Relazione a distanza, matrimonio senza convivenza

Problemi di coppia e di relazione, tradimenti, separazioni, abbandoni spesso turbano la serenità e l’equilibrio emotivo di uomini e donne, generando sofferenza e rendendo il futuro un orizzonte incerto. Questo forum è dedicato a chiunque voglia condividere e confrontare esperienze, dubbi e riflessioni riguardanti le relazioni interpersonali e quelle amorose. Per capirne di più, ma anche per sentirsi ...meno soli

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nonsopiu
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Relazione a distanza, matrimonio senza convivenza

Messaggio da nonsopiu » 13 giugno 2011, 15:45

Salve,

ho bisogno di aiuto perche' mi sento in un tunnel. Ho 35 anni. Da 11 sono fidanzata con un uomo maggiore di me di qualche anno. Un anno dopo che stavamo insieme, lui è stato trasferito per lavoro in un'altra città, a circa 400 km, lontana sia da me che dalla sua famiglia d'origine, che risiede in un'altra regione. Per 10 anni ci siamo sfiniti sui treni, viaggiando anche 16 ore ogni weekend per stare insieme poco piu' di un giorno.
Per motivi economici io vivo ancora con i miei. Di recente abbiamo deciso che ci saremmo insediati nella mia regione, e lui ha chiesto il trasferimento, che gli è stato negato. Ci proverà ancora l'anno prossimo, ma sinceramente non penso che la risposta sara' diversa, anche se ci spero.
Non so come gestire la mia, la nostra vita futura. Gli anni passano e io sono terrorizzata dalla prospettiva di dover vivere per sempre una relazione a distanza.
I miei genitori mi fanno insistentemente pressioni per il matrimonio. Si riempiono la bocca di questa parola, ma non la riempiono di significati. Per loro sarebbe sufficiente che ci sposassimo, fare una bella festa e poi?
Mi fanno pressione perche' stabiliamo una "nostra" casa (nella quale poi dovrei vivere io da sola per tutta la settimana), con lui, e a questo punto solo lui, che viene nel weekend (mentre adesso ci spostiamo a turno).
Sinceramente non mi va di vivere da sola, mi fa tristezza, ho bisogno di avere qualcuno intorno. I miei genitori allora mi dicono che durante la settimana potrei continuare a vivere con loro, ma allora io mi chiedo che senso abbia "sposarsi" come dicono loro.

la pressione è diventata insopportabile. Discorsi insistenti ogni giorno, come se io, noi, fossimo contenti della situazione e non ci sposassimo solo per fare un dispetto ai miei. Ho fatto presente che non avrei più voluto parlare dell'argomento, spero che il messaggio sia arrivato.

Pero' effettivamente io sono disperata. Non so come gestire la situazione. Non so che fare.
A volte mi viene davvero la voglia di sposarmi, per fare qualcosa, per interrompere la decennale immobilita'. Poi mi dico che un matrimonio cosi' nasce male. Mi sento sperduta, fallita e senza speranza.

Ogni matrimonio di amici, conoscenti, etc, mi mette davanti alla mia diversita'.
Il mio stato d'animo è aggravato anche dal fatto che mia sorella, più giovane di me, ha annunciato di volersi sposare l'anno prossimo. Vedere loro due che pianificano la loro vita, scelgono i mobili etc, mi mette ancora piu' davanti alla diversita' e alla tristezza della mia situazione. Come ho detto prima, mi pesa molto la mia eta', il fatto che finora non ho costruito nulla.
Davanti a me ho un anno da passare cosi', con confronti quotidiani fra quello che fa la gente "normale", anche piu' giovane di me, e quello che invece io non posso fare.
Lo so che non e' una gara, e che ognuno, con le sue forze diverse, raggiunge in tempi diversi dagli altri i propri traguardi. Lo so, ma non lo sento. mentre sento una fortissima "diversita'". Poi la considerazione "sociale" (compresa anche quella dei miei genitori) richiede che certe decisioni vengano prese a certi tempi, e quindi mi sento giudicata.

davvero mi verrebbe voglia di sposarmi, ma quasi di nascosto, senza festa, senza dirlo quasi a nessuno perche' in fondo io mi vergogno della mia situazione e della mia diversita'.
In questa situazione, mi figuro la mia futura casa coniugale come un appartamento preso in affitto ammobiliato, in cui vivere due giorni a settimana. Io, che ho sempre caricato di significati e di aspettative la futura casa mia e del mio uomo, ne ho fantasticato aspetti e caratteristiche, in questa situazione non sento nemmeno la spinta di personalizzare la casa.
Il mio uomo, come al solito piu' saggio e piu' equilibrato di me, nonostante che poco tempo fa mi avesse proposto di sposarci tout court in attesa di sviluppi, mi dice ora, giustamente, che un matrimonio non puo' essere iniziato come un funerale, e che secondo lui io adesso sarei spinta dall' imitazione di mia sorella.

Lui si sente in colpa: per aver fatto passare questi 10 anni, per avermi tenuto, dice lui, ad aspettarlo, perche' fra poco saremo fuori dal gioco dei figli... A volte dice che se ci lasciassimo io potrei farmi una vita con qualcun altro.

Guardandomi indietro mi pento di tante cose. Di avere sacrificato troppo al lavoro, di aver voluto ottenere a tutti i costi questo lavoro, ma ora, anche rinunciandovi, non potrei ottenere niente. Di avere fatto, lavorativamente, scelte sbagliate. Di non aver avuto il coraggio di chiedergli di trasferirsi prima, quando sicuramente gli avrebbero concesso il trasferimento. Per questo mi sento fallita. La mia situazione è il frutto anche di scelte sbagliate, fatte in buona fede, ma che poi, comunque, si sono rivelate sbagliate.

