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La depressione si sta sempre più diffondendo nella popolazione di tutte le fasce di età, dai bambini fino agli anziani. È il male oscuro da cui scappare o un messaggio da ascoltare e comprendere?

Moderatore: Dr.ssa Alessandra Aronica

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Messaggio da f » 3 maggio 2009, 0:14

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Davide49
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Messaggio da Davide49 » 3 maggio 2009, 10:14

ciao F
per prima cosa grazie che ci haI raccontato la tua esperienza, e benvenuta qui.
Ho letto con attenzione quello che hai scritto. Mi hai fatto venire in mente il dramma della sordità per Beethoven e della cecità di Monet, di Degas o di Piero della Francesca, o appunto l’artrite di Nicolò Paganini. Credo che la rinuncia alla musica possa essere un’esperienza molto, molto dolorosa. E penso che non ti serva a niente dirti che ci sono patologie più pericolose e gravi della tua, che uomini donne vecchi e soprattutto bambini affrontano, perché il fatto è che nel caso tuo l’artite viene ad avere un riflesso forte non solo sull’umore ma su una parte molto profonda di te. E’ questo il dato forte, mi pare, del tuo intervento.

Io ho sempre pensato (e scritto tante volte in questo forum) che si possono amare tante cose: moglie/marito, un compagno, il lavoro, Dio, le proprie amicizie, la natura e gli animali, la scienza, l’arte, la propria casa, certi libri, ecc. dunque non mi meraviglia quello che scrivi.
Per te che hai puntato tutto sulla musica, non poter suonare è come per un mistico perdere la fede, per un coniuge venire abbandonato dall’altro coniuge, per uno scienziato vedere avanzare una malattia degenerativa del cervello.

Non mi pare che sia giusto dire che la tua vita musicale sia stata prioritaria sugli affetti, come hai scritto tu. Mi pare piuttosto ovvio dire che è stata (ed è) la musica il tuo amore. Il tuo investimento affettivo l’hai fatto lì, come un mistico lo fa nella ricerca di Dio.

Riguardo alla tua rinuncia alla vita di coppia, non mi è piaciuto quell’inciso “non mi fa onore”. E perché mai non ti farebbe onore? Non è mica obbligatorio averla. Hai seguito la tua vocazione. Oppure hai dei rimpianti? Ognuno ha una propria vocazione, la tua era quella, l’hai seguita, sei stata sincera con te stessa, sei stata ciò che sei.

Hai scritto: “in ospedale mi consigliarono (a suo tempo) anche un sostegno psicologico ma feci solo 3 sedute perchè ho difficoltà a parlare di me”.
E invece, secondo me, qui sbagli, questo è un possibile e utile cammino.
Perché dici: “non riesco a fidarmi delle persone”? Come mai questa chiusura perfino davanti alla professionalità di uno specialista competente?
Fra parentesi, avere scritto qui è il segnale di un bisogno di apertura, ed è già una apertura. Il tuo saluto finale, "grazie per avermi ascoltato", è molto significativo, non credi? chiusa la parentesi.

Hai 32 anni, cioè una vita ancora tutta da vivere. Banalità, la mia? mica tanto. Forse di vite da vivere ne avrai anche due, considerate le svolte che la vita ogni tanto ci impone (e la tua storia ne è una conferma).
Non siamo onnipotenti. Non sempre possiamo ciò che vogliamo, e la vita ci costringe a prendere nuove direzioni. E’ quello che, mi pare, sta succedendo anche a te, come a tanti.
Permettimi una mia nota personale. Vent’anni fa chi l’avrebbe detto che il mio matrimonio sarebbe finito? eppure è andata così. Fu un inferno. Letteralmente. Che fare? spararmi? ma neanche per idea, rimboccarmi le maniche e dimostrare a me stesso che ero sì caduto, ma caduto in piedi. E diverse volte ho scritto in questo forum che quel momento devastante fu per me l’inizio della mia nuova vita, che alla fine si è rivelata molto, molto ricca, al punto che non tornerei assolutamente indietro.

l’ultimo passaggio del tuo intervento lo trovo molto giusto:
“direi, con un'autoanalisi spicciola, che sto facendo resistenza a qualcosa che invece va accettato e metabolizzato perchè faccia meno male; forse, se guarisce l'anima, anche il resto diventa meno pauroso".

dici: "il problema è che non so come fare”
il “che fare” richiede sempre tempo. Tu avevi sposato la musica. Dopo 10? 15? 20? anni di vita per la musica, come dopo vent’anni di matrimonio, devi essere consapevole che occorre qualche anno per trovare nuove risposte, un nuovo equilibrio, crearsi una nuova situazione in cui stare bene. E’ un cammino lungo, è impegnativo, ma io credo che sia possibile. E per certi aspetti la sfida con se stessi è sempre qualcosa per cui vale la pena di vivere.

