Pagina 3 di 21

Inviato: 30 dicembre 2009, 11:34
da Sergio67
A volte morire è l'ultima cosa che ti resta da fare per capire che sei vivo.

Alcune domande per capire meglio

Inviato: 19 gennaio 2010, 17:13
da Dr.ssa Aronica
Buongiorno Sergio67,
quali sono le cose che sta facendo adesso per sentirsi vivo? E quelle che faceva nel passato? Quand'è che le succede di non capire se è vivo o no?

Inviato: 20 gennaio 2010, 10:18
da Sergio67
Buongiorno Dott.ssa,

in realtà già pochi giorni dopo aver scritto questa frase mi sono accorto che non esprimeva veramente il mio sentire. Ma l'ho lasciata lo stesso, perchè in fondo è così che era nata.

Questo pensiero mi ha girato in testa per giorni e lentamente ha preso un contorno più definito, più vicino al mio sentire:

"A volte morire ti sembra l'unica possibilità che ti resta per capire che sei vivo"

Questa "versione", almeno per me, ha ancora una sua capacità "evocativa", ma ha un "sapore" completamente diverso, non trova?

E' difficile, forse impossibile, trovare le parole per comunicare veramente le sensazioni che ti nascono dentro e che ti portano a pensare "io non esisto". Ma sta di fatto che a volte succede, o per lo meno, a me è successo. Può essere un episodio apparentemente banale, ma alla fine quasi sempre è legato a delle aspettative "esterne" nei nostri confronti. Ad ogni modo, quale che sia la causa, nel momento in cui questa sensazione nasce semplicemente non la possiamo accettare. E' paradossale in se: se io non esisto, come faccio a "sentire"?

Il punto è che fino a quando cerchiamo la chiave della nostra esistenza al di fuori di noi, non saremo mai soddisfatti. Avremo sempre bisogno di ulteriori conferme. E ci sono momenti in cui sembra che niente sia sufficiente a confermarti che "io esisto". Senti il bisogno di dimostrarlo, con un gesto che lo chiarisca in modo inequivocabile. E quale gesto è più chiaro della morte?

Ma la chiave della nostra esistenza, non è al di fuori di noi. E non voglio però nemmeno semplificare dicendo che "è dentro di noi". Perchè "esistere" non è concettualizzabile. Esistere, semplicemente "è".

Cosa facevo nel passato? Soprattutto mangiavo.
Cosa faccio adesso? In parte ancora mangio :)...

ma soprattutto ...

respiro

Inviato: 21 gennaio 2010, 16:21
da #Marina#
Il suicidio l'ho visto, e mi ha fatto terrore, disorientamento totale...
Io, anche se odio questa vita, non riesco a pensare al suicidio perchè è troppo forte il desiderio di di quello che voglio per eliminare il mio continuo tormento, anche se forse so che non le otterrò mai...prevale la rabbia, l'odio contro uno e contro tutti, la disperazione, ma per me il suicidio è la fine della speranza....chissà come si sente chi si suicida...

Inviato: 23 febbraio 2010, 0:43
da Dr.ssa Aronica
Buonasera Sergio 67,
sono veramente interessanti e stimolanti le cose che ha scritto, le voglio leggere ancora e lasciarle sedimentare, rifletterci su. Aggiungo che credo che la chiave della nostra esistenza sia nella relazione io - tu.
Ma è solo un pensiero leggero...

Re: COSA SIGNIFICA PER ME IL SUICIDIO

Inviato: 19 marzo 2010, 22:41
da Miriam_89
dr.ssa Aronica ha scritto:Buongiorno a tutti,
apro questo nuovo argomento prendendo spunto da una risposta di Edd:

"A lungo andare ti renderai conto che nemmeno morire risolve alcunché".

