Qual è il senso delle depressioni?

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

Dr.ssa Aronica
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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 15 marzo 2007, 22:24

blackbird ha scritto:Il sè represso pulsa per emergere... Il sè reale,anche se è irreale veramente, si trova a dover fronteggiare un dilemma implacabile.
Così succede che il sè balla tra due estremi sfociando spesso nell'esagerazione dell'una o dell'altra parte. Instabilità permettendo...
salve blackbird, a quale dilemma si riferisce? E a quali esagerazioni?
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blackbird
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Messaggio da blackbird » 16 marzo 2007, 0:44

Il dilemma di riconoscere chi dei due esprime la verità;chi è l'artefatto e chi il naturale; chi il condizionato, chi il condizionante.. Dovrebbe essere compito del sè reale perchè conscio, ma dato che permane l'incertezza tra i due non so più di chi è compito...Anche perchè l'Essere dovrebbe prescindere dal compito!
L'esagerazione in positivo-esagerazione in negativo, e poi dipende dai punti di vista...Una sorta di yin-yang non all'equilibrio!

Dr.ssa Aronica
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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 16 marzo 2007, 9:27

Salve blackbird,
ho aperto un new topic sull'argomento del falso sé - vero Sé.
Per quanto riguarda le sue affemazioni, attenzione!!! Se nella sua infanzia la persona è stata coartata a reprimere le sue attitudini spontanee, essa svilupperà un falso sé, e quello vero le rimarrà al di fuori della consapevolezza, dunque inconscio, finché non lo avrà riscoperto.
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rocco
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x dr.ssa Aronica

Messaggio da rocco » 9 maggio 2007, 17:24

dr.ssa Aronica ha scritto:Salve LEFTFIELD,
il fatto che lei è consapevole del suo falso sé e che senta che non ci vive più bene è un ottimo inizio per un lavoro di riconquista del suo vero Sé.
Forse la mia domanda sembrerà stupida .... ma ...una volta che si arriva a questa consapevolezza, quanto tempo è necessario per "riconquistarsi?"
Mesi? Anni?

Lo chiedo perchè sono in terapia da circa un anno e sicuramente tante cose sono cambiate in me, soprattutto ora so cosa mi è successo quando ero piccola.

Tuttavia tra il dire e il fare, purtoppo c'è di mezzo l'oceano e ora mi sento a un punto morto, ma soprattutto mi sento sola e impotente.
Ho sufficiente consapevolezza da sapere che non potrò tornare indietro e la cosa mi turba non poco, perchè sto soffrendo talmente tanto in questo periodo, che vorrei tanto tornare agli antichi dolori ..... incomprensibili ma anche molto rassicuranti sotto certi aspetti.
Tuttavia non sono nemmeno tanto forte da andare avanti, cambiare la mia vita....ma cambiarla come, al dunque?
non ne ho idea.
So solo che mi sento infinitamente triste, sfiduciata e senza energie.
Apatica, in una parola.


Per questo le chiedo: dott.ssa, secondo lei quanto potrebbe durare questo "gioco" terribile di rinascita????

Grazie molte
Sandra

Dr.ssa Aronica
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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 27 giugno 2007, 22:22

Salve Sandra, mi scusi del ritardo con cui le rispondo.
Un solo anno è veramente poco per riuscire a rinascere, pensi a quanti anni le ci sono voluti per essere quello che è stata fino a un anno fa!
Le psicoterapie hanno i loro momenti di rapidi cambiamenti e i momenti di stasi, e anche molti momenti di sofferenza, perché, purtroppo, una parte della nostra psiche tende a rimanere sui vecchi binari, anche se la fanno soffrire.
Perché non prova a dire alla sua o al suo terapeuta quello che ha scritto in questo forum?
Le faccio tanti tanti auguri di "Buon Cammino!" e, se vuole, ci faccia sapere ancora di come sta procedendo. Non si perda d'animo!!!
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

sfigato
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Re: Qual è il senso delle depressioni?

