Depressione: causalità lineare o multifattorialità?

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

Dr.ssa Aronica
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Depressione: causalità lineare o multifattorialità?

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 15 febbraio 2007, 15:06

Salve a tutti, questa è una domanda che mi ha fatto enemyof the sun,
ma penso che sia venuta a molti e così la inserisco tra i messaggi importanti. Cercherò di rispondere con semplicità e chiarezza.
L'essere umano è molto, molto complesso, e, a sua volta, vive in un ambiente (intendendo per ambiente l'ambiente fisico, le persone che lo circondano e le sue esperienze), molto molto complesso.
Il cambiamento dell'equilibrio di una persona oggi non è più visto dagli studiosi in termini di causa - effetto (causalità lineare), ma di multifattorialità.
Ovvero i cambiamenti (dal banale raffreddore all'insorgenza di una malattia genetica) sono determinati da un insieme di fattori di importanza differente, molti dei quali non conosciamo ancora perché non abbiamo gli strumenti adatti.
Facciamo un esempio. Due fratelli omozigoti, ovvero che hanno lo stesso patrimonio genetico, che hanno un genitore e alcuni parenti affetti da schizofrenia. Uno all'età di 18 anni diventa schizofrenico, l'altro no. Questo cambiamento dipende dalla complessa interazione tra
- l'insieme dei fattori ambientali: educazione, relazioni affettive, eventi stressanti;
- il modo in cui ognuno dei due ha risposto all'ambiente;
- fattori ancora sconosciuti.
Per quanto riguarda la depressione, è vero che i soggetti depressi hanno un assetto neuroormonale (serotonina, dopamina, endorfine ecc.) differente da coloro che non lo sono, ma nessuno studioso ancora sa dire se la diversità di tale assetto è una delle concause del cambiamento o l'effetto del cambiamento o tutti e due.
In conclusione: le differenti modalità di essere depressi, dalla profonda tristezza che viviamo dopo la morte di una persona cara alla depressione che porta al suicidio, si manifestano sempre in seguito all'interazione unica e non riproducibile tra l'estrema complessità della singola persona, unica e irripetibile, e un insieme di più fattori, che non si presenteranno mai più allo stesso modo.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

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allegra
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Messaggio da allegra » 15 febbraio 2007, 22:55

grazie per il suo contributo. :wink:

five
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Messaggio da five » 16 febbraio 2007, 19:01

ma la depressione allora che cos'è? non parlo dei sintomi, quelli li conosco bene visto che ne soffro da 7 anni, io chiedo a cosa serve la depressione?

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ivy
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Messaggio da ivy » 16 febbraio 2007, 20:44

five ha scritto:a cosa serve la depressione?
probabilmente è una forma esagerata di autocontrollo
... ci sono sofferenze che scavano nella persona come i buchi di un flauto, e la voce dello spirito ne esce melodiosa.
Da Paolo il caldo, Vitaliano Brancati

Dr.ssa Aronica
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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 16 febbraio 2007, 23:28

Per ivy: forme esagerate di autocontrollo sono riconducibili a disturbi di tipo ossessivo-compulsivo e non hnno nulla a che vedere con questo forum.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

wope

Messaggio da wope » 25 febbraio 2007, 10:46

beh... che la depressione, qualsiasi sia la causa, sia associata ad uno scompenso del sistema serotoninergico (& Company) neuronale, ormai credo sia un dato di fatto inequovocabile ....

