COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

zingara
Messaggi: 5
Iscritto il: 27 ottobre 2012, 1:13

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da zingara » 21 novembre 2012, 20:33

Veramente queste categorie di professionisti: medici, infermieri, insegnanti, ecc., sono molto soggette alla sindrome del Bur-out, e non c'entrano neppure col volontariato. Oltretutto il volontariato vero e proprio, cioè gratuito, non esiste più. E poi vorrei capire perché chi vuole morire o è depresso per proprie vicissitudini (a meno che non faccia del male agli altri) debba essere considerato malato. È malato chi si ammazza perché convinto di essere perseguitato dagli extraterrestri ! (per fare un esempio) :lol:

Dr.ssa Aronica
Messaggi: 822
Iscritto il: 10 aprile 2006, 14:28

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 22 novembre 2012, 1:13

Nella nostra società è più semplice considerare un depresso (o un ansioso e così via) come malato, perché il concetto di malattia è legato alla logica: malattia - medico - medicina - guarigione. Il concetto di problema psicologico è difficile da accettare persino da chi soffre di ansia o depressione e di altri problemi psicologici.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

Avatar utente
Farfallo
Messaggi: 120
Iscritto il: 23 ottobre 2012, 22:09

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Farfallo » 25 novembre 2012, 23:57

Cara Zingara,

la depressione, come qualsiasi altra cosa, è un fatto di cui si fa esperienza e l'esperienza è una difesa formidabile. Vale lo stesso per un cardiopatico.

E' ridicolo, anzi, dannoso dire a una persona in stato depressivo :"ma perché non fai un po' di volontariato"? Ma non è una cosa che si può mettere in piedi in stato depressivo e partendo da zero; per uno che non riesce manco a fare più nemmeno una partita a briscola!

Ma se quando la persona stava bene ha aderito alla Croce Rossa o alla Caritas per un anno o più , nel caso di caduta, dispone già di un'organizzazione sociale. Peserà andarci ancora, ma alla fine ci si va anche se controvoglia. Poi ci si sente meglio.
Io svolgo questo tipo di attività e certe volte mi viene il voltastomaco all'idea di andare. Però, cosa vuoi, al parroco e all'associazione non riesco a dire di no. Dipendesse da me...


Ma vediamo il prestente, che più conta: adesso come stai?
Il discorso che hai fatto riguarda la depressione in generale, o descrive il tuo stato di oggi?
La lotta alla depressione si prepara quando stiamo bene;
è come un arsenale: dev'essere pronto, quando arriva la guerra
.

Avatar utente
tersite
Messaggi: 573
Iscritto il: 16 dicembre 2005, 12:25
Località: pianeta terra

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da tersite » 2 dicembre 2012, 13:35

Dr.ssa Aronica ha scritto:Nella nostra società è più semplice considerare un depresso (o un ansioso e così via) come malato, perché il concetto di malattia è legato alla logica: malattia - medico - medicina - guarigione. Il concetto di problema psicologico è difficile da accettare persino da chi soffre di ansia o depressione e di altri problemi psicologici.
parole sante ! c'è mia madre che mi ha voluto accompagnare dalla psichiatra
E vuole seguirmi in tutti i farmaci che prendo
Io mi rendo perfettamente conto che la mia oltre a d essere una depressione "reattiva"
affonda anche le sue radici in un quadro psicologico , che non sono riuscito
negli anni a cambiare , anche l'aver fatto psicoterapia analitica
per due anni (poi ho dovuto smettere per motivi economici) non ha migliorato
la situazione

Dr.ssa Aronica
Messaggi: 822
Iscritto il: 10 aprile 2006, 14:28

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 2 dicembre 2012, 20:40

Salve Tersite, salve a tutti.
Se sua madre ha voluta accompagnarla dallo psichiatra e vuole controllare come prende i farmaci significa che, a livello sicuramente inconscio, non so se ne è cosciente, la tratta ancora come un minorenne. Lo psichiatra avrebbe dovuto invitare sua madre a non accompagnarla più.
Che ne pensa?
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

