Qual è il senso delle depressioni?

La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

Angelik@
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a tuo riscio e pericolo.....

Messaggio da Angelik@ » 8 luglio 2008, 9:13

...era solo una battuta per dire che poiché scrivo tanto, a chidere altro rischi che poi ti scrivo un altro sermone di proporzioni bibliche!!! :lol:

sfigato
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Messaggio da sfigato » 8 luglio 2008, 10:30

Angelik@ ha scritto:4 - Quanto tempo hai impiegato a guarire? Io non parlerei di "tempo per guarire".
Direi più un viaggio dentro se stessi, un incontro con se stessi "senza filtri", senza "veli", un percorso per imparare ad accettarsi per ciò che si è che in terapia è iniziato (forse era iniziato confusamente anche prima, non so) e che forse è da sperare non si concluda mai...
Comunque ho fatto tre anni pieni di terapia (ma mi dice che i miei tempi, relativamente a come stavo, sono stati molto brevi, quindi io sono stata fortunata - non facciamoci demoralizzare se i nostri tempi sono più lunghi di quelli di altri)
Io vorrei sentire dei benefici ora, non tra tre anni o forse più!
Per me è gia un eternità, oltre che un sacrificio economico aver investito otto mesi in terapia, in ogni caso tra poco il problema non sussisterà più poichè le mie gravi condizioni economiche non mi consentono spese simili.
(a meno che non scriva un romanzo del calibro di Herry Potter [come cazzo fa a piacere ?])
Insomma sono deluso da questa terapia! Ma come si fa a non esserlo? Pagare una persona per parlare dei miei problemi ogni settimana per non sentirsi dire nulla se non qualcosa di ovvio! E' frustrante! e quel che è peggio è che per il terapeuta va tutto bene: mi accoglie sempre con un sorriso, poi ci sediamo e a quel punto attacco a parlare per oltre un'ora...
Ogni volta che esco di li mi chiedo cosa sia cambiato, ma non vi è risposta.
Di questo passo penso che presto starò peggio di prima proprio a causa della terapia.

e se non mi servisse alcuna terapia? se in qualche modo fossi "immune" ad essa? se non fossi io quello da curare? se fossi un caso anomalo ? se non fossi umano...? interessante ... ecco un'altra sorgente di ipotesi fantasiose...
Magari un giorno mi sveglio con le squame e le branchie, non riuscendo a respirare mi buttano in mare e finalmente sarei libero di vivere felice nel mio habitat, anche se voi continuerete ad inquinarlo senza ritegno!

Se avessi qualche milione di euro sarei sempre in queste condizioni? credo proprio di no! e allora non mi serve la terapia, bensi avere molti soldi!
Però ora con questo nuovo governo tutto andrà per il meglio! diventeremo tutti milionari e saremo tutti come lui: bassi! :lol:

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Eddd
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Messaggio da Eddd » 8 luglio 2008, 11:21

Ma è solo frutto di tanto lavoro fatto insieme a chi sapeva come aiutarmi se solo le offrivo i mezzi...una terapeuta non può aiutarci se noi non le offriamo i mezzi per farlo.
Quali sono questi mezzi?

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rocco
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Messaggio da rocco » 8 luglio 2008, 12:48

Angelik@ ha scritto: Parecchie in effetti..proverò ad essere sintetica (dote che non m'appartiene ahimè..anzi...ahivoi! :)
E per fortuna, vorrei aggiungere, perchè è stato molto bello "leggerti", soprattutto perchè mi ritrovo in ciò che dici e la tua testimonianza mi da molta fiducia, perchè nonostante i miglioramenti (sono in terapia da due anni), nonostante ogni giorno vada un pochino meglio, ci sono dei momenti in cui mi sembra tutto così lento ed esaperante che mi viene una smania di finire, di guarire .............. :lol:

Un abbraccio :D
Sandra

Dr.ssa Aronica
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I fattori che determinano il buon esito di una psicoterapia

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 8 luglio 2008, 12:49

Salve Edd, salve a tutti.
Come ben sapete la natura umana è molto complessa, i comportamenti umani sono determinati in gran parte da fattori inconsci. Dunque è difficile poter dire quali sono i fattori che determinano la buona riuscita di un percorso psicoterapeutico. Provo ad elencarne qulacuno.
1) Il terapeuta deve essere preparato non solo dal punto di vista teorico, ma anche e sportatutto da quello pratico. Dovrebbe aver fatto almeno un percorso psicoterapeutico individuale e dovrebbe aver avuto un supervisore nei primi anni di lavoro, soprattutto per i casi più difficili.
2) Il paziente deve essere seriamente motivato al cambiamento e deve mettere in conto che i tempi di una psicoterapia sono lunghi.
3) Questo è il fattore più imponderabile: tra paziente e terapeuta si deve poter stabilire un rapporto di reciproca fiducia. Possono volerci poche sedute o moltissime, anche più di un anno. Può anche succedere che, nonostante paziente e terapeuta soddisfino i primi due criteri, la loro relazione non funzioni. Dipende da come si incontrano le loro personalità, a livello conscio e inconscio.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

