Non prendiamoci in giro

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

Rispondi
Someone
Messaggi: 16
Iscritto il: 13 ottobre 2008, 22:49

Non prendiamoci in giro

Messaggio da Someone » 8 aprile 2010, 0:37

Non sono nata disfattista, è la vita che mi ha fatto diventare così.
Perchè la verità è che non tutti possono permettersi di stare male, a loro piacimento. Oggi, magari anche domani, magari da qui a due mesi, così, perché ne sento il bisogno. Non tutti a questo mondo possono decidere di chiudere bottega e andarsene a quel paese, in santa pace, nel proprio letto a lasciarsi vedere agonizzare fra pianti e urli in un dolce disgustoso teatrino. Non che chi stia bene finga meno, tutti fingono. Ma alcuni di più. Io fingo di non avere alcun problema, di essere felice e di stare bene, perché così mi è stato insegnato e così sono stata impostata e lungi dall' andare oltre confine. La mia infanzia è stata normale e piacevole per chi non l' ha vissuta, per chi l' ha guardata superficialmente oppure ha solo dedotto senza neanche prendersi la briga di osservare, di chiedere. La mia infanzia è stata normale, si, ma io non lo sono stata. Non lo sono mai stata. E non perchè afflitta da chissà quale problema mentale o perchè mi è successo questo o quello. Per quanto normale sia stata la mia infanzia ha generato una bambina triste. Triste sempre. Triste dentro, vivace fuori. Fuori fredda e tosta come il marmo, forte e aggressiva, intelligente, razionale, imperturbabile. Una bambina molto matura per la sua età, dicevano. Ma solo perchè provavo vergogna nel mostrare debolezza, nel pèiangere, nel manifestare ciò che avevo dentro. Anzi, mi dava proprio fastidio. E mi dava anche fastidio, proprio come adesso, vedere tanta ma tanta gente esternare ogni minima alterazione dell' umore, a mostrare come popveri loro cosa stanno passando, a credere che solo loro possono soffrire e che tu, lurido fortunato, non ne puoi assaporare il gusto. Di che cosa? Del dolore, ma è ovvio. Continuamente arsa dall' idea che esternare e mostrare è sbagliato ho vissuto giorno vuoti e inutili, passando negli occhi di tutti continuando ad essere archiviata come normale e nulla più. Io ci ho provato, ci ho provato a far capire al mondo di non volere uccidermi per finirla cpon questo strazio, ma di volere di meglio per me. Ho cercato di far capire al mondo che si diventa come me anche senza dover aver subito chiossà quali angherie nel proprio passato, perchè io (e chissà quanti altri come me) sono la prova che una vita normale può generare persone depresse. Ma il mondo non se ne accorge. Ed è meglio che non se ne accorga. Perchè quelle poche volte che ho provato, ho tentato di informare il mondo di stare male, mi hanno fatto solo sentire in colpa, perchè "c'è chi sta peggio", perchè "tu non hai niente", perchè "è normale". Se il dolore cronico che porto dentro me da una vita è normale allora preferisco morire. Ma io non voglio. Non voglio perchè dopo la vita non c'è più nulla e io voglio viverla questa cavolo di vita. Ma non come una ameba, ma come una persona vera. Ho visto persone che hanno dovuto affrontare problemi molto più grossi dei miei e checchè ne dicano, sono persone vitali e attive, anche se loro, quando ne hanno voglia, possono decidere di prendere un vaso, gettarlo per terra e correre chissà dove a piangere, perchè loro se lo possono permettere. Io che sono normale non posso. Vorrei sapere quanto è normale tutto quello che ho scritto.Vorrei sapere anche quanto è normale essere così stachi della vita, eppure fingere alla perfezione fino a rimuovere ogni sentimento e dimenticarsi anche di stare male. Vi prego ditemi ancora una volta che tutto questo è normale, perché ho voglia di farmi tante risate.

pippus
Messaggi: 126
Iscritto il: 30 gennaio 2008, 19:03

Messaggio da pippus » 8 aprile 2010, 10:42

sei nella norma di questa cacchio di vita...
mi spiace... :shock:

