COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

Dr.ssa Aronica
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Suicidio, equilibrio, logica

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 4 luglio 2012, 23:56

Secondo voi come possono stare o non stare insieme l'equilibrio, la logica e il suicidio?
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

gufo
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Re: Suicidio, equilibrio, logica

Messaggio da gufo » 5 luglio 2012, 1:29

Dr.ssa Aronica ha scritto:Secondo voi come possono stare o non stare insieme l'equilibrio, la logica e il suicidio?
Secondo me possono convivere benissimo.
Se si sente, come sento io, di non voler fare nulla qui.
Se non ti interessa vivere tanto per vivere.
Quando vivere un giorno dopo l'altro non ti da nulla di nuovo.
Se non si ha interesse a vivere altri anni nello stesso stato.
E sopratutto quando non vuoi che le cose cambino.
La soluzione più logica è anticipare una cosa comunque inevitabile.(la morte)
Tanto alla fine sempre li arriviamo.

leo
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da leo » 5 luglio 2012, 5:47

Leo.
La vita non va MAI tutta bene.
Nel mio caso non posso dire che vada male, c'è di certo chi se la passa peggio.
Alcuni dicono che basti ala salute ad esempio.
Resta il fatto che preferirei non esserci.
Con facile intendo da mettere in pratica, ovviamente escludendo la nostra parte emotiva che eventualmente ci frena.
Perchè volendo non è la cosa più facile da fare?
Basta smettere di mangiare.
Le città sono piene di autostrade e spesso con ponti belli alti, ferrovie, ecc ecc.
Una corda si trova facilmente proprio come dicevi tu.
Una bonbola di gas non è illegale comprarla.
La benzina la si trova, ancora.
...e via dicendo
A dimenticavo il caro vecchio coltello che in casa c'è sempre.
Samurai docet. (ci sono vene migliori di quelle delle braccia da usare con un risultato molto più celere)
Non servono per forza un certo numero di pillole o un veleno introvabile o difficile da ottenere.
Il fatto è che come dici tu spesso non si vuole solo morire ma si vuol andar via a modo proprio, preferibilmente senza soffrire troppo e quindi molti modi vengono esclusi. Ma questo non vuol dire che non ce ne siano alla portata di tutti.
Ecco tu parli di giori od ore, invece ci sono casi documentati di gente che lo dice mesi prima o anche lo ripete da anni ed anni e poi lo fanno.
C'è stata gente con tentati suicidi alle spalle che è andata anche in tv a raccontare la loro storia il loro stato d'animo e poi comunque lo ha fatto.
Se non lo hai mai visto ti consiglio un film/documentario molto forte, the bridge - il ponte dei suicidi.
Il discorso è che spesso chi dice di volerlo fare cerca un aiuto, magari incosciamente. Ma non è così per tutti.

.

Leo ed amore,
Forse ricordo male io, ma ricordo che i principi sui quali si basa lo stoicismo anche come corrente filosofica e spirituale non hanno molto a che vedere col levarsi la vita. Io ricordavo che aveva come scopo finale diventare più saggi.
Ma si vede che ricordo male, mi capita ed anche spesso.
Ti rispondo iniziando dalla fine. Quello che hai scritto sullo stoicismo è vero, nel senso che il fine non era il togliersi la vita ma la saggezza. Ma il suicidio era ampiamente tollerato... e non sono molte le dottrine filosofiche che lo tollerano.
La morte non era un mezzo per raggiungere la felicità, come mi pare scriva amore... tutt'altro. Semplicemente dal momento che la disciplina prevedeva anche un certo distacco dalle proprie emozioni se uno stoico sentiva di aver per così dire concluso il suo viaggio era liberissimo di uccidersi. Purché il motivo alla base del suo gesto non fosse il dolore o una situazione dalla quale voler fuggire, tutto qua...

