I principali sintomi delle forme depressive

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

Dr.ssa Aronica
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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 1 aprile 2010, 10:22

Buongiorno Pippus,
quello che dice è troppo astratto. Di solito la schizofrenia si manifesta per la prima volta all'età di diciott'anni circa, ma sintomi di notevoli stranezze e bizzarrie di pensiero e comportamento ci sono già da prima. La persona schizofrenica non è capace di ragionare, ha deliri e allucinazioni.
Lei a quale caso in particolare si riferisce?
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

pippus
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Messaggio da pippus » 1 aprile 2010, 22:54

quali sono le stranezze e le bizzarie?
se uno ragiona è assolutamente non schizofrenico allora? :roll:

Dr.ssa Aronica
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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 2 aprile 2010, 10:39

Buongiorno Pippus,
una persona può ragionare anche in base a presupposti e convinzioni deliranti. Ad esempio se è convinta di essere stata rapita dagli alieni, partendo da questo presupposto può fare ragionamenti anche coerenti: è stata rapita con il tale mezzo, ha patitito tali dolori, ha visto il tale pianeta. Se è convinta che un virus mortale è fronteggiabile avvolgendosi con fili di rame, può avvolgersi con fili di rame in maniera coerente con i suoi presupposti. Se è convinta di avere le orecchie a sventola, può decidere di farsi operare, e quindi telefonare al'ospedale, prendere appuntamenti eccetera, come farebbe una persona che ha un problema da risolvere con un'oprazione.
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sbisio
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Messaggio da sbisio » 9 gennaio 2011, 14:37

Salve Psyduk, riporto qui ciò che ho scritto anche nel post "sqqdw".
L'argomento psicofarmaci è molto delicato.
Da soli essi non risolvono i problemi, ma sicuramente aiutano a distanziarsi un po' dalla sofferenza. Vanno prescritti da un medico, meglio da uno psichiatra, che è un medico specializzato anche nel capire, dopo un colloquio, se a quella data persona serve o meno uno psicofarmaco, quale tipo di psicofarmaco va dato, e in quali dosi.Salve LETFIELD, autorevoli psicologi e psichatri del passato e del presente hanno provato a rispondere a questa sua domanda scrivendo moltissimi libri.
Quello che le consiglio, molto sinteticamente, è cercare con uno psicoterapeuta il senso, il significato che hanno i suoi sintomi in questo momento della sua vita, in modo da eliminarne le cause.
dr.ssa Aronica ha scritto:Salve Letfild,
non ha senso cercare le eventuali cause della depressione. L'importante è cambiare il proprio atteggiamento nei confronti di sé stessi, degli altri, della vita.
Che coerenza, prima dice che l'importante è eliminare le cause, poi che non ha senso cercare le addirittura eventuali cause (certo se non si cercano non si eliminano).
Poi non è che le cause si eliminano così, spesso non è possibile.
Certo è dura far credere a una persona che ha fatto 10 anni di analisi che deve continuare la cerca (pare la cerca del Santo Graal) e allora si dice che non è importante. A me sembrano tutte cose dette un pò a vanvera.

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Farfallo
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Re: I principali sintomi delle forme depressive

Messaggio da Farfallo » 25 ottobre 2012, 22:54

Dr.ssa Aronica ha scritto: Si può diventare rancorosi, si tende a litigare con tutti.
.

Buongiorno dottoressa,

ho riconosciuto gli elementi che ha elencato per definire le caratteristiche della depressione, sapendo di essere affetto da disturbo bipolare (ben stabilizzato, visto che in genere sono abbastanza felice)

Dei punti che lei ha elencato ne ho citato uno. Perché, rispetto agli altri, è quello dal quale meno riesco a difendermi; infatti provo rabbia (interiore), sento di essere permaloso, ma con uno stato dell'umore anche solo poco basso, se non quasi normale.

Purtroppo il rancore è acqua pestata nel mortaio che però fa male e sopratutto è lungo e pervasivo e dura anche per mesi, se ho subito un colpo particolarmente duro. Eppure se incontro un amico, pur avendo l'animo cupo, sono pronto a ridere e scherzare. Finito l'incontro amichevole, torno al mio rovello, in modo quasi voluttuoso. Vuol dire che in fondo in qualche modo io lo voglio?

Per la verità ho osservato che la compagnia scaccia il rancore, e anche la mente occupata in un'attività, specialmente se piacevole.
Ma quando finita la festa, lui, Rankor il Terribile, puntualmente si ripresenta. Ma non posso essere sempre occupato.

Se non posso sconfiggerlo, almeno vorrei provare ad agire sulle circostanze che lo favoriscono.