Consentimi un’ultima cosa, e poi chiudo. Artrite al braccio sinistro non credo che voglia dire rinuncia alla musica. Puoi sempre valorizzare l’ascolto, la cultura musicale. Posso chiederti che strumento suoni o suonavi? Non puoi usare la musica come mezzo espressivo tuo come prima, allora devi forse trovare nuove modalità per esprimerti musicalmente, forse puoi mettere a disposizione di altri il tuo patrimonio culturale e la tua arte, insegnando, magari a dei bambini, anche questo è espressione, ed è condivisione, o partecipare a un coro o guidarlo, può essere un’esperienza molto, molto arricchente. Potrebbe forse essere l’inizio di qualcosa di nuovo, anche sul piano umano e non solo artistico, forse sei chiamata a una nuova apertura di cui non puoi assolutamente prevedere possibilità e sviluppi e doni della vita. E' quanto ti auguro di cuore.

ciao

Dr.ssa Aronica
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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 3 maggio 2009, 15:39

Save f,
le sono molto vicina perché in un passato, che ora mi sembra remoto, anche io suonavo, ed ho dovuto smettere per un'ernia alla cervicale. Anche io ho sofferto molto, ma ne sono venuta fuori.
Quando una persona investe tutto su un un unico obiettivo è normale che, se tale obiettivo non è più raggiungibile, si senta come lei ed abbia pensieri oscuri come quelli a cui ha accennato.
Io credo che nella vita alcune delle cose che ci accadono abbiano un senso. Secondo lei che senso può avere la sua artrite? Cosa le vuole segnalare?
Sicuramente un aiuto da parte di uno psicoterapeuta le farebbe molto bene, non solo a superare questo momento così difficile, ma anche ad aiutarla ad accedere a quelle parti di lei che finora sono rimaste nell'ombra, ad esempio la sua sfera affettiva, la sua vita relazionale, ed a farle trovare nuove risorse.
Credo che l'essere umano, nonostante tutti i condizionamenti a cui è soggetto, ha una certa dose di libertà di scelta.
Lei, che cosa vuole fare della sua vita?
Mi faccia sapere, se lo desidera, cosa ne pensa in proposito.
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

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Messaggio da novembre » 3 maggio 2009, 16:20

Leggendo la tua storia mi è venuto in mente il film "un cuore in inverno". Il protagonista, liutaio, rinuncia all'amore per un sogno, la musica. Si rifugia in quella dimenticandosi del resto. "La musica come contenitore e non come contenuto"
"il passare della morte nel rumore confuso della vita, le gioie insieme alle fitte di dolore, il cuore che invecchia e ringiovanisce all’improvviso..”

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Messaggio da f » 3 maggio 2009, 19:02

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Messaggio da f » 3 maggio 2009, 21:47

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Davide49
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Messaggio da Davide49 » 3 maggio 2009, 23:07

f ha scritto: sono diventata sfuggente, soprattutto con chi mi conosce e mi vuole bene. Mi è stato detto che tengo tutti a distanza.
Non riesco a parlare con tranquillità di quello che mi passa per la testa in questo periodo; riesco a scriverlo qui a persone che non vedo e non conosco ...anche questo è normale?
è una esperienza più frequente di quel che si pensa, riuscire ad aprirsi più con un perfetto estraneo che con chi ci conosce. Quanti psicoterapeuti e sacerdoti custodiscono i segreti più intimi di tante persone!
io penso sia spesso più facile aprirsi con un estraneo. Non ci sono immagini da difendere, facciate da tenere in piedi. E a volte un estraneo, proprio perché tale, può cogliere in modo chiaro e oggettivo qualcosa di essenziale di noi, che magari a un amico o familiare, emotivamente coinvolti, sfugge completamente.
riguardo all'anonimato, anche nel forum, è un limite ma può anche essere una risorsa.

