depressione e relazione di coppia

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

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Giacomo
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depressione e relazione di coppia

Messaggio da Giacomo » 17 giugno 2010, 13:07

Ciao a tutti.
Scrivo su questo forum per condividere (e possibilmente ricavare qualche utile consiglio da tale condivisione) una storia di depressione che sta pesando sulla relazione di coppia fra me e la mia compagna di vita.
Non ne soffro io, ma lei, mia coetanea (23 anni); ha cominciato a soffrirne a 18 anni, tra la quarta e la quinta superiore. Da quella volta, ha avuto due grandi "periodi" di depressione, l'ultimo cominciato a 21 anni, durante il primo semestre del secondo anno di università (frequenta medicina e chirurgia),e continua tuttora.
Da quel semestre, in cui ha anche fermato gli studi in attesa di ritrovare la voglia di studiare,è tornata in terapia farmacologica, con lo stesso farmaco utilizzato la prima volta, e continua a prenderlo ancora oggi, su consiglio del medico di famiglia (psichiatra), anche medico della madre,anche lei avente una storia di depressione, ad oggi, penso, passata o tenuta bene sotto controllo.
Al momento non so bene dove andare a parare, le cose da dire potrebbero essere infinite, ma alcune sono personali e mi sentirei di tradirla se le raccontassi, e di altre non so valutare la rilevanza.
Di sicura rilevanza è la storia famigliare, genitori divorziati con lei molto piccola, un paio d'anni, e da quel momento ha vissuto con la madre, vedendo il padre raramente, fino a decidere di smettere di vederlo da settembre 2009.La madre non è stata presente nella sua vita, eccetto nei momenti in cui decideva di esserlo, impegnata nel lavoro per mantenere lei e la figlia (? secondo me impegnata anche a sistemare la propria vita dopo il divorzio e la depressione, giustamente, ma poco conscia del suo essere madre), e la figlia ha dovuto fare da "balia" alla madre nei periodi di crisi, sobbarcandosi pesi che normalmente una persona di 10 anni o meno non dovrebbe portare (consolare la madre che piange, distrarla dalle preoccupazioni, cucinare il pranzo quando lei non c'è).
Se qualcuno volesse parlarne con me, forse riuscirei a indirizzare meglio i miei sforzi, e a evitare di ferirla cercando di aiutarla o facendo cose innocue, cosa che invece accade spesso.
L'ipotesi di una psicoterapia le è già stata sottoposta,ma lei rifiuta categoricamente il confronto con uno psicologo, adducendo motivazioni secondo me puerili (ad es. disprezzando la figura dello psicologo in quanto "non è nemmeno un medico") o dicendo di non voler raccontare ad un estraneo la storia della propria vita.
Inoltre dice di essere capace di pensare da sola ai suoi problemi,e a come risolverli, cosa vera, ma parzialmente, poichè penso che quando si dimostra a se stessi che con il passare del tempo non si risolvono le proprie paure e i propri problemi, allora una opinione esterna, imparziale, possa condurre a nuove strade di pensiero, magari utili.
Un grosso grazie in anticipo a chi volesse rispondere, o interessarsi a questa nostra storia,voglio veramente molto bene a questa persona speciale e spero di poterla aiutare ad abbattere il muro che la separa dalla vita.

G

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Modina
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Messaggio da Modina » 18 giugno 2010, 13:07

