COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 11 gennaio 2013, 22:19

amore ha scritto:Sapresti fare un elenco dei tuoi valori, magari indicandoli dal più importante al meno importante; poi, un elenco di pseudovalori, se credi di averne e come li metti o vorresti metterli in pratica. Se ho capito bene non c'è un'attività che gratifica... Quindi una specie di astenia, assenza di entusiasmo. ..Qualcosa che non è proprio depressione ma ad essa assomiglia.
Attività che mi gratificano ci sono, ma non posso (o sono io a non saper come) sfruttarle per far qualche soldo, perché la gratificazione in me è inversamente proporzionale alla fatica che ci metto nel fare queste cose, non sono contento quando c'ho faticato molto per ottenere qualcosa che mi piace, 'sta cosa mi produce dispiacere e non piacere, le attività piacevoli per me sono un po' autistiche e difficilmente riesco a condividere qualcosa dato che bisogna rispettare certi standard professionali se si vuol venir "presi sul serio".
Superata una certa soglia di fatica (fatica intesa come un'adattamento dell'attività a certi canoni e vincoli esterni) l'attività inizia a darmi fastidio, e non mi ci abituo nemmeno con l'allenamento, prima ho parlato della scuola, ci sono andato e ho continuato ad andarci e non mi ci sono mai abituato al ritmo esterno, io non ci vorrei tornare più in nessuna scuola.
Un mio valore fondamentale è evitare le fatiche eccessive, eccessive per me ovviamente :mrgreen:. Poi vengono gli altri, mi piace essere abbastanza gentile, ma non tantissimo, un po' altruista (nel senso che se qualcosa serve davvero a me non la regalo perché cerco di prendermi cura di me), dò valore anche alla bellezza femminile e per me non è uno pseudovalore come sostiene la dottoressa (una donna a me piace anche perché ha un certo aspetto, è inutile negare queste cose, non riesco ad essere ipocrita), non dò valore all'esser combattivi, ecco non biasimo nemmeno gli altri quando non lo sono.

Se la mia è depressione non saprei che dire perché sono stato sempre così, non c'è un periodo in cui provavo cose diverse e poi improvvisamente è cambiato tutto. Che non sono ben adattato è chiaro, cosa cambiare no, da quel che ho capito bisogna provare a cambiare altro e non queste cose qua (che mi hanno accompagnato da sempre e sono resistenti davvero), perché è una battaglia persa in partenza... E' come se si volesse togliere il guscio ad una tartaruga e renderla un predatore scattante, ma ormai il guscio è parte integrante dell'essenza della tartaruga stessa...
Da che dipende che la tartaruga è tartaruga, il panda è panda e così via? Da una serie di fattori evolutivi dipenderà pure, ma questo non giustifica di certo un qualche scienziato che vuol mettersi a curare una tartaruga facendola divenire simile ad una lince perché la lince attualmente risulta maggiormente adattata all'ambiente esistente.
Se la si volesse davvero salvare dall'estinzione una specie bisognerebbe solo trovare (o riprodurre artificialmente) una nicchia ecologica che faccia al caso suo e non trasformarla in un'altra specie.
La nostra vita contiene tutti i mali della tragedia, mentre noi non riusciamo neppure a conservare la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 12 gennaio 2013, 12:26

Dr.ssa Aronica ha scritto:]Secondo me i Valori sono pochi: altruismo, speranza, non violenza, rispetto per sé stessi e per il prossimo. Vivendo secondo questo sistema di valori, cioè orientando le nostre scelte avendoli come fari, è difficile entrare in crisi.
Sempre secondo me gli pseudovalori sono quelli legati a ciò che è effimero: la bellezza, la ricchezza, il potere, la fama. Se si vive secondo questi pseudovalori, quando la bellezza, la ricchezza, la fama o il potere cessano, la persona che fino ad allora li ha ricercati va in crisi, fino ad arrivare a suicidaresi.
Le persone che inseguono gli pseudovalori non sono mai contente e serene perché temono continuamente di perdere questi pseudovalori.
Io ho già trovato la soluzione rispetto ai valori, il "va tutto bene" non metterà in crisi mai nessuno, "tutto ha lo stesso valore" è la formula migliore per evitare qualsiasi crisi. Ma non penso serva a molto.
I valori che lei sostiene vanno in crisi lo stesso in certi contesti.
Ad esempio:
La non violenza è un valore praticabile finché ti trovi in situazioni in cui non è necessario usarla contro delle possibili aggressioni, l'altruismo conviene praticarlo là dove intorno si hanno persone altruiste e così via... Altrimenti si finisce ancora più velocemente in crisi. Non curare per nulla l'estetica e l'aspetto poi può allontanare gli altri, se non è considerato un valore dalla maggior parte delle persone perché diavolo continuano tutti a prendersi cura di quel che si vede?
La ricchezza poi chi l'ha detto che cessa di sicuro? Ma perché delle persone non hanno vissuto ricche per tutta l'esistenza?
Tutto può andare in malora, questo è possibile... Ma cosa c'entra?

