COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 8 gennaio 2013, 0:04

amore ha scritto:
Eddd ha scritto:Tu invece amore, come stai? Io sparisco ogni tanto dal forum perché devo tornare a vivere, più che altro ci provo... :mrgreen:
Ah perché, vi affacciate sul forum solo quando siete in crisi? Io, se un forum o un argomento mi interessa, ci sto indipendentemente dallo stato d'animo, anche se questo genere di forum l'ho cercato effettivamente quando stavo proprio male.
La cosiddetta crisi a me non è mai passata :mrgreen:, siamo sulla stessa barca. Quando affermo che torno alla vita intendo dire che esco di casa e cerco di vedere qualcuno in carne ed ossa, anche se poi non è che si risolve granché.
amore ha scritto:Come sto? Come lo scorso anno, più o meno, ma con un anno in più sulle spalle, :x e questo non fa che deprimermi ancora di più. Certo che è strana la vita: quando siamo ragazzini non vediamo l'ora di diventare adulti; quando siamo adulti vorremmo tornare ragazzi. Cioè non esiste mai un tempo felice, abbiamo sempre qualcosa da sperare in un futuro migliore o da rimpiangere in un passato che non tornerà più.
Io sono un'eccezione, non vorrei rivivere l'adolescenza o la mia infanzia, m'è già bastato e avanzato. Il passato non lo rimpiango tanto, c'ho solo la speranza rispetto al futuro. Quando ero più piccolo così felice non lo ero lo stesso.
amore ha scritto:
Eddd ha scritto:Certe volte mi illudo io stesso che esista questo amore, ma poi diverse prove mi fanno credere il contrario.
Ma potrebbe pure esistere questo tipo d'amore, il fatto è che siamo troppo complicati, troppo cervellotici, ci aggrovigliamo sempre in mille problemi che creiamo noi stessi e alla fine deludiamo o siamo delusi.
La semplicità è difficile da realizzare, specialmente in due.
L'amore incondizionato può anche nascere, ma per mantenerlo in vita occorre sempre la reciprocità; non è che uno ama e l'altro se ne frega e fa quello che vuole "incondizionatamente", anche l'altra persona ha bisogno di amore ! Altrimenti prima o poi o ci si stanca, incompresi e delusi, o ci si innamora di altri.
Ma se la reciprocità poi fa stare più male di quel che se ne ricava? Che si fa? Io penso ad una coppia, ecco qua, bisogni diversi, desideri diversi, come ci si mette d'accordo? Spesso non si può e non si riesce a farlo, e la coppia si scoppia perché risulta più costoso e disturbante stare con una persona che non ti accetta e cerca una forma di reciprocità che fai una fatica bestiale a mantenere che startene per conto tuo, però poi l'altro alla fine manca, ma non manca l'altro in carne ed ossa che hai conosciuto, perché l'altro è un intero e non è costituito solo dalle parti che ti piacevano, manca per intero solo quell'altro che non s'è ancora trovato, in cui le parti insopportabili proprio non ci sono (altrimenti sarebbe andato già bene quello in carne ed ossa). L'amore concreto che si è conosciuto fa più male che bene, è più frustrante e incompleto di quel che davvero si desidera, ma l'Amore però, quello con la A maiuscola poi continua a mancare sempre. L'amore al quale possono accedere molti individui (e tra questi mi ci metto anche io) è di cattiva qualità, squallido, e poi lo si deve fare con persone che non piacciono più di tanto e sempre a certe condizioni che stanno strette... E a che serve? A nulla per me, non colma la mancanza di partenza che ci ha spinti a cercare un partner. Visto però che questo passa il convento, bisogna adattarsi e non poter manco lamentarsi della cosa. E qua intervengono gli psicoterapeuti per convincerci tutti che le lamentele sono disfunzionali, ma disfunzionali rispetto a che? All'amore che dà fastidio? Ma se è di questo proprio che ci stiamo lamentando?
Se la cosa è rovinata a monte come si fa a credere davvero che si possa risolvere tutto intervenendo a valle, localmente? Certe cose o si aggiustano davvero o semplicemente restano rotte.