Grazie
FF.
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Farfallo
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Re: I principali sintomi delle forme depressive

Messaggio da Farfallo » 26 ottobre 2012, 0:12

La drole de guerre
("la strana guerra", 1939-40: francesi e tedeschi sono in guerra, si fronteggiano, ma non sparano un colpo)

Rifletto. Per la mia esperienza, il rancore cos'é?
E' continuare a tirar sassi contro un nemico che se n'è andato. Tutto quel che gli si può scagliar contro va bene: brutti ricordi, critiche, desiderio di soddisfazione o di rivincita.

E' una strana guerra che svolgo prevalentemente nel passato, ma anche nel futuro che vedo come un nuovo campo dove proseguirà il confronto.

Penso a tutto, meno che al presente, però. Perché basterebbe che guardassi i termini attuali tra me e l'offensore, e al massimo quelli realisticamente prevedibili.

Eppoi, anche se tutti i colpi e gli accidenti che lancio mentalmente a chi mi ha ferito dovessero andare a segno contemporaneamnete, ciò non curerebbe la mia ferita.
Per lenirla credo che occorrerebbe la sua compassione, non la sua distruzione.
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Dr.ssa Aronica
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Per Letfild

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 26 ottobre 2012, 16:54

Buongiorno Letfild,
forse non ha letto bene quello che ho scritto a proposito delle cause della depressione, le spiego meglio.
In precedenza avevo scritto:
"Quello che le consiglio, molto sinteticamente, è cercare con uno psicoterapeuta il senso, il significato che hanno i suoi sintomi in questo momento della sua vita, in modo da eliminarne le cause".
Con questa frase non intendo dire che bisogna cercare le cause della propria depressione, ma che, se si trova il senso, le cause si eliminano da sole.
Mi sembra di aver letto tra le righe del suo messaggio un certo umore negativo, è così?
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Dr.ssa Aronica
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per Farfallo

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 26 ottobre 2012, 17:05

Buongiorno Farfallo,
e naturalmente buongiorno a tutti e a tutte, quando rispondo a una persona le mie risposte sono sempre aperte a tutti.
Le sue riflessioni sul rancore mi sono sembrate molto profonde ed interessanti. Mi sembra un modo molto utile per distanziarsi dai propri complessi quello di personificarli, lei lo ha fatto chiamando il suo: Rankor il Terribile. Se lo dovesse descrivere operativamente, cioè come se noi fossimo degli alieni e non capissimo il pensiero astratto ma solo quello concreto, come lo descriverebbe? Quanto è alto, il peso, come si veste, la corporatura, cosa gli piace da mangiare, che odore ha...
Ritengo che questo sia un esercizio molto utile per la psiche e quando mi sembra opportuno lo propongo anche ai miei pazienti.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

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Farfallo
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Re: I principali sintomi delle forme depressive

Messaggio da Farfallo » 27 ottobre 2012, 21:18

Grazie dottoressa,

le rispondo volentieri, e cerco di rivolgermi il più possibile a tutti i colleghi forumisti. Dopo 20 anni di terapia, mi sono reso conto che la scrittura è un notevole coadiuvante. E' un auto sostegno.

La sua idea di ritrarre il mio Rankor il Terribile, mi ricorda quel che mi aveva riferito una mia amica pedagoga, che dava ai bambini queto tema: "disegna il tuo mostro" :evil: . Allora ci provo.

Per la verità già faccio uso della narrazione per superare i miei picchi di dolore. Descrivo un personaggio (rigorosamente con carta e penna!) nel quale condenso il mio disagio. E' un mio alter ego all'inizio. Ma poi qualsiasi racconto impone che il personaggio prenda vita e diventi autonomo, man mano che si procede. E più il mio protagonista si allontana da me, più allontana la mia amarezza. Ora è lui che soffre, non io. Mi sembra di svestire i miei panni.
Alla fine della storia (di 2 - 4 pagine) mi sento puntualente molto meglio.

A volte entro in un personaggio femminile, e allora è davvero sorprendente per me vedere il mondo con gli occhi di una donna. (E in fondo devo anche sentirmi una donna. :oops: )
In conclusione, posso dire che scrivendo mi distacco da me stesso, e direi anche che mi dimentico di me per un po'.
Dimenticarsi di sè perché si entra in un'altra persona letteraria o facendo teatro, credo che faccia bene, quale che sia l'origine del malessere.