Insomma tutto può andare in crisi a seconda dell'ambiente in cui una persona si trova, se le condizioni esterne variano, certi valori diventano disfunzionali per la sopravvivenza. Se si suppone (come fa lei) che la sopravvivenza è il valore supremo e bisogna anteporla a tutto, allora quel che racconterò può essere utile per mostrare che anche questo modo per individuare i valori e gli pseudovalori è fallace.

Ricordo una testimonianza che vidi in tv: una persona rinchiusa in un campo di concentramento raccontò che per sopravvivere rubò le scarpe ad un altro prigioniero perché gli erano state rubate, se questo si metteva a seguire in astratto il valore "rispetto per il prossimo" le scarpe in quella situazione dove le andava a prendere? :?

Se non rubava quelle scarpe in quella situazione probabilmente sarebbe morto (dato che fuori c'era la neve), quindi indirettamente non intraprendere quella azione sarebbe stato un suicidio, allora quel che chiedo è: è uno pseudovalore o no "rispettare il prossimo" là dove per non violarlo si finisce con l'andare dritti dritti verso l'autodistruzione?

In una situazione diversa quella persona non avrebbe dovuto scegliere tra il rispettare il proprio senso di valore e la propria esistenza, il problema non è situato nei valori che si seguono ma nella situazione per me, situazione che non permette di esprimerli.

L'utilitarismo che pone la sopravvivenza e l'adattamento al primo posto rende gli altri valori molto variabili a seconda del contesto, ma è già questo un sistema di valori che antepone la vita e l'autoconservazione a qualsiasi altro valore.
Qualcuno invece potrebbe scegliere e decidere che è meglio anche morire piuttosto che vivere in certi modi e costringersi a fare certe cose, ma io valori e pseudovalori in assoluto non ne vedo.

Saluti
La nostra vita contiene tutti i mali della tragedia, mentre noi non riusciamo neppure a conservare la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 12 gennaio 2013, 21:14

Qui nessuno ha ragione o torto, ognuno esprime il suo punto di vista. Sarebbe opportuno evitare di dare giudizi sugli utenti.
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 13 gennaio 2013, 0:41

amore ha scritto:Secondo me sei entrato nel circolo vizioso del ragionamento tipico di chi si arrotola in un groviglio di pensieri tipico di chi si crea problemi, cioè cercare in tutti i modi di trovare un qualsiasi spiraglio per aver sempre ragione e per continuare così a sentirsi delusi e a lamentarsi (ci si prende inconsciamente gusto, forse perché ci solleva da qualche cosa).

Si potrebbe fare (volendo, ma solo desiderandolo proprio) il tipo di ragionamento inverso, ma che deve sfociare però al non ragionarci più tanto (altrimenti è fissazione), che è tipico delle persone ottimiste che difficilmente si ammalano di depressione.

(ho corrretto quache espressione che poteva dare fastidio ma il concetto è quello)
E' che io vorrei non aver ragione rispetto a quel che ho attorno, vorrei essermi sbagliato, ma osservo e vedo che non mi sono sbagliato. Io con la vita mi sento in conflitto, e non riesco ad adattarmi come altre persone, dovrei trovare forme d'adattamento alternative, ma non ne vedo, dei consigli vengono ripetuti identicamente (da secoli e secoli), a qualcuno fanno effetto ad altri come me non fanno proprio nulla perché ci ho già pure pensato.
O si arriva a qualcosa di nuovo oppure è impossibile che il già pensato sblocchi qualcosa davvero, se qualcosa si sbloccherà non dipenderà di certo da questi pensieri ma da una serie di coincidenze fortuite.
Ho rivisto il film "Nick Mano Fredda" ecco, proprio la storia di un disadattato che alle regole non è mai riuscito ad adattarsi, il film come va a finire? Molto male per lui. Certo c'è chi è disadattato apertamente (come il protagonista del film), ma altri manifestano indirettamente l'insopportazione (delle regole, di certe relazioni, del lavoro... Che servono per sopravvivere e per avere il guadagno di cui parlavo) con sintomi e altro.
Non ci sono vere alternative, non si può scegliere davvero se le scelte sono tutte schiacciate in questi Aut Aut opprimenti. La speranza che ci sia un colpo di fortuna non mi è mai mancata, sarebbe irrazionale non credere che sia possibile qualcosa che in linea di principio è possibile, ma non si può vivere di sola speranza in qualcosa che può capitare con scarsissime probabilità. Per essere davvero ottimisti e credere nella quasi certezza che avverrà un miracolo nella mia esistenza ci vuole fede, ma io non ne ho e non me la posso di certo fabbricare.
In ogni caso, tornando in tema, per me il senso da dare alla morte è quello di pace, la realtà e l'esistenza mi sembra quasi irrimediabilmente rovinata, il mondo (costituito dalle cose e persone che ho attorno) resta quello che è e a me non piace così com'è, ossia dentro a questo mondo non ci vivo poi tanto bene, non sono così apertamente felice di esserci invischiato, nei confronti dell'esistenza sono ambivalente, non loderei di certo Dio per il creato, sarei più propenso a maledirlo se esistesse.
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 13 gennaio 2013, 12:25