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Eddd
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Messaggio da Eddd » 8 luglio 2009, 12:18

dr.ssa Aronica ha scritto:Il paziente deve essere seriamente motivato al cambiamento e deve mettere in conto che i tempi di una psicoterapia sono lunghi.
Ma come si fa ad essere motivati a cambiare se spesso non si sa nemmeno in cosa dovrebbe consistere questo cambiamento e quanti sforzi ci vogliono?
Io investo delle energie se so che con buone probabilità otterrò molto, gran parte dei problemi consistono proprio in questo.
Se sapessi come investire bene anche soltanto del denaro, potrei investire un certo gruzzolo e diventare milionario. Mettendo sul piatto della bilancia gli sforzi e quel che ho poi ottenuto io sono rimasto quasi sempre deluso, e le cosiddette soddisfazioni sono andate a farsi benedire :roll:. In fin dei conti è proprio per questo che sono insoddisfatto, che venga qualcuno a dirmi che ci vuole fatica non risolve alcunché e non aggiunge nulla di nuovo a quel che già sapevo: il problema è proprio questo che ci vuole fatica e che perciò ci sono poche possibilità di riuscire. Questi problemi li rilancio agli psicoterapeuti... si è capaci di risolvererli? Si è capaci di rendere più semplice quello che semplice a me ora non sembra affatto? Sì o No?

Dr.ssa Aronica
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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 8 luglio 2009, 13:34

Salve Edd, mi può ripeere la sua domanda? Non l'ho capita bene, mi sembra di avere già risposto nella precedente.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

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Messaggio da Eddd » 8 luglio 2009, 16:01

2)Il paziente deve essere seriamente motivato al cambiamentoe deve mettere in conto che i tempi di una psicoterapia sono lunghi.
Per me buona parte dei problemi consistono da un lato proprio nel fatto che è tutto troppo difficile da affrontare, richiede molte energie ed i risultati confrontati agli sforzi sono pochi, mentre dall'altro si ha a che fare magari anche con problemi che non si sa proprio come risolvere. In queste condizioni come si fa ad essere seriamente motivati a far qualcosa che ora risulta appunto troppo difficile?
Se si era già seriamente motivati a mettere in pratica un certo cambiamento e questo è rappresentanto da qualcosa che si è capaci di fare, a cosa serve l'intervento di uno psicoterapeuta?
La motivazione la si ha, si sa cosa dover fare, la psicoterapia a che serve?

Poi non è che la motivazione viene fuori dal nulla, si è tanto più motivati quanto più è semplice mettere in atto un certo tipo di comportamento senza che ci siano troppe conseguenze negative.

Ad esempio se un fumatore è già seriamente motivato al cambiamento e cioé a smettere di fumare, a cosa gli servirebbe seguire una psicoterapia per farlo?

Il punto 2) che viene posto come condizione per la buona riuscita di una psicoterapia, nei casi di dipendenza (da una persona, dal gioco d'azzardo e così via) generalmente non dovrebbe essere soddisfatto, altrimenti non si avrebbe bisogno di intraprendere alcuna psicoterapia: se si è già seriamente motivati a cambiare atteggiamento basterebbe comportarsi diversamente, si riuscirà poi a mantenere quel tipo di comportamento proprio grazie alla motivazione seria che lo supporta.

E' un po' come assumere tra le premesse di una dimostrazione proprio quello che si vuol dimostrare: è tutto corretto, ma dal punto di vista conoscitivo e pratico esibire una dimostrazione del genere risulta semplice ed abbastanza banale e non aggiunge conoscenze significative a quel che si sapeva già.

#Marina#
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Messaggio da #Marina# » 8 luglio 2009, 22:12

Io la penso diversamente, Edd.
Credo che la spinta che ti porta in terapia sia il desiderio di cambiare qualcosa che non va nel tuo modo di essere, nelle relazioni e spesso si manifesta attraverso un'ansia incontrollabile, in fobie e in ogni caso in una profonda sofferenza; al'inizio credo che la motivazione sia data dal desiderio di stare meglio, di lenire quel male che ci pervade dentro; ma spesso è tutto molto confuso, non si capisce il perchè di quello che si prova, quasi sempre si è vittime i due forze contrapposte: una che vorrebbe guarire, l'altra che ha paura di cambiare uno schema che spesso perdura da anni. Il terapeuta è come una guida, ci prende per mano e ci indirizza verso la strada che porta all'uscita, è come se, con la collaborazione del paziente, aiutasse a sbrogliare una matassa ingarbugliata; perchè cò sia possibile, però, è essenziale la volontà del paziente di voler modificare i suoi schemi, lui deve avere il coraggio di affrontare un percorso nuovo, che sicuramente gli fa tanta paura, perchè sconosciuto.
Ciao