Messaggio da sfigato » 22 giugno 2008, 3:11

dr.ssa Aronica ha scritto:Scoprire il senso della vita, della sofferenza, della morte, è il più nobile compito che ci è dato. Una ricerca continua, un cammino da percorrere soli e in compagnia, dentro e fuori di noi.
Penso sia utile e costruttivo considerare il manifestarsi di una delle diverse forme di depressione come la dolorosa richiesta di attenzione nei confronti di una fondamentale esigenza dell'essere umano: il processo di individuazione.
Questo accade quando il progetto esistenziale di una persona è stato soffocato o deviato dall'ambiente in cui è vissuta. Si è così formato un "falso sé", forgiato dalle aspettative degli altri.
A un certo punto della vita, spesso "nel mezzo del cammino", gli equilibri su cui ci si barcamenava non reggono più e si entra in un periodo di crisi.
Il termine crisi deriva dal greco antico e significa decidere, giudicare; pertanto “crisi” significa opportunità per scegliere, occasione per cambiare, possibilmente in meglio.
Considerandola in quest'ottica la crisi depressiva non è più un buco nero da cui scappare, ma un'opportunità di crescita.
Quindi basta andare fino in fondo! Ma se il buco nero non avesse un fondo?
Lei scrive che crisi deriva dal greco e che significa decidere, giudicare e quindi presuppone un opportunità di scelta e un occasione per cambiare, ma sempre se c'è una scelta, altrimenti più che un cambiamento avviene una sincope (altro termine preso in prestito dal greco)
Credo che nella psicologia l'etimologia delle parole abbia una grande importanza, ma ancor più fondamentale è il significato che ogni soggetto atribuisce alle parole: è davvero sicura che conoscndo l'etimologia del termine "crisi" un eventuale paziente incominci a considerarsi fortunato di essere depresso?
Alessandro in greco significa protettore degli uomini, ma Alessandro Magno non viene affatto ricordato per la sua benevolenza, bensi per le sue doti di condottiero e stratega, avrebbe meritato forse un altro nome?
Sostiene inoltre che scoprire il senso della vita è il compito più nobile che ci è dato, ma da chi? da un dio? dai genitori? da noi stessi? intende forse dire che è un DOVERE?
Concludendo, non ritiene che il suo ragionamento sia un po' schematico per esprimere concetti tanto profondi? o forse è solo relativo a lei stessa?

Dr.ssa Aronica
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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 22 giugno 2008, 19:03

Salve Sfigato,
quella che lei ha citato è una proposta di lettura della depressione in ottica costruttiva. Mi piacerebbe che questo forum diventasse anche una piccola palestra mentale dove allenare anche le parti di noi che non sono forti.
Lungi da me imporre doveri! Ognuno, secondo me, è libero di pensare come vuole. Grazie per averci dato il suo punto di vista.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

sfigato
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Messaggio da sfigato » 22 giugno 2008, 20:56

dr.ssa Aronica ha scritto:Salve Sfigato,
quella che lei ha citato è una proposta di lettura della depressione in ottica costruttiva. Mi piacerebbe che questo forum diventasse anche una piccola palestra mentale dove allenare anche le parti di noi che non sono forti.
Lungi da me imporre doveri! Ognuno, secondo me, è libero di pensare come vuole. Grazie per averci dato il suo punto di vista.
Grazie a lei, anche se mi sarei aspettato una risposta alle mie domande poichè credo di non aver compreso il suo ragionamento.
Può darmi qualche spiegazione?
Grazie

Gia che ci sono aggiungo anche un'altra domanda: cosa intende palestra mentale? e come si fa a riconoscersi mentalmente forti?

sfigato
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Messaggio da sfigato » 24 giugno 2008, 23:34

domandare è lecito, rispondere è cortesia... :roll:

Dr.ssa Aronica
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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 24 giugno 2008, 23:56

Salve Sfigato,
di solito noi utilizziamo solo ciò che della nostra psiche conosciamo bene. Una persona timida continuerà ad esserlo, e magari diventerà sempre più timida, una depressa entrerà sempre più nel "buco nero" tanto da non riuscire a vedere oltre... e così via.
Così come si va in palestra per ripristinare il funzionamento di muscoli atrofizzati, allenare muscoli che sono deboli, o per mantenerli in esercizio, si può leggere un libro, discutere, guardare un quadro o un film o magari anche leggere gli interventi nei vari forum di Blu, non solo per sfogarsi o chiedere consigli, ma anche per conoscere parti di noi che sono deboli, o che ci sono sconosciute e utilizzarle al meglio, per noi e per gli altri.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

sfigato
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Re: Qual è il senso delle depressioni?