Comunque non ho capito perché è stato cancellato un mio messaggio di risposta al messaggio della dottoressa. :?:
La nostra vita contiene tutti i mali della tragedia, mentre noi non riusciamo neppure a conservare la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

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La cancellazione

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 8 gennaio 2013, 13:07

Salve Edd, la vignetta mi sembrava avesse un contenuto a doppio senso non adatto a questo forum.
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Re: La cancellazione

Messaggio da Eddd » 8 gennaio 2013, 14:22

Dr.ssa Aronica ha scritto:Salve Edd, la vignetta mi sembrava avesse un contenuto a doppio senso non adatto a questo forum.
Doppio senso? A me sembrava fosse a senso unico. Il consiglio che viene dato sempre a chi avverte l'assenza di contatti sociali gratificanti, consiglio che consiste nel dare una pacca sulla spalla a questa persona dicendole che può stare benissimo così con sé stessa, secondo lei rappresenta una specie di idea geniale alla quale la persona in questione dovrebbe aggrapparsi come se fosse oro colato?
Chi dà questi consigli dell'altro e dei suoi problemi non credo abbia capito molto. Che significa star bene con sé stessi? Bisognerebbe cercare di star bene nel mondo circostante e non con sé stessi, perché questa formula a ben vedere, se la si analizza meglio, non significa nulla. Se non ho da mangiare o persone con cui far sesso per esempio, star bene con me stesso che significa? Quel che mi manca non me lo posso di certo creare con la mente volendomi bene, che poi non è detto mica che uno non si voglia bene.
Quella vignetta metteva in evidenza l'assurdità di questa falsa soluzione e non c'erano doppi sensi, al limite forse al termine si poteva alludere alla masturbazione, ma sinceramente non credo che sia qualcosa di così alieno. Molte delle persone che stanno sole per anni e anni magari qualche volta si masturbano e non vedo cosa ci sia di così scandaloso da doverlo censurare in un forum di psicologia. Se postavo la canzone di Lucio Dalla "dispetato erotico stomp" pure sarebbe stata censurata?

Saluti
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 8 gennaio 2013, 15:03

Bene Edd, così si è spiegato meglio senza utilizzare una vignetta creata da altri.
Cosa ne pensano gli utenti del forum?
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 8 gennaio 2013, 21:21

Salve amore, molto interessante il suo messaggio. Cosa è successo per cui il suo modo di vivere non le corrisponde? Come mai non le è possibile neanche un pochino provare ad avvicinarsi alle esigenze del suo vero Sé?
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 8 gennaio 2013, 22:59

amore ha scritto:L'amore dà fastidio? Se dà fastidio, che amore è? Non è amore!

Ma mi sembra che la dottoressa abbia già detto qualcosa di fondamentale: si deve amare innanzitutto sé stessi incondizionatamente, e non saremo mai delusi, accettando anche i propri difetti; ciò significa che dobbiamo rispettarci. Quante volte non rispettiamo noi stessi !
Se imparassimo a rispettarci, a trattarci bene, ad ascoltarci e darci retta, ascoltare, sentire, quello che vogliamo realmente, che desideriamo, e accontentarci a cominciare dalle piccole cose; staremmo meglio con noi stessi e non sentiremmo il vuoto della solitudine nel tempo che passiamo da soli.
Io non sento il vuoto della solitudine in tutto il tempo che passo da solo, ma sento comunque l'esigenza d'avere relazioni con l'altro sesso, ma le poche relazioni disponibili (Al costo esclusivo di certi scambi... Perché tutto costa e lo si paga in un modo o nell'altro nel reale che conosco) non riescono poi a gratificarmi abbastanza e nella stragrande maggioranza dei casi ne vengo fuori frustrato.

Proprio perché mi ascolto e so quel che vado cercando, io non mi accontento più delle piccole cose, è inutile nascondersi che poi non mi gratificano abbastanza (e probabilmente non gratificano neanche te amore se no non avresti problemi). Se fosse vero che quello che dovrebbe gratificarmi, secondo la dottoressa e secondo certe persone che mi stanno attorno, dovrebbero essere certe piccole cose, non ci sarebbe alcun problema di malcontento.
Quel che vuoi realmente, solo tu lo conosci, e se questo poi si scontra con vari assetti reali e alla fine non può reggere o non sai come farlo reggere nel mondo circostante... Cosa si fa? :? :?:
Non è che se sto da solo cinque minuti, un mese o diversi mesi avverto un vuoto o cose del genere, in questo senso qua non mi sento solo, mai sentito solo in questo senso qua in vita mia, anzi... Mi sento solo però poi a lungo andare nel vedere certe coppie che si scambiano delle effusioni. Ecco vorrei averle anche io qualche volta... Queste effusioni mi mancano quando sto da solo per tanto tempo ma non si tratta mica di un senso di vuoto astratto, mi manca una persona dell'altro sesso che mi piaccia e alla quale io piaccia che mi dia un'abbraccio sincero senza farmi pagare tutto questo "troppo" come al solito.