Credo che moltissime persone, in un dato momento della loro vita, hanno pensato al suicidio come possibilità più o meno realizzabile. Altre ci pensano spesso.
Questo spazio è aperto alle immagini e alle riflessioni che vi sono venute o vi vengono in proposito.
Salve dottoressa e ciao a tutti..
Sono nuova del forum e mi ritrovo qui, ora, bisognosa disperatamente di parlare con qualcuno perchè sto male.
Quanto volte diciamo di stare male nella nostra vita? Quando hai un malessere fisico, ti limiti a dire
"ho mal di pancia, mal di testa ecc", quando il tuo ragazzo ti lascia o un'amica ti tradisce stai male per il loro comportamento "sei triste, delusa, amareggiata".
Se qualcuno ora però dovesse chiedermi: perchè stai male?
Troverei una miriade di motivi e in fondo in fondo non ne troverei nessuno plausibile. Nessuno.
Questo senso di diffuso malessere l'ho provato anche da adolescente, ma pensavo di superarlo una volta arrivata all'università, una volta raggiunti determinati obbiettivi.
In realtà, se qualcuno dovesse chiedermi: perchè stai male?
Io risponderei: non lo so, non dovrei stare male, ho tutto, amici, bella famiglia, sto per diventare zia, studio all'università. sono libera, libera...
dovrei godermi questi anni di spensieratezza, no?
Invece non ci riesco, non me li godo, sono perseguitata da un male "sconosciuto", un male oscuro, un male strano, un male che non so come affrontare.
Ho 20 anni diamine, ho 20 anni, posso provare tutto questo dolore?
Mi sento sola, mi sento inadeguata, mi sento in colpa, non mi sento libera di vivere la mia vita.
E per quanto io sia consapevole che tutte queste sensazioni ed emozioni non siano SANE ,per quanto sia consapevole che dovrei REAGIRE e ci sto provando in tutti i modi , ecco che di nuovo, mi ritrovo affossata, mi ritrovo con una stretta alla bocca dello stomaco, la voglia di vomitare (senza farlo però), la voglia di stare sola, ma poi di stare in compagnia e poi di stare sola. E' come se questo male si rigenerasse, continuamente, come se mi perseguitasse e m'impedisse di godermi la mia vita.
Apparentemente va tutto bene. Interiormente sono sempre malinconica, mi arrabbio spesso soprattutto con me stessa, e quando mi accorgo di provare determinate emozioni mi sento in colpa perchè non dovrei, dovrei reagire, perchè è solo colpa mia, della mia pigrizia, del fatto che non mi do da fare, del fatto che devo essere io ad avere il controllo della mia vita...
Tutto ciò mi spaventa, mi spaventa perchè sono arrivata al punto di pensare: preferirei morire piuttosto che continuare così.
So che è un pensiero ingiusto, ma non riesco a non concepire la morte come un sollievo, come una liberazione dalla mia gabbia.
Sono divisa in due. Una parte di me vuole reagire e opporsi, un'altra parte di me vuole solo lasciarsi andare. Sono terribilmente spaventata e sola, soprattutto sola. Mi sento abbandonata a me stessa, perchè chi potrebbe capirlo questo dolore se non lo capisco nemmeno io?
Sì ho un insufficiente stima di me stessa, ma ho provato a recuperarla e continuo ad essere irrequieta e tormentata... Davvero arrivare a vent'anni e pensare, senza avere un motivo serio, che forse sarebbe meglio morire è ciò che mi spaventa di più.
Ciò che mi fa ancora più male è che potrei fare qualcosa e ci ho provato, ho letto libri auto muto aiuto, spirituali, di relazioni con gli altri, di pensiero positivo...ho studiato la psicologia (anche a scuola). Ma non serve a niente, ho paura di fare solo più danni.
Dottoressa, lo so quello che mi dirà lei e mi diranno tutti. Ci vuole uno psicoterapeuta, o uno psicologo o quant'altro. Lo so bene, so di non avere equilibrio, so di non avere un sè definito o un'identità sepolta, so, so, so..so che forse è un trauma, so che bisogna accettare il dolore.
Ma tutto questo sapere non mi serve a niente. Sto solo terribilmente male, a volte di più a volte di meno. E voglio migliorare la mia vita, voglio vivere ma non so in che direzione muovermi. Dovunque vado mi sembra di sbagliare.
Come posso fare per ascoltare me stessa? perchè sento questo disagio?(so che non può rispondere su due piedi)
Sotto tutta questa apatia mi sento determinata, ma questa colpevolezza, questa paura di essere io a crearmi tutti questi problemi..mi devasta..
Scusate per lo sfogo. davvero, ma stavo malissimo e dato che in quest'ultimo periodo il suicidio sta diventando un pensiero ricorrente mi sentivo di esprimere ciò che ho dentro .. Grazie..