ps: a favore della origine chimica degli effetti depressivi è la scoperta della famosa proteina P11, proteina implicata nel processo di assorbimento della serotonina da parte dei neuroni che ha permesso di capire molto meglio il processo di formazione della malattia e che io spero porti presto a nuove e più mirate cure :)
Certo, le alterazioni dei livelli di serotonina e della proteina P11 sono fatti documentati dalla ricerca scientifica. Il che non significa che ne siano la ‘causa’ o l’origine’, ma un fenomeno simultaneo al quadro clinico della depressione, fattori in gioco. E comunque presumo che i ricercatori abbiano riscontrato questo fenomeno in chi presenta una quadro clinico da manuale, non nelle forme 'depressive' più sfumate, che sono le più diffuse.
D'altro canto, come si spiega il fatto che i sintomi depressivi insorgano da un giorno all’altro? Come si spiega il fatto che il livello della proteina P11 cambiano da un giorno all’altro? Naturalmente non so rispondere, e penso che nessuno saprà mai dare una risposta certa e che valga per tutti; credo anch’io che i fattori in gioco siano tanti, e che non siano affatto trascurabili eventi esterni (anche apparentemente insignificanti agli occhi di tutti) e soprattutto il modo in cui è organizzato il mondo soggettivo della persona, l’immagine che la persona ha di sé, il modo tipico in cui la persona si relaziona con gli altri, che a loro volta sono il risultato della sua storia individuale. Questo non significa che bisogna necessariamente aver subito chissà quali traumi per reagire con sintomi depressivi in alcune circostanze. Ogni persona è un universo a sé, ha un suo complesso equilibrio, e le ragioni per cui questo equilibrio si rompe e si riorganizza in altro modo, come dice la dottoressa, possono essere le più disparate.
Condizioni ambientali, immagine di sé e il modo tipico di relazionarsi con gli altri possono incidere anche sul livello di sofferenza e sulla sua durata nel tempo. Per questo non tutte le persone vulnerabili, predisposte geneticamente alla ‘depressione’, sviluppano il quadro clinico della 'depressione', che rispetta i criteri come da manuale. E per questo è importante che la persona comprenda il senso del proprio malessere e di questa rottura all’interno della propria vita.
I farmaci possono alleviare il malessere, ma la comprensione del senso del proprio malessere è la 'cura'; e non ci si può aspettare una 'guarigione', di ritornare come si era prima della crisi, come quando si è 'malati'. Non si può 'guarire' da se stessi, si può imparare a vivere meglio con se stessi e con gli altri. Questo vale per chiunque, per chi presenta un quadro clinico da manuale, e per qualunque essere umano alle prese con crisi esistenziali.
Ultima modifica di wope il 24 marzo 2007, 13:06, modificato 1 volta in totale.

GIOVI
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Messaggio da GIOVI » 25 febbraio 2007, 11:29

wope ha scritto:
beh... che la depressione, qualsiasi sia la causa, sia associata ad uno scompenso del sistema serotoninergico (& Company) neuronale, ormai credo sia un dato di fatto inequovocabile ....

ps: a favore della origine chimica degli effetti depressivi è la scoperta della famosa proteina P11, proteina implicata nel processo di assorbimento della serotonina da parte dei neuroni che ha permesso di capire molto meglio il processo di formazione della malattia e che io spero porti presto a nuove e più mirate cure :)
Certo, le alterazioni dei livelli di serotonina e della proteina P11 sono fatti documentati dalla ricerca scientifica. Il che non significa che ne siano la ‘causa’ o l’origine’, ma un fenomeno simultaneo al quadro clinico della depressione. E presumo che i ricercatori abbiano riscontrato questo fenomeno in chi presenta una quadro clinico da manuale, non nelle forme 'depressive' più sfumate, che sono le più diffuse.
D'altro canto, come si spiega il fatto che i sintomi depressivi insorgano da un giorno all’altro? Come si spiega il fatto che il livello della proteina P11 cambiano da un giorno all’altro? Naturalmente non so rispondere, e penso che nessuno saprà mai dare una risposta certa e che valga per tutti; credo anch’io che i fattori in gioco siano tanti, e che non siano affatto trascurabili eventi esterni (anche apparentemente insignificanti agli occhi di tutti) e soprattutto il modo in cui è organizzato il mondo soggettivo della persona, l’immagine che la persona ha di sé, il modo tipico in cui la persona si relaziona con gli altri, che a loro volta sono il risultato della sua storia individuale. Questo non significa che bisogna necessariamente aver subito chissà quali traumi per reagire con sintomi depressivi in alcune circostanze. Ogni persona è un universo a sé, ha un suo complesso equilibrio, e le ragioni per cui questo equilibrio si rompe e si riorganizza in altro modo, come dice la dottoressa, possono essere le più disparate.
Condizioni ambientali, immagine di sé e il modo tipico di relazionarsi con gli altri possono incidere anche sul livello di sofferenza e sulla sua durata nel tempo. Per questo non tutte le persone vulnerabili, predisposte geneticamente alla ‘depressione’, sviluppano il quadro clinico della 'depressione', che rispetta i criteri come da manuale. E per questo è importante che la persona comprenda il senso del proprio malessere e di questa rottura all’interno della propria vita.
I farmaci possono alleviare il malessere, ma la comprensione del senso del proprio malessere è la 'cura'; e non ci si può aspettare una 'guarigione', di ritornare come si era prima della crisi, come quando si è 'malati'. Non si può 'guarire' da se stessi, si può imparare a vivere meglio con se stessi e con gli altri. Questo vale per chiunque, per chi presenta un quadro clinico da manuale, e per qualunque essere umano alle prese con crisi esistenziali.
io sono daccordissimo con te al 100%...solo che ritengo la cura degli effetti "distorti" del modo di vedere le cose e se stessi, soprattutto nelle fasi acute, una parte fondamentale del processo di guarigione. Anche solo dare un senso allo stare così male, il solo sapere che in fondo non sei te veramente ad avere dei pensieri così distorti e allucinanti ma è la tua patologia che ti spinge a fare questo, secondo me, giova moltissimo. Superata questa soglia, forza e coraggio, ci si rimette in gioco con una buona psicoterapia e si cerca il punto di rottura.
Quello che non mi sembra giusto è sentire spesso la gente parlare di mancanza di reattività del depresso, colpevolizzandolo in un certo senso...oppure sul fatto che ci si senta male perchè forse si ha tutto dalla vita etc.etc...sono tutte cazzate (senza offesa x nessuno).