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Messaggio da Eddd » 9 luglio 2009, 1:33

#Marina# ha scritto:Io la penso diversamente, Edd.
Credo che la spinta che ti porta in terapia sia il desiderio di cambiare qualcosa che non va nel tuo modo di essere, nelle relazioni e spesso si manifesta attraverso un'ansia incontrollabile, in fobie e in ogni caso in una profonda sofferenza; al'inizio credo che la motivazione sia data dal desiderio di stare meglio, di lenire quel male che ci pervade dentro; ma spesso è tutto molto confuso, non si capisce il perchè di quello che si prova, quasi sempre si è vittime i due forze contrapposte: una che vorrebbe guarire, l'altra che ha paura di cambiare uno schema che spesso perdura da anni. Il terapeuta è come una guida, ci prende per mano e ci indirizza verso la strada che porta all'uscita, è come se, con la collaborazione del paziente, aiutasse a sbrogliare una matassa ingarbugliata; perchè cò sia possibile, però, è essenziale la volontà del paziente di voler modificare i suoi schemi, lui deve avere il coraggio di affrontare un percorso nuovo, che sicuramente gli fa tanta paura, perchè sconosciuto.
Ciao
Ma se si è vittime di forze contrapposte, per quale motivo queste forze poi non possono influire sulla volontà di cambiare certi schemi?
Ad esempio anche io conosco la strada per far smettere di giocare al videopoker qualcuno, basta che questo non entri più in rete o in una sala giochi, quindi anche io poi posso dire a chi ha questo "vizio" che gli manca la volontà di modificare questo schema e che non ha il coraggio di affrontare il percorso nuovo che gli ho suggerito.

Ma affermando questo credi che io abbia detto davvero qualcosa di significativo?

Questo particolare schema quella persona non è capace di modificarlo proprio perché non è presente in lui la volontà di cambiarlo, bisogna trovare lo schema adatto (se esiste) e la volontà poi verrà da sè proprio attraverso un intervento efficace.

Quando qualcuno non riesce a fare qualcosa che apparentemente sembra capace di fare gli si dice spesso che è una questione di buona volontà, ma detto questo si è davvero cercato di capire perché non è presente in lui questa benedetta buona volontà?

Se si riflette bene sulla questione secondo me non è difficile rendersi conto che c'è qualcosa che non quadra.

Da un lato si assume che nel tenere certi comportamenti si può essere vittime di forze contrapposte mentre invece dall'altro si assume che per tenerne altri magicamente non si può essere mai vittime di queste forze.

La volontà (ma sarebbe meglio chiamarla motivazione) è proprio una delle cose su cui dovrebbe intervenire uno psicoterapeuta, non si può assumere a priori che sia già presente la volontà di mettere in atto certi cambiamenti.
Il problema spesso consiste proprio nel fatto che non c'è questa volontà ma soltanto un desiderio vago. Quindi è necessario dissezionare le cose e ridurle in passi abbastanza semplici per permettere a quella persona di agire con le energie motivazionali di cui dispone.

Il punto 2 secondo me lo si dovrebbe eliminare, risulta ambiguo e rappresenta una bella scappatoia per mettere in salvo l'efficacia di ogni trattamento scaricando la responsabilità dell'insuccesso tutta sul paziente.

Secondo me può avere senso soltanto se si chiarisce bene cosa il paziente dovrebbe fare per essere collaborativo (recarsi regolarmente alle sedute, eseguire certi compiti e così via...), non si può restare sul vago.

#Marina#
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Messaggio da #Marina# » 9 luglio 2009, 20:04

Eddd ha scritto:
Il punto 2 secondo me lo si dovrebbe eliminare, risulta ambiguo e rappresenta una bella scappatoia per mettere in salvo l'efficacia di ogni trattamento scaricando la responsabilità dell'insuccesso tutta sul paziente.
E invece è proprio così; per il successo di una terapia una parte di responsabilità spetta al terapeuta (la sua preparazione, la sua bravura), ma una buona parte di responsablità è del paziente; se non è collaborativo ci può stare tutta la vita senza arrivare a nessun risultato.