Senex e Puer

Inviato: 23 marzo 2010, 23:55
da Dr.ssa Aronica
Buonasera Miriam_89,
lei si è spiegata con estrema chiarezza e lucidità, inoltre conosce bene una strada che le potrebbe essere utile percorrere ma... la parte di lei che non vuole cambiare la blocca. Sì, in ogni essere umano ci sono due parti: una abitudinaria, "senex" che odia lo stress dovuto ai cambiamenti, e una amante delle novità, delle scoperte, delle sfide che ogni giorno la vita propone, cioè la nostra parte "puer". Fino ad ora sembra che in lei la più forte sia la prima. Le letture che ha fatto sono relativamente utili, infatti per cambiare bisogna fare un'esperienza diretta, concreta.
Dice che ha tutto quello che sarebbe necessario a godersi la vita, e accenna anche a un trauma. Ne ha avuo uno? Oppure qualche suo parente stretto soffre di una forma grave di depressione? Non importa se non risponde qui a queste due domande, che richiedono di aver instaurato un rapporto di fiducia. L'importante è che sia lei a rispondersi, perché se in passato ha subìto un trauma, allora la causa della sua sofferenza potrebbe essere quella. Oppure, se ha uno stretto parente gravemente depresso, è possibile che, vivendogli vicino, lei abbia imparato a reagire alla vita con una modalità depressa, e cioè con continui sensi di colpa ed incapacità a vedere in positivo.
La capisco molto bene quando parla della morsa terribile allo stomaco, del desiderio di morire pur di non continuare a soffrire così. Mi appello però a quella sua parte puer, la sua parte che vuole cambiare e imparare a godere della vita.
Ci faccia sapere

Inviato: 24 marzo 2010, 0:06
da Dr.ssa Aronica
Sergio67 ha scritto: Il punto è che fino a quando cerchiamo la chiave della nostra esistenza al di fuori di noi, non saremo mai soddisfatti. Avremo sempre bisogno di ulteriori conferme. E ci sono momenti in cui sembra che niente sia sufficiente a confermarti che "io esisto". Senti il bisogno di dimostrarlo, con un gesto che lo chiarisca in modo inequivocabile. E quale gesto è più chiaro della morte?...
Ma la chiave della nostra esistenza, non è al di fuori di noi. E non voglio però nemmeno semplificare dicendo che "è dentro di noi".
Buonasera Sergio67, avevo lasciato un po' in sospeso il mio pensare al suo ultimo messaggio, ed ora mando una riflessione in proposito.
Personalmente credo che la chiave della nostra esistenza non sia né esclusivamente dentro di noi, né esclusivamente fuori di noi, ma NELLA RELAZIONE. L'unico modo per dimostrare a noi stessi e agli altri che noi esistiamo, è quello di metterci in un'auentica - quindi il più possibile sincera - relazione con gli altri.
Lei che ne pensa? E voi tutti?

