Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è...

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

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blackbird
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Re: Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è...

Messaggio da blackbird » 12 marzo 2013, 21:49

Il coraggio riguarda manifestare il nostro lato oscuro che si compenetra con "generosità, cordialità, considerazione, rispetto, amore", il nostro lato luminoso.
La frattura profonda tra i nostri lati, il non riconoscerne la stessa importanza, non comprendere l'essenzialità dell'uno e dell'altro...questo ti porta alla sofferenza,per me.
E non so se sia più masochistico decidere di perdersi nell'essenza di entrambi, anzichè condensare le due forze..decidere di procedere ignorando la nostra integrità.

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Eddd
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Re: Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è...

Messaggio da Eddd » 15 marzo 2013, 15:03

amore ha scritto:"Ma il coraggio di vivere ... quello, ancora non c'è ..."
Forse è quello che alla base manca alla maggior parte di noi depressi e ansiosi, quasi sicuramente a me stessa: il coraggio di vivere.
Sì perché vivere richiede almeno un minimo di coraggio (oltre che di intelligenza) nell'affrontare e non fuggire i problemi che di volta in volta si presentano. Forse siamo, o siamo stati, incoscienti, avventati, ma mai seriamente coraggiosi.

"E ho nell'anima, in fondo all'anima ... cieli immensi e immenso amore".
Certo, probabilmente abbiamo nell'anima anche tanta generosità, cordialità, considerazione, rispetto, amore; ma non avendo mai avuto il coraggio di vivere, tutto è rimasto potenziale, non attuato, non realizzato.
Sarà per questo motivo che ad un certo punto della nostra esistenza ci sentiamo come spezzati dentro, di una frattura dell'anima talmente profonda da provocare un dolore sordo ma persistente, un dolore non definito, che sembra non avere nessuna causa o nessuna ragione...
Sospesi, confusi e attanagliati, tra la paura di vivere e la paura di morire.
Io per la verità credo d'avere soprattutto la prima di paura, che poi non è l'esser vivi un problema, non è questo che fa paura e risulta problematico. Il problema per me è che proprio non si riesce a vivere come si desidererebbe davvero. Oggi non ho di certo tanta paura del fatto che supererò la notte e domani sarò ancora vivo, e nemmeno ho paura di morire nel sonno, ho paura di perdere certi affetti, ho paura della fatica, ho paura di non riuscire a vivere poi tanto bene, ma se mi si dice che la vita è fatta proprio così e basta, pure il non aver più paura di questi aspetti a cosa potrebbe mai servirmi?
Se non hai paura più di nulla, per te tutto risulterebbe equivalente, meglio aver paura di qualcosa e avere una qualche facoltà di giudizio propria, che non aver più paura di nulla secondo me.
C'è chi questo dolore sordo l'ha spostato sotto ad un tappeto con la scopa come si fa con la polvere e chi proprio non ci riesce, ma la polvere la si è spostata soltanto, è sempre lì per tutti, e i cosiddetti coraggiosi per me sono molto meno consapevoli e molto più superficiali di chi prova paura.
Sinceramente direi che sarebbe meglio per te non arrivare ad averlo mai il coraggio di vivere una vita che probabilmente non vuoi (altrimenti non ne avresti paura di vivere così e colà).

E' come augurarsi di volere ciò che in fondo non si vuole. Potessi voler non volere più nulla e si risolverebbe tutto, ma è una falsa soluzione (pure contraddittoria).

P. S. Ti ho risposto qua amore perché mi sembra che è lo stesso messaggio che hai riportato anche di la.

Ciao ^_^
La nostra vita contiene tutti i mali della tragedia, mentre noi non riusciamo neppure a conservare la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

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Eddd
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Re: Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è...

Messaggio da Eddd » 17 marzo 2013, 14:56

amore ha scritto:Per Edd.

Non riuscire a vivere come si vorrebbe davvero, come tu dici, Edd, può dipendere dall'incapacità, come dicevo nel post precedente, di unire il lato migliore di noi stessi con la realtà circostante, cioè si manca dell'abilità del compromesso (nel senso buono del termine) tra noi e il mondo, e gli altri.
Chi è depresso è fermamente convinto d'essere incapace e che ogni fallimento nell'adattarsi dipende da una sorta di incapacità o mancanza interna, come se una volta colmata questa mancanza la vita per magia potrebbe divenire quel che non è ed essere per così dire ribaltata, ma è davvero così che stanno le cose?
Io su questa cosa ci ho pensato molto, e penso che i compromessi si stipulano quando a noi stanno davvero bene, non è che si stipulano in base ad una sorta di capacità supplementare nello stipularli. E' il tuo modo di sentire cosa è meglio o peggio questo, e non è una capacità, cioé io non riesco a farla rientrare tra le capacità questa cosa.

Se una persona vive in un ambiente dove ci sono solo maschi e si lamenta del fatto che non ci siano donne per me non può essere di certo catalogata come incapace rispetto a chi in questo ambiente si trova adattato, nel senso che ha rapporti sessuali anche con lo stesso sesso.

