ESSERE RIFIUTATI E.....APRIRE IL FUOCO!

Problemi di coppia e di relazione, tradimenti, separazioni, abbandoni spesso turbano la serenità e l’equilibrio emotivo di uomini e donne, generando sofferenza e rendendo il futuro un orizzonte incerto. Questo forum è dedicato a chiunque voglia condividere e confrontare esperienze, dubbi e riflessioni riguardanti le relazioni interpersonali e quelle amorose. Per capirne di più, ma anche per sentirsi ...meno soli

Moderatore: Dr.ssa Antonietta Albano

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chicco
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ESSERE RIFIUTATI E.....APRIRE IL FUOCO!

Messaggio da chicco » 7 agosto 2009, 12:24

NOTIZIA dei giorni scorsi:Pittsburg, strage in palestra. Quattro morti, 10 feriti
Terrore in Pennsylvania. Un uomo armato è entrato in una palestra nei sobborghi di Pittsburgh, in Pennsylvania, e ha aperto il fuoco uccidendo almeno 4 persone e ferendone altre dieci. Lo ha riferito la polizia della contea di Allegheny, precisando che anche l'aggressore è morto. I feriti sono in gran parte giovani donne che stavano seguendo una lezione al fitness centre.

L'uomo è entrato in una palestra di Bridgeville, a sud ovest di Pittsburgh, e ha aperto il fuoco lasciando morti e feriti sulla sua strada prima di togliersi la vita. I morti sarebbero quattro o cinque compreso lo sparatore, una quindicina i feriti, secondo la polizia. L'uomo ha fatto irruzione in una classe di aerobica, ha spento la luce e cominciato a sparare. Una trentina di donne erano in classe quando l'uomo, un bianco di mezza età, è entrato nella sala e ha aperto il fuoco.

Ieri al TG hanno dato alcune notizie complementari. L'uomo autore dell'insano gesto aveva lasciato su internet le spiegazioni di ciò che avrebbe fatto. All'apperenza un tipo ordinario. Dichiara di essere stanco dei continui rifiuti e dei fallimenti con le donne. Dichiara di essere frustrato da 19 anni di astinenza sessuale. Dichiara, a questo punto, di odiare le donne.
Mi domando: fino a che punto può portare la frustrazione della propria sessualità? Quanto c'è di colpevole e di patologico nel comportamento dell'agente? Possiamo pensare ad una "responsabilità sociale" rispetto alla genesi di questi mostri? Perchè potremmo tutti essere capaci, un giorno, forse, di gesti simili a parità di condizioni, come per esempio ......19 anni di frustrazione sessuale e relazionale. Qual'è dunque la culla del mostro che alberga in noi?

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Lala
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Messaggio da Lala » 7 agosto 2009, 19:01

No, non è assolutamente giustificabile.La colpa non è degli altri, ma di una persona che non si chiede come mai venga così spesso rifiutato o che non ha fatto nulla per uscire dal guscio in cui si era rinchiuso.
Ugualmente se si fosse suicidato.

La vita vale di più di una scpata
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CASMEY
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Messaggio da CASMEY » 8 agosto 2009, 7:29

oggi sembra che aumentino le persone che hanno una "stabilità" a livello emotivo talmente precaria o solo apparente che fa compiere loro azioni distruttive e autodistruttive.
ora individuarne il motivo è impossibile comunque per quanto si possa aver sofferto non c'è ragione che tenga per giustificare un'azione simile.

Antonietta Albano
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Messaggio da Antonietta Albano » 9 agosto 2009, 13:43

Un tale gesto, simili a tanti altri anche vicino a noi (ricordiamo Luca Delfino che prima perseguita e poi uccide le due ex compagne nel giro di due anni!!) è riferibile a vere e proprie patologie mentali.
L'essere "rifiutati" da un uomo o da una donna nn ci dà il diritto di poterla uccidere... ovviamente alla base di qsti comportamenti (patologici) si celano storie personali e familiari molto complesse e significative.

La attuale Legge sullo Stalking ha già permesso di FERMARE la maggior parte delle persone (maggiormente uomini, ma ci sono anche donne stolker!) che vivono COMUNICAZIONI PATOLOGICHE, in quanto nn riescono a percepire/accettare che con la persona che hanno scelto nn è possibile intrattenere alcun tipo di relazione.