Quante volte hai fatto sesso nella tua vita amore? (e per sesso intendo anche effusioni erotiche) Se io ti dico che io di contatti ne ho avuti pochi (una decina) e di cattiva qualità, il problema non è certo quello di volermi bene o di colmare un vuoto metafisico. C'è una mancanza d'affetto in ambito sessuale di sicuro, ma non so se la posso colmare con attività secondarie che spostano le energie (anzi penso che così non la colmo affatto perché già ci ho provato e non attecchisce questo sistema). Per me la cosa più semplice per far sparire un forte desiderio sessuale-affettivo è quella di far l'amore così come mi va in modo gratificante con una persona che mi piaccia e che mi accetti. Altrimenti come nella vignetta che ho proposto inizi a fare tutte quelle cose che cercano di sostituire quel che davvero vuoi e desideri e ti manca ma non riescono davvero a sostituirlo.

Alla fine in base a quel che so

1) o non ti rispetti e con sofferenza adatti le tue esigenze allo scenario che conosci scendendo a compromessi
2) o ti rispetti e a questo scenario le tue esigenze non le adatti (lo stesso con sofferenza).
3) oppure rispetti le tue esigenze adattando lo scenario stesso a queste ultime.

Se esistesse questa terza possibilità nella mia vita potrebbe risolvere davvero le cose, ma io fino ad ora non la vedo attuabile questa terza via.
Tra le prime due la meno peggiore per me è la seconda, ma non è risolutiva, e passare alla prima strategia per me rappresenta solo un peggioramento, bisognerebbe poter mettere in atto la terza.
C'entra poco l'amarsi o meno per me quando ci sono questi conflitti tra esigenze individuali ed esigenze ambientali. Proprio perché mi voglio bene, per me voglio qualcosa di soddisfacente e non qualcosa di piccolo al quale dovrei poi adattarmi per forza di cose.
Se è vero che rende felici tutti quanti l'accontentarsi di piccole cose, caspita ma perché poi non si decidono tutti a lasciare le grandi, o almeno le medie, a me?! :mrgreen:
Delle medie io mi accontenterei davvero.
Cosa gli costa a questi? Se non le desiderano davvero, perché quando vengono sottratte a chi le possiede, questo tale fa tante storie?
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 9 gennaio 2013, 14:02

Salve Edd,
capisco il suo bisogno di affetto da parte di una donna e da pare di altri esseri umani, ed anche la sua sofferenza nei confronti del suo aspetto fisico. Però, mi creda, sono esistite ed esistono delle persone considerate oggettivamente brutte, e povere, che hanno avuto rapporti affettivi e sessuali gratificanti, e viceversa persone oggettivamente belle, e ricche, che non riescono a trovare né affetto né sessualità gratificante. Lo dico anche per esperienza personale con i miei pazienti.
Secondo lei e secondo voi da cosa dipende?
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 10 gennaio 2013, 0:24

Dr.ssa Aronica ha scritto:Salve Edd,
capisco il suo bisogno di affetto da parte di una donna e da pare di altri esseri umani, ed anche la sua sofferenza nei confronti del suo aspetto fisico. Però, mi creda, sono esistite ed esistono delle persone considerate oggettivamente brutte, e povere, che hanno avuto rapporti affettivi e sessuali gratificanti, e viceversa persone oggettivamente belle, e ricche, che non riescono a trovare né affetto né sessualità gratificante. Lo dico anche per esperienza personale con i miei pazienti.
Secondo lei e secondo voi da cosa dipende?
Certo se per una persona brutta e povera avere un rapporto sessuale gratificante significa averlo con una persona ancora più brutta e magari anche più povera, ci credo che ci riesce abbastanza facilmente. Poi se non ci riescono manco questi ricchi e belli ad avere relazioni gratificanti, figuriamoci gli altri.