Avatar utente
tersite
Messaggi: 573
Iscritto il: 16 dicembre 2005, 12:25
Località: pianeta terra

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da tersite » 3 dicembre 2012, 15:21

Certo che è così dottoressa , non ne ho il minimo dubbio
la verità è che dopo una brutta disavventura lavorativa
(ho chiuso il negozio nel 2009 , con un socio che non era affidabile)
sono caduto in depressione veramente forte , una depressione che io penso sia più reattiva
che altro anche se affonda le radici nella mia storia personale
in pratica mi son trovato pieno di debiti e mia madre mi ha aiutato
ecco che dopo anni che mi ero costruito un dipendenza sia pure non completa (perché vivevo e vivo con mia madre)
sono ripiombato nella condizione di figlio e in più figlio minorenne o minorato :(

leo
Messaggi: 402
Iscritto il: 25 ottobre 2005, 13:36
Località: E.R. - Italia

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da leo » 4 dicembre 2012, 16:20

C'è questa tendenza nella società attuale a scambiare causa ed effetto, a delegare la malattie a malattie o disturbi che probabilmente non si manifesterebbero mai a seguito di eventi traumatici ben precisi ed individuabili (non sempre ma spesso)...

E' chiaro che se uno ha problemi legati al denaro, all'amore, alla salute, può entrare in depressione, come si può entrare in depressione a seguito di un qualsiasi 'trauma', non dev'essere necessariamente una cosa grave, è sufficiente che sia percepita come destabilizzante ... ma dal momento che la maggior parte di questi problemi semplicemente non sono risolvibili è più facile pensare che si tratti di patologie curabili.. o trattabili, e soprattutto pre-esistenti.....

Senza contare che molte di queste diagnosi vengono fatte nel periodo dell'adolescenza....
"Pago la rimozione/ nessuna reazione
Per questo Lula non vince quasi mai" M.C.

zingara
Messaggi: 5
Iscritto il: 27 ottobre 2012, 1:13

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da zingara » 19 dicembre 2012, 6:07

Farfallo ha scritto:Cara Zingara,

la depressione, come qualsiasi altra cosa, è un fatto di cui si fa esperienza e l'esperienza è una difesa formidabile. Vale lo stesso per un cardiopatico.

E' ridicolo, anzi, dannoso dire a una persona in stato depressivo :"ma perché non fai un po' di volontariato"? Ma non è una cosa che si può mettere in piedi in stato depressivo e partendo da zero; per uno che non riesce manco a fare più nemmeno una partita a briscola!

Ma se quando la persona stava bene ha aderito alla Croce Rossa o alla Caritas per un anno o più , nel caso di caduta, dispone già di un'organizzazione sociale. Peserà andarci ancora, ma alla fine ci si va anche se controvoglia. Poi ci si sente meglio.
Io svolgo questo tipo di attività e certe volte mi viene il voltastomaco all'idea di andare. Però, cosa vuoi, al parroco e all'associazione non riesco a dire di no. Dipendesse da me...


Ma vediamo il prestente, che più conta: adesso come stai?
Il discorso che hai fatto riguarda la depressione in generale, o descrive il tuo stato di oggi?
Grazie Farfallo per la risposta. Il discorso che ho fatto vale in generale e si riferisce anche al mio stato attuale; non ho più voglia di far nulla, mi sono annientata proprio, non desidero più nulla; in certi momenti, sono attimi, vorrei seriamente morire, ma non ci riesco, sono paurosa purtroppo. Allora si tira a campare cercando con ogni mezzo di distrarmi ed evadere con la mente pur di rendere meno pesante e sofferto il vivere, ma bastano ormai piccolissime delusioni per farmi ripiombare nell'umore più nero

Avatar utente
Farfallo
Messaggi: 120
Iscritto il: 23 ottobre 2012, 22:09

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Farfallo » 27 dicembre 2012, 23:32

leggi questa mano, Zingara.