Allora, tu parli di gente che fanno riferimento al suicidio per mesi o anni e poi si uccidono.
Ma se ti vai a rileggere il mio intervento io mi riferivo a coloro che avevano già preso una decisione, di solito - salvo rari casi - la decisione definitiva si prende poche settimane o pochi giorni prima di mettere in atto il gesto.... In molti casi come avevo già scritto, dopo aver preso una decisione spesso gli aspiranti suicidi - specialmente i più decisi, che hanno più probabilità di arrivare sino in fondo - non parlano a nessuno delle loro intenzioni. Anche se è frequente che lascino testamenti, lettere, e che provino a sistemare tutte le faccende rimaste in sospeso....
Non è un luogo comune.
Ci sono ovviamente casi di chi parla in continuazione di volersi uccidere, e arriva a farlo addirittura poco prima di compiere il gesto. E' molto meno comune questo comportamento per una ragione molto semplice: chi vuole morire veramente , quasi mai se ne va in giro a dir di voler morire dopo aver già pianificato tutto nei dettagli.... perché questo potrebbe rovinare i suoi piani....
Capita ovviamente a tutti gli aspiranti suicidi di parlare spesso di suicidio, di documentarsi e perfino di cercare più o meno volontariamente il dialogo con chi - secondo loro - potrebbe far loro cambiare idea... ma di rado questo comportamento si assume dopo che tutto è stato pianificato.
E' la ragione per cui salvare un aspirante suicida realmente determinato è quasi impossibile....salvo rarissimi casi di fortuna, o sfortuna, a seconda dei punti di vista...

A be' certo se per leggeri intendi quello allora devo concordare con te.
Io pensavo che intendessi, letali, semplici da mettere in pratica, ed indolore....

Scusa se son pignolo ma i samurai, di fatto, non si suicidavano. Il loro era un atto di coraggio, ma il rituale non era mortale... infatti un loro compagno dava loro il colpo di grazia. L'ultimo a tentare una roba così è stato Mishima, negli anni 70... oggigiorno non mi sembra una via praticabile.....
Tu parli di corde, ponti, benzina, coltelli, treni..... ma c'è una ragione se alcuni metodi sono molto poco utilizzati.
Inoltre anche quando si parla di metodi più utilizzati, quando poi ci si documenta sull'effettiva mortalità non è poi così semplice mettere in pratica un tentativo fatto bene..... il vero suicida vuole morire, questo è vero, ma c'è una ragione se quasi tutti tendono a mettere in pratica metodi indolore o quasi.....

Grazie per il consiglio, lo guarderò sicuramente. Anche perché son robe che m'interessano non poco.
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da leo » 5 luglio 2012, 9:44

Detto in parole povere ? Ma detto da chi? Io non l'ho detto e neanche l'ho mai pensato....
Delicata come al solito sei

Ti comunico che a un numero enorme di adolescenti, capita - almeno una volta - di pensare al suicidio....
Non capisco proprio che vorresti dire
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 5 luglio 2012, 10:05

Anche a me risulta per esperienze dirette di psicoterapeuta e letture di libri scientifici sull'adolescenza, che moltissimi adolescenti, considerando oggi che l'adolescenza dura fino a più di 30 anni, pensano più o meno spesso al suicidio.
Avevo aperto questo argomento perché so bene che capita di pensare al suicidio, soprattutto in certi momenti della vita, anche a persone senza gravi problematiche psichiche.
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da gufo » 5 luglio 2012, 11:31

Leo ecco questa volta hai detto bene.
Di solito, salvo rari casi, quasi mai...
è diverso da dire "coloro i quali hanno già preso la decisione sono sereni, e di certo non vengono a dirti che vogliono a morire."(io questa frae dicevo che era poco veritiera.)
Certo Ciro Milani 26 anni, tenne un blog aggiornato per tre mesi descrivendo passo passo ogni suo momento fino alla data prefissata. Programmò anche alcuni messaggi in modo che arrivassero dopo la sua dipartita. Ed evitò di poter essere rintracciato.

Forse ricordo male io ma i samurai si sventravano, si era un atto di coraggio per salvare il loro onore o cose simili, ma già l'aprirsi lo stomaco era una morte certa. "L'amico" o il "nemico" di turno lo decapiatavano in segno di rispetto e solo per rendere la morte una cosa veloce ed evitare che soffrisse ulteriormente.