Da cosa dipende il fatto che qualcosa a me piace o non piace? Da come sono fatto io ovviamente, e questo dipende dai miei geni e da come sono cresciuto nell'ambiente, ma nel bene e nel male adesso questo sono. Quel che voglio dire comunque è che magari c'è qualcuno da qualche parte nel mondo che ritiene che una pantegana rappresenti una leccornia da mangiare, ma io non sono questo qualcuno qua e per me mangiare una pantegana non rappresenta un'esperienza culinaria gratificante, ma una mezza schifezza, anche se non ho nulla contro i topi e nemmeno contro le persone che ritenessero piacevole mangiarli.
Insomma anche se si osserva che c'è questo qualcuno che è felice a vivere così, non è detto che possa esserlo anche io. Da che dipende che molti iniziano a strillare non appena appare uno scarafaggio all'orizzonte? E che ne so... Ma a me non fa schifo nemmeno toccarlo a mani nude uno scarafaggio, mentre osservo che a molti altri sì, fa schifo se non addirittura paura.

In fondo per me tutto dipende dal fatto che quello a cui dò valore io e mi piace e quello che trovo brutto è qualcosa di personale ed individuale, se divenissi ricco senza dover far nulla comunque il 70% dei miei problemi sparirebbe (ovviamente se non lo divenissero anche altri ricchi come me: se fosse così il vantaggio sparirebbe) mentre il restante 30%, che è costituito da problemi di salute, la ricchezza non potrebbe risolverli, anche se con un bel po' di quattrini in più potrei curarmi meglio a vari livelli (e la ricchezza che ho in mente è comunque qualcosa di abbastanza modesto se paragonata a quella di certi ricchi sfondati che sono in giro). Non sarei di sicuro un ricco infelice, se volete fare un esperimento pratico ve lo dimostrerei praticamente :mrgreen:.

Ognuno ha le sue preferenze, le sue priorità, per qualcuno le esigenze sono già in buona parte adattate al mondo circostante, e questi sono i più felici perché la loro esistenza è una vera e propria discesa, mentre altri con sofferenza devono adattarle in continuazione all'ambiente, e sono i meno felici, altri ancora invece con infelicità non le possono proprio adattare perché queste sembra proprio che siano in conflitto perenne.

Io ormai ho i miei valori, e la mia gratificazione non la posso di certo ricercare all'interno di valori che ritengo alieni o estranei a me, che esistano persone con valori diversi che si sentono gratificate nel far cose diverse da quelle che piacerebbe fare a me non conta molto. Da diversi fattori di certo dipenderà tutto questo, ma non riesco ad afferrare cosa c'entri.

Saluti
Ultima modifica di Eddd il 10 gennaio 2013, 0:40, modificato 1 volta in totale.
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 10 gennaio 2013, 0:59

amore ha scritto:
Eddd ha scritto: Ma a me non fa schifo nemmeno toccarlo a mani nude uno scarafaggio, mentre osservo che a molti altri sì, fa schifo se non addirittura paura.
Allora non dovrebbe farti schifo lo scarafone donna, quindi non hai problemi ! :lol:




(concedetemi di tanto in tanto queste battute)
Ah, ho capito la battuta ora :mrgreen:. Oddio se si tratta solo di toccarle senza doverci fare poi necessariamente sesso o altro non mi disturba molto toccare nemmeno gli scarrafoni donne :), (lo scarrafone ho detto che lo tocco, non ho detto che ci faccio l'amore :shock:, la zoofilia non è tra le mie perversioni) che poi non c'ho nemmeno nulla contro queste qua: a me non piacciono solo ad un certo livello ma la dottoressa dice che ci sono molti altri scarrafoni maschi come me che le apprezzano a questo livello. Insomma c'hanno con chi consolarsi se cercano scarrafoni, solo che proprio non mi attraggono, io questo sento e sinceramente non riesco a negarlo, possiamo parlare d'amore e di ogni forma di astrazione, ma qua in concreto questo provo, che altri provino altre sensazioni non lo metto in dubbio, è possibile di sicuro, ma cosa c'entra con me? Loro sono loro, io sono io.
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 10 gennaio 2013, 11:28