Re: Senex e Puer

Inviato: 24 marzo 2010, 21:49
da Miriam_89
dr.ssa Aronica ha scritto:Buonasera Miriam_89,
lei si è spiegata con estrema chiarezza e lucidità, inoltre conosce bene una strada che le potrebbe essere utile percorrere ma... la parte di lei che non vuole cambiare la blocca. Sì, in ogni essere umano ci sono due parti: una abitudinaria, "senex" che odia lo stress dovuto ai cambiamenti, e una amante delle novità, delle scoperte, delle sfide che ogni giorno la vita propone, cioè la nostra parte "puer". Fino ad ora sembra che in lei la più forte sia la prima. Le letture che ha fatto sono relativamente utili, infatti per cambiare bisogna fare un'esperienza diretta, concreta.
Dice che ha tutto quello che sarebbe necessario a godersi la vita, e accenna anche a un trauma. Ne ha avuo uno? Oppure qualche suo parente stretto soffre di una forma grave di depressione? Non importa se non risponde qui a queste due domande, che richiedono di aver instaurato un rapporto di fiducia. L'importante è che sia lei a rispondersi, perché se in passato ha subìto un trauma, allora la causa della sua sofferenza potrebbe essere quella. Oppure, se ha uno stretto parente gravemente depresso, è possibile che, vivendogli vicino, lei abbia imparato a reagire alla vita con una modalità depressa, e cioè con continui sensi di colpa ed incapacità a vedere in positivo.
La capisco molto bene quando parla della morsa terribile allo stomaco, del desiderio di morire pur di non continuare a soffrire così. Mi appello però a quella sua parte puer, la sua parte che vuole cambiare e imparare a godere della vita.
Ci faccia sapere
Cara dottoressa :) Innanzitutto vorrei ringraziarla, non solo per essersi disturbata a rispondermi ma anche per la qualità della risposta. Mi è capitato più di una volta di chiedere aiuto con e -mail o post su forum e nessuno mai mi aveva risposto in questo modo: mi era sempre sembrato che nessuno si volesse "esporre". Capisco che una figura professionale come la vostra debba procedere cautamente, ma sinceramente una risposta così "centrata" (non riesco a trovare altro termine) non l'avevo mai letta, nemmeno leggendo risposte a richieste altrui.
Quindi, beh, la ringrazio davvero! So che il suo è un lavoro faticoso e prestare attenzione anche senza compensi è davvero ammirevole.
Detto ciò, le dico: non sapevo assolutamente dell'esistenza di una parte "senex" e una parte "puer".
Io li ho sempre chiamati in un altro modo : "vecchia me" e "nuova me", oppure "tradizionale" e "innovativo".
Oppure "sicuro e confortevole (ma superato)" o "nuovo ma ignoto"! ;)
Che lei ci creda o no, da quando ho iniziato a materializzare davvero l'idea di poter cambiare la mia vita (il modo di pormici più che altro), queste due parti di me
(che ora ho scoperto avere un nome specifico il che mi rende davvero sollevata!) sono entrate letteralmente in collisione :D .
Non voglio ammorbarla con le descrizioni dei miei conflitti interiori infatti non mi dilungherò, però è proprio così che lo chiamerei " Conflitto". Un conflitto che mi crea disagio, mi fa stare male, che a volte mi ha fatto pensare
-No, basta, non voglio continuare così. Non voglio più cambiare, voglio tornare come prima... -
Magari è difficile da comprendere , però chiamandole con il loro nome, la parte "senex" e la parte "peur" sono entrate molte volte in conflitto tra loro. Proverò a spiegarle una sensazione :
Devo comportarmi in un certo modo ma non so cosa fare. La parte vecchia di me ha voglia di lamentarsi, vittimizzarsi, addossare la colpa agli altri, e tutti comportamenti "non sani" (perchè portano solo ad un veicolo cieco).
La parte "innovativa" (oddio spero di non sembrare pazza xD) invece cerca di farmi capire che non è giusto nè addossare le colpe agli altri, nè demoralizzarsi, nè lamentarsi ma che è necessario focalizzarsi sul problema per risolverlo.
E lì inizia un conflitto che mi fa stare malissimo, con una gran confusione in testa che mi farebbe venir voglia di spegnere il cervello. La parte "vecchia" si arrabbia perchè vuole avere il diritto di essere presente e di fare quello che faceva prima (sbatte i piedini!) e vede la parte innovativa come una minaccia alla sua esistenza.
La parte "innovativa" chiede solo un po' di ascolto e un po' di coraggio per affrontare diversamente una situazione nella speranza di ottenere risultati migliori :)
Boh, magari capita a tutti di sentire questi conflitti, solo che io essendo molto "introspettiva" e molto attenta ad essere presente a quelli che sono i miei cambiamenti, avverto delle vere e proprie tormente!!
Ed è in questi momenti, in cui magari momentaneamente prevale la parte "vecchia" che mi sento cadere in depressione.
Lunedì sono stata molto male, avvertivo ansia e disagio e sono scoppiata in lacrime senza motivo. Tuttavia, dopo questo sfogo, ho scritto ad una mia amica e mi sono sentita subito meglio.
Le cose hanno iniziato a migliorare e mi sono sentita "rinascere", cercando di farmi forza e , forse le sembrerà strano, ma quando risalgo da questi brutti momenti mi sento sempre meglio di come mi sentivo prima di averceli.
Sono momenti bruttissimi che spero di non avere più, però è come se questi conflitti una volta superati riuscissero a rendermi la persona che mi sento di voler essere.
Solo che, le spiego, a volte mi spaventano! Ciò che mi faceva star bene prima ma non mi fa star bene ora ed è come se la mia mente cercasse altri modi per reagire al disagio. Prima, ad esempio, per superare momenti di sconforto mi sarei buttata nel letto ignorando il problema e facendo tutt'altro.
Stavolta ho parlato con una persona a cui prima non mi sarei rivolta (ma che merita molto), con cui avevo pure discusso e dopo questo mio "atto di confessione" ci siamo sentite più unite. E' come se fossero cambiate le reazioni ai miei problemi.
Mi scusi davvero per tutto ciò che ho scritto. Io spero che qualcun'altro , se vive esperienze simili possa attingere alle mie esperienze con un incoraggiamento da parte mia di non arrendersi.
Per quanto riguarda persone fortemente depresse nella mia vita no, tuttavia mia madre è sempre stata un po' negativa (nervosa e stressata per il lavoro), mia sorella pure. Ho avuto amicizie con persone "negative"ed essendo io una persona abbastanza influenzabile, soprattutto in età adolescenziale, assorbivo tutto come una spugna. Ho avuto dei problemi ad 11 anni con il cibo, non riuscivo a deglutire, sono andata in ospedale e poi da una psicologa infantile(bravissima) che ha spiegato ai miei che avevo paura di crescere e del "cambiamento", avevo paura del passaggio dalla fase infantile alla fase adolescenziale. Ho risolto il problema ri - svezzandomi, era quello il trauma a cui mi riferivo perchè l'ho vissuta male e sentendomi in colpa per come stavano soffrendo i miei genitori (che purtroppo di psicologia se ne intendono poco e niente, pensavano che facessi qualche capriccio).
Comunque, mi dispiace averle raccontato la storia della mia vita e dei miei conflitti. Davvero, mi scusi XD Comunque ora sto meglio e spero che la forza di crescere e di evolvermi non mi manchi mai.
Ma soprattutto la forza di diventare adulta e prendermi le responsabilità della mia vita e azioni.
Avrei solo una domanda stupidissima da farle. Ma secondo lei è normale che a 20 anni pensi così tanto a queste cose? So che può sembrare stupido, ma a volte me lo chiedo , tanti miei coetanei pensano molto superficialmente a tante altre cose, e a volte quando mi sento nella fase "no" mi domando perchè anche io non sia come loro e se non stia sbagliando.
Beh, ho finito ora davvero. Grazie, grazie mille per l'ascolto e mi scusi ancora se sono stata prolissa. Ce ne fossero, figure professionali come lei, veramente empatiche anche nell'ascolto. La saluto :) ps grazie!