E vedrai che sono come te. Anch'io vivo dei periodi (non lunghi per fortuna) di esaurimento nervoso, cioé astenia, cioé mancanza di energie.

Ho delle buone strategie per difendermi dalla deprex (sono un po' pazze: se hai voglia di sorridere, te le racconto). Ma non sempre funzionano.

Quando ho giocato tutte le carte e sono ancora a terra, dico a me stesso:
"ok, Farfallaccio, a questo punto risparmiati le poche forze che ti sono rimaste e smetti di reagire, prima di scaricare completamente la batteria; prendi atto della sconfitta e siediti bello bello a non far nulla e a non proporti nulla. Riprendi il fiato e, quando ti va, ma solo quando ti va, fai solo piccole cose. Scarta qualsiasi cosa che sia di una qualche importanza. Portare giù il sacco della monnezza va bene, andare a pagare una bolletta NO!".

Siamo come le automobili: quando non partono, è inutile che continui a girare la chiave dell'avviamento; ottieni solo di mandare a terra la batteria. Bisogna invece dare un mezzo giro ogni 2 - 4 minuti.

Le piccole azioni, muovono grandi pesi.
Hai mai provato a suonare una campana? Se ti ci metti con tutto il peso, rimani letteralmente appeso. E non la smuovi.
Se infece imprimi una piccolissima forza ogni piccola oscillazione della corda, la fai scampanare a stormo.
Una campana normale può pesare 200 kg.

(che tipo metaforico che sono...)
La lotta alla depressione si prepara quando stiamo bene;
è come un arsenale: dev'essere pronto, quando arriva la guerra
.

Avatar utente
Farfallo
Messaggi: 120
Iscritto il: 23 ottobre 2012, 22:09

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Farfallo » 27 dicembre 2012, 23:55

Te ne racconto una.

Qualche anno fa, vissi due settimane di torpore e inconcludenza. Ero letargico.

Allora dissi a me stesso: "caro Farfallino, se aspetti qualche buon motivo per fare qualcosa, te ne starai qui a far niente. Allora potresti fare qualcosa, una qualsiasi, senza un motivo. Non c'è una legge che ti obbliga ad avere sempre uno scopo per fare le cose".

Mi si è accesa una lamadina! In quel momento mi è venuta in mente una fesseria, la prima, cioé questa in un certo supermercato, varcare il tornello e infilare subito dopo la cassa, senza aver visto nulla, nè tantomeno comprato nulla, guadagnare l'uscita, riprendere la macchina e tornarmene a casa. Il tutto, si badi bene, senza ragionare. Questa cosa l'avrei fatta a posteriori, arrivato alla base.

Ebbene, quest'azione così stupida fu l'innesco di una lunga ripresa.

Ma cos'accadde?

Semplice, toccai con mano il fatto che Io ho potere su me stesso e non la depressione, che mi toglie motivazione a ogni cosa che mi propongo di fare. E vabbè, allora la posso fare anche senza motivazione. Sono un uomo libero, soggetto a depressione, ma non dominato da essa.

Decido io, e posso anche fare una cosa del tutto fessa; la deprex potrà solo accettarla. Non devo essere coerente e logico, ma in base alla sua "logica".
La lotta alla depressione si prepara quando stiamo bene;
è come un arsenale: dev'essere pronto, quando arriva la guerra
.

Avatar utente
Farfallo
Messaggi: 120
Iscritto il: 23 ottobre 2012, 22:09

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Farfallo » 28 dicembre 2012, 17:47

Grazie grazie. Sei un :D amore :D

In realtà soffro sì di depressione, ma bipolare. Questo vuol dire che ho più probabilità di uscirne fuori rispetto a un depresso unipolare, le cui cadute sono più lunghe.
Bipolare vuol dire altalenante per natura, tra alti (a volte troppo!) e bassi.