Se uno ci riflette bene anche questi sono compromessi, ma chi non li stipula non è detto che sia più malato di chi li stipula. Anzi una persona che si autocostringe a stipulare compromessi che in fondo non le stanno bene, nella maggior parte delle circostanze, finisce solo l'aggravare una situazione già grave di per sé.

Se si parla di capacità per me c'è solo la capacità di ottenere quel che si desidera davvero, questa è una capacità, ma quel che si desidera davvero varia da persona a persona (questa capacità è relativa ai propri desideri), magari la vita che vorrei condurre io è diametralmente diversa rispetto a quella che vorresti condurre tu. E' una capacità relativa a te stesso però, non puoi guardare gli altri più di tanto, prendi me che sono piuttosto pigro e sfaticato, lo ammetto apertamente di esserlo e non riesco a star bene vivendo come certe altre persone, che ci sia davvero un sistema per vivere meglio io non lo so ancora per questo non posso essere poi così certo che tutto dipende da una qualche incapacità interna situata chissà dove.

Per questo io non ti augurerei di trovare il coraggio di stipulare compromessi che in fin dei conti se ti guardi dentro davvero sono comunque incapaci di soddisfarti. Meglio essere insoddisfatti apertamente di quel che c'è che piazzare tante coperture fittizie.

Con la filosofia del coraggio ti assicuro che ne hanno rovinate a milioni di vite, non penso che debbano essere inquadrati per forza in quest'ottica i problemi esistenziali degli individui.
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Re: Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è...

Messaggio da Eddd » 21 marzo 2013, 16:24

amore ha scritto:E' che a lottare sempre poi ci si stanca.
Non riesco a fare più nulla
Non ho più voglia di fare nulla, faccio ormai lo stretto necessario.
Vi è un’angoscia di fondo che mi blocca; forse la paura di affrontare situazioni più grandi delle mie possibilità. Ho tanto lavoro arretrato, anche casalingo, che mi trascino dietro e che rimando di giorno in giorno, dicendomi “lo farò domani”, ma poi passano settimane e mesi… e non faccio nulla. Che fare per darsi una sferzata e muoversi ?
Mi occorrerebbe attingere a quella forza interiore che avevo e che riuscivo spesso a trovare come ultima risorsa e dalla quale riuscivo a ripartire nonostante le brutture che la vita mi presenta, specialmente se inaspettate, ma non riesco più a trovarla. :(
Se non ce la fai, io penso che davvero non puoi darti una sferzata, più cercherai di farlo e più starai male. Poi un po' di disordine casalingo rende più viva la casa, quando vedo un tavolo su cui non c'è nulla sopra o due tre cose in bella vista, mi viene già una sorta di angoscia :mrgreen:.
Fai giusto le cose che riescono a gratificarti di più (se ce ne sono, ad esempio già scrivere nel forum sembra che ti piaccia, sei molto presente :)), queste magari riesci a farle (giusto per non tener bloccata ogni energia che vorresti investire). Io ad esempio mi definisco pigro, ma lo sono molto verso le attività che non mi stimolano, se mi stimola una cosa la faccio senza rimandare.
Se rimandi qualcosa è perché non sei motivata a farla adesso, non penso che con una specie di "sforzo motivatore" poi agirai in un qualche senso ideale che ti auguri. In un altro periodo della tua vita amore magari certe cose le facevi, ma non rappresenterei la cosa come una assenza di carburante (se non in modo metaforico).
Io dico, se ce la fai a muoverti (quindi vuoi e puoi muoverti) ti muovi, se no non puoi pretendere da te stessa che ci sia questo movimento.
Se fossimo stati orsi magari avremmo pensato che pure il letargo era una malattia da cui dover guarire... Dottore in questo periodo dell'anno proprio non riesco a fare le cose che facevo prima...

Ciao amore :)
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Dr.ssa Aronica
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Re: Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c'è...

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 2 aprile 2013, 20:43

1: Il coraggio Il coraggio di cui parla amore non è quello che ha rovinato tante vite, a cui ha accennato edd, come ad esempio quelle dei kamikaze o dei bersaglieri. Il coraggio di cui parla amore mi sembra sia legato all'accettare il rischio di scegliere e di sbagliare, per poi ricominciare. è una vera e propria forma di energia psichica, legata, per quello che so attraverso lo studio e la mia esperienza di psicoterapeuta, alla fiducia in se stessi. Chi ne è carente probabilmente non ha avuto sufficente amore da parte dei propri genitori.
2 L'intergrazione Amore poi parla di mettere insieme i nostri lati oscuri con quelli luminosi. Non si riferisce, credo, a un compromesso, ma a una sorta di integrazione, una consapevolezza che in noi esistono forze opposte e che ci prmette di conseguenza di fare una scelta etica, ogni giorno, momento per momento.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

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