amore ha scritto:Beh, sì, diciamo che ci sono due punti di vista di vedere le cose e la vita e la nostra esistenza: quello positivo, che cerca di vedere e trova molti aspetti belli, allettanti, godibili, ammirabili, piacevoli, mi viene in mente adesso la canzone di Modugno “Meraviglioso”; e poi c’è il punto di vista negativo che cerca e considera tutto, o quasi, in maniera insofferente, come hai scritto tu. Ma neppure da bambino eri felice? Io sì ! (quand’ero proprio piccolina).
Dato che la vita ha anche i suoi aspetti positivi e dato che non abbiamo scelto noi di venire al mondo ma ci è capitato di esserci così come potevamo non esistere mai, tanto vale sfruttare, quanto più possibile, gli aspetti positivi, piacevoli, che possiamo trarne, tanto, prima o poi si muore comunque …
Apprezzo davvero amore il fatto che stai rispondendo, non te la prendere se, per così dire, "respingo i consigli", già lo so che non riuscirei a metterli in pratica perché ci ho già provato. In ogni caso penso sempre che le cose potevano andare anche molto ma molto peggio, sono fortunato, sono un pessimista che crede d'esser stato molto fortunato.

C'è chi riesce a respingerla la propria ambivalenza rispetto a quel che ha attorno e c'è chi proprio non riesce ad accettare. Gli aspetti più negativi sono troppi ed evidenti per me, non posso di certo contrastare la frustrazione perenne alla quale sono sottoposto con gli sporadici aspetti positivi.
Vorrei provare più soddisfazione, ma per far questo davvero, bisognerebbe cambiare gli "oggetti" stessi sui quali investo e togliere una serie di caratteristiche che li rendono poco adatti al piacere. Non è una soluzione investire più energie, già investo abbastanza, di più non ce la faccio, ci vorrebbero persone che spontaneamente condividessero aspetti piacevoli con me, ecco così sarebbe bello far l'amore, invece per me questa cosa risulta inaccessibile, o non piace all'altro quel che posso e sono disposto a condividere io, o non mi piace quello che quella persona è disposta a condividere con me.
E così risulta sempre tutto alienato. Se fosse la serenità la cosa a cui aspiro, davvero la morte sarebbe risolutiva, proprio perché non è la serenità quella che mi manca ma la soddisfazione, pure la morte non è che rappresenti una soluzione ottimale.
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 14 gennaio 2013, 21:56

amore ha scritto:A dire il vero, tornando anche al tema dell'argomento iniziale, la mia depressione è peggiorata negli ultimi mesi, cambiano anche i sintomi. Il pensiero del suicidio è pericoloso secondo me in determinati momenti, sono attimi di particolare disperazione in cui si pensa più seriamente di farlo ma non sempre si riesce; poi, se diventa una convinzione, il suicidio potrebbe avvenire penso anche in brevi momenti di inconscienza, per esempio mentre si attraversa la strada non capisci più cosa stai facendo e ti ritrovi sotto un camion. Cosa significa per me il suicidio? Quello che significa per tutti: liberazione dalla sofferenza che diventa sempre più insopportabile. Per ognuno poi pssono essere diverse le motivazioni che determinano tale grave sofferenza interiore.
Amore ma la tua depressione è peggiorata in relazione a certi cambiamenti? O improvvisamente è capitato tutto questo e non sai spiegarti proprio perché?
Io delle volte penso che poi ci sono sempre dei motivi per cui una persona è depressa, è delirante o altro, se non si riesce a mettere una medicazione sulla parte dolorante che è inestricabilmente intrecciata con l'esistenza di ognuno, non si può di certo guarire. Chi dispone e può disporre di buone relazioni affettive migliora, ma chi non ne dispone e deve aggrapparsi ad un'oretta di psicoterapia settimanale (che dovrebbe favorire una sorta di autoguarigione) non penso possa star meglio davvero più di tanto se non ha nient'altro di concreto.
Io so che se vivessi in un ambiente diverso con risorse diverse non sarei depresso, ma so anche che vivere così è una specie di utopia, è nel mio ambiente reale che sono depresso, in un certo ambiente immaginario non lo sarei, ma se il secondo (quello immaginario) resta tale, penso che da questa forma di tristezza nessuno potrà mai farmi uscire (compreso me).
Se ti chiedessi amore "Tu come vorresti vivere se potessi davvero scegliere?"
(Poter scegliere davvero significa avere altre opportunità oltre a quelle concrete che si conoscono).
Non sapresti rispondere a questa domanda? Secondo me sì, sapresti e conosceresti bene quel che ti manca.