Ma anche la depressione unipolare io credo sia ciclica.
Molti infatti si lamentano dicendo "ecco, ci risiamo!". Ma è così: non ci si libera una volta per tutte dalla depressione, ma si vive in un ciclo ripetitivo di benessere e crisi.
La depressione è come una marea: sale e poi si ritira. Quando si ritira, bisogna sfruttare il momento per costruirsi una rete d'interessi che poi ci aiuterà quando la marea nera si alzerà di nuovo.

Le storie di deprex sono tutte diverse, ma una cosa è comune: vi è troppa elaborazione mentale.
Allafine non si fa, perché si "pensa di fare".
Invece bisogna fare qualsiasi cosa, senza pensare, o pensare al minimo (tanto non viviamo in una jungla e non rischiamo la vita!)
La lotta alla depressione si prepara quando stiamo bene;
è come un arsenale: dev'essere pronto, quando arriva la guerra
.

Dr.ssa Aronica
Messaggi: 822
Iscritto il: 10 aprile 2006, 14:28

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 5 gennaio 2013, 11:27

Salve amore,
quella che lei chiama "depressione esistenziale" a me viene di chiamarla "perdita o mancanza di Senso". Per Senso intendo il sentimento religioso, ovvero quello che ci fa sentire uniti a tutti e a tutto, legati a un Significato che noi non poissiamo comprendere, che va oltre noi. Questo sentimento il piccolo dell'Uomo lo sperimenta già nella pancia della madre, e poi ancora in tutto il primo anno di vita, a condizione che la madre, o chi per lei, sia presente al piccolo, sappia interpretare e soddisfare i suoi bisogni e quindi fornirgli una fiducia in se stesso, negli altri e nella vita. Se il bambino non ha avuto questo, prima o poi, diventto adulto, sperimenterà un profondo senso di vulnerabilità, fragilità e insicurezza che gli faranno temere il confronto con la vita concreta. Il desiderio di morire lo interpreto come il desiderio di tornare nella pancia della mamma, nel pardes o giardino delle meraviglie.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