Il problema è sicuramente sociale,perchè tale è il disagio che qste persone manifestano.
Noi potremmo davvero fare molto:PREVENZIONE dei comportamenti antisociali, anche se qsto nn è possibile per tutti.
Fare accurata informazione e anche formazione per capire certe "avvisaglie" e cercare, di conseguenza, un aiuto adegato...
Dr.ssa Antonietta Albano (Psicologa e Pedagogista. Psicoterapeuta e Sessuologa.
Ambiti di intervento: Psicologia Clinica-Sessuologia Clinica-Psicologia Giuridica

"Non si vede bene che col cuore... l'essenziale e' invisibile agli occhi"! ).

chicco
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Messaggio da chicco » 11 agosto 2009, 20:04

...concordo senz'altro...non esiste il diritto di uccidere.
Torno però al mio quesito iniziale. Uccidere perchè si è rifiutati da una vita, uccidere perchè si è esclusi dal circuito relazionale, affettivo e sessuale. Se l'uomo è intimamente vocazione alla relazione, aspirazione ad un "tu", l'essere rifiutati in modo radicale non è che un fallimento dell'esistenza e l'uccisione dell'altro diventa l'indiretta negazione del sè. Non è un caso che anche questa volta l'omicidio sia stato seguito dal suicidio dell'agente, quasi che ne fosse l'inevitabile conseguenza. E forse potremmo pensare che il suicidio non sia che la formalizzazione di una morte morale e sociale che si è consumata già più e più volte nella vita dell'individuo. Il suicidio non è che l'ultima morte che l'assassino da a se stesso per porre fine all'incessante ripetersi dei rifiuti-morte che si susseguono nella sua vita di relazione.
Ed allora, ripeto, quanto c'è di colpa cosciente e quanto di patologia nell'omicidio suicidio di relazione? E quanto, nella genesi di questa patologia, è possibile ricondurre all'individuo ed alla società? E poi possiamo davvero rimproverare all'individuo di non essersi fatto aiutare? Davvero? Non so se qualcuno dei lettori ha mai avuto un colpo di sonno alla guida. Ebbene mi pare ci siano evidenti analogie. Credo che nessuno ambisca sfracellarsi alla guida della propria auto nonostante avverta il sonno farsi sempre più pesante. Avverte il torpore ma confida di arrivare ancora una volta alla prossima stazione di servizio e trovare il sollievo che gli consenta di percorrere ancora un tratto della propria strada. A volte ci riesce. Ma può accadere che il sonno si riveli improvvisamente ed imprevedibilmente più invincibile del solito sicchè le palpebre ineluttabilmente si chiudono.....così è, credo, per il sonno della ragione.....

Twilight
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Messaggio da Twilight » 16 agosto 2009, 16:18

responsabilità sociale? non credo proprio...una persona che fa un gesto simile non può dare la colpa agli altri che, poverino, lo rifiutano..tantissime persone vivono vite difficili, non per questo si trasformano in serial killer. quello che mi domando io è : ma non farebbero prima a suicidarsi e basta? devono sempre prima ammazzare le ex fidanzate o gruppi di giovani ecc? è una cosa che mi fa imbestialire....
io non ritengo il suicidio una cosa blasfema, ognuno della sua vita fa quel che vuole, chiaramente se evita è meglio, ma ha potere sulla sua di vita..non può, per dei problemi suoi, interrompere quella degli altri. se una persona si sente così male, così frustrata, da non poter più vivere faccia come crede..faccia un gesto da folle, ma senza fare stragi.
cmq personalmente escludo la responsabilità sociale. niente giustifica in nessun modo un crimine, e nemmeno una patologia. l'assassino si comporta così perchè ha problemi lui, non perchè glieli hanno causati gli altri. ognuno ha una sua predisposizione a svilupparli penso. ci sono persone colpite da sciagure pazzesche che sono meravigliose e non psicopatiche..
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chicco
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Messaggio da chicco » 22 agosto 2009, 18:16