Someone
Messaggi: 16
Iscritto il: 13 ottobre 2008, 22:49

Messaggio da Someone » 8 aprile 2010, 15:01

pippus ha scritto:sei nella norma di questa cacchio di vita...
mi spiace... :shock:
E' proprio questo che dico...come fai a diagnosticare, a etichettare se in fondo non sai un bel niente?? Il mio non è il desiderio di essere anormale, il che sarebbe piuttosto idiota, il mio desiderio è far comprendere che anche se quelli come te mi dicono che le cose devono andare così e c'è chi sta peggio io intanto continuo a stare male. Come fai a dire che sono normale? Mi conosci? E cos' è poi normale vorrei sapere!! Piuttosto mi si dica che il mio malessere rientra in una normalità statistica e di conseguenza il mio benessere non rientra nelle esigenze della società. Avrebbe molto più senso.

pippus
Messaggi: 126
Iscritto il: 30 gennaio 2008, 19:03

Messaggio da pippus » 8 aprile 2010, 16:22

l'hai chiesto tu di dirti che sei normale :shock:

Someone
Messaggi: 16
Iscritto il: 13 ottobre 2008, 22:49

Messaggio da Someone » 8 aprile 2010, 21:16

pippus ha scritto:l'hai chiesto tu di dirti che sei normale :shock:
Se pensi di essere simpatico sappi che ti stai sbagliando.

Avatar utente
Sergio67
Messaggi: 813
Iscritto il: 26 febbraio 2009, 15:23

Messaggio da Sergio67 » 8 aprile 2010, 22:59

Normale...

Cos'è questa normalità poi, chi lo sa? Ed è così importante? Davvero?

Questa frenetica ricerca di una inesistente normalità, è uno dei sottoprodotti della falsa idea di essere sbagliati.
Perchè te lo hanno messo in testa sin da piccola: non ti manca niente, quindi non hai il diritto di soffrire!

Ma invece stai soffrendo, e avrai i tuoi motivi. Non so dirti perchè sei arrivata al punto dove sei, ma non ha molta importanza. In parte questo male di vivere dipende da noi, in parte da quello che la vita ci ha messo davanti e intorno. La vita non è uguale per tutti.
Ma la cosa che conta è cosa pensi di fare ora, perchè smettere di soffrire e cominciare a vivere è possibile.
Non ci vuole un'ora o un giorno, è un lavoro che richiede tempo, a volte una vita intera, ma dipende solo da te, e se lo vuoi, nessuno può togliertelo.

Cosa pensi di fare?
Puoi sentirti perso, ma non potrai mai perdere te stesso.

Facilitatore gruppo AMA "Sbilànciati!" su AMAEleusi (cercateci)

Guida Autorizzata Pagine Blu (ma non sono psicologo)

pippus
Messaggi: 126
Iscritto il: 30 gennaio 2008, 19:03

Messaggio da pippus » 8 aprile 2010, 23:33

Vi prego ditemi ancora una volta che tutto questo è normale, perché ho voglia di farmi tante risate. :shock:

Dr.ssa Aronica
Messaggi: 822
Iscritto il: 10 aprile 2006, 14:28

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 18 aprile 2010, 23:14

Che idea avete voi di ciò che è normale?
A me non interessa la normlità statistica. Credo che si possa provare più o meno benessere e che, se si prova costantemente malessere, la vita diventa insopporabile.
Someone, quanti anni ha? Mi spiace che le persone che le sono accanto non abbiano ascoltato con serietà la sua sofferenza. Ma non si tratta di tutto il mondo! Come vede infatti noi le stiamo dando ascolto, sua pure virtuale.
Il dolore cronico che lei si porta dentro sarebbe bene che potesse parlarle, farsi conoscere. Oltre al dolore mi sembra che lei provi rabbia. Anche questa rabbia ha secondo me il diritto di essere tirata fuori, piano piano, in modo che lei possa dare significato a qualcosa che ancora per lei non ce l'ha.
Che ne pensa?
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