Se il problema fosse davvero quello d'essere tristi in linea di principio si potrebbe smettere di esserlo, ma per caso l'ambiente e le persone attorno a noi cambieranno per magia se non siamo più tristi? Certo un po' cambierà l'atteggiamento di qualcuno che ci sta intorno, questo è vero ed innegabile, meglio una persona che non si lamenta che una lamentosa e depressa, ma un po' cambia, non arriverà di certo per magia quel di cui si aveva bisogno prima di divenir depressi proprio a causa di questa mancanza.
Io l'ho fatta questa prova, smetti di lamentarti e tieni per te certe cose, ma non avviene alcun miracolo come sostengono certi psicoterapeuti.
Quel qualcosa di meglio, che aveva provocato la depressione, anche nei momenti in cui non si è depressi poi continua sempre a mancare!
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da tersite » 5 febbraio 2013, 20:22

Dr.ssa Aronica ha scritto:Salve Edd,
capisco il suo bisogno di affetto da parte di una donna e da pare di altri esseri umani, ed anche la sua sofferenza nei confronti del suo aspetto fisico. Però, mi creda, sono esistite ed esistono delle persone considerate oggettivamente brutte, e povere, che hanno avuto rapporti affettivi e sessuali gratificanti, e viceversa persone oggettivamente belle, e ricche, che non riescono a trovare né affetto né sessualità gratificante. Lo dico anche per esperienza personale con i miei pazienti.
Secondo lei e secondo voi da cosa dipende?
dipende dal fatto che la bellezza non è tutto , anche se aiuta e molto
Il problema come al solito siamo noi e la nostra nevrosi
prenda me a d esempio sono stato un ragazzo nè bello nè brutto
anzi piuttosto carino o con la presunzione di esserlo eppure non ho avuto
esperienze sessuali ma che dico sessuali nemmeno amorose
come ho raccontato in un trhead "vittima di un sortilegio" http://www.psicologi-psicoterapeuti.it/ ... =74&t=1079
è come se una forza respingesse la possibilità di avere amore
e non ditemi che son gay, perché ci ho pensato ma gli uomini non ,mi attraggono
proprio per niente , l'unica consolazione che avanzando l'età e i capelli grigi
i desideri diminuiscono (a contrario di quello che dice Battiato)

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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da giulietta81 » 7 febbraio 2013, 20:17

coa ottenere dal suicidio ?
la risoluzione ei propri problemi che ormai sono troppo grandi e non si riescono piu a vivere quanto tutto ha preso il sopravvento e resta solo accettazione di una relatà che non si vuole

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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 7 febbraio 2013, 22:02

tersite ha scritto:
Dr.ssa Aronica ha scritto:Salve Edd,
capisco il suo bisogno di affetto da parte di una donna e da pare di altri esseri umani, ed anche la sua sofferenza nei confronti del suo aspetto fisico. Però, mi creda, sono esistite ed esistono delle persone considerate oggettivamente brutte, e povere, che hanno avuto rapporti affettivi e sessuali gratificanti, e viceversa persone oggettivamente belle, e ricche, che non riescono a trovare né affetto né sessualità gratificante. Lo dico anche per esperienza personale con i miei pazienti.
Secondo lei e secondo voi da cosa dipende?
dipende dal fatto che la bellezza non è tutto , anche se aiuta e molto
Il problema come al solito siamo noi e la nostra nevrosi
prenda me a d esempio sono stato un ragazzo nè bello nè brutto
anzi piuttosto carino o con la presunzione di esserlo eppure non ho avuto
esperienze sessuali ma che dico sessuali nemmeno amorose
come ho raccontato in un trhead "vittima di un sortilegio" http://www.psicologi-psicoterapeuti.it/ ... =74&t=1079
è come se una forza respingesse la possibilità di avere amore
e non ditemi che son gay, perché ci ho pensato ma gli uomini non ,mi attraggono
proprio per niente , l'unica consolazione che avanzando l'età e i capelli grigi
i desideri diminuiscono (a contrario di quello che dice Battiato)
A provarci una persona ci prova coi mezzi di cui dispone e con quello che è disposta a dare, ma poi se va male e non ci si riesce a venire incontro... Davvero... Che si deve fare?
Tu alla fine un passo verso quella ragazza tersite lo hai fatto, le hai sorriso, le hai comunque comunicato che ti piaceva in qualche modo, alla fine il numero di telefono poteva anche chiedertelo lei se era interessata, non pensi?
Non è che sia così convinto che tutto si riduce ad un malfunzionamento mentale, ad una nevrosi, bisogna vedere anche se da sani (secondo una certa idea di salute mentale) si riesce a vivere abbastanza bene lo stesso.
Se sei una persona riservata magari hai bisogno di un po' di tempo in più per arrivare a chiedere il numero di telefono ad una donna... Non si può e non si deve sentirsi indefinitamente in colpa se non si prendono di petto le situazioni.