Messaggio da sfigato » 25 giugno 2008, 0:02

sfigato ha scritto:
dr.ssa Aronica ha scritto:Scoprire il senso della vita, della sofferenza, della morte, è il più nobile compito che ci è dato. Una ricerca continua, un cammino da percorrere soli e in compagnia, dentro e fuori di noi.
Penso sia utile e costruttivo considerare il manifestarsi di una delle diverse forme di depressione come la dolorosa richiesta di attenzione nei confronti di una fondamentale esigenza dell'essere umano: il processo di individuazione.
Questo accade quando il progetto esistenziale di una persona è stato soffocato o deviato dall'ambiente in cui è vissuta. Si è così formato un "falso sé", forgiato dalle aspettative degli altri.
A un certo punto della vita, spesso "nel mezzo del cammino", gli equilibri su cui ci si barcamenava non reggono più e si entra in un periodo di crisi.
Il termine crisi deriva dal greco antico e significa decidere, giudicare; pertanto “crisi” significa opportunità per scegliere, occasione per cambiare, possibilmente in meglio.
Considerandola in quest'ottica la crisi depressiva non è più un buco nero da cui scappare, ma un'opportunità di crescita.
Quindi basta andare fino in fondo! Ma se il buco nero non avesse un fondo?
Lei scrive che crisi deriva dal greco e che significa decidere, giudicare e quindi presuppone un opportunità di scelta e un occasione per cambiare, ma sempre se c'è una scelta, altrimenti più che un cambiamento avviene una sincope (altro termine preso in prestito dal greco)
Credo che nella psicologia l'etimologia delle parole abbia una grande importanza, ma ancor più fondamentale è il significato che ogni soggetto atribuisce alle parole: è davvero sicura che conoscndo l'etimologia del termine "crisi" un eventuale paziente incominci a considerarsi fortunato di essere depresso?
Alessandro in greco significa protettore degli uomini, ma Alessandro Magno non viene affatto ricordato per la sua benevolenza, bensi per le sue doti di condottiero e stratega, avrebbe meritato forse un altro nome?
Sostiene inoltre che scoprire il senso della vita è il compito più nobile che ci è dato, ma da chi? da un dio? dai genitori? da noi stessi? intende forse dire che è un DOVERE?
Concludendo, non ritiene che il suo ragionamento sia un po' schematico per esprimere concetti tanto profondi? o forse è solo relativo a lei stessa?
è molto interessante, ma come vede le avevo posto anche altre domande che ritengo molto più importanti.
In virtù del suo ultimo intervento mi verrebbe voglia di fare una battuta, ma se lo facessi rischierei di essere offensivo.
grazie in ogni caso per aver dato un contributo, attendendo un suo riscontro in merito alle altre domande le auguro la buona notte.

sfigato
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Messaggio da sfigato » 26 giugno 2008, 23:18

Forse le mie domande sono difficili?
Non dovrebbero...

Ne formulerò una alla volta per essere più chiaro:

Credo che nella psicologia l'etimologia delle parole abbia una grande importanza, ma ancor più fondamentale è il significato che ogni soggetto atribuisce alle parole: è davvero sicura che conoscendo l'etimologia del termine "crisi" un eventuale paziente incominci a considerarsi fortunato di essere depresso?