Inviato: 24 marzo 2010, 23:37
da Dr.ssa Aronica
Buonasera Miriam_89,
sono contenta di averla aiutata a capire qualcosa in più di se stessa. Come vede lei è molto esperta di sé, tanto che per cercare di capirsi ha usato termini molto simili a quelli che ho usato io, senex e puer, usati in questo modo da Jung per primo. lei farerebbe un bellissimo percorso in analisi!!!
In certi momenti della vita si manifestano i conflitti, è inevitabile che questo avvenga, non succede più solo alle persone completamente out (psicotici o schizofrenici, che hanno completamente ceduto ai loro confliltti). I conflitti ci aiutano a crescere, a "fare anima" come dice Hillman, cioè a costruire giorno per giorno la nostra psiche, rendendola unica, diversa da ogni altra persona. Spesso crediamo che gli altri stiano meglio di noi, ma non è così. Altre persone invece si conformano alla massa, non cambiano mai, non fanno anima.
Buon cammino!

Inviato: 25 marzo 2010, 16:26
da Sergio67
La chiave della nostra esistenza...
Domanda difficile. Soprattutto difficile trovare parole e concetti per esprimere qualcosa che è oltre il concettuale...

Però in un certo senso è evidente che LA RELAZIONE è qualcosa di essenziale.
Potrei esistere io senza il mondo? Certamente no.
Potrebbe il mondo esistere senza di me? Anche qui no, sebbene spiegarlo risulti più difficile...

E in effetti a pensarci bene credo che quest'ultima domanda nasconda significati profondi. L'illusione che il mondo possa esistere senza di noi. Anzi, che stia esistendo senza di noi. Forse è questo il pensiero più devastante.

Ma noi siamo qui. Siamo nel mondo. Questo è un dato di fatto. Siamo parte dell'Universo. Io sono nell'universo, e l'universo è in me. Se io non esisto, l'universo non esiste.

Ormai è un po' di tempo che pratico la meditazione, la contemplazione del respiro. In un certo senso anche il respiro è relazione. E' il punto di contatto tra dentro e fuori. Ed è un punto di contatto che cerca di farci capire che tra dentro e fuori non c'è separazione, ma solo un fluire continuo.

Penso che sì, la chiave dell'esistenza, la chiave della felicità possa essere il metterci in sincera e autentica relazione con gli altri che sono in noi, e con il noi che si trova negli altri...

quanto a riuscirci... beh.. è tutta un'altra storia...