Contrastare un dolore è bene, ma dimenticarlo forse è meglio.
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L'Immaginazione Attiva

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 28 ottobre 2012, 13:32

Salve Farfallo, salve a tutti.
Quello che lei fa con carta è penna è più o meno quello che Jung fece per tutta la sua vita. Quando lei entra nel personaggio fa parlare un suo complesso, e man mano che lo fa è come se ne disidentificasse, cosa che libera molta energia che prima era legata a quel complesso. Complimenti per quello che fa e grazie per la sua testimonianza!
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Davide49
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Re: I principali sintomi delle forme depressive

Messaggio da Davide49 » 28 ottobre 2012, 14:06

Farfallo ha scritto:Grazie dottoressa,

le rispondo volentieri, e cerco di rivolgermi il più possibile a tutti i colleghi forumisti. Dopo 20 anni di terapia, mi sono reso conto che la scrittura è un notevole coadiuvante. E' un auto sostegno.

La sua idea di ritrarre il mio Rankor il Terribile, mi ricorda quel che mi aveva riferito una mia amica pedagoga, che dava ai bambini queto tema: "disegna il tuo mostro" :evil: . Allora ci provo.

Per la verità già faccio uso della narrazione per superare i miei picchi di dolore. Descrivo un personaggio (rigorosamente con carta e penna!) nel quale condenso il mio disagio. E' un mio alter ego all'inizio. Ma poi qualsiasi racconto impone che il personaggio prenda vita e diventi autonomo, man mano che si procede. E più il mio protagonista si allontana da me, più allontana la mia amarezza. Ora è lui che soffre, non io. Mi sembra di svestire i miei panni.
Alla fine della storia (di 2 - 4 pagine) mi sento puntualente molto meglio.

A volte entro in un personaggio femminile, e allora è davvero sorprendente per me vedere il mondo con gli occhi di una donna. (E in fondo devo anche sentirmi una donna. :oops: )
In conclusione, posso dire che scrivendo mi distacco da me stesso, e direi anche che mi dimentico di me per un po'.
Dimenticarsi di sè perché si entra in un'altra persona letteraria o facendo teatro, credo che faccia bene, quale che sia l'origine del malessere.

Contrastare un dolore è bene, ma dimenticarlo forse è meglio.

molto, molto interessante.

mi pare analogo alla dinamica della "catarsi" nel teatro greco,
o nella tragedia alfieriana, ad esempio quando l'autore proietta (liberandosene o almeno alleviandoli) mettiamo ad esempio su re Saul, i propri fantasmi, le proprie inquietudine, la propria depressione.
quanti letterati e poeti, ma anche musicisti pittori hanno trovato nella loro espressione un sollievo, con uno sforzo di oggettivazione artistica dei propri turbamenti, che si traduce in una sorta di terapia

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Farfallo
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Re: I principali sintomi delle forme depressive

Messaggio da Farfallo » 29 ottobre 2012, 21:19

Grazie per i contributi.

Dottoressa, che cosa è un complesso? Io ho fatto per lo più terapia psichiatrica, ed è difficile che si parli di questi temi.

Davide,
immaginavo qualcosa di simile alla catarsi, nei miei giochi letterari.
Uno psichiatra mi stupì , quando osservò che la messa è un dramma sacro, che finisce con la resurrezione, ravvisando anche un valore catartico.

Ma aggiungerei questo. Tutti i mei racconti finiscono con gli effetti speciali. Cioé con qualcosa di stupefacente, di magico.
Non so, per esempio un uomo che si desta e vede due lune nel cielo. O un altro che finisce per trovarsi in una nevicata a luglio. Poi magari ha solo sognato. Ma l'incantesimo ha sbloccato la sua pena (e anche la mia!).

Rispolverando le mie antiche reminiscenze liceali, ricordo che alcune tragedie greche non trovavano soluzione da parte degli uomini. Ma alla fine interveniva il "Deus ex machina", calato dall'alto, che risolveva tutto. Allora pensavo che fosse solo un espediente religioso, invece posso pensare che il finale di una tragedia possa aver bisogno proprio di un incantesimo. Come se avessimo anche bisogno a volte di magia.
Grazie a voi.
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Farfallo
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Re: I principali sintomi delle forme depressive

Messaggio da Farfallo » 29 ottobre 2012, 22:28

Secondo me ci sarebbe anche il disegno.

Disegno quando capisco che il mio malessere non ha un'origine precisa. Dopo aver tentato con la razionalità, provo con l'irrazionale.
Se dico disegno, ci si immagina di dover riprodurre qualcosa. Ma è proprio questo lo scoglio: pensare a dei soggetti imbriglia la libertà della linea (o del colore).
Invece la linea può avere autonomia, può procedere seguendo l'istinto, può catturare un'idea.