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Eddd
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Messaggio da Eddd » 9 luglio 2009, 21:41

#Marina# ha scritto:E invece è proprio così; per il successo di una terapia una parte di responsabilità spetta al terapeuta (la sua preparazione, la sua bravura), ma una buona parte di responsablità è del paziente; se non è collaborativo ci può stare tutta la vita senza arrivare a nessun risultato.
Ma cosa dovrebbe fare un paziente per essere collaborativo? Questa cosa va chiarita fin dall'inizio altrimenti diventa tutto abbastanza vago e si può tirare fuori che il paziente non vuole collaborare scaricando su di lui tutto il peso della ricerca di una soluzione riguardo ai problemi stessi che ha portato inizialmente in terapia. Se per collaborare deve essere già capace di trovare lui stesso da solo una soluzione per i problemi che pone è ovvio che poi in questi casi la psicoterapia risulta efficace.

Se invece per collaborare deve seguire ed eseguire una serie di istruzioni semplici, direi che il punto 2) lo si può recuperare.

Io ho fatto un esempio di dipendenza in cui si poteva già dire che il giocatore incallito risulta responsabile di quello che fa. Il punto è che anche quando abbiamo affermato che è responsabile, tutto questo non risolve il problema che questo ci pone.

E' possibile affermare quel che si vuole, ma se poi comunque non si spiega il perché si pensa e si crede che l'affermazione è vera viene espressa solo un'opinione personale che, in quanto tale, è opinabile.

#Marina#
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Messaggio da #Marina# » 10 luglio 2009, 0:53

Eddd ha scritto:E' possibile affermare quel che si vuole, ma se poi comunque non si spiega il perché si pensa e si crede che l'affermazione è vera viene espressa solo un'opinione personale che, in quanto tale, è opinabile.
Su questo sono d'accordissimo; infatti il mio punto di vista risulta opinabile quanto il tuo; io mi baso solo sulla mia esperienza personale, nient'altro.
Comunque se una persona non crede nella psicoterapia o ha comunque delle riserve nessuno lo obbliga ad andare da qualcuno di quella categoria, può tranquillamente starne alla larga e lasciare a chi vuole la libertà di frequentare un terapeuta, non trovi? A che serve accanirsi se non si riesce a dimostrare la propria ragione?
Logicamente questo vale anche per me; io non devo convincere nessuno; mi basta pensare a quello che è meglio per me, ognuno è libero di credere a quello che vuole.
ciao

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Messaggio da Eddd » 10 luglio 2009, 9:01

#Marina# ha scritto:Su questo sono d'accordissimo; infatti il mio punto di vista risulta opinabile quanto il tuo; io mi baso solo sulla mia esperienza personale, nient'altro.
Io proponevo soltanto di spiegare perché credi che quel che dico è sbagliato, la tua esperienza personale non la conosco e non so in cosa consiste né posso capire perché questa ti ha convinto che certe cose stanno così come affermi se non lo chiarisci tu. Io ho cercato di spiegare perché la cosa non mi convinceva e perché secondo me non reggeva tanto.
Lo ripeto, a me sembra quasi che si cerchi di affermare che quando non c'è la volontà di far qualcosa la si possa far aumentare questa volontà tramite proprio uno sforzo di volontà, ma tutto questo rappresenta una specie di paradosso, un tirarsi fuori dall'acqua come fa il Barone di Munchausen reggendosi col proprio braccio.
Insomma se c'è già la volontà di cambiare e si è seriamente motivati a cambiare non ci sarebbe bisogno di una psicoterapia. La psicoterapia, soprattutto nei casi di dipendenza, dovrebbe agire proprio sulla volontà, ossia la motivazione. Se una persona è già seriamente motivata a smettere di giocare a poker non avrebbe poi bisogno di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, visto che smettere di giocare è complicato non tanto perché rappresenta qualcosa di difficile da mettere in atto dal punto di vista tecnico e pratico, ma perché in quel momento manca proprio una seria motivazione che spinga la persona a smettere di giocare: insomma sono più forti i motivi che la spingono a continuare a giocare rispetto a quelli che la spingono a non giocare.
Comunque io aspetto le risposte degli esperti.

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sincerità
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Messaggio da sincerità » 10 luglio 2009, 9:42

Eddd ha scritto:ma perché in quel momento manca proprio una seria motivazione che spinga la persona
Io credo ( e non troppo ingenuamente) che la motivazione per eccellenza sia quel sentimento (inteso anche in senso lato) che si chiama amore. Ora, se ci pensate, l'amore ha sempre colpito per il fatto che sembra scisso dalla volontà, ergo, e non me ne vogliano gli esperti, gli psico più che la volontà possono agevolare il sorgere di questo sentimento. Ovvio, io sono stata moooolto riduttiva, dietro non ci sono pozioni magiche, ma un lavoro che ormai è scienza, ma una volta (in effetti, e per fare la battuta) della stessa cosa si occupavano le streghe o gli sciamani. Forse per questo qualcuno è ancora prevenuto, ma secondo me si sbaglia: stiamo parlando di risorse e, potendo, non le escluderei....
Fu Verità!

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