Avatar utente
Eddd
Messaggi: 644
Iscritto il: 11 agosto 2007, 16:26

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 5 gennaio 2013, 22:48

Dr.ssa Aronica ha scritto:Salve amore,
quella che lei chiama "depressione esistenziale" a me viene di chiamarla "perdita o mancanza di Senso". Per Senso intendo il sentimento religioso, ovvero quello che ci fa sentire uniti a tutti e a tutto, legati a un Significato che noi non poissiamo comprendere, che va oltre noi. Questo sentimento il piccolo dell'Uomo lo sperimenta già nella pancia della madre, e poi ancora in tutto il primo anno di vita, a condizione che la madre, o chi per lei, sia presente al piccolo, sappia interpretare e soddisfare i suoi bisogni e quindi fornirgli una fiducia in se stesso, negli altri e nella vita. Se il bambino non ha avuto questo, prima o poi, diventto adulto, sperimenterà un profondo senso di vulnerabilità, fragilità e insicurezza che gli faranno temere il confronto con la vita concreta. Il desiderio di morire lo interpreto come il desiderio di tornare nella pancia della mamma, nel pardes o giardino delle meraviglie.
Se una persona mi chiedesse "Come ti piacerebbe vivere?" Io saprei rispondere: aver piacere, faticare poco o nulla, e non doversi sempre conquistare tutto ma poterlo avere quasi gratis; è rendere reale la cosa che a me sembra impossibile. Posso fare diverse cose anche senza voglia di farle, ma una volta fatte poi resto frustrato lo stesso a causa della costrizione alla quale mi sono sottoposto da solo. In linea di principio io cose semplici le so fare, andare al supermercato e cose del genere le posso fare, sono quelle complesse che a me causano un disturbo, sia dell'umore che della calma. La vita magari un senso ce l'ha pure ma va contro quel che desidero davvero io e sinceramente queste perdite non so come si dovrebbero curare, mi sembra che non si curino proprio, ma se non si curano, semplicemente restano: dare un senso o meno all'esistenza insomma è un falso problema. Capisci che una bella ragazza non dà retta a chi ha pochi mezzi e non è particolarmente attraente, lo capisci pure bene, quindi conosci anche la direzione che dovresti prendere, diventare quel che desidera quel tipo di persona... E se questo non lo si vuol fare proprio a causa della fatica che si prova nel metterlo in atto? Fatica che poi si pagherà comunque... Come si risolve la cosa? Se vado al supermercato, come suggerisce qualcuno, si risolvono da soli questi conflitti qua? Ci vado spesso ma le cose a me sembra che non si mettono a posto come desidero con una qualsiasi azione, spesso penso che non esistano proprio azioni per metterle a posto come vorrei e se esistono io non le conosco di certo, per esperienza lo dico. Qua non ci vuole un'altra testa, ci vuole un altro mondo, questo qua così com'è non è detto che debba piacere abbastanza per forza a tutti e a me non è mai piaciuto, non esiste un periodo nel quale sono stato al di fuori di questa condizione in base a quel che ricordo.
Una direzione e un senso lo si può dare a tutto, gli si disegna una freccia su e lo si è dato, ma da questa cosa che si dovrebbe concludere? Che la vita è bella? No, la vita è quella che è, e se a qualcuno non piace poi tanto così com'è non lo si può incolpare per questo. Tu psicoterapeuta vuoi davvero che a me piaccia qualcosa? Beh, invece di convincermi a farmi piacere un'arancia marcia e rinsecchita oppure un'arancia buona e succosa ma che poi risulta indirettamente una fregatura comunque perché avrebbe un costo elevato per me (cosa che poi mi dà comunque molta noia e fastidio), passamene una succosa che ha un buon sapore e pure a buon mercato e mi vedrai felice e contento in un batter d'occhio :).
Forse i bambini appena nati piangono proprio perché intuiscono immediatamente per istinto la fregatura di fondo che gli è stata rifilata (prima si stava bene ora non più, sono iniziati i guai), poi qualcuno lo dimentica e lo rimuove questo, qualcun altro no.

Saluti
La nostra vita contiene tutti i mali della tragedia, mentre noi non riusciamo neppure a conservare la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

Avatar utente
Eddd
Messaggi: 644
Iscritto il: 11 agosto 2007, 16:26

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 7 gennaio 2013, 0:21

amore ha scritto:Ciao Edd, gira e volta … ci ritroviamo con gli stessi dilemmi; crediamo di esserne usciti per un po’ di tempo, poi, ci ripiombiamo a tuffo.
Forse è proprio come sostiene la Dottoressa: si tratta di mancanza o perdita di Senso che pervade la nostra vita: aggiungerei però, che a volte la mancanza di senso, la felicità o l’infelicità, la serenità o il tormento, sono determinati dal caso, dalle fortune o sfortune che ci capitano nello svolgimento della nostra vita, a cominciare dal concepimento … Insomma, tante cose non dipendono da noi, dalla nostra volontà, ma, semplicemente, ce le ritroviamo, volente o nolente, e possono essere di ostacolo o di facilitazione del nostro vivere. Certamente è molto più facile che sia felice una persona che nasce di statura normale che una di statura al di sotto del metro, fosse anche la più ottimista del mondo … Ed il problema è tutto lì? Trovare il modo di essere, se non felici, almeno sereni comunque? E’ possibile? Per tutti tutti?
Io poi penso pure di essere abbastanza fortunato, potevano pure andare molto ma molto peggio le cose, ma in fondo non riesco a trovare soddisfazione in certi ambiti se non al livello immaginario e queste mancanze le avverto. Non sono un depresso che si autocolpevolizza più di tanto, questa dimensione è praticamente assente in me ed ho visto che finalmente anche in ambito clinico hanno preso in considerazione questa forma di depressione...