Someone
Messaggi: 16
Iscritto il: 13 ottobre 2008, 22:49

Messaggio da Someone » 22 aprile 2010, 20:38

dr.ssa Aronica ha scritto:Che idea avete voi di ciò che è normale?
A me non interessa la normlità statistica. Credo che si possa provare più o meno benessere e che, se si prova costantemente malessere, la vita diventa insopporabile.
Someone, quanti anni ha? Mi spiace che le persone che le sono accanto non abbiano ascoltato con serietà la sua sofferenza. Ma non si tratta di tutto il mondo! Come vede infatti noi le stiamo dando ascolto, sua pure virtuale.
Il dolore cronico che lei si porta dentro sarebbe bene che potesse parlarle, farsi conoscere. Oltre al dolore mi sembra che lei provi rabbia. Anche questa rabbia ha secondo me il diritto di essere tirata fuori, piano piano, in modo che lei possa dare significato a qualcosa che ancora per lei non ce l'ha.
Che ne pensa?
Gent.ma dott.ssa Aronica le scrivo solo adesso perchè quel post l' ho scritto di getto in un momento particolarmente nero e per un pò mi ha infastidito rileggerlo. Non essendo per niente abituata agli sfoghi quando poi sono "rinsavita" la rilettura mi ha colpita molto. Ho 18 anni. Vari eventi hanno caratterizzato la mia vita al punto da portarmi a operare un completo rifiuto nei confronti del contatto con me stessa e di conseguenza con molti sentimenti, in particolar modo la tristezza. Tristezza nel mio cuore è un sentimento, ma nella mia mente è solo espressione di una debolezza che non posso e che non voglio mostrare. Ho tentato invano di rendere partecipe qualcuno, nel corso di questi anni, delle mie più profonde emozioni, ma i risultati sono stati più che catastrofici. Forse la sfortuna o forse chissà cosa, ho sempre incontrato gente che metteva al primo posto le sue di emozioni, in una maniera così individuale ed egocentrica che i miei pensieri confusi nulla potevano scalfire, anzi, sono solo diventati oggetti di scherno. Io sto male davvero. E questo è veramente penso il massimo che riesco a sostenere e che abbia mai raggiunto. Sono stata in terapia per un pò, ma il terapista, nonostante gli avessi spiegato le mie difficoltà in merito alla mia introspezione, mi chiedeva cosa andassi a fare se non c' era nessun problema. Eppure mi tagliavo, mi ubriacavo (e capitato che lo facessi anche di mattina), ero aumentata di 10 chili e sono stata molto vicina a suicidarmi (purtroppo o per fortuna la lama era decisamente troppo poco tagliente ed io troppo ubriaca per provarci troppo). Ma a lui sembrava tutto così strano, perchè mai IO dovevo avere certi atteggiamenti? Non si è mai parlato di depressione, non si è mai parlato di nulla, se è per questo non si scriveva mai niente, di conseguenza ogni volta dimenticava sempre tutto quello che gli dicevo. Ma poi ho preferito smettere tutto, di cambiare me stessa da fuori anche se dentro non ero cambiata. Questo perchè il mio ragazzo era sul punto di lasciarmi, più stavo male io, più stava male lui e finiva poi che io dovevo consolare lui, quindi non valeva la pena di mostrare il mio malessere, i miei genitori si fidavano sempre meno di me, cominciavano a pensare cose spaventose sul mio conto come se fossi stata una pazza criminale antisociale e mia sorella, nutrendo un risentimento nei confronti di quel pochetto di attenzione che davano a me continuava a darmi della pazza ogni volta che capitava un litigio. Insomma la mia vita faceva più schifo di prima. Ho iniziato la dieta, sono andata in palestra, ho detto addio allo psicologo, ho cominciato a sorridere e a ridere, ho smesso di pensare. Ma purtroppo così facendo sono tornata come ero prima: e tutti sono molto abituati al mio starmene buonina da parte sempre sorridente, senza mai alcun problema. Soprattutto con il mio ragazzo è diventato insostenibile recitare questa parte...lui, per quanti mi ami, per quanto io ami lui, mette molto in primo piano le sue emozioni. E' capitato di essere mandata a quel paese e di non aver reagito, è capitato di essere stata quasi tradita e di non aver reagito, è capitato di tutto e non ho mai reagito. Ma so che se reagisco lo perderò. E ora come ora, lui è la mia unica ancora che ancora mi lascia uno scopo, uno spiraglio.
Sto male...ma non so cosa fare.