Se la linea che traccio arriva ad essere indipendente dai concetti e ad essere fluida, mi sento in effetti più libero. Il mondo è rimasto lo stesso, ma io mi sento più sciolto. Forse questo è simile alla prosa: chiunque di noi, nel rileggersi, si rende conto se la propria prosa è o non è fluida, se è facile o se è contorta, se è chiara o di difficile comprensione. Non per niente si usa dire che un certo scritto è felice.

Il pittore boemo Alfred Kubin, a i principi del '900, provò su di sè una tecnica irrazionale che denominò "psicografia", ma ammise che non gli servì. Non esisteva ancora la grafologia, credo. Posso pensare che la sua pittura fosse già di per sè molto permeata d'irrazionalità e che quindi la nuova frontiera non gli offisse nulla.
Ma ho idea che il disegno entri forse non di rado a far parte delle moderne terapie.
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blackbird
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Re: I principali sintomi delle forme depressive

Messaggio da blackbird » 30 ottobre 2012, 0:01

Davide49 ha scritto: quanti letterati e poeti, ma anche musicisti pittori hanno trovato nella loro espressione un sollievo, con uno sforzo di oggettivazione artistica dei propri turbamenti, che si traduce in una sorta di terapia
Io credo che non ci sia artista che non abbia fatto esattamente questo. La produzione artistica è un'autoterapia, e con più o meno originalità e creazione, la stessa, ha marcato epoche storiche ed artistiche diverse.
Il potenziale dell'arte è usato infatti nelle arti-terapie, si cerca di fare in modo anche a chi di suo non ha (o non crede di avere) nessun briciolo di capacità artistica per, invece, vederne scaturire non solo un "opera", ma anche del beneficio.
E' davvero una risorsa di cui non dovremmo mai dimenticarci di poter attingere! Ed è questa la nostra magia, quel fattore trascendente che a volte, non si sa bene quando o come, affiora.. Sembra non appartenere a noi, e invece si manifesta con noi. Paradossale...
Farfallo ha scritto:Disegno quando capisco che il mio malessere non ha un'origine precisa. Dopo aver tentato con la razionalità, provo con l'irrazionale.
Se dico disegno, ci si immagina di dover riprodurre qualcosa. Ma è proprio questo lo scoglio: pensare a dei soggetti imbriglia la libertà della linea (o del colore).
Invece la linea può avere autonomia, può procedere seguendo l'istinto, può catturare un'idea.

Se la linea che traccio arriva ad essere indipendente dai concetti e ad essere fluida, mi sento in effetti più libero. Il mondo è rimasto lo stesso, ma io mi sento più sciolto. Forse questo è simile alla prosa: chiunque di noi, nel rileggersi, si rende conto se la propria prosa è o non è fluida, se è facile o se è contorta, se è chiara o di difficile comprensione. Non per niente si usa dire che un certo scritto è felice.

Mi piace un sacco questa idea di libertà della linea.. Mi viene in mente l'opera di Cavandoli "La linea".. Ed effettivamente era proprio questo il piacere ma anche la frustrazione nel vedere quel cartone.. Una linea è lì, si muove, è in divenire.. E non deve far altro che seguire l'idea che l?ha creata, se esiste!

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Farfallo
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Re: I principali sintomi delle forme depressive

Messaggio da Farfallo » 30 ottobre 2012, 23:25

Gentile Dotoressa,

scrivo epressamente per lei, come forma di gratitudine, e per tutti, perché penso che i sentimenti in fondo siano comuni: tanti uomini , ma un'umanità.

Mi è rimasto in mente il suo suggerimento di ritrarre Rankor il Terribile.

Ho fatto oggi una cosa in fondo semplice: descrivere una riga alla volta che cosa comporta il mio rancore. A questo punto la penna si è sciolta. Ho scritto 30 righe di conseguenze e implicazioni, di concezioni mie che vanno ascritte al rancore. Ne è risultato un ritratto, non formale, ma pur sempre un ritratto. Le garantisco che mi pareva orribile, disgustoso, per certi aspetti. Un vero mostro (che vive dentro di me!).

Fino a che mi baloccavo la mente fra scaramucce, cattivi ricordi, moralismi inservibili, idee di ripicca, pensavo bensì di essere seccato, ma non se sospettavo la gravità e i danni. Pensavo che al massimo, il rancore potesse inquinare in parte la mente. Invece è un'idra che può arrivare a distruggere tutta la vita. A che mi serve sentirmi nel giusto, se poi divento io stesso gradatamente un uomo peggiore?

Quanto è più facile e vantagioso perdonare! :D

(più avanti racconterò un episodio che è davvero singolare. Solo una coincidenza, ma sorprendente).
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