..nessun individuo è uguale ad un altro e non ci sono due persone che, per quanto simili, reagiscano in modo identico alle medesime solelcitazioni esterne, positive o negative che siano.
Premesso che come ho già ripetuto nulla legittima un omicidio (sono contrario alla pena di morte quale omicidio di Stato, figurati se posso concepire la legittimazione anche indiretta dell'omicidio), ma, e scusami se te lo dico, hai una visione un pò ristretta e miope riguardo all'incidenza dei fattori sociali sulla devianza (psicologica o semplicemente criminale, per riamanere all'alternativa tra patologia e responsabilità nell'omicidio/suicidio) quanto meno come concause efficienti dell'evento. Ci fu un periodo in cui si discusse dell'ammissibilità della pena nel diritto penale partendo proprio dalle cosiddette teorie socioloigiche del reato al fine di negare la punibilità in senso classico del crimine. Se infatti la pena presuppone la responsabilità di chi agisce e se la condotta criminale è la conseguenza di una condizione psicosociale in gran parte incolpevole, è legittimo punire? Avremmo solo una vendetta ed un surrogato blandamente satisfattivo per le esigenze di giutizia delle vittime del crimine. Più che di responsabilità sarebbe quindi più giusto parlare di pericolosità sociale di un individuo. Ma, ribadisco, sono del tutto convinto che la società, l'insieme delle sue regole scritte e non scritte, la degenerazione dei suoi costumi e la corruttela morale che la caratterizzano in uno con il dissolversi di ogni più elementare principio di solidarietà che dovrebbe coessenzialmente caratterizzarla (non c'è società senza solidarietà ma solo aggregazioni!) non siano del tutto estranee alla generazione del fenomeno criminale in tutte le sue forme.

grazia
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Messaggio da grazia » 22 agosto 2009, 19:21

credo che il tutto risedia nell'immaturità del singolo e del suo passato relazionale. Dobbiamo distinguere tra astinenza sessuale e astinenza emozionale. Alla prima è facile dare sfogo....la prostituzione è dilagante...la seconda è più difficile da colmare. Le emozioni sono ciò che di più raro e prezioso che si possa ricevere e donare. Vi possono essere dei blocchi emotivi o mentali, per i quali tutto viene vissuto in maniera distorta. Senza contare il desiderio di emulazione che questi episodi scatenano. Come sempre è facile dare colpe a chi non ne ha. La società non ha colpa in questo. Essa è costituita da un insieme di individui regolamentati da un insieme di leggi e costumi e di buon senso. La responsabilità è del singolo individuo che in qualche modo non ha saputo integrare in sè una visione globale di quel che vuol dire essere umano. La vita oggi giorno per tanti vale ben poco, le frustarzioni vengono proiettate all'esterno, cercando colpevoli dove non ce ne sono. E' invece il relazionarsi agli altri che è sempre più difficile in quanto tutto è sentito in maniera assoluta....io voglio...tu mi devi dare....io sono....I rapporti umani sono quel che più difficile esista da gestire...
Le leggi ci sono...ricordiamoci che il nostro codice penale è uno dei migliori che esista, ma se poi la pena viene di ridotta dal rito abbreviato...dal patteggiamento...dalla buona condotta...etc etc...dov'è il diritto alla pena e il seguente diritto delle vittime? Troppo permissivismo, troppo perdonismo, danno la speranza di farla franca e di non pagare per quel che si è commesso....da qui...tutto è permesso...tutto è dovuto...anche uccidere perchè una compagna si vuol separare...

chicco
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Messaggio da chicco » 23 agosto 2009, 10:25

grazia ha scritto:credo che il tutto risedia nell'immaturità del singolo e del suo passato relazionale. Dobbiamo distinguere tra astinenza sessuale e astinenza emozionale. Alla prima è facile dare sfogo....la prostituzione è dilagante...la seconda è più difficile da colmare. Le emozioni sono ciò che di più raro e prezioso che si possa ricevere e donare. Vi possono essere dei blocchi emotivi o mentali, per i quali tutto viene vissuto in maniera distorta. Senza contare il desiderio di emulazione che questi episodi scatenano. Come sempre è facile dare colpe a chi non ne ha. La società non ha colpa in questo. Essa è costituita da un insieme di individui regolamentati da un insieme di leggi e costumi e di buon senso. La responsabilità è del singolo individuo che in qualche modo non ha saputo integrare in sè una visione globale di quel che vuol dire essere umano. La vita oggi giorno per tanti vale ben poco, le frustarzioni vengono proiettate all'esterno, cercando colpevoli dove non ce ne sono. E' invece il relazionarsi agli altri che è sempre più difficile in quanto tutto è sentito in maniera assoluta....io voglio...tu mi devi dare....io sono....I rapporti umani sono quel che più difficile esista da gestire...
Le leggi ci sono...ricordiamoci che il nostro codice penale è uno dei migliori che esista, ma se poi la pena viene di ridotta dal rito abbreviato...dal patteggiamento...dalla buona condotta...etc etc...dov'è il diritto alla pena e il seguente diritto delle vittime? Troppo permissivismo, troppo perdonismo, danno la speranza di farla franca e di non pagare per quel che si è commesso....da qui...tutto è permesso...tutto è dovuto...anche uccidere perchè una compagna si vuol separare...
consentimi...il codice ROCCO (1930), alias il nostro "buon codice penale", forse poteva essere discreto per i tempi (fascisti) in cui fu promulgato (basta considerare gli interventi demolitivi della Corte Cost.le specie per i singoli reati - ma non solo - atti a dargli una parvenza di democraticità e di compatibilità costituzionale)...molto meglio il codice Zanardelli allora (1889)!
Concetti come imputabilità, capacità di intendere e volere sono oggi ampiamente dibattuti specie con riferimento alla loro idoneità a fondare una dichiarazione di responsabilità penale compatibile con l'art. 27 della nostra, quella si!; democratica costituzione!
Quanto al buon senso che governa lasocietà...beh...ognuno è libero di credere queò ched vuole!