Inviato: 26 marzo 2010, 13:13
da Miriam_89
Sergio67 ha scritto:
Penso che sì, la chiave dell'esistenza, la chiave della felicità possa essere il metterci in sincera e autentica relazione con gli altri che sono in noi, e con il noi che si trova negli altri...

quanto a riuscirci... beh.. è tutta un'altra storia...
Durkheim ha condotto uno studio sul suicidio ccellente, che se non erro, attribuiva al desiderio del suicidio un eccessivo individualismo.
Ai suoi tempi aveva parlato dei protestanti, che avendo un rapporto individualistico con Dio (un rapporto tra Dio e l'uomo, non tra chiesa (comunità) e Dio) tendevano a suicidarsi di più.
Possono esserci un'infinità di cause scatenanti che portano una persona a desidera la morte, ma non so perchè mi avvicino molto al pensiero di Durkheim... Ciò che rende la vita significativa, sono rapporti basati su reciproco affetto, sincero, con ciò non vuol dire che i rapporti siano iddiliaci: anzi, molto spesso nei rapporti interpersonali affinchè si consolidino bisogna sporcarsi le mani.
Studiando Sociologia, conosco molti autori come Weber, che ha parlato della modernizzazione e della perdita del "senso", Marx, lo stesso Durkheim. Tutto ciò che li accumuna è il vuoto creato per la perdita dei valori, vuoi per un disincanto nei confronti della religione , vuoi per l'avvento di un capitalismo ossessivo, i valori trasmessi ora come ora dalla società non sono in grado di soddisfare tutte le esigenze di un essere umano. Scusate per l'approccio sociologico, psicologicamente invece oserei che bisognerebbe avere più fiducia nel prossimo e cercare, con fatica lo so, di smantellare gli sbarramenti che i messaggi comunicati dalla società odierna ci hanno trasmesso. Quindi Sergio sono d'accordo con te: è molto importante entrare in autentica relazione con gli altri. Cosa ne pensate voi? Quali potrebbero essere le cause del suicidio? Credo che capire alcune delle motivazioni possa esserci d'aiuto quando arrivano i momenti "no"..

Inviato: 20 aprile 2010, 15:38
da vittima81
Salve Dottoressa e salve a tutti,
sono nuova di questo forum e mi sono iscritta perchè ho bisogno di un luogo dove poter dire tutto senza pensare alle conseguenze ma sopratutto senza fingere...la mia storia la sto scrivendo nelle pagine del mio diario...piano piano arriverò a tutto o almeno spero di arrivarci.
Cmq il suicidio è per me una via di fuga a volte ci si sente sopraffatti da tutto e senza via di uscita...io mi sento sempre così e ho cercato di uccidermi più volte...ma non è così facile come si pensa...penso spesso alla mia morte e riconosco che tutti staranno molto meglio senza di me..
cmq è difficile abbandonare questo mondo, ho provato con la lametta ma è difficilissimo arrivare alle vene e sopratutto non si muore rapidamente, ho provato con le pillole ne ho prese circa 20 ma ho solo avuto mal di pancia e un gran sonno ma poi mi sono svegliata la mattina :((..ormai sono arrivata a non tentare più di porre fine alla mia misera esistenza....vado da uno psicologo ma ogni notte mi addormento sperando di non svegliarmi più...scusate ma volevo solo aggiungere il mio punto di vista non ho domande..niente grazie di aver letto

Inviato: 21 aprile 2010, 21:50
da Dr.ssa Aronica
Buonasera vittima81,
solo una considerazione: in realtà lei una domanda ce l'ha fatta, implicita, ed è quella di essere letta, di lasciare una traccia anche se solo in un luogo virtuale. Le auguro Buon Cammino Terapeutico, e di poter ritrovare il senso che per ora ha perso.

Inviato: 29 aprile 2010, 11:41
da Serena_Reznor
Vorrei avere un consiglio su come aiutare, o cercare quantomeno di aiutare, una mia amica che ha tentato in passato più volte il suicidio... lei è una ragazza molto dolce e sensibile ma negli ultimi 5 anni sono accaduti fatti molto spiacevoli che hanno minato il suo equilibrio già precario...io non la conosco da molto, quasi 1 anno ma è davvero una bellissima persona... solo che lei è convinta che non valga nulla, che è stanca di vivere e che nessuno soffrirebbe se lei se ne andasse...da gennaio ha iniziato un percorso con uno psicoterapeuta con il quale si trova bene ma ogni tanto riaffiorano nei suoi discorsi le solite intenzioni... sono davvero preoccupata x lei xchè non voglio che si faccia del male... purtroppo poi abitiamo distanti e ci vediamo poco... vorrei cercare di starle vicino nella maniera più giusta x quanto possibile visto la distanza... grazie a tutti coloro che risponderanno!