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Eddd
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Messaggio da Eddd » 29 giugno 2008, 10:44

Condivido le perplessità di Sfigato, insomma non penso che sia studiando l'etimologia del nome di qualcosa che possiamo comprendere cos'è questa cosa e come funziona. Un nome viene usato per riferirsi a qualche ente (concreto o astratto) ma non è detto che tutte le caratteristiche del nome (in particolare la sua etimologia) ci diano qualche informazione rispetto al suo riferimento. Facendo così ci si comporta in modo analogo a quelli che invece di mettersi a guardare quello che si sta cercando di indicare si fissano sul dito e la mano usati per indicarlo. Bisogna dirigersi verso le cose, bisogna analizzare e comprendere queste, il linguaggio è uno strumento usato per parlare del mondo, bisogna guardare quello che abbiamo intorno, capire come funziona, osservarlo, chiarire in che modo è collegato al nostro linguaggio e soltanto poi alla fine di tutto questo processo, in genere quasi sempre complicato, potremmo essere sicuri che a certe proprietà linguistiche corrispondono certe proprietà reali.
Il termine crisi deriva dal greco antico e significa decidere, giudicare; pertanto “crisi” significa opportunità per scegliere, occasione per cambiare, possibilmente in meglio.
Considerandola in quest'ottica la crisi depressiva non è più un buco nero da cui scappare, ma un'opportunità di crescita.
Se "crisi" oggi si riferisce a un certo tipo di esperienze e situazioni bisogna assicurarsi che queste siano davvero in ogni caso opportunità di crescita in cui è possibile migliorare, non basta studiare l'etimologia del termine "crisi" secondo me, questo modo di pensare a mio avviso è proprio completamente sbagliato. Si può cambiare liberamente il significato di una parola ma quel che si vive è reale, se con morte indichiamo un certo stato biologico-fisico non è che cambiando ottica, e cioé pensando che morte significa in realtà "avere delle opportunità", poi va a finire che queste opportunità quando moriamo poi le abbiamo realmente.

sfigato
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Messaggio da sfigato » 1 luglio 2008, 1:24

Ciao Edd,
pensavo di essere il solo ad avere certi dubbi, ma sembra che in questo mondo esistano più domande che rispote, buffo non è vero? Economicamente parlando è una bomba: più la domanda è alta e più la risposta vale in termini pecuniari.
Rischio di andare OT ma non me ne frega nulla poichè l'argomento è molto interessante e credo che una piccola divagazione possa aiutarci ad evadere e forse fantasticare un po'.

La verità sulle vacanze di qualche cazzo di vip in ferie a Porto Cervo, tua a pochi euro comprando "chi", con mastercard.

vuoi la verità su te stesso? ti costa qualche euro di più e molta sofferenza investendo su un terapeuta, con mastercard.

La verità su dio? non ha prezzo...

Mi chiedo se certe domande siano destinate a restare tali, forse non esiste una risposta, forse la risposta vale così tanto che nessuno se la può permettere, o forse la domanda di partenza è idiota e quindi non ha senso rispondere.