Resto dell'idea che sulla mortalita di certi metodi non ci sia neppure da discutere, basta prendere poche precauzioni ed informarsi bene.
L'ho detto prima appunto è che chi vuole morire spesso scarta vari sistemi proprio perchè non vuole sofffrire anche in quel momento e finisce con l'escludere diversi sistemi validi.

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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da gufo » 5 luglio 2012, 11:35

Io penso che il pensiero "voglio morire" prima o poi passi a tutti per la mente.
Anche se poi magari non resta impresso in quanto è solo un pensiero momentaneo.
Un insuccesso a scuola, un fallimento a lavoro, un fallimento in amore, problemi in famiglia, ci si pensa ed in seguito si dimentica. Non credo che ci sia un età.

leo
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da leo » 5 luglio 2012, 13:58

Forse ricordo male io ma i samurai si sventravano, si era un atto di coraggio per salvare il loro onore o cose simili, ma già l'aprirsi lo stomaco era una morte certa. "L'amico" o il "nemico" di turno lo decapiatavano in segno di rispetto e solo per rendere la morte una cosa veloce ed evitare che soffrisse ulteriormente.

Resto dell'idea che sulla mortalita di certi metodi non ci sia neppure da discutere, basta prendere poche precauzioni ed informarsi bene.
L'ho detto prima appunto è che chi vuole morire spesso scarta vari sistemi proprio perchè non vuole sofffrire anche in quel momento e finisce con l'escludere diversi sistemi validi.
Sul seppuku dei samurai tutto esatto. Solo un dettaglio,ammesso che fosse morte certa, non sarebbe avvenuta in tempi brevi. Anche se in teoria tradizione voleva che i samurai provocassero ferite mortali, dubito che tutti riuscissero ad imprimere abbastanza forza alla lama.
Anche perché vista la zona del corpo nella quale conficcavano il pugnale (l'addome) avrebbero potuto impiegare ore o addirittura giorni per morire. O non morire affatto. A seconda della gravità delle ferite. Esattamente, il compagno del samurai, kaishakunin, era colui che uccideva mediante un taglio netto del collo con la sua katana.
Infatti nell'ultimo suicidio rituale documentato, il compagno di Mishima non ebbe la volontà per affondare la lama nel ventre. Il suo kaishakunin, allora decise di decapitarlo immediatamente per salvaguardare il suo onore..... sicuramente situazioni del genere erano molto comuni anche ai tempi d'oro dei samurai.



Si ma pensaci un attimo. La maggior parte delle persone che vogliono morire non vogliono andarsene soffrendo. E al tempo stesso non vogliono rischiare di sopravvivere subendo danni permanenti...componente di rischio presente -purtroppo - in tutti i metodi letali, dall'impiccagione alla defenestrazione, o l'avvelenamento con determinate sostanze.. perfino il colpo di pistola alla testa non è garanzia di morte certa (sebbene statisticamente la percentuale di successi si avvicini al 100%).

Nessun metodo è sicuro perché è impossibile calcolare tutte le variabili.

L'ultima cosa che un suicida vuole è continuare a vivere menomato, nella sofferenza fisica, paralizzato su un letto d'ospedale.... Quasi tutti prima o poi finiscono col pensarci.
Alcuni rinunciano per paura non della morte, ma delle conseguenze del gesto.....

Nulla spaventa un aspirante suicida più della vita stessa. Del dolore, della sofferenza estrema, di tutte le caratteristiche più negative della vita stessa.
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da gufo » 5 luglio 2012, 15:09

Leo,
Se non sbaglio il seppuku(non ricordavo il nome giapponese) o tradotto taglio del ventra non prevedeva solo di infilzarsi ma podo esseri infilzati appunto tagliarsi da parte a parte. Senza comunque dimenticare che un samurai , teoricamente, avrebbe dovuto ben sapere dove colpire per avere una morte certa. Credo sia difficile se non impossibile anche oggi salvare qualcuno da una ferita simile.
Sul discorso forza necessaria non credo ne servisse moltissima hai mai visto un bisturi? quando incide è come tagliare burro, e credo che fossero altrettanto affilate le loro spade.