Cya

atta_art
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Messaggio da atta_art » 25 febbraio 2007, 17:33

si si... la vedo proprio come te giovi...
soprattutto nella fase acuta i farmaci forse sono l'unica cosa...
dico questo perche io a dicembre stavo malissimo....avevo perso nettamente il controllo di me stessa... mi creavo problemi assurdi... guardavo il mondo con altri occhi... anche le persone mi sembravano alieni... se guardavo un oggetto anche avevo dei pensieri veramente assurdi... non avevo piu emozioni o sentimenti... nono avevo espressioni... non avevo piu nulla...
ora alcune cose sono cambiate.... ma sono sicura che se avessi preso i farmaci magari non avrei proiettato tutti i miei dubbi su tutto cio che mi circonda.. ampliando e duplicando le mie fobie all'infinito.
perchè credo che se prima dovevo risolvere "solo"un problema con la psicoterapia... ora dovrò rispondere e trovare una soluzione a tutti i miei grandi dubbi che mi sono venuti....
e io sono sicura di questo... perchè è come se per sfuggire a quello stato, ho cercato di dare forma al mio problema una forma piu materiale... facendo questo ho incolpato tutto e tutti quelli che mi circondano....

wope

Messaggio da wope » 27 febbraio 2007, 12:58

GIOVI ha scritto:Quello che non mi sembra giusto è sentire spesso la gente parlare di mancanza di reattività del depresso, colpevolizzandolo in un certo senso...oppure sul fatto che ci si senta male perchè forse si ha tutto dalla vita etc.etc...sono tutte cazzate (senza offesa x nessuno).
Detta cosi' sembrano discorsi che lasciano il tempo che trovano, pero' magari bisogna anche cercare di capire che cosa intendeva chi ha affrontato il discorso. Non e' detto che intendesse colpevolizzare. Del resto la tendenza a sentirsi in colpa per tutto e' caratteristico delle persone con tendenze depressive (posso testimoniare :wink: ).
GIOVI ha scritto:Lo stress crescente accompagnato da modelli di società dove efficienza e benessere sono necessari possono mandare "in tilt" il nostro cervello (e qui entrano in concorrenza la predisposizione genetica e fattori psicologici personali), e a questo stress siamo sottoposti tutti, ricchi e poveri...tant'è vero che la depressione colpisce statisticamente a qualsiasi età e qualsiasi ceto sociale.

Cya
Da articoli divulgativi trovati su internet, mi risultano dati un po' diversi. A parte l'arci-nota maggiore incidenza nelle donne, sembra che le percentuali di persone interessate da 'disturbo depressivo maggiore' tra gli uomini decrescano con l'eta', nelle donne crescano fino ai 35-44 anni per poi decrescere. I ceti sociali e le etnie svantaggiate sarebbero maggiormente a rischio (forse si spiega con la quantita' di frustrazioni incontrati nel corso della vita dovute allo svantaggio sociale). Alcuni gruppi etnici (per esempio i nativi americani) sarebbero piu' a rischio per via dell'abuso di alcol (non so pero' se i dati si riferiscono al 'disturbo depressivo maggiore').
Forse i dati a cui si riferisce GIOVI sono quelli relativi all'aumento delle percentuali di incidenza, che pero' sono diverse nelle diverse fasce sociali e d'eta' ... bisognerebbe guardare i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' ... in ogni caso e' un fenomeno complesso.

belt
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Re:

Messaggio da belt » 10 settembre 2011, 14:50

five ha scritto:ma la depressione allora che cos'è? non parlo dei sintomi, quelli li conosco bene visto che ne soffro da 7 anni, io chiedo a cosa serve la depressione?
appoggio in pieno la sua domanda e le chiedo,lei che la vive,che vive la sua depressione e non quella di qualcun altro perchè pensa di dover chiedere ad altri cos'è la depressione?