Resta il fatto che la depressione nasce dal dubbio, dalla paura e dalla crisi, ove per crisi non si intnede un'opportunità di cambiamento, bensì un vicolo cieco.
Non si può tornare indietro, il solo pensiero ci fa venire voglia di morire.
Andare avanti? si era detto che il vicolo è cieco o sbaglio? quindi cosa possiamo fare? ....................................
..........................................................
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...................................................
...........................................
Questo è il vero nocciolo della questione, la domanda è molto chiara! Il problema è che non c'è una cazzo di risposta e se ci fosse ... non ti basterebbe nemmeno la carta platino.
Allora cosa fai Edd? me lo sai dire?
Sai che faccio io? provo ad azzardare ipotesi più o meno creative, alcune potrebbero essere ottime idee per un film o per un libro.
Ultimamente ho preso coscienza del fatto che la mia fottuta psiche si difende spargendo merda sul prossimo: in poche parole io generalizzo dando la colpa del mio mal essere a tutto ciò che mi circonda, in particolare a tutti coloro che in qualche modo rappresentano (o mi ricordano) un mio opposto: in genere detesto persone socialmente altolocate come ricchi imprenditori, manager, aristocratici, politici... insomma a tutti gli effetti la feccia umana.
Li odio così tanto che aggiungendo un pizzico di fantasia potrei persino romanzare: pensa ad un mondo molto simile al nostro, anzi, come il nostro; in cui c'è chi comanda e chi esegue, c'è chi si diverte e chi lavora, c'è chi vince e chi perde e così via.
La popolazione disagiata ovviamente ha bisogno di aiuto, ma a chi lo chiede se non a coloro che stanno bene? Peccato però che stare bene non significhi essere buoni d'animo e così i fortunati, grazie ad un sistema economico perverso, riescono a mantenere la domanda di "fortuna" sempre vantaggiosa per loro: forse potrebbero sconfiggere definitivamente questo malessere, ma non vogliono poichè temono che una volta che non ci saranno più distinzioni loro stessi cadranno in depressione; o forse non intendono accogliere nella loro "famiglia" i depressi poichè hanno paura di un qualche contagio.
La cigliegina sulla torta potrebbero essere proprio i terapeuti svolgendo un ruolo "fonamentale" per salvaguardare lo stile di vita dei "fortunati": ovvero quello di allontanare gli sfigati dal loro mondo "aiutandoli" ad accettarsi per quello che sono.
Forse alcuni di voi ricordano un vecchio film degli anni 80 diretto da John Carpenter: "Essi vivono" in cui degli alieni con sembianze umane riescono ad inserirsi nelle alte sfere della società per impadronirsi del pianeta rendendo schiavi gli esseri umani grazie ai media; non è certo un capolavoro di arte cinematografica per non parlare per la scarsa qualità degli effetti visivi, ma ritengo che sia un film che ancora oggi può dire la sua se visto con un occhio critico.

Concluendo, forse i depressi hanno come comun denominatore quello di trovarsi davanti ad un vicolo cieco e il conseguente dubbio rappresentato dalla domanda: "e adesso dove cazzo vado?" e così ti guardi in giro sapendo che la crisi in realtà è un'ottima opportunità di scelta, ma sai che: non puoi tornare indietro, avanti neppure, a destra e a sinistra ci sono solo pareti lisce e non puoi neppure contare sull'aiuto di una scala per scavalcare il muro.
Il tombino all'angolo, ma certo, che idiota non averci pensato prima ma... Cazzo è sigillato!
E adesso?


Che ne pensi Edd? è così anche per te?

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Eddd
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Messaggio da Eddd » 1 luglio 2008, 16:58

Sfigato ha scritto:La popolazione disagiata ovviamente ha bisogno di aiuto, ma a chi lo chiede se non a coloro che stanno bene? Peccato però che stare bene non significhi essere buoni d'animo e così i fortunati, grazie ad un sistema economico perverso, riescono a mantenere la domanda di "fortuna" sempre vantaggiosa per loro: forse potrebbero sconfiggere definitivamente questo malessere, ma non vogliono poichè temono che una volta che non ci saranno più distinzioni loro stessi cadranno in depressione; o forse non intendono accogliere nella loro "famiglia" i depressi poichè hanno paura di un qualche contagio.
La cigliegina sulla torta potrebbero essere proprio i terapeuti svolgendo un ruolo "fonamentale" per salvaguardare lo stile di vita dei "fortunati": ovvero quello di allontanare gli sfigati dal loro mondo "aiutandoli" ad accettarsi per quello che sono.
Più che "Essi Vivono" quello che hai scritto Sfigato mi fa venire in mente un altro filmaccio "Society".
Sfigato ha scritto:Concluendo, forse i depressi hanno come comun denominatore quello di trovarsi davanti ad un vicolo cieco e il conseguente dubbio rappresentato dalla domanda: "e adesso dove cazzo vado?" e così ti guardi in giro sapendo che la crisi in realtà è un'ottima opportunità di scelta, ma sai che: non puoi tornare indietro, avanti neppure, a destra e a sinistra ci sono solo pareti lisce e non puoi neppure contare sull'aiuto di una scala per scavalcare il muro.
Il tombino all'angolo, ma certo, che idiota non averci pensato prima ma... Cazzo è sigillato!
E adesso?


Che ne pensi Edd? è così anche per te?
Sì purtroppo ma in fin dei conti non penso che riuscirò mai ad "accettare" certi aspetti della mia esistenza e dell'esistenza in generale.

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