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Messaggio da Davide49 » 3 maggio 2009, 23:12

f ha scritto: E adesso guardare in faccia le mie zone d'ombra mi sembra un'impresa titanica e dolorosa.
Cosa voglio fare della mia vita? Ora come ora mi sembra di essere in trappola.
l'impresa e la domanda più difficili. Ma anche le più essenziali, fondamentali. E in definitiva, possiamo chiederci o fare qualcosa di più importante? Solo, non aver fretta di trovare le risposte dentro di sè. Darsi del tempo. Buttar via il cronometro, forse anche il calendario. Accettare anche il non-agire come una fase, un momento di crescita. E' un cammino, non un quiz. E il fatto d'essere in ricerca secondo me è già una prima risposta.

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Maggese, limiti, creatività...

Messaggio da Dr.ssa Aronica » 4 maggio 2009, 22:52

Salve f, il suo argomento non è né scomodo né superato. Penso che sarà stato doloroso per lei tirarlo fuori qui, e credo che per lei non è superato.
Certamente uno dei compiti più difficili per ogni essere umano è quello di accettare i propri limiti, e tale consapevolezza può essere fonte di energia e creatività.
Mi spiace che il leggere "... la sua artrite" le ha dato fastidio, intendevo che è bene per noi cercare il senso di quello che ci accade, e che la sua artrite potrebbe avere per lei un senso diverso da quella di ogni altra persone che ne soffre.
Una volta i contadini mettevano a rotazione un quarto della loro terra "a maggese", cioè per un anno non lo coltivavano. Così la terra si riposava ed era pronta, l'anno successivo, ad essere seminata e a fruttificare. Anche la nostra psiche ha talvolta bisogno di stare "a maggese", per recuperare le forze, per poter nuovamnte trovare le energie che si stavano esaurendo. La sua è senz'altro una storia piena di dolore, e il suo dolore vuole farsi ascoltare e vuole trovare modo di esprimersi.
Che ne pensa? E voi del forum che ne pensate?
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

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Re: Maggese, limiti, creatività...

Messaggio da f » 6 maggio 2009, 0:57

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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 7 maggio 2009, 14:56

Salve f,
lei qualcosa sta facendo di positivo, si sta diplomando in composizione!
Cerco di rispondere sinteticamente alle sue domande.
Bene con l'umorismo, che è una medicina utile a tutti. Non so lei a cosa si riferiva a proposito del sarcasmo. Per me umorismo è prendersi o prendere in giro con amore.
Credo che la sofferenza della psiche, se non è ascoltata, resa cosciente e curata, possa portare a disturbi di tipo (prevalentemente) psichico e/o (prevalentemente) somatico.
Visto che la psiche è la forma del nostro cervello, ecco un'ipotesi di come la sofferenza psichica possa portare a una malattia autoimmune.
Nelle malattie autoimmuni il sistema immunitario, a un certo punto, non controlla più alcuni tipi di linfociti, che non riconoscono più il self e lo aggrediscono. In ottica psicologica è come indirizzare l'aggressività contro sè stessi. Il sistema immunitario è strettamente collegato con il cervello, e da alcuni studiosi, me compresa, è considerato un secondo cervello, molto primitivo: le sue cellule, i linfociti e i macrofargi, comunicano fra loro, si spostano da un luogo all'altro dentro di noi, possiedono una memoria che permette loro, una volta riconosciuto un aggressore, come distuggerlo nelle volte successive.
Credo che il lavoro con uno o una psicoteraputa a livello privato sia la soluzione migliore per lei.
Che ne pensa in proposito?
Dr.ssa Alessandra Aronica, psicologa e psicoterapeuta, moderatrice di questo forum

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Messaggio da f » 7 maggio 2009, 23:05

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Messaggio da Dr.ssa Aronica » 8 maggio 2009, 18:15

Salve f,
le auguro che i suoi momenti bassi, che abbiamo un po' tutti, siano sempre più rari e lievi.
Lei stessa si è resa conto che quella della composizione è una terapia blanda... forse anche la passione per la musica era una specie di terapia, per allontanarla da...?
Infine nella sua mail salta fuori una tendenza a svalutarsi... invece io la reputo un'eroina, per quello che ha già passato, sopportato e che adesso sta affrontando.
E della psicoterapia che ne pensa?
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Messaggio da f » 8 maggio 2009, 20:50

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