Non riesco ad accettare la mia situazione, con il mio vissuto e i miei tempi ritardati. Invidio tantissimo chi ha una vita normale, con tempi normali, percorsi normali, scelte fatte al tempo giusto. L'accettazione credo sia la chiave, per poter cominciare a parlare di futuro, per gestire in modo positivo e propositivo anche la mia situazione. Vorrei poter convivere con il mio uomo, passare insieme le giornate e i mesi, salutarci la mattina prima del lavoro e rivederci la sera.

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CC
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Re: Relazione a distanza, matrimonio senza convivenza

Messaggio da CC » 13 giugno 2011, 17:21

Ho letto tutto quello che hai scritto ma non capisco cosa potresti fare nel presente, allo stato attuale delle cose.

Se lo lasci pensi che troveresti in quattro e quattro otto una persona con cui sposarti e fare figli, una persona che problemi non ne abbia?
Te la sentiresti di sposarti o fare un figlio con una persona appena conosciuta?
Ma soprattutto tu questo uomo lo ami ancora o no?
Perchè ragionare sulla possibilità di lasciarsi (in cerca di qualcuno che questo problema non lo abbia) parte tutto da quanto è forte il tuo sentimento per lui (e viceversa).

Hai 35 anni e secondo me quello che dicono i tuoi genitori ha un'importanza davvero relativa.
Capisco che vivendo con loro non sei del tutto padrona di non ascoltarli e capisco pure che il confronto con altri che ce l'hanno fatta a raggiungere certi "traguardi" (si fa per dire!) prima di te ti possa pesare però è veramente inutile paragonarsi agli altri che magari sono partiti da una situazione di base tutta diversa, non siamo tutti uguali.

Le scelte che hai fatto in passato, che ti sembravano giuste nel momento in cui le hai fatte ed ora forse non rifaresti lasciale stare perchè non puoi cambiare il passato, è inutile che ti colpevolizzi perchè probabilmente anni fa certe cose ti stavano bene così e non puoi farci niente.
Di persone che hanno sempre detto che non volevano figli e poi alla soglia dei 40 anni ne hanno fatto uno più per la sensazione che dopo non avrebbero potuto farlo che per altro ne conosco tante: ad alcune è andata bene altre non riescono ad averli ma hanno preso la cosa bene perchè per tutta la loro vita hanno detto di non volerla questa cosa e si sono attardate, poi se questo figlio non è venuto non è che se la possono prendere più di tanto!

Le persone che hanno una situazione normale (come la definisci tu) non sono così tante come credi nel senso che ci sono tanti retroscena che magari tu non conosci.

Cerca di ragionare a mente fredda e lucida su che cosa potresti davvero fare nel presente, a partire dai mezzi che hai, non da quelli che vorresti avere ma non hai.
Possibile che non ci sia via d'uscita? Che tu abbia le mani così legate? Ti senti un pò depressa? Ti sembra che sia tu a non avere le forze per affrontare determinate situazioni o ritieni che sia proprio la situazione a non avere obiettivamente vie d'uscita?

Nessuno di voi due sarebbe pronto a lasciare il lavoro e trasferirsi stabilmente nella città dell'altro? (Insomma uno dei due dovrebbe cercare lavoro di nuovo, adattarsi, so che è una cosa brutta però a questo punto mettete tutto sui piatti della bilancia e vedete di cosa vi importa di più e di cosa meno).
Non siete nè i primi nè gli ultimi che hanno dovuto fare sacrifici, rinunciare a qualcosa, che non hanno tutto!
Inutile rifarsi idealmente alla situazione perfetta!
"Lentamente scompare chi sceglie di percorrere ogni giorno la stessa strada, scompare chi maledice l'imprevisto, chi non parla agli sconosciuti, chi non sa sostenere uno sguardo; essere vivo richiede uno sforzo maggiore che il semplice respirare".

Twilight
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Re: Relazione a distanza, matrimonio senza convivenza

Messaggio da Twilight » 20 giugno 2011, 20:12

domanda...
lui ha un lavoro stabile e a tempo indeterminato, altrimenti non vivrebbe da 10 anni altrove...ma non ti è mai passato per la testa di trasferirti da lui e trovarti un lavoro lì...semplicemente?
che senso ha vivere una storia a distanza per 10 anni? lo vedi 2 giorni ogni tanto..magari non lo conosci nemmeno più e vivendoci insieme lo capiresti.
incentri tutto sulla pressione per il matrimonio, ma io penso che il punto sia un altro..perchè i ntutto questo tempo non ti sei mai trasferita da lui cercando qualsiasi lavoro lì? va bene anche colf, impresa di pulizie, babysitter...tanto lui l'affitto lo deve pagare in ogni caso, non lo paga di più se ci sei tu, dove si vive da soli si vive anche in 2..vuoi dire ch ein 10 anni non avresti trovato lavoro nemmeno come cassiera, commessa o spazzina? è questo che mi lascia perplessa..e anche il tuo non voler vivere da sola..che succede se stai da sola? sei grandicella, penso tu possa resistere, è solo questione di abitudine...
forse l'idea del matrimonio non è solo dei tuoi, ma soprattutto tua, altrimenti te ne fregheresti delle pressioni. poi perchè matrimonio e non convivenza?
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