Un saluto
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da tersite » 8 febbraio 2013, 17:40

x Edd : dici delle cose giuste a a parte l'episodio che ho ricordato che è vero
e rende l'idea del mio rapporto con le donne , ma per così dire - non ridete prego-
è stato il momento più vicino ad un rapporto con una donna
A proposito della bellezza fisica, ho conosciuto io mio cliente
sposato con una bella ragazza , solo che lui ha una particolarità
è segato a metà( non so come dirlo...) non ha le gambe
si muove con degli arti artificiali e d elle stampelle
eppure è riuscito ad avere una donna ! Non si può definire come un bello
però è simpatico , brillante un avvocato... Ecco ci sono altre cose
che possono piacere ad una donna o almeno ad una minoranza di donne
immagino che lui abbia avuto una difficoltà maggiore , chissà quante
lo hanno respinto

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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 9 febbraio 2013, 0:39

tersite ha scritto:x Edd : dici delle cose giuste a a parte l'episodio che ho ricordato che è vero
e rende l'idea del mio rapporto con le donne , ma per così dire - non ridete prego-
è stato il momento più vicino ad un rapporto con una donna
A proposito della bellezza fisica, ho conosciuto io mio cliente
sposato con una bella ragazza , solo che lui ha una particolarità
è segato a metà( non so come dirlo...) non ha le gambe
si muove con degli arti artificiali e d elle stampelle
eppure è riuscito ad avere una donna ! Non si può definire come un bello
però è simpatico , brillante un avvocato... Ecco ci sono altre cose
che possono piacere ad una donna o almeno ad una minoranza di donne
immagino che lui abbia avuto una difficoltà maggiore , chissà quante
lo hanno respinto
Se questa persona è felice nel condurre la vita che conduce buon per lei, ma tu sei tu, io sono io e nessuno di noi è quella persona e non è detto che noi ci troveremmo bene a vivere così come vive questo tuo cliente.
Tu cosa desideri da una relazione di coppia Tersite?
amore ha scritto:Trovo bellissima questa considerazione di Tersite che riporto dal thread linkato. Se tutti avessimo un po' più di questa consapevolezza risparmieremmo a noi stessi e agli altri tanto dolore, ed eviteremmo tanti divorzi e separazioni.
L'amore qualche volta è passeggero, meglio comunque un amore passeggero che nulla, è vero che ci si risparmia il dolore della separazione, però poi si evita così pure la gioia dell'incontro :).
Non sono una psicologa tuttavia mi pare di aver intuito tra le righe del discorso di Tersite una probabile forma di narcisismo o sintomo simile o come una concausa di un suo stato psicologico. Ho già riscontrato, notato questi "disturbi" in altri uomini; forse anche in me stessa. Una forma di forte e contorto narcisismo che da un lato ci fa sentire, più o meno coscientemente, di essere meglio degli altri, in qualche modo superiori o diversi, delle perle rare, infatti veniamo attratti o sognano di avere un amore con persone bellissime, o di fascino particolare, oppure ricche, (nel caso delle donne), d'altro lato ci giustifichiamo asserendo di "non meritare" amore.
Io (devo essere ancora più grave :mrgreen:) non mi sento migliore degli altri eppure l'amore di una persona che mi piaccia lo desidero comunque e non mi pongo proprio il problema del merito: vorrei trovare il sistema per averlo e per star bene, che sia poi merito mio, della fortuna o di altro, non me ne importa nulla.
Sono come sono, ma sinceramente io non è che mi senta superiore a qualcuno, in base a quale gerarchia dovrei ritenermi tale? :?:

Ma poi perché non dovreste meritarlo questo amore? E quel che mi chiedo è: cosa vi importa concretamente del merito?