amore ha scritto:Comunque a parte gli scherzi mi sembra che tu in un altro topic avessi detto di aver avuto una storia d'amore con una bella ragazza (ne accenni a pagina 6 della sezione Un nuovo spazio, topic "L'amore") quindi non mi pare che il tuo aspetto fisico sia così tanto di impedimento. Non saranno altri i problemi?
Di sicuro sono altri i problemi, se ho detto in un post precedente che il 70% dei miei problemi è di natura economica, ho capito che l'aspetto conta fino ad un certo punto (un brutto aspetto curato fa un effetto migliore). L'unica cosa alternativa che può attrarre una donna davvero e creare legami è la stabilità economica, però io un buon lavoro stabile non ce l'ho e sinceramente poi non so se voglio averlo, visto che pure quando andavo a scuola era una sofferenza continua e chi sostiene che ci si abitua con l'andarci (i vari psicologi che dicono che con l'esposizione si risolve tutto) dice un mucchio di sciocchezze, perché io non mi ci sono mai abituato anche se ho continuato ad andarci fino al diploma senza l'aiuto di nessuno strizza cervelli.
Comunque questa ragazza mentre stava con me iniziò a frequentare un altro uomo (uno più stabile di me in tal senso), noi insieme due mesi siamo stati. Alla fine ho sentito pure che non si era mica innamorata di me, voleva un altro.
Quando provavo ad accarezzarla spesso mi respingeva, e perciò non è che sia stata una relazione tanto idilliaca, anche se è l'unica che ho avuto. E' brutto stare in coppia e non essere accettati, così non è che io sto bene, tanto vale star da soli.
Non sono arrabbiato con lei, pure lei cercava quell'Altro di cui parlavo anche io, l'Altro con cui poter stare abbastanza bene, con me non era felice. Perciò poi penso che le probabilità di piacere ad una donna che possa piacermi sono scarsissime, quelle che mi piacciono puntano ad altri tipi di uomini ed io non so se ho voglia di diventare quest'altro tipo di uomo. Se di punto in bianco diventassi ricco (per ricco intendo anche un 2500 euro al mese) davvero si risolverebbero una serie di problemi, d'altra parte forse questa cosa oggi risolverebbe molti problemi di natura psicologica di molte persone :mrgreen:. Se gli psicoterapeuti provassero a regalar soldi osserverebbero subito che molti pazienti resistenti alle loro cure si sentirebbero molto meglio, molti sintomi sparirebbero in un baleno.
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Suicidio e valori

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 10 gennaio 2013, 13:09

Vi ricordo che questo argomento è intitolato: "Cosa significa e me il suicidio". Se volete aprire alti argomenti fatelo pure, purché siano collegati alla depressione.
Per quanto riguarda i valori, è proprio lì un nodo importante: la serenità della nostra vita dipende anche da quali sono i valori (e talvlta purtroppo gli pseudovalori) che ci guidano.
Voi che ne pensate? Secondo voi ci può essere una relazione tra valori, pseudovalori, depressione, e suicidio?
Personalmente credo di sì e saprei farvi moli esempi, ma lascio a voi la parola in un nuovo argomento.
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 10 gennaio 2013, 14:42

Dr.ssa Aronica ha scritto:Vi ricordo che questo argomento è intitolato: "Cosa significa e me il suicidio". Se volete aprire alti argomenti fatelo pure, purché siano collegati alla depressione.
Per quanto riguarda i valori, è proprio lì un nodo importante: la serenità della nostra vita dipende anche da quali sono i valori (e talvlta purtroppo gli pseudovalori) che ci guidano.
Voi che ne pensate? Secondo voi ci può essere una relazione tra valori, pseudovalori, depressione, e suicidio?
Personalmente credo di sì e saprei farvi moli esempi, ma lascio a voi la parola in un nuovo argomento.
E come si fa a stabilire quali sono i valori veri e gli pseudovalori? Quel che ha valore è qualcosa di individuale e soggettivo e non esiste alcuna autorità che possa avere l'ultima parola rispetto a questi. Anche gli psicologi non possono avere alcuna autorità, spesso credono erroneamente di poter avere qualche autorità in questo campo, ma questi possono solo descrivere quel che c'è e non stabilire quanto valga l'esistenza, una relazione o certe forme di vita, altrimenti dovrebbero mettersi a far politica e non studiare psicologia.
La relazione tra valori e suicidio c'è di sicuro, alcune persone ad un certo punto prendono una decisione, e cioé iniziano a pensare che è preferibile non provare più nulla (infatti in genere non sono credenti, e non credono nell'aldilà) piuttosto che continuare a vivere in base alle possibilità più accessibili che la loro esistenza gli offre, queste possibilità magari le vedono pure ma non rappresentano più qualcosa di positivo ma di negativo, il positivo si trova nella possibilità mancante o molto improbabile.
Altri si uccidono per autopunirsi o perché provano un senso di colpa insopportabile, e per sentirsi in colpa così certi valori li si dovranno pur seguire, ma come si fa a stabilire se questi valori sono quelli giusti? Chi lo decide?
Poi c'è il suicidio punitivo, quello per vendicarsi di qualcosa o qualcuno, però dico se ci si vuol vendicare davvero bisognerebbe compiere un bel casino, infatti in genere questi suicidi vengono preceduti spesso anche da qualche strage là dove è possibile avere accesso a delle armi da fuoco.