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francesca
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Messaggio da francesca » 23 agosto 2009, 13:24

Antonietta Albano ha scritto:Un tale gesto, simili a tanti altri anche vicino a noi (ricordiamo Luca Delfino che prima perseguita e poi uccide le due ex compagne nel giro di due anni!!) è riferibile a vere e proprie patologie mentali.
L'essere "rifiutati" da un uomo o da una donna nn ci dà il diritto di poterla uccidere... ovviamente alla base di qsti comportamenti (patologici) si celano storie personali e familiari molto complesse e significative.

La attuale Legge sullo Stalking ha già permesso di FERMARE la maggior parte delle persone (maggiormente uomini, ma ci sono anche donne stolker!) che vivono COMUNICAZIONI PATOLOGICHE, in quanto nn riescono a percepire/accettare che con la persona che hanno scelto nn è possibile intrattenere alcun tipo di relazione.

Il problema è sicuramente sociale,perchè tale è il disagio che qste persone manifestano.
Noi potremmo davvero fare molto:PREVENZIONE dei comportamenti antisociali, anche se qsto nn è possibile per tutti.
Fare accurata informazione e anche formazione per capire certe "avvisaglie" e cercare, di conseguenza, un aiuto adegato...
Purtroppo c'è una tendenza strumentalizzata da molti, che sostiene che l'analisi psicologica riesca a determinare in maniera così precisa la coscienza di una persona fino ad arrivare all'estremo di capire se una persona commetterà o meno un atto violento nel prossimo futuro.
QUESTO non è accettabile per lo stesso motivo per cui non è accettabile la teoria della pericolosità sociale di un individuo, ovviamente contrapposta a quella della punibilità per aver commesso qualcosa.
La psicologia aiuta a capire le dinamiche, ma non le può determinare.
PER NESSUNO. :!:
LO PSICOLOGO NON E' DIO E NON PUO' DETERMINARE IL BENE E IL MALE.
Lo psicologo è un aiuto, com'è d'aiuto un prete, un medico, un genitore un fratello.
MA LA RESPONSABILITA' DELLE PROPRIE AZIONI RESTA SOVRANITA' DELLA PERSONA, anche quando non si chiede aiuto.
In altri termini, si può capire una parte, mai tutte, delle ragioni che hanno indotto una persona a commettere un atto violento.

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Messaggio da chicco » 23 agosto 2009, 19:25

grazia ha scritto:credo che il tutto risedia nell'immaturità del singolo e del suo passato relazionale. ...
..e che colpa ha il singolo rispetto alla propria immaturità? Una persona può essere chiamata a rispondere della propria personalità immatura? (ma se è immaturo di che risponde?) Ancora, cosa intendere per immaturità? Siamo tutti perfettamente maturi? C'è una maturità umana media? E se c'è una maturità mediamente accertabile e socialmente accettabile, qual'è il livello di maturità oltre la quale si è sufficientemente maturi per essere chiamati a rispondere dei propri atti?

Possiamo pensare che qualcuno voglia essere un immaturo? E che quindi voglia trascorrere consapevolmente la propria esistenza nella marginalità sociale, vivacchiando, giorno dopo giorno, con la propria personalità borderline, sulla sottilissima linea di confine tra normalità e patologia, tra socialità ed antisocialità, tra legalità e criminalità?
Oso concludere che se qualcuno volesse davvero questo, costui sarebbe già, per ciò solo, un soggetto del quale sarebbe lecito porre seriamente in dubbio la "normalità" (non condivido l'utilizzo del termine, ma lo utilizzo nel senso in cui comunemente viene accettato) e pertanto la punibilità in base ad un criterio di responsabilità/rimproverabilità soggettiva (l'unico democraticamente condivisibile).

