato il cambiamento in un campo desidera affrontarne un altro.
Spero di essere stata sufficientemente chiara.
Un saluto a tutti
Dott.ssa Maria Pichi

Marta
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Messaggio da Marta » 13 settembre 2009, 16:23

Marta ha scritto:la mia esperienza continua....ma va male!!!
oltre all'immobilismo e all'apatia ora sono anche diventata incapace di prendere decisioni!!!!!! per cui mi ritrovo a "non vivere" e a non affrontare niente e sto qui rintanata in casa mia senza fare nulla!
ho chiesto allo psico se vale la pena continuare e lui non lo sa, è dubbioso, e mi sa che prima o poi, stando appresso a me, gli verrà un esaurimento nervoso!!!
quando gli ho chiesto come la pensasse sul fatto di rinunciare o meno alla terapia ha detto che doveva riflettere sulla cosa, è uscito dalla stanza ed è sparito per cinque minuti! quando è rientrato ha detto di averci pensato ma di non aver preso una decisione definitiva!
quando è venuto a sedersi di fronte a me aveva una faccia avvilita, bastava guardarlo neglio occhi!
si vede che è molto dipiaciuto perchè le cose non vanno bene :( :( :(
mi sorprendo di quello che ho scritto qui :shock: sul fatto dello psico dispiaciuto :shock:
alla fine me ne sono andata e lo psico non ha fatto obiezioni e mi ha fatta andare via tranquillamente nonostante non avessi niente (all'epoca non avevo lavoro, non avevo amici, non studiavo, insomma proprio una bella situazione!!!) e non ero ne tranquilla ne serena ne felice ecc...
me ne sono andata io di mia spontanea volontà, daccordo, ma il suo atteggiamento mi è sembrato quello di uno che si arrende oppure considera meglio non continuare perchè non ne vale la pena!!!
io intanto, dopo vari mesi in cui ho tentato di fare fare e fare mi sono di nuovo rintanata in casa in attesa di non so nemmeno io cosa! e nonostante questa situazione alcuni giorni mi provochi una specie di ansia perchè sono consapevole di stare buttando via il mio tempo e la mia giovinezza, altri giorni non mi pesa e anzi il non fare, il non pensare, proprio perchè non comportano impegni e quindi ansia e preoccupazioni, sono a loro modo rilassanti! quindi alla fine posso dire che l'immobilismo abbatte, fa sprofondare, perchè le giornate appaiono vuote e prive di senso, e il dover pensare a cose da fare porta ansia, preoccupazioni varie e rimuginio continuo!!! quindi cosa mi rimane da fare??? vivere come un asceta o diventare monaca di clausura?
inoltre sono arrabbiata con lo psico perchè non mi ha aiutata, se avessi raggiunto i risultati sperati non avrei preso la decisione di abbandonare la psicoterapia, ma visto l'andazzo delle cose ne sono stata quasi costretta! ma io voglio essere aiutata, voglio l'aiuto di chi me lo può dare, sarei anche disposta a farmi aiutare da uno psico se questi si dimostra in grado di farlo! se il cambiamento lo posso toccare con mano e non si riduce a un illusione, a una speranza, ad una previsione futura che poi puntualmente non si avvera!
TAEDIUM VITAE

Dott.a M.Pichi
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Messaggio da Dott.a M.Pichi » 13 settembre 2009, 18:41