Comunque il punto non è su quanto fosse facile il seppuku o tagliarsi le vene. Ci sono arterie che se recise portano alla morte in pochi secondi e col cavolo che ti salvano anche guardandoti mentre lo fai.
Idem per l'impiccagione dove basta calcolare robustezza della corda e lunghezza per essere certi non solo di morire ma anche di una cosa veloce.

Ora però smetto che sta diventando troppo macabra la discussione, non mi sembra il caso visto che legge tanta gente.


Amore,
inizialmente era solo un "non volerci essere", da qualche tempo la vogli di non continuare più così.
Diverse cose.
Amore fatti passare questa voglia.

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depressione - depressioni e temperamento

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 5 luglio 2012, 22:59

I bambini appena nati mostrano di avere un certo temperamento. Chi piange sommessamente, chi urla a squarciagola, chi succhia il latte velocissimo ed avido, chi si addormenta al primo succhio... e così via.
Non so proprio rispondere a questa domanda: le depressioni hanno tante forme, da quella rabbiosa a quella senza desideri.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

gufo
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da gufo » 6 luglio 2012, 0:57

amore,
1 Non ricordo nepure da quando.
2 No

Ma mi vuoi prendere per stanchezza? Basta rientro in silenzio stampa su di me.

P.s.
Ecco sono saggio ho terminato la mia strada(quasi).

Howl
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Howl » 6 luglio 2012, 1:11

Gufo mi piace molto il tuo nome, ma preferisco la variante inglese

gufo
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da gufo » 6 luglio 2012, 11:56

Si ma evidentemente era il saggio a decidere quando non c'era più nessuno ad aver bisogno di lui, in caso contrario non avrebbero mai potuto considerare l'idea del suicidio accettabile.

E comunque per le mie decisioni non è che questa discussione sia rilevante.
Resto comunque in attesa di essere libero di farlo. E son fiducioso anzi certo che non dovrò aspettare per molto ancora.

leo
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da leo » 6 luglio 2012, 16:19

Si, in teoria si. Ma è soggettivo. I samurai non erano robot. E sicuramente non tutti loro riuscivano ad andare abbastanza a fondo. Ti ricordo che non miravano ad organi vitali, dovevano solo incedere orizzontalmente poi in verticale....Il discorso della forza è legato alla volontà... in linea teorica tagliarsi un'arteria con una lama abbastanza affilata è facilissimo. Tuttavia Le persone che ci riescono sono pochissime.. Vabbè hai ragione non è certo l'argomento primario.

Potremmo stare ore ed ore a vagliare tutte le possibilità.
Io non dico che non esistano metodi letali. E' l'errore umano che rende tutto più complicato.

E' vero l'impiccagione, se eseguita a regola d'arte, è letale, sempre. Eppure ci son casi di persone che hanno sbagliato qualcosa... e quando non si muore si può rischiare la paralisi. Non è un pensiero piacevole......
Ultima modifica di leo il 6 luglio 2012, 16:32, modificato 1 volta in totale.
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da leo » 6 luglio 2012, 16:32

Si ma evidentemente era il saggio a decidere quando non c'era più nessuno ad aver bisogno di lui, in caso contrario non avrebbero mai potuto considerare l'idea del suicidio accettabile.

A livello logico non fa una piega. Ma ad amore non piacciono molti le discussioni basate sulla logica, a meno che non si inizi scrivendo: hai assolutamente ragione.....




Scegliamo di dare al suicidio un'accezione fondamentalmente negativa.

Ma in realtà non sappiamo cosa esattamente spazzeremo via anticipando la nostra morte di (quanto?) due anni, 3 decenni.... Potrebbe essere dolore, solitudine, disperazione.... come opulenza, amore, benessere spirituale...

Siamo sicuri che un essere umano che impedisce ad un altro di suicidarsi lo stia effettivamente salvando?
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