Riflessioni sulla morte

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

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Margiak
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Riflessioni sulla morte

Messaggio da Margiak » 11 marzo 2013, 16:40

Salve a tutti, mi chiamo Giacomo e ho 21 anni, quasi 22.
Fino a qualche mese fa, pur essendo consapevole della morte come tutti noi lo siamo, vivevo normalmente, spensierato e senza preoccupazioni troppo grosse. Ma relativamente poco tempo fa cominciai a ragionare seriamente sulla morte e su cosa potesse esserci o meno dopo. Questo potrebbe sembrare più un discorso teologico che altro, ma è solo l'inizio di una lunga catena che mi ha portato fino al problema che ho riscontrato ora.
Studiando neuroscienze all'università sono arrivato alla consapevolezza che tutto ciò che siamo, sentiamo e viviamo è in teoria dettato dai complessi rapporti elettro-chimici del cervello. Se il cervello alla nostra morte si "spegne" noi smettiamo di esistere, come una macchina che smette di funzionare. L'idea che alla mia morte sarei sparito nel nulla, un concetto che la mente umana non può neanche immaginare, mi terrorizzò completamente facendomi cadere in un forte e intenso stato di ansia.
Per giorni interi non feci altro che pensare a questo fatto poi, parlandone con amici, arrivai alla conclusione che, anche se fossi sparito nel nulla, sicuramente non me ne sarei preoccupato una volta morto, un concetto triste ma abbastanza accettabile.

Da questa prima riflessione però se ne sono ramificate delle altre che tutt'ora mi fanno stare male e a cui non riesco quasi mai a smettere di pensare.
La morte c'è, è inevitabile, e questo è ovvio. Però io, forse perchè un tempo ero ancora immaturo, non ci avevo mai pensato seriamente. Un giorno tutto finirà, qualsiasi cosa: un giorno i miei genitori e coloro a cui voglio bene moriranno, tutte le persone che conosco non ci saranno più, un giorno me ne dovrò andare dalla casa che, con un'ottica bambinesca, avevo sempre considerato quasi come una "fortezza incrollabile". Insomma questo concetto che può sembrare tanto ovvio ha sovvertito completamente il mio quieto vivere e il mio modo di pensare alle cose. In questo periodo vedo tutto in tono più cupo, mi sembra come se stessi semplicemente correndo verso la fine dei miei giorni, ho perso la voglia di fare qualsiasi cosa, tutto mi sembra quasi uno spreco di tempo e l'ansia attanaglia le mie budella per la maggior parte del tempo, tanto che ho perso pure il mio consueto appetito.
Mi continuo a ripetere che ho solo 21 anni, che ho ancora tanto tempo davanti a me, ma la cosa non abbandona comunque i miei pensieri. Tutto mi sembra triste e inutile con il pensiero che un giorno finirà. Ogni esperienza o ricordo mi sembra superfluo con l'aspettativa che poi dovrò abbandonarlo alla mia morte.

La cosa che mi ha veramente spaventato e che mi ha spinto a cercare un aiuto, un consiglio o un confronto in questo forum è che continuo ad altalenare il mio stato d'umore. Un attimo prima sono distrutto dall'ansia e dal nervosismo, pensando all'arrivo finale come a pochi passi di distanza, e un attimo dopo mi tiro su pensando che manca ancora molto tempo, per poi ricadere in ansia poco tempo dopo. Io sono lungi dall'essere un esperto di queste cose ma avevo sentito dire che questi continui sbalzi d'umore sono un fattore determinante di depressione.

Ho paura che le cose possano continuare a peggiorare.
Non ho la presunzione di trovare uno psicologo pronto per me o di annullarmi il peso di questo fatto solo con poche scritte, ma perfavore ditemi la vostra, magari parlando con qualcuno posso riuscire ad aggiustare la mia prospettiva evitando di vivere il resto della mia vita nell'ansia.