Ciao Giacomo,
ho letto il tuo post con attenzione, e per certi versi forse io e la tua ragazza abbiamo qualcosa in comune... Beh siamo coetanee, anch'io vado all'università e ho affrontato un periodo di pausa causata appunto dalla depressione... Per motivi diversi ovviamente, ma posso capire il periodo che sta passando. Anch'io come lei non vado dallo psicologo personalmente in seguito a un'esperienza negativa.
Ti confesso una cosa che c'entra poco con la tua esperienza, lei cmq sia nella sua sfortuna è fortunata perchè, sembra banale a dirsi, ma ci sei tu. Io nel momento peggiore della mia depressione (pensavo al suicidio) il mio ex fidanzato ha deciso di lasciarmi perchè scoprii in segiuto che aveva un'altra... E il dolore è stato ancora più grande, e se ci ripenso non lo so come sono ancora qui...
Come hai dedotto anche tu, penso che la sua depressione sia derivi dalla sua famiglia, al vuoto legato all'assenza del padre e alla madre depressa a sua volta. Purtroppo quello che viviamo nella nostra infazia, spesso, soprattutto se un'esperienza negativa, ce la portiamo dietro negli anni, c'è poco da fare...
Io con l'università sto riprendendo adesso, c'ho pensato molto, ma è una cosa a cui tengo davvero tanto e malgrado stia male vorrei riuscirci; era un anno che non aprivo libro o che non andavo a lezione, a poco a poco mi sono decisa e mi sono fatta forza... Se è una persona lo desidera veramente credo che prima o poi si rialzi, da quanto hai detto non è la prima volta che le capita, magari tu non insistere (la mia famiglia mi dava della fannullona e avevo dei sensi di colpa incredibili) ma sostienila, a me è mancato qualcuno che mi desse coraggio, anche se nella vita bisogna cavarsela da soli.
Guarda sembrerà stupido quello che sto per dirti ma credo che la tua presenza (nel senso di esserci nel vero senso del termine) sia fondamentale, visto che la sua famiglia è del tutto assente, contemporaneamente ribadisco che la "rinascita" deve cmq sia partire da lei. Per la mia esperienza, se il mio ex si fosse comportato diversamente le cose adesso sicuramente andrebbero un pò meglio...
Buona fortuna, per altre domande sono a disposizione
"E se la realtà non fosse altro che una malattia?"

Giacomo
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Messaggio da Giacomo » 18 giugno 2010, 16:17

Ciao Modina,
grazie di aver deciso di condividere con me la tua esperienza.
Credo di aver accettato ormai che il mio aiuto può concretizzarsi solo tramite un supporto esterno, cosa che,all'inizio della nostra storia, devo ammetterlo mi faceva sentire impotente e frustrato.
Ora cerco di non calcare la mano, certo ogni tanto le suggerisco garbatamente di provare a studiare, non fosse altro che per distogliere la mente dai soliti pensieri che la affliggono, ma non insisto, cosa che invece ho fatto in passato, provocando malumori e dispiaceri.
Ho però ancora delle perplessità, derivanti un pò dalla mia inesperienza, un pò dall'esperienza di mia madre; in effetti,anche mia madre ha sofferto di disagi psicologici in passato, dall'ansia agli attacchi di panico passando per la depressione, per fortuna tutti sorpassati.
Oltretutto ha assunto (solo per un periodo poichè inefficace con lei) lo stesso farmaco che anche la mia ragazza assume, e giustamente mi ha fatto notare che il farmaco non dovrebbe essere assunto per periodi troppo lunghi, ma dovrebbe essere solo un supporto nei momenti di crisi, una liana che aiuti ad uscire dalle sabbie mobili, per usare una facile metafora.
Ora io non voglio criticare l'operato del medico di famiglia, non conoscendo nei dettagli le stesse cose di cui egli è a conoscenza, vorrei invece sapere se è contemplato anche un trattamento prolungato in alcuni pazienti (non so definire l'esatta durata del trattamento, ma di sicuro l'assunzione dura da più di 7 mesi).
Il farmaco che assume appartiene alla categoria degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina; se fosse necessario, posso anche darne nome e dosaggio giornaliero.
Grazie dell'interessamento, buona fortuna e buona vita anche a te!
G