Il vero problema di fondo è che non si riesce a trovare una persona che piaccia con cui si stia abbastanza bene. Anche se diventate delle persone di successo per amore (dei robin hood del dare) e poi in questi panni ci state stretti, per me manco serve a nulla... E' perdere ancora più tempo cercare di fare una cosa del genere se proprio non è nella propria indole.
Ed effettivamente non siamo molto idonei nel dare ma abbiamo più bisogno di ricevere. Il fatto è che si dovrebbe ricorrere all'aiuto di uno psicoterapeuta il prima possibile, in età puberale o adolescenziale, prima cioè che la nostra vita venga devastata dall'incapacità di vivere.
Io sono dell'idea che nulla può davvero educare il dare ed il ricevere in natura, o si è incastrati abbastanza felicemente nel creato o ci sono conflitti di vario tipo (tra noi e gli altri), conflitti che questi psicoterapeutazzi, che strombazzano le qualità curative dei loro metodi in giro, non possono di certo curare coi loro sistemi del cavolo. La psicoterapia può essere uno sfogo, un posto in cui si parla un po' con qualcuno dei propri malcontenti e problemi esistenziali, non certo una vera cura del male mentale insito ed incistato nell'esistenza di ognuno. Per curare questo male bisognerebbe curare a monte l'esistenza, ma siccome pure loro (i cosiddetti curatori di anime) sono impotenti quanto le anime da curare, non curano proprio nessuno, possono al limite solo convincere qualcuno, un po' più ingenuo, che è stato davvero curato da una qualche nevrosi.
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 10 febbraio 2013, 18:57

amore ha scritto:
Eddd ha scritto:conflitti che questi psicoterapeutazzi, che strombazzano le qualità curative dei loro metodi in giro, non possono di certo curare coi loro sistemi del cavolo.

Si dicono queste cose in un sito di psicologia? :shock: :?

Io per molto meno, ho subito un processo sommario, senza avvocato difensore, e condannata alla pena capitale... :lol: :mrgreen:
Credo che sia il posto più giusto per dire queste cose :mrgreen:. Mica è vietato dal regolamento esprimere un giudizio rispetto all'utilità effettiva della psicoterapia? :?:
A me va bene che gli psicoterapeuti vendano un'ora del loro tempo per parlare un po', perché spesso si sente il bisogno di parlare dei propri malanni e problemi, di lamentarsi, di sfogarsi, però poi non è che mi sta tanto bene che attribuiscano a quel che fanno chissà quale valore salvifico per l'esistenza di chi si rivolge a loro, che quel che dicono risulterà chissà in quale modo illuminante per l'esistenza delle persone.
Questa cosa la reputo palesemente falsa e la critico aspramente, perché poi è proprio questa idea che può far sentire persone come tersite e te malate di chissà cosa e continuamente bisognose di una qualche cura che vi renda "capaci di dare"... Ma quale cura può convincere qualcuno a dar qualcosa? Ed anche se funzionasse... E' davvero una cura? Voi volete dare davvero? Siete persuasi di questo? Se volete, già lo potete fare...

Ma se non volete... che cura ci vuole? Una cura per la vostra "cattiva volontà" del non dare abbastanza, volontà che è vostra ma che disconoscete... Ma in nome di cosa? Si appiccica l'etichetta narcisismo a questa "cattiva volontà" e s'è risolto tutto, la malattia è questa! "Si è individuata" dirà festoso lo psicopatologo! E il medico/psicoterapeuta non farà altro che cercare di convincere la persona che ha "dei tratti caratteriali insani" (secondo un'etica e certi valori) che dovrebbe lei stessa sforzarsi di non attivare (questa è l'autoconoscenza di cui si parla tanto): non vuoi dare certe cose in cambio di altre perché lo scambio non ti sembra poi così conveniente? Anche se è così devi costringerti a darle e convincerti che ti conviene perché così dice l'etica dello psicoterapeuta, non puoi essere così e valutare così le cose, no non puoi.

Una persona che vive male non è malata. Non esiste cura, perché a monte non esiste alcuna malattia specifica ben definita da cui si debba guarire.

C'è la nostra vita e basta, e spesso non si riesce a viverla tanto bene, tutto qui, non c'è una vera e propria malattia che si chiama nevrosi (come se fosse già ben chiaro cosa non va come quando hai la febbre alta). Se è possibile star bene ed arriveremo a conoscere come star meglio (essendo capaci d'applicare questo sistema) ci staremo meglio, ma qua non è detto che uno psicoterapeuta sia più capace del caso o di qualsiasi altra cosa per farci trovare una buona soluzione che vada bene a noi (ammesso che esista un modo di vivere meglio per noi).
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 11 febbraio 2013, 14:43