Antonietta Albano
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Messaggio da Antonietta Albano » 24 agosto 2009, 12:01

Purtroppo c'è una tendenza strumentalizzata da molti, che sostiene che l'analisi psicologica riesca a determinare in maniera così precisa la coscienza di una persona fino ad arrivare all'estremo di capire se una persona commetterà o meno un atto violento nel prossimo futuro.
QUESTO non è accettabile per lo stesso motivo per cui non è accettabile la teoria della pericolosità sociale di un individuo, ovviamente contrapposta a quella della punibilità per aver commesso qualcosa.
La psicologia aiuta a capire le dinamiche, ma non le può determinare.
PER NESSUNO. :!:
LO PSICOLOGO NON E' DIO E NON PUO' DETERMINARE IL BENE E IL MALE.
Lo psicologo è un aiuto, com'è d'aiuto un prete, un medico, un genitore un fratello.
MA LA RESPONSABILITA' DELLE PROPRIE AZIONI RESTA SOVRANITA' DELLA PERSONA, anche quando non si chiede aiuto.
In altri termini, si può capire una parte, mai tutte, delle ragioni che hanno indotto una persona a commettere un atto violento.[/quote]


Cara Francesca,
la professione dello psicologo, a prescindere dalle tue opinioni personali, è una professione seria e di aiuto, certo, che assolutamente non ti permetto di paragonare a quella di un prete o di qualunque altro.
I professionisti seri fanno un percorso personale prima di prestare aiuto ai loro cienti, per cui ti chiedo di moderare i termini e di non disprezzare il lavoro dello psicologo e delle persone che in questo hanno speso e spendono i migliori anni della loro vita, perchè è in questo che credono.
Un caro saluto
Dr.ssa Antonietta Albano (Psicologa e Pedagogista. Psicoterapeuta e Sessuologa.
Ambiti di intervento: Psicologia Clinica-Sessuologia Clinica-Psicologia Giuridica

"Non si vede bene che col cuore... l'essenziale e' invisibile agli occhi"! ).

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Messaggio da grazia » 24 agosto 2009, 12:56

..vero, il nostro codice penale può essere obsoleto in alcune parti...anche mostrare lacune in altre...ma ti vorrei far parlare con un maresciallo dell'Arma amico di famiglia....rischiano la vita ogni giorno sulla strada...notti in giro nelle zone più malfamate. Le leggi ci sono, credimi, ma vengono sempre in qualche modo disattese...quando fai la scorta ad un super latitante...mitra spianato in qualche stazione del sud...paura che gli amici facciano qualcosa per liberarlo...e tu te la fai sotto...e...poi dopo pochi anni vieni a sapere che per decorrenza dei termini o altro e il tipo è fuori....e tu sei con il mitra spianato giubotto antiproiettile e pensi alla tua famiglia...
Ti sei mai chiesto perchè la mano armata è sempre di un uomo? Sono rarissime le donne che danno la morte....Perchè la sessualità arma sempre la mano di questi uomini? E' sessualità repressa o solo controllo potere e attaccamento? Che potere ha la società in tutto questo? L'unica cosa forse è una globale rieducazione relazionale e sentimentale. Invece di tante trasmissione cretine, con culi e tette al vento....farebbero bene a trattare altri argomenti....Le risposte si devono trovare dentro di sè...così la forza per cambiare determinati modelli comportamentali...se pensi che la colpa risiede all'esterno di te, allora non hai capito nulla ed è meglio che l'arma la punti solo contro te stesso.....esiste sempre e comunque il libero arbitrio....