Dr.ssa Aronica
Messaggi: 822
Iscritto il: 10 aprile 2006, 14:28

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 23 aprile 2010, 13:07

Buongiorno Someone,
ora lei si è presentata dimostrando una notevole capacità di introspezione. Mi spiace che abbia avuto la sfortuna di incontrare uno psicoterapeuta con cui non è scattata quella misteriosa scintilla che è necessaria per poter iniziare e proseguire un percorso terapeutico, che certamente la aiuterebbe molto. Sono cose che succedono, siamo tutti esseri umani e le relazioni si basano anche su molti aspetti non razionali, inconsci. Lei scrive che non è riuscita a farsi accettare, e ad accettarsi, con i suoi sentimenti e le sue debolezze (tutti ne hanno), né in passato né ora con questa maschera che ha indossato, ma che le sta stretta e non la fa essere se stessa.
Credo che la vita degli esseri umani sia un processo che ha come compito quello di imparare a conoscersi, a rispettarsi, ad amarsi e a cercare di essere sempre più quel sé stessi che si è potuto conoscere, e che in parte cambierà, senza per questo rifiutare le diversità degli altri e la società in cui viviamo. Un compito molto difficile, che oggi è ancor più difficile perché tra lavoro, videogiochi, uso di sostanze, telespazzatura e abuso di certe realtà virtuali, l'essere umano si estranea sempre più da se stesso e disimpara ad ascoltarsi nel profondo.
Il mio consiglio è quello di prendere il suo coraggio a quattro mani e ritentare con un altro psicoterapeuta. Che orientamento aveva quello pecedente? A lei andrebbe bene, a mio giudizio, uno junghiano o uno della corrente umanistica, assolutamente non un freudiano come mi semra fosse quello passato. Mi raccomando, psicoterapeuta e non semplice psicologo.
Che ne pensa?
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

Someone
Messaggi: 16
Iscritto il: 13 ottobre 2008, 22:49

Messaggio da Someone » 23 aprile 2010, 14:30

dr.ssa Aronica ha scritto:Buongiorno Someone,
ora lei si è presentata dimostrando una notevole capacità di introspezione. Mi spiace che abbia avuto la sfortuna di incontrare uno psicoterapeuta con cui non è scattata quella misteriosa scintilla che è necessaria per poter iniziare e proseguire un percorso terapeutico, che certamente la aiuterebbe molto. Sono cose che succedono, siamo tutti esseri umani e le relazioni si basano anche su molti aspetti non razionali, inconsci. Lei scrive che non è riuscita a farsi accettare, e ad accettarsi, con i suoi sentimenti e le sue debolezze (tutti ne hanno), né in passato né ora con questa maschera che ha indossato, ma che le sta stretta e non la fa essere se stessa.
Credo che la vita degli esseri umani sia un processo che ha come compito quello di imparare a conoscersi, a rispettarsi, ad amarsi e a cercare di essere sempre più quel sé stessi che si è potuto conoscere, e che in parte cambierà, senza per questo rifiutare le diversità degli altri e la società in cui viviamo. Un compito molto difficile, che oggi è ancor più difficile perché tra lavoro, videogiochi, uso di sostanze, telespazzatura e abuso di certe realtà virtuali, l'essere umano si estranea sempre più da se stesso e disimpara ad ascoltarsi nel profondo.
Il mio consiglio è quello di prendere il suo coraggio a quattro mani e ritentare con un altro psicoterapeuta. Che orientamento aveva quello pecedente? A lei andrebbe bene, a mio giudizio, uno junghiano o uno della corrente umanistica, assolutamente non un freudiano come mi semra fosse quello passato. Mi raccomando, psicoterapeuta e non semplice psicologo.
Che ne pensa?
Il terapeuta mi disse qualcosa sulla Gestalt, ma personalmente è passato molto tempo e non sono sicura della scuola di pensiero che segue. Di sicuro però non è freudiano, questo l' avrei ricordato. Non conoscendo molto le diverse "correnti" sarebbe così gentile da spiegarmi, almeno in linee generali, quelle che mi ha consigliato? E per curiosità a questo punto mi riservo di chiederle il perchè mi ha consigliato proprio queste :D Colgo anche l' occasione per rigraziarla delle sue risposte, a mio avviso le migliori che abbia mai ricevuto ("virtuali" e non) perchè molto chiare e che mostrano evidente disponibilità da parte sua nei miei confronti....grazie!

Dr.ssa Aronica
Messaggi: 822
Iscritto il: 10 aprile 2006, 14:28

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 24 aprile 2010, 10:51

Buongiorno Someone,
dalla sua mail mi è riverberato il suo bisogno di un rapporto autentico. La psicoterapia umanistica rogersiana è basata proprio su quello. L'analisi junghiana è un approccio che mira più al profondo di quella rogersiana, ma si basa sempre su un rapporto umano empatico. Io sono di quest'ultima scuola.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

Rispondi

Torna a “Depressione”