Dr.ssa Aronica
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Re: Riflessioni sulla morte

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 8 aprile 2013, 14:03

Salve Margiak,
in questo forum ho espresso in più post le mie riflessioni sulla morte.
L'essere umano è l'unico animale dotato di capacità di autoriflessione. Credo che la riflessione sulla morte - degli animali uccisi per mangiarli, dei propri cari, di se stessi - sia stato lo stimolo che ha mosso filosofi, pittori, musicisti, che ha creato le religioni... che spinge l'essere umano a cercare di dare un significato alla propria vita. Credo che il cercare di dare un significato alla propria vita sia una forma di religiosità, nel senso di re-ligere, connettere se stessi a un Significato possibile.
Tutte queste sono riflessioni teoriche, adesso cerco di rispondere direttamente al suo problema.
Sembra che in lei ci sia stato un cambiamento repentino di consapevolezza, di umore e allo stesso tempo di capacità riflessiva. I cambiamenti repentini sono motivo di crisi, la psiche non è fatta per tale rapidità! Ha bisogno di tempo e di pazienza. Nel frattempo lei sta obiettivamente perdendo il gusto per la vita.
Ci sono stati eventi particolari nella sua vita prima che questa ansia si manifestasse? Come va il suo sonno? e il suo appetito?
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

panorama
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Re: Riflessioni sulla morte

Messaggio da panorama » 9 aprile 2013, 19:00

Margiak:Tutto mi sembra triste e inutile con il pensiero che un giorno finirà. Ogni esperienza o ricordo mi sembra superfluo con l'aspettativa che poi dovrò abbandonarlo alla mia morte.
Se estremizzi le cose puoi arrivare a pensare che al mattino è inutile alzarsi dal letto, tanto si deve morire, perciò è meglio dormire…

La morte è un evento naturale inaccettabile perché l’individuo che sta fisicamente bene vorrebbe essere immortale.

La morte come minaccia incombente è stata rappresentata da Tolstoj nell’opera “La morte di Ivan Il’ič”, nella quale il protagonista si ribella alla sfida della morte.

La religione cristiana aiuta ad avere la speranza dell'immortalità dell'anima e della resurrezione in chi crede.

Per chi non crede non c’è la disperazione ma vive tranquillamente, in particolare chi pensa all’autorealizzazione durante la vita terrena. Realizzarsi significa sviluppare le proprie attitudini, i propri talenti.

Ulisse ci direbbe…”fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza". (Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI)

Davide49
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Re: Riflessioni sulla morte

Messaggio da Davide49 » 9 aprile 2013, 19:51

“Dato che la morte, a ben guardare, è la vera meta della nostra vita, già da un paio di anni sono in buoni rapporti con questa vera, ottima amica dell'uomo, così che la sua immagine non solo non ha per me più niente di terribile, ma anzi molto di tranquillizzante e consolante. Ringrazio Dio per avermi concessa la fortuna e l'occasione di riconoscere nella morte la chiave della nostra vera beatitudine. Non vado mai a dormire senza pensare che, per quanto io sia giovane, il giorno dopo potrei non esserci più. E di tutte le persone che mi conoscono nessuno potrà dire che io abbia un modo di fare imbronciato o triste , e ringrazio tutti i giorni il Signore per questa beatitudine” .
(W.A. Mozart)

Dr.ssa Aronica
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Re: Riflessioni sulla morte

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 9 aprile 2013, 20:32

Che bella la citazione di Mozart, grazie Davide 49 per avercela data, Mozart è morto giovanissimo. Nonostante, o forse proprio grazie alla prospettiva della morte ha vissuto una vita davvero intensa. Certamente è riuscito a realizzarsi e, dalle sue lettere, sappiamo come amasse la vita. Sullo sfondo della sua musica ci sono spsso note cupe, di morte, basta pensare ad esempio al Dongiovanni, per non dire poi del magnifico Requiem che ha composto.
Grazie anche per la testimonianza di panorama.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

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