amore ha scritto:No, un momento, chi è che si sente malato, continuamente bisognoso di qualche cura? Oh ... come te permetti??? :evil: :mrgreen: Incapaci di dare ... o ... diamo in maniera errata o discontinua, comunque sbagliata. Era solo una mia supposizione.
Va be' scusami, per carità non darei del malato a nessuno :mrgreen:, è una delle cose che ritengo più antipatiche e scorrette dar del matto a qualcuno, strategia usata spesso dagli psicoanalisti per liberarsi di certi discorsi scomodi di certe persone.
Ma no, la cura o la guarigione dell'anima non deve "convincere" a dare o a prendere. Una buona terapia, ammesso che i disturbi che non ci permettono di vivere serenamente non siano di origine organica o genetica, servono a far prendere coscienza di determinati meccanismi psicologici di cui spesso non ci accorgiamo e che sono in definitiva autolesionistici anche quando sono le persone che ci circondano a doverci rimettere e sopportare. Edd, hai ragione, tu descrivi la realtà nuda e cruda, ma l'essere umano ha sempre cercato di trovare gli strumenti più adatti per modificare la realtà e renderla più agevole, più consona ai suoi bisogni. Anche la psicoterapia non è altro che uno strumento, un tentativo di migliorare il modo di vivere di una persona in maniera che possa sentirsi più soddisfatta, meno infelice. Se una persona sta bene con se stessa e gli altri, che sappia o meno dare o ricevere, e non ha motivo di dolersi di sé e della propria vita, non va certo dallo psicologo. Tutta la scienza è nata per cercar di risolvere i problemi dell'esistenza umana. Con te non ha funzionato finora la psicoterapia; con altri ha funzionato in parte, con altri ancora, totalmente. Dipende anche dalle nostre aspettative; certamente non si può pensare che la psicoterapia sia la bacchetta magica con cui trovare la felicità. Poi l'ho già detto, prima si ricorre ad un aiuto e meglio è perché le strutture mentali col tempo si formano in modo sempre più complesso e si consolidano; quindi un conto è cercare di liberarsi, ad esempio, di un'eccessiva timidezza quando si ha ancora 16, 18 anni, un'altra cosa è cercare di liberarsene a 40, 50 anni.
Ma quel che mi chiedo io è questo: perché la timidezza va considerata come una patologia da cui liberarsi?
E' davvero questo quello che si sente come un ostacolo?
E se fosse tutt'altro quel che si avverte come ostacolante per la propria felicità?

Spesso si arriva a volersi liberare di se stessi e si aliena una parte di sé appiccicandole l'etichetta di "patologico", e questa autonegazione distruttiva per me non può rappresentare una vera cura, le cure autoplastiche (quelle del dividi ed impera) non mi hanno mai veramente convinto, sono una sorta di trucco, le cure vere in questi ambiti possono essere solo alloplastiche. Anche una persona che ha delle tendenze sessuali particolari che la società condanna come insane, ovviamente se non le avesse vivrebbe meglio nel contesto sociale, ma la soluzione può davvero consistere nel "liberarsi" da queste tendenze sessuali particolari considerandole patologiche egli stesso? Convincendosi che ad esser così si è malati? :?:

A me non sembra una liberazione questa, ma in realtà una limitazione della libertà, la libertà d'essere quel che si sente d'essere davvero. Chi riesce a manipolare l'ambiente senza lasciarsi manipolare da questo nelle sue tendenze di base (che sia l'insegnante l'ambiente, lo psicoterapeuta o altro, poco cambia) è davvero più felice per me, chi si adatta automodificandosi a costo di enormi sacrifici non starà mai veramente bene o meglio.

Con me non è che non ha funzionato la psicoterapia, ha funzionato un po', nel senso che invece di lamentarmi con le persone attorno a me mi lamento con una sola persona... E questo migliora le relazioni di sicuro, ma molto poco.

"che cos'è un alienato autentico? E' un uomo che ha preferito diventare pazzo, nel senso in cui lo si intende socialmente, piuttosto che venir meno a una certa idea superiore dell'onore umano. E' così che la società ha fatto strangolare nei suoi
manicomi tutti quelli di cui ha voluto sbarazzarsi o da cui ha voluto proteggersi, in quanto avevano rifiutato di farsi
suoi complici in certe emerite porcherie. Perché un alienato è anche un uomo che la società non ha voluto ascoltare e al quale ha voluto impedire di proferire insopportabili verità."