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francesca
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Messaggio da francesca » 24 agosto 2009, 13:22

Antonietta Albano ha scritto:Purtroppo c'è una tendenza strumentalizzata da molti, che sostiene che l'analisi psicologica riesca a determinare in maniera così precisa la coscienza di una persona fino ad arrivare all'estremo di capire se una persona commetterà o meno un atto violento nel prossimo futuro.
QUESTO non è accettabile per lo stesso motivo per cui non è accettabile la teoria della pericolosità sociale di un individuo, ovviamente contrapposta a quella della punibilità per aver commesso qualcosa.
La psicologia aiuta a capire le dinamiche, ma non le può determinare.
PER NESSUNO. :!:
LO PSICOLOGO NON E' DIO E NON PUO' DETERMINARE IL BENE E IL MALE.
Lo psicologo è un aiuto, com'è d'aiuto un prete, un medico, un genitore un fratello.
MA LA RESPONSABILITA' DELLE PROPRIE AZIONI RESTA SOVRANITA' DELLA PERSONA, anche quando non si chiede aiuto.
In altri termini, si può capire una parte, mai tutte, delle ragioni che hanno indotto una persona a commettere un atto violento.



Cara Francesca,
la professione dello psicologo, a prescindere dalle tue opinioni personali, è una professione seria e di aiuto, certo, che assolutamente non ti permetto di paragonare a quella di un prete o di qualunque altro.
I professionisti seri fanno un percorso personale prima di prestare aiuto ai loro cienti, per cui ti chiedo di moderare i termini e di non disprezzare il lavoro dello psicologo e delle persone che in questo hanno speso e spendono i migliori anni della loro vita, perchè è in questo che credono.
Un caro saluto[/quote]

La difesa a prescindere di una categoria professionale non ha molto senso.
Anche la categoria dei preti ha lungamente studiato per essere utile al prossimo, oltretutto senza fini di lucro.
Il prete fa il prete, non fa mica pagare per ascoltarti.

Quello che si voleva stigmatizzare è l'atteggiamento onnipotente della psicoanalisi.
Possiamo essere preparati, studiosi, brillanti, intelligenti, ma siamo sempre poveri mortali.
E ora, per buttare il ramoscello d'ulivo, con questa premessa tutto il resto è accettabile.
I termini che ho usato non erano da moderare, se permette, in quanto troppo spesso si sentono e si vedono atteggiamenti del tipo sovradescritto.

Poi, siccome ognuno ha coscienza di sè, si comporti come meglio crede.
Cordialità.
Con simpatia :D

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Eddd
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Messaggio da Eddd » 21 settembre 2009, 0:35

chicco ha scritto:Ci fu un periodo in cui si discusse dell'ammissibilità della pena nel diritto penale partendo proprio dalle cosiddette teorie socioloigiche del reato al fine di negare la punibilità in senso classico del crimine. Se infatti la pena presuppone la responsabilità di chi agisce e se la condotta criminale è la conseguenza di una condizione psicosociale in gran parte incolpevole, è legittimo punire? Avremmo solo una vendetta ed un surrogato blandamente satisfattivo per le esigenze di giutizia delle vittime del crimine. Più che di responsabilità sarebbe quindi più giusto parlare di pericolosità sociale di un individuo. Ma, ribadisco, sono del tutto convinto che la società, l'insieme delle sue regole scritte e non scritte, la degenerazione dei suoi costumi e la corruttela morale che la caratterizzano in uno con il dissolversi di ogni più elementare principio di solidarietà che dovrebbe coessenzialmente caratterizzarla (non c'è società senza solidarietà ma solo aggregazioni!) non siano del tutto estranee alla generazione del fenomeno criminale in tutte le sue forme.
Purtroppo credo che chicco abbia ragione, punire col carcere un uomo miserabile che ruba una mela perché ha fame e perché vuole soddisfare un suo bisogno io non l'ho mai trovato giusto.
La legge dovrebbe avvicinarsi in qualche modo ad un certo senso di giustizia, ma lo sfiora soltanto questo senso, questo senso è per la legge come un asintoto per una funzione, non può raggiungerlo. La legge, le norme, finiscono sempre con l'essere un altro sistema violento di repressione delle classi sociali più emarginate, è solo un'altra arma puntata contro qualcuno da qualcuno.
La giustizia praticamente non può esistere affatto, la legge è qualcosa di fittizio che qualcuno ha inventato per legittimare quel che faceva e delegittimare quel che faceva qualcun altro che proprio non gli stava bene.
Io non cerco più legittimazione, chi potrebbe darmela o togliermela? Gli altri? Faccio quel che faccio spinto da questo o quel motivo, da questo o quel bisogno, come tutti, ma non mi sento migliore o peggiore dal punto di vista morale.
Chi sono io per giudicare? Chi sono gli altri per giudicare me?

"Potete uccidermi, ma non giudicarmi"

Un saluto a tutti

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