"È stata proposta una suddivisione della depressione in:

anaclitica, caratterizzata da sentimenti di impotenza, solitudine, fragilità, paura di essere abbandonati, vulnerabilità di fronte alla possibile rottura delle relazioni interpersonali; forma depressiva nella quale prevalgono i sentimenti di perdita, di abbandono e di solitudine;

introiettiva, caratterizzata invece soprattutto da sentimenti di inutilità, fallimento, colpa, inferiorità, da intensa paura della critica e della disapprovazione, infine da una forte spinta alla competizione; in tale forma depressiva prevalgono i sentimenti di colpa, di inutilità e fallimento."


A provare rabbia la provo, ma non certo verso di me, dato che spesso non conosco di certo un corso di azioni o un sistema per mettere a posto le cose come davvero vorrei, avverto un senso di sfacelo esistenziale, mancanza di piacere, un doversi accontentare per forza di quel che passa il convento così com'è, questo provo.
Tornando in tema... Ecco... Se dovessi prima o poi decidere d'ammazzarmi non sarà di certo per punirmi perché non sono stato all'altezza della situazione, lo farei per sfuggire ad una situazione rovinata e compromessa, sarebbe solo un ultimo tentativo di fuga, in fin dei conti quando qualcuno ti dice, rispetto a certe situazioni esistenziali, "non sarà mica la fine del mondo?" io risponderei "di sicuro non lo è, la fine del mondo in fondo non è poi così male se la si confronta con certe esistenze umane così tristi". 'sta roba giapponese dei suicidi rituali d'onore non m'appartiene per nulla.

Tu invece amore, come stai? Io sparisco ogni tanto dal forum perché devo tornare a vivere, più che altro ci provo... :mrgreen:

Sono andato a vedere ultimamente il film di Tornatore con un conoscente e a differenza del mio amico ho capito fin quasi dall'inizio dove voleva andare a parare (altro che amore - dicevo al mio amico - a questo la ragazza e l'altro tizio gli svaligiano la casa). La mia fiducia nel prossimo, soprattutto quando si mostra amorevole e sembra soddisfare certi miei desideri inappagati, ormai è prossima allo zero. Penso sempre che di sicuro questo prossimo così amorevole ti farà pagare tutto con gli interessi, e perciò pure l'amore che non ti accetta non aggiusta mai nulla, ce ne vorrebbe uno gratuito e disinteressato che punta proprio a te e non a quel che dovresti dare in termini economici o di altro tipo, ma questo non esiste da nessuna parte, altrimenti non avrebbero dovuto inventarsi Dio, il più potente tra gli esseri che non chiede nulla in cambio del suo amore (se non il fatto di credere almeno nella sua esistenza).

Certe volte mi illudo io stesso che esista questo amore, ma poi diverse prove mi fanno credere il contrario.

Saluti
La nostra vita contiene tutti i mali della tragedia, mentre noi non riusciamo neppure a conservare la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

Dr.ssa Aronica
Messaggi: 822
Iscritto il: 10 aprile 2006, 14:28

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 7 gennaio 2013, 13:46

Salve,
secondo me nessun essere umano è capace di dare a un altro essere umano l'amore incondizionato. Purtroppo però spesso noi cerchiamo questo tipo di amore nelgi altri, e se lo faciamo è naturale che, porima o poi, ne saremo profondamenrte delusi e resteremo con l'amaro (... e non l'amore...) in bocca. Se invece si impara a voler bene a sé stessi in maniera incondizionata, per quello che si è nel bene e nel male, con pregi e difetti, allora non si ricercherà più tale amore nelgi altri e si potranno apprezzare dei momenti di serenità (vita permettendo).
Voi che ne pensate in proposito?
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

Rispondi

Torna a “Depressione”