Ci sono anche certe teorie che sostengono che i valori che permettono di sopravvivere sono quelli giusti e funzionali. Secondo me è scorretto pure pensarla così in maniera utilitaristica rispetto alla sopravvivenza. Se fosse vero questo allora durante il nazismo conveniva denunciare gli ebrei così non si rischiavano ritorsioni. Inoltre lo sfruttamento di una popolazione fino allo sfinimento anche risulterebbe utile per una maggioranza al potere ai fini della sopravvivenza, l'utilitarismo non è capace di fondare tutti i sistemi di valori e priorità.

Di valori e gerarchie di preferenze ce ne sono potenzialmente infiniti e diversi, quali sarebbero gli pseudovalori? :?:
Se si parla di pseudovalori in generale si parla del nulla, sono sempre relativi.

Io so quel che preferisco, e quel che vado cercando, i valori miei in un certo senso per istinto ce li ho, altri invece c'hanno i loro, e non vedo come fare a stabilire quali siano gli pseudovalori. Parte dello scontro politico dipende spesso proprio dal fatto che non tutti condividono certi valori di fondo.

In ogni caso sono comunque d'accordo rispetto all'idea che si è sereni in base al sistema di valori che si segue. Se si desse lo stesso valore a tutto, è ovvio che per chi segue questo sistema di valori andrebbe bene tutto e tutto sarebbe equivalente. Non ci sarebbe motivo per agitarsi: se sei vivo bene, se rischi la morte uguale, se hai una malattia bene, se hai una donna o sei solo bene uguale, è tutto equivalente, non ci sarebbe motivo per non essere sereni in seguito ad un qualsiasi cambiamento, ogni situazione risulterebbe equivalente a qualsiasi altra, il cambiamento in peggio o in meglio non esisterebbe proprio e si resterebbe sempre sereni e imperturbabili.

Se la sofferenza psichica la si definisce come mancanza di serenità dipende di sicuro dalla scelta del sistema di valori, e io ho trovato subito anche quello (il sistema di valori) che funziona meglio per rendere tutti quanti sereni.
Insomma citando un noto filosofo "la verità dei pensieri qui comunicati mi sembra intangibile e definitiva. Sono dunque dell'avviso d'aver definitivamente risolto nell'essenziale i problemi"

E secondo voi pure questa idea qua risolve davvero qualcosa? :mrgreen:

Di sicuro si risolve il problema della serenità mentale così, ma questo a ben vedere non ha nulla a che fare con i veri problemi dell'esistenza. Star bene significa essere abbastanza felici per me (e proprio relativamente ai propri valori) e non sereni qualsiasi cosa accada.
La nostra vita contiene tutti i mali della tragedia, mentre noi non riusciamo neppure a conservare la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

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Valori e pseudovalori

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 11 gennaio 2013, 15:49

Secondo me i Valori sono pochi: altruismo, speranza, non violenza, rispetto per sé stessi e per il prossimo. Vivendo secondo questo sistema di valori, cioè orientando le nostre scelte avendoli come fari, è difficile entrare in crisi.
Sempre secondo me gli pseudovalori sono quelli legati a ciò che è effimero: la bellezza, la ricchezza, il potere, la fama. Se si vive secondo questi pseudovalori, quando la bellezza, la ricchezza, la fama o il potere cessano, la persona che fino ad allora li ha ricercati va in crisi, fino ad arrivare a suicidaresi.
Le persone che inseguono gli pseudovalori non sono mai contente e serene perché temono continuamente di perdere questi pseudovalori.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 11 gennaio 2013, 20:05