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Modina
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Messaggio da Modina » 19 giugno 2010, 15:17

il mio aiuto può concretizzarsi solo tramite un supporto esterno, cosa che,all'inizio della nostra storia, devo ammetterlo mi faceva sentire impotente e frustrato.
Si credo che sia così per la maggioranza delle persone esterne, e che è un compito duro sia per riconoscere la "parziale impotenza" sia per trovare una "strategia" di soccorso.
Ora io non voglio criticare l'operato del medico di famiglia, non conoscendo nei dettagli le stesse cose di cui egli è a conoscenza, vorrei invece sapere se è contemplato anche un trattamento prolungato in alcuni pazienti (non so definire l'esatta durata del trattamento, ma di sicuro l'assunzione dura da più di 7 mesi).
Capisco,
io mi son sempre rifiutata di prendere psicofarmaci e quindi posso darti solo dei suggeriementi su come comportarmi se fossi in te...
Prova a seentire "più campane" chiedi suggerimenti ad altri medici o magari anche a titolo informativo al farmacista... Poi magari puoi trovare un'alternativa col tuo medico di base, gli spieghi le tue perplessità e quello che hai sentito da altri esperti... Se fossi in te cercherei di giocare a carte scoperte con lei, (personalmente ho scoperto diverse volte mia madre che cercava di rifilarmi qualcosa prescritto dal medico e non è stato per niente piacevole) falle notare questa cosa, magari le chiedi cosa ne pensa (studia medicina no?) alla fine è tutta una cosa che fai per il suo bene, ed è importante che se ne renda conto...
In bocca al lupo a tutti e 2 :)
"E se la realtà non fosse altro che una malattia?"

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Sergio67
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Messaggio da Sergio67 » 22 giugno 2010, 14:48

Ciao,

per quanto possa essere duro riconoscere la propria "parziale impotenza", ci sono cose che nessuno può fare al posto nostro, passi che lei deve compiere da sola. Non puoi essere tu a farlo al posto suo, non sarebbe la stessa cosa.
Renditi comunque conto che solo per il fatto di esserci e di credere in lei, di non condannarla per "non riuscire" probabilmente le sei di grande aiuto.

Comunque penso che dovresti provare a insistere un pochino con la psicoterapia. Innanzitutto ci sono anche psicoterapeuti che sono psichiatri e non psicologi, e questo potrebbe aiutare a smontare qualche obiezione.
E poi in una terapia racconti solo quello che vuoi. E' normale avere qualche paura. Paura di cambiare, paura di perdere quel poco di stabilità che ci sembra di aver raggiunto.
E' vero che non sai chi incontri, ma bisogna correre qualche rischio nella vita. E per il poco che posso dire mi sembra che di psicoterapeuti bravi ce ne siano in giro. E poi non sono persone che ti giudicano, ma ti aiutano a guardare alla tua vita da una prospettiva diversa, a capire che la depressione non è un marchio indelebile.
Puoi sentirti perso, ma non potrai mai perdere te stesso.

Facilitatore gruppo AMA "Sbilànciati!" su AMAEleusi (cercateci)

Guida Autorizzata Pagine Blu (ma non sono psicologo)

Giacomo
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Messaggio da Giacomo » 24 giugno 2010, 13:51

Grazie per tutti i consigli e l'incoraggiamento in generale.
In questi giorni la situazione è positiva, lei è di umore buono, e momenti come questi mi danno il coraggio di affrontare i giorni meno belli senza perdermi d'animo.
Certamente cercherò di insistere, senza forzarla, a pensare alla possibilità di sentire uno psicoterapeuta, e l'idea di proporre uno psichiatra piuttosto che uno psicologo mi sembra una strategia buona. Per quanto riguarda l'utilizzo del farmaco, penso che l'unica cosa che al momento possa fare è documentarmi quanto più possibile con medici che lo prescrivono, sui tempi di somministrazione e sull'opportunità di protrarre una terapia per tempi lunghi.
E poi affrontare l'argomento assieme, supportando l'opinione che mi costruirò con fatti e pareri di medici di ruolo.
Grazie ancora per l'interessamento!
Vi terrò aggiornati,
G

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