Dr.ssa Aronica
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A cosa serve la depressione?

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 10 settembre 2011, 15:18

Salve a tutte e a tutti.
Per prima cosa vorrei sottolineare la differenza tra la cosiddetta "depressione maggiore", una forma di psicosi molto grave, che va assolutamente curata con psicofarmaci associati a una psicoterapia, e la depressione che un volta era chiamata "nevrotica" (oggi non è più chiamataa così nel DSM, il più importante manuale diagnostico di patologie psichiche).
Personalmente credo che quest'ultima forma di depressione sia un segnale dell'anima che sta soffrendo perché non riesce più a trovare il significato nella vita ma è ancorata a degli pseudovalori (per me anima e psiche sono quasi sinonimi, uso anima perché il termine psiche è più usato in campo medico-psichiatrio).
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

Howl
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Re:

Messaggio da Howl » 7 giugno 2012, 23:18

ivy ha scritto:
five ha scritto:a cosa serve la depressione?
probabilmente è una forma esagerata di autocontrollo
poche parole, ma illuminanti, non avrei mai detto di meglio, è così, è come dici

Howl
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Re: Re:

Messaggio da Howl » 8 giugno 2012, 22:58

amore. ha scritto: Beh, no, non sembra proprio una forma esagerata di auocontrollo. Non so se tu, Howl, soffri di depressione ma
direi piuttosto che si tratta innanzitutto di una forte presa di coscienza della propria situazione esistenziale e poi di una modalità di ribellione, di rifiuto, unito ad un profondo desiderio di cambiamento di uno status quo reale che per qualche motivo non si riesce o non si può cambiare. E' la malattia dell'anima che rende più evidenti e dolorosi i nosri limiti e, allo stesso tempo, amplifica o rende sensibile anche il nostro eterno desiderio di superare ogni limite.
Si, mi trovo molto d'accordo con le tue parole. Però mi chiedevo: perchè nasce la depressione?
Non è forse una particolare forma di reazione alla vita, al controllo che noi vorremmo avere su di essa?
Evidentemente c'è qualcosa che non accettiamo e che non accetteremo mai, che forse mai ammetteremo.
Quella frase mi ha colpito perchè ho pensato: se forse me ne fossi fregato sempre di tutto,
degli altri, delle ambizioni, dei desideri, forse non sarei mai stato depresso.
Per me la depressione ha anche il sapore amaro della sconfitta,
dei miei limiti come giustamente dici: certo non amplifica il mio desiderio di superare ogni limite.
Anzi, mi toglie energia. Forse il segreto nella vita è lasciare un pò la presa e smetterla di voler controllare
sempre tutto, perchè inevitabilmente se ne esce stanchi e sconfitti.
Mi trovo d'accordissiomo con le tue parole, sullo status quo reale che per qualche motivo non si riesce o non si può cambiare.
E' vero anche questo, la depressione mi ha dato modo di prendere una forte presa di coscienza della mia situazione
esistenziale, mi ha fatto maturare molto, mi ha fatto vedere nuove cose.

Howl
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Re: Re:

Messaggio da Howl » 9 giugno 2012, 0:45

amore. ha scritto: Non si deve confondere il desiderio con la capacità e l’energia che porta all’azione, sono due cose ben distinte. Infatti, l’etimologia della parola “desiderio” deriva dal latino: i desiderantes, nel “De Bello Gallico” erano i soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati. Da qui il significato del verbo desiderare: stare sotto le stelle ed attendere.
Grazie per la nota interessante :P
No tranquilla, niente autocontrollo o altra patologia.. ho letto una frase, mi ha dato un'emozione, ho commentato
con quello che mi è subito arrivato. Senza ragionare. Hai ragione te
E' un periodo che non vorrei pensare a nulla.. belli i tuoi pensieri
buonanotte

Howl
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Re: Depressione: causalità lineare o multifattorialità?

Messaggio da Howl » 10 giugno 2012, 3:13

amore. ha scritto:Sì, mi pare di aver notato, in alcune persona sofferenti di depressione, anche del narcisismo; in alcuni casi a sfiorare il delirio di onnipotenza.
Non l'avrei mai detto.. Te, amore, hai conosciuto molte persone depresse? io non penso di aver conosciuto altre persone depresse..
Che bello, quando ho scritto amore ho sentito del calore nel mio cuore. Chiamare un'altra persona amore, che potenza che ha questa parola; è solo una parola
eppure è un accostamento magico di vocali e consonanti.
Ecco, già non fa più effetto.

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