Antonin Artaud, VAN GOGH IL SUICIDATO DELLA SOCIETÀ'

Un saluto
La nostra vita contiene tutti i mali della tragedia, mentre noi non riusciamo neppure a conservare la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

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tersite
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da tersite » 12 febbraio 2013, 19:51

amore ha scritto:
tersite ha scritto:non e' affatto vero che tutti meritiamo l'amore , non e' scritto da nessuna parte .Caso mai e' una conquista un cammino, sarebbe come dire che tutti abbiamo diritto a una laurea, ma se non passi gli esami la laurea non ti arriva.E' importante essere individui capaci di dare , altrimenti si fa del male e basta, ecco a cosa mi riferisco dicendo di non averne diritto, come gia' ho scritto in altri post considero una fortuna per le donne di non avermi incontrato , meglio scappare che dare delle delusioni no?
Trovo bellissima questa considerazione di Tersite che riporto dal thread linkato. Se tutti avessimo un po' più di questa consapevolezza risparmieremmo a noi stessi e agli altri tanto dolore, ed eviteremmo tanti divorzi e separazioni. Non sono una psicologa tuttavia mi pare di aver intuito tra le righe del discorso di Tersite una probabile forma di narcisismo o sintomo simile o come una concausa di un suo stato psicologico. Ho già riscontrato, notato questi "disturbi" in altri uomini; forse anche in me stessa. Una forma di forte e contorto narcisismo che da un lato ci fa sentire, più o meno coscientemente, di essere meglio degli altri, in qualche modo superiori o diversi, delle perle rare, infatti veniamo attratti o sognano di avere un amore con persone bellissime, o di fascino particolare, oppure ricche, (nel caso delle donne), d'altro lato ci giustifichiamo asserendo di "non meritare" amore. Ed effettivamente non siamo molto idonei nel dare ma abbiamo più bisogno di ricevere. Il fatto è che si dovrebbe ricorrere all'aiuto di uno psicoterapeuta il prima possibile, in età puberale o adolescenziale, prima cioè che la nostra vita venga devastata dall'incapacità di vivere.
non lo so se sono affetto da narcisismo- è possibile-
Ora che mi ci fai pensare mi sono sempre considerato superiore agli altri,
ma coln ò'andare del tempo questa convinzione si è molto ridimensionata
oggi credo di avere delle manchevolezze come persona , altro che superiore agli altri
e di sicuro non ho mai cercato donne bellissime o o di fascino particolare
che poi boh è normale che una persona ti affascini per delle qualità
non ci si innamora di una persona per la sua bruttezza o stupidità
ma comunque credo di non essermi mai innamorato , ho avuto delle "cotte" diciamo così
a volte anche ricambiate ,ma ho preferito lasciar perdere ...

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Eddd
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Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Messaggio da Eddd » 13 febbraio 2013, 0:37

tersite ha scritto:non lo so se sono affetto da narcisismo- è possibile-
Ora che mi ci fai pensare mi sono sempre considerato superiore agli altri,
ma coln ò'andare del tempo questa convinzione si è molto ridimensionata
oggi credo di avere delle manchevolezze come persona , altro che superiore agli altri
e di sicuro non ho mai cercato donne bellissime o o di fascino particolare
che poi boh è normale che una persona ti affascini per delle qualità
non ci si innamora di una persona per la sua bruttezza o stupidità
ma comunque credo di non essermi mai innamorato , ho avuto delle "cotte" diciamo così
a volte anche ricambiate ,ma ho preferito lasciar perdere ...
Ma se eri sicuro Tersite (almeno qualche volta) d'essere ricambiato, perché hai preferito lasciar perdere anche in queste occasioni? :?
Doveva pur esserci qualcosa che ti disturbava e non ti piaceva in queste persone o relazioni nell'immediato...
Ma cosa?

Se una persona si allontana da una situazione, qualcosa della situazione dovrà pur disturbarla, se no perché si allontanerebbe?
Anche se ti allontani per paura, non si capisce bene di cosa hai paura, se dici che credi veramente che ricambia la forte simpatia l'altra persona, dovresti essere abbastanza sicuro nel pensare che sarai accettato, se hai paura in questi contesti... Di cosa hai paura?

Quando immagini di stare con una donna, cosa immagini Tersite?
E in cosa pensi che la realtà poi risultebbe disastrosamente diversa da quel che desideri davvero?

Faccio qualche domanda per capire meglio, perché non riesco ad afferrare bene.

Io ad esempio non credo d'essere stato ricambiato nei sentimenti, pure quando sono stato insieme a quella ragazza ci tenevo io, ma lei non tanto, e così effettivamente in coppia non è che si stia poi tanto bene. Mi voleva cambiare di sana pianta, e pretendeva che per "amore" diventassi come voleva lei :mrgreen:.
Io pur non essendo sicuro di nulla mi sono barcamenato lo stesso perché mi son detto "e quando capita un'altra occasione" :) . Quando poi le cose sono andate male sono stato giù per un po' (per un po', dato che essendo consapevole dei limiti della situazione non mi ha fatto poi così male), ma non è che avessi davvero qualcosa da perdere, solo stavo prima e solo dopo... C'è stato un breve intervallo in cui sono stato con qualcuno.

Ma se tu sei abbastanza sicuro pure di piacere davvero in diverse occasioni perché preferisci lasciar perdere?

Saluti
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