amore ha scritto:Però a me pare che il problema di Edd stia nel suo tipo personalità (se ho capito bene): non ama l'impegno, non lo appassiona nulla, vuole ottenere le cose con facilità, di fronte agli ostacoli invece di diventare più combattivo, si deprime; si piange addosso, sembra anche un po' superficiale (Edd, voglio solo aiutarti ad individuare ciò che ti ostacola), vorrebbe essere più ricco, ma cosa fa per cercare di esserlo? Indubbiamente possedere un certo tenore di vita facilita il vivere quotidiano ma...
E infatti questo è un nodo abbastanza difficile da sciogliere, non mi gratifica il lavoro, ma il guadagno. Se per diventare ricco (e per ricco io non intendo ricco sfondato) e mantenere un certo tenore di vita devo mettermi a lavorare in certi modi finisco con l'essere irascibile a causa di questa cosa, è già il legame guadagno<=>fatica che mi disturba a monte e pure l'idea che uno debba mettersi a combattere per ottenere una vita dignitosa per me risulta disturbante, già questo per me basta a rovinare l'esistenza.
Il mondo attualmente vuole persone combattive, ed io non lo sono. Non è che non capisco niente, è proprio perché capisco bene che non vedo delle soluzioni adatte a me. L'ostacolo non è la mia personalità per me (ossia il mio non ritenere la combattività come un valore), il vero problema per me è come inserirla in questo mondo qua questa personalità e non come cambiare certi valori interni.
Questa cosa dell'esser combattivi (se si riflette un momento) già è un valore, e non fa parte del mio sistema, non riesco a condividerlo.
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Re: Valori e pseudovalori

Messaggio da Eddd » 11 gennaio 2013, 21:59

Dr.ssa Aronica ha scritto:Secondo me i Valori sono pochi: altruismo, speranza, non violenza, rispetto per sé stessi e per il prossimo. Vivendo secondo questo sistema di valori, cioè orientando le nostre scelte avendoli come fari, è difficile entrare in crisi.
Sempre secondo me gli pseudovalori sono quelli legati a ciò che è effimero: la bellezza, la ricchezza, il potere, la fama. Se si vive secondo questi pseudovalori, quando la bellezza, la ricchezza, la fama o il potere cessano, la persona che fino ad allora li ha ricercati va in crisi, fino ad arrivare a suicidaresi.
Le persone che inseguono gli pseudovalori non sono mai contente e serene perché temono continuamente di perdere questi pseudovalori.
Insomma afferma delle cose in astratto, io che ho frequentato un centro di igiene mentale le assicuro che le persone finite lì erano più altruiste, non violente ed anche molto più rispettose del prossimo rispetto alla media (l'idea che le persone fortemente disturbate sono furiose è un altro luogo comune), magari non riuscivano a curarsi molto bene, questo è vero, ma sfido chiunque a curarsi bene con una pensione di 250 euro al mese.

Io ho capito qualcosa in tutta 'sta storia, non raccontate più sempre bugie. La società non ritiene un problema il fatto che una persona sia cattiva, più o meno rispettosa del prossimo e così via, sì, possono interessare di sfuggita queste cose, ma quel che interessa davvero molto e a tutti è il fatto che si sia produttivi al livello economico.

Uno dei valori principali su cui è fondata tutta la società attuale è la produttività, ma non quella sterile, quella capace di creare un profitto economico. Ora io non è che non ami il profitto (non ho un rapporto negativo col denaro), quel che proprio non amo è questo legame col profitto che poi aliena le azioni. Se fai qualcosa perché desideri farla e quel che fai non produce reddito sei matto (ed io matto sono, visto che vorrei una fonte di reddito senza dover lavorare e produrre secondo certe regole), in pratica se tu non lavori (ossia non svolgi un'attività che produce una qualche forma di reddito) sei matto e vai adattato a tutto il meccanismo finché non associ il piacere ad attività utili socialmente che non ti danno piacere.
Devi provar piacere nell'essere combattivo, devi provare piacere nel realizzarti lavorativamente e a lavorare, devi provar piacere a fare questo e quell'altro, be' io non le provo queste cose, che devo farci? Al contrario provo repulsione, non riesco provare quel che provate voi persone sane ma non invidio tanto la vostra salute il vostro tipo di sanità.
Io in questo mondo qua vivo male ma solo questo c'è in cui vivere e non vedo tante soluzioni come lei sostiene, visto che l'unica soluzione che mi viene proposta è quella d'esser curato a diventare come voi.
Avere un reddito indipendente senza dover far nulla è l'unica cosa che potrebbe liberarmi davvero, il resto sono solo parole.
Ultima modifica di Eddd il 11 gennaio 2013, 22:28, modificato 1 volta in totale.
La nostra vita contiene tutti i mali della tragedia, mentre noi non riusciamo neppure a conservare la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

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