C'è una cosa che dovremmo imparare (ma nessuno ce la insegna a scuola, purtroppo!) ; parlo della nostra onnipresente ambivalenza emotiva della quale spesso ci rendiamo del tutto inconsapevoli perchè osservarla ci porrebbe di fronte ad un conflitto interiore apparentemente irrisolvibile. Il suo intervento odierno dimostra che ora, a distanza di tempo, lei è consapevole di quel conflitto non una ma tre volte.
La prima è quella in cui parla di una sua parte di allora che desiderava andarsene ma a cui ne associa un'altra che, diversamente dalla prima, sentiva che forse non era il momento giusto di interrompere e che oggi le fa scrivere "nonostante all'epoca non avessi niente".
La seconda riguarda la relazione terapeutica e in particolare la figura del terapeuta che, proprio a causa del conflitto (non risolto) a cui ho accennato, era destinato a rappresentare in ogni caso una figura deludente perchè se avesse cercato di convincerla a restare sarebbe divenuto ai suoi occhi un venale che lo faceva solo per soldi mentre nel momento in cui l'ha fatta "andare via tranquillamente" si è trasformato in un incapace ad aiutarla (se è lui ad arrendersi come posso non arrendermi io?) facendola sentire allo stesso tempo abbandonata e poco importante (perchè "non ne vale la pena").
Nel momento presente lei sembra vivere lo stesso conflitto che si sostanzia nel fare - non fare e che ci ha descritto benissimo: il non fare le provoca ansia, sente di "star buttando la sua giovinezza" eppure a volte non fare le piace perchè non fare equivale a non assumersi responsabilità (fonte di impegni, ansia e preoccupazioni). Ed è proprio lei che ci dice, indirettamente, della sua paura di vivere quando prospetta come soluzioni una vita da asceta o da monaca di clausura che, con tutto il pieno rispetto dell'uno e dell'altra, non si confrontano però con il mondo, con la quotidianeità, con le passioni, le delusioni.
Se utilizzassi un tragitto in taxi come metafora della terapia direi che lei sembra voler salire su quel taxi ed essere portata in un certo luogo senza però dare al conducente l'indirizzo.
Il fatto è, Marta, che nessun terapeuta può accompagnarla là dove lei non vuole ancora arrivare; perchè vi riesca sono indispensabili due cose: che lei abbia in mente un traguardo preciso (acquisire autostima? vivere delle buone relazioni? crescere? diventare autonoma? sono alcuni traguardi possibili) e che voglia raggiungerlo a qualunque costo ma anche che riponga piena fiducia in chi quel taxi ha scelto di guidarlo con onestà e passione.
Con simpatia
Dott.ssa Maria Pichi
Moderatrice del Forum
www.psicologi-psicoterapeuti.it/curriculum/pichi

Marta
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Messaggio da Marta » 13 settembre 2009, 21:06

dottoressa lei ha centrato in pieno :D :D :D
del terapeuta non mi sono mai fidata, mi ha sempre messo soggezione, anche le ultimissime volte, non sono mai riuscita a sciogliermi e anzi più passava il tempo più gli raccontavo sempre meno e nascondevo molti avvenimenti (gli ultimi mesi gli avrò detto sì e no il 50% di tutto quello che facevo)...non so perchè...un po perchè sono diffidente di natura(una cosa che condiziona le mie relazioni sociali) un po il contesto (lo studio ad esempio) che mi inibiva! nonostante ciò, poichè volevo che realmente le cose cambiassero, visto che vivo una situazione difficile da anni, ho continuato i colloqui fino a che non ho proposto di sospendere e lui, nonostante avessi l'acqua alla gola in quel periodo, ha accettato dicendo "tanto prima poi accadrà questo e quello perchè sei giovane e carina ecc..." :shock: insomma come a dire "aspetta e spera" :cry:
non ho in mente un traguardo preciso perchè sono incredibilmente confusa e non so nemmeno io bene cosa voglio! le cose che ha scritto lei di sicuro, autostima e autonomia in primis, ma poi ci sono tante altre cose! dopo l'interruzione ho fatto tanto, un po da sola un po con l'aiuto di altri, ma poi ho finito il carburante (entusiasmo) e sono ripiombata nella mia passività, nel mio timore di affrontare le cose, nel mio pessimismo cronico! e adesso eccomi qui che vago per la casa e penso in continuazione, ma non mi muovo, non agisco!!